giovedì 7 giugno 2012

L’Appuntamento del Giovedì

Attendevo quel giorno impaziente, eccitato e avido più che mai. Uscivo con Gemma, la baciavo, me la scopavo, ma non significavano più nulla quelle scialbe scopate. Lei si metteva a pecora, ogni tanto mi faceva un pompino prima di iniziare, e poi scopavamo. Noioso, ripetitivo, inutile. Esiste il sesso senza l’amore, ma il sesso senza il desiderio non l’avevo mai visto. Mi chiedevo perché ci prendevamo ancora quel disturbo. A me non importava e sembrava che nemmeno a lei importasse. Passavo il mio tempo a pensare a giochino che avrei potuto fare con Sabrina. La mia schiava sottomessa. L’oggetto del mio piacere. Una sera, solo in casa, trovai un vibratore in camera dei miei. Lo presi, tanto ce n’erano così tanti che non se ne sarebbe accorto nessuno. Non mi andava di andare a comprarlo al sexy shop, anzi, mi vergognavo troppo in realtà. Meno male averlo trovato, perché mi sarebbe stato molto utile il giovedì successivo.

E finalmente il giovedì venne. Attesi febbrilmente l’arrivo dell’ora giusta, quando sapevo che Stefano fosse ancora immerso nel lavoro al ristorante di mio padre. Mi preparai come per un appuntamento romantico. Intascai il vibratore e inventai un paio di scuse per Gemma e i miei. Quando l’ora fu giunta scesi. Non le avevo mandato nemmeno un sms fino ad allora, nulla. Totale silenzio. Eppure come un ragazzino stavo ogni tanto a controllare il cellulare, per vedere se lei aveva scritto a me. Un’ora prima dell’appuntamento le dettai le mie condizioni con un perentorio sms: “Jeans, slip e top. Nulla di più”.

Quando mi venne ad aprire la porta aveva lo sguardo basso, aveva imparato. Avvicinai la testa ai suoi capelli e annusai il loro profumo. Solo questo me lo fece venire duro.

“Bentornato padrone”

Aveva seguito i miei ordini, ma aveva fatto un piccolo errore. Probabilmente non ci aveva pensato, ma in effetti il mio sms nascondeva il tranello di proposito.

“Hai messo le scarpe”

Silenzio.

“Non avevo parlato di scarpe”

Silenzio.

“Ora dovrò punirti”

“Si padrone”

Entrammo nel salottino dell’altra volta. Mi sedetti sulla poltrona dell’altra volta. Sentì il vibratore darmi fastidio nella tasca, ma ancora non lo tolsi.

“Togliti le scarpe ed eventualmente i calzini”

Parole chiare, semplici, dirette, pronunciate a tono duro e deciso. Mi stavo calando in quella parte che avevo sempre sognato e il mio cazzo spingeva con violenza sulla patta dei jeans, implorandomi di liberarlo. Ma la mia schiava ancora non se lo meritava. Le dissi di avvicinarsi a me. Mi raggiunse a piedi nudi. Lei in piedi, io seduto sulla poltroncina. La feci voltare di spalle e le avvolsi i fianchi con le mie braccia, cercando la fibbia della cinta e i bottoni del jeans. Slacciai tutto e lo tirai giù, lentamente, fino a metà coscia. Osservai il suo culo, protetto ora solo dagli slip. Massaggiai per alcuni attimi le natiche, da sopra la stoffa, quindi afferrai i lembi di tessuto che si tendevano sui fianchi e abbassai anche le mutande fino a metà coscia. A questo punto chiusi nuovamente la cinta, stringendo con forza abbastanza da impedirle movimenti troppo liberi.

Lei non parlava, emetteva solo flebili e indecifrabili mormorii. Era la bambola nelle mie mani. La schiava ai miei voleri. Senza aggiungere altro la presi e me la misi sulle ginocchia come un bimbo che deve essere sculacciato. La poggia in modo da avere il suo culo proprio davanti a me. Il mio cazzo spingeva inesorabile sul suo ventre, ero certo lei potesse sentirlo anche attraverso i jeans.

Iniziai a toccarle il culo con una mano. Non dicevo nulla, mi limitavo a manipolarlo con forza e passione. Desideravo quel culo con una forza tale che avrei voluto prenderla lì, anche contro il suo volere. Se lei avesse detto no l’avrei bloccata e stuprata senza pietà, inculandola fino a venirle nel culo. Ma non poteva essere fatto. Non ancora. Mi leccai l’indice e inizia a solleticarle l’ano con piccoli giri. Stuzzicavo col polpastrello il circolo di pelle che circonda quel buco da me tanto desiderato. Giocherellavo senza fretta. Quando ne ebbi abbastanza posi entrambe le mani sulle sue natiche, in modo da aprirle per bene ed avere il suo ano esposto e ben visibile. Mi chinai in avanti. La posizione era un po’ scomoda, mi costringeva a ruotare un po’ il busto, ma lo desideravo troppo. Avvicinai la mia lingua al suo ano e iniziai a leccarla. Non era nei pieni in realtà, ma il desiderio era troppo. La leccai con piccoli cerchi, poi con affondi decisi, cercando di penetrarla. Lasciavo scorrere copiosa saliva sul suo buco, che poi raccoglievo con la lingua prima che colasse troppo nel solco fino alla figa, rispingendola di nuovo nella mia “zona di lavoro”. Quindi torna dritto e ricominciai con le dita. Questa volta mi leccai indice e medio e iniziai a spingere nell’ano con entrambi. Da lei non provenivano altri che sommessi gemiti. Io invece quasi ansimavo, mi leccavo le labbra, sentivo la gola secca. Il desiderio mi distruggeva dentro, ma il mio autocontrollo non doveva abbandonarmi. Spinsi entrambe le dita nel suo culo ed entrarono senza troppa fatica. Quindi le feci uscire. Quindi le feci entrare di nuovo. Un’operazione ripetuta diverse volte, con l’intento di farla abituare a quel ritmo e a quella larghezza. Proseguì per più di un minuto, accellerando tal volto, andando più a fondo qualche altra volta. Evitavo di farlo diventare monotono. Alla fine tolsi la mano e le imposi uno schiaffo su di una natica. Uno schiaffo che forse calibrai con troppa forza, perché la costrinse ad un gemito che mi sembrò di dolore. Tirai fuori il vibratore dalla tasca e lo accesi. Quando lei sentì vibrare si voltò per un attimo a guardare. Non fece intempo a sincerarsi di cosa fosse, che se lo ritrovò piantato nel culo. Infilai il vibratore fino a quasi a metà già al primo affondo. Continuai così, cercando di farlo entrare sempre più affondo. Quando fui soddisfatto della profondità mi concentrai sulla velocità.

Senza mezzi termini, le stavo scopando il culo col vibratore. Avanti e indietro, impietoso e veloce. Con una mano la scopavo mentre l’altra era poggiata a pieno palmo sulla sua schiena, a farle capire che il suo posto era quella e che, anche se lo avesse voluto, non si sarebbe potuta sottrarre. Avrei voluto fotterla così per ore, sentivo che non ne avrei mai potuto avere abbastanza di quella operazione. Ma alla fine il mio cazzo stava per esplodere. Ero troppo eccitato. Troppo desideroso.

“Schiava”
“Si… si padrone?”

La sua voce era incerta, tremante quasi. Ne fui soddisfatto.

“Alzati e succhiamelo”

Non se lo fece ripetere due volte. Il vibratore era ancora nel suo culo, ma nel rialzarsi sfilo via e cadde a terra, rotolando lontano dalla poltroncina, vibrando in un angolo, insalivato e dimenticato. Ebbe difficoltà a giostrarsi per via del jeans che le stringeva le cosce, ma alla fine si inginocchiò davanti a me.

Mi ero immaginato mille volte quella scena, lei in mezzo alle mie gambe a succhiarmelo. Sembrava ripetitivo forse. Eppure volevo che le si stampasse bene in mente che quello era il posto che lei doveva occupare nei miei confronti. Quella era l’angolazione giusta per guardare il suo padrone.

Prima che iniziasse la sua opera le misi un dito sotto il mento, alzandole il volto, guardandola negli occhi. Lei ricambiò. Inevitabilmente ci sorridemmo a vicenda. Uno strappo alle regole che mi ero imposto, ma con una schiava così non riuscivo ad essere del tutto intransigente.

Sabrina finalmente mi slacciò il pantalone e me lo calò un po’ per avere massima manovra. Il pompino che venne dopo fu l’ennesima opera d’arte di quella donna. Passionale, voglioso, desideroso, affamato. Succhiava con foga per poi leccarmi l’asta. Mi insalivava le palle per poi massaggiarmele mentre tornava a baciarmi la cappella. Sembrava adorasse letteralmente il mio cazzo. Che fosse vero o fosse solo un suo modo di fare per farmi godere di più non importava. Lei era perfetta. Dopo essermi goduto il suo culo, anche se indirettamente, quel pompino non sarebbe mai potuto durare troppo. Ci mise diversi minuti, ma troppo pochi, a portarmi al limite. Avrei voluto godermi la bocca della mia schiava per ore. Avrei voluto godermi la bocca di Sabrina per ore. Ma sentivo il mio cazzo pulsare, pronto ad esplodere.

Senza dire una parole misi una mano sulla fronte di Sabrina e la spinsi via. Inizialmente lei si oppose, poi mi fece fare. Quando il mio cazzo uscì dalla sua bocca, lei continuò a segarmi. Io mantenevo il mio dito sulla sua fronte, per impedirle di succhiarmelo ancora. Un attimo dopo venni. Numerosi e copiosi schizzi si sperma le ricoprirono la faccia, colandole lungo il mento, sul collo, ricadendo sulle spalle lasciate nude dal top senza spalline che aveva indossato. Se le aveva fatto schifo, fu bravissima a non dimostrarlo. Il suo leccarsi le labbra sporche di sperma fu la ciliegina sulla torta. Nemmeno nelle mie fantasie più ottimiste avevo immaginato un giovedì così perfetto.

“Prenderemo un altro appuntamento”

Dissi alla fine. Mi alza, mi allacciai il pantalone, e andai via.

Lorenzo

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mercoledì 6 giugno 2012

Cristian il guardone

La maturità era prossima e io ero immerso nelle assurde ripetizioni pre-esame, di quelle che finisci la sera a ripetere meccanicamente con il cervello che già dorme da un pezzo ma che per ripulire i sensi di colpa di un anno studiato a "tratti" è costretto a fare un tour de force.

I miei genitori mi avevano messo a disposizione la mansarda , da poco ristrutturata , nella totale tranquillità consona a un buono studio. I pomeriggi trascorrevano lunghi e noiosi , il portatile era l'unica via di fuga x qualche minuto di pausa , ma la sera verso le otto le mie attenzioni erano catturate da tutt'altro. Dalla mansarda infatti riuscivo a scorgere le finestre degli inquilini del 4o piano del palazzo di fronte. Cosa che mi era impossibile quando ero dai mie al piano di sotto. Da qualche sera si svolgeva lo stesso copione : una donna alta , bruna , formosa rientrava a casa dal lavoro .Toglieva il soprabito , posava la borsa, e intanto accendeva la luce in camera da letto , nel bagno e girovagando per la casa semi illuminata si svestiva prossima a una doccia . Ormai alle 8 di sera lei era il mio appuntamento fisso , spegnevo le luci e fissavo le 4 finestre del palazzo di fronte... ma non ero andato più in la di scorgere un pò di intimo che celava un fisico mozzafiato : 2 tettone che riempivano tranquillamente una 5a e un culetto sodo e alto coperto da una minigonna o, quando mi andava bene , da un perizoma che riuscivo a intravedere di sfuggita. Quelle poche immagini che avevo la fortuna di rubare erano droga per i miei occhi e per il mio cazzo che gonfiava sistematicamente la patta dei jeans. Ma la poca illuminazione e soprattutto le tendine della camera da letto sempre chiuse mi impedivano di vedere di più e soddisfare la mia che stava diventando una morbosa curiosità...

Ma una sera la svolta : lei rientra,e dopo aver posato la borsa si sveste e prepara il necessario per la doccia sarà stata la serata più calda del solito , ma la finestra e le tendine della stanza da letto quella sera rimasero spalancate. Le luci erano accese mentre lei entrò in bagno per la doccia. Avevo una visuale perfetta e solo questo mi mandò fuori giri il cervello mentre pensavo che finalmente avrei avuto la possibilità di vedere molto di piu... il cazzo mi si rizzò in un batter d'occhio... premeva durissimo sotto la patta dei pantaloni. La mia mano lo accarezzava nervosa e gli occhi rimanevano incollati alla finestra in attesa che la lei di cui non conoscevo neanche il nome , tornasse in camera dal bagno.

Trascorsero diversi minuti che non fecero altro che eccitarmi ancora di più , quando lei uscì dal bagno con in dosso solo un telo e un asciugamano. Era bella e sexy con i capelli lunghi bagnati , le gambe snelle ancora umide che si facevano ammirare fino a sopra il ginocchio per poi essere coperte dal telo che a fatica conteneva anche le tettone. Si sedette sul letto e prese a spazzolarsi guardandosi allo specchio...era in fase di assoluto relax al contrario di me che col cuore a mille massaggiavo la patta durissima dei jeans. Lanciò qualche occhiata fori dalla finestra e temevo si accorgesse del fatto di non aver chiuso le tendine... ma proseguì nello spazzolarsi e di tanto in tanto buttava l'occhio fuori...quasi come si fosse accorta di qualche sguardo indiscreto all'esterno. Non ebbi neanche il tempo di ragionarci che si alzò , si avvicinò allo specchio e poggiando un piede sulla poltroncina prese a spalmarsi della crema sulle gambe... quel movimento oltre a mettere in bella mostra le sue cosce mi fece intravedere un pò di pelo che faceva capolino nei movimenti più curvati del suo bacino. Non resistevo più contratto nei jeans cosi li slacciai e piano liberai il mio cazzone che era in piena erezione da un bel pezzo. Tirai giù l'elastico dando spazio al mio cappellone violaceo , umido che svettava sull'asta venosa... fiero puntava proprio verso la finestra dove si stava godendo uno degli spettacoli più eccitanti che avesse visto. Lei allora prosegui facendo cadere il telo ai suoi piedi e lasciando alla mia vista finalmente due tettone da favola : enormi sode e con i capezzoli grossi e durissimi. Cominciai a menarmelo allora , stringendo forte il pugno attorno alla cappella. Il su e giù andava di pari passo con quello che vedevo...le tettone ballonzolavano ad ogni movimento , penzolavano mentre si abbassava a prender qualcosa nei cassetti più in basso , si schiacciavano quando le massaggiava con la crema. La mia sega divenne allora frenetica , ai miei piccoli gemiti di piacere faceva da contorno il rumore liquido della cappella umida che sgusciava fuori dalla mia mano vogliosa.

Ero davvero vicino all'orgasmo mentre la vedevo a pecora tirar fuori l'intimo dai cassetti , continuava però a buttare occhiate verso la finestra...che avesse capito?? io intanto sentivo salire la sborra dalle palle all'uccello che al limite della sopportazione non cercava altro che sputare fuori tutta la mia eccitazione... la mano correva ora velocissima lungo l'asta quando vedo spuntare un uomo in stanza...la guarda mentre lei si stende sul letto , apre le gambe e lo invita a raggiungerla. Li vedo parlottare per qualche istante poi lui guardando fuori dalla finestra si tira giù la zip e caccia un pisello enorme , non duro ma che lasciava già capire quali potessero essere le dimensioni in piena forma... se lo scappella un paio di volte e con sorriso sornione spegne la luce. Proprio in quel momento sborro l'impossibile..... fiotti di caldo sperma imbrattano tutto : scrivania libri fino a schizzare i vetri della finestra... "chissà che fantastica scopata mi sto perdendo" penso mentre continuo a segarmelo fino a svuotarmi del tutto le mie giovani palle...

Christian

Nuova vita, nuovi piaceri

La nuova vita che avevamo davanti portava con sè una grande quantità di cambiamenti e prospettive nuove. Innanzitutto il lato economico, con il mega stipendio di Stefano io avrei potuto lasciare quel terribile centro commerciale e dedicarmi a qualcosa di più soddisfacente anche se non sapevo ancora bene cosa, poi la frequentazione di quella famiglia particolare apriva nuovi orizzonti mai esplorati della nostra sessualità, stavamo scoprendo entrambi il piacere di sentirsi oggetti nelle mani di qualcuno che ci usava per il proprio piacere perverso e questo fece si che avevamo ancora più cose da condividere.
Io avevo tutta l'intenzione di mantenere il patto del giovedì con quel padroncino biondo, Stefano si poteva dividere tra i desideri di dominazione di Luana e le nuove conoscenze dell'hotel che per definizione era il luogo ideale dove conoscere gente e piaceri sempre nuovi.
Per quanto riguarda la nostra vita di coppia, non avremmo rinunciato al piacere di tradirci certo ma ora c'era qualcosa in più, essere costretti a subire le sevizie di quei due perversi ci portava a fare l'amore sempre più selvaggiamente per sfogare le umiliazioni subite stabilendo una sorta di lotta per il comando a letto che rese le nostre scopate sempre più eccitanti.
Quel pomeriggio eravamo proprio in procinto di una di quelle dopo che Stefano mi ebbe raccontato in che condizioni gli aveva ridotto il culo quella porca di Luana. Decisi di dare un'occhiata e quando gli aprii le natiche trovai un buco decisamente più allenato di quando lo avevo conosciuto anni fa, il pensiero delle esperienze anali del mio fidanzato mi infuse un sentimento misto di perversione e tenerezza ma mi convinse anche che ormai la strada era aperta e non si sarebbe certo tornati indietro.
Mi eccitai e volevo scopare subito e in tutti i modi quando suonarono alla porta.
"E che cazzo proprio ora?"
"Dai sabri può essere importante, aspetta che vado a vedere".
Erano Fabrizio e Roberta. Cavolo li avevo proprio rimossi, troppo presa dalla mia nuova passione bionda.
Li invitammo ad entrare ma Stefano mise subito in chiaro le cose. "Scusate ragazzi, ma noi abbiamo assoluto bisogno di scopare, prendetevi qualcosa da bere e restate pure a guardare, lo sapete che non ci sono problemi".
Così fecero, rispettando la consegna di guardare e basta nonostante la faccia delusa di Roberta che ormai da tanto non si prendeva dentro il cazzo del mio fidanzato. Io invece guardai Fabrizio e mi spiace ammettere ma lo trovai ben cosa a confronto con quella furia di passione che era Lorenzo. Mi sentii in colpa verso di lui per questi pensieri ma l'idea del matrimonio in quattro ora mi allettava meno, se solo Fabrizio fosse stato Lorenzo...chiusi gli occhi e immaginai lui là a guardarmi mentre mi dedicavo al mio uomo.
Funzionò e cominciai a leccare le palle di Stefano con cura iniziando a masturbarlo lentamente con una mano. Con gli occhi chiusi sospirando, mi concentrai sulla sensazione della pelle dello scroto gonfio del mio fidanzato sulla lingua. Insalivai abbondantemente ogni centimetro quadrato, e poi mi infilai tra le gambe per assaggiare con la punta della lingua l'ano.
Poi la mia lingua si dedicò al suo lungo cazzo. Era talmente rigido che non riuscivo a muoverlo con le mani, ed ero costretta a spostarmi con tutta la testa ad ogni leccata. Quando fu il momento di prenderlo in bocca, capii che non potevo restare in ginocchio. I nostri amici non avrebbero visto bene così.
Mi alzai in piedi e mi piegai in avanti. Molto meglio così. Ora mi potevano guardare il culo e lo spacco della figa da sotto. Passai la lingua diverse volte attorno alla grossa cappella e alla fine spalancai le labbra e mi abbassai per infilarmelo in bocca. Rimasi un attimo ferma ad aspettare un commento. Quando Roberta prese una mano del suo fidanzato e se la infilò nelle mutande, cominciai un lento movimento di su e giù con la testa, lasciando scivolare le labbra su quel grosso pene e sfiorandolo delicatamente con la lingua.
La sensazione della bocca piena mi portò a ricordare l'uccello di Lorenzo, se un giorno li avessi potuti prendere in bocca insieme probabilmente sarei stata talmente eccitata da riuscire a venire anche così, semplicemente succhiando i loro cazzi.
Roberta stava golosamente godendosi quello spettacolo manifestando il suo piacere con piccoli gemiti.
Stefano allora mi fece stendere sul divano per venirmi sopra al contrario. Ci sistemammo a 69 e me lo rimisi subito avidamente in bocca, tornando a succhiare.
Anche stefano aveva cominciato a leccarmi. Passava la sua lingua ruvidamente su tutta la figa.
La sensazione della lingua di Stefano tra le cosce fu la goccia che fece traboccare il vaso della mia eccitazione.
L'orgasmo esplose dentro violentemente, costringendomi ad urlare senza contenermi.
Ma Stefano non mi diede molto tempo per riprendermi e manovrò il cazzo per impalarmelo mettendomi seduta su di lui. Malgrado l'orgasmo gli afferrai con una mano il cazzo, in modo da indirizzarlo all'ingresso della vagina. In un sol colpo tutto quel cazzo lungo mi penetrò nella fica strappandomi un grido. Reggendomi e stringendomi con le mani sulle chiappe, Stefano cominciò a pompare, sbattendomi contro di se e penetrandomi fino alle palle ad ogni colpo.
Nonostante fossi abbondantemente lubrificata e bagnata, sentivo il cazzo di Stefani che invadeva l'interno della mia figa. La cappella gonfia e turgida mi esplorava in profondità.
Slinguazzavo la faccia di Stefano, lo baciavo sulle labbra, sul naso, sulle guance. Fino a raggiungere il secondo orgasmo che Stefano ignorò continuando a fottermi senza pietà.
Proprio quando stavo per pregarlo di smettere Stefano raggiunse finalmente il proprio piacere.
Accelerò l'intensità delle spinte e quindi emise un gemito, sentii il suo lungo cazzo pulsare dentro di me mentre mi schizzava il suo seme, donandomi in questo modo un terzo devastante orgasmo.
"Dio mio... sono sconvolta!" dovette affermare Roberta.
"Ti è piaciuto?" le chiese Fabrizio.
"Da pazzi!" sussurrò lei con il fiato corto.
"E questo è niente. Non sai cosa ti aspetta quando tutto questo Stefano lo farà a te."
"...ma per questa sera credo che basti così..." si affretto a concludere Stefano sfinito.
"Hai ragione. Si è anche fatto tardi. Noi andiamo a casa ma fatevi sentire"
Sabrina

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martedì 5 giugno 2012

Una serata di giochi (bruscamente interrotta) 2 parte

"Maledizione!" esclamai quando lessi l'sms che mi aveva inviato Stefano. Mi diceva di mandare via Lorenzo, la sua serata era finita prima del previsto e stava tornando a casa. Naturalmente non ci sarebbe stato nulla di strano se mi avesse trovata in ginocchio davanti a quel magnifico cazzo ma dovevamo reggere il gioco. Per quanto tutti in quella famiglia sapessero tutto, ciò era possibile solo a patto che si mantenesse questo apparente segreto. Era tutto molto complicato ma bisogna ammettere anche divertente.
"Si è fatto tardi!" rispose lui quando lesse lo stesso sms inviatogli da Gemma.
"Che facciamo?" chiesi fingendo una vaga sensazione di paura.
"Facciamo che per stasera ti è andata male cagnetta, ma non me ne andrò via da qui in queste condizioni, con tutta la tua bava sull'uccello, Gemma sicuramente vorrà leccarmelo quindi ora da brava mi farai una bella doccia poi me ne andrò e troveremo un altro modo per continuare"
Naturalmente le probabilità che Gemma veramente volesse fargli un pompino quella sera erano molto remote e ancora di più lo erano quelle che lui ne avrebbe avuto voglia ma il pensierò mi ingelosì, nonostante tutto sapevo che quel cazzo godeva davvero solo con me, nella bocca di quella viziosa che andava a letto con il suocero sarebbe stato davvero sprecato.
"Allora? Dai cagnetta che si sta facendo tardi!" mi riprese per farmi tornare con la testa alla realtà.
Quando fummo sotto il getto di acqua calda riprese il tono severo che iniziava a migliorare nell'intonazione. "Forza schiava che aspetti ad insaponarmi la schiena?" mi disse porgendole il doccia-schiuma.
Non fui in grado di dare una risposta. Mi limitai a prendere il bagnoschiuma, mentre Lorenzo si girava voltandomi le spalle.
Con le mani tremanti per l'eccitazione mi versai un'abbondante dose di bagnoschiuma sulla mano. Cominciai dal collo e dalle spalle, massaggiando delicatamente con le mani insaponate. Poi lentamente scesi sempre più in basso. Ero arrivata all'altezza dei fianchi. Sospirando cominciai ad insaponargli i glutei sodi. Lorenzo aveva anche un bel culo. Arrivai a passargli la mano nel solco tra le natiche, insaponandogli il buco. Non reagì.
Continuai a massaggiargli e lavargli la schiena. Ero talmente assorta in quel compito che sussultai quando mi disse "Mi piace il tocco delle tue mani. E' morbido, rilassante. Ora insaponami anche davanti."
Detto questo si girò, e annuii frettolosamente il mio assenso versandomi sul un'altra dose di bagnoschiuma.
Di nuovo cominciai dall'alto massaggiando il collo e le spalle. Provavo maggiore imbarazzo, ora che lui era girato verso di me. Continuavo a fissare quel viso giovane che si sforzava di restare duro in cerca di uno sguardo di un cenno di approvazione per come stavo svolgendo il mio dovere. Ma Lorenzo rimaneva con gli occhi chiusi. La sua espressione esprimeva contemporaneamente l'indifferenza verso di me e il sollievo del getto d'acqua calda sulla sua schiena e le mie mani delicate sul suo corpo. Lo insaponai accuratamente sui fianchi fin sotto le ascelle. Rimasi un attimo titubante, poi decisi di abbandonarsi all'istinto e misi le mani delicatamente sui suoi testicoli. Cominciai lentamente a massaggiare ed insaponare il cazzo e le palle. Osservavo attentamente il volto, in attesa di un segnale di apprezzamento. Ma l'espressione di Lorenzo non cambiò di un millimetro.
Tuttavia le mie carezze stavano provocando una reazione. Sentivo tra le mani che il cazzo si stava inturgidendo. E cresceva. Cresceva. Mi sentii il cuore a mille dall'eccitazione. La sensazione di quel cazzo che si gonfiava tra le mie mani insaponate era sublime.
Quando il cazzo raggiunse la massima puntando verso l'alto, non potei trattenere un breve gridolino di ammirazione. Quel cazzo era enorme, perfetto. Continuai a massaggiarlo in estasi.
Nel frattempo però sentimmo la chiave girare nella porta, Stefano era tornato proprio mentre io ero servizievolmente impegnata a lavare, massaggiare, e accarezzare il cazzo e le palle di un ragazzo che lui appena conosceva. Ma anche questo mi aiutava non poco ad essere estremamente eccitata da quella situazione incredibile, e la sensazione di quel cazzo enorme e duro tra le mani mi stava facendo morire di libidine.
E avrei continuato ad accarezzarlo all'infinito, se Lorenzo non mi avesse interrotta.
"Inventa qualcosa, non ho finito"
"Amore sei tu?" gridai
"Si Sabri sei sotto la doccia?"
"Si tesoro, tu mettiti a letto ti raggiungo dopo".
Ero certa che Stefano avesse capito che doveva lasciarci campo libero in modo che dopo la doccia Lorenzo sarebbe potuto uscire senza essere visto e non c'è bisogno di aggiungere che nonostante il culo gli facesse ancora male per la serata con Luana, il cazzo gli si indurì di colpo.
"Lo shampoo, ora."
Abbandonai dispiaciuta la presa sulla sua nerchia. Ma, da brava e devota schiava, ubbidii. Presi lo shampoo e cominciai ad insaponare i lisci capelli biondi di Lorenzo. La statura notevole del giovane rendeva l'operazione abbastanza scomoda. Ero costretta ad alzarmi sulla punta dei piedi e a premere con il corpo contro quello di lui. Ma era tutt'altro che spiacevole. Era molto eccitante sentire il cazzo turgido strusciarsi contro di me, mentre strofinavo i capezzoli induriti e sensibilissimi contro il suo torace.
Inoltre mi piaceva affondare le dita in quei capelli biondi e, con la scusa grattargli la nuca come gli avevo visto fare tante volte in quel gesto tremendamente sexy. Mi stavo divertendo ed eccitando sempre di più a fare da servetta a quel bellissimo ragazzo.
"Bene. Le gambe adesso."
Mormorai timida e obbediente, un "sì", e senza pensarci un attimo mi inginocchiai davanti al mio padrone. Passai le mani sulle cosce, le ginocchia, i polpacci. Gli fece staccare i piedi da terra e li lavai con cura, poggiandomeli uno alla volta tra le tette. Dopo aver lavato con la massima cura i piedi dedicai un altro giro alle gambe, stavolta dal basso verso l'alto. E alla fine non riuscii a trattenermi e tornai a massaggiare il cazzo del giovane. La scusa del lavaggio non reggeva più. Stavo esplicitamente masturbandolo, facendo scorrere lentamente la mano lungo l'asta tesa e accarezzando morbidamente le palle con l'altra.
Avevo il cazzo del ragazzo a pochi centimetri dal viso e me lo studiavo affascinata. Ero eccitatissima e sentivo crescere dentro di me la voglia di prenderlo in bocca. La mia lingua si agitava bagnata intorno alle labbra.
Improvvisamente il getto d'acqua calda mi colpì violentemente sul viso.
"Non ti avvicinare al mio cazzo! Te ne ho già concesso troppo per questa sera e se continui a fare la troia in questo modo potrai scordartelo".
Capii ma non riuscivo a staccare gli occhi da quell'arnese meraviglioso che tenevo tra le mani, durissimo, enorme, brillante dalle goccioline d'acqua che lo percorrevano.
"Ora è pulito... e tu non puoi baciarlo ne leccarlo..."
Mi ritrovai con il viso a pochi centimetri dai suoi piedi. Seguendo una pulsione istintiva cominciai a baciarglieli e a leccarglieli. Lorenzo si limitò a restarsene impassibile ad accettare l'adorazione della dua schiava. Poi parlò.
"Giovedì prossimo a quest'ora sarò libero. Fatti trovare da sola. E fa in modo che nessuno ci rompa le scatole".
Non dovetti rispondere facendo scorrere la lingua sui piedi, come risposta. Avrei aspettato il giovedì per ridiventare la schiava sottomessa, l'oggetto sessuale per il piacere del mio padrone.
"E forse potrai sperare in qualcosa di più".
E già... pensai continuando a leccare e baciare i piedi e le caviglie di Lorenzo.
Quell'esperienza di sottomissione rispondeva perfettamente alle mie necessità più profonde e più represse. Una sera alla settimana. Mi sembrò in fondo una dose ragionevole. Per il resto della settimana avrei continuato la mia vita normale. Va bene così. Mi sentii soddisfatta e aggiunsi entusiasmo al mio lavoro di lingua sui piedi del ragazzo.
"Molto bene. Ora asciugami" mi ordinò per poi rivestirsi e uscire "di nascosto".
Sabrina


Butt plug e padelle.

(in foto: Remy LaCroix - Gasp, Gag and Gape).


La signora Luana Belmondo. Chi l'avrebbe detto che ci saremmo rivisti. Andai a cena da lei; il marito per fortuna non c'era. Lei mi accolse con un tailleur elegante. A Luana piaceva portare un sacco di gioielli; tutti quelli che le regalava il marito. Anelli, bracciali, collane. Mi portò nel soggiorno e si mise a sedere sul divano, accavallando le gambe e guardandomi. C'era nei suoi occhi un qualcosa che mi lasciava immaginare che non sarebbe stata una serata di semplice sesso; mi guardava con quel senso di superiorità che spesso la caratterizzava.
"Ebbene, mio figlio è a casa con Sabrina" mi disse. "Mio marito è fuori, e io e te siamo soli".
"Sì" risposi un pò timidamente.
"E immagino che tu sappia perchè ti ho fatto venire qui, mentre mio marito è via".
"Credo di sì".
"Rilassati. Voglio parlare semplicemente di lavoro. So che trovi attraente l'offerta di mio marito, ma sai, vorrei capire se lo meriti davvero. Avanti, spogliati".
Mi sembrò una richiesta piuttosto insolita. Se voleva mettermi alla prova ai fornelli, perchè avrei dovuto spogliarmi? Ma feci come lei mi diceva, perchè vi ripeto che nei suoi occhi c'era un qualcosa di autoritario. Così a poco alla volta mi tolsi i vestiti di dosso, fino a rimanere completamente nudo, con le mani contro i fianchi. Lei mi guardò dalla testa ai piedi, soffermandosi sul mio cazzo mezzo eretto.
"Che stallone!" mi disse.
Era la seconda volta che mi chiamava in quel modo. Lo aveva fatto anche al ristorante. Secondo me esagerava. Oppure, ai suoi occhi, dovevo farle davvero un certo effetto. Bah, ogni donna ha i suoi gusti. Ma comunque andiamo avanti. Luana si alzò dal divano e mi venne vicino; mi girò attorno, mettendomi maggiormente in soggezione. Era brava nel dominare gli uomini. Con una mano mi accarezzò il culo, e dopo un pò sentii il suo dito medio premere contro il mio orifizio anale. Avvicinò la bocca al mio orecchio sinistro e mi sussurrò qualcosa.
"Ma che bel culetto".
Si inginocchiò dietro di me e aprendomi nel natiche con entrambe le mani avvicinò la lingua al buco. Sentii la sua lingua calda premere contro l'entrata del mio retto. Se ne distaccò per fare spazio a qualcos'altro. In principio pensai che mi stesse penetrando con le dita, ma presto mi accorsi che si trattava di un butt plub di piccole dimensioni. Mi infilò la punta e cercai di divincolarmi, ma lei mi ordinò di stare fermo. Non senza difficoltà riuscì a farmelo entrare tutto. Poi si rimise in piedi e dandomi uno schiaffo su una natica mi disse di andare in cucina. Camminai davanti a lei, e sentivo i suoi occhi sul mio corpo. E soprattutto sentivo il butt plug nel culo, e camminare mi sembrò anche piuttosto difficile. Una volta in cucina mi ordinò di cucinare qualcosa per lei. Non sapevo proprio cosa fare, così armeggiai tra le padelle e le spezie, per farmi venire un'idea. Luana era dietro di me e cominciò a spogliarsi. Mi girai per guardarla, ma lei me lo impedì.
"Non girarti!" mi ordinò. "E continua a fare quello che stavi facendo".
Allora continuai a maneggiare il vasto set di pentole e a guardare negli scaffali. Cominciai a sentire uno strano rumore; Luana si stava masturbando e sentivo il rumore delle sue dita che si accanivano contro le labbra della sua vagina bagnata. Muoveva le dita in modo compulsivo, e io non potevo guardarla. Il butt plug mi dava un fastidio terribile quando mi muovevo, ma allo stesso tempo avvertivo un certo piacere. Era bello, lo riconosco. E poi, dopo aver provato il cazzo di Franco nel culo, state sicuri che qualsiasi cosa che infilerete nel retto, sembrerà minuscola. E Sabrina può dirvelo meglio di me. I movimenti che facevo mi eccitavano da morire, perchè più mi muovevo e più quel giocattolo di gomma cozzava contro i nervi del mio ano, facendomi godere come un matto. Così in qualche minuto avevo il pene durissimo, e sentivo di dover eiaculare. E Luana dietro di me si masturbava con più intensità, fino a quando mi disse di voltarmi. Ormai avevo finito di cucinare, ma la cosa non sembrava interessarla. Mi voltai verso di lei; era seduta su una sedia, con le cosce aperte e due dita della mano destra che tenevano la vagina spalancata.
"Sto venendo" mi disse. "Vieni anche tu, con me. Vienimi sulla figa".
Mi avvicinai a lei e non mi ci volle tanto, perchè il butt plug era da circa mezz'ora che mi stava facendo impazzire. Quindi bastò prendermi in mano il cazzo e puntarlo contro la vagina di Luana, per iniziare a schizzare copiosamente. La sborra colò sui suoi peli pubici, e dentro la vagina, e allo stesso tempo iniziò a schizzare anche Luana. Lei era capace di schizzare (e questo l'avevo visto fare davvero poche volte) i suoi umori come se fosse sborra. E i suoi schizzi raggiunsero il mio corpo, caldi e densi. A quel punto mi fece girare e con amore mi tolse il butt plug dal culo.
"Vai tesoro" mi disse baciandomi le natiche. "Adesso è meglio che vai, prima che ritorna mio marito".
A quel punto raggiunsi i miei vestiti e li rimisi addosso anche con una certa fretta. Luana mi disse che ci saremmo rivisti; ma era più un obbligo che una promessa. Mi fece uscire di casa in modo quasi sgarbato, senza neanche salutarmi, e sbattendomi la porta dietro.

Stefano.