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sabato 20 aprile 2019

Un folletto affamato

d'amore.

(immagine di: Jeff Chapman, www.deviantart.com/jeffach)


[postato da Sabrina]

   Perdere mio padre era stato molto doloroso, perché obiettivamente ero stata una figlia terribile, una degenerata. Mi ero fatta scopare da chiunque, una volta anche da un nano. Sì, la vostra cara Sabrina aveva fatto anche questo. Non mi ero fatta mancare nulla. Quando è successa questa cosa ero una ragazza, e ancora non conoscevo neppure Stefano, però Giuliano sì, e infatti era il periodo in cui ero la sua schiavetta del sesso. E c’era questo nano che era un amico suo, ed era molto ben voluto, perché nonostante le dimensioni di un bambino si comportava come uno di noi. Era quello che di solito si definisce “l’anima della festa”, perché era allegro, spassoso e si divertiva a fare lo spaccone vantandosi di essere andato a letto con un sacco di ragazze bellissime, ma chissà se era vero. Io non ci credevo. Eppure io ci ero stata. Ma io non facevo testo; io ero stata a letto con chiunque.
   Una sera ero andata in discoteca e c’era anche Giuliano e i suoi amici, e c’era anche lui, il piccolo demonietto scatenato, il quale ci aveva provato con me per tutto il tempo, e io alla fine decisi di accontentarlo e dargli ciò che voleva. E allora chiesi ad un amico se mi prestava la sua macchina, così che potevo imboscarmi insieme al nostro piccolo amico. E devo dire che fu una sensazione molto strana, perché lui era così piccolo e così sfrenato che si infilava dappertutto, sembrava di fare l’amore con un folletto del bosco, ed era divertente. Anche perché non facevo che pensare al film Biancaneve e i sette nani di Luca Damiano, il primo film porno che avevo visto. Nel film infatti Biancaneve, interpretata da Ludmilla Antonova, faceva l’amore insieme a sette nani veri. E ricordo che quando avevo visto il film (ero a casa di Giuliano, me lo aveva fatto vedere lui) lo avevo trovato molto grottesco, e per questo motivo anche molto divertente. E per lo stesso motivo trovavo anche molto grottesco e divertente ciò che stavo facendo in quel momento, in quel parcheggio della discoteca, insieme al mio piccolo amico. 
   E lui saltava da tutte le parti, infilandomi il suo cazzone prima in bocca e poi in culo, e poi di nuovo in bocca e poi ritornava all’attacco del mio condotto anale, ed era così scatenato che faceva tutto lui, senza darmi la possibilità di prendere alcuna iniziativa. E io ridevo come una matta, perché era tutto così surreale e divertente, e lui rivolgendosi a me con appellativi davvero irrispettosi (zoccola e bucchinara erano quelli che preferiva) mi diceva che non dovevo ridere. E per farmi smettere mi metteva il suo cazzone duro in bocca. E poi quando lo tirava fuori riprendevo a ridere, e quindi lui si agitava ancora di più, saltando da tutte le parti come un piccolo acrobata del circo.
   Ad un certo punto provò a penetrarmi davanti, ma io davanti non facevo entrare nessuno, infatti ero ancora vergine, e lui lo sapeva, lo sapevano tutti, e nonostante questo provò ad entrare comunque. Sentii il suo glande turgido che provava a farsi strada nel mio folto boschetto e poi insinuarsi appena appena tra le mie labbra di sotto, e allora io lo afferrai per i fianchi e lo sollevai di peso con tutte le energie che avevo, e lui iniziò a dimenare le braccia e le gambe in modo convulsivo.
   “Ehi, ma che fai!” urlai. “Lì no, non si può. Puoi avere solo la bocca e il culo, lo sai bene. Lo sanno tutti”.
   “Mettimi giù, bucchinara! Mettimi giù!”.
   “E tu mi prometti di fare il bravo e di non provare più a fare quello che hai appena fatto?”.
   “Ok ok, lo giuro!”.
   E allora lo misi giù e lui ripartì all’attacco del mio corpo. Era un demonietto affamato, e alla fine mi venne nel culo. E dopo esserci ricomposti ritornammo in discoteca a ballare, e poi il giorno dopo non si parlò d’altro: Sabrina Bocca e Culo si è fatta scopare da un nano.
   Credo di non averlo mai raccontato a Stefano, e allora mentre tornavamo a casa dal cimitero, dove avevo appena dato un ultimo saluto a mio padre, gli raccontai tutto.
   “Ma dai!” lui sbottò a ridere. “Certo che non ti sei fatta mancare proprio niente”.
   “Capisci ora cos’ha dovuto sopportare mio padre? Non dev’essere stato facile per lui il fatto di aver avuto una figlia puttana”.
   “Beh, la nostra Moana non è certo una santa, eppure io sono molto fiero di lei. E comunque non possiamo addossarci le colpe dei nostri padri. Se lui non è stato felice del tuo modo di essere era soltanto un problema suo. Tu sei fatta così Sabri, e non devi rendere conto a nessuno. Nemmeno a lui. Obiettivamente tuo padre ha sbagliato, ma tu non devi incolparti di questo”.
   Avrei voluto dirgli che il paragone con Moana non reggeva, però non lo feci perché non avevo voglia di parlarne. Non reggeva perché la nostra Moana, a differenza di me, non era mai stata succube degli uomini. Io invece, devo ammetterlo, spesso mi ero data via senza alcun rispetto per il mio corpo. Certo, lo avevo fatto perché mi andava di farlo, però in questo modo avevo permesso a molti uomini di trattarmi in modo irrispettoso. Invece Moana no. Tutte le volte che era andata a letto con un uomo aveva sempre avuto la situazione sotto controllo, conservando la sua dignità intatta.
   A questo proposito ricordo di una volta che permisi ad un mio coetaneo di farmi una cosa davvero degradante, eppure gliel’avevo lasciato fare senza battere ciglio, perché lo volevo anch’io. Era una cosa che aveva visto fare a Rocco Siffredi in un film con Bobbi Starr, e quindi lui volle fare la stessa cosa, soltanto che al posto della Starr c’ero io; praticamente mi afferrò per i capelli e mi portò in bagno (eravamo a casa dei miei genitori, loro non c’erano e quindi avevamo casa libera per fare ogni tipo di porcata), una volta giunti in bagno mi fece inginocchiare e mi infilò la testa nella tazza del cesso e poi tirò lo sciacquone, e nel frattempo iniziò a incularmi, e ogni tanto mi tirava su la testa fradicia per farmi riprendere fiato, e poi di nuovo giù, andando avanti in quel modo per quasi dieci minuti. Io con la testa infilata nel cesso e lui che mi penetrava dietro. Moana non avrebbe mai permesso a nessuno di dedicarle un trattamento del genere, per questo il paragone di Stefano tra me e lei non reggeva.
   Lo devo ammettere, non sono stata una figlia esemplare.

martedì 19 marzo 2019

Sono venuta a cercarti

perché ti amo.

(in foto: Janet Mason, PureMature.com)


[postato da Stefano]

   Ero nel soggiorno di Ornella, nudo, e in una mano reggevo un calice di vino, e mentre l’aspettavo mi misi a curiosare in giro, e vidi una fotografia insieme al suo compagno, che era morto ormai da un anno. Dovevano essere ad una cerimonia o qualcosa del genere perché erano molto eleganti, e Ornella sembrava proprio una donna di classe. Ma la cosa che mi sorprese era lui; doveva essere molto più vecchio di lei, perlomeno di vent’anni. Adesso capivo il motivo per cui mi aveva detto che non lo aveva mai amato, ma che ci stava insieme soltanto per i soldi.  
   E allora feci una cosa che a qualcuno potrebbe risultare ridicola; mi rivolsi a lui, quasi come se fosse ancora vivo e mi stesse guardando. Lo feci più per gioco che altro.
   “A lei non dispiace se usufruisco della sua signora, vero?”.
   Ovviamente non poteva rispondermi perché era soltanto una fotografia. Però ebbi la sensazione di sentire le sue maledizioni, perché appunto stavo per prendermi Ornella. E allora continuai a parlare, e gli dissi che in verità era stato lui a prenderla a me, perché io conoscevo Ornella da  più tempo di lui, fin da quando eravamo ragazzini, e lei era ancora un “lui”. Per cui avevo tutto il diritto di riprendermela. Poi mi feci una risata, perché pensai alla stupidata che stavo facendo, e cioè parlare ad una fotografia, e nello specifico ad un uomo morto e sepolto da un anno.
   Così mi allontanai da quel bel quadretto e mi avvicinai allo stereo. C’era infatti un impianto che avrebbe fatto gola a qualsiasi appassionato di musica. Gli altoparlanti erano collocati in vari punti del soggiorno, in modo tale da rendere il suono più avvolgente. E allora lo accesi e partì una canzone; era Watermelon in East Hay di Frank Zappa. A lato dello stereo c’era la custodia del cd che c’era dentro, la presi e vidi che era una compilation di ballate rock. Non credevo che Ornella ascoltasse questo tipo di musica. Ricordo che quando eravamo ragazzi era una patita di musica pop, che io invece detestavo.
   “Quel cd era suo” ad un certo punto mi accorsi che lei era dietro di me, era nuda e aveva un corpo divino, ancora un po' bagnato perché era appena uscita dalla doccia. Si avvicinò alle mie spalle e mi cinse le braccia da dietro, e iniziò a baciarmi le spalle amorevolmente. E intanto sentivo il suo sesso premere tra le mie natiche, ma non era in erezione, e probabilmente non lo sarebbe stato neanche dopo. “Aveva una vera passione per il rock classico” mi disse.
   “Ti manca?” le chiesi.
   “Sì, ma non in quel senso. Come già ti ho detto non lo amavo, ma ci sono alcuni giorni che mi sento molto sola”.
   “È per questo che sei venuta a cercarmi al ristorante?”.
   “Sono venuta a cercarti perché ti amo”.
   A quel punto Ornella mi prese per mano e mi portò in camera da letto, e cominciammo a fare l’amore. E le nostre bocche si unirono l’una all’altra, e lei restò sopra di me per un tempo imprecisato, e si strofinava contro il mio corpo, e la mia erezione fremeva per entrare dentro il suo condotto anale, ma lei non voleva, o perlomeno non subito, prima voleva fare l’amore, cioè voleva amarmi, godersi il mio corpo, la mia bocca e tutto il resto, e ogni tanto lasciava che le strofinassi la mia erezione contro il buco del culo, e quando lo facevo lei sospirava per il piacere che le procurava quel contatto. Tentai varie volte di farglielo entrare dentro, e lei ad un certo punto mi chiese perché avessi così tanta fretta di concludere. Poi ritornò all’attacco della mia bocca, e iniziai a sospettare che per non so quale ragione non si sarebbe mai lasciata penetrare. Però mi sbagliavo, ad un certo punto lo prese con le dita e se lo fece entrare nel condotto anale. Nel frattempo dal soggiorno continuavano a provenire le ballate rock; in quel momento c’era Samba Pa Ti di Santana, e Ornella iniziò a cavalcarmi prima con delicatezza e poi quando la canzone arrivò a metà iniziò a farlo furiosamente, scuotendo il bacino su e giù in modo frenetico fino a farmi sborrare copiosamente nel suo retto, e allora a quel punto si diede pace e diede gli ultimi colpi con le anche e si fece entrare il mio cazzo agonizzante fino alle palle e se lo tenne dentro per qualche minuto e si accasciò su di me e mi tempestò di baci sul collo. Aveva il fiatone e, come me, era zuppa di sudore.
   Dopo un po' lo fece scivolare fuori e un rivolo abbondante di sperma colò all’esterno del buco. L’avevo riempita proprio bene.
   “Era tutta la vita che aspettavo questo momento” disse. E intanto fuori era buio, e quando guardai la sveglia digitale che stava di fianco al letto mi accorsi che erano le sette, e questa cosa mi sorprese molto perché voleva dire che io e Ornella avevamo fatto l’amore per più di due ore. La penetrazione era durata circa cinque minuti, ma erano i preliminari ad essere stati incredibilmente lunghi.
   Ci servì un po' di tempo prima di riprenderci del tutto, e quindi restammo nel letto a guardare il soffitto senza dirci nulla. Poi ad un certo punto mi chiese se avevo fame e io le risposi di sì, e allora si mise in piedi e andò a preparare la cena. Io restai ancora un po' sul letto, e notai  che sulla parete di fronte c’era un’altra fotografia di Ornella insieme al suo compagno morto. Erano sorridenti e sembravano felici, ma avevo l’impressione che lei stesse fingendo, e che il suo sorriso fosse sfacciatamente forzato. Ed erano seduti in un prato e stavano facendo un picnic o qualcosa del genere.
   Avevamo avuto gli occhi di lui addosso per tutto il tempo, aveva assistito a tutto ciò che avevamo fatto, quindi compresa la penetrazione anale con connessa eiaculazione interna. Chissà quante maledizioni che mi aveva mandato dall’oltretomba.
   “E dai, non te la prendere” dissi rivolto a lui, “non ho fatto niente di male. Ho soltanto sborrato nel condotto anale della tua donna”.
   Ma parlare con un morto non aveva alcun senso, e così mi alzai e andai a fare la doccia. Intanto Ornella aveva preparato la cena e aveva indossato un vestito da sera molto elegante, ma io non avevo niente, avevo solo il costume da bagno e la maglietta a mezze maniche, e lei mi disse che non importava, che potevo stare nudo. A lei avrebbe fatto molto piacere.
  

martedì 5 febbraio 2019

Ne voglio ancora.

Creampie mattutino.

(in foto: Eva Notty, This Is That It Sounds Like, Brazzers.com)


[postato da Sabri]

   Alle sette del mattino mi svegliai. Franco dormiva accanto a me. Eravamo entrambi nudi, e non potetti fare a meno di ammirare il suo corpo da maschio dominante. La sua potenza mi aveva sempre fatto perdere la testa, e questo era un fatto che non avevo mai nascosto a Stefano. Mio marito sapeva benissimo che non sapevo dire di no a Franco, che soltanto pensare a lui mi bastava per farmi eccitare.
   Iniziai ad accarezzarlo, dapprima i muscoli delle braccia e poi il petto e quindi iniziai a scendere giù verso l’inguine fino a trovare la sua verga gigante, a cui bastò un mio leggero sfregamento delle dita per indurirsi. Diventò di pietra in pochi istanti, ma lui ancora dormiva. E allora lo presi  in mano con decisione e avvicinai il viso per contemplarlo come si fa per un’opera d’arte. Perché era questo che rappresentava per me: un’opera di inestimabile valore. Anche il cazzo del papà della mia Moana era fantastico, ma quello potevo averlo tutti i giorni. Franco invece lo vedevo raramente, e quindi era questo a renderlo speciale.
   Non me ne voglia mio marito Stefano, ma il suo era sì molto bello, ma non era niente in confronto a quello di Giuliano e a quello di Franco. Chiedo perdono per la mia schiettezza, ma era proprio quello che stavo pensando in quel momento, mentre reggevo quell’enorme pezzo di carne  che si trovava tra le gambe di Franco. E ad un certo punto avvicinai la lingua alle palle e iniziai a percorrerlo in tutta la sua interezza, fin sopra al glande che accolsi nella bocca. Iniziai a succhiarlo e a fare dei mulinelli con la lingua e a quel punto lui si svegliò e mi sorrise.
   “Che c’è? Ne vuoi ancora?”.
   “Sì” risposi.
   “Che ingorda che sei”.
   Così Franco mi ingroppò un’altra volta, facendomi mettere a quattro zampe sul letto, e lui si mise dietro, con le gambe ricurve sopra di me e piantandomi di nuovo il cazzo prima in figa e poi in culo, tenendomi per i fianchi e affondando dentro con dei colpi secchi, facendolo entrare fino alle palle. E ogni tanto mi chiedeva cosa ero, e allora io gli dicevo quello che lui voleva sentirmi dire: “sono la tua vacca”. E lui insisteva, mi chiedeva cosa intendessi dire, e allora io dovevo completare la mia affermazione: “sono la tua vacca da monta”. E a quel punto mi dava una bella sculacciata d’approvazione, perché lo avevo reso felice nel dire quella cosa.
   Alla fine Franco concluse quest’ingroppata mattutina con una copiosa creampie anale, e io mi accasciai sul letto. Ero esausta e sentivo il suo sperma fuoriuscirmi lentamente dal buco del culo. Lui mi disse che sarebbe andato a fare la doccia, e mi invitò ad andare con lui. Ma io gli dissi che non ne avevo la forza. Perché chiaramente quell’invito nascondeva ben altro; voleva scoparmi anche sotto la doccia. Ma al momento ero stremata per potergli dire di sì. Avevo il condotto anale in fiamme, se fossi andata con lui me l’avrebbe polverizzato a forza di penetrarmelo. Così lo lasciai andare da solo, e io rimasi a pancia in giù sul letto, con le gambe e le braccia aperte e il fiatone come se avessi corso per chilometri e chilometri senza mai riposarmi. Poi ad un certo punto sentii la voce di mio figlio Rocco che mi chiamava, e allora tirai il lenzuolo del letto e cercai di coprirmi. Non lo so perché lo feci, forse perché non volevo che mi vedesse in quello stato, e cioè col culo grondante dello sperma di Franco. Se fossi stata soltanto nuda e basta non avrei cercato di nascondermi; d’altronde mio figlio mi aveva vista nuda centinaia di volte. Però quella mattina, il fatto di avere il condotto anale fradicio di sborra, mi fece sentire in dovere di farlo.
   “Dimmi tesoro, hai bisogno di qualcosa?” gli chiesi. Lui era sulla porta e mi guardava, anche se la penombra della camera da letto non gli permetteva di vedermi chiaramente. Comunque percepivo un certo imbarazzo da parte sua, anche se a dirla tutta anche io non mi sentivo molto a mio agio. Era evidente che lui sapeva cosa avevo fatto con Franco, e forse era questo che lo imbarazzava.
   “Mamma, non credi che dovremmo rimetterci in viaggio?” mi chiese.
   Rocco aveva ragione. Da quando ero entrata in casa di Franco avevo perso del tutto l’orientamento. Non riuscivo più a rendermi conto il motivo per cui eravamo lì. E pensai al fatto che avevo calcolato tutto fin dal principio, prima ancora di cominciare la nostra vacanza, quando per scegliere la direzione avevamo deciso di fare testa o croce con la monetina, e quindi stabilire se andare al sud o andare al nord. E quando era uscito il sud mi era venuto una specie di brivido di eccitazione, e subito avevo pensato a Franco. Avevo pensato egoisticamente che andare al sud mi avrebbe dato l’occasione di incontrarlo, e farci l’amore, e godere del suo enorme cazzo. E quindi, in gran segreto, avevo cominciato a messaggiarmi con lui, per stabilire l’ora e il luogo in cui sarebbe avvenuto il nostro incontro, anche se Rocco non sapeva nulla. Ma dentro di me avevo già pianificato tutto.
   “Hai ragione amore mio, sono stata molto egoista. Fin’ora non ho pensato che a soddisfare soltanto me stessa. Questa doveva essere la nostra vacanza e io invece l’ho fatta diventare una cosa tutta mia. Potrai mai perdonarmi?”.
   “Se questa sosta a casa di Franco ti ha reso felice, allora è tutto ok”.
   “Oh sì, mi ha reso davvero molto felice. Però adesso è meglio rimettersi in viaggio. Soltanto io e te e nessun altro, amore mio”.
   Così salutai Franco, il quale mi scongiurò quasi in ginocchio di fermarmi almeno un’altra notte. Soltanto una e basta. Ma io, anche se ne avrei avuta molta voglia, gli dissi che non era il caso. Non era questo il motivo per cui ero lì. La ragione di quella vacanza era perché volevo passare del tempo con mio figlio, e non per farmi polverizzare il buco del culo.
   

giovedì 6 dicembre 2018

Conoscersi un po'

prima della monta. 


[postato da Rocco]

   Dopo quel primo approccio cercai di conoscere meglio Miriam. Sapevo così poco di lei, e anche del suo Marco. Era stato tutto così rapido che a nessuno era venuta la curiosità di sapere qualcosa l’uno dell’altro. E allora mi feci avanti io, anche se in realtà le risposte che mi diede furono piuttosto evasive. Erano pur sempre una coppia scambista, per cui credo che ci tenessero a preservare una certa riservatezza. Non ne capivo, perché io e Beatrice non avevamo mai fatto uno scambio di coppia, però forse si usava così. Cominciai a chiederle delle sue spalle, mi chiedevo perché fossero così larghe… stavo per dire “mascoline”, ma poi mi sono fermato, perché avrei potuto apparire ridicolo, d’altronde Miriam era pur sempre una transgender, quindi era naturale se il suo corpo conservava ancora alcune caratteristiche fisiche di quando era un uomo.
   “Ho praticato nuoto per molti anni” fu la sua risposta. Stavo per chiederle se lo aveva fatto prima o dopo del suo cambiamento, ma poi mi trattenni per paura di essere invadente. E allora le chiesi quale fosse la sua occupazione. Non c’era niente di male nel chiederle questa cosa, d’altronde io lo avevo detto cosa facevo di mestiere. E lei mi rispose che faceva la cantante lirica, ma non so per quale motivo subito pensai che fosse una bugia. Mi sembrava un mestiere troppo importante, e lei mi vide molto perplesso e allora me ne diede una prova, e cantò un’aria tratta da non so che, e aveva una voce meravigliosa, per cui probabilmente mi aveva detto la verità. L’aria durò quasi cinque minuti, in cui io rimasi imbambolato di fronte a quello spettacolo a cui stavo assistendo. E la sua voce era così roboante che arrivò perfino in giardino, e dopo aver eseguito il canto Beatrice e Marco applaudirono e fecero un po' di schiamazzi da stadio. Era stata clamorosa, quindi non c’erano dubbi sul fatto che aveva detto la verità.
   “E Marco? Di cosa si occupa?” le chiesi.
   “Marco è un liutaio. Ci siamo conosciuti un giorno che sono andata da lui perché volevo comprare un pianoforte. Ci siamo innamorati subito e poi abbiamo fatto l’amore la sera stessa. Marco è un dio a letto. Vedrai che tua moglie non resterà delusa”.
   “Ne sono certo”.
   “E tu invece? Come sei a letto?”.
   “Una frana” Miriam rise per la mia inaspettata risposta. Forse si aspettava che le dicessi che me la cavavo, e invece no, lo riconosco, sono un po' impacciato. Lo sono sempre stato.
   “Beh, questo lascialo giudicare a me” mi rispose, e a quel punto mi si avvicinò un’altra volta e si abbassò davanti a me, con la bocca all’altezza del mio cavallo che subito iniziò ad accarezzare da sopra i jeans, e in qualche attimo raggiunse forme considerevoli. E allora a quel punto mi tirò giù la lampo e me lo fece uscire fuori, imponente e maestoso, piantato davanti alla sua faccia, che reclamava la sua bocca, e lei a breve me l’avrebbe data. Lo prese con due dita alla base e lo esaminò in modo quasi scientifico, quasi come se mi stesse facendo una visita andrologica.
   “Però! Per essere una frana sei messo piuttosto bene. È enorme!”.
   “Sì ma è tutta scena. Non riesco a controllarlo, ecco qual’è il punto”.
   “Perché?” mi chiese.
   “Perché la durata di ogni mio amplesso è piuttosto modesta”.
   “E chi l’ha deciso quanto deve durare un amplesso? Se hai voglia di sborrare, fallo. Poi dopo si può sempre ricominciare daccapo. Non credi?”.
   “Sì certo, questo è vero. Però tu non consideri l’orgoglio maschile”.
   “L’orgoglio maschile, che parola vuota. Quando fai l’amore con una donna che ami te ne devi fregare di questa parola”.
   A quel punto mi diede qualche bacio sul glande e poi lungo tutta l’asta prima di prenderlo in bocca e farmi un pompino, che però non portò a conclusione. Ad un certo punto me lo rimise nei pantaloni perché disse che voleva conservare il mio sperma per il “dopocena”. Così, come potete ben immaginare, fui costretto a starmene con il cazzo dritto per tutto il tempo. Miriam mi aveva lasciato con una voglia di sborrare pazzesca. Non so se avete mai provato una sensazione del genere; questa cosa mi rese nervoso e taciturno per tutto il tempo, perché non pensavo ad altro che al mio appagamento. E Miriam ogni tanto, durante la cena, mi guardava e mi sorrideva, oppure mi faceva l’occhiolino, perché sapeva che stavo sbroccando, proprio per colpa sua, e sembrava che questa cosa la divertiva.
   Poi ad un certo punto non riuscii più a resistere. Dovevo farmela subito. E allora colsi l’occasione quando Miriam si alzò dal suo posto perché doveva andare a fare la pipì, e allora mi alzai anche io e inventai una scusa, e dissi che dovevo andare a controllare se avevo spento il forno. E così andai dietro di lei, e una volta entrati nel corridoio di casa che portava alle varie camere, lontano dagli occhi di Marco e di Beatrice, le presi i fianchi con entrambe le mani e lei ebbe un sussulto, la feci girare spingendola con il busto contro il muro. Le alzai il vestitino da sera e le abbassai il perizoma, dopodiché tirai fuori il mio attrezzo che era rimasto in tiro per tutto il tempo e glielo ficcai in culo. E lei si lasciò chiavare senza dire nulla, concedendomi il suo corpo in modo passivo, e io me ne appropriai. La posizione era piuttosto scomoda, ma ormai il mio cazzo era dentro, e non ne voleva sapere di uscire fuori dal suo condotto anale. E poi non avevo voglia di portarla in camera da letto. Dovevo averla, subito.
   Nel frattempo le baciavo il collo, e lei alzò la testa per lasciarmelo fare, e chiuse gli occhi perché quello che stavo facendo le piaceva. Poi ad un certo punto sentii quel brivido che preannuncia l’eiaculazione e iniziai ad inondarle il retto col mio seme e mi accasciai su di lei, affondando il mio viso nei suoi capelli profumati. La mia incredibile eccitazione si era placata, ma adesso mi sentivo in colpa, perché non ero riuscito ad aspettare. Lo dissi a Miriam e lei mi rispose di stare tranquillo, perché anche Marco e Beatrice non erano riusciti ad aspettare. Infatti aveva ragione; stavano facendo l’amore anche loro, in giardino, sul tavolo su cui avevamo appena consumato la nostra cena.

giovedì 29 novembre 2018

L'affare è

molto sporco.

(in foto: Chanel Santini, Devilsfilm.com)


[postato da Rocco]

   Il giorno dopo andò in scena lo stesso copione; Beatrice passò il pomeriggio nuda in piscina a farsi baciare dal sole (ma non solo dal sole, ma poi ci arriviamo a questo). Io invece, proprio come il giorno prima, avevo deciso di fare un salto al bar del resort, dove c’erano i giornali e le riviste provenienti da tutto il mondo, e quindi anche dall’Italia. Il mio scopo era vedere se si parlava dello scandalo di cui mia moglie si era resa protagonista. In effetti sì, su qualche rivista scandalistica c’erano degli articoli che parlavano di lei. E c’era anche una nuova rivelazione; su una rivista c’era scritto che un giornalista era sulle tracce di un sex-tape amatoriale in cui la stessa transgender faceva l’amore con un altro personaggio famoso. Non si sapeva chi, dicevano soltanto che era “uno famoso”, per cui poteva essere chiunque, un politico, un presentatore televisivo, un attore.
   Quindi andai a chiedere direttamente a Beatrice; chi meglio di lei poteva sapere di quel sex-tape, dal momento che era lei ad esserne la protagonista. E una volta raggiunta la piscina mi accorsi che mia moglie era piuttosto impegnata in una gangbang con quattro uomini, i quali le avevano tappato entrambi i buchi che aveva a disposizione, bocca e culo.  E poi c’era anche un altro uomo che però guardava soltanto, e si faceva una sega, e intanto aizzava i quattro a fare di meglio, a romperla senza ritegno.
   Mi avvicinai a quell’ammucchiata e feci vedere l’articolo della rivista a Beatrice, e le chiesi delle spiegazioni. E lei mi rispose che non era il momento di parlare di quella questione. In effetti aveva la bocca troppo impegnata. Ma io volevo assolutamente saperne di più. Perché non mi aveva detto niente di quel sex-tape?
   “Non vedi che la maiala è impegnata?” mi chiese in malo modo il tizio che si stava segando. “Ma poi tu chi sei?”.
   “VOI chi siete. Io sono suo marito”.
   “Bella moglie vacca che c’hai” continuò lui.
   “E allora, Bea?” mi rivolsi di nuovo a lei. “Cos’è questa storia del sex-tape?”.
   “Non credi che sia il caso di parlarne dopo? Al momento sono piena di cazzi dappertutto, e non ce la faccio a parlare di quel sex-tape”.
   “Ok, ne riparliamo dopo”.
   Quindi dovetti aspettare la cumshot finale per avere delle spiegazioni. E inoltre mi feci anche spiegare cos’era quella cosa a cui avevo appena assistito. E lei mi rispose semplicemente che era soltanto una gangbang. Era da quando era arrivata in piscina che quelli lì non facevano altro che fissarla, e allora lei gli aveva detto che se volevano potevano averla. E loro non si sono fatti pregare e se la sono fatta in gruppo.
   “Proprio non ci sai stare senza fare l’amore, vero?” le domandai in tono polemico.
   “Lo sai, ho sempre voglia di cazzi nuovi. Ma veniamo al punto. Volevi sapere di quel sex-tape, non è così? Ebbene sì, ho fatto un sex-tape”.
   “E con chi?”.
   “Con un concorrente di un reality show”.
   “E adesso chi ce l’ha il sex-tape?”.
   “Ce l’ha Romualdo. E ha detto che lo tirerà fuori soltanto al momento giusto”.
   “E quale sarebbe il momento giusto?”.
   “Questo non lo so, dovresti chiederlo a lui”.
   Mia moglie mi raccontò tutta la storia. Questo tizio, il concorrente del reality show, era andato a fare una serata in una discoteca. Sì, pare strano, ma questi vip vanno a fare delle “serate” in discoteca, che sono in realtà soltanto delle comparsate. Si presentano nella discoteca di turno senza fare un cazzo, e soltanto la loro presenza basta a far accorrere migliaia di persone desiderose soltanto di poter vedere dal vivo un personaggio televisivo. E per queste “comparsate” questi personaggi inutili dello show business vengono retribuiti profumatamente. Lo so, è una cosa incredibile, eppure funziona così. Soldi in cambio della propria presenza in un posto. È un mondo malato.
   In ogni modo Romualdo, il manager di Beatrice, fiutando l’affare aveva mandato mia moglie alla serata in discoteca, e le aveva chiesto di corteggiare il vip per poi cercare di portarlo in albergo (Romualdo infatti per l’occasione aveva affittato una camera d’albergo), dove lui avrebbe nascosto una videocamera e avrebbe ripreso la monta, nell’ipotesi in cui fosse avventura. E in effetti poi la monta era avvenuta per davvero, perché Beatrice era riuscita a convincerlo ad andare con lei in albergo, e quindi adesso c’era questo sex-tape e tutti quanti lo cercavano. Un video esclusivo, in cui questo personaggio televisivo si faceva una transgender, la stessa transgender che era stata paparazzata mentre faceva un lavoro di bocca al calciatore di cui vi parlavo nel post precedente.
   Iniziavo ad essere stufo di Romualdo, perché era evidente che trattava mia moglie come un pezzo di carne da dare in pasto agli uomini, col solo scopo di racimolare denaro e popolarità. E il fatto che maggiormente mi faceva perdere la ragione era che quel Romualdo era spalleggiato in ogni iniziativa da Berni, il fidanzato di mia sorella.
   “Ma quali sono le sue intenzioni?” chiesi a mia moglie, che aveva ancora il viso imbrattato di sperma per la recente gangbang con relativa cumshot finale. “Voglio dire, cosa vuole farne di questo sex-tape?”.
   “Non so cosa dirti. Ha detto soltanto che lo farà fruttare”.
   Verso sera fummo invitati a lasciare il resort, perché i gestori avevano visto ciò che Beatrice aveva fatto in piscina tramite le videocamere di sorveglianza, e quindi per una questione di decoro e di rispetto del buon nome dell’attività sarebbe stato opportuno da parte nostra (ma soprattutto da parte di mia moglie) lasciare il villaggio turistico. Quindi il tempo di recuperare le nostre cose e proseguimmo la luna di miele in un altro posto.

  

martedì 18 settembre 2018

sabato 15 settembre 2018

L'altalena

dell'amore.

(in foto: AJ Applegate, HardX.com)


[postato da Moana]

   Avere gli occhi bendati e un erezione che ti balla davanti alla bocca e che ti schiaffeggia le guance ti da l’impressione di essere indifesa e sottomessa, e ti annienta, ti fa regredire ad uno stadio animale, perché devi fare a meno di uno dei sensi più importanti, a cui siamo abituati ad affidarci, ovvero la vista. Quindi fui costretta a fare affidamento sugli altri sensi; l’olfatto e il tatto principalmente. Sentivo infatti l’odore del sesso maschile davanti al mio viso, e sentivo la potenza della punta battermi sulle guance. Era come quando da bambini si gioca alla pentolaccia, e ti bendano, e devi picchiare con un bastone su un pupazzo pieno di caramelle, con l’obiettivo di romperlo e di mettere le mani sui tanto agognati dolcetti. E per tutto il tempo ti trovi in uno stato di agitazione terribile, perché non vedi niente, eppure il tuo obiettivo, la tua ricompensa, è proprio lì davanti a te. E tu non sai con precisione dove battere, sai soltanto una cosa, e cioè che desideri ardentemente centrare il bersaglio.
   In quel momento, con lo stesso grado di agitazione, io cercavo con la bocca la trave che mi stava picchiettando sul viso. E il fatto che non riuscivo a prenderla mi stava mandando al manicomio. Ero praticamente incapace di intendere e di volere. In realtà una cosa la volevo: volevo lui. E allora lo cercavo in modo ossessivo, con la bocca spalancata, e agitandomi come in preda ad una crisi isterica. E lui me lo negava. Cercai più volte di afferrarlo con le mani, di bloccarlo, ma lui puntualmente me le allontanava facendomi capire che dovevo stare buona e lasciare che il gioco lo conducesse lui.
   “Ti prego, dammelo” lo implorai. “Mettimelo in bocca. Che stai aspettando?” ma lui non mi rispose. Non mi sembrava neppure Berni. Avevo l’impressione che non era il suo il membro che mi stava ballando davanti alla bocca, perché ogni volta che mi batteva su una guancia sentivo la sua grandezza, e avrei giurato che non era delle stesse dimensioni di quello del mio fidanzato. Ma probabilmente era una mia impressione, perché bendata tutto mi sembrava diverso. Perché quando non vedi le cose tutto ti sembra più grande.
   E poi Berni non mi avrebbe mai presa a schiaffi col suo batocchio, perché conoscendolo avrebbe certamente pensato che era una cosa irrispettosa da fare. Lui mi aveva sempre rispettata. Ero sempre stata io a chiedergli di farmi certe cose; per esempio prima di farmi una cumshot ci era voluto del tempo. Ero stata io a chiederglielo per la prima volta, i primi tempi che stavamo insieme, e lui in principio mi rispondeva che non gli andava di farlo, perché gli sembrava una cosa irrispettosa. Poi però ero riuscita a convincerlo che se ero io a chiederglielo non c’era niente di irrispettoso. E anche per quanto riguarda il sesso anale, ero stata io a convincerlo a penetrarmi il buco di dietro, altrimenti di sua iniziativa non lo avrebbe mai fatto.
   E adesso mi stava facendo quella cosa, di sua iniziativa. Era molto strano. Per questo dico che non mi sembrava lui. Ma forse il fatto che fossi bendata lo faceva sentire autorizzato a farmi qualsiasi porcata. Poi ad un certo punto finalmente mi afferrò per i capelli e mi ficcò il membro in bocca fino in gola e iniziò a chiavarmi oralmente fino quasi a impedirmi di respirare. Sentivo le spinte del suo bacino contro di me, le sue palle che sbattevano sotto il mio mento, e gli occhi sotto la benda iniziarono a lacrimarmi. Dopo un bel po' di stantuffate mi lasciò andare, così fa darmi l’occasione di poter riprendere fiato. Ero affannata come se fossi stata troppo tempo sott’acqua.
   Mi fece alzare, sempre tenendomi per i capelli. Non ci capivo nulla, il fatto di non vedere niente mi rendeva incapace di prendere qualsiasi iniziativa, e anche la mancanza di ossigeno a cui ero stata sottoposta per una manciata di secondi mi aveva resa inservibile. Però ero sua, praticamente un buco da fottere a suo piacimento, e mi diede una sculacciata, e il rumore del palmo della sua mano che si infrangeva sulla mia natica riecheggiò sulle pareti del soggiorno come uno sparo. Poi fece una cosa che mi fece dubitare ancora una volta di trovarmi di fronte a Berni; mi sollevò con le braccia e mi infilò la sua erezione nella patatina, e iniziò a scoparmi in quel modo, a mezz’aria, come se fossi una bambola di pezza. Dove caspita aveva preso tutte quelle forze per fare una cosa del genere? Insomma, era una posizione che si vedeva soltanto nei film hard, e lui la stava praticando come se niente fosse, e io ormai ero cotta, sbrodolavo tutta, e non riuscivo a dire una parola, soltanto rantoli di piacere, come quelli di un’animale agonizzante. Era proprio una dolce agonia. E dopo avermi pompato la fighetta per un paio di minuti decise di cambiare buco e di passare al condotto anale, così lo tirò fuori e lo indirizzò contro quello che io avevo ribattezzato “il buchetto del peccato”. Entrò dentro senza troppe difficoltà, ma ormai ero quasi sicura che non era lui. Era troppo grosso per essere Berni. Sentivo il suo diametro mentre saliva su per il mio buco del culo, e non poteva essere lui. Non è che Berni ce l’aveva piccolo, era nella norma, ma ciò che avevo nel retto era di dimensioni considerevoli. Per cui c’era qualcosa che non andava.
   “Amore mio, ma cosa ti succede? Hai fatto un trapianto di cazzo per caso?” gli chiesi divertita, ma lui non mi rispose. “Berni, perché non mi rispondi? Ti ho fatto una domanda”.
   A quel punto mi tolsi la benda dagli occhi e fui investita da un forte senso di smarrimento. Chi era l’uomo che mi stava tenendo a mezz’aria e che mi stava chiavando il condotto anale? Ero così sorpresa che non riuscivo nemmeno a dare un senso a quello che stava accadendo. Mi limitavo a guardare con gli occhi spalancati l’adone che mi stava possedendo, e lui mi sorrideva, e allo stesso tempo mi penetrava, tenendomi le braccia sotto le cosce e facendomi dondolare come se fossi su un’altalena. L’altalena dell’amore.
   Lui era bello, bello come un colosso di marmo, con i pettorali scolpiti, le braccia muscolose e la carnagione olivastra. Berni era lì accanto a noi, anche lui era nudo e aveva un erezione, e ci guardava, e ci stava scattando delle fotografie. E si limitò soltanto a dire: “sorpresa!”. Dopodiché venne a mettersi dietro di me e mi penetrò anche lui, anche lui nel buco del culo, e provai per la prima volta nella mia vita una doppia penetrazione anale. E sentivo che stavo quasi per svenire. Due cazzi in culo era davvero una notevole sfida per il mio corpo.