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sabato 2 febbraio 2019
martedì 7 agosto 2018
La seconda punizione.
La seconda punizione.
(in foto: Carter Cruise, Rich Girl Gets What She Wants, Tushy.com)
[postato da Moana]
Come dicevo nel post precedente, in tutta la mia vita mi ero beccata ben due schiaffi da mia madre, ma molti altri me ne sarei presi se durante le nostre frequenti discussioni mi fossi spinta oltre la sua soglia di tolleranza. Il secondo schiaffo riguarda il periodo in cui lavoravo allo strip bar del mio papà biologico. Mia madre non aveva mai potuto digerire il fatto che lavorassi lì, e aveva cercato varie volte di farmi smettere, fino a quando un giorno obbligò mio padre a licenziarmi. Ho raccontato questo episodio qualche anno fa, era il duemilaquindici per l’esattezza.
Quando venni a sapere cosa aveva fatto feci il diavolo a quattro:
- Mamma, perché mi hai fatto questo?
- Perché sono molto preoccupata per te.
- Se permetti la mia vita me la gestisco io.
Fu a quel punto che venne verso di me e mi colpì con il secondo schiaffo della mia vita, dritto sulla guancia, così forte che mi tolse la facoltà di parlare. Rimasi semplicemente scioccata per poter reagire, ma senza accorgermene gli occhi mi si arrossarono come se avessi la febbre, come se stessi per scoppiare a piangere.
- Ora basta! Finché sei sotto questo tetto comando io. E ora vattene in camera tua. Se non cambi stile di vita finirai per diventare una escort. È questo che vuoi?
Non avevo la forza di rispondere dopo quello schiaffo.
- Rispondi! - urlò. - Vuoi diventare una escort?
- No - bofonchiai.
- Molto bene. Ora fila in camera tua.
Chissà, forse aveva fatto bene a fare quella cosa. Perché altrimenti non sarei arrivata ad essere quello che sono adesso, e cioè la responsabile di florido negozio di intimo, di cui lei continuava ad esserne la proprietaria, ma poi a conti fatti ero io che lo amministravo e lo portavo avanti.
Comunque anche in questo episodio che vi ho appena raccontato, avevo superato il limite invalicabile e mi ero beccata la seconda punizione corporale della mia vita. Ma ormai erano passati quei tempi; ormai ero adulta e vaccinata, per cui lei non aveva più alcuna autorità su di me. Eppure quando discutevo on mia madre continuavo a percepire la presenza di una soglia oltre la quale non potevo andare. E proprio per questo motivo tutte le nostre discussioni finivano sempre a suo favore, e io ne uscivo sempre sconfitta e amareggiata, perché essenzialmente non ho mai potuto digerire le sconfitte. Ma con mia madre non avevo alcuna speranza. Dovevo piegarmi e basta, perché non avevo e forse non avrei mai avuto il coraggio di superare un’altra volta il punto di non ritorno.
Con i miei due papà invece il discorso era diverso. Il mio papà biologico non aveva mai alzato neppure un dito su di me, non ne avrebbe mai avuto il coraggio. Io ero la sua bambina. E ci avevo discusso pesantemente molte volte, e gli avevo anche detto cose terribili, e lui non aveva mai reagito, perché lui non era come mia madre lui non aveva un limite invalicabile che dovevo fare attenzione a non oltrepassare.
Invece l’altro mio papà, con cui ero cresciuta, soltanto una volta mi aveva messo le mani addosso; per la precisione mi aveva sculacciata, perché io gli avevo detto, in seguito ad una lite furiosa, una cosa terribile. Avevo messo in discussione il fatto che lui fosse davvero mio padre. Anche questo episodio ho raccontato in questo blog, ed è legato ad un periodo davvero particolare per la nostra famiglia; mio padre a casa non c’era mai, perché era sempre impegnato con il lavoro, e mia madre aveva pensato bene di cornificarlo scappando via con un altro uomo.
Quel giorno decisi di affrontarlo e di dirgli ciò che pensavo, e cioè che la nostra famiglia aveva qualche evidente problema da risolvere.
“Che hai? Sembri nervosa” mi disse.
“Nervosa? No, sono incazzata nera. Se tu facessi un po’ più il padre, invece di stare via per settimane e settimane, forse questa famiglia ritornerebbe a quote più normali” urlai.
“Moana, adesso basta. Ti giuro che certe volte mi fai venir voglia di prenderti a sculacciate”.
“Ah sì? Ma se probabilmente non sei neppure mio padre”.
L’avevo detta grossa, e se avessi potuto rimangiarmi quelle parole l’avrei fatto. A quel punto mio padre mi afferrò il braccio e mi fece girare di spalle e mi tirò su il vestitino scoprendomi le natiche, divise l’una dall’altra da un sottile lembo di tessuto del perizoma nero che indossavo. Mi colpì con uno schiaffo e io ebbi un sussulto. Non lo aveva mai fatto e mi sembrò davvero strano.
“Bravo” dissi. “Spero che tu ti senta orgoglioso di quello che stai facendo”.
Mio padre mi sculacciò un’altra volta e poi ancora. Poi mi lasciò il braccio, forse rendendosi conto che non era proprio una cosa appropriata sculacciare una figlia di vent’anni. Così me ne andai verso la mia stanza, senza neanche tirarmi giù il vestitino, sentendo per tutto il tragitto gli occhi di mio padre sulle mie natiche arrossate.
Rimasi chiusa in camera a rimuginare su quanto era appena accaduto, e mi sentivo molto in colpa per quello che avevo detto. Però ero anche molto perplessa. Insomma, essere sculacciata a vent’anni dal proprio papà non aveva alcun senso, sembrava piuttosto una specie di incesto. E infatti così lo interpretai. Non c’era altra spiegazione, era un incesto bello e buono. E infatti mi regolai di conseguenza, e quando andai a chiedergli scusa lo feci in modo davvero poco “ortodosso”.
Ma a parte questa punizione, se così possiamo definirla, non ho mai più ricevuto alcun tipo di punizione corporale da parte dei miei due papà. Con loro ho sempre avuto un rapporto diverso rispetto a quello che ho avuto con mia madre. Per loro sono stata e continuo ad essere la loro bambina da viziare a coccolare; per mia madre invece sono sempre e stata e sempre resterò la figlia da tenere sempre in riga.
Come dicevo nel post precedente, in tutta la mia vita mi ero beccata ben due schiaffi da mia madre, ma molti altri me ne sarei presi se durante le nostre frequenti discussioni mi fossi spinta oltre la sua soglia di tolleranza. Il secondo schiaffo riguarda il periodo in cui lavoravo allo strip bar del mio papà biologico. Mia madre non aveva mai potuto digerire il fatto che lavorassi lì, e aveva cercato varie volte di farmi smettere, fino a quando un giorno obbligò mio padre a licenziarmi. Ho raccontato questo episodio qualche anno fa, era il duemilaquindici per l’esattezza.
Quando venni a sapere cosa aveva fatto feci il diavolo a quattro:
- Mamma, perché mi hai fatto questo?
- Perché sono molto preoccupata per te.
- Se permetti la mia vita me la gestisco io.
Fu a quel punto che venne verso di me e mi colpì con il secondo schiaffo della mia vita, dritto sulla guancia, così forte che mi tolse la facoltà di parlare. Rimasi semplicemente scioccata per poter reagire, ma senza accorgermene gli occhi mi si arrossarono come se avessi la febbre, come se stessi per scoppiare a piangere.
- Ora basta! Finché sei sotto questo tetto comando io. E ora vattene in camera tua. Se non cambi stile di vita finirai per diventare una escort. È questo che vuoi?
Non avevo la forza di rispondere dopo quello schiaffo.
- Rispondi! - urlò. - Vuoi diventare una escort?
- No - bofonchiai.
- Molto bene. Ora fila in camera tua.
Chissà, forse aveva fatto bene a fare quella cosa. Perché altrimenti non sarei arrivata ad essere quello che sono adesso, e cioè la responsabile di florido negozio di intimo, di cui lei continuava ad esserne la proprietaria, ma poi a conti fatti ero io che lo amministravo e lo portavo avanti.
Comunque anche in questo episodio che vi ho appena raccontato, avevo superato il limite invalicabile e mi ero beccata la seconda punizione corporale della mia vita. Ma ormai erano passati quei tempi; ormai ero adulta e vaccinata, per cui lei non aveva più alcuna autorità su di me. Eppure quando discutevo on mia madre continuavo a percepire la presenza di una soglia oltre la quale non potevo andare. E proprio per questo motivo tutte le nostre discussioni finivano sempre a suo favore, e io ne uscivo sempre sconfitta e amareggiata, perché essenzialmente non ho mai potuto digerire le sconfitte. Ma con mia madre non avevo alcuna speranza. Dovevo piegarmi e basta, perché non avevo e forse non avrei mai avuto il coraggio di superare un’altra volta il punto di non ritorno.
Con i miei due papà invece il discorso era diverso. Il mio papà biologico non aveva mai alzato neppure un dito su di me, non ne avrebbe mai avuto il coraggio. Io ero la sua bambina. E ci avevo discusso pesantemente molte volte, e gli avevo anche detto cose terribili, e lui non aveva mai reagito, perché lui non era come mia madre lui non aveva un limite invalicabile che dovevo fare attenzione a non oltrepassare.
Invece l’altro mio papà, con cui ero cresciuta, soltanto una volta mi aveva messo le mani addosso; per la precisione mi aveva sculacciata, perché io gli avevo detto, in seguito ad una lite furiosa, una cosa terribile. Avevo messo in discussione il fatto che lui fosse davvero mio padre. Anche questo episodio ho raccontato in questo blog, ed è legato ad un periodo davvero particolare per la nostra famiglia; mio padre a casa non c’era mai, perché era sempre impegnato con il lavoro, e mia madre aveva pensato bene di cornificarlo scappando via con un altro uomo.
Quel giorno decisi di affrontarlo e di dirgli ciò che pensavo, e cioè che la nostra famiglia aveva qualche evidente problema da risolvere.
“Che hai? Sembri nervosa” mi disse.
“Nervosa? No, sono incazzata nera. Se tu facessi un po’ più il padre, invece di stare via per settimane e settimane, forse questa famiglia ritornerebbe a quote più normali” urlai.
“Moana, adesso basta. Ti giuro che certe volte mi fai venir voglia di prenderti a sculacciate”.
“Ah sì? Ma se probabilmente non sei neppure mio padre”.
L’avevo detta grossa, e se avessi potuto rimangiarmi quelle parole l’avrei fatto. A quel punto mio padre mi afferrò il braccio e mi fece girare di spalle e mi tirò su il vestitino scoprendomi le natiche, divise l’una dall’altra da un sottile lembo di tessuto del perizoma nero che indossavo. Mi colpì con uno schiaffo e io ebbi un sussulto. Non lo aveva mai fatto e mi sembrò davvero strano.
“Bravo” dissi. “Spero che tu ti senta orgoglioso di quello che stai facendo”.
Mio padre mi sculacciò un’altra volta e poi ancora. Poi mi lasciò il braccio, forse rendendosi conto che non era proprio una cosa appropriata sculacciare una figlia di vent’anni. Così me ne andai verso la mia stanza, senza neanche tirarmi giù il vestitino, sentendo per tutto il tragitto gli occhi di mio padre sulle mie natiche arrossate.
Rimasi chiusa in camera a rimuginare su quanto era appena accaduto, e mi sentivo molto in colpa per quello che avevo detto. Però ero anche molto perplessa. Insomma, essere sculacciata a vent’anni dal proprio papà non aveva alcun senso, sembrava piuttosto una specie di incesto. E infatti così lo interpretai. Non c’era altra spiegazione, era un incesto bello e buono. E infatti mi regolai di conseguenza, e quando andai a chiedergli scusa lo feci in modo davvero poco “ortodosso”.
Ma a parte questa punizione, se così possiamo definirla, non ho mai più ricevuto alcun tipo di punizione corporale da parte dei miei due papà. Con loro ho sempre avuto un rapporto diverso rispetto a quello che ho avuto con mia madre. Per loro sono stata e continuo ad essere la loro bambina da viziare a coccolare; per mia madre invece sono sempre e stata e sempre resterò la figlia da tenere sempre in riga.
martedì 12 giugno 2018
lunedì 5 marzo 2018
Data via per un debito di gioco.
Data via per un debito di gioco.
(in foto: Madison Rose, Madison Makes It Bounce, Brazzers.com)
Ha ragione Moana quando dice che non potevo fare a meno dei suoi due papà. E infatti avevo deciso di vivere con entrambi. Ormai Giuliano dormiva con me e Stefano da diversi giorni; era come avere due mariti. E il fatto positivo era che a loro andava bene, e tra loro due si era instaurata una pacifica convivenza. Anche perché sapevano di non essere in competizione; non c’era nessuna rivalità tra loro, perché non c’era nessuna gara, io non ero una preda da conquistare, perché potevano avermi entrambi in qualsiasi momento. Potevamo avermi anche nello stesso momento se gli andava di farlo. Però questo di solito non avveniva mai. Quando facevo l’amore con Giuliano di solito Stefano ci guardava soltanto; gli piaceva un casino guardarci mentre lo facevamo. Qualche volta avevo provato a invitarlo a unirsi a noi, facendogli presente che potevano penetrarmi entrambi, uno davanti e uno dietro, ma lui mi aveva sempre risposto che preferiva guardarmi mentre facevo l’amore con Giuliano.
Ero arrivata alla conclusione che Stefano non si sentisse all’altezza di fare una cosa del genere, perché ci avrebbe fatto soltanto una pessima figura a mettersi a fare l’amore con noi due. Lui sapeva che Giuliano era nettamente superiore a lui riguardo al sesso, quindi probabilmente non ci provava neppure a mettersi sul suo stesso livello. D’altronde come dargli torto. Giuliano era davvero superiore a lui. Giuliano era il massimo. E non lo dico soltanto perché aveva un cazzo enorme, ma anche perché con le donne ci sapeva fare. Riusciva a manipolarle in modo tale da farci ciò che voleva. Con me, come sapete, ci era riuscito benissimo. Praticamente ero la sua schiavetta del sesso da quando avevamo diciotto anni. Avevo accontentato talmente tanti dei suoi capricci che a volte mi chiedevo come era stato possibile. Avevo fatto delle cose assurde per lui senza neppure battere ciglio, proprio come se appunto fossi la sua schiavetta, e quindi non avessi alcun diritto di rifiutarmi di fare ciò che mi chiedeva.
Una volta mi diede via ad un tizio a cui doveva del denaro. E credo che a questo punto non ci sarebbe altro da aggiungere per farvi capire quanto ero sottomessa a Giuliano. Moana aveva ragione quando diceva che il tatuaggio che ho dietro il collo, l’iniziale stilizzata del nome del suo papà, denotava la mia totale dipendenza da lui. Io le avevo detto che non era come diceva lei, ma in realtà aveva proprio ragione. Moana aveva capito ogni cosa del rapporto che avevo con suo padre. E il fatto è che mi stava bene così. Ero felice di essere la schiavetta del sesso di Giuliano. Per me non era mai stato un problema, anzi, questa cosa mi rendeva molto felice, perché lo amavo follemente. E quindi ero felice di accontentare tutti i suoi capricci.
Giuliano aveva sempre avuto la passione per il biliardo, e per un periodo si era messo pure in un brutto giro, e si era messo a giocare d’azzardo. Devo dire che vinceva spesso, perché era molto bravo, però poi un giorno si era messo a giocare con uno ancora più bravo di lui, e aveva perso. Purtroppo non aveva tutto il denaro che gli doveva, e così gli disse che glieli avrebbe dati al più presto. Soltanto che passarono i giorni ma Giuliano non riuscì a rimediare la somma di cui aveva bisogno. E così il tizio gli si presentò in casa senza preavviso. Ricordo che quel giorno ero in camera con lui quando tutto ad un tratto qualcuno bussò alla porta. Era lui. Era venuto per estinguere il debito e disse che non poteva più aspettare.
“Ma io i soldi non ce li ho” disse Giuliano senza tergiversare troppo.
“E allora dovrai darmi qualche altra cosa” rispose lui e mi guardò con due occhi accesi di desiderio. “La tua fidanzata, per esempio”.
Stavo per dirgli che io non ero la sua fidanzata, e che non c’entravo niente con gli impicci che combinava Giuliano. Per cui se voleva davvero estinguere il debito in quel modo, e cioè in natura, allora doveva andare da Manuela. Era lei la sua fidanzata, non io. Ma non dissi niente di tutto ciò. Pensai che in qualche modo Giuliano avrebbe risolto quella faccenda in un altro modo, e non dandomi via al primo che capitava. E poi, pensai, se anche avesse deciso di concedermi a lui, in qualche modo gli avrei dimostrato ancora una volta l’immensa disponibilità che avevo a permettergli di fare di me ciò che voleva. Così, ma mi illudevo, avrebbe finalmente capito che la cosa giusta da fare era mollare Manuela per mettersi definitivamente con me. Insomma, ero pronta a quell’ennesima prova d’amore. Manuela, e credo che lui lo sapesse bene, non avrebbe ceduto mai e poi mai ad una cosa del genere. Io invece, per l’amore che provavo per lui, ero pronta a fare questo ed altro.
E così, dopo aver contrattato a lungo, mi diedi da fare e mi concessi a quello lì. Lui in realtà voleva penetrarmi vaginalmente, ma io risposi categoricamente di no, che se voleva poteva avermi solo analmente. Su questo non mi sarei tirata indietro mai e poi mai. Alla fine la ebbi vinta. Disse che si sarebbe accontentato del mio culo e della mia bocca. Infatti cominciammo con un pompino. Lui si mise a sedere sul letto, con i pantaloni e gli slip tirati giù e io inginocchiata in mezzo alle sue gambe. Giuliano ci guardava seduto di fronte a noi. Un po' era dispiaciuto di vedermi fare quella cosa, ma non c’erano alternative. O lo facevo o quello lì lo avrebbe gonfiato di botte.
Poi dopo averlo fatto godere con la bocca mi misi a cavalcioni su di lui facendomi entrare il suo cazzo nel buco del culo, e mi feci penetrare per buoni dieci minuti. Mentre andavo su e giù ogni tanto mi giravo a guardare Giuliano, che continuava a guardarci con un’aria sconfitta e afflitta. Ma io ero felice di farlo, perché dentro di me pensavo che quella era, come vi dicevo prima, una prova d’amore. L’ennesima. Era come se stessi dimostrando, facendomi inculare da quello sconosciuto, che io per Giuliano ero disposta a fare qualsiasi cosa, che io sarei stata una fidanzata esemplare, una moglie perfetta, felice di assecondare tutte le sue richieste, e di sacrificare i miei buchi come stavo facendo per tirarlo fuori dai guai.
Vi lascio immaginare come fui trattata da quello lì mentre mi inculava; praticamente come una puttana. Non faceva che sculacciarmi le natiche e mi chiamava con epiteti davvero poco lusinghieri sempre peggiori. Credo che lo facesse soprattutto per ferire Giuliano, ma ovviamente stava facendo del male anche a me sentirmi chiamare in quel modo; vacca, bocchinara, puttana, rottainculo. Ma non erano quelle parole in sé a ferirmi, quanto il modo come le diceva, con disprezzo e cattiveria. Poi prima di venire mi fece mettere in ginocchio per farmi una cumshot, e quindi rivolgendosi a Giuliano gli disse di guardare bene quello che stava per fare. A quel punto iniziò a sborrarmi sul viso, quattro schizzi decisamente copiosi che trasformarono la mia faccia in un vero e proprio sborratoio.
Soddisfatto di ciò che aveva appena ottenuto, il tizio se ne andò via e il debito era finalmente estinto. Rimasi da sola con Giuliano, il quale era visibilmente mortificato per ciò che era appena accaduto.
“Sabri, ti chiedo scusa” mi disse. “Non sai quanto mi dispiace”.
“Dispiace anche a me” gli risposi amareggiata. “Cerca di riflettere su ciò che ho appena fatto”.
Quello che gli stavo chiedendo era di capire il motivo per cui mi ero lasciata inculare. L’avevo fatto per lui, perché lo amavo, e quella era stata appunto una prova d’amore. E quindi adesso spettava a lui fare qualcosa di concreto, e cioè lasciare Manuela per mettersi con me, che avevo sacrificato il mio buco del culo e la mia bocca per aiutarlo. Ma come ben sapete non lo fece. Nonostante il mio gesto lui rimase insieme a lei, e io continuai ad essere la sua schiavetta del sesso. Insomma, quello che avevo fatto non era servito a niente.
Sabrina.
Ero arrivata alla conclusione che Stefano non si sentisse all’altezza di fare una cosa del genere, perché ci avrebbe fatto soltanto una pessima figura a mettersi a fare l’amore con noi due. Lui sapeva che Giuliano era nettamente superiore a lui riguardo al sesso, quindi probabilmente non ci provava neppure a mettersi sul suo stesso livello. D’altronde come dargli torto. Giuliano era davvero superiore a lui. Giuliano era il massimo. E non lo dico soltanto perché aveva un cazzo enorme, ma anche perché con le donne ci sapeva fare. Riusciva a manipolarle in modo tale da farci ciò che voleva. Con me, come sapete, ci era riuscito benissimo. Praticamente ero la sua schiavetta del sesso da quando avevamo diciotto anni. Avevo accontentato talmente tanti dei suoi capricci che a volte mi chiedevo come era stato possibile. Avevo fatto delle cose assurde per lui senza neppure battere ciglio, proprio come se appunto fossi la sua schiavetta, e quindi non avessi alcun diritto di rifiutarmi di fare ciò che mi chiedeva.
Una volta mi diede via ad un tizio a cui doveva del denaro. E credo che a questo punto non ci sarebbe altro da aggiungere per farvi capire quanto ero sottomessa a Giuliano. Moana aveva ragione quando diceva che il tatuaggio che ho dietro il collo, l’iniziale stilizzata del nome del suo papà, denotava la mia totale dipendenza da lui. Io le avevo detto che non era come diceva lei, ma in realtà aveva proprio ragione. Moana aveva capito ogni cosa del rapporto che avevo con suo padre. E il fatto è che mi stava bene così. Ero felice di essere la schiavetta del sesso di Giuliano. Per me non era mai stato un problema, anzi, questa cosa mi rendeva molto felice, perché lo amavo follemente. E quindi ero felice di accontentare tutti i suoi capricci.
Giuliano aveva sempre avuto la passione per il biliardo, e per un periodo si era messo pure in un brutto giro, e si era messo a giocare d’azzardo. Devo dire che vinceva spesso, perché era molto bravo, però poi un giorno si era messo a giocare con uno ancora più bravo di lui, e aveva perso. Purtroppo non aveva tutto il denaro che gli doveva, e così gli disse che glieli avrebbe dati al più presto. Soltanto che passarono i giorni ma Giuliano non riuscì a rimediare la somma di cui aveva bisogno. E così il tizio gli si presentò in casa senza preavviso. Ricordo che quel giorno ero in camera con lui quando tutto ad un tratto qualcuno bussò alla porta. Era lui. Era venuto per estinguere il debito e disse che non poteva più aspettare.
“Ma io i soldi non ce li ho” disse Giuliano senza tergiversare troppo.
“E allora dovrai darmi qualche altra cosa” rispose lui e mi guardò con due occhi accesi di desiderio. “La tua fidanzata, per esempio”.
Stavo per dirgli che io non ero la sua fidanzata, e che non c’entravo niente con gli impicci che combinava Giuliano. Per cui se voleva davvero estinguere il debito in quel modo, e cioè in natura, allora doveva andare da Manuela. Era lei la sua fidanzata, non io. Ma non dissi niente di tutto ciò. Pensai che in qualche modo Giuliano avrebbe risolto quella faccenda in un altro modo, e non dandomi via al primo che capitava. E poi, pensai, se anche avesse deciso di concedermi a lui, in qualche modo gli avrei dimostrato ancora una volta l’immensa disponibilità che avevo a permettergli di fare di me ciò che voleva. Così, ma mi illudevo, avrebbe finalmente capito che la cosa giusta da fare era mollare Manuela per mettersi definitivamente con me. Insomma, ero pronta a quell’ennesima prova d’amore. Manuela, e credo che lui lo sapesse bene, non avrebbe ceduto mai e poi mai ad una cosa del genere. Io invece, per l’amore che provavo per lui, ero pronta a fare questo ed altro.
E così, dopo aver contrattato a lungo, mi diedi da fare e mi concessi a quello lì. Lui in realtà voleva penetrarmi vaginalmente, ma io risposi categoricamente di no, che se voleva poteva avermi solo analmente. Su questo non mi sarei tirata indietro mai e poi mai. Alla fine la ebbi vinta. Disse che si sarebbe accontentato del mio culo e della mia bocca. Infatti cominciammo con un pompino. Lui si mise a sedere sul letto, con i pantaloni e gli slip tirati giù e io inginocchiata in mezzo alle sue gambe. Giuliano ci guardava seduto di fronte a noi. Un po' era dispiaciuto di vedermi fare quella cosa, ma non c’erano alternative. O lo facevo o quello lì lo avrebbe gonfiato di botte.
Poi dopo averlo fatto godere con la bocca mi misi a cavalcioni su di lui facendomi entrare il suo cazzo nel buco del culo, e mi feci penetrare per buoni dieci minuti. Mentre andavo su e giù ogni tanto mi giravo a guardare Giuliano, che continuava a guardarci con un’aria sconfitta e afflitta. Ma io ero felice di farlo, perché dentro di me pensavo che quella era, come vi dicevo prima, una prova d’amore. L’ennesima. Era come se stessi dimostrando, facendomi inculare da quello sconosciuto, che io per Giuliano ero disposta a fare qualsiasi cosa, che io sarei stata una fidanzata esemplare, una moglie perfetta, felice di assecondare tutte le sue richieste, e di sacrificare i miei buchi come stavo facendo per tirarlo fuori dai guai.
Vi lascio immaginare come fui trattata da quello lì mentre mi inculava; praticamente come una puttana. Non faceva che sculacciarmi le natiche e mi chiamava con epiteti davvero poco lusinghieri sempre peggiori. Credo che lo facesse soprattutto per ferire Giuliano, ma ovviamente stava facendo del male anche a me sentirmi chiamare in quel modo; vacca, bocchinara, puttana, rottainculo. Ma non erano quelle parole in sé a ferirmi, quanto il modo come le diceva, con disprezzo e cattiveria. Poi prima di venire mi fece mettere in ginocchio per farmi una cumshot, e quindi rivolgendosi a Giuliano gli disse di guardare bene quello che stava per fare. A quel punto iniziò a sborrarmi sul viso, quattro schizzi decisamente copiosi che trasformarono la mia faccia in un vero e proprio sborratoio.
Soddisfatto di ciò che aveva appena ottenuto, il tizio se ne andò via e il debito era finalmente estinto. Rimasi da sola con Giuliano, il quale era visibilmente mortificato per ciò che era appena accaduto.
“Sabri, ti chiedo scusa” mi disse. “Non sai quanto mi dispiace”.
“Dispiace anche a me” gli risposi amareggiata. “Cerca di riflettere su ciò che ho appena fatto”.
Quello che gli stavo chiedendo era di capire il motivo per cui mi ero lasciata inculare. L’avevo fatto per lui, perché lo amavo, e quella era stata appunto una prova d’amore. E quindi adesso spettava a lui fare qualcosa di concreto, e cioè lasciare Manuela per mettersi con me, che avevo sacrificato il mio buco del culo e la mia bocca per aiutarlo. Ma come ben sapete non lo fece. Nonostante il mio gesto lui rimase insieme a lei, e io continuai ad essere la sua schiavetta del sesso. Insomma, quello che avevo fatto non era servito a niente.
Sabrina.
mercoledì 28 febbraio 2018
mercoledì 31 gennaio 2018
I nostri piccoli segreti.
Mi svegliai alle dieci. Anzi, forse dovrei dire che fu Giuliano a svegliarmi. Ad un certo punto iniziai a sentire i suoi baci caldi su tutto il corpo, le sue mani che esploravano le mie zone erogene, la sua erezione durissima premuta contro un fianco. Il mio corpo iniziò a contorcersi dal piacere; non riuscivo a capire se stavo sognando oppure se stava accadendo per davvero.
Quando i miei occhi si aprirono vidi Giuliano sopra di me; mi aveva afferrato le caviglie e mi teneva le gambe aperte, e il suo enorme cazzo era ponto per entrarmi dentro. Il suo glande mi solleticava le labbra, delicatamente iniziò a farsi strada nel mio corpo e mi fece di nuovo sua. Cazzo quanto scopava bene! Era un vero toro da monta, e io non avevo mai saputo resistergli. Ero sempre stata cotta di lui, del suo grosso cazzo e del suo carattere da stronzo. Perché bisogna dirlo, Giuliano era sempre stato un grandissimo stronzo, e faceva delle donne (me compresa) ciò che voleva, fregandosene dei loro sentimenti. E non so per quale motivo ma questa cosa mi faceva completamente perdere la testa.
Adoravo essere trattata come una bambola del sesso. Perché era in questo modo che Giuliano trattava le donne. E io ero completamente incapace di dirgli di no, qualsiasi cosa mi chiedesse di fare. Una volta per esempio mi chiese di fare una cosa ai limiti della legalità, e io gli dissi di sì, ma ad una condizione; Stefano non lo avrebbe dovuto sapere. Non volevo che venisse a conoscenza del fatto che la sua fidanzata si era abbassata a tanto. E Giuliano allora mi promise che sarebbe stato il nostro piccolo segreto. L’ennesimo. Ogni volta che mi chiedeva di fare qualcosa di molto sporco e io magari facevo un po' di storie lui mi diceva sempre quella cosa, e cioè che sarebbe stato il nostro piccolo segreto. Ormai non li contavo più i nostri piccoli segreti.
Questo episodio che vi sto per raccontare è accaduto qualche mese dopo la nostra prima esperienza cuckold con Giuliano, per cui io e Stefano eravamo già fidanzati, e per questo motivo mi sono sempre sentita un po' in colpa di non avergli raccontato questa cosa. Ero la sua fidanzata, quindi avrebbe avuto tutto il diritto di sapere. Ma non gliel’ho mai detto perché l’ho sempre ritenuta una cosa di cui non andavo particolarmente fiera. La vicenda non era altro che un caso di corruzione politica, per questo dico che non ero orgogliosa di quella storia.
In quel periodo Giuliano, grazie a del denaro che aveva da parte e con l’aiuto di alcuni finanziatori, aveva aperto il suo strip bar, un’attività molto remunerativa che lo aveva reso uno degli imprenditori più giovani e virtuosi della città. Tutto filava per il verso giusto fino a quando non venne fuori che alcune cose non erano in regola. E per sistemare questa faccenda burocratica con la lentezza dell’amministrazione cittadina sarebbero passati mesi e mesi, e nel frattempo lo strip bar era obbligato a rimanere chiuso. Un vero e proprio guaio finanziario per Giuliano, che pensò bene di usare una scorciatoia non proprio legale, ovvero la corruzione di un politico locale con un discreto potere, un vecchio maiale affamato di denaro e sesso.
E così Giuliano aveva preparato per lui una serata allo strip bar davvero speciale, a base di figa e alcol. Per l’occasione aveva assoldato sette escort, le più porche che c’erano in circolazione, ma nonostante questo c’era qualcosa che mancava; secondo Giuliano infatti c’era bisogno della famosa “ciliegina sulla torta”. Ebbene, la ciliegina sulla torta ero io. “Ma perché proprio io?” gli domandai, e lui mi rispose: “perché tu sei il sesso. Tutte le puttane che ci saranno alla festa non riusciranno nemmeno ad avvicinarsi a ciò che sei tu. Sabri, tu sei una maiala da competizione. Solo tu puoi aiutarmi con quello lì”.
Non sapevo dirgli di no.
Ricordo che il giorno che avvenne la porcata di cui vi sto parlando ci misi un’oretta buona a prepararmi; Giuliano mi aveva chiesto di indossare qualcosa di molto porco. Così avevo messo su un vestito rosso oscenamente corto, con una scollatura che avrei fatto fatica a tenere le tette dentro. Infatti non facevano che scivolare fuori. Sotto avevo solo un perizoma nero; il reggiseno come sapete per me è un optional che preferisco non indossare mai.
Mi passò a prendere Giuliano e in cinque minuti raggiungemmo lo strip bar. “La festa” era già cominciata, il porco era già dentro che si stava sollazzando con le escort, e quando entrai mi trovai di fronte ad un’orgia surreale, era come un incendio di corpi, come un intreccio di lingue di fuoco che danzavano e si strofinavano in modo sinuoso. Tutti i corpi delle ragazze erano ammassati su un letto a due piazze che Giuliano aveva messo al centro del palco dello strip bar; al centro di questo lettone caldo c’era lui, il maiale, in estasi per tutta quella gnocca che gli si accalcava tutta intorno, come se lui fosse l’ultimo uomo sulla faccia della terra. Era disteso sulla schiena e una alla volta le ragazze salivano sopra di lui infilandosi il suo cazzo in figa.
Prima di unirmi a quell’ammucchiata mi fermai un po' a guardare; il vecchio maiale sborrava in continuazione. Ma come faceva ad avercelo ancora dritto? Il suo segreto era riposto dentro il suo corpo imbottito di viagra. Ecco come faceva. Ne aveva preso così tanto che stava quasi rischiando di rimanerci stecchito.
Sembrava di stare di fronte ad un baccanale dell’antica Roma, infatti quella scena mi diede l’impressione di un qualcosa di “antico”, quasi come se fossi tornata indietro nel tempo. Non avrei mai immaginato di vedere una cosa del genere, eppure a breve ci sarei finita in mezzo. Le ragazze erano in tutto sette, e mentre una gli montava sopra cavalcandolo le altre si baciavano e si accarezzavano l’un l’altra, in attesa del loro turno. E comunque notai che o erano molto brave a fingere di godere o erano strafatte di qualche sostanza eccitante, perché sembrava che fossero davvero in preda all’eccitazione, e così accecate dal sesso da perdere qualsiasi freno inibitorio (ammesso e non concesso che quelle ragazze ne abbiano mai avuti di freni inibitori).
Iniziai a farmi avanti verso quel caldo assembramento di corpi, e non appena il vecchio porco mi vide si fece strada tra tutta quella carne che lo assediava. In mezzo a tutta quella figa lui voleva me, voleva le mie tette, che mi erano scivolate fuori dallo scollo quindi al momento ce le avevo libere, e gliele stavo offrendo, e lui sembrava estasiato dalla mia taglia. Nessuna di quelle ragazze ce le aveva grosse come le mie. Chi poteva competere con la mia sesta? E infatti capii immediatamente lui cosa voleva da me. Lui voleva poter godere con le mie tette, stringerle tra le sue mani, piantargli il cazzo in mezzo e scoparmi in quel modo. E allora mi sfilai il vestito e rimasi in perizoma, saltai sul letto e mi misi in ginocchio davanti a lui, che intanto si era alzato in piedi e mi puntava il suo cazzo fieramente eretto davanti alle tette. Me le afferrai con entrambe le mani e le strinsi intorno alla sua asta, e iniziai a fargli ciò che voleva, ciò che aveva desiderato fin dal primo momento che mi aveva visto, una delle mie colossali spagnole.
Le escort ci circondarono cominciando a farci delle effusioni molto spinte; una ce l’avevo dietro che si era fissata col mio culone burroso, e si divertiva a darmi dei gran ceffoni. Un’altra invece aveva preso a baciarmi il collo. Ma io non mi lasciai distrarre e continuai imperterrita a “spagnoleggiare”. Le altre puttane invece si dedicarono a lui, accarezzandolo e baciandolo dappertutto. Ad un certo punto lui mi afferrò con violenza i capelli strattonandomi un po', e mi costrinse a girarmi e a mettermi alla pecorina.
“Adesso ti sfondo il culo, puttanella!” mi disse.
Mi strappò letteralmente via il perizoma e mi afferrò per i fianchi, e con le gambe curve sopra di me a poco alla volta calò il suo cazzo (ancora sorprendentemente duro) verso il mio buco del culo. Sentii il suo glande premere contro l’ingresso del retto, e con una spinta decisiva lo fece entrare tutto nella sua interezza. Iniziò a ingropparmi senza sosta, ogni tanto mi sculacciava, e io non capivo più niente, non capivo se a sculacciarmi era lui o le escort che ci ronzavano intorno. So soltanto che il calore di tutti quei corpi intorno a noi e il tepore dei faretti rossi che illuminavano il palco dello strip bar, mi avevano completamente inebetita. Ero incapace di fare qualsiasi cosa, preda di quel delirio collettivo, con le ragazze che per divertimento mi riempivano di schiaffi dappertutto, e lui che non la finiva di incularmi. Alla fine c’avevo il buco del culo in fiamme. Mi sa che mi ci aveva anche sborrato dentro, ma ero troppo confusa per rendermene conto.
Ricordo che per tutto il tempo non feci che pensare a Giuliano. Solo una stupida come me poteva essersi innamorata perdutamente di uno come lui, a tal punto da farsi trattare in quel modo, come un pezzo di carne da dare in pasto ai leoni. Eppure l’amore che provavo per lui mi annientava, e mi rendeva incapace di dirgli di no. E tutt’ora è ancora così; continuo ad essere la sua schiava del sesso, pronta ad assecondare tutte le sue richieste, anche quelle più assurde.
Comunque l’esito della serata non deluse le aspettative di Giuliano. Il vecchio porco nel giro di due giorni lo aiutò a riaprire i battenti dello strip bar, naturalmente tutto grazie alla complicità del mio buco del culo.
Sabrina.
Quando i miei occhi si aprirono vidi Giuliano sopra di me; mi aveva afferrato le caviglie e mi teneva le gambe aperte, e il suo enorme cazzo era ponto per entrarmi dentro. Il suo glande mi solleticava le labbra, delicatamente iniziò a farsi strada nel mio corpo e mi fece di nuovo sua. Cazzo quanto scopava bene! Era un vero toro da monta, e io non avevo mai saputo resistergli. Ero sempre stata cotta di lui, del suo grosso cazzo e del suo carattere da stronzo. Perché bisogna dirlo, Giuliano era sempre stato un grandissimo stronzo, e faceva delle donne (me compresa) ciò che voleva, fregandosene dei loro sentimenti. E non so per quale motivo ma questa cosa mi faceva completamente perdere la testa.
Adoravo essere trattata come una bambola del sesso. Perché era in questo modo che Giuliano trattava le donne. E io ero completamente incapace di dirgli di no, qualsiasi cosa mi chiedesse di fare. Una volta per esempio mi chiese di fare una cosa ai limiti della legalità, e io gli dissi di sì, ma ad una condizione; Stefano non lo avrebbe dovuto sapere. Non volevo che venisse a conoscenza del fatto che la sua fidanzata si era abbassata a tanto. E Giuliano allora mi promise che sarebbe stato il nostro piccolo segreto. L’ennesimo. Ogni volta che mi chiedeva di fare qualcosa di molto sporco e io magari facevo un po' di storie lui mi diceva sempre quella cosa, e cioè che sarebbe stato il nostro piccolo segreto. Ormai non li contavo più i nostri piccoli segreti.
Questo episodio che vi sto per raccontare è accaduto qualche mese dopo la nostra prima esperienza cuckold con Giuliano, per cui io e Stefano eravamo già fidanzati, e per questo motivo mi sono sempre sentita un po' in colpa di non avergli raccontato questa cosa. Ero la sua fidanzata, quindi avrebbe avuto tutto il diritto di sapere. Ma non gliel’ho mai detto perché l’ho sempre ritenuta una cosa di cui non andavo particolarmente fiera. La vicenda non era altro che un caso di corruzione politica, per questo dico che non ero orgogliosa di quella storia.
In quel periodo Giuliano, grazie a del denaro che aveva da parte e con l’aiuto di alcuni finanziatori, aveva aperto il suo strip bar, un’attività molto remunerativa che lo aveva reso uno degli imprenditori più giovani e virtuosi della città. Tutto filava per il verso giusto fino a quando non venne fuori che alcune cose non erano in regola. E per sistemare questa faccenda burocratica con la lentezza dell’amministrazione cittadina sarebbero passati mesi e mesi, e nel frattempo lo strip bar era obbligato a rimanere chiuso. Un vero e proprio guaio finanziario per Giuliano, che pensò bene di usare una scorciatoia non proprio legale, ovvero la corruzione di un politico locale con un discreto potere, un vecchio maiale affamato di denaro e sesso.
E così Giuliano aveva preparato per lui una serata allo strip bar davvero speciale, a base di figa e alcol. Per l’occasione aveva assoldato sette escort, le più porche che c’erano in circolazione, ma nonostante questo c’era qualcosa che mancava; secondo Giuliano infatti c’era bisogno della famosa “ciliegina sulla torta”. Ebbene, la ciliegina sulla torta ero io. “Ma perché proprio io?” gli domandai, e lui mi rispose: “perché tu sei il sesso. Tutte le puttane che ci saranno alla festa non riusciranno nemmeno ad avvicinarsi a ciò che sei tu. Sabri, tu sei una maiala da competizione. Solo tu puoi aiutarmi con quello lì”.
Non sapevo dirgli di no.
Ricordo che il giorno che avvenne la porcata di cui vi sto parlando ci misi un’oretta buona a prepararmi; Giuliano mi aveva chiesto di indossare qualcosa di molto porco. Così avevo messo su un vestito rosso oscenamente corto, con una scollatura che avrei fatto fatica a tenere le tette dentro. Infatti non facevano che scivolare fuori. Sotto avevo solo un perizoma nero; il reggiseno come sapete per me è un optional che preferisco non indossare mai.
Mi passò a prendere Giuliano e in cinque minuti raggiungemmo lo strip bar. “La festa” era già cominciata, il porco era già dentro che si stava sollazzando con le escort, e quando entrai mi trovai di fronte ad un’orgia surreale, era come un incendio di corpi, come un intreccio di lingue di fuoco che danzavano e si strofinavano in modo sinuoso. Tutti i corpi delle ragazze erano ammassati su un letto a due piazze che Giuliano aveva messo al centro del palco dello strip bar; al centro di questo lettone caldo c’era lui, il maiale, in estasi per tutta quella gnocca che gli si accalcava tutta intorno, come se lui fosse l’ultimo uomo sulla faccia della terra. Era disteso sulla schiena e una alla volta le ragazze salivano sopra di lui infilandosi il suo cazzo in figa.
Prima di unirmi a quell’ammucchiata mi fermai un po' a guardare; il vecchio maiale sborrava in continuazione. Ma come faceva ad avercelo ancora dritto? Il suo segreto era riposto dentro il suo corpo imbottito di viagra. Ecco come faceva. Ne aveva preso così tanto che stava quasi rischiando di rimanerci stecchito.
Sembrava di stare di fronte ad un baccanale dell’antica Roma, infatti quella scena mi diede l’impressione di un qualcosa di “antico”, quasi come se fossi tornata indietro nel tempo. Non avrei mai immaginato di vedere una cosa del genere, eppure a breve ci sarei finita in mezzo. Le ragazze erano in tutto sette, e mentre una gli montava sopra cavalcandolo le altre si baciavano e si accarezzavano l’un l’altra, in attesa del loro turno. E comunque notai che o erano molto brave a fingere di godere o erano strafatte di qualche sostanza eccitante, perché sembrava che fossero davvero in preda all’eccitazione, e così accecate dal sesso da perdere qualsiasi freno inibitorio (ammesso e non concesso che quelle ragazze ne abbiano mai avuti di freni inibitori).
Iniziai a farmi avanti verso quel caldo assembramento di corpi, e non appena il vecchio porco mi vide si fece strada tra tutta quella carne che lo assediava. In mezzo a tutta quella figa lui voleva me, voleva le mie tette, che mi erano scivolate fuori dallo scollo quindi al momento ce le avevo libere, e gliele stavo offrendo, e lui sembrava estasiato dalla mia taglia. Nessuna di quelle ragazze ce le aveva grosse come le mie. Chi poteva competere con la mia sesta? E infatti capii immediatamente lui cosa voleva da me. Lui voleva poter godere con le mie tette, stringerle tra le sue mani, piantargli il cazzo in mezzo e scoparmi in quel modo. E allora mi sfilai il vestito e rimasi in perizoma, saltai sul letto e mi misi in ginocchio davanti a lui, che intanto si era alzato in piedi e mi puntava il suo cazzo fieramente eretto davanti alle tette. Me le afferrai con entrambe le mani e le strinsi intorno alla sua asta, e iniziai a fargli ciò che voleva, ciò che aveva desiderato fin dal primo momento che mi aveva visto, una delle mie colossali spagnole.
Le escort ci circondarono cominciando a farci delle effusioni molto spinte; una ce l’avevo dietro che si era fissata col mio culone burroso, e si divertiva a darmi dei gran ceffoni. Un’altra invece aveva preso a baciarmi il collo. Ma io non mi lasciai distrarre e continuai imperterrita a “spagnoleggiare”. Le altre puttane invece si dedicarono a lui, accarezzandolo e baciandolo dappertutto. Ad un certo punto lui mi afferrò con violenza i capelli strattonandomi un po', e mi costrinse a girarmi e a mettermi alla pecorina.
“Adesso ti sfondo il culo, puttanella!” mi disse.
Mi strappò letteralmente via il perizoma e mi afferrò per i fianchi, e con le gambe curve sopra di me a poco alla volta calò il suo cazzo (ancora sorprendentemente duro) verso il mio buco del culo. Sentii il suo glande premere contro l’ingresso del retto, e con una spinta decisiva lo fece entrare tutto nella sua interezza. Iniziò a ingropparmi senza sosta, ogni tanto mi sculacciava, e io non capivo più niente, non capivo se a sculacciarmi era lui o le escort che ci ronzavano intorno. So soltanto che il calore di tutti quei corpi intorno a noi e il tepore dei faretti rossi che illuminavano il palco dello strip bar, mi avevano completamente inebetita. Ero incapace di fare qualsiasi cosa, preda di quel delirio collettivo, con le ragazze che per divertimento mi riempivano di schiaffi dappertutto, e lui che non la finiva di incularmi. Alla fine c’avevo il buco del culo in fiamme. Mi sa che mi ci aveva anche sborrato dentro, ma ero troppo confusa per rendermene conto.
Ricordo che per tutto il tempo non feci che pensare a Giuliano. Solo una stupida come me poteva essersi innamorata perdutamente di uno come lui, a tal punto da farsi trattare in quel modo, come un pezzo di carne da dare in pasto ai leoni. Eppure l’amore che provavo per lui mi annientava, e mi rendeva incapace di dirgli di no. E tutt’ora è ancora così; continuo ad essere la sua schiava del sesso, pronta ad assecondare tutte le sue richieste, anche quelle più assurde.
Comunque l’esito della serata non deluse le aspettative di Giuliano. Il vecchio porco nel giro di due giorni lo aiutò a riaprire i battenti dello strip bar, naturalmente tutto grazie alla complicità del mio buco del culo.
Sabrina.
domenica 21 gennaio 2018
mercoledì 3 gennaio 2018
La puttana ufficiale della comitiva.
(in foto: Alex Chance, AlexChanceXXX.com)
Prima di quella famosa pasquetta in campagna già avevo sentito parlare della mitica Sabrina Bocca e Culo. Dico “mitica” perché era un mito per noi maschietti. L’unica che si offriva a chiunque in modo indiscriminato; bastava farsi avanti e lei faceva per te cose che avresti visto soltanto in un film porno. Cose che avrebbero fatto inorridire la maggior parte delle sue coetanee. Quindi, come dicevo, già avevo sentito molte storie porchissime sul suo conto, ma in quell’occasione (appunto la festicciola in campagna) ebbi modo di vederla e di constatare che quello che dicevano era vero: Sabrina era davvero una gran troia. Ricordo per esempio che ogni tanto qualcuno le dava una bella pacca sul sedere, e lei ogni volta faceva finta di arrabbiarsi, ma si vedeva chiaramente che le piaceva un casino.
Alla festa c’era anche quello che poi sarebbe diventato suo marito, il quale come me se ne rimase in disparte. Non erano ancora neppure fidanzati, eppure lui era molto infastidito da come i maschietti trattavano la sua futura moglie. Quasi come se in qualche modo sapesse che un giorno Sabri sarebbe stata la donna che avrebbe portato all’altare, e proprio per questo motivo il fatto che tutti i maschietti le ronzavano intorno palpandola e sculacciandola continuamente lo faceva stare d’umore nero. Probabilmente lui era l’unico maschio con il buon senso di vedere Sabrina per quello che era, e cioè una ragazza bisognosa d’amore. Io e gli altri probabilmente, accecati dai bollori giovanili, in lei non riuscivamo a vedere altro che una puttana. Sì, anche io sono colpevole di questo, anche se me ne ero rimasto a distanza, ma lo avevo fatto con lo spirito voyeuristico che alimenta i guardoni che vanno nei parcheggi a spiare le coppiette che fanno l’amore. Io guardavo ma non toccavo, ma guardavo con eccitazione, con malizia, senza alcun rispetto, come se Sabrina fosse una bambolina del sesso creata appositamente per far godere gli uomini. Lo so che questo è sbagliato, ma era proprio così che lei appariva ai miei occhi.
Discorso diverso invece per quello che poi sarebbe diventato suo marito, che invece la guardava con gli occhi dell’amore, in quel momento carichi di insofferenza e rabbia per il modo in cui gli altri stavano trattando la sua futura moglie. Lui non la vedeva come una bambolina del sesso come invece facevamo noi, e per questo motivo credo che Sabrina abbia preso la decisione giusta di diventare sua moglie. In fin dei conti lui era l’unico tra tutti noi a meritarsi una donna così speciale.
La seconda volta che vidi Sabrina Bocca e Culo fu la settimana successiva; ricordo che ero in centro con gli amici nel nostro solito luogo di ritrovo, un bar che si chiamava Jazz Cafè, un posto tristissimo se ci ripenso, eppure era il “nostro” bar, il luogo in cui ci riunivamo. Ebbene, quel giorno mi dissero che era il compleanno di un certo Pier Vittorio, un nostro coetaneo che conoscevo appena. Non era esattamente un membro della nostra comitiva, piuttosto era uno che saltuariamente si aggregava a noi. Mi dissero che avevano preparato per lui una sorpresa davvero speciale.
“Oggi lo facciamo diventare un uomo” mi dissero.
“Che vuol dire?” chiesi.
“Giuliano ha chiesto a Sabrina Bocca e Culo di sverginarlo”.
A questo punto è meglio che faccia delle precisazioni: Pier Vittorio era un verginello di quelli che ce l’avevano scritto in faccia. In fin dei conti molti di noi lo erano, anche io lo ero, ma di Pier Vittorio lo sapevano tutti, e questa cosa lo aveva reso un po' una macchietta. Invece Giuliano era il playboy del gruppo, e con Sabrina aveva un rapporto speciale: lei era la sua amante fissa. Dico “amante” perché Giuliano aveva una fidanzata ufficiale di nome Manuela. Ma erano più le volte che andava a letto con Sabrina che con lei. Pare che Sabrina avesse perso la verginità anale proprio con Giuliano. Ho sempre avuto l’impressione che lei fosse innamorata persa di Giuliano, ma che lui la usava solo come un buco da riempire. Con lei riusciva a fare tutte le cose che la sua fidanzata non gli permetteva di fare. E lei in questo lo accontentava su tutto, perché era come se in presenza di Giuliano perdesse completamente qualsiasi freno inibitorio (ammesso che ne abbia mai avuti di freni inibitori).
L’episodio di cui vi sto parlando vi è stato già raccontato in un post della figlia di Sabrina, Moana, la quale ha avuto modo di conoscere Pier Vittorio e diventarne una specie di “amica intima”. Ecco a voi il link:
Alla festa c’era anche quello che poi sarebbe diventato suo marito, il quale come me se ne rimase in disparte. Non erano ancora neppure fidanzati, eppure lui era molto infastidito da come i maschietti trattavano la sua futura moglie. Quasi come se in qualche modo sapesse che un giorno Sabri sarebbe stata la donna che avrebbe portato all’altare, e proprio per questo motivo il fatto che tutti i maschietti le ronzavano intorno palpandola e sculacciandola continuamente lo faceva stare d’umore nero. Probabilmente lui era l’unico maschio con il buon senso di vedere Sabrina per quello che era, e cioè una ragazza bisognosa d’amore. Io e gli altri probabilmente, accecati dai bollori giovanili, in lei non riuscivamo a vedere altro che una puttana. Sì, anche io sono colpevole di questo, anche se me ne ero rimasto a distanza, ma lo avevo fatto con lo spirito voyeuristico che alimenta i guardoni che vanno nei parcheggi a spiare le coppiette che fanno l’amore. Io guardavo ma non toccavo, ma guardavo con eccitazione, con malizia, senza alcun rispetto, come se Sabrina fosse una bambolina del sesso creata appositamente per far godere gli uomini. Lo so che questo è sbagliato, ma era proprio così che lei appariva ai miei occhi.
Discorso diverso invece per quello che poi sarebbe diventato suo marito, che invece la guardava con gli occhi dell’amore, in quel momento carichi di insofferenza e rabbia per il modo in cui gli altri stavano trattando la sua futura moglie. Lui non la vedeva come una bambolina del sesso come invece facevamo noi, e per questo motivo credo che Sabrina abbia preso la decisione giusta di diventare sua moglie. In fin dei conti lui era l’unico tra tutti noi a meritarsi una donna così speciale.
La seconda volta che vidi Sabrina Bocca e Culo fu la settimana successiva; ricordo che ero in centro con gli amici nel nostro solito luogo di ritrovo, un bar che si chiamava Jazz Cafè, un posto tristissimo se ci ripenso, eppure era il “nostro” bar, il luogo in cui ci riunivamo. Ebbene, quel giorno mi dissero che era il compleanno di un certo Pier Vittorio, un nostro coetaneo che conoscevo appena. Non era esattamente un membro della nostra comitiva, piuttosto era uno che saltuariamente si aggregava a noi. Mi dissero che avevano preparato per lui una sorpresa davvero speciale.
“Oggi lo facciamo diventare un uomo” mi dissero.
“Che vuol dire?” chiesi.
“Giuliano ha chiesto a Sabrina Bocca e Culo di sverginarlo”.
A questo punto è meglio che faccia delle precisazioni: Pier Vittorio era un verginello di quelli che ce l’avevano scritto in faccia. In fin dei conti molti di noi lo erano, anche io lo ero, ma di Pier Vittorio lo sapevano tutti, e questa cosa lo aveva reso un po' una macchietta. Invece Giuliano era il playboy del gruppo, e con Sabrina aveva un rapporto speciale: lei era la sua amante fissa. Dico “amante” perché Giuliano aveva una fidanzata ufficiale di nome Manuela. Ma erano più le volte che andava a letto con Sabrina che con lei. Pare che Sabrina avesse perso la verginità anale proprio con Giuliano. Ho sempre avuto l’impressione che lei fosse innamorata persa di Giuliano, ma che lui la usava solo come un buco da riempire. Con lei riusciva a fare tutte le cose che la sua fidanzata non gli permetteva di fare. E lei in questo lo accontentava su tutto, perché era come se in presenza di Giuliano perdesse completamente qualsiasi freno inibitorio (ammesso che ne abbia mai avuti di freni inibitori).
L’episodio di cui vi sto parlando vi è stato già raccontato in un post della figlia di Sabrina, Moana, la quale ha avuto modo di conoscere Pier Vittorio e diventarne una specie di “amica intima”. Ecco a voi il link:
Ricordo che l’appuntamento con Giuliano (e quindi con Sabrina) era sotto casa di Pier Vittorio. Lei era vestita come suo solito in modo porchissimo; aveva un abito rosso oscenamente corto che le metteva a nudo le sue spettacolari cosce nella sua interezza, e che a stento riusciva a nascondergli il culo, quel culo tanto ambito e da molti maschietti molto apprezzato per la sua particolare disponibilità nell’accoglierli. Il vestito aveva inoltre una generosissima scollatura da cui le sue tette non facevano che scivolare continuamente fuori, e lei ogni tanto le infilava di nuovo dentro (ma inutilmente, perché dopo cinque minuti uscivano di nuovo). Quando la vidi mi venne un tremore eccezionale, quasi come se avessi i sintomi influenzali; Sabrina era uno spettacolo della natura, e io di fronte a lei diventavo di pietra, incapace di fare qualsiasi cosa. Tutti i miei amici invece sembravano a proprio agio con lei, e la palpeggiavano e la stuzzicavano nei punti più proibiti, e lei se lo lasciava fare, come se da quell’orgia di mani sul suo corpo ne traesse piacere e divertimento. Eppure, mi chiedevo, come mai Giuliano lasciava che i suoi amici facessero di Sabri quello che volevano? Ovviamente perché per lui Sabrina non contava nulla, era solo un giocattolo con cui sollazzarsi, un giocattolo da condividere con i suoi amici. Probabilmente se avessero fatto la stessa cosa con la sua fidanzata, Manuela, allora Giuliano avrebbe spaccato la faccia a tutti. Con Sabrina era differente. Sabrina era la puttana ufficiale della comitiva.
Anonimo.
giovedì 28 dicembre 2017
Se ti manca di rispetto fammi un fischio.
(in foto: Kelsi Monroe, Waiting for Daddy, Tushy.com)
E quindi mi ero spogliata, completamente, e ero a pecorina sul letto di Luca, e lui era sopra di me, anche lui nudo, con indosso soltanto un profilattico (perché in fin dei conti lo conoscevo appena), e con le dita lo aveva indirizzato verso il mio buco del culo. Ancora non lo aveva ficcato dentro, però sentivo la punta del suo glande turgido che mi solleticava l’orifizio anale. A breve avrebbe realizzato il suo sogno: incularmi.
Cinzia era seduta fuori alla camera da letto, in attesa che il rapporto anale che stavamo consumando fosse giunto a termine. In verità non sapevo quanto sarebbe durato, perché non sapevo di quanto tempo avesse bisogno per eiaculare, però Cinzia ci aveva detto di fare con calma, di prenderci tutto il tempo che volevamo. Lei avrebbe aspettato. Però prima di lasciarci da soli si era premurata di dirmi che per qualsiasi problema potevo contare su di lei.
“Se ti manca di rispetto fammi un fischio. Adesso vi lascio un po' di privacy” poi si rivolse a lui: “mi raccomando a te, Sabrina è una donna, non un buco da riempire, quindi attento a quello che fai”.
Avevo deciso di accontentare Luca perché me lo aveva chiesto senza però pretenderlo; avrebbe potuto utilizzare la videocassetta come arma per ricattarmi, e quindi obbligandomi a dargli il condotto anale con la forza e contro la mia volontà, e invece non lo aveva fatto. Era stato chiaro, la videocassetta me l’avrebbe data a prescindere, anche se mi rifiutavo di dargli il culo. Ma fin dalla prima volta che aveva visto quel video amatoriale il mio posteriore era diventato il suo sogno erotico, la sua ossessione, e se io glielo avessi dato mi disse che lo avrei aiutato a liberarsi da quella specie di incantesimo erotico che lo tormentava da circa vent’anni. Era come se non mi stesse chiedendo un rapporto anale, bensì una mano a cui aggrapparsi, per liberarsi definitivamente da quel pensiero ossessivo che era il mio retto.
Capirete che avendomelo chiesto in quel modo non mi sentii di negarglielo. E quindi adesso era lì, con le gambe aperte sopra di me e la sua erezione premuta contro il mio buco posteriore. Iniziò a spingerlo verso dentro, ma non era così facile senza un filo di lubrificante. E poi si vedeva chiaramente che non era molto espero e che il sesso anale era una cosa che aveva visto solo nei film hard. Giuliano al posto suo non avrebbe avuto alcun problema a farmelo entrare, ma Luca non aveva nemmeno un quarto dell’esperienza che invece aveva lui.
“Ehi!” urlò Cinzia dal salotto, dove stava aspettando che fosse tutto finito. “Come va lì dentro? Quanto vi ci vuole ancora?”.
“Non è ancora entrato” le risposi. “Per Luca è la prima volta, quindi non riesce a penetrarmi”.
Non è che non ci riusciva perché non sapeva come fare, piuttosto era come se avesse paura di farmi male, e allora lo spingeva molto timidamente, e quindi il suo membro non riusciva a farsi strada. Sentii Cinzia sbuffare di insofferenza, e poi il suono dei suoi tacchi che man mano si avvicinavano verso di noi, fino a quando la vedemmo comparire in camera da letto.
“Non vi muovete” ci disse. “Ora ci penso io”.
Si abbassò con la bocca tra le mie natiche aperte e iniziò a leccarmi con decisione il buco del culo cercando di lubrificarlo il più possibile con la saliva, poi ci sputò sopra e lo penetrò con due dita, poi le dita diventarono tre, poi quattro e infine ci infilò tutta la mano. Adesso che aveva allargato il mio orifizio anale il cazzo di Luca poteva farsi strada dentro senza problemi, quindi Cinzia lo afferrò con decisione alla base e lo indirizzò dentro, e Luca con una spinta me lo fece entrare tutto fino alle palle. Era fatta. Adesso potevamo cominciare.
“Dacci dentro, stallone” disse Cinzia dando a Luca una pacca sul sedere, dopodichè ci lasciò di nuovo soli ritornandosene nel soggiorno.
A questo punto per Luca era come una strada in discesa, quindi mi afferrò per i fianchi e cominciò a scoparmi, e mentre lo faceva ogni tanto lo sentivo che mi palpava energicamente il sedere, fino a quando mi chiese se poteva darmi qualche sculacciata, perché aveva visto che durante la gangbang ne avevo ricevute tante dai miei partner.
“Mica ti dispiace se lo faccio anch’io?”.
“Dipende da come lo fai. Se lo fai in modo irrispettoso allora non mi piace”.
“Lo faccio perché hai un culo divino” mi rispose.
“E allora accomodati pure”.
E ecco il primo sganassone, diretto sulla natica destra, il primo di una lunga serie. Non me ne rendevo conto ma per Luca ero una specie di diva del sesso, al pari di Sarah Louise Young o Letha Weapons, insomma una di quelle attrici del porno che avevano segnato la gioventù di migliaia di segaioli. E poter fare l’amore con me era come un sogno che si avverava.
Ogni tanto vedevo Cinzia entrare in camera da letto per assicurarsi che fosse tutto ok, e dopo essersi accertata che Luca non stesse facendo niente di scorretto allora se ne ritornava in soggiorno. A un certo punto le dissi che se voleva fermarsi a farci compagnia poteva farlo. Non le stavo chiedendo di unirsi a noi, perché quello che stavo facendo era una cosa che riguardava soltanto me e Luca, però poteva restare in camera da letto a guardarci.
“Ovviamente soltanto se ti fa piacere” le dissi.
“Va bene, così posso assicurarmi che tutto vada nel verso giusto”.
E così si mise sulla porta a guardarci con le braccia incrociate e un’espressione severa, quasi come se fosse la mia guardia del corpo. Ma era così evidente che trovava quella scena molto eccitante, quasi come se sentisse il desiderio di prendere il mio posto. Allora la vidi alzarsi la gonna fino ai fianchi, si spostò un lembo del perizoma scoprendo le labbra di sotto e iniziò a sgrillettarsi lentamente ma con decisione.
“Sei proprio una porca” dissi divertita.
“Senti chi parla” rispose lei. “Ti stai facendo impalare da un perfetto sconosciuto, e poi la porca sarei io”.
Aveva ragione. Ero una puttana patentata. Avrei potuto dire a Luca di darmi la videocassetta senza fare storie e tutto sarebbe finito lì. E invece no, avevo deciso di accontentarlo senza battere ciglio. Mi aveva chiesto il culo e io gliel’avevo dato. Purtroppo era così, Stefano aveva sposato una puttana, e di conseguenza ero una moglie vacca, e lui un marito cornuto (ma in fin dei conti lui era felice di esserlo, per questo aveva deciso di sposarmi).
Sabrina.
Cinzia era seduta fuori alla camera da letto, in attesa che il rapporto anale che stavamo consumando fosse giunto a termine. In verità non sapevo quanto sarebbe durato, perché non sapevo di quanto tempo avesse bisogno per eiaculare, però Cinzia ci aveva detto di fare con calma, di prenderci tutto il tempo che volevamo. Lei avrebbe aspettato. Però prima di lasciarci da soli si era premurata di dirmi che per qualsiasi problema potevo contare su di lei.
“Se ti manca di rispetto fammi un fischio. Adesso vi lascio un po' di privacy” poi si rivolse a lui: “mi raccomando a te, Sabrina è una donna, non un buco da riempire, quindi attento a quello che fai”.
Avevo deciso di accontentare Luca perché me lo aveva chiesto senza però pretenderlo; avrebbe potuto utilizzare la videocassetta come arma per ricattarmi, e quindi obbligandomi a dargli il condotto anale con la forza e contro la mia volontà, e invece non lo aveva fatto. Era stato chiaro, la videocassetta me l’avrebbe data a prescindere, anche se mi rifiutavo di dargli il culo. Ma fin dalla prima volta che aveva visto quel video amatoriale il mio posteriore era diventato il suo sogno erotico, la sua ossessione, e se io glielo avessi dato mi disse che lo avrei aiutato a liberarsi da quella specie di incantesimo erotico che lo tormentava da circa vent’anni. Era come se non mi stesse chiedendo un rapporto anale, bensì una mano a cui aggrapparsi, per liberarsi definitivamente da quel pensiero ossessivo che era il mio retto.
Capirete che avendomelo chiesto in quel modo non mi sentii di negarglielo. E quindi adesso era lì, con le gambe aperte sopra di me e la sua erezione premuta contro il mio buco posteriore. Iniziò a spingerlo verso dentro, ma non era così facile senza un filo di lubrificante. E poi si vedeva chiaramente che non era molto espero e che il sesso anale era una cosa che aveva visto solo nei film hard. Giuliano al posto suo non avrebbe avuto alcun problema a farmelo entrare, ma Luca non aveva nemmeno un quarto dell’esperienza che invece aveva lui.
“Ehi!” urlò Cinzia dal salotto, dove stava aspettando che fosse tutto finito. “Come va lì dentro? Quanto vi ci vuole ancora?”.
“Non è ancora entrato” le risposi. “Per Luca è la prima volta, quindi non riesce a penetrarmi”.
Non è che non ci riusciva perché non sapeva come fare, piuttosto era come se avesse paura di farmi male, e allora lo spingeva molto timidamente, e quindi il suo membro non riusciva a farsi strada. Sentii Cinzia sbuffare di insofferenza, e poi il suono dei suoi tacchi che man mano si avvicinavano verso di noi, fino a quando la vedemmo comparire in camera da letto.
“Non vi muovete” ci disse. “Ora ci penso io”.
Si abbassò con la bocca tra le mie natiche aperte e iniziò a leccarmi con decisione il buco del culo cercando di lubrificarlo il più possibile con la saliva, poi ci sputò sopra e lo penetrò con due dita, poi le dita diventarono tre, poi quattro e infine ci infilò tutta la mano. Adesso che aveva allargato il mio orifizio anale il cazzo di Luca poteva farsi strada dentro senza problemi, quindi Cinzia lo afferrò con decisione alla base e lo indirizzò dentro, e Luca con una spinta me lo fece entrare tutto fino alle palle. Era fatta. Adesso potevamo cominciare.
“Dacci dentro, stallone” disse Cinzia dando a Luca una pacca sul sedere, dopodichè ci lasciò di nuovo soli ritornandosene nel soggiorno.
A questo punto per Luca era come una strada in discesa, quindi mi afferrò per i fianchi e cominciò a scoparmi, e mentre lo faceva ogni tanto lo sentivo che mi palpava energicamente il sedere, fino a quando mi chiese se poteva darmi qualche sculacciata, perché aveva visto che durante la gangbang ne avevo ricevute tante dai miei partner.
“Mica ti dispiace se lo faccio anch’io?”.
“Dipende da come lo fai. Se lo fai in modo irrispettoso allora non mi piace”.
“Lo faccio perché hai un culo divino” mi rispose.
“E allora accomodati pure”.
E ecco il primo sganassone, diretto sulla natica destra, il primo di una lunga serie. Non me ne rendevo conto ma per Luca ero una specie di diva del sesso, al pari di Sarah Louise Young o Letha Weapons, insomma una di quelle attrici del porno che avevano segnato la gioventù di migliaia di segaioli. E poter fare l’amore con me era come un sogno che si avverava.
Ogni tanto vedevo Cinzia entrare in camera da letto per assicurarsi che fosse tutto ok, e dopo essersi accertata che Luca non stesse facendo niente di scorretto allora se ne ritornava in soggiorno. A un certo punto le dissi che se voleva fermarsi a farci compagnia poteva farlo. Non le stavo chiedendo di unirsi a noi, perché quello che stavo facendo era una cosa che riguardava soltanto me e Luca, però poteva restare in camera da letto a guardarci.
“Ovviamente soltanto se ti fa piacere” le dissi.
“Va bene, così posso assicurarmi che tutto vada nel verso giusto”.
E così si mise sulla porta a guardarci con le braccia incrociate e un’espressione severa, quasi come se fosse la mia guardia del corpo. Ma era così evidente che trovava quella scena molto eccitante, quasi come se sentisse il desiderio di prendere il mio posto. Allora la vidi alzarsi la gonna fino ai fianchi, si spostò un lembo del perizoma scoprendo le labbra di sotto e iniziò a sgrillettarsi lentamente ma con decisione.
“Sei proprio una porca” dissi divertita.
“Senti chi parla” rispose lei. “Ti stai facendo impalare da un perfetto sconosciuto, e poi la porca sarei io”.
Aveva ragione. Ero una puttana patentata. Avrei potuto dire a Luca di darmi la videocassetta senza fare storie e tutto sarebbe finito lì. E invece no, avevo deciso di accontentarlo senza battere ciglio. Mi aveva chiesto il culo e io gliel’avevo dato. Purtroppo era così, Stefano aveva sposato una puttana, e di conseguenza ero una moglie vacca, e lui un marito cornuto (ma in fin dei conti lui era felice di esserlo, per questo aveva deciso di sposarmi).
Sabrina.
domenica 29 ottobre 2017
Occhi indiscreti.
(in foto: Alex Chance, Alex Knows What You Want, AlexChanceXXX.com)
Ma le novità per Giuliano non erano finite. Infatti dalla fine del corridoio giungevano rumori terribili di spari, esplosioni e urla di dolore. Era Erri, il figlio di mia sorella Margherita, che stava giocando ad uno sparatutto in prima persona ambientato durante la guerra del golfo. Forse dovrei precisare che era mezzanotte e lui era ancora incollato alla sua consolle, e io non sapevo cosa fare per farlo smettere. Eppure dovevo inventarmi qualcosa, perché avevo promesso a mia sorella che ci avrei pensato io a farlo crescere. E di certo quei giochi di guerra non mi avrebbero aiutata.
“Chi c’è nella camera degli ospiti?” mi chiese Giuliano.
“C’è il figlio di mia sorella. Resterà qui da noi per un po' di tempo. È un caso disperato. È cresciuto praticamente sotto una campana di vetro, e ora che ha diciotto anni è una specie di nerd le cui uniche ragioni di vita sono i videogiochi e il porno”.
“Il porno?” chiese Giuliano divertito.
“Sì, il porno. Si ammazza di seghe. Se ne fa anche quattro al giorno. C’è una puzza di sborra nella sua stanza che sembra che si sia appena consumata una gangbang. Non ne sono sicura ma credo che sia anche molto copioso quando schizza, perché ho notato che consuma una confezione di clinex al giorno”.
Venne poi il momento di apprestarci a fare quello per cui era venuto Giuliano, e cioè metterci in camera da letto per soddisfare la nostra voglia d’amore. Erri certamente non sarebbe stato un problema, perché ero sicura che il suo videogioco di guerra era per lui più importante che scoprire cosa faceva sua zia all’insaputa di suo marito. Il problema invece era Lex, che si mise ai piedi del letto, beatamente disteso su un tappeto che ormai era diventata la sua cucci, e ci fece compagnia durante tutta la monta. Ogni tanto quando mi scappava un urletto un po' più forte lui alzava gli occhi verso di noi e ci guardava. Oppure quando Giuliano ogni tanto mi sculacciava (gli piaceva molto sculacciarmi, e io lo adoravo quando lo faceva, mi mandava in ebollizione) allora Lex guardava verso di lui e iniziava a ringhiare, come se cercasse di difendermi, e allora io gli dicevo di stare buono e che era tutto ok, e allora si tranquillizzava e ritornava a sonnecchiare.
“Questa è l’ultima volta che vengo a scoparti a casa tua” disse Giuliano indispettito dalla minacciosa presenza di Lex. “È evidente che quella bestiaccia non mi sopporta”.
“Non pensare a Lex, amore. Piuttosto perché non mi fai il culo? Mi fai impazzire quando me lo metti dietro”.
“Volentieri”.
Mentre sentivo il turgido cazzo del papà di Moana entrarmi dentro l’orifizio anale mi accorsi della presenza di qualcuno che ci spiava. Ma non era Lex, ero certa che si trattava di Erri. Guardai infatti verso la porta della camera da letto e mi accorsi infatti che lui era lì dietro che ci stava guardando.
Lasciavo sempre la porta della camera da letto un po' aperta; in casa nessuno di noi aveva mai avuto l’abitudine di chiudere le porte a chiave, perché io e mio marito non avevamo mai avuto nulla da nascondere ai nostri figli, e anche loro lo stesso, e quindi le porte erano rimaste sempre mezze aperte o appena socchiuse. La privacy, nella nostra famiglia, era un concetto che ci aveva sempre riguardato molto poco. E quindi anche quella notte avevo fatto come mio solito, e cioè non avevo chiuso la porta, senza pensare al fatto che Erri non era uno dei miei figli, e quindi con lui non avevo lo stesso rapporto che avevo con loro. Se ai miei figli non avevo mai nascosto nulla, a partire dalle scopate che mi facevo, con Erri invece era diverso, non potevo comportarmi con lui allo stesso modo di come mi comportavo con Moana e Rocco. Eppure lo avevo fatto. Ma lo avevo fatto senza pensarci; forse era stata la troppa voglia di fare l’amore con Giuliano che non mi aveva permesso di pensarci, però sta di fatto che lui ora era lì e ci stava spiando.
Se ne accorse anche Giuliano, che trovò la presenza di Erri molto divertente, e forse anche un po' eccitante, perché mi afferrò per i capelli con decisione e mi tirò su la testa bruscamente, costringendomi a guardare in direzione del figlio di mia sorella.
“Abbiamo visite” mi disse. Poi si rivolse a lui: “ti piace come inculo la tua zietta?” le sue stantuffate diventarono più dure e profonde, quasi come se Giuliano stesse cercando di dimostrare a Erri la sua potenza sessuale. Poi si rivolse un’altra volta a lui: “hai visto che zietta zoccola che c’hai? Guarda che roba, ce l’ha tutto in culo, fino alle palle”.
“Tesoro, smettila. Lo stai mettendo in imbarazzo”.
“Dai, è divertente!”.
Erri comunque non si fece intimidire, e rimase a spiarci fino alla fine, fino a quando Giuliano mi inondò il condotto anale con la sua sborra. Solo a quel punto se ne ritornò in camera sua. E io provai un enorme senso di fastidio per quello che era appena successo. Insomma, mio nipote mi aveva appena vista fare una cosa non proprio lecita, avevo infatti appena avuto un rapporto anale con un uomo che non era mio marito.
“Pensi che dovrei parlargli?” chiesi consiglio a Giuliano.
“A quello psicopatico? E di cosa?”.
“Di quello che ha appena visto. E poi scusa, ma perché lo chiami psicopatico?”.
“E tu come lo chiami un ragazzino che spia la zia mentre fa l’amore?”.
“È stata colpa nostra che abbiamo lasciato la porta aperta”.
“Non è colpa nostra se il figlio di tua sorella è un pervertito”.
Sabrina.
“Chi c’è nella camera degli ospiti?” mi chiese Giuliano.
“C’è il figlio di mia sorella. Resterà qui da noi per un po' di tempo. È un caso disperato. È cresciuto praticamente sotto una campana di vetro, e ora che ha diciotto anni è una specie di nerd le cui uniche ragioni di vita sono i videogiochi e il porno”.
“Il porno?” chiese Giuliano divertito.
“Sì, il porno. Si ammazza di seghe. Se ne fa anche quattro al giorno. C’è una puzza di sborra nella sua stanza che sembra che si sia appena consumata una gangbang. Non ne sono sicura ma credo che sia anche molto copioso quando schizza, perché ho notato che consuma una confezione di clinex al giorno”.
Venne poi il momento di apprestarci a fare quello per cui era venuto Giuliano, e cioè metterci in camera da letto per soddisfare la nostra voglia d’amore. Erri certamente non sarebbe stato un problema, perché ero sicura che il suo videogioco di guerra era per lui più importante che scoprire cosa faceva sua zia all’insaputa di suo marito. Il problema invece era Lex, che si mise ai piedi del letto, beatamente disteso su un tappeto che ormai era diventata la sua cucci, e ci fece compagnia durante tutta la monta. Ogni tanto quando mi scappava un urletto un po' più forte lui alzava gli occhi verso di noi e ci guardava. Oppure quando Giuliano ogni tanto mi sculacciava (gli piaceva molto sculacciarmi, e io lo adoravo quando lo faceva, mi mandava in ebollizione) allora Lex guardava verso di lui e iniziava a ringhiare, come se cercasse di difendermi, e allora io gli dicevo di stare buono e che era tutto ok, e allora si tranquillizzava e ritornava a sonnecchiare.
“Questa è l’ultima volta che vengo a scoparti a casa tua” disse Giuliano indispettito dalla minacciosa presenza di Lex. “È evidente che quella bestiaccia non mi sopporta”.
“Non pensare a Lex, amore. Piuttosto perché non mi fai il culo? Mi fai impazzire quando me lo metti dietro”.
“Volentieri”.
Mentre sentivo il turgido cazzo del papà di Moana entrarmi dentro l’orifizio anale mi accorsi della presenza di qualcuno che ci spiava. Ma non era Lex, ero certa che si trattava di Erri. Guardai infatti verso la porta della camera da letto e mi accorsi infatti che lui era lì dietro che ci stava guardando.
Lasciavo sempre la porta della camera da letto un po' aperta; in casa nessuno di noi aveva mai avuto l’abitudine di chiudere le porte a chiave, perché io e mio marito non avevamo mai avuto nulla da nascondere ai nostri figli, e anche loro lo stesso, e quindi le porte erano rimaste sempre mezze aperte o appena socchiuse. La privacy, nella nostra famiglia, era un concetto che ci aveva sempre riguardato molto poco. E quindi anche quella notte avevo fatto come mio solito, e cioè non avevo chiuso la porta, senza pensare al fatto che Erri non era uno dei miei figli, e quindi con lui non avevo lo stesso rapporto che avevo con loro. Se ai miei figli non avevo mai nascosto nulla, a partire dalle scopate che mi facevo, con Erri invece era diverso, non potevo comportarmi con lui allo stesso modo di come mi comportavo con Moana e Rocco. Eppure lo avevo fatto. Ma lo avevo fatto senza pensarci; forse era stata la troppa voglia di fare l’amore con Giuliano che non mi aveva permesso di pensarci, però sta di fatto che lui ora era lì e ci stava spiando.
Se ne accorse anche Giuliano, che trovò la presenza di Erri molto divertente, e forse anche un po' eccitante, perché mi afferrò per i capelli con decisione e mi tirò su la testa bruscamente, costringendomi a guardare in direzione del figlio di mia sorella.
“Abbiamo visite” mi disse. Poi si rivolse a lui: “ti piace come inculo la tua zietta?” le sue stantuffate diventarono più dure e profonde, quasi come se Giuliano stesse cercando di dimostrare a Erri la sua potenza sessuale. Poi si rivolse un’altra volta a lui: “hai visto che zietta zoccola che c’hai? Guarda che roba, ce l’ha tutto in culo, fino alle palle”.
“Tesoro, smettila. Lo stai mettendo in imbarazzo”.
“Dai, è divertente!”.
Erri comunque non si fece intimidire, e rimase a spiarci fino alla fine, fino a quando Giuliano mi inondò il condotto anale con la sua sborra. Solo a quel punto se ne ritornò in camera sua. E io provai un enorme senso di fastidio per quello che era appena successo. Insomma, mio nipote mi aveva appena vista fare una cosa non proprio lecita, avevo infatti appena avuto un rapporto anale con un uomo che non era mio marito.
“Pensi che dovrei parlargli?” chiesi consiglio a Giuliano.
“A quello psicopatico? E di cosa?”.
“Di quello che ha appena visto. E poi scusa, ma perché lo chiami psicopatico?”.
“E tu come lo chiami un ragazzino che spia la zia mentre fa l’amore?”.
“È stata colpa nostra che abbiamo lasciato la porta aperta”.
“Non è colpa nostra se il figlio di tua sorella è un pervertito”.
Sabrina.
venerdì 13 ottobre 2017
Il seme dentro.
Berni diede proprio il meglio di se di fronte alle videocamere di Ivano. Anche se a dire la verità non appena uscii dal bagno con addosso il bodystocking, e non appena cominciammo a fare l’amore, lui ci mise cinque minuti a venire. Poi però glielo presi in bocca e glielo feci ritornare duro, e a quel punto ricominciò a montarmi di brutto. Berni era così; non era mai stato uno stallone da monta a letto, e infatti gli bastavano cinque minuti per sborrare, e siccome a me cinque minuti di penetrazione non mi facevano neppure il solletico allora Berni per far godere anche me mi faceva venire con la bocca. Però spesso adoperavo quel sistema, ovvero dopo che aveva sborrato gli prendevo il cazzo in bocca e lo facevo indurire di nuovo con un pompino. A quel punto riusciva a montarmi come un toro per quasi un’ora, e allora sì che riuscivo a venire anch’io. E così feci anche quella volta, e Berni sembrava una furia, un vero professionista della monta. Mi tolse il bodystocking, perché mi disse che voleva ingropparmi così come mamma mi aveva fatta, cioè completamente nuda, e allora mi fece mettere sul letto, con il busto piegato verso giù e il culo verso l’alto, e lui si mise a cavalcioni su di me, e mi teneva una mano premuta sulla schiena tenendomi ferma e praticamente impossibilitata a fare qualsiasi movimento, in una specie di posizione di sottomissione. E intanto mi pompava la patatina e ogni tanto mi sculacciava, come piaceva a me. Non sembrava neppure lui per quanta passione ci metteva, tanto che ad un certo punto mi afferrò per i capelli e mi tirò la testa leggermente indietro, e con la mano che mi teneva premuta sulla schiena avevo la colonna vertebrale curva in una posizione davvero scomoda ma che allo stesso tempo mi faceva godere come una cagna, perché mi faceva sentire completamente sottomessa a lui dal momento che non avevo la possibilità di fare assolutamente nulla. Dovevo solo starmene ferma e lasciare che lui facesse di me ciò che voleva. Berni mi aveva messa in una posizione di inferiorità e io glielo lasciai fare, perché lui era il mio uomo, il mio futuro marito. Forse ad un altro uomo non lo avrei permesso. Ma lui era l’uomo che amavo, a lui permettevo di farmi qualsiasi cosa.
“Cosa sei tu?” mi chiese ad un certo punto.
“La tua puttanella” risposi con un filo di voce.
“Non ho sentito bene” Berni era veramente fuori di se, sembrava che mi stessi facendo scopare da un pornoattore professionista.
“Sono la tua puttanella”.
“Dillo più forte, non capisco” mi strattonò i capelli con più decisione e allora a quel punto sentii che stavo per venire e allora mi preparai a ricevere quello che sarebbe stato di certo uno degli orgasmi più sensazionali della mia vita.
“Sono la tua puttanella!” urlai con tutto il fiato che avevo in gola. “Dio mio, quanto sto godendo!”.
A quel punto cominciò a sborrare anche Berni che iniziò a eiacularmi dentro. Mi afferrò con decisione per i fianchi e mi tenne il cazzo dentro fino alle palle, fino a quando non fu sicuro che anche l’ultima goccia mi fosse rimasta dentro. A quel punto lo sfilò fuori e si accasciò sul letto stremato, e anche io mi abbandonai, a pancia in giù con gli occhi spalancati e priva di forze. Avevamo appena regalato uno spettacolo davvero speciale a Ivano, il quale ci stava spiando da chissà dove con le sue videocamere, e probabilmente si era fatto pure una sega con i fiocchi nel guardarci mentre lo facevamo.
Per inciso, Berni mi aveva sborrato nella patatina, ma io era da un pezzo che non prendevo più la pillola. Non me ne rendevo conto perché ero troppo presa dall’eccezionale orgasmo che avevo avuto, però ero stata appena ingravidata.
Dopo quella spettacolare monta ce ne andammo a cena fuori. Per l’occasione indossai un vestito da zoccola di prima categoria, nero, oscenamente corto e aperto davanti fino all’ombelico, e indossai un cinturino d’argento in vita che avevo trovato qualche mese fa nell’armadio di mia madre, e siccome mi era piaciuto lo avevo preso, senza dirle nulla ovviamente. Era una cosa che facevo spesso quando non sapevo cosa mettere addosso; andavo a cercare tra la roba di mia madre e prendevo quello che mi piaceva di più. E spesso erano cose che non le avrei più restituito, ma che sarebbero entrate a far parte del mio guardaroba personale. Proprio come quel cinturino d’argento, con al centro una scritta in rilievo che diceva “Fuck Me”. Non so chi gliel’avesse regalato, forse qualche amante porco che aveva avuto in passato, ma mi stava da dio e quindi l’avevo preso. E quella sera lo indossai e a Berni piacque molto, ma nel ristorante in cui decidemmo di mangiare mi guardavano in uno strano modo. Gli uomini mi guardavano come al solito, con quegli occhi affamati di sesso, come se morissero dalla voglia di fare con me delle porcate senza limiti. Le donne invece mi guardavano in modo sprezzante; sicuramente pensavano di me che ero una puttana o qualcosa del genere. Ma ormai lo sapete, non me ne frega nulla di quello che pensa la gente. La cosa più importante per me è eccitare il mio uomo, vestirmi da porca per lui. Se poi eccitavo anche gli altri uomini non poteva che farmi piacere. Adoro sentirmi desiderata, non lo nascondo, e quindi di conseguenza adoro provocare. Ma è inutile dirvi queste cose, perché credo che ormai lo sapete bene come sono fatta. Sono un po' troia.
Per fortuna il ristorante non era uno di quei posti chic dove di portano dei piatti minuscoli e te li fanno pagare l’ira di dio. Qui si mangiava per davvero. Io ordinai un piatto di gnocchi burro e salvia e mi portarono un piatto fondo senza fine. Dopo che facevo l’amore mi veniva una fame spaventosa, e quindi quel piatto gigante era una manna dal cielo. E il vino, signori, vogliamo parlare del vino? Una brocca da un litro di vino della casa, rosso rubino, corposo, che dopo il secondo bicchiere pareva che già cominciava a girare tutto, figuriamoci dopo il quarto. Berni quando mi vide mangiare con così tanta voracità mi sorrise bonariamente.
“Avevi fame?” mi chiese.
“Beh, mi conosci” risposi. “Lo sai che dopo averlo fatto mi viene una fame tremenda. Comunque oggi sembravi un toro. Sei stato eccezionale”.
“L’unica cosa è che mi dispiace se forse ti ho trattata in modo un po' brusco”.
“Ancora con questa storia? Ma quante volte te lo devo dire che mi piace se ogni tanto mi sculacci e mi tiri i capelli mentre facciamo l’amore?”.
A causa dell’effetto del quarto bicchiere di vino non mi ero accorta che stavo parlando a voce molto alta, e quindi praticamente mi avevano sentita tutti, e adesso mi guardavano da ogni angolo del ristorante. Berni abbassò la fronte per l’imbarazzante figuraccia che avevo fatto, io invece strozzai una risata e ritornai a infilzare i miei gnocchi con la forchetta.
Moana.
“Cosa sei tu?” mi chiese ad un certo punto.
“La tua puttanella” risposi con un filo di voce.
“Non ho sentito bene” Berni era veramente fuori di se, sembrava che mi stessi facendo scopare da un pornoattore professionista.
“Sono la tua puttanella”.
“Dillo più forte, non capisco” mi strattonò i capelli con più decisione e allora a quel punto sentii che stavo per venire e allora mi preparai a ricevere quello che sarebbe stato di certo uno degli orgasmi più sensazionali della mia vita.
“Sono la tua puttanella!” urlai con tutto il fiato che avevo in gola. “Dio mio, quanto sto godendo!”.
A quel punto cominciò a sborrare anche Berni che iniziò a eiacularmi dentro. Mi afferrò con decisione per i fianchi e mi tenne il cazzo dentro fino alle palle, fino a quando non fu sicuro che anche l’ultima goccia mi fosse rimasta dentro. A quel punto lo sfilò fuori e si accasciò sul letto stremato, e anche io mi abbandonai, a pancia in giù con gli occhi spalancati e priva di forze. Avevamo appena regalato uno spettacolo davvero speciale a Ivano, il quale ci stava spiando da chissà dove con le sue videocamere, e probabilmente si era fatto pure una sega con i fiocchi nel guardarci mentre lo facevamo.
Per inciso, Berni mi aveva sborrato nella patatina, ma io era da un pezzo che non prendevo più la pillola. Non me ne rendevo conto perché ero troppo presa dall’eccezionale orgasmo che avevo avuto, però ero stata appena ingravidata.
Dopo quella spettacolare monta ce ne andammo a cena fuori. Per l’occasione indossai un vestito da zoccola di prima categoria, nero, oscenamente corto e aperto davanti fino all’ombelico, e indossai un cinturino d’argento in vita che avevo trovato qualche mese fa nell’armadio di mia madre, e siccome mi era piaciuto lo avevo preso, senza dirle nulla ovviamente. Era una cosa che facevo spesso quando non sapevo cosa mettere addosso; andavo a cercare tra la roba di mia madre e prendevo quello che mi piaceva di più. E spesso erano cose che non le avrei più restituito, ma che sarebbero entrate a far parte del mio guardaroba personale. Proprio come quel cinturino d’argento, con al centro una scritta in rilievo che diceva “Fuck Me”. Non so chi gliel’avesse regalato, forse qualche amante porco che aveva avuto in passato, ma mi stava da dio e quindi l’avevo preso. E quella sera lo indossai e a Berni piacque molto, ma nel ristorante in cui decidemmo di mangiare mi guardavano in uno strano modo. Gli uomini mi guardavano come al solito, con quegli occhi affamati di sesso, come se morissero dalla voglia di fare con me delle porcate senza limiti. Le donne invece mi guardavano in modo sprezzante; sicuramente pensavano di me che ero una puttana o qualcosa del genere. Ma ormai lo sapete, non me ne frega nulla di quello che pensa la gente. La cosa più importante per me è eccitare il mio uomo, vestirmi da porca per lui. Se poi eccitavo anche gli altri uomini non poteva che farmi piacere. Adoro sentirmi desiderata, non lo nascondo, e quindi di conseguenza adoro provocare. Ma è inutile dirvi queste cose, perché credo che ormai lo sapete bene come sono fatta. Sono un po' troia.
Per fortuna il ristorante non era uno di quei posti chic dove di portano dei piatti minuscoli e te li fanno pagare l’ira di dio. Qui si mangiava per davvero. Io ordinai un piatto di gnocchi burro e salvia e mi portarono un piatto fondo senza fine. Dopo che facevo l’amore mi veniva una fame spaventosa, e quindi quel piatto gigante era una manna dal cielo. E il vino, signori, vogliamo parlare del vino? Una brocca da un litro di vino della casa, rosso rubino, corposo, che dopo il secondo bicchiere pareva che già cominciava a girare tutto, figuriamoci dopo il quarto. Berni quando mi vide mangiare con così tanta voracità mi sorrise bonariamente.
“Avevi fame?” mi chiese.
“Beh, mi conosci” risposi. “Lo sai che dopo averlo fatto mi viene una fame tremenda. Comunque oggi sembravi un toro. Sei stato eccezionale”.
“L’unica cosa è che mi dispiace se forse ti ho trattata in modo un po' brusco”.
“Ancora con questa storia? Ma quante volte te lo devo dire che mi piace se ogni tanto mi sculacci e mi tiri i capelli mentre facciamo l’amore?”.
A causa dell’effetto del quarto bicchiere di vino non mi ero accorta che stavo parlando a voce molto alta, e quindi praticamente mi avevano sentita tutti, e adesso mi guardavano da ogni angolo del ristorante. Berni abbassò la fronte per l’imbarazzante figuraccia che avevo fatto, io invece strozzai una risata e ritornai a infilzare i miei gnocchi con la forchetta.
Moana.
mercoledì 27 settembre 2017
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