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martedì 2 giugno 2015
venerdì 29 maggio 2015
Sexy Shop.
(in foto: Lady Barbara, legsworld.net)
So che mi sono un pò intrufolata nel blog di Stefano e Sabrina, ma l'ho fatto su loro richiesta. Sono così curiosi di conoscere tutti i dettagli della mia lovestory con Mario che mi hanno chiesto di scrivere una serie di post su questa mia avventura. E io lo faccio volentieri. Ho voglia di far conoscere a tutti quanto lo amo e quanto fosse infantile e forse anche un pò immaturo il mio atteggiamento in quei giorni in cui il nostro amore si consumava. Se questa faccenda vi annoia siete liberi di passare avanti. Non siete obbligati a leggere le porcate che facevo con Mario.
Ricordo che scrissi una mail a Sabrina. Avevo voglia di raccontare quella storia a qualcuno, e così presi il mio portatile e le scrissi due righe. Lei mi avrebbe capito. Lei di cazzi ne aveva presi tanti, e solo lei poteva capire lo stato di estasi in cui mi trovavo. Mario dormiva, la batteria del portatile aveva l'80 per cento di autonomia, così avevo abbastanza tempo per scrivere a Sabrina tutti i particolari, di quanto era bello Mario, di quanto era grosso il suo cazzo e di quanto era bravo a farmi godere.
Fuori al terrazzo era buio, però potevo vedere le luci arancioni dei lampioni delle strade, e le lucette azzurre dei televisori nelle case, che brillavano come lucciole. Cosa avrebbero pensato i miei figli di me se avessero saputo quella storia? A Sabrina scrissi anche questo.
Matteo era il più grande. Aveva ventisette anni e si era formato una famiglia. Non lo vedevo da alcuni mesi. La moglie era una vipera, e lei pensava la stessa cosa di me. Paola invece aveva venticinque anni e aveva cominciato a frequentare un imprenditore brianzolo, difficile dire se per denaro o per amore. Certo era che le piacevano molto le auto di lusso, i gioielli e i vestiti costosi. Avrebbero trascorso l'estate sulla sua barca con ciurma e vini francesi.
Ad un certo punto mi addormentai. Avevo inviato la lettera a Sabrina ed ero andata a stendermi sul divano. Mi svegliai alle sette. Mario dormiva ancora, e non si sarebbe svegliato prima di mezzogiorno. Avevo voglia di fargli una sorpresa. Gli lasciai un messaggio, gli scrissi di non preoccuparsi, che sarei ritornata quello stesso pomeriggio. Gli preparai la pasta all’insalata, così non avrebbe dovuto neanche mettersi a cucinare. Avrebbe dovuto soltanto togliere la carta argentata dall’insalatiera e mangiare. Andai alla stazione a prendere il treno per Roma. All’una pranzai in un ristorante piuttosto raffinato della grande metropoli e poi me ne andai di nuovo in giro, fino a trovare quello che cercavo: un sexy shop. Giocattoli per adulti, diceva l’insegna. Il commesso era un ragazzo muscoloso con un maglia nera quasi trasparente, tanto che i suoi capezzoli erano chiaramente visibili. Sembrava a suo agio e mi invitò a dare un’occhiata.
- Cercava un giocattolo in particolare?
- In realtà sarei interessata a della lingerie particolare.
- Signora, sul suo corpo diventerà speciale qualsiasi tipo di indumento – era molto gentile, gli sorrisi e nascosi lo sguardo abbassando la testa. – Deve soltanto scegliere. Vuole una mano?
- Molto volentieri.
Il negozio era pieno di cianfrusaglie e strumenti del piacere. Lozioni, statuette e preservativi, vibratori anali e vaginali, mascherine e manette di peluche rosa. Mi sembrava di essere nel regno del vizio. C'erano quattro uomini distinti che gironzolavano tra gli scaffali dei film porno, e quando si accorsero di me nascosero la loro faccia dandomi le spalle. Uno diventò tutto rosso e sgattaiolò fuori dal negozio. In pochi minuti la mia presenza aveva creato il panico. Padri di famiglia che cercavano chissà che. Forse il coraggio per comprare alla propria moglie un tanga, per allietare le loro notti spente. Forse un film porno con giovani diciottenni alle prese con grossi omoni neri. Magari non sapevano neanche loro cosa stavano cercando.
Il commesso era chiaramente gay. Mi portò nella zona del negozio dedicata agli indumenti sexy: c'erano divise da infermiere, lunghi stivali, mascherine (anche qui), autoreggenti, vestaglie trasparenti da notte, corpetti in lattice.
- E voilà – disse. – Il suo uomo le ha confessato di avere qualche fantasia sadomaso?
- No, non credo ne abbia.
- Tutti ne abbiamo.
- Dici?
- Certo. Ha in mente di fargli passare una notte di fuoco?
- In realtà è per un servizio fotografico. Sto cercando di farlo appassionare alla fotografia e allora ho pensato di indossare qualcosa di particolare per l’occasione.
- Ma allora lei, quest’uomo, lo vuole morto – il commesso prese degli stivaloni neri e un corpetto di lattice. – Indossi questi, e vedrà che il servizio fotografico sarà pieno di sorprese.
Entrai in un camerino e mi spogliai. Ero completamente nuda, mi guardai allo specchio e mi chiesi cosa diavolo stessi facendo. Presi gli stivali in mano e ad uno alla volta li infilai. Cavolo mi arrivavano fin sopra le ginocchia, erano enormi. La tendina non era completamente chiusa, e notai da uno spiraglio che un uomo mi stava spiando. Lui si avvicinò così tanto che sentii il suo respiro affannato. Lo vidi riflesso sullo specchio del camerino, solo il suo occhio destro, spalancato e inquietante. Con una mano si toccò la patta dei pantaloni; al dito medio portava la fede. Aveva si e no la mia stessa età. Decisi di giocarci un pò, così gli feci vedere il culo, allargandomi le natiche e mostrandogli il buco del condotto anale. Poi mi girai e gli feci vedere la figa, allargandola con due dita. Mi stavo divertendo da morire nel vedere quel porco così arrapato, e allora mi infilai in vagina il dito medio, facendolo salire su e giù ben bene, e poi lo tirai fuori, bello carico dei miei umori, e lo avvicinai allo spiraglio della tendina. L'uomo avvicinò la bocca e lo leccò avidamente. Poi spinse un braccio nel camerino e cercò di toccarmi la figa, ma io non glielo permisi.
- Bella – disse con un filo di voce.
- Vai vai, gira a largo – gli risposi. – Sei troppo vecchio per me.
Per fortuna arrivò il commesso in mio soccorso.
- Sciò sciò, la signora si sta cambiando. Vecchio maiale.
L’uomo se ne andò via borbottando e il commesso entrò nel camerino guardandomi da capo a piedi. Si mostrò notevolmente impressionato e non so se lo fece semplicemente come avrebbe fatto ogni buon commesso oppure davvero quegli stivali mi donavano. E comunque vorrei far presente che a parte quegli stivali non indossavo nient'altro. E la cosa mi arrapava un casino. Peccato che al commesso non facevo nessun effetto. Erano ben altri i suoi gusti.
- Ma signora, lei è uno spettacolo – mi disse. - Adesso lasci che l’aiuti a mettere su il corpetto.
Lo prese con entrambe le mani e me lo mise intorno alla vita. Standomi dietro me lo allacciò. Mi andava strettissimo e il mio seno stava quasi per esplodere fuori oscenamente, glielo feci notare e lui mi rispose che era tutto regolare. Quel genere di prodotto andava indossato in quella maniera.
- E voilà – esclamò una volta finito di allacciarmi. – Che bella signora. Sprigiona un erotismo come solo la Loren sapeva fare.
Mi guardai allo specchio. Sembravo una vera zoccola.
Maria Stella.
Fuori al terrazzo era buio, però potevo vedere le luci arancioni dei lampioni delle strade, e le lucette azzurre dei televisori nelle case, che brillavano come lucciole. Cosa avrebbero pensato i miei figli di me se avessero saputo quella storia? A Sabrina scrissi anche questo.
Matteo era il più grande. Aveva ventisette anni e si era formato una famiglia. Non lo vedevo da alcuni mesi. La moglie era una vipera, e lei pensava la stessa cosa di me. Paola invece aveva venticinque anni e aveva cominciato a frequentare un imprenditore brianzolo, difficile dire se per denaro o per amore. Certo era che le piacevano molto le auto di lusso, i gioielli e i vestiti costosi. Avrebbero trascorso l'estate sulla sua barca con ciurma e vini francesi.
Ad un certo punto mi addormentai. Avevo inviato la lettera a Sabrina ed ero andata a stendermi sul divano. Mi svegliai alle sette. Mario dormiva ancora, e non si sarebbe svegliato prima di mezzogiorno. Avevo voglia di fargli una sorpresa. Gli lasciai un messaggio, gli scrissi di non preoccuparsi, che sarei ritornata quello stesso pomeriggio. Gli preparai la pasta all’insalata, così non avrebbe dovuto neanche mettersi a cucinare. Avrebbe dovuto soltanto togliere la carta argentata dall’insalatiera e mangiare. Andai alla stazione a prendere il treno per Roma. All’una pranzai in un ristorante piuttosto raffinato della grande metropoli e poi me ne andai di nuovo in giro, fino a trovare quello che cercavo: un sexy shop. Giocattoli per adulti, diceva l’insegna. Il commesso era un ragazzo muscoloso con un maglia nera quasi trasparente, tanto che i suoi capezzoli erano chiaramente visibili. Sembrava a suo agio e mi invitò a dare un’occhiata.
- Cercava un giocattolo in particolare?
- In realtà sarei interessata a della lingerie particolare.
- Signora, sul suo corpo diventerà speciale qualsiasi tipo di indumento – era molto gentile, gli sorrisi e nascosi lo sguardo abbassando la testa. – Deve soltanto scegliere. Vuole una mano?
- Molto volentieri.
Il negozio era pieno di cianfrusaglie e strumenti del piacere. Lozioni, statuette e preservativi, vibratori anali e vaginali, mascherine e manette di peluche rosa. Mi sembrava di essere nel regno del vizio. C'erano quattro uomini distinti che gironzolavano tra gli scaffali dei film porno, e quando si accorsero di me nascosero la loro faccia dandomi le spalle. Uno diventò tutto rosso e sgattaiolò fuori dal negozio. In pochi minuti la mia presenza aveva creato il panico. Padri di famiglia che cercavano chissà che. Forse il coraggio per comprare alla propria moglie un tanga, per allietare le loro notti spente. Forse un film porno con giovani diciottenni alle prese con grossi omoni neri. Magari non sapevano neanche loro cosa stavano cercando.
Il commesso era chiaramente gay. Mi portò nella zona del negozio dedicata agli indumenti sexy: c'erano divise da infermiere, lunghi stivali, mascherine (anche qui), autoreggenti, vestaglie trasparenti da notte, corpetti in lattice.
- E voilà – disse. – Il suo uomo le ha confessato di avere qualche fantasia sadomaso?
- No, non credo ne abbia.
- Tutti ne abbiamo.
- Dici?
- Certo. Ha in mente di fargli passare una notte di fuoco?
- In realtà è per un servizio fotografico. Sto cercando di farlo appassionare alla fotografia e allora ho pensato di indossare qualcosa di particolare per l’occasione.
- Ma allora lei, quest’uomo, lo vuole morto – il commesso prese degli stivaloni neri e un corpetto di lattice. – Indossi questi, e vedrà che il servizio fotografico sarà pieno di sorprese.
Entrai in un camerino e mi spogliai. Ero completamente nuda, mi guardai allo specchio e mi chiesi cosa diavolo stessi facendo. Presi gli stivali in mano e ad uno alla volta li infilai. Cavolo mi arrivavano fin sopra le ginocchia, erano enormi. La tendina non era completamente chiusa, e notai da uno spiraglio che un uomo mi stava spiando. Lui si avvicinò così tanto che sentii il suo respiro affannato. Lo vidi riflesso sullo specchio del camerino, solo il suo occhio destro, spalancato e inquietante. Con una mano si toccò la patta dei pantaloni; al dito medio portava la fede. Aveva si e no la mia stessa età. Decisi di giocarci un pò, così gli feci vedere il culo, allargandomi le natiche e mostrandogli il buco del condotto anale. Poi mi girai e gli feci vedere la figa, allargandola con due dita. Mi stavo divertendo da morire nel vedere quel porco così arrapato, e allora mi infilai in vagina il dito medio, facendolo salire su e giù ben bene, e poi lo tirai fuori, bello carico dei miei umori, e lo avvicinai allo spiraglio della tendina. L'uomo avvicinò la bocca e lo leccò avidamente. Poi spinse un braccio nel camerino e cercò di toccarmi la figa, ma io non glielo permisi.
- Bella – disse con un filo di voce.
- Vai vai, gira a largo – gli risposi. – Sei troppo vecchio per me.
Per fortuna arrivò il commesso in mio soccorso.
- Sciò sciò, la signora si sta cambiando. Vecchio maiale.
L’uomo se ne andò via borbottando e il commesso entrò nel camerino guardandomi da capo a piedi. Si mostrò notevolmente impressionato e non so se lo fece semplicemente come avrebbe fatto ogni buon commesso oppure davvero quegli stivali mi donavano. E comunque vorrei far presente che a parte quegli stivali non indossavo nient'altro. E la cosa mi arrapava un casino. Peccato che al commesso non facevo nessun effetto. Erano ben altri i suoi gusti.
- Ma signora, lei è uno spettacolo – mi disse. - Adesso lasci che l’aiuti a mettere su il corpetto.
Lo prese con entrambe le mani e me lo mise intorno alla vita. Standomi dietro me lo allacciò. Mi andava strettissimo e il mio seno stava quasi per esplodere fuori oscenamente, glielo feci notare e lui mi rispose che era tutto regolare. Quel genere di prodotto andava indossato in quella maniera.
- E voilà – esclamò una volta finito di allacciarmi. – Che bella signora. Sprigiona un erotismo come solo la Loren sapeva fare.
Mi guardai allo specchio. Sembravo una vera zoccola.
Maria Stella.
mercoledì 27 maggio 2015
lunedì 25 maggio 2015
venerdì 22 maggio 2015
Toy boy.
Toy boy.
Mentre Sabrina si lavorava Oscar, in modo da far ottenere a Martina quello che le spettava, io e Tiffany avevamo deciso di farci una vacanza romantica. Era da settimane che Tiffany, dopo che avevamo fatto l'amore, mi diceva che voleva passare del tempo da sola con me.
"Dai, prendiamoci una vacanza" mi diceva. "Io e te, come due innamorati. Io ti amo Stefano, e voglio vivere un'esperienza di coppia con te. Come due fidanzati che vanno in vacanza insieme".
Come potevo dirle di no, dal momento che anche io l'amavo? Amavo quel suo grosso cazzo sempre duro, ma amavo anche la sua sensibilità e la sua dolcezza. Poi un giorno si presentò un occasione davvero speciale, cioè chiamò a casa la nostra cara Maria Stella. Era da parecchio tempo che non la sentivo.
"Come sta la nostra bambina?" mi domandò, e si riferiva a Tiffany, che per Maria Stella ed Ettore era una specie di figlia adottiva.
"Sta bene".
"Dì un pò Stefano, non la stai mica trattando come uno sborratoio?".
"No Maria Stella, lo sai. Per me Tiffany non è solo un buco da riempire".
"Lo so, lo so. Sono sicura che la mia bambina con te è in buone mani. Piuttosto, perchè non vi prendete un fine settimana, e ci raggiungete qui in Sicilia?".
La proposta capitava proprio nel momento giusto. Quindi, senza pensarci troppo su, io e Tiffany preparammo i bagagli a prenotammo l'aereo. Il giorno della partenza Tiffany era vestita in modo porchissimo; aveva un vestitino nero molto corto, tanto che le si poteva vedere il sorriso che facevano i suoi glutei morbidosi. Al petto aveva un collier di diamanti che le avevo comprato per il suo compleanno che era stato un paio di giorni prima. Era bello camminare per strada mano nella mano, come una coppia, mentre tutti gli uomini me la mangiavano con gli occhi. Ma io sapevo che era mia.
Arrivammo in Sicilia a mezzogiorno, Ettore era fuori all'aeroporto che ci aspettava con la macchina. Quando Tiffany lo vide corse ad abbracciarlo urlando: "papiiii!". La nostra permamenza lì si preannunciava molto bene, dal momento che c'era un clima davvero piacevole. Ci mettemmo in marcia per raggiungere casa. Tiffany si mise a sedere al posto di dietro, io di fianco a Ettore che guidava, e ogni tanto sbirciavo dietro, perchè Tiffany si era seduta con le gambe aperte, e il vestitino le era salito fin sopra i fianchi, e quindi le vedevo il perizoma e il grosso bozzo che faceva il suo enorme cazzo che riusciva a stare a stento dentro quella lingerie. Era duro, ce l'aveva in erezione, come sempre d'altronde (mi chiedevo come facesse). Poi si accorse che la stavo guardando, e allora per scherzare lo fece scivolare fuori dal perizoma, e me lo mostrò in tutta la sua potenza, in tutta la sua maestosità, e io ebbi una voglia matta di prenderglielo in bocca e sbocchinarlo fino a farlo sborrare. Ma non era il luogo ne il momento adatto, così mi limitai a strizzarle l'occhio, come per farle intendere che non appena saremmo stati soli le avrei consumato il cazzo con la lingua, e lei sorrise e si rimise l'attrezzo dentro il perizoma. Non credo che Ettore si fosse accorto di quella scenetta, perchè era troppo preso a raccontarci di Maria Stella e delle sue ultime conquiste. Eh sì, a quanto pare Maria Stella aveva trovato un nuovo toy boy con cui giocare. Ettore aveva avuto modo di vederlo in azione, e non aveva potuto fare a meno di notare che il ragazzo era un vero stallone.
"Devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso" disse Ettore. "Non avevo mai visto mia moglie montata in quel modo. Il ragazzo è un vero professionista. Ha appena vent'anni. Sono sicuro che Maria Stella non vede l'ora di presentarvelo".
In effetti ero curioso di conoscerlo. Chi mai poteva essere? Doveva essere una vera furia. Ma la cosa più importante per me ora era trascorrere del tempo con Tiffany. Quando arrivammo a casa fummo accolti da grida di piacere subito dopo aver varcato l'ingresso. Provenivano dal terrazzo; la porta finestra era aperta, ma non riuscivo a vedere con esattezza cosa stesse succedendo lì fuori. Ettore ci disse di accomodarci, e ci fece strada verso il terrazzo. Io e Tiffany ci prendemmo per mano e ci guardammo negli occhi, e entrambi ci chiedevamo cosa stesse succedendo. Una volta fuori vedemmo lui, il toy boy, uno stallone di prima categoria, era in piedi e teneva Maria Stella sollevata con le braccia e intanto la penetrava come un treno. In quel momento, lo stallone, proruppe in un urlo liberatorio, scaricando tutto il suo caldo seme nel corpo della nostra cara cinquantenne. Poi Maria Stella si accorse di noi e disse al toy boy di metterla giù, e corse ad abbracciare Tiffany. Poi venne verso di me; la sua pelle era umidiccia di sudore e lei era visibilmente stanca e affaticata. Cavalcare il toy boy doveva essere per lei un faticoso esercizio fisico. D'altronde aveva pur sempre cinquant'anni, e lui venti.
"Ciao Maria Stella" dissi. "A quanto pare non ti stanchi mai".
"Ehh, purtroppo gli anni avanzano. Una volta non mi stancavo mai. Prima me ne facevo anche dieci al giorno di scopate. Ora ormai...".
"Però vedo che hai un nuovo stalloncino con cui giocare. Dove l'hai trovato?".
"Non è un amore? Si chiama Mario".
Mario aveva un qualcosa che lo faceva somigliare ad un animale taciturno, docile, addomesticato, ma pronto all'attacco nel momento del bisogno. Lo guardai mentre, dopo essere venuto dentro Maria Stella, andava verso la sdraio e ci si stendeva sopra. Aveva un corpo che somigliava a quello di una statua di Michelangelo per quanto era perfetto. Insomma, Maria Stella aveva di che divertirsi.
Stefano.
"Dai, prendiamoci una vacanza" mi diceva. "Io e te, come due innamorati. Io ti amo Stefano, e voglio vivere un'esperienza di coppia con te. Come due fidanzati che vanno in vacanza insieme".
Come potevo dirle di no, dal momento che anche io l'amavo? Amavo quel suo grosso cazzo sempre duro, ma amavo anche la sua sensibilità e la sua dolcezza. Poi un giorno si presentò un occasione davvero speciale, cioè chiamò a casa la nostra cara Maria Stella. Era da parecchio tempo che non la sentivo.
"Come sta la nostra bambina?" mi domandò, e si riferiva a Tiffany, che per Maria Stella ed Ettore era una specie di figlia adottiva.
"Sta bene".
"Dì un pò Stefano, non la stai mica trattando come uno sborratoio?".
"No Maria Stella, lo sai. Per me Tiffany non è solo un buco da riempire".
"Lo so, lo so. Sono sicura che la mia bambina con te è in buone mani. Piuttosto, perchè non vi prendete un fine settimana, e ci raggiungete qui in Sicilia?".
La proposta capitava proprio nel momento giusto. Quindi, senza pensarci troppo su, io e Tiffany preparammo i bagagli a prenotammo l'aereo. Il giorno della partenza Tiffany era vestita in modo porchissimo; aveva un vestitino nero molto corto, tanto che le si poteva vedere il sorriso che facevano i suoi glutei morbidosi. Al petto aveva un collier di diamanti che le avevo comprato per il suo compleanno che era stato un paio di giorni prima. Era bello camminare per strada mano nella mano, come una coppia, mentre tutti gli uomini me la mangiavano con gli occhi. Ma io sapevo che era mia.
Arrivammo in Sicilia a mezzogiorno, Ettore era fuori all'aeroporto che ci aspettava con la macchina. Quando Tiffany lo vide corse ad abbracciarlo urlando: "papiiii!". La nostra permamenza lì si preannunciava molto bene, dal momento che c'era un clima davvero piacevole. Ci mettemmo in marcia per raggiungere casa. Tiffany si mise a sedere al posto di dietro, io di fianco a Ettore che guidava, e ogni tanto sbirciavo dietro, perchè Tiffany si era seduta con le gambe aperte, e il vestitino le era salito fin sopra i fianchi, e quindi le vedevo il perizoma e il grosso bozzo che faceva il suo enorme cazzo che riusciva a stare a stento dentro quella lingerie. Era duro, ce l'aveva in erezione, come sempre d'altronde (mi chiedevo come facesse). Poi si accorse che la stavo guardando, e allora per scherzare lo fece scivolare fuori dal perizoma, e me lo mostrò in tutta la sua potenza, in tutta la sua maestosità, e io ebbi una voglia matta di prenderglielo in bocca e sbocchinarlo fino a farlo sborrare. Ma non era il luogo ne il momento adatto, così mi limitai a strizzarle l'occhio, come per farle intendere che non appena saremmo stati soli le avrei consumato il cazzo con la lingua, e lei sorrise e si rimise l'attrezzo dentro il perizoma. Non credo che Ettore si fosse accorto di quella scenetta, perchè era troppo preso a raccontarci di Maria Stella e delle sue ultime conquiste. Eh sì, a quanto pare Maria Stella aveva trovato un nuovo toy boy con cui giocare. Ettore aveva avuto modo di vederlo in azione, e non aveva potuto fare a meno di notare che il ragazzo era un vero stallone.
"Devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso" disse Ettore. "Non avevo mai visto mia moglie montata in quel modo. Il ragazzo è un vero professionista. Ha appena vent'anni. Sono sicuro che Maria Stella non vede l'ora di presentarvelo".
In effetti ero curioso di conoscerlo. Chi mai poteva essere? Doveva essere una vera furia. Ma la cosa più importante per me ora era trascorrere del tempo con Tiffany. Quando arrivammo a casa fummo accolti da grida di piacere subito dopo aver varcato l'ingresso. Provenivano dal terrazzo; la porta finestra era aperta, ma non riuscivo a vedere con esattezza cosa stesse succedendo lì fuori. Ettore ci disse di accomodarci, e ci fece strada verso il terrazzo. Io e Tiffany ci prendemmo per mano e ci guardammo negli occhi, e entrambi ci chiedevamo cosa stesse succedendo. Una volta fuori vedemmo lui, il toy boy, uno stallone di prima categoria, era in piedi e teneva Maria Stella sollevata con le braccia e intanto la penetrava come un treno. In quel momento, lo stallone, proruppe in un urlo liberatorio, scaricando tutto il suo caldo seme nel corpo della nostra cara cinquantenne. Poi Maria Stella si accorse di noi e disse al toy boy di metterla giù, e corse ad abbracciare Tiffany. Poi venne verso di me; la sua pelle era umidiccia di sudore e lei era visibilmente stanca e affaticata. Cavalcare il toy boy doveva essere per lei un faticoso esercizio fisico. D'altronde aveva pur sempre cinquant'anni, e lui venti.
"Ciao Maria Stella" dissi. "A quanto pare non ti stanchi mai".
"Ehh, purtroppo gli anni avanzano. Una volta non mi stancavo mai. Prima me ne facevo anche dieci al giorno di scopate. Ora ormai...".
"Però vedo che hai un nuovo stalloncino con cui giocare. Dove l'hai trovato?".
"Non è un amore? Si chiama Mario".
Mario aveva un qualcosa che lo faceva somigliare ad un animale taciturno, docile, addomesticato, ma pronto all'attacco nel momento del bisogno. Lo guardai mentre, dopo essere venuto dentro Maria Stella, andava verso la sdraio e ci si stendeva sopra. Aveva un corpo che somigliava a quello di una statua di Michelangelo per quanto era perfetto. Insomma, Maria Stella aveva di che divertirsi.
Stefano.
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