martedì 5 giugno 2012

La serata dei giochi (Prima parte) - Sabrina feat Lorenzo Belmondo -

Che farsa. E' tutta una farsa. Io con Gemma. Mia madre con mio padre. Le uniche cose vere sono tra mio padre e Gemma. Tra mia madre e qualche sconosciuto di turno. Ora tra me e Sabrina. Mi ha riempito di messaggi. Ho faticato a non tirarmi una sega ogni volta che li leggevo. Ho sognato per anni di trovare una così... Una che capisse questo tipo di piacere. Gemma finge di essere davvero mia. E' tutta sottomessa. Obbedisce sempre. Ma è tutta una presa del culo. Ci mettesse almeno un pò d'impegno in questa farsa. Pazienza. Lei crede davvero che io muoia per lei? Tradirla è divertente, ma quelle della mia età sono tutte sciacquette. Cercavo una come Sabrina.

Ci accordammo con Sabrina per vederci una sera. Guarda caso mio padre non c'era e mia madre era contenta andassi fuori. Guarda caso Gemma aveva un impegno con le amiche. Credevano davvero fossi così scemo? Quando arrivai da lei mi accolse con un bacio passionale.

"Vuoi tenerezze stasera cagnetta, eh?" le sussurrai.

"Si..." mi confermò con un certo entusiasmo e ci baciammo ancora. "Di cattiverie me ne farai subire abbastanza, non trovi?".

In effetti avevo in mente qualcosa di carino per quella sera. Volevo semplicemente umiliarla, ma temevo un pò di portarla fino al punto di pentirsi di aver accettato ciò.

"Non sarò troppo duro con te cagnetta?" le chiesi carezzandole i capelli. Avevo bisogno di capire fin dove potevo spingermi.

"Sarai fantastico...non avrei mai immaginato mi potesse piacere anche così... e di più... E io, padrone? Come me la caverò?"

"Sei una brava cagnetta. Mi soddiferai per la prima volta..."

"Credo di poter fare anche di più, sai? Con un po' di gradualità..."

"Buono a sapersi"

Cercai di sfoggiare un tono minaccioso, ma, come al solito quando sono nervoso, mi grattai la nuca. Diamine che vizio stupido. Avrei fatto prima ad accendere un'insegna al neon con scritto "sono insicuro". Ma ormai era andata.

Mi feci accompagnare in un salottino. Non persi tempo nemmeno a guardarmi intorno e le ordinai di spogliarsi, di rimanere solo in slip. Volevo essere serio mentre lo faceva. Guardarla con un vago distacco. Ma non posso giurare di esserci riuscito. Probabilmente un angolino della mia bocca si sollevò compiaciuto vedendola prodigarsi in uno spogliarello sensuale.

Io la guardavo seduto su una poltroncina e lei ricambiava il mio sguardo, occhi negli occhi. Quanto osava. Troppo. Le avrei insegnato piano piano a non prendersi tali libertà.

"Eccomi padrone" disse inginocchiandosi tra le mia gambe, poggiando i gomiti sulle mie ginocchia.

"Come ti permetti di guardarmi negli occhi?" domandai con naturalezza, aggrottando la fronte stupito.

Non so se finalmente aveva usato il tono e i modi giusti, ma mi sembrò per la prima volta davvero presa in contropiede.

"Mi perdoni padrone..." disse chinando lo sguardo, inevitabilmente sulla patta dei miei pantoloni più che gonfi. Sentivo il cazzo che mi scoppiava nelle mutande. Era durissimo e non poteva essere altrimenti. Soffermai lo sguardo sui suoi capezzoli, che iniziavano ad indurirsi. Sentivo la gola seccarsi per via dell'eccitazione. Aspettai un pò, lasciandola così, inginocchiata davanti a me a guardare verso il basso. Sarei potuto rimanere tutta la sera così, magari sorseggiando un drink e chiacchierando con un amico. Sarebbe stato il tipo di umiliazione che avrei voluto infliggerle.

"Tiramelo fuori".

Sembrava non aspettasse altro. Quasi scattò e mi slacciò la cinta e i bottoni del pantalone. Quando scostò gli slip, il mio cazzo si mostrò pieno, lungo e spesso, come non lo era mai stato. Ebbi la sensazione che non sarei durato troppo, ma meglio così... Era nei piani. L'eccitazione era tanta e tale che il mio pene pulsava tra le mani di Sabrina che aveva capito che non gradivo prendesse iniziative. Lei rimaneva lì, col mio membro in mano, attendendo ordini e direttive. Gli ordini arrivarono presto.

"Succhiamelo"

Iniziò lentamente, con precisa diligenza e certosina attenzione. Leccò ogni centimetro di pelle prima di ficcarselo tra le labbra massaggiancolo con una lingua vivace e repentina. Se ne infilò più di metà senza alcun problema per poi concentrarsi sulla cappella. Scendeva lungo l'asta, fino alle palle, leccandole e succhiandole, per poi tornare nuovamente su e farmi sentire la sua presenza. Si interruppe solo un attimo, ancora non osando guardarmi negli occhi, solo per dirmi.

"Padrone posso parlarle?"

Acconsentii con un cenno della mano.

"Lei ha un cazzo magnifico" mi disse.

La mia risposta fu una mano sulla nuca, per spingerglielo di nuovo in bocca.

Ci vollero davvero pochi minuti prima che sentissi il mio cazzo sull'orlo dell'eruzione.

"Fermati e levati gli slip, lentamente" le ordinai.

Fermò mani e bocca giusto in tempo. Un attimo dopo sarebbe stato troppo tardi. Come ordinato, Sabrina si alzò in piedi e si voltò di spalle. Quindi si calò gli slip fino alle caviglie, chinandosi verso il basso, concedendomi la visuale sul suo culo e sulla sua figa, grondante umori.

"Dammi i tuoi slip e torna a inginocchiarti" e lei così fece.

Quelle mutandine era già bagnate e profumavano della sua figa. Le annusai e poi mi afferrai il cazzo con la destra. La costrinsi a rimanere lì, ad un centimetro dal mio membro, a guardare mentre mi masturbavo. Finalmente vennì. Una quantità densa e copiosa di seme si riversò sugli slip di Sabrina, che reggevo nella mia mano. Gleili sporcai tutti, preoccupandomi di schizzare avanti e dietro gli stessi. Quando ebbi finito li porsi a lei.

"Leccali" ordinai.

Questa volta fu più incerta, insicura. Li prese. Li guardò. Incrociò il mio sguardo, ricevendo in cambio uno sguardo carico di minacciosa disapprovazione. Chissà come sembravo in quella veste di padrone intransigente. Probabilmente ero piuttosto credibile visto che lei prese a leccare i suoi slip, bagnati di sperma e umori. E le leccate che prima erano incerte, divennero sempre più convinte e avide. Arrivò a succhiare via lo sperma da ogni angolo di stoffa.

Ma non sarebbe finita qui... Questo era solo l'inizio per quella sera. Non avrei mai cominciato la serata dei nostri giochi penetrandola o permettendole di farmi venire. E' un privilegio che una schiava deve conquistarsi...

Lorenzo

lunedì 4 giugno 2012

Giocando col sadomaso

Quando raccontai a Stefano tutti i dettagli di quel perverso pomeriggio mi guardò strana, erano giochi che non capiva, non gli appartenevano eppure...dovette pensare che era pur sempre una variante e andava esplorata e se non poteva darmela lui gli sembrò doveroso incoraggiarmi a rivedere Lorenzo, tanto più che tutta questa situazione aveva tanti vantaggi, non ultimi quelli economici. Decidemmo di approfondire i rapporti con quella bizzarra famiglia, ne avevamo tutto da guadagnare.
In realtà a mente fredda non ero più tanto convinta, l'esperienza mi era piaciuta certo e mi era piaciuto ancora di più quel ragazzo timido e così porco. Non sono cose che si possono decidere a tavolino, bisogna trovarcisi. E Stefano lo capì.
La prese come una specie di missione personale, regalare a quel ragazzo la soddisfazione delle sue fantasie e a me un piacere che non riuscivo a confessare.
Il pomeriggio seguente mi sottrasse il cellulare senza farsene accorgere e inviò il primo sms a Lorenzo.
"Sono la tua troia. La tua cagna. Farò tutto quello che vuoi, qualunque cosa. Non devi aver scrupoli con me. Ti voglio porco."
iniziò a tempestarlo di sms calcando fin troppo la mano per scatenare qualcosa in lui che aveva represso a lungo. Non che mi dispiacesse la cosa quando me la confessò ma era tremendamente imbarazzante da ammettere.
"Dimmi che sarai il mio padrone a lungo, ti prego. Dimmi che ti toglierai ogni sfizio con me, anche il più perverso. Io sono pronta a tutto"
Non rispondevo quasi mai a questi messaggini. Un po' per mantenere il gioco del padrone duro, che si interessa e mi ignora. Un po' perché in certi momenti proprio non poteva darmi retta. Ma Stefano non lasciava passare una ventina di minuti senza tornare a scrivergli di nuovo.
"Non vedo l'ora che sia domani sera. Per essere di nuovo ai tuoi piedi. Per servirti in tutto. Per sentirmi tua."
La sera dopo infatti ci saremmo rivisti. Mauro andava fuori per lavoro e Luana sarebbe stata solissima in casa. Stefano sarebbe andato là per cena, e il figlio della sua amante qui da noi per il dopo cena. Stefano avrebbe avuto la madre come cuoca e amante, e io il figlio come padrone a letto, era una situazione decisamente invitante.
"Ma cosa dirai a Gemma?" gli chiesi quando finalmente il telefono tornò in mano mia, un po' preoccupata. Rischiavo di dimenticare che avesse anche una fidanzata.
"Gemma?... ehm... Non ci sono problemi, con Gemma. Gemma sarà via tutta la sera perché... ehm... ha una serata con le amiche, e già sa che io mi organizzerò la serata per conto mio... Le dirò che me ne sto in giro con qualche amico"
"Ah... Va bene..." risposi, sempre più perplessa.
Quando attaccammo il messaggino glielo inviai io.
"Sarò tutta per te, padrone. Spero vorrai gustare meglio i miei pompini, anche se non sono così brava."
In realtà sono bravissima. Ma faceva parte del gioco dire alla schiava che non era particolarmente soddisfatto di come glielo succhiavo. E' una sottile umiliazione che rende tutto più eccitante.
"Mi spaccherai di nuovo il culo, padrone? Ancora sento dolore, ma ne ho una voglia infinita. Non riesco a togliermi dalla mente l'immagine del tuo cazzo enorme."
Per risposta mi scrisse "Non ti è permesso masturbarti.Resisterai fino a domani sera senza toccarti. Ma ora basta mandarmi sms. Sono con Gemma e si sta un po' insospettendo."
Appena arrivò a casa quella sera mi lanciai verso le sue labbra per spingergli la lingua nella bocca, alla ricerca della sua che non fece capricci per farsi trovare e intrecciarsi con la mia.
"Vuoi tenerezze stasera cagnetta, eh?" mi sussurrò.
"Sì..." confermai con entusiasmo. Lo baciai ancora, poi aggiunsi "Di cattiverie me ne farai subire abbastanza, non trovi?"
In effetti ci avrebbe dato dentro con una certa foga, anche perché mi ero dimostrata subito molto entisiata a certi trattamenti.
"Non sarò troppo duro con te cagnetta?" chiese dolcemente, carezzandomi i capelli.
"Sarai fantastico...non avrei mai immaginato mi potesse piacere anche così... e di più... E io, padrone? Come me la caverò?"
"Sei una brava cagnetta. Mi soddiferai per la prima volta..."
"Credo di poter fare anche di più, sai? Con un po' di gradualità..."
"Buono a sapersi" rispose grattandosi la nuca e vagamente minaccioso. Ma dentro di se si chiedeva cosa potesse significare per me di più. Aveva esplorato con la fantasia gran parte del repertorio, lasciando fuori solo cose davvero estreme. Immaginava di comprare decine di giocattoli da sexy shop. Manette, bende, candele, palline anali, falli di gomma,e altri arnesi da infilare. Anche se comunque, il suo vero desiderio restava il controllo della mente.
A me non dispiaceva essere gestita come un giocattolo, anzi tutto ciò era fonte di eccitazione estrema sentirsi un oggetto di cui il suo padrone disponevano a piacimento.
Naturalmente le sessioni più divertenti sarebbero state quelle in cui avremmo potuto coinvolgere anche Stefano ma non ero del tutto convinta che avrebbe accettato, mentre lui esplorava le sue fantasie io facevo lo stesso con le mie dove i ruoli potevano essere più flessibili. Provare tutte le combinazioni possibili, sia con due padroni e me schiava, sia con due schiavi e Lorenzo padrone. Mi immaginavo perfino come mistress. Fare la padroncina complice e perversa e assatanata, con Stefano come unico e umile schiavetto sottomesso, mi sembrava un' emozione mica male. Ma chissà se saremmo arrivati fin là.
Sabrina




domenica 3 giugno 2012

Lorenzo Belmondo

A questo punto urge un chiarimento. Solo io e Stefano eravamo al corrente di tutta la storia e dovevamo stare attenti a mantenerne la regia. Accettare di far salire Lorenzo da me fu la mossa giusta per liberare quel pomeriggio la sua ragazza che avrebbe potuto chiamare Mauro e farlo andare da lei, lasciando Luana sola a casa per chiamare Stefano che la raggiunse lasciandoci casa libera. Tutto un gioco di libertà nascoste insomma.
Durante il tragitto Lorenzo mi parlò dei suoi desideri.
"Da quanto hai fantasie di dominazione?" gli chiesi dopo che me lo confessò grattandosi la nuca.
"Da sempre credo. E non mi sembra vero poterle finalmente vivere."
"E prima di me?"
"Prima sognavo... E leggevo..."
"Cosa?"
"Libri, riviste, giornaletti, fumetti, tutti in tema sadomaso".
"Ma Gemma lo sa?"
"Sì... ha anche cercato di sfruttare la cosa, provando a farmi da schiava... Una tristezza! Povera Gemma, non sa nemmeno da dove cominciare...per non ferirla le ho detto che come fantasie queste cose mi stuzzicano, ma farle davvero mi spaventa. Lei è stata comprensiva, ha lasciato perdere, e non ci fa troppo caso se ogni tanto mi do a certe letture."
A casa misi su il caffè e presi le buste con gli acquisti di Lorenzo.
"Beh, che te ne pare?" Ero sulla porta della stanza da letto appoggiata con una mano in una posa che metteva in evidenza le curve. Mi ero spogliata. E avevo indossato i suoi nuovi acquisti. Mutandine strette e trasparenti. Un reggiseno che lasciava scoperta tutta la parte superiore, capezzolo compreso. Reggicalze, e calze a rete, scarpine lucide con tacco a spillo.
Ci guardammo negli occhi. Capì che non scherzavo. Si fece più serio anche lui quando mi avvicinai un po' titubante. Era comodamente seduto sul divano con le ginocchia un po' divaricate. Il rigonfio gli partiva dalla patta del jeans e saliva su in diagonale ben distinguibile. Avevo gli occhi puntati propio lì. Non sarebbero state necessarie ulteriori parole. Allungai la mano. Palpai con decisione per tutta la lunghezza dell'asta da sopra la stoffa. Mi sfuggì un sospiro. Mi piaceva quello che sentivo. Mi inginocchiai e cominciai ad armeggiare con la cintura. Avevo il respiro un po' affannato e le mie mani tremavano.
Non disse niente.
"Oh, mio dio..." sospirai quando finalmente il suo cazzo emerse teso e puntato verso l'alto. Lo afferrai subito, con entrambe le mani.
Aspettai un incitamento. Non disse niente. Gli sorrisi timida, ma non riuscivo a tenere gli occhi lontani dall'attrezzo che tenevo in mano.
Era eccitatissimo. Ma anche fermamente deciso a lasciare completamente a me la mossa successiva. Non ci volle molto. Dopo averlo smaneggiato e accarazzato per qualche secondo, studiandomelo con gli occhi, centimetro per centimetro, sin nei minimi dettagli,avvicinai con la bocca, e lo guardai.
"Posso...?" chiesi leccandomi istintivamente le labbra.
Annuì in silenzio. Tirai fuori la lingua e la passai su tutta l'asta, da sotto in su. Ripetai il gesto, più lentamente e attentamente. Poi sempre di lingua arrivai alla cappella. Infine spalancai la bocca e me lo feci entrare cominciando a scivolare su e giù lentamente con le labbra, e senza smettere di stuzzicarlo delicatamente la punta con la lingua. Dalla sua gola venivano gemiti di piacere.
Fu quello il momento in cui decise di dare sfogo alle sue fantasie, trasformò la sua faccia in dura e severa. La sua voce lo fu altrettanto.
"Dico, ti rendi conto di quanto sei puttana? Sei una donna quasi sposata. Ti sei portata un ragazzo in casa. Neanche due minuti dopo ti sei presentata mezza nuda. E neanche altri due minuti dopo me l'hai tirato fuori e ti sei inginocchiata a succhiarmelo come una vera pompinara"
Ebbi un brivido. Anche se ero consapevole che fosse tutto un gioco arrossii all'istante. Ma continuai a succhiare con convinzione e anche con più gusto.
"Guarda che zoccola ingorda di cazzo che sei... Guarda come ti piace sentirti la bocca piena di cazzo... Troia che non sei altro..."
Non avevo mai provato l'esperienza dell'umiliazione e sono certa che con altri non avrebbe funzionato così bene. "Continua... Ti prego..."
Mi afferrò la testa.
"Chi cazzo ti ha dato il permesso di parlare? La tua bocca serve per fare pompini, troia, non per parlare. Sei la mia cagna puttana e devi fare solo quello che ti dico, è chiaro?"
Annuii con convinzione.
"Bene! Fammi vedere se hai capito. Leccami le palle." E così dicendo mi spostò la testa portandola più sotto.
Le leccai. Obbediente e appassionata. Era assolutamente incredulo di quello che stava succedendo. Incredulo ma entusiasta. Mi mandò un'occhiata rassicurante, quasi volessi dirle "E' solo un gioco". Invece mi disse "Lecca!", ma in tono un po' meno duro più eccitato. Ubbidii subito tornando a concentrarmi.
Guardai l'ora. bisognava stringere un po' i tempi. Ma nemmeno troppo.
"Ora ti dico, quello che faremo, troia". Continuai a stuzzicargli lo scroto con la lingua, ma eo ansiosa di sentire i suoi ordini
"Per prima cosa vai di là e prendi il caffè che sarà pronto. Me lo voglio gustare mentre mi spompini"
"Sì... padrone..." Mi accorsi del brivido che mi dava quella parola.
"Brava cagnetta, hai capito subito le regole..." apprezzò carezzandomi la testa.
"Poi, quando ne avrò avuto abbastanza della tua bocca da troia, ti metterai a quattro zampe qui sul pavimento aprirai bene le tue belle chiappe e ti farai inculare da brava puttana..."
"Sì, padrone..." ripetei convinta con la lingua impazzita tra le sue palle.
"Per oggi non ci sarà altro... devo tornare a casa."
Continuai a leccargli le palle.
"Ma questo è solo un piccolo assaggo... io e te inizieremo vederci presto, e ci vedremo ogni tanto... per fare molto di più e di peggio di quello che riusciremo a fare oggi..."
"Sì, padrone... Certo, padrone..."
"E ora fammi venire con il tuo caffè puttana"
Sabrina


La famiglia Belmondo

Il giorno dopo la partenza di Franco e Maria Stella accadde una cosa che sembra destinata a lasciare un segno importante nella nostra storia.
Stefano era uscito per accompagnare i nostri amici a prendere il treno e mentre li stava salutando con la solita promessa di rivederci al più presto visto che l'estate era in arrivo, io a casa ricevo una telefonata.
"Buonasera, sono Mauro Belmondo, potrei parlare con Stefano?" non avevo idea di chi fosse.
"No mi spiace non è in casa posso lasciar detto qualcosa?"
"Non c'è tempo per farmi richiamare, gli dica solo che questa sera è invitato a cena da me, naturalmente in sua compagnia, manderò l'autista a prendervi per le 20, abbiamo importanti questioni di lavoro da discutere". E attaccò.
Non mi diede il tempo di ribattere e sembrava senza dubbio qualcosa di serio a cui non si poteva dire di no.
Quando riferii a Stefano dell'invito iniziò a sudare..."Mauro Belmondo? Sei sicura? Ha detto proprio così?"
Continuavo a non capire.
"Deve essere senz'altro uno scherzo, ma accettare non ci costa nulla".
Mauro Belmondo era uno degli uomini più ricchi della zona, ricco da generazioni era riuscito a far fruttare i suoi soldi nel campo del turismo diventando ancora più ricco. Aveva hotel e ristoranti di lusso in tutta la regione e dopo l'incontro con i giapponesi aveva ricevuto il curriculum di Stefano, lo voleva a tutti i costi nella sua squadra.
Ma i soldi e la bella vita non erano gli unici interessi del signor Belmondo, come del resto della sua famiglia.
Mauro era sposato da una trentina d'anni con Luana una bellissima donna che non aveva faticato molto ad abituarsi a tutto quello sfarzo, diventando col tempo una signora di classe ma viziata e annoiata come solo i veri ricchi sanno essere. Luana aveva una fissa per il fitness e la cura del corpo e poteva permettersi i trattamenti e le palestre più costose per mantenersi in forma senza dover ricorrere a chirugie varie. Aveva da qualche anno una relazione col proprietario della palestra che frequentava. Un fustone muscoloso e ben dotato, cosa che naturalmente contribuiva non poco al suo allenamento fisico.
Mauro e Luana hanno un solo figlio, Lorenzo, voluto con l'amore dell'inizio ma a cui non hanno voluto dare fratelli o sorelle, troppo presi dalle loro vite e interessati a non rovinare il corpo perfetto di Luana.
Lorenzo ora ha 23 anni ed è cresciuto avendo sempre tutto quello che desiderava senza il minimo sforzo ma non per questo era diventato un cattivo ragazzo, certo snob lo era come è naturale ma riusciva anche ad essere dolce e simpatico se preso per il verso giusto e si riusciva a scavalcare la sua corazza di strafottenza che lo faceva apparire disinteressato al mondo.
Lorenzo a sua volta aveva una ragazza, Gemma di un paio di anni in più di lui, molto appariscente, studiava senza voglia all'università proprio come senza voglia faceva qualunque cosa. Il suo rapporto con il rampollo dei Belmondo era sicuramente più finalizzato alle prospettive ricchezze future che ad un vero amore, cosa di cui Lorenzo non si lamentava più di tanto, era giovane e molto attraente per pensare di volere una ragazza sola, Gemma in fondo gli faceva comodo in circostanze noiose come la cena di quella sera. Anche il sesso tra loro era raro e di routine, fatto senza voglia o passioni particolari.
Arrivammo alla villa dei Belmondo che non era ancora del tutto tramontato il sole. Fummo accolti in giardino da Luana che indossava un vestito nero di gran classe con un lungo spacco sulla coscia che lasciava intravedere molto più del dovuto ma con un fisico così poteva permettersi questo e molto altro.
Il nostri incontro fu uno dei momenti più imbarazzanti di tutta la mia vita, quando i suoi occhi incrociarono quelli di Stefano nelle presentazioni in giardino vidi il suo smagliante sorriso trasformarsi in un'espressione di terrore, Stefano superato lo choc iniziale rispose alla presentazione in tono del tutto naturale come se si stessere vedendo per la prima volta cosa che tranquillizzò un pò la padrona di casa che ci fece strada verso l'enorme villa.
Non era la prima volta che si vedevano e Stefano riuscì a bisbigliarmi all'orecchio prima di entrare in casa che quella era la donna che si era scopato nel bagno del ristorante alla cena con Deborah e che gli aveva dato un mucchio di soldi per umiliarlo.
Mi scappò da ridere al pensiero di quanto imbarazzo potesse provare quella sera la signora ma si sa ogni sfizio ha il suo prezzo.
Quando facemmo conoscenza con gli altri membri della famiglia potei notare che di sicuro il signor Mauro era un uomo affascinante ma completamente fuori dai miei standard, non posso dire lo stesso per Lorenzo invece che pur non avendo prestato molta attenzione a noi aveva completamente catturato i miei sguardi sui suoi occhi magnetici e profondi.
Quello che fu detto durante quella cena furono solo noisissime chiacchiere di lavoro, Stefano ricevette una super proposta di diventare il capo del personale nella cucina dell'Hotel più ricco. Ma quello che fu sicuramente più interessante fu proprio tutto quello che durante quella cena non fu detto, almeno non a parole.
Chiunque ci avesse osservati a quella tavola dall'esterno avrebbe potuto cogliere il gioco di sguardi incrociati che per noi fu impercettibile. Io continuai a fissare le labbra del bel Lorenzo che continuava a sua volta a fingere indifferenza nei miei confronti. Luana non mollò un secondo la preda dal mio fidanzato preoccupata certo di essere tradita in qualche modo ma anche nel ricordo di quella breve e intensa scopata, Stefano si divideva abilmente tra la conversazione di lavoro e gli sguardi rassicuranti e carichi di lussuria verso la padrona di casa. E per finire ciò che rendeva tutti liberi di giocare indisturbati con lo sguardo era l'impegno che ci mettevano Gemma e Mauro nel guardarsi l'un l'altra a turno per non destare sospetti su una loro complicità segreta.
Finita la serata tornammo a casa emozionati certo ma almeno io anche piuttosto delusa dal totale disinteresse mostrato nei mei confronti da quel ragazzo bellissimo. La situazione non era delle più semplici, Stefano si trovava tra due fuochi, da un lato quello che ardeva tra le cosce di Luana e dall'altro quello che gli avrebbe rovinato la carriera in caso di una mossa falsa. Scoparsi Luana significava mettere a rischio il suo futuro lavoro, non scoparsi Luana metteva a rischio la possibilità di averlo quel lavoro. Io dovevo rassegnarmi, quel ragazzo ricco e viziato non aveva saputo riconoscere il mio interesse e si sarebbe accontentato di quella fidanzata così apatica.
Ma mi sbagliavo.
Fu la mattina seguente che trovai il biglietto nella mia giacca. C'era scritto "CHIAMAMI!!". Sotto c'era un numero di cellulare. In basso in elegante corsivo la firma "Lorenzo", con una faccina smile sorridente accanto.
Doveva aver fatto scivolare quel bigliettino nella tasca della mia giacca mentre era sull'attaccapanni di casa sua.
A livello istintivo mi lusingava e mi stuzzicava aver ricevuto un invito del genere da un bel figa come Lorenzo, e sentivo la tentazione di dare un seguito alla cosa. Ma poi, bastava rifletterci un attimo per capire che non era il caso. Per cui, sia pure con un sospiro, accartocciai il biglietto e lo lasciai cadere nel cestino.
Fu Stefano a trovarlo e senza dirmi nulla mandò un sms dal mio cellulare per far avere il mio numero a Lorenzo ben conoscendo i miei gusti in fatto di giovani ragazzi e i suoi in materia di corna.
Quando ci sentimmo al telefono aveva subito precisato, al telefono, che non dovevo pensar male per la sua iniziativa del bigliettino. Semplicemente aveva pensato che poteva essere una buona idea mangiare un boccone insieme in pausa pranzo e fare due chiacchiere, se non avevo altri impegni. In una tavola calda molto frequentata, e in pieno giorno, aveva precisato, probabilmente per rassicurarmi implicitamente del fatto che non avrebbe potuto violentarmi sul tavolo. Io non avevo niente in contrario,nemmeno all'essere violentata sul tavolo nel caso, per cui accettai l'invito.
Indossavo un vestito sopra al ginocchio, non particolarmente scollato, abbastanza innocente. Ero ben curata nel trucco ma senza che sembrasse che l'avessi fatto per lui. Lui invece era una gran bel ragazzo e non nascondevo quanto mi piacesse guardarlo. Anche per stare al gioco.
"Siete proprio una bella coppia tu e come si chiama...Stefano? Anche la mamma lo pensa..." disse ad un certo punto grattandosi la nuca con indifferenza.
"Sul serio?"
"Si vede che vi amate... C'è una complicità particolare tra voi..."
"Beh, io lo adoro..."
"E si vede. Ma anche lui ti ama molto vero?" a quella domanda non risposi non capendo il perchè di quell'invito se dovevamo parlare del mio rapporto con Stefano, forse ci ero cascata di nuovo, quel ragazzo mi aveva invitata solo per noia e non era minimamente interessato a me.
"Vuoi sapere una cosa Sabrina? Ho sempre pensato che sono proprio le coppie affiatate e unite come voi due quelle che possono permettersi di essere un po' flessibili su certe cose..."
Dove voleva arrivare?
"Aspetta Sabrina. Non ti agitare. Voglio solo parlarne serenamente..." e riprese a grattarsi la nuca in un gesto irresistibilmente sexy.
"Lorenzo io..."
"Lo so. Capisco che alla vostra età magari certe cose si vivono diversamente. Anche la mamma è estremamente possessivoa con papà e con me"
Ma cosa stava dicendo? Alla nostra età? Quale età? Avevamo solo 4 anni di differenza e lui era abituato alle donne più grandi.
"Ma come fa ad essere possessiva se poi..." mi fermai giusto in tempo.
"Se va a letto con l'istruttore della palestra dici? Beh tu hai conosciuto mio padre no? Non si può certo definire l'emblema della trasgressione, fortuna che non ho preso da lui"
"Uhm... Non ne sono così convinta..."
"Io sono uno spirito libero. E perché tu non sei convinta? Ci sono uomini che impazziscono di eccitazione a guardare la moglie che fa la porca con un altro uomo, per quanto possa sembrarti strano che ne sai che il tuo Stefano non sia uno di quelli?"
Mi scappò un sorriso pensando che non avesse idea di chi fosse Stefano, e immaginai la scena di quel ragazzo benestante che mi trombava mentre il mio futuro marito ci riprendeva felice con la videocamera.
"Prova a immaginartelo" aggiunse grattandosi la nuca. "Prova a pensare a te su un letto che gemi di piacere mentre uno tipo me ti sta sopra tra le cosce e ti fotte di brutto..." E detta questa frase finalmente per la prima volta mi degnò dei suoi occhioni scuri sui miei la sua voce si fece ancora più sensuale.
" Potrebbe valerne la pena... O mi trovi davvero così insignificante?" stava ribaltando la frittata.
"Ma no Lorenzo... Cosa dici..."
"Io non credo che te ne pentiresti sai?" Afferrò la mia mano con la sua sul tavolino e si avvicinò di più a me. Parlava a voce bassa, col viso a pochi centimetri dal mio.
Mi prenderei l'impegno solenne di farti godere fino a perdere la testa. Ci metterei tutto me stessa. Saresti la mia geisha devota, tutta mia, solo mia, per una notte. Mi ritengo un uomo che ci sa fare a letto. Se decido di far impazzire una donna ci riesco..."
"Lorenzo io..." non mi lasciava il tempo di dire che avevo già accettato.
"E lo farei davvero con piacere, sai? Non c'è niente che mi eccita come l'idea di traviarti. Di farti scoprire i piaceri più perversi. Di scatenare la bestia selvaggia che è in te... Perché c'è del selvaggio in te... Non sei così santarellina come vuoi farmi credere.... Lo percepisco chiaramente, e non mi sbaglio mai su queste cose..."
"Lorenzo io..." tentavo di farmi ascoltare
"Per non parlare dell'altra bestia, quella che ho nelle mutande."
"Lorenzo io..."
"Pensaci bene Sabrina. Non dirmi di no. Pensaci bene, prima. Io ti aspetto, ma devi essere pronta a darmi tutta te stessa. A darmi tutto..."
"Tutto?" a quel punto ero curiosa. E per la prima volta si imbarazzò.
"Gemma non vuole concedermi... ehm, come dire... l'entrata posteriore. E poi io... ehm... a me piace molto. Sarebbe un grosso problema per te rinunciarvi?"
Non so perché, ma questa sua domanda mi intenerì.
"Assolutamente no. Sei già abbastanza irresistibile. Ti trovo un ragazzo molto bello ed estremamente sexy, non devi avere il minimo dubbio su questo"
Sorrise lusingato. "Sono belle parole. Ma mi aspetto anche i fatti. Mi prometti che ci penserai?"
Gli occhi mi caddero su alcune buste che Lorenzo doveva aver fatto un po' di shopping prima di raggiungermi.
"Cos'hai qui? Cos'hai comprato?"
"Niente di importante, delle cosine per te...se sei curiosa andiamo da te a bere il caffè".
"E va bene..."
Sabrina

venerdì 1 giugno 2012

Facciamo a cambio?

Per l'ultima sera di Franco e Maria Stella decidemmo di organizzare una serata di baldoria. Invitammo anche Mattia e Valentina che non vedevamo da un pò. Non sapevamo quanto presto avremmo potuto rivedere i nostri amici siciliani per cui ci venne in mente di goderceli a più non posso e di portarli un pò in giro anche per farci perdonare.
Per prima cosa decidemmo le coppie, ognuno di noi avrebbe trascorso la serata in compagnia di un partner diverso da quello abituale, e quando saremmo usciti bisognava comportarsi in modo che chi ci vedesse da fuori non avesse dubbi che quelle erano le vere coppie. Stefano avrebbe fatto coppia con Maria Stella, Franco con Valentina e io con Mattia.
Lasciammo la stanza da letto a Stefano e Maria Stella che come una vera coppia sposata doveva prepararsi per la serata. Franco prese la nostra auto per andare a prendere Valentina a casa come avrebbe fatto il suo fidanzato e io restai in attesa di Mattia. Avevamo appuntamento tutti e sei in discoteca come una vera comitiva.
Cominciammo la serata girando per bar, a coppie separati per affiatarci un pò.
Franco offrì a Valentina un bel pò di cocktail dai nomi esotici.
Con i suoi modi la sua parlantina e le sue battute argute Mattia non ebbe difficoltà a catturare la mia attenzione, mi raccontò barzellette sconce, mantenne sempre la conversazione sull'argomento sesso e non mancò di fare alcune velate allusioni a quello che avrebbe voluto fare essendo per quella la sua serata con me ma per adesso ero più divertita che realmente eccitata.
Stefano invece osservava affascinato i movimenti della sua partner matura in attesa che il vero gioco avesse inizio.
Arrivammo in discoteca e Maria Stella affidò il sottile gioco di seduzione alla grazia dei suoi movimenti a tempo di musica. Vederla ballare è una vera e propria esperienza erotica. Inoltre aveva una gonna cortissima sulle gambe abbronzate e ce la metteva tutta per essere sessualmente provocante. Ballammo senza interruzione per un paio d'ore. Noi donne al centro e i nostri uomini in cerchio intorno. Ci giravamo a turno verso ognuno dei tre, sorridendo e guardandoli mentre ballando mettevamo in evidenza tutte le curve dei nostri corpi sfacciatamente. La nostra performance aveva attirato l'attenzione di un buon numero di ragazzi. Nessuno di loro poteva riuscire di agganciarci. Era evidente che già avevamo tutta la compagnia maschile di cui avevamo bisogno. Eppure non volevano perdersi lo spettacolo e stavano li' con gli occhi di fuori e la bava alla bocca.

Quando ci stancammo della discoteca ripiegammo su un locale soft con musica d'atmosfera e luci soffuse. Ero sicura di averli già scaldati tutti a dovere, decisi che era il momento di passare all'azione. Finsi di essere annoiata: "Uffa ragazzi ho ancora voglia di ballare!". Mattia da bravo finto fidanzato mi prese per mano e mi portò sulla pista dove già tre o quattro coppie stavano ballando lentamente teneramente abbracciate. Gli buttai subito le braccia intorno al collo e mi incollai con il corpo al suo. Pochi secondi dopo cominciai a baciargli e leccargli il collo e l'orecchio. Mattia rabbrividi'."Sabrina! Cosa fai!?" "Non ti piace, forse?" "No, è che..." "A me piace fare cosi, quando ballo con il mio ragazzo. E mi piace fare anche cosi..." E gli infilai la lingua in bocca, strisciandola con passione sulla lingua di lui. Poi aggiunsi, guardandolo negli occhi e godendo del suo imbarazzo, "...e tu se vuoi puoi toccarmi il culo... non ti succederà nulla stai tranquillo!" E mi incollai nuovamente alla sua bocca. Mattia, mi appoggiò una mano sulle chiappe. Poi si staccò di nuovo e chiese vogliosamente"...ehm... e... le tette...?". Mattia aveva un debole per le mie tette. "Certo puoi toccarmi anche le tette. E anche io posso toccarti." Fece scivolare una mano tra i nostri corpi e diedi una rapida strizzata alla sua erezione, che avevo già avvertito contro la pancia. "Niente male come sempre. E ora Mattia cerca di metterci un po' più di passione, quando mi baci. Sembri morto!". Mi baciò con tutto il trasporto di cui era capace, mentre con una mano era scivolato nell'apertura laterale del vestito e mi carezzava una tetta a pelle nuda. Gli altri ovviamente stavano assistendo a tutta la scena.

"Franco ora voglio ballare anche io" disse Valentina. Anche lui sentì il corpo della sua donna premere e strofinarsi sul proprio. Anche lui la baciò in bocca con passione. Anche lui palpò a suo piacimento e fu palpato. Anche lui alla fine tornò al tavolo con una prepotente erezione.

Era ora di andare a casa, quel locale era troppo stretto per le voglie di tutti.

"Dai ragazze ballate" ci incoraggiò Stefano dopo aver messo la musica.

"Si! Ballate per noi" cominciarono a gridare gli altri.

Lentamente cominciammo a muovere i nostri corpi a tempo di musica l centro della stanza mentre i ragazzi stavano sul divano . Tutti e tre avevano la loro bottiglia di birra o altro. Ognuna ballava rivolta soprattutto verso il proprio partner della serata lanciando occhiate di fuoco. Era il momento di osare di più. Continuando a ballare, cominciammo a giocare con l'orlo dei vestiti, regalando al nostro pubblico, con sempre maggiore generosità, scorci sulle nostre mutandine. Erano tutte mutandine di pizzo, piuttosto trasparenti. Nessuna nascondeva i contorni del pube e dietro erano talmente strette da lasciare la chiappe quasi completamente scoperte. I ragazzi cominciavano ad essere visibilmente eccitati. A turno facemmo scorrere l'elastico delle mutandine al di sotto dei fianchi. Poi continuammo a ballare e ad ancheggiare' finché le nostre mutandine ci scesero sulle caviglie.

Stefano fermò la musica e disse ai compagni "Ma guardate si son sfilate le mutandine". Rispondemmo dando loro una prima rapida occhiata sulle vagine nude ognuna raccolse le proprie mutandine e le porgemmo al rispettivo partner che le portò subito al naso sniffando avidamente.

Riprendemmo a ballare scoprendo di tanto in tanto il culo e la figa in pose via via più oscene. Infine rimanemmo completamente nude davanti ai nostri ragazzi. A quel punto si sono alzati tutti e tre in piedi.

Mattia è venuto verso di me e mi ha abbracciato forte e io l'ho ricambiato Franco passava già le mani su tutto il corpo di Valentina. Maria Stella ha baciato Stefano in bocca e gli ha palpato il cazzo duro dai pantaloni.

Io guardando il mio uomo negli occhi mi sono abbassata fino a trovarmi con la testa all'altezza della sua patta. Valentina ha dato una carezza al cazzo di Franco e ha cominciato ad aprirgli il jeans. Maria Stella ha abbassato la zip e slacciato il bottone a Stefano.

Ho fatto scorrere in giù i pantaloni di Mattia fino a toglierli. Valentina palpava Franco dai boxer con la testa molto vicina sempre guardandolo negli occhi. Maria Stella ha afferrato l'elastico degli slip di Stefano e ha cominciato a tirarglieli giù.

Sono stata la prima a liberare il cazzo del mio compagno di giochi. E’ stato il via per far sparire tutti i boxer, Valentina ha afferrato con una mano le palle e con l'altra il cazzo di Franco, cominciando a masturbarlo lentamente. Maria Stella ha portato la cappella di Stefano a un centimetro dalla bocca e, guardandola con un'espressione di pura libidine si è leccata le labbra.

Ancora una volta sono stata la prima a ho slinguare per tutta la lunghezza. E da là è partito quel triplo pompino in contemporanea in modo che ognuno poteva guardare come lavoravano le altre due.

Non poteva durare a lungo, c’erano tre vagine stracolme di voglia, al mio segnale di intesa spingemmo i nostri maschi a sedere sul divano, gli andammo a cavalcioni infilando le lingue in bocca e afferrando i bei cazzi duri, senza infilarceli li usammo tipo giocattoli del piacere per masturbarci con le loro cappelle insalivate e già coperte di liquido biancastro, fino a venire così’, ad un passo dalla penetrazione.

Ora il triplo pompino poteva riprendere con più calma, inginocchiandoci tra le loro gambe abbiamo ripreso la succhiata sincronizzata per portare anche i nostri partner all’orgasmo.

Naturalmente oltre al piacere del cazzo in bocca c’era quello di essere guardate dagli altri che amplificava il tutto. Se per esempio leccavo la cappella, l'asta o le palle di Mattia mi sforzavo di tirare tutta la lingua il più possibile al di fuori della bocca. Se Valentina succhiava Franco stava ben attenta che le guance si incavassero. Se Maria Stella pompava Stefano dentro e fuori faceva in modo che si capisse da fuori come il cazzo si muoveva all'interno della sua bocca.

Per ricordarci però che quelle coppie erano solo per finta ogni uomo allungò la mano verso la legittima figa per assicurarsi del piacere che il cazzo di un altro stesse procurando.

In breve tre bocche furono riempite di schizzi caldi densi e abbondanti e per completare la condivisione ognuna di noi spalancò la bocca verso il proprio vero partner mostrando quanto sperma aveva ricevuto.

Sabrina