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martedì 19 marzo 2019

Sono venuta a cercarti

perché ti amo.

(in foto: Janet Mason, PureMature.com)


[postato da Stefano]

   Ero nel soggiorno di Ornella, nudo, e in una mano reggevo un calice di vino, e mentre l’aspettavo mi misi a curiosare in giro, e vidi una fotografia insieme al suo compagno, che era morto ormai da un anno. Dovevano essere ad una cerimonia o qualcosa del genere perché erano molto eleganti, e Ornella sembrava proprio una donna di classe. Ma la cosa che mi sorprese era lui; doveva essere molto più vecchio di lei, perlomeno di vent’anni. Adesso capivo il motivo per cui mi aveva detto che non lo aveva mai amato, ma che ci stava insieme soltanto per i soldi.  
   E allora feci una cosa che a qualcuno potrebbe risultare ridicola; mi rivolsi a lui, quasi come se fosse ancora vivo e mi stesse guardando. Lo feci più per gioco che altro.
   “A lei non dispiace se usufruisco della sua signora, vero?”.
   Ovviamente non poteva rispondermi perché era soltanto una fotografia. Però ebbi la sensazione di sentire le sue maledizioni, perché appunto stavo per prendermi Ornella. E allora continuai a parlare, e gli dissi che in verità era stato lui a prenderla a me, perché io conoscevo Ornella da  più tempo di lui, fin da quando eravamo ragazzini, e lei era ancora un “lui”. Per cui avevo tutto il diritto di riprendermela. Poi mi feci una risata, perché pensai alla stupidata che stavo facendo, e cioè parlare ad una fotografia, e nello specifico ad un uomo morto e sepolto da un anno.
   Così mi allontanai da quel bel quadretto e mi avvicinai allo stereo. C’era infatti un impianto che avrebbe fatto gola a qualsiasi appassionato di musica. Gli altoparlanti erano collocati in vari punti del soggiorno, in modo tale da rendere il suono più avvolgente. E allora lo accesi e partì una canzone; era Watermelon in East Hay di Frank Zappa. A lato dello stereo c’era la custodia del cd che c’era dentro, la presi e vidi che era una compilation di ballate rock. Non credevo che Ornella ascoltasse questo tipo di musica. Ricordo che quando eravamo ragazzi era una patita di musica pop, che io invece detestavo.
   “Quel cd era suo” ad un certo punto mi accorsi che lei era dietro di me, era nuda e aveva un corpo divino, ancora un po' bagnato perché era appena uscita dalla doccia. Si avvicinò alle mie spalle e mi cinse le braccia da dietro, e iniziò a baciarmi le spalle amorevolmente. E intanto sentivo il suo sesso premere tra le mie natiche, ma non era in erezione, e probabilmente non lo sarebbe stato neanche dopo. “Aveva una vera passione per il rock classico” mi disse.
   “Ti manca?” le chiesi.
   “Sì, ma non in quel senso. Come già ti ho detto non lo amavo, ma ci sono alcuni giorni che mi sento molto sola”.
   “È per questo che sei venuta a cercarmi al ristorante?”.
   “Sono venuta a cercarti perché ti amo”.
   A quel punto Ornella mi prese per mano e mi portò in camera da letto, e cominciammo a fare l’amore. E le nostre bocche si unirono l’una all’altra, e lei restò sopra di me per un tempo imprecisato, e si strofinava contro il mio corpo, e la mia erezione fremeva per entrare dentro il suo condotto anale, ma lei non voleva, o perlomeno non subito, prima voleva fare l’amore, cioè voleva amarmi, godersi il mio corpo, la mia bocca e tutto il resto, e ogni tanto lasciava che le strofinassi la mia erezione contro il buco del culo, e quando lo facevo lei sospirava per il piacere che le procurava quel contatto. Tentai varie volte di farglielo entrare dentro, e lei ad un certo punto mi chiese perché avessi così tanta fretta di concludere. Poi ritornò all’attacco della mia bocca, e iniziai a sospettare che per non so quale ragione non si sarebbe mai lasciata penetrare. Però mi sbagliavo, ad un certo punto lo prese con le dita e se lo fece entrare nel condotto anale. Nel frattempo dal soggiorno continuavano a provenire le ballate rock; in quel momento c’era Samba Pa Ti di Santana, e Ornella iniziò a cavalcarmi prima con delicatezza e poi quando la canzone arrivò a metà iniziò a farlo furiosamente, scuotendo il bacino su e giù in modo frenetico fino a farmi sborrare copiosamente nel suo retto, e allora a quel punto si diede pace e diede gli ultimi colpi con le anche e si fece entrare il mio cazzo agonizzante fino alle palle e se lo tenne dentro per qualche minuto e si accasciò su di me e mi tempestò di baci sul collo. Aveva il fiatone e, come me, era zuppa di sudore.
   Dopo un po' lo fece scivolare fuori e un rivolo abbondante di sperma colò all’esterno del buco. L’avevo riempita proprio bene.
   “Era tutta la vita che aspettavo questo momento” disse. E intanto fuori era buio, e quando guardai la sveglia digitale che stava di fianco al letto mi accorsi che erano le sette, e questa cosa mi sorprese molto perché voleva dire che io e Ornella avevamo fatto l’amore per più di due ore. La penetrazione era durata circa cinque minuti, ma erano i preliminari ad essere stati incredibilmente lunghi.
   Ci servì un po' di tempo prima di riprenderci del tutto, e quindi restammo nel letto a guardare il soffitto senza dirci nulla. Poi ad un certo punto mi chiese se avevo fame e io le risposi di sì, e allora si mise in piedi e andò a preparare la cena. Io restai ancora un po' sul letto, e notai  che sulla parete di fronte c’era un’altra fotografia di Ornella insieme al suo compagno morto. Erano sorridenti e sembravano felici, ma avevo l’impressione che lei stesse fingendo, e che il suo sorriso fosse sfacciatamente forzato. Ed erano seduti in un prato e stavano facendo un picnic o qualcosa del genere.
   Avevamo avuto gli occhi di lui addosso per tutto il tempo, aveva assistito a tutto ciò che avevamo fatto, quindi compresa la penetrazione anale con connessa eiaculazione interna. Chissà quante maledizioni che mi aveva mandato dall’oltretomba.
   “E dai, non te la prendere” dissi rivolto a lui, “non ho fatto niente di male. Ho soltanto sborrato nel condotto anale della tua donna”.
   Ma parlare con un morto non aveva alcun senso, e così mi alzai e andai a fare la doccia. Intanto Ornella aveva preparato la cena e aveva indossato un vestito da sera molto elegante, ma io non avevo niente, avevo solo il costume da bagno e la maglietta a mezze maniche, e lei mi disse che non importava, che potevo stare nudo. A lei avrebbe fatto molto piacere.
  

giovedì 14 marzo 2019

Ora come allora.

Stesso buco, stesso piacere.


[postato da Stefano]

   Proprio come vent’anni fa restammo nudi nella cabina a guardarci e a esibirci, con la stessa eccitazione. Ed eravamo entrambi consapevoli che a breve avremmo rifatto la stessa cosa che avevamo fatto allora, però non bisognava avere fretta. Prima o poi sarebbe successo. E nel frattempo Ornella mi chiese del rapporto che avevo con Sabrina, e allora le raccontai alcuni degli episodi più significativi che avevano caratterizzato il nostro matrimonio. Le parlai di nostro figlio Rocco, e poi di Moana, che però era stata concepita con il seme di un altro uomo, e Ornella ne fu sorpresa.
   “Cioè, mi stai dicendo che Sabrina ha avuto una figlia da un rapporto extraconiugale?”.
   “Non è come credi” precisai. “Non è che ha avuto una relazione con un altro uomo ed è rimasta incinta. Semplicemente lo abbiamo voluto entrambi. Era tutto pianificato. Qualche anno dopo la nascita di Rocco abbiamo pensato che sarebbe stato bello avere una femminuccia, e che sarebbe stato bello averla grazie all’aiuto di un altro uomo”.
   “Ma perché? Non capisco”.
   “Il punto è che siamo una coppia… cuckold, per usare un termine in uso nell’industria del porno. Mi eccita guardare Sabrina che fa l’amore con altri uomini. E quindi vederla mentre si faceva ingravidare da un altro uomo è stata una specie di prova d’amore. La prova d’amore per eccellenza, sia per me che per lei”.
   “E non hai avuto difficoltà a crescere una figlia che tua moglie ha concepito con un altro uomo?”.
   “Assolutamente no. Moana è anche mia figlia, a tutti gli effetti, e non ho mai pensato a lei come alla conseguenza di una scopata di Sabrina insieme ad un altro uomo. Sono stato io a portarla a scuola il suo primo giorno d’asilo, non lui. E sono stato sempre io a starle accanto tutte le volte che da bambina ha avuto l’influenza”.
   “E chi è, se ti va di dirmelo, il suo papà biologico? Qualcuno che conosco?”.
   Come mi è già capitato di dire più volte la nostra città è un po' come un grande paese, per cui tutti conoscevano tutti. E quando dissi a Ornella che il papà biologico di mia figlia Moana era Giuliano lei sembrò molto sorpresa. Mi raccontò che non aveva mai avuto molta stima di Giuliano, perché gli aveva sempre dato l’impressione di un tipo arrogante e presuntuoso. In effetti era sempre stato pieno di sé, questo bisogna riconoscerlo. E poi ha sempre trattato le donne come bamboline con cui divertirsi, compresa mia moglie. Ma Sabrina era sempre stata cotta di lui. Per Giuliano avrebbe fatto qualunque cosa, anche mettersi a quattro zampe e guaire come una cagna, e lui l’aveva sempre saputo e quindi si approfittava di lei chiedendole di fare delle cose spesso anche molto umilianti, e lei diceva sempre di sì, perché di fronte a lui perdeva completamente la ragione. E a volte anche la dignità.
   “Come si può amare un uomo del genere?” mi chiese Ornella.
   “Beh sai come si dice, al cuore non si comanda. Sabrina era così innamorata di lui che da ragazza si è fatta perfino tatuare l’iniziale del suo nome dietro il collo. Quella lettera è sempre lì a ricordarmi che pur essendo io suo marito, lei in realtà appartiene a lui. Sabrina infatti ha continuato ad essere innamorata di lui in tutti questi anni di matrimonio, ed è proprio per questo che abbiamo scelto lui per il concepimento di Moana”.
   “E in tutti questi anni non hai mai avuto paura che Sabrina potesse lasciarti per mettersi definitivamente con lui?” mi chiese Ornella.
   “Sì, in effetti spesso ho temuto proprio questo. Alcuni anni fa Sabrina iniziò a vedersi con lui di nascosto. E forse è stata anche un po' colpa mia, perché a casa non c’ero mai, ero sempre a lavoro. Poi decise di confessarmi tutto, e allora abbiamo raggiunto un compromesso, e adesso Giuliano vive con noi, e quindi adesso Sabrina può avere tutti e due senza dover fare le cose di nascosto”.
   “E non ti da fastidio l’idea di dover condividere il vostro letto insieme ad un altro uomo?”.
   “Io amo molto mia moglie, e se questa cosa la rende felice allora sono felice anche io. E poi è bello guardarli mentre fanno l’amore. È molto eccitante. Lo fanno veramente bene”.
   “Certo che siete una famiglia proprio fuori dalle righe” disse Ornella divertita.
   “Sì lo so, e mi sento davvero molto fortunato, perché sì siamo una famiglia fuori dalle righe, ma siamo una famiglia felice”.
   Mentre parlavo di Sabrina e della nostra relazione cuckold mi venne un erezione spaventosa. Era durissimo, e svettava fieramente verso l’alto, e il glande era gonfio e lucido, e sulla sommità apparve una gocciola di liquido pre-eiaculatorio. E Ornella non faceva che fissarlo; era evidente che moriva dalla voglia di averlo. Mi disse che Sabrina era molto fortunata ad avere un uomo come me, non soltanto per “quello”, e fece cenno alla mia erezione gigantesca, ma anche perché ero un uomo molto comprensivo, che metteva le esigenze della propria partner davanti alle proprie.
   Poi decisi che era arrivato il momento di fare la cosa che avevamo fatto più di vent’anni fa, e allora guardai in direzione del buco che c’era sulla parete della cabina.
   “Che ne dici?” le chiesi. “Lo rifacciamo?”.
   “Molto volentieri” rispose lei.
   E allora si rimise il costume e uscì dalla cabina, e io infilai la mia erezione nel buco. Uscì dall’altra parte in tutta la sua interezza, e sentii la brezza marina accarezzarmi il glande. Ornella era pronta, e ce l’aveva proprio davanti alla faccia, e allora iniziò a leccarlo con la punta della lingua, cominciando dalla base e poi lentamente salì su, e a quel punto lo accolse in bocca e iniziò a farmi godere, proprio come più di vent’anni fa. La sua saliva pastosa avvolse il mio membro, e la sua lingua lo coccolò con amore, e proprio come vent’anni fa mi fece venire nel giro di pochi minuti.
   “Fai attenzione, sto venendo! Togli la bocca!”.
   Ma lei non la tolse, e si fece sborrare dentro, perché era proprio quello che voleva. Proprio come allora.

sabato 19 gennaio 2019

Una mamma con la

spagnola facile.

(in foto: Lorna Morgan, ScoreClassics.com)


[postato da Rocco]

   Mia madre aveva ragione; era da parecchio che non ritornavo a casa. Ma ero sempre troppo impegnato, o forse era soltanto pigrizia, non lo so, però obiettivamente il tempo che passavo con lei ultimamente era veramente scarso. E quando la vidi lì alla spiaggia nudista dell’Ultimo Scoglio mi si riempì il cuore di un calore che solo lei riusciva a trasmettere. La mia bella mamma, sogno erotico di molti uomini, con quel corpo così prosperoso e quelle tette enormi che avevano tanto “spagnoleggiato” e fatto godere mio padre (e non solo lui, come ben sapete). Sì, mia mamma aveva la spagnola facile, nel senso che era ben consapevole che le tette erano il suo forte, e allora le utilizzava come arma per sedurre gli uomini e farli godere. Per questo era così desiderata.
   La sua visita inaspettata alla spiaggia dell’Ultimo Scoglio ci diede modo di trascorrere del tempo insieme. E ovviamente per me fu un notevole piacere farlo. E riuscii a convincerla a fare una cosa che di solito facevo da solo; una cosa che era anche abbastanza pericolosa, però ne valeva la pena, ovvero scalare l’Ultimo Scoglio. Ogni tanto quando volevo starmene per conto mio salivo fin lassù e guardavo l’orizzonte come una specie di eremita.
   Mia madre non era sicura di riuscire a farcela, perché effettivamente la grande roccia era piuttosto ripida. Ma le dissi che l’avrei aiutata io, perché conoscevo ogni punto d’appoggio come le mie tasche. E allora feci andare avanti lei, e iniziai a indicarle i vari punti su cui poteva fare presa con mani e piedi. E mentre le davo indicazioni non potetti fare a meno di contemplare il suo corpo formoso da sotto, il suo bel culone burroso, che ad un certo punto vidi aprirsi e mettere a nudo il suo buco della passione (come lo chiamava Beatrice), il caldo ingresso del condotto anale che aveva accolto così tanti uomini da farle guadagnare l’appellativo che tutti conoscevano, ossia Sabrina Bocca e Culo. E più sotto invece vedevo chiaramente le labbra della sua figa, contornate da una fitta peluria crespa e di colore castano. Le labbra in cui mio padre aveva riversato il suo sperma per generarmi. Dio, quanto era bella mia madre! Era la quintessenza della femminilità e dell’erotismo, con il suo corpo divino che non avrebbe mai smesso di far perdere la testa agli uomini. Mio padre era davvero fortunato ad averla.
   “Sto andando bene?” mi chiese una volta arrivata a metà dell’arrampicata.
   “Stai andando benissimo mamma, sei bravissima”.
   “Grazie tesoro mio. Sto facendo del mio meglio”.
   Una volta arrivata su mi arrampicai anche io, ma al contrario di lei mi ci vollero una manciata di secondi per arrivare in cima. Io lo avevo già fatto altre volte, per cui già sapevo dove mettere le mani e i piedi. Sulla vetta dell’enorme masso nero si aveva la panoramica di tutto il litorale, e inoltre si vedeva il mio ristorante, l’attività che ero riuscito a tirare su non senza l’aiuto di mia moglie Beatrice. E mia madre mi disse che adesso capiva il motivo per cui ogni tanto salivo fin lassù. Poi iniziò a fischiare in direzione di Lex, il suo fedele alano nero che era rimasto giù a correre come un matto sulla sabbia. Mia madre fischiava e lui alzava le orecchie e abbaiava nella nostra direzione, e poi continuava la sua folle corsa. Mia madre lo aveva chiamato in quel modo in onore di un attore porno che le aveva sempre fatto perdere la brocca, ovvero Lex Steele; la sua verga di ventotto centimetri era la sua fantasia proibita fin da quando aveva cominciato ad appassionarsi ai film hard. Più di una volta le avevo sentito dire che il suo sogno era diventare la sua schiava del sesso, farsi fare il servizio completo, davanti e dietro, e poi magari farsi mettere incinta. Insomma, questo per farvi capire che mia madre era proprio innamorata persa di Lex Steele.
   “Guarda come corre” mi disse riferendosi al suo alano. “Non è un amore? Senza di lui mi sentirei molto sola. Ci sono certi giorni che la solitudine mi divora, però con lui è diverso. Avere lui mi fa stare meglio”.
   Mia madre iniziò a sfogarsi raccontandomi del suo senso di inutilità. Da quando io e Moana ce n’eravamo andati da casa per starcene per conto nostro era cambiato tutto, e inoltre mio padre e il papà di Moana stavano fuori tutto il giorno, per cui lei si sentiva sola e inutile, dal momento che la sua vita non aveva più una funzione, se non quella di soddisfare sessualmente sia mio padre che il papà di mia sorella. Prima del nostro allontanamento il suo scopo era stato quello di badare a noi, e poi aveva anche il negozio di intimo, per cui era piena di impegni. Invece adesso il negozio era diventato a tutti gli effetti di Moana, anche se nominalmente era ancora suo. Però, mi disse, lei ne aveva preso il pieno potere, e praticamente aveva tagliato fuori mia madre. Per cui lei non sapeva cosa fare. Si sentiva appunto inutile e inappagata.
   E mentre mi raccontava queste cose eravamo seduti sull’enorme scoglio, e lei mi accarezzava una gamba e sentivo le sue dita che mi esploravano l’interno coscia, e ogni tanto mi sfioravano il sesso, il quale non rimase indifferente a quel contatto e iniziò ad indurirsi raggiungendo la massima erezione. Cercai di trattenermi, ma le carezze di mia madre erano davvero intime e delicate che trattenere l’erezione era impossibile. Lei ovviamente se ne accorse e allora iniziò ad accarezzarlo con tenerezza e amore in tutta la sua lunghezza, dalle palle alla cappella. Non lo faceva con malizia, d’altronde era pur sempre mia madre, ma lo faceva per il piacere di farlo, per l’affetto che provava per me. Il suo scopo non era farmi sborrare, ma darmi piacere.
   “Come sei bello” sussurrò ad un certo punto, forse facendo riferimento alla mia possente erezione.
   Ero molto dispiaciuto per quello che mi aveva raccontato. Avrei voluto fare qualcosa per lei, per renderla di nuovo felice, ma non sapevo proprio cosa inventarmi.
   “C’è qualcosa che posso fare per farti stare meglio?” le chiesi.
   “Forse sì. Potresti passare del tempo insieme alla tua mamma. Che ne dici? Potremmo prenderci una vacanza, solo io e te”.
   Era un’idea meravigliosa e le dissi subito di sì, senza pensarci troppo. Ma resistere alle carezze di mia madre era impossibile, per cui mi lasciai andare e iniziai a fiottare come una fontana.
   “Bravo tesoro, non trattenerla” mi disse amorevolmente e continuando a toccarmi con tenerezza.

giovedì 17 gennaio 2019

E alla fine

rimane solo mamma. 

(in foto: Chloe Vevrier, ScoreClassics.com)


 [postato da Sabri]

   Erri aveva deciso che era venuto il momento di crescere, e quindi di gettarsi in questa rocambolesca ma appassionante storia d’amore. Aveva fatto la cosa giusta, e in quanto zia ero fiera di lui. D’altronde era il motivo per cui mi era stato affidato da sua madre; il mio compito doveva essere quello di aiutarlo a crescere, e in un certo senso ci ero riuscita. Erri era diventato adulto ed era volato via, e adesso ero rimasta di nuovo sola, come quando Moana e Rocco avevano deciso di andare a stare per conto loro. È inevitabile, ad un certo punto i figli diventano adulti e se ne vanno. E io ero rimasta di nuovo sola; cioè, non proprio, con me c’era pur sempre il mio Lex, il grosso alano che mi teneva compagnia e che mi venerava come una dea. E poi la sera Stefano e Giuliano ritornavano dal lavoro, e mi prendevano, mi usavano per godere, e io mi davo a loro con gioia, lasciavo che facessero di me ciò che volevano, e spesso mi prendevano tutti e due insieme, uno davanti e uno dietro, oppure soltanto Giuliano, e Stefano si limitava a guardare. Ero ancora innamorata di entrambi, ero accecata dall’amore che provavo per loro, e li volevo tutti e due, e potevo averli. Insomma mi sentivo la donna più fortunata di questo mondo.
   Eppure quando poi al mattino se ne andavano a lavoro io rimanevo di nuovo sola, e mi sentivo un vuoto dentro. Spesso me ne andavo al centro commerciale a vedere se serviva una mano al negozio di intimo, e ci trovavo Moana che mi faceva capire che del mio aiuto non sapeva che farsene. Ero ancora nominalmente io la proprietaria dell’attività, ma lei non voleva che mettessi il naso negli affari. Ormai era lei a gestire le cose, e devo dire che se la cavava piuttosto bene.
   Un giorno decisi di andare a trovare Rocco, il quale aveva rilevato una struttura abbandonata sulla costa e ci aveva aperto un ristorante, in prossimità della spiaggia nudista conosciuta come L’Ultimo Scoglio. Portai anche Lex insieme a me, pensando che probabilmente gli avrebbe fatto molto piacere fare una passeggiata al mare. E una volta arrivati a destinazione balzò fuori dalla macchina e si mise subito ad esplorare quella piccola oasi paradisiaca.
   Non eravamo ancora in alta stagione, per cui in spiaggia non c’era nessuno, a parte qualche guardone che si aggirava nella speranza di trovare qualche coppietta appartata che faceva l’amore. La spiaggia dell’Ultimo Scoglio era infatti conosciuta soprattutto per quello; non era semplicemente una spiaggia nudista, era piuttosto un pezzo di costa dove tutto era lecito, e il sesso si manifestava in tutte le sue forme, senza alcuna limitazione o preconcetto.
   Andai verso il ristorante di Rocco e chiamai Lex con un fischio affinché mi venisse dietro, e lui mi seguì fedelmente. Entrammo dentro ma mio figlio non c’era, c’era soltanto una cameriera che stava sistemando la sala. Le chiesi dove potevo trovare Rocco e lei mi disse che era andato fuori, verso la spiaggia. E allora gli andai incontro, ma prima mi liberai dei vestiti e li lasciai in macchina, e con le tette e la patata al vento mi incamminai verso il mare. Era da tanto che non lo facevo. Era appena passato un inverno molto duro, per cui il fatto di potermi sbarazzare dei vestiti e stare nuda all’aria aperta per me era una vera liberazione. E poi c’era una calma e un silenzio che non sembravano neppure di questo mondo. Era come vivere un’esperienza mistica, direi quasi ultraterrena, con un vento soffice che mi accarezzava il corpo, ci faceva l’amore e lo penetrava, donandomi delle piacevoli sensazioni che erano molto simili al piacere che avevo quando ad accarezzarmi erano le mani di Stefano e Giuliano, gli uomini che amavo, gli uomini che mi rendevano felice.
   Iniziai a percorrere il bagnasciuga e Lex mi venne dietro, rotolandosi di tanto in tanto sulla sabbia, e poi rimettendosi su quattro zampe e scrollandosi di dosso la sabbia bagnata. Ad un certo punto vidi mio figlio; era nudo anche lui, ed era seduto in riva al mare e lo contemplava senza muovere un muscolo. Sembrava quasi assorto in un esercizio di meditazione. Poi si accorse di me e allora si alzò e mi venne incontro. Non potetti fare a meno di guardare il suo attrezzo del piacere, che sono sicura rendeva molto felice Beatrice, la sua bellissima moglie transgender. Devo dire con un certo orgoglio che mio figlio aveva sempre avuto un cazzo spettacolare, vigoroso, possente, che prometteva ore di intenso piacere anale e vaginale, e rigogliose cumshot da competizione. Quello era mio figlio, e avevo tutte le ragioni per vantarmene.
   Lo abbracciai e gli tempestai le guance di baci. Era da molto tempo che non lo vedevo. Il suo ristorante assorbiva la maggior parte del suo tempo, anche quello che avrebbe potuto dedicare a stare con la sua famiglia. Era già da qualche settimana che saltava il nostro abituale pranzo della domenica, quando per la mia gioia ci riunivamo tutti quanti allo stesso tavolo per trascorrere del tempo insieme, con Moana che sbroccava perché diceva che parlavo troppo, con Giuliano che non perdeva mai occasione per palparmi il sedere, e Stefano che discuteva con Berni di cinema e attualità. Un rito che si ripeteva ogni settimana e di cui io non ero mai stanca, ma che anzi aspettavo con ansia. Eppure era una tradizione a cui Rocco non partecipava da alcune settimane per improrogabili impegni legati alla sua nuova attività di ristoratore. E questa sua assenza mi causava un certo dispiacere.
   “Tesoro mio” gli dissi, “non hai più tempo per venire a trovare la tua vecchia mamma, vero?”.
   “Vecchia non direi, guardati” mi rispose. “Sei uno schianto. Hai un corpo che farebbe invidia a qualsiasi ragazza di vent’anni”.
   “Amore, dici così soltanto perché sono tua madre”.
   A quel punto gli presi la mano e ci incamminammo verso lo scoglio gigante che dava il nome alla spiaggia, l’ultimo, quello che delimitava la zona nudista.

sabato 8 dicembre 2018

Ancora un po' di Miriam

prima della partenza. 

(in foto: Natalie Mars, My TS Stepmom, Transsensual.com)


[postato da Rocco]

   Era una calda notte piena di stelle, e io e Miriam eravamo sdraiati sull’amaca del giardino, abbracciati l’uno all’altro, a goderci il torpore che viene dopo aver fatto l’amore. Il suo corpo mascolino era aggrappato al mio, e ogni tanto mi baciava le labbra, e io le accarezzavo un braccio e nel frattempo guardavo verso la finestra della camera da letto della villetta a schiera che io e Beatrice avevamo preso in affitto. Lei era lì, insieme al fidanzato di Miriam, e stavano facendo l’amore, ininterrottamente da circa tre quarti d’ora. I loro rantoli di piacere giungevano fino a noi, ma senza disturbarci.
   Ad un certo punto il mio membro raggiunse nuovamente l’erezione; Miriam se ne accorse e mi sorrise, e poi con una mano lo afferrò e iniziò a menarmelo, ma delicatamente. Era più un massaggio in realtà. Avevo di nuovo voglia di entrare nel suo buco del culo, ma allo stesso tempo quella posizione, con lei avvinghiata al mio corpo che mi toccava nelle parti intime, era una cosa a cui non avrei rinunciato per nulla al mondo. Poi lei ad un certo punto mi guardò con i suoi luminosi occhi azzurri e mi chiese se avevo voglia di fare quello che stavano facendo loro, cioè l’amore.
   “Sinceramente mi va bene così” risposi, e lei mi sorrise perché anche a lei andava bene così. Se volevo fare l’amore lei lo avrebbe fatto volentieri, ma era più contenta di rimanere sull’amaca, in quella posizione a coccolarci come due innamorati.
   “In fin dei conti anche questo è fare l’amore” disse.
   Aveva proprio ragione; anche stare nudi abbracciati l’uno all’altro, distesi su un’amaca sotto ad un cielo pieno di stelle, anche questo voleva dire “fare l’amore”, anche se non vi era alcuna penetrazione. Avrei sentito molto la mancanza di Miriam. Il giorno dopo io e Beatrice saremo ritornati a casa, e quindi Miriam sarebbe stata per me soltanto un bellissimo ricordo. E allo stesso modo Marco per mia moglie. 
   “È stato bello incontrarti” le dissi.
   “È stato bello anche per me. È difficile incontrare uomini sensibili come te. La mia vita è costellata di uomini sbagliati. A parte Marco, s’intende. A diciotto anni ho avuto la mia prima relazione seria, ma anche in quel caso era l’ennesimo uomo sbagliato. Ero sempre fatta in quel periodo. Cocaina e alcol, tutti i giorni. E lui, un ricco industriale più grande di me di venticinque anni, me ne procurava in grandi quantità, e io per farlo contento gli davo il culo. È stato un anno terribile. Ero il suo giocattolo, e lui mi dava ciò di cui avevo bisogno. Poi sono riuscita a disintossicarmi, e l’ho mollato. Ero stufa di essere la sua bambolina del sesso. Ed ero stufa di essere sempre fatta”.
   “Miriam, questa è una storia davvero triste”.
   “Lo so. Ma che ci vuoi fare? Poi dopo ho avuto molte altre fugaci avventure, niente di serio, solo sesso, fino a quando poi ho conosciuto Marco. Adesso sono felice. O almeno credo. Certe volte ho come l’impressione che anche lui mi tratta come una bambolina del sesso”.
   Guardammo di nuovo verso la finestra della camera da letto; i nostri partner stavano ancora chiavando come due indemoniati. In questo si somigliavano molto. Per loro il sesso era indispensabile. Per me e Miriam forse no. Era questo che ci accomunava. Per noi l’importante era l’amore. In ogni modo finirono di darci dentro a notte fonda. Io e Miriam ci eravamo ormai addormentati sull’amaca. Mi svegliai prima io; stava albeggiando, e lei era ancora avvinghiata al mio corpo, e teneva la testa su una mia spalla, e io le baciai la fronte nascosta dai capelli. Prima di addormentarci mi aveva fatto godere con la mano, infatti avevo il mio sperma rappreso sulla pancia.
   “Mi mancherai Miriam” sussurrai, anche se lei non poteva sentirmi, perché dormiva ancora. E dormivano anche Marco e mia moglie, forse anche loro abbracciati l’uno all’altro, dopo una notte di grande passione.
   Alle dieci del mattino eravamo già sulla strada per l’aeroporto. Si ritornava a casa, e dell’avventura con Marco e Miriam sarebbe rimasto soltanto un piacevole ricordo, che per quanto mi riguarda avrei ricordato con nostalgia. Chissà, forse io e Bea avremmo avuto altre esperienze simili, ma di certo una come Miriam non l’avrei trovata da nessun’altra parte. Lei era veramente speciale, e forse non dovrei dirlo per non ferire i sentimenti di mia moglie, ma era come se lei fosse il prototipo della mia partner ideale. Era quello che avevo sempre cercato in ogni donna che avevo avuto. O forse mi sbagliavo. Forse a farmi pensare queste cose era soltanto il fugace invaghimento di una notte. Forse avevo la tendenza a innamorarmi troppo facilmente, chissà.
   In aeroporto comprai delle riviste di gossip un po' per tenermi aggiornato sullo scandalo che aveva coinvolto Beatrice, e un po' per cercare di dimenticare Miriam.
   La notizia era ancora fresca, e quindi ne parlavano tutti, anche perché il calciatore che era stato paparazzato, mentre appunto Bea gli faceva un lavoro di bocca, era uno molto stimato. E poi tutti cercavano il sex-tape. Girava voce infatti di un sex-tape in cui si vedeva mia moglie che si faceva ingroppare dal concorrente di un reality show. E quindi tutti quanti lo volevano vedere, ma nessuno ce l’aveva.
   “Ma insomma, si può sapere chi ce l’ha questo sex-tape?” domandai a mia moglie.
   “Te l’ho detto, ce l’ha Romualdo. Se vuoi vederlo vallo a chiedere a lui”.
   “Che moglie puttana che c’ho” dissi tra me e me.
   “Lo sapevi benissimo che non sarei stata una moglie fedele, quindi smettila di borbottare”.
   Aveva ragione, le regole erano state chiare fin dal principio.

sabato 1 dicembre 2018

Un altro posto,

la luna di miele continua.


[postato da Rocco]

   Bea non riusciva a credere che ci avevano invitati a lasciare il resort. Continuava a chiedermi il motivo per cui lo avevano fatto. Cosa aveva fatto di male? Io annuivo perché sentivo di doverla appoggiare in tutto e per tutto, d’altronde era pur sempre mia moglie. Però era evidente che a scatenare quella reazione era stata la scelta sconsiderata di Bea di fare una gangbang in piscina insieme a cinque sconosciuti.
   “Cosa ho fatto di male? Cosa c’è di male nel fare l’amore quando ne hai voglia? Proprio non capisco”.
   “Beh, forse perché obiettivamente non era il luogo più opportuno dove farlo. Ipotizzo”.
   “Che assurdità” rispose lei. “Sarebbe un mondo molto più bello se la gente potesse fare l’amore dove e quando vuole, invece che farlo di nascosto, lontano dagli occhi di tutti”.
   Capivo perfettamente. Ma purtroppo il mondo ancora non era pronto a questo. Comunque decidemmo di trasferirci altrove. Avevo fatto una ricerca su Internet, e avevo trovato un appartamento dove alloggiare che avrebbe fatto al caso nostro. Era nei pressi di una spiaggia nudista, la più conosciuta di tutta l’isola in cui avevamo deciso di trascorrere la nostra luna di miele.
   La spiaggia era frequentata dal solito target di persone che in genere bazzicano le spiagge nudiste; quindi c’erano i soliti guardoni, e poi c’erano quelli che andavano in cerca di avventure e situazioni porche, e poi infine c’erano le coppie. Alcune coppie, un po' per esibizionismo, si lasciavano andare a delle coccole molto spinte, regalando ai guardoni degli show indimenticabili. A colpire la mia attenzione fu soprattutto una coppia di ragazzi, lei sdraiata a pancia in giù sul telo, e lui a cavalcioni sopra di lei intento a farle un massaggio rilassante. La sua erezione piantata in mezzo alle sue natiche burrose era uno spettacolo erotico che attirò l’interesse di molti voyeur. Nessuna penetrazione, soltanto carezze e sussurri, i corpi unti di sudore uniti uno sopra l’altro, il membro di lui premuto su di lei, le espressioni di intenso piacere sul viso. Insomma, una scena di altissimo livello erotico. Altro che pornografia.
   È stato qui che abbiamo conosciuto Marco e Miriam, una coppia come noi. E dico “come noi” perché anche Miriam era una transgender come Beatrice. Eravamo a poca distanza, e loro avevano iniziato a guardarci in modo insistente. Poi ad un certo punto si sono alzati dai loro teli e sono venuti verso di noi e lui ha esordito con un semplicissimo: “ciao”.
   “Ciao a voi” gli ha risposto Bea.
   “Italiani?”.
   “Sì”.
   “Come mai su quest’isola paradisiaca?”.
   “Siamo in viaggio di nozze”.
   “Complimenti davvero! Vi dispiace se ci avviciniamo a voi con i nostri teli?”.
   “No di certo, fate pure”.
   Non era difficile capire ciò che stava accadendo. Era così scontato. Stava avvenendo un chiarissimo scambio di coppia. Infatti Miriam iniziò da subito a farmi gli occhietti dolci, e Marco iniziò a corteggiare in modo sfacciato Beatrice. Era la prima volta per noi. Come ben sapete io e mia moglie avevamo avuto moltissime esperienze, avevamo provato di tutto, ma questa era la prima volta che qualcuno ci proponeva uno scambio di coppia. Cioè, non è che ce lo avevano proposto apertamente, ma ce lo avevano fatto capire, con i gesti, le parole, e soprattutto col fatto che Miriam aveva iniziato a corteggiare me e Marco invece ci stava provando con Beatrice. Più chiari di così non potevano essere.
   Miriam era molto sensuale, proprio come Beatrice, anche se differivano su molti aspetti estetici. Tanto per cominciare Miriam aveva i capelli castani tendenti al rosso, e portava la frangetta che le dava un aspetto misterioso, ma anche una certa eleganza, un’eleganza che era messa in risalto dal suo eccezionale portamento femminile. Diciamo che se non le guardavi in mezzo alle gambe non ve ne sareste mai accorti che era in parte un uomo. Inoltre Miriam aveva due occhi azzurri che brillavano come pietre preziose, occhi che ti guardavano e ti accendevano il cuore, e subito ti veniva voglia di possederla, di farla tua, di penetrarla a fondo.
   A differenza di Beatrice aveva un corpo più mascolino; le spalle per esempio erano larghe, un po' come quelle dei giocatori di palla a volo, e il tronco era meno sinuoso, e infine aveva un seno molto modesto, appena accennato. Ma queste caratteristiche fisiche di certo non non penalizzavano la sua bellezza, al contrario la rendevano ancora più desiderabile, perché era maggiormente più evidente (a differenza di Beatrice) la sua duplice sessualità.
   Marco invece, il compagno di Miriam, aveva un aspetto piuttosto rude, mi verrebbe da dire da “musicista rock”, o da motociclista se preferite, di quelli che vanno in giro con la Harley, il giubbotto e gli stivali. Di quelli che vanno ai motoraduni scarrozzandosi dietro le proprie fidanzate gnocche per sfoggiarle davanti a tutti come dei trofei di caccia. Inoltre dava l’impressione di uno che le donne se le rigirava come voleva lui, un vero animale da letto, e a conferma di questo era il suo corpo possente e il suo notevole attrezzo. Era quasi scontato che la mia Beatrice ne avrebbe tratto molto godimento nel fare l’amore con lui, e lo stesso sarebbe stato per me, che avrei avuto un rapporto molto soddisfacente con Miriam, ammesso e non concesso che la mia ipotesi fosse giusta, e cioè che stava per avvenire uno scambio di coppia. Perché obiettivamente non ne ero sicuro al cento per cento, come dicevo poco fa, anche se il loro modo di avvicinarsi a noi aveva tutto l’aspetto di una richiesta di scambio.

giovedì 29 novembre 2018

L'affare è

molto sporco.

(in foto: Chanel Santini, Devilsfilm.com)


[postato da Rocco]

   Il giorno dopo andò in scena lo stesso copione; Beatrice passò il pomeriggio nuda in piscina a farsi baciare dal sole (ma non solo dal sole, ma poi ci arriviamo a questo). Io invece, proprio come il giorno prima, avevo deciso di fare un salto al bar del resort, dove c’erano i giornali e le riviste provenienti da tutto il mondo, e quindi anche dall’Italia. Il mio scopo era vedere se si parlava dello scandalo di cui mia moglie si era resa protagonista. In effetti sì, su qualche rivista scandalistica c’erano degli articoli che parlavano di lei. E c’era anche una nuova rivelazione; su una rivista c’era scritto che un giornalista era sulle tracce di un sex-tape amatoriale in cui la stessa transgender faceva l’amore con un altro personaggio famoso. Non si sapeva chi, dicevano soltanto che era “uno famoso”, per cui poteva essere chiunque, un politico, un presentatore televisivo, un attore.
   Quindi andai a chiedere direttamente a Beatrice; chi meglio di lei poteva sapere di quel sex-tape, dal momento che era lei ad esserne la protagonista. E una volta raggiunta la piscina mi accorsi che mia moglie era piuttosto impegnata in una gangbang con quattro uomini, i quali le avevano tappato entrambi i buchi che aveva a disposizione, bocca e culo.  E poi c’era anche un altro uomo che però guardava soltanto, e si faceva una sega, e intanto aizzava i quattro a fare di meglio, a romperla senza ritegno.
   Mi avvicinai a quell’ammucchiata e feci vedere l’articolo della rivista a Beatrice, e le chiesi delle spiegazioni. E lei mi rispose che non era il momento di parlare di quella questione. In effetti aveva la bocca troppo impegnata. Ma io volevo assolutamente saperne di più. Perché non mi aveva detto niente di quel sex-tape?
   “Non vedi che la maiala è impegnata?” mi chiese in malo modo il tizio che si stava segando. “Ma poi tu chi sei?”.
   “VOI chi siete. Io sono suo marito”.
   “Bella moglie vacca che c’hai” continuò lui.
   “E allora, Bea?” mi rivolsi di nuovo a lei. “Cos’è questa storia del sex-tape?”.
   “Non credi che sia il caso di parlarne dopo? Al momento sono piena di cazzi dappertutto, e non ce la faccio a parlare di quel sex-tape”.
   “Ok, ne riparliamo dopo”.
   Quindi dovetti aspettare la cumshot finale per avere delle spiegazioni. E inoltre mi feci anche spiegare cos’era quella cosa a cui avevo appena assistito. E lei mi rispose semplicemente che era soltanto una gangbang. Era da quando era arrivata in piscina che quelli lì non facevano altro che fissarla, e allora lei gli aveva detto che se volevano potevano averla. E loro non si sono fatti pregare e se la sono fatta in gruppo.
   “Proprio non ci sai stare senza fare l’amore, vero?” le domandai in tono polemico.
   “Lo sai, ho sempre voglia di cazzi nuovi. Ma veniamo al punto. Volevi sapere di quel sex-tape, non è così? Ebbene sì, ho fatto un sex-tape”.
   “E con chi?”.
   “Con un concorrente di un reality show”.
   “E adesso chi ce l’ha il sex-tape?”.
   “Ce l’ha Romualdo. E ha detto che lo tirerà fuori soltanto al momento giusto”.
   “E quale sarebbe il momento giusto?”.
   “Questo non lo so, dovresti chiederlo a lui”.
   Mia moglie mi raccontò tutta la storia. Questo tizio, il concorrente del reality show, era andato a fare una serata in una discoteca. Sì, pare strano, ma questi vip vanno a fare delle “serate” in discoteca, che sono in realtà soltanto delle comparsate. Si presentano nella discoteca di turno senza fare un cazzo, e soltanto la loro presenza basta a far accorrere migliaia di persone desiderose soltanto di poter vedere dal vivo un personaggio televisivo. E per queste “comparsate” questi personaggi inutili dello show business vengono retribuiti profumatamente. Lo so, è una cosa incredibile, eppure funziona così. Soldi in cambio della propria presenza in un posto. È un mondo malato.
   In ogni modo Romualdo, il manager di Beatrice, fiutando l’affare aveva mandato mia moglie alla serata in discoteca, e le aveva chiesto di corteggiare il vip per poi cercare di portarlo in albergo (Romualdo infatti per l’occasione aveva affittato una camera d’albergo), dove lui avrebbe nascosto una videocamera e avrebbe ripreso la monta, nell’ipotesi in cui fosse avventura. E in effetti poi la monta era avvenuta per davvero, perché Beatrice era riuscita a convincerlo ad andare con lei in albergo, e quindi adesso c’era questo sex-tape e tutti quanti lo cercavano. Un video esclusivo, in cui questo personaggio televisivo si faceva una transgender, la stessa transgender che era stata paparazzata mentre faceva un lavoro di bocca al calciatore di cui vi parlavo nel post precedente.
   Iniziavo ad essere stufo di Romualdo, perché era evidente che trattava mia moglie come un pezzo di carne da dare in pasto agli uomini, col solo scopo di racimolare denaro e popolarità. E il fatto che maggiormente mi faceva perdere la ragione era che quel Romualdo era spalleggiato in ogni iniziativa da Berni, il fidanzato di mia sorella.
   “Ma quali sono le sue intenzioni?” chiesi a mia moglie, che aveva ancora il viso imbrattato di sperma per la recente gangbang con relativa cumshot finale. “Voglio dire, cosa vuole farne di questo sex-tape?”.
   “Non so cosa dirti. Ha detto soltanto che lo farà fruttare”.
   Verso sera fummo invitati a lasciare il resort, perché i gestori avevano visto ciò che Beatrice aveva fatto in piscina tramite le videocamere di sorveglianza, e quindi per una questione di decoro e di rispetto del buon nome dell’attività sarebbe stato opportuno da parte nostra (ma soprattutto da parte di mia moglie) lasciare il villaggio turistico. Quindi il tempo di recuperare le nostre cose e proseguimmo la luna di miele in un altro posto.

  

martedì 30 ottobre 2018

Il boss delle

cerimonie. 


[postato da Moana]

   Il pranzo al ristorante fu veramente imbarazzante, sul livello di quelli del boss delle cerimonie. Insomma, very trash. Basti pensare che c’era un cantante napoletano che cantava tutte le canzoni neomelodiche preferite di Beatrice. Sì perché non tutti lo sanno, ma Bea era appassionata di canzoni napoletane. A casa aveva una collezione sterminata di cd di canzoni strappalacrime, storie di amori non corrisposti, di latitanti e guappi di quartiere dal cuore tenero. I testi ovviamente lasciavano molto a desiderare, arricchiti da doppi sensi non proprio velati e da banalità imbarazzanti.
   E quindi il tizio cantava e Beatrice gli andava dietro, insieme alle sue amiche transgender che erano riunite tutte insieme a battere le mani e a cantare in coro. Conoscevano tutte le parole, tutte le virgole, ogni maledetta nota. Le mie orecchie non ne potevano più. Cercavo di non pensarci bevendo, e ogni tanto guardavo Berni che anche lui era esausto.
   Guardai verso i miei genitori; c’era mia madre in mezzo ai miei due papà che si stava divertendo da morire, e probabilmente la musica non la disturbava affatto. Anche in quell’occasione, e cioè il matrimonio di mio fratello, mia madre non aveva potuto fare a meno di presentarsi con un vestito oscenamente scollato e così stretto che mi chiedevo come facesse a contenere le sue forme così generose. E c’era il mio papà biologico che la punzecchiava in continuazione palpandole energicamente il sedere. Ad un certo punto vidi mia madre alzarsi dal suo posto per raggiungere il bagno, e dopo qualche attimo mio padre le andò dietro. Era evidente che stavano per farsi una sveltina. Infatti uscirono dieci minuti dopo; mia madre aveva il vestito tutto stropicciato e i capelli in disordine, ma un espressione sul viso che denotava un evidente appagamento. Poi uscì anche mio padre; anche lui sembrava decisamente contento. Si vede che mia madre era stata molto brava.
   La giornata comunque fu piuttosto lunga, perché si sa come vanno questi eventi: le portate non finiscono mai. E quando pensi di aver finito ecco che ti viene servito il dolce, e dopo mezz’ora si ricomincia d’accapo, con un’altra serie di primi e di succulenti secondi a base di carne e pesce in tutte le salse.
   Comunque era la prima volta che vedevo il ristorante di mio fratello dopo i lavori di restauro. Ci ero stata quando i lavori erano ancora in corso, e la struttura non era che un edificio decadente. Adesso invece era tutto sistemato e a breve avrebbe aperto le porte al pubblico. Rocco aveva pensato bene di dare alla sala un aspetto marinaresco; sembrava infatti l’interno di un galeone dei pirati o qualcosa del genere. E poi c’erano le finestre che davano direttamente sul mare, e sulla spiaggia nudista dell’Ultimo Scoglio. Sulle pareti c’erano alcuni dipinti di pirati illustri e mappe geografiche antiche. Dai soffitti pendevano dei lampadari ricavati da vecchi timoni di navi, e i tavoli erano invece delle botti che probabilmente una volta contenevano vino e olio.
   Intanto il cantante neomelodico continuava tenacemente la sua sequela di canzoni patetiche, e Beatrice che stava al centro della sala insieme alle sue amiche (che non conoscevo, ma ero quasi certa che facessero il suo stesso mestiere, e cioè il mestiere più antico del mondo) continuava a dimenarsi e a battere le mani, e a cantare in coro quelle lagne. Una cosa era certa, si stava divertendo un mondo. E io ero felice per lei. In fin dei conti era un giorno molto speciale. E poi non facevo che pensare a quanto fosse bella con quel vestito bianco, con le spalle nude, con le guance piene di brillantini, con le labbra cariche di rossetto. Semplicemente stupenda. Mio fratello aveva sposato una vera gnocca.
   Tutto finì verso mezzanotte, quando ad un certo punto Beatrice propose di andare tutti a fare il bagno nudi. Così ci trasferimmo in spiaggia, e iniziammo a spogliarci. Non c’era molta luce, per cui vedevo soltanto un gran numero di sagome intente a togliersi via i vestiti quasi strappandoseli di dosso, e poi la corsa verso l’acqua, che a quell’ora era calma e tiepida. Non si riusciva a distinguere nessuno, soltanto ombre che si dibattevano in modo confuso, e voci indistinte, risate, e il suono della risacca che si infrangeva delicatamente sulla riva.
   Io presi la mano di Berni per non rischiare di perderlo, e poi anche noi andammo incontro a quella distesa nera di acqua, su cui si rifletteva il biancore della luna piena. Nonostante la confusione era tutto molto romantico. E infatti si iniziarono a vedere le prima coppie appartarsi un po' ovunque; alcuni si lasciarono cadere sulla sabbia, abbandonandosi a effusioni decisamente peccaminose. Altri invece decisero di farlo in acqua, e quindi comparvero le prime erezioni, e le voci indefinite di prima si trasformarono in inequivocabili rantoli di piacere.
   I miei occhi cominciarono ad abituarsi al buio, e quindi i corpi avvinghiati l’uno all’altro incominciarono ad apparirmi più chiari, e quindi vidi mio fratello e Beatrice stretti in un abbraccio, immersi nel mare con l’acqua che gli arrivava alle ginocchia. Erano entrambi in erezione. Un po' più lontano, ma sempre immersi nell’acqua fino alle ginocchia, c’erano i miei genitori; mia madre era in mezzo ai miei due papà, e la stavano penetrando, uno davanti e uno dietro. Adesso vedevo tutto senza difficoltà; vedevo loro due che se la facevano, e lei che stava ferma e li faceva fare.
   Non avevo mai assistito ad una cosa del genere. Era un’enorme orgia, e io ci ero dentro. E ad un certo punto sentii le labbra di Berni sul mio collo; era dietro di me e aveva iniziato a baciarmi. Mi teneva le mani sui fianchi, e la sua erezione premuta in mezzo alle natiche. E quindi anche io, come mia madre stava facendo coi miei due papà, lo lasciai fare. Anzi, lo lasciai “farmi”. D’altronde lo stavano facendo tutti.

sabato 1 settembre 2018

Travolti da un insolito destino...

...XXX Parody, Terza Parte.


[postato da Moana]

   E così ero costretta a lavare il costume di Barbara, perché lei questa volta aveva il coltello dalla parte del manico, lei era la predatrice in grado di procurarsi da mangiare, io invece no, e quindi dovevo sottostare alle sue richieste. In principio andava tutto bene, nel senso che io ubbidivo ai suoi ordini e lei mi dava da mangiare. Ma poi un giorno cominciò a diventare terribilmente aggressiva.
   Ero al fiume a lavare il pezzo di sotto del suo costume quando ad un certo punto lei mi venne dietro e mi appoggiò un piede su una natica e mi diede una spinta facendomi cadere nell’acqua. Quando le chiesi spiegazioni sul motivo per cui mi aveva fatto quella cosa lei mi rispose che lo aveva fatto perché aveva notato che io, nonostante fossi in una posizione di inferiorità, la guardavo con un’insopportabile insofferenza.
   “Io esigo rispetto da parte tua” mi disse, “altrimenti puoi scordarti il cibo che ti procuro”.
   “Ma io ho molto rispetto per te, Barbara” le risposi, ma ero così piena di rabbia che la voce mi uscì attraverso i denti che stavo digrignando in modo minaccioso.
   “Beh, dimostramelo” a quel punto Barbara piegò una gamba verso di me, aveva le gambe molto lunghe e lisce come la seta, e i piedi con le dita ben curate. E me ne mise uno davanti alla faccia e mi disse di baciarglielo. A quella richiesta spalancai gli occhi dallo stupore. Non potevo credere che mi stesse chiedendo di farlo. Ma non avevo scampo; se volevo continuare a sfruttare le sue sorprendenti capacità nel procurarsi da mangiare allora dovevo baciarle il piede che mi stava puntando davanti alla bocca.
   “Non puoi chiedermi questo, Barbara” piagnucolai. “Sei una mia dipendente, è ridicolo”.
   “Tu sei ridicola” rispose. “E adesso baciami il piede senza fare troppe storie”.
   A quel punto avvicinai le labbra e le diedi un bacio a timbro, ma a lei non andava bene. Lei lo voleva con la lingua; e allora la tirai fuori e iniziai a percorrere tutte le dita, e poi me ne presi uno alla volta in bocca succhiandoli come se fossero piccoli cazzi da far godere. E lei allora mi disse che ero una vera cagna, nata per succhiare cazzi. E io continuai imperterrita nella mia operazione, fino a quando lei mi mise la pianta del piede sul viso e mi allontanò bruscamente facendomi capire che poteva bastare.
   Il giorno dopo pretese un’altra leccatina, ma non ai piedi, bensì ad un’altra parte del corpo. Io ero come al solito al fiumiciattolo a lavarle il pezzo di sotto del costume e lei si parò dietro di me, proprio come il giorno prima, ma questa volta non mi spinse nell’acqua, piuttosto iniziò a guardarmi in modo minaccioso, con i pugni premuti contro i fianchi.
   “Sai cosa mi fa incazzare di te?” mi chiese. “È il fatto che al negozio pretendi da noi che ti si lecchi pure il culo. E sai cosa ti dico? Che adesso me lo lecchi tu, il culo”.
   “Cosa?! Stai scherzando, vero?”.
   “Niente affatto” a quel punto si girò e mi diede le spalle e mi trovai il suo morbido culo da modella davanti alla faccia. “Avanti, comincia pure” e si piegò leggermente in avanti, cosicché le natiche si aprirono mostrandomi il suo buchetto stretto del condotto anale. Ero quasi certa che fosse ancora vergine, perché era ben chiuso. E io adesso dovevo leccarlo senza fare storie, perché era quello che mi stava ordinando di fare. E allora chiusi gli occhi, tirai un sospiro e cacciai fuori la lingua, e con la punta mi avvicinai lì in mezzo, lì dove nessuno uomo era mai penetrato (o almeno era una mia impressione, poi chissà, magari il suo fidanzato ci era entrato, ma io non potevo saperlo).
   In fin dei conti non era proprio un dramma; mi piaceva quello che stavo facendo, e lo facevo volentieri. D’altronde non era la prima volta che lo facevo. Lo avevo fatto anche a Berni, più di una volta, e anche ad altri uomini. E devo ammettere che farlo ad una donna era ancora più piacevole, perché la lingua batteva su una superficie più delicata, quasi liscia come la seta. Provate a farlo ad un uomo, e vi assicuro che la sensazione è completamente diversa. Ma il fatto che non mi andava giù era il ricatto che Barbara mi stava facendo. E io dovevo accettare per forza. Era questa posizione di inferiorità che avevo rispetto a lei a mandarmi al manicomio. Se ne approfittava perché avevo bisogno di lei, altrimenti col cavolo che le avrei fatto una cosa del genere.
   Comunque ad un certo punto mi disse che poteva bastare, e per non so quale motivo ne avevo ancora voglia, e allora rimasi appiccicata con la bocca al suo orifizio anale, e con le mani mi ancorai ai suoi fianchi e iniziai ad accanirmi maggiormente, succhiando e infilandole la lingua fin dentro, e lei con una mano mi allontanò con la forza.
   “Eh no, mia cara” mi disse. “Decido io quando è ora di smettere. Lo so che ne vorresti ancora, perché sei una troia. Però decido io quando potrai averne un altro po'”.
   Così mi allontanai da lei e restai immobile, seduta in riva al fiumiciattolo dove poco prima stavo lavando il suo pezzo di sotto del costume. Mi sentivo sconfitta, per la prima volta nella mia vita. E il bello è che sentivo che mi stava bene così. Sentivo una forma di piacevole sottomissione. Barbara era riuscita a domarmi. Nessun uomo ci era mai riuscito, e invece lei sì. Cosa ero diventata? Il suo giocattolo, con cui poteva fare tutto ciò che voleva. Io sapevo che non avrei reagito.
   In realtà il giorno dopo provai a reagire. Ebbi uno scatto di ira, e quando mi chiese di lavarle il costume per l’ennesima volta le dissi che non lo avrei fatto, e che quando saremmo tornate al negozio le avrei fatto pagare ogni cosa. E allora lei a quel punto mi colpì con uno schiaffo su una guancia, e io risposi alla stessa maniera, e lei mi saltò letteralmente addosso facendomi cadere per terra. Eravamo sulla spiaggia, in riva al mare, e il peso del suo corpo mi fece cadere con la schiena sul bagnasciuga, e lei si mise sopra di me a cavalcioni e iniziò a tempestarmi il viso di schiaffi, e io provai a ribaltarla, ma non ce la facevo perché lei era agile e scattante. Non riuscivo neppure a rendermi conto da dove venivano gli sganassoni, sapevo soltanto che me ne stava dando parecchi. Provai anche io a dargliene qualcuno, ma non ci riuscivo, perché avevo gli occhi chiusi e quindi colpivo a vuoto. Poi lei ad un certo punto mi afferrò i polsi e mi tenne ferma, e con il suo corpo nudo si accasciò su di me. Sentivo la sua figa calda contro la mia, i suoi seni contro i miei, e i suoi occhi a pochi centimetri dai miei. Iniziò a strofinare il suo inguine contro il mio, e quindi sentivo la sua peluria tagliata alla moicana sfregare contro la mia. A quel punto avvicinò la bocca alla mia e cominciò a baciarmi, infilandomi la lingua in bocca, ed era tutto così bello che smisi di ribellarmi e accettai con piacere di diventare sua, e di fare l’amore con lei, mentre le onde fresche del mare si infrangevano contro i nostri corpi nudi avvinghiati l’uno all’altro.