martedì 10 luglio 2012

Pelle che scotta

L'improvvisa mossa di Andrea non solo rilassò l'atmosfera ma ci diede modo di apprezzare molto meglio il suo corpo e quel culo divino. Era dai tempi di Valentina che un'altra donna non divideva il nostro appartamento per qualche giorno e il nuovo odore di figa devo dire che mi metteva di buon umore.
Il primo giorno di sole però fa brutti scherzi a chi non sta attento ed Andrea non faceva eccezione, si era presa un tremendo colpo di sole su tutto il corpo, toccò al fratellino prendersi cura della sua scottatura. Prestai loro il mio dopo sole e li lasciai in camera dove lei si stese nuda e rossa a pancia sotto.
Stefano prese a passarle la crema sulla schiena con molta cura fino in basso vicino alle natiche.
"Continua caro ma vai più giù, mettine anche sulle natiche, su non avere paura"
"Va bene" rispose il fratellino turbato alla vista di tutti quei peli neri che le uscivano dalle natiche.
Si è messo un pò di crema sulle mani e l'ha passata su ogni sfera di quel sedere con movimenti circolari che glielo faceva aprire leggermente e gli permetteva di vedere tutto l'ano rosa in mezzo ai peli ricci. Inutile dire che aveva il cazzo di marmo.
"Te la metto anche sulle gambe?"
"Certo caro mi fa così bene.."
Quando Stefano le ha posato una mano sulla coscia lei l'ha scostata per far arrivare la crema dappertutto. La mano si è fermata ad un centimetro dalla figa scura. Le labbra erano leggermente separate e si vedeva il buco rosa, era eccitata in maniera evidente.
"Non ti dispiace mettermela anche avanti?"
"No.." ha mormorato Stefano sempre più turbato, non era la prima volta che la vedeva nuda, ma mai così da vicino, ora sentiva il suo odore di donna, di figa pelosa.
Quando le ha spalmato la crema sui seni i capezzoli le si sono rizzati. erano molto grossi e duri, molto sodi, la sua pelle era calda e rossa, Stefano sentiva il pene bagnarsi nelle mutande.
"Continua sulle cosce e sulla pancia". Le ha massaggiato la pancia scendendo il più possibile vicino al triangolo folto con la crema che si impiastricciava sui peli.
"Si più in basso..più in basso" sospirava ad occhi chiusi la sorellona.
Più in basso c'era la figa, Stefano ha fatto il massimo senza osare andare più avanti, finì per spalmarle il clitoride facendo finta di niente. quando le dita raggiunsero la fessura si sentì un gemito che paralizzò Stefano e decise di smettere.
"Ecco fatto Andrea, riposati adesso"
"Grazie mio dolce fratellino" ha risposto contrariata mentre io mi gustavo la scena dal bagno prima di abbandonarmi ad una pisciatina liberatoria.
Sabrina
Una sorella molto protettiva.

(in foto: Paige Turnah, Poke Her Face, Brazzers.com)

Mia sorella, da come avete potuto leggere dal post di Sabrina, ebbe modo di visitare anche l'hotel in cui lavoravamo entrambi. E per puro caso, mentre passeggiava sulla spiaggia privata dell'albergo, si era imbattuta in qualcosa di molto inaspettato. Infatti, dopo un pò, la vidi entrare nella cucina. Io ero lì al mio tagliere, ad affettare un'anguria grossa come un ragazzino. Entrò con una certa prepotenza, con la collera iniettata negli occhi. Il mio assistente indiano a momenti sbavava, perchè Andrea era bellissima; aveva dei lunghi capelli lisci, castani, un corpo snello ma con belle forme. Aveva dei pantaloncini di jeans che mettevano ben in risalto le forme del suo culo. Andrea aveva sempre avuto un bel culo; non so se mi spiego, ma aveva uno di quei culi che ti verrebbe voglia di dargli due bei schiaffi rumorosi. Un culo ben in carne, morbido, da vera donna. Non come quei culetti piccoli che c'hanno le showgirl. Quelli non ti vien voglia neanche di accarezzarli. Il culo di Andrea invece, ti faceva venir voglia di prenderlo a morsi. Ma andiamo avanti, sto divagando. Sopra ai pantaloncini (molto corti direi, infatti si vedeva quel sorriso irresistibile che facevano le natiche, lì dove cominciavano le cosce), aveva una camicia a mezze maniche a righe. Lessi sul viso del mio assistente indiano una voglia matta di ingropparsela, lì davanti a me, con copiosa sborrata in faccia finale.
"Mamma santa, che puledra!" esclamò. "Ci facciamo una cavalcata?".
"Stai calmo, è mia sorella" cercai di smorzare il suo entusiasmo.
"Fatti una sega, sguattero" gli disse Andrea. "Questo corpo non lo avrai mai".
Poi mi si avvicinò, e capii che doveva dirmi qualcosa di riservato. Fin da quando eravamo piccoli, quando doveva dirmi qualcosa di importante, avvicinava il suo viso al mio e mi guardava con due occhi seri seri.
"Qualcosa non va?" le chiesi.
"Sì, tu hai un problema. E anche bello grosso" mi disse.
"Quale problema?".
"Sabrina".
Non mi aspettavo che mi dicesse una cosa del genere. Tra lei e Sabrina c'era sempre stato un rapporto molto amichevole. Spesso erano anche uscite insieme, a praticare il loro sport preferito: fare compere. Spesso si erano confidate, si erano raccontate le loro scopate, i loro orgasmi. Era strano sentirle dire che Sabrina era un problema.
"Perchè dovrebbe essere un problema?".
"Beh, sai... dieci minuti fa ero in spiaggia. Era in spiaggia anche lei. E non era sola".
Iniziavo a capire. Forse aveva visto Sabrina in atteggiamenti teneri con qualche altro uomo. E adesso la faccenda si complicava, perchè lei era all'oscuro della nostra vita di letto. Come facevo a spiegarle che era nella normalità se Sabrina avesse rapporti con altri uomini? E poi era mia sorella, e non mi andava di raccontargli troppo della mia vita sessuale. Così alzai le spalle e continuai a tagliare l'anguria, come se quella faccenda non mi riguardasse.
"E allora? Che c'è di male?".
"Stè, te lo dico chiaramente... Sabrina c'ha un altro".
Solo un'altro? Pensai. Sorrisi e lei si fece nervosa.
"E tu vorresti sposare una che si fa sbattere da un altro? Certo che sei strano, tu. Adesso vado da lei e gliene dico quattro".
"Lascia stare, non ti riguarda!" gli urlai, ma lei era già partita.
Questa è una cosa che non vi ho mai raccontato di mia sorella. Essendo la mia sorella maggiore, era sempre stata molto protettiva nei miei confronti. Una volta aveva anche preso a botte una comitiva di ragazzini che voleva rubarmi la biciletta. Lei aveva visto da lontano la scena ed era corsa in mio soccorso, e aveva cominciato a buttare mani e piedi, e in qualche secondo buttò a terra due di quei bulletti, e altri due li fece scappare via. Andrea era una ragazza molto determinata. Andò di corsa nella nostra camera, dove trovò Sabrina sul letto, completamente nuda, le cosce divaricate e con un vibratore infilato nella vagina.
"Il cazzo che hai preso in spiaggia non ti è bastato, vero?".
Sabrina si sfilò frettolosamente il vibratore dal corpo e saltò in piedi.
"Andrea! Cosa ci fai qui?".
"Sono venuta a dirti che sei una puttana" disse col suo tono di voce inquisitorio. "Da quand'è che tradisci mio fratello?".
"Non è come credi, Andrea!".
"Ah no? Ti ho vista in spiaggia, cosa credi... credi che sono pazza?".
"Ma cosa dici, Andrea? Ascoltami, ti dirò tutto. Ma sappi che non è come credi".
Quella sera, dopo il lavoro, ritornammo a casa. Avevamo in mente di raccontare tutto ad Andrea, che era ancora molto arrabbiata. Organizzammo una cena, con del vino e delle candele, sul nostro ameno terrazzo, con le lampade luminose che attiravano le zanzare, e si posavano in continuazione sulle cosce di Andrea, e lei le scacciava via. Erano delle buongustaie quelle zanzare! Ebbene, a tavola, davanti a dei piatti prelibati si parla meglio. Fu Sabrina a cominciare:
"Devi sapere che tuo fratello, fino ad un anno fa, nascondeva dentro un desiderio molto forte e non era capace a tirarlo fuori. Il suo desiderio era quello di vedermi fare l'amore con un altro uomo".
A quel punto Andrea mi guardò con molta perplessità. Forse non riusciva a capire. Io abbassai gli occhi; in quel momento mi sentii nudo davanti a lei. Mi vergognavo da morire, perchè avevo paura che potesse giudicarmi male, che mi giudicasse un porco, un pervertito.
"Potrà sembrarti strano, Andrea, ma è così. E io ho sempre amato tuo fratello. Il mio amore per lui è inestimabile, te lo assicuro. Proprio per questo decisi di accontentarlo, e di concedermi ad altri uomini. Non ti nascondo che il nostro rapporto si stava un pò deteriorando, e questa cosa non ha fatto altro che rafforzare il nostro amore".
"Ma è tutto così assurdo" Andrea chiuse gli occhi e si massaggiò le tempie con le dita, come se le stesse scoppiando un terribile mal di testa. "E io che vi credevo una coppia così solida...".
"Lo siamo" riprese Sabrina. "Andrea, noi lo siamo. Te lo assicuro. Siamo felici. Oggi ti è capitato di vedermi con un altro uomo, ma ti assicuro che anche tuo fratello ha dei rapporti con altre donne. Ma nonostante questo siamo comunque felici. E ci amiamo. E ci vogliamo sposare".
Finalmente sul viso di Andrea apparve un sorriso. Un gran bel sorriso. Con il passare dei minuti cominciò a capire la nostra relazione. L'atmosfera cambiò completamente; parlammo della nostra infanzia, ci facemmo un sacco di risate, e Andrea raccontò di quando mi scoprì in cameretta a farmi una sega. Sabrina scoppiò a ridere, io diventai tutto rosso, che cretina! Poteva anche risparmiarselo quel ricordo! Andrea era bellissima quando rideva. Eravamo nel pieno della nostra euforia quando scoprimmo che il nostro vicino guardone ci stava spiando. Allora Andrea saltò sul tavolo e si abbassò i pantaloncini di jeans e le mutandine e si aprì le natiche con entrambi le mani, mostrando al nostro vicino l'entrata del suo condotto anale.
"Rompimi il culo, vecchio porco!" urlò.
Sabrina scoppiò a ridere.
"Dai, fammi vedere come mi rompi in due, stallone!".
Ragazzi, adoro mia sorella. Il nostro vicino sgattaiolò dentro casa come un topolino impaurito, e ci mettemmo a ridere come dei ragazzini che hanno appena fatto una magagnata.

Stefano.

lunedì 9 luglio 2012

Lasciarsi da buoni amici

Finalmente quei rompiballe erano andati via… Quel Raul, con suo padre, avevano attirato un po’ troppe attenzioni, ed io odio finire dietro il palco a tirare il sipario. Odiavo che Sabrina se lo fosse scopato e lo avesse desiderato così tanto. Perfino mia madre si dava da fare con quello stronzetto, anche se provava a dissimularlo (molto poco in realtà). Mi ero preso almeno una bella rivincita facendo notare a mia madre cosa stesse succedendo, al bagno a mezzanotte, quando Stefano, Sabrina e Raul si erano appartati…

Al ritorno dalla mia piccola vendetta su Sabrina, incontrai di nuovo Gemma. Mi aspettava fuori la nostra villa, dentro una squallida utilitaria. Aveva gli occhi gonfi e lucidi, sembrava disperata. Da quando mio padre aveva smesso di sollazzarsi con lei e io l’avevo mollata, non se la passava molto bene. Aveva venduto molti dei regali di mio padre per pagarsi l’affitto e tutti i suoi vizi. Piano piano aveva abbandonato i vizi e aveva dovuto cercarsi un lavoro, ma la poveretta non era in grado di fare nulla, quindi faceva la cameriera in un fast food per pochi dollari l’ora. Essì, dalle stelle alle stalle. Ma se l’era cercata.

Quando mi vide tornare mi corse incontro. Aveva smesso di fare la stronza, la superiore, ora era disposta a qualsiasi cosa pur di riavermi, di riavere i miei soldi. La salutai con indifferenza.

“Ciao Gemma, che vuoi?”

“Amore… amore mi manchi” disse scoppiando in lacrime.

“Io? Ti manco io? Riformula, cosa ti manca?”

“Tu… lo giuro” disse cercando di afferrarmi un braccio.

La scacciai a malo modo e presi a camminare verso la mia villa “Finché continuerai a mentirmi, è meglio se non mi parli”.

“D’accordo” intervenne subito correndomi dietro “Mi mancano i soldi, i tuoi bellissimi soldi… Mi manca stare con te e vivere alla grande. Ti prego, riprendemi con te… Giuro che non andrò con nessun altro ma tu… tu potrai andare con chi vuoi!”

La guardai per un attimo. Come si era ridotta in basso. Feci di segno di no con la testa e mi voltai. Mi afferrò una mano, inginocchiandosi al suolo.

“Ti prego non puoi lasciarmi così… Non posso vivere così…”

“Hai un appartamento, hai una macchina, hai da mangiare… Non mi sembra che te la cavi male”

“Ma io non sono nata per questa mediocrità, per questa banalità… Il popolino vive così… Io merito di più… E tu lo sai… Noi siamo diversi da quegli squallidi che passano una vita a lavorare, a spaccarsi la schiena, per non avere niente più di una triste sopravvivenza… Noi la vita ce la godiamo… E insieme ce la godevamo tanto vero?”

La guardai incuriosito. Quanta arroganza, perfino ora che era in ginocchio, a implorarmi di riprenderla.

“Ti supplico” continuò per poi tirare fuori uno sguardo da gatta in calore che non le avevo mai visto “Farò qualsiasi cosa vuoi… Qualsiasi”.

Accettai. La feci entrare, trattandola con consueto distacco, guardandola sott’occhio, attirandola verso camera mia “Vediamo cosa sei disposta a fare”.

“Tutto” rimarcò lei. Ebbi modo di scoprire che non mentiva.

Una persona che vive solo per i soldi, cosa è disposto a fare per non perdere il proprio status? Era un esperimento divertente che avevo intenzione di fare.

La spinsi sul mio letto e le ordinai di spogliarsi. Io mi sedetti sulla poltroncina della mia scrivania a guardarla. Improvvisò per me uno spogliarello davvero eccitante. Sfilò i jeans con lentezza, quindi slacciò la camicetta un bottone alla volta, dimostrando di indossare un completo intimo mozzafiato. La sua pelle abbronzata ricalcava con forza i contorni di un perizoma e di un reggiseno bianco di pizzo. Poi slacciò il reggiseno e lo lasciò cadere al suolo. Si leccò due dita e iniziò a giocherellare con un capezzolo. Non aveva mai fatto nulla del genere prima.

La cagna era brava, me lo stava facendo venire durissimo. Lo sentivo esplodere dentro il costume da bagno che ancora indossavo, e lei sembrava essersene accorta. Si sfiò anche lo slip e si sedette sul letto a cosce spalancate, massaggiandosi il clitoride e iniziando a bagnarsi.

“Lo vedo che ti piaccio ancora amore mio” mi disse.

“Sai cosa sei?” le domandai con tranquillità, anche se il mio cazzo tradiva una fortissima eccitazione per ciò che vedevo e per ciò che avevo in mente.

“Sono la tua donna…”

“No. Sei solo una cagna”

Lei fu presa in contropiede, ma subito sorrise e aggiunge “Posso essere la tua cagna?”.

Era disposta ad umiliarsi così? Una che fino a qualche tempo prima mi faceva sudare anche solo per una scopata, ora voleva essere la mia cagna. Ma non era abbastanza.

“Dipende… Ora sei solo una lurida cagna, dopo una ripulita potrai essere mia”

Detto ciò le feci cenno di seguirmi e lei ubbidì. La portai in bagno e la misi sotto la doccia. Aprì bene gli sportelli della cabina e mi sedetti su di uno sgabello proprio davanti. Afferrai il braccio doccia.

“Apri l’acqua, gelida” ordinai.

Lei titubò. Iniziò forse a temere le mie intenzioni. Ebbe un attimo di incertezza, quindi accettò. Il getto d’acqua gelida, al massimo, esplose dal braccio doccia e la colpì sulle cosce. Emise un breve gridolino mentre cercava di tirarsi indietro, in un angolo, per sottrarsi al getto gelato.

“Dunque cagna… Lo hai mai preso in bocca da qualcun altro mentre eri con me?”

Lei mi guardò, preoccupata, sembrava un animale in trappola. Alla fine si decise e annuì.

“Allora piegati e apri la bocca”

Appena eseguì la mia richiesta, indirizzai il flusso d’acqua proprio sulla sua faccia e sulla sua lingua. Resistette per alcuni attimi, quindi si tirò indietro.

“No no… finché non lo dico io devi stare ferma… E l’hai preso nel culo?”

Ancora, titubante, annuì.

“Allora mettiti a pecora, a quattro zampe”

Lentamente si inginocchiò nella doccia e si poggiò sulle proprie mani, quindi ruotò fino a rivolgermi il suo culo. Nuovamente la lavai col getto gelido. Anche adesso emise un gridolino di dolore, per il freddo gelido che iniziava ad avvolgere tutto il suo corpo.

“E di un po’” proseguii “Lo hai preso anche nella figa”

“Si…” disse questa volta.

“Allora siediti con le cosce ben larghe”

Si sedette, poggiando il culo gelato dall’acqua sul marmo del piano doccia. Quindi lentamente aprì le gambe. Aveva un certo spavento negli occhi.

“Lorenzo…” provò a dire, ma il getto d’acqua letteralmente la gelò. Prese in pieno la sua vagina. Cercò di tirarsi indietro, aggrappandosi alle maniglie dell’acqua. Così facendo ruotò la levetta fino a bollente. In pochi attimi un getto d’acqua caldissimo iniziò ad investirla, proprio tra le gambe. Le sue urla crebbero e, mosso a compassione, abbassai il getto.

Mi guardò spaventata, ma poi subito mi sorrise.

“Mi hai lavato per bene… Sono la tua cagna ora vero?”

“Si…” le risposi, e mi tirai già il pantaloncino, mostrando un cazzo duro e gonfio, pronto per scopare.

Subito Gemma uscii dalla doccia e si inginocchiò davanti a me, iniziando a succhiarmi il cazzo con una vemenza che non riconoscevo in lei. Per un attimo fu triste rendermi conto di cosa era disposta a fare per il denaro… Ma poi decisi che non era un mio problema.

Me lo succhiò per alcuni minuti, prima che io mi rendessi conto che dovevo fare pipì. Lei me lo teneva tutto in bocca, mentre con una mano si toccava il clitoride, eccitandosi. Non era mai stata così presa con me. Chissà, forse stava immaginando di succhiare una banconota da 500 euro…

“Voglio pisciarti addosso cagna” le dissi.

“Si… pisciami addossso… Sono la tua lurida cagna… Sono tua… Tua… Fai di me ciò che vuoi…”

Ormai era andata oltre ogni limite e non si scompose più di tanto quando mi lasciai andare. Dal mio cazzo dritto iniziò a uscire un forte getto di urina che le colpì in pieno il volto, per poi colare sul corpo abbronzato, sui suoi seni, fin tra le sue cosce. Si fece colpire in pieno, senza sottrarsi, sorridendo e guardandomi compiaciuta.

“Potrai farmi sempre quello che vuoi… Adoro la tua piscia… Pisciami addosso per sempre” continuava a dirmi.

Quando finalmente finii di pisciare, lei riprese a succhiarmelo con passione e voglia. Un attimo dopo la presi per i capelli e la feci inginocchiare sul tappetino nel mezzo del bagno, mettendola a quattro zampe.

“Dai Lorenzo, mettimelo in culo, ti supplico” mi implorò.

Non l’avevo mai vista fare così. La odiavo. Odiavo il modo in cui era stata con me solo per soldi. Odiavo che si rifacesse viva solo per i miei soldi. Odiavo anche il fatto che Sabrina si fosse fatta Raul, anche se non c’entrava nulla. Tutto quell’odio lo infilai nel culo di Gemma, senza delicatezza, senza cercare di essere gentile. Infilai il mio cazzo con forza nel suo ano non ancora pronta, facendola gemere di dolore, quasi urlare. Si aggrappò sul tappetino, stringendolo con forza.

“Lorenzo… Si… Lorenzo…” mi diceva si, ma il suo tono urlava “no”.

Era lì, a pecora davanti a me, sporca di piscia, trattata come uno straccio, inculata dolorosamente, e ancora mi implorava di entrare in lei.

“Ti faccio male?” le domandai con una voce cattiva, che non sapevo di avere dentro.

“Si… mi fai malissimo! Non smettere! Mi stai distruggendo!” sembrava indemoniata.

Il mio cazzo gonfio continuava ad entrare e uscire dal suo culo, con violenza e forza. Sentivo la sua carne intorno alla mia, allargarsi e restringersi. Alla fine venni. Le sborrai nel culo tutto il mio odio e il mio rancore. La riempii mentre lei continuava a gemere, supplicandomi di continuare.

“Ti è piaciuto?” mi domandò lei alzandosi in piedi.

Il suo corpo grondava ancora piscia e dal suo culo iniziava a fuoriuscire lo sperma, per colarle lungo le cosce.

“Vatti a rivestire” risposi.

Corse in camera mia e indossò i suoi abiti, senza curarsi di lavarsi, di ripulirsi, sporcando la sua maglietta di piscia e i suoi jeans di sperma. Quando tornò da me mi ritrovò nudo, in salone.

“Quanto guadagni all’ora?” le domandai con disinteressa.

“8 euro… Non credi sia una ingiustizia? Forse dovrei venire a vivere da te…”

Le lanciai 50 euro addosso.

“Sei stata solo un’ora, ma i restanti 42 sono di mancia. E ora non farti più rivedere”

Lei scoppiò a piangere. Si chinò, afferrò i soldi, e scappò via. Proprio in quell’istante tornarono i miei, giusto in tempo per incoricarla correre lungo il corridoio, in lacrime.

“Che è successo?” mi domandò mia madre facendo capolino nel salone, lo stesso dove ci avevano trovato a scopare, qualche tempo prima.

“Io e Gemma abbiamo chiarito, e ora ci siamo lasciati da buoni amici, senza rancori”

Guardando mia madre, vestita con abiti succinti, non potetti fare a meno di ricordarmela nuda, in spiaggia. Il mio cazzo ebbe un sussulto e iniziò a rigonfiarsi, di nuovo. Ero nudo, mi era quasi passato di mente, e lo sguardo di mia madre non poté non soffermarsi sul mio pene.

“Ne sono contenta Lorenzo… Ora vado a farmi una doccia per togliermi la salsedine, vuoi venire a raccontarmi di cosa avete parlato intanto?”

Mi stava davvero invitando a guardarla farsi la doccia?

Lorenzo

Finalmente Lorenzo

L'arrivo di mia cognata Andrea mi aveva messo il fuoco in corpo ancora di più se fosse possibile. Era la copia al femminile di Stefano per cui non potevo non trovarla attraente da morire, ma non era solo questo naturalmente. Ero a conoscenza delle dicerie sul suo conto e una golosa di sperma in giro per casa poteva significare soltanto una cosa: più sborra per tutti!
Il rapporto tra lei e Stefano era molto rispettoso cosa che rendeva ancora più torbide le mie fantasie, feci due conti e pensai che se Luana aveva pensieri sconci su suo figlio era plausibile che Andrea ne avesse altrettanti su suo fratello, non che pensassi seriamente a chissà cosa ma una sborratina fraterna in faccia non avrebbe fatto male proprio a nessuno, senza contare che con questa strafiga in giro presto si sarebbe rifatto vivo pure Lorenzo, ne ero certa.
Con questi nuovi pensieri mi alzai prima del solito quella mattina e alle nove ero già nella nostra spiaggetta privata per approfittare al meglio dei primi raggi di sole.
Nessuno si alzava mai prima delle dieci, salvo Andrea che era sul nostro terrazino a stendere il bucato per la gioia del nostro vicino guardone che poteva apprezzare bellezze nuove. Optai quindi per un topless non troppo spinto non essendoci in giro ancora nessuno da deliziare con il mio corpo nudo.
Ma mi sbagliavo. A fissarmi con aria viziosa tra le gambe mi ritrovai proprio Lorenzo. Era in slip in piedi accanto a me. Lo osservavo con la coda dell'occhio cercando di restituirgli l'indifferenza con cui mi aveva trattata negli ultimi tempi, ma scorgere i suoi coglioni disegnarsi negli slip aderenti mi fece bagnare all'istante, la figa si dilatava.
Lui mi girava intorno in silenzio squadrandomi da ogni angolazione prima di aprire bocca senza nemmeno salutarmi.
"Ti ho vista con Roul e Stefano l'altra sera" iniziò con voce dura.
"Cosa?"
"Tu lo succhiavi a Stefano e quella specie di mio gemello ti scopava come una cagna...prova a negarlo"
"Ma insomma.." non sopportavo questa pseudo scenata di gelosia, cosa avrei dovuto fare nell'attesa che si ricordasse di avere un cazzo tra le gambe? Di conseguenza non negai.
La mia reazione lo irritò e mi strattonò con violenza lo slip del costume lungo le gambe.
"Ma cosa stai facendo Lorenzo?"
"Non lo vedi? Voglio vedere la figa.."
"Ma qui? E se venisse qualcuno?"
"Proprio tu lo dici? Apri le gambe voglio vedere il buco...voglio toccarlo".
Era tornato il Lorenzo che piaceva a me e mi lasciai toccare docile come la sua cagnetta di sempre.
Le sue dita giocavano con le mie labbra intime, le aprivano, le manipolavano con rabbia. Ero tutta bagnata, nonostante quelle non fossero proprio carezze delicate. Pizzicava il clitoride, passava il dito lungo la fessura per compiacersi dell'eccitazione che mi provocava trattandomi così.
"Come sei bagnata...Apri di più le gambe.." Obbedii.
Mi ha infilato un dito nella vagina muovendolo come se volesse arrivare in fondo il più possibile. I capezzoli mi facevano male per quanto erano duri.
"Apri di più, voglio sentire l'odore di figa e del culo". Mi spingeva le cosce per aprirle, sentivo il fiato caldo sulla figa da cui aveva tolto il dito, mi annusava la figa e l'ano che sentivo dilatarsi. Desideravo un dito o anche il suo uccello in culo che non arrivò, preferiva manipolarmi la figa mantenendone il controllo e io lasciarmi fare eccitata e passiva.
Stava tra le mie cosce aperte in ginocchio col naso sulla figa e sul culo annusandoli.
"Dai basta non resisto così"
"No no ancora un pò". Dagli slip gli spuntava la punta della cappella incollato al ventre, si toccava l'uccello continuando ad annusarmi il culo.
"Sei sempre così profumata in attesa di cazzo" non sembrava una domanda no.
Non avevo scelta, comandava lui quindi chiusi gli occhi e attesi, non troppo, qualcosa di grosso e liscio mi stava entrando nella figa.
Non riconoscevo il suo cazzo però, fui costretta ad aprire gli occhi per vedere la banana che mi ero portata per colazione infilata nella figa. La faceva andare e venire in fondo guardando ipnotizzato. Era brutale la infilava e sentivo aprirmi sul frutto lungo e liscio.
"Ti piace più questo o l'uccello di Roul?"
"Non lo so" ed era vero, se si trattava di lui riuscivo perfino a preferire un'inanimata banana ad un cazzo vero e pulsante.
Di colpo mi ha tolto la banana e mi ha costretta a voltarmi a pancia in giù. Lorenzo mi ha aperto il solco delle natiche, ci ha passato sopra la banana fermandola sull'ano. Ho trattenuto il fiato quando l'ho sentito infilarmi la punta nel culo, poi lentamente spingendo l'ha fatta penetrare per metà. Sentivo l'ano rompersi e lui che la faceva andare e venire come aveva fatto prima nella figa.
"Lo vedi che ti piace? Non dici più niente?" ma io non ero in condizioni di parlare.
Di colpo ha lasciato la banana piantata dentro per metà ed è venuto a sedersi davanti a me.
Mi ha sollevato la testa e l'ho visto davanti a me con le cosce aperte, l'ano peloso, i coglioni gonfi e il cazzo ritto. Si era tolto lo slip e mi spingeva la testa sui suoi coglioni.
"Succhiamelo come hai fatto a Stefano" non aspettavo nient'altro.
Gli ho leccato i coglioni e senza accorgemene sono scivolata con la lingua sull'ano circondato di peli. il sapore era forte ed eccitante ma si è scostato quasi subito per mettermi la cappella in bocca.
"L'uccello..succhiami l'uccello!"
Ho cominciato a pomparlo sentivo che mnon ci avrebbe messo molto ad eiaculare, l'uccello mi sbatteva in bocca mentre la banana scivolava fuori da sola, lui mi guardava fare.
"Chissà se quella porca di tua cognata lecca bene come te". Quella frase mi ha eccitata, senza toccarmi con la banana ancora infilata tra le chiappe ho raggiunto l'orgasmo afferrandomi ai suoi coglioni caldi e duri con una mano, li ho stretti come se volessi riprendere il possesso di ciò che era stato mio. Quel gesto lo ha fatto venire nella mia bocca. Lo sperma mi colava direttamente in gola, avevo il naso nei suoi peli che avevano un odore di maschio ancora più forte. L'uccello si svuotava e io continuavo a succhiarlo senza mandare giù, lasciandola colare ai lati della bocca.
Lorenzo gemeva ripetendo che sono una maiala, una sporca viziosa che gli avevo leccato il buco del culo ma godeva e non la finiva più di schizzarmi in gola in fiotti densi e bollenti. La banana aveva abbandonato il mio culo e dal suo uccello colava ancora sborra quando si è alzato per rimettersi lo slip.
"Mi hai leccato il culo, maiala!" è stato il suo saluto prima di lasciarmi sola.
Sulla banana erano rimasti peli della mia figa, non so perchè ma guardandola mi è venuto istintivo mangiarla dopo averla sbucciata.
"E' buona la banana vero cognatina? A me quello che piace di più però è il succo, a te no?"
"Ehm...si..infatti.." Non l'avevo vista arrivare e non me l'aspettavo così esplicita, cosa avrà visto?
L'ho salutata in fretta per tornare in camera non ero certa di volere che si accorgesse dell'odore dei peli di Lorenzo che avevo ancora addosso, del suo sperma in bocca, almeno per il momento.
Sabrina
Quella porca di mia sorella.

(in foto: Paige Turnah, Her Ass is a Real, Brazzers.com)

In quei giorni, venne a stare a casa nostra mia sorella Andrea. Mi pare che non vi ho mai parlato di lei. Beh, ce ne sarebbero di cose da raccontare. Ne ha date di preoccupazioni a mio padre, che neanche ve lo sto a dire. Devo confessarvi che se Sabrina era conosciuta in città come Sabrina Bocca e Culo, mia sorella era conosciuta come Andrea Sborra in Faccia. Andrea e io abbiamo due anni di differenza. Abbiamo frequentato la stessa scuola, e quando io ero al terzo anno, lei era al quinto. E i miei compagni si vantavano di aver fatto un sacco di porcherie con lei, e me lo ricordavano per farmi incazzare. In principio non ci credevo, pensavo che lo dicessero solo per farmi arrabbiare. Poi, col tempo, capii che Andrea era una ragazza che spalancava le cosce a chiunque. Presto si fece conoscere per la sua passione per la sborra; in città si diceva che fosse l'unica ragazza che permetteva di farsi fiottare in faccia dagli uomini che si portava a letto. E vi lascio immaginare come, in breve tempo, proprio per questo particolare, sia diventata l'oggetto del desiderio di molti uomini. Poi, Sabrina, con la sua nomina di regina del sesso anale, le rovinò un pò la piazza. Ma nonostante questo, Andrea continuò ad avere rapporti con numerosi uomini, e a farsi imbrattare il viso di sborra. Purtroppo, a differenza di Sabrina, non era stata molto fortunata, nel senso che non era mai riuscita a trovare un uomo serio, capace di amarla come una donna. Era considerata da tutti come uno sborratoio, e tale considerazione le rimase addosso ancora per molto altro tempo ancora. Ma ritorniamo a noi. Andrea venne a passare un pò di giorni da noi. Ma ho chiesto direttamente a lei di parlarvi di questa esperienza; è certamente meglio che a parlarne sia la diretta interessata. E spero che possa continuarlo a fare per altro tempo ancora.

Stefano.


Chieso scusa se mi intrufolo nel blog di mio fratello Stefano, ma è stato lui a chiedermi di scrivere qualche post, e lo faccio con piacere, nella speranza che possiate trovare la mia vita vagamente interessante. Che lavoro faccio? Vendo case. Sì, è un lavoro piuttosto patetico, ma non ho altre possibilità. Dove vivo? A casa dei miei genitori. Infatti provo una certa invidia per mio fratello, e per la sua fidanzata, che sono riusciti a staccarsi dal cordone ombelicale della famiglia. Io, sarà perchè ancora non ho trovato l'uomo della mia vita, vivo ancora con i miei. Ma a casa ci sto poco. Non vorrei che vi fasceste di me una cattiva idea, ma praticamente passo le mie notti saltando da un letto all'altro. Spesso mi sveglio nel letto di un uomo di cui non conosco neanche il nome. Proprio come quel giorno, quando decisi di passare un pò di giorni a casa di mio fratello. Mi svegliai nel letto di qualcuno che conoscevo appena; avevo le labbra e tutta la faccia piena di sperma secco. Avete mai avuto la sborra secca sul viso? Vi tira tutta la pelle, ma basta sciacquarsi con dell'acqua e del sapone e va via in niente. Mi svegliai che ero nuda; mi misi a sedere sul letto, e l'uomo da cui mi ero lasciata scopare dormiva a pancia in giù. Era nudo anche lui. Era sposato, ma era bello; mi piaceva. Aveva 38 anni. Lo volevo, desideravo passare con lui tutta la mia vita, e mi misi ad accarezzargli la schiena, poi gliela baciai. Gli accarezzai il culo, e con la lingua percorsi la sua spina dorsale, fino ad arrivare in mezzo alle natiche. Quando la punta della mia lingua toccò il suo orifizio anale, lui si svegliò.
"Cosa stai facendo?" mi chiese.
"Ti voglio" gli dissi. "Mi piaci, sai".
"Sì?".
Si girò, piantandomi davanti al viso il suo cazzo mezzo eretto. Com'era bello! Lo presi in mano e lo avvicinai alla bocca.
"Brava, così!" mugolò. "Che puttana che sei".
Feci del mio meglio. Volevo che quel pompino fosse una richiesta d'amore. Volevo farlo innamorare di me, solo con il mio lavoro di bocca. Roteavo la lingua intorno al glande, mulinavo, e lo guardavo con occhi supplichevoli, quasi a implorarlo di non trattarmi come mi avevano trattata tutti gli altri uomini. Ma lui mi sembrò insensibile; iniziò a sborrare senza neanche avvertirmi, e il suo sperma mi invase la bocca. Come se a lui non importasse nulla di me, come se io non avessi alcun valore, e quindi non avevo il diritto di essere avvertita prima di essere schizzata. Come se godere fosse stato un suo diritto, e io avessi avuto il dovere di farlo venire. Lo accolsi in bocca con gioia, perchè provavo un sentimento molto vicino all'amore.
"Ingoiala" mi ordinò.
E io ubbidii, perchè mi piaceva l'idea di avere nel corpo un pò di lui, di bere il seme della creazione, gli umori del suo orgasmo. E li sentii scivolare giù nella gola, lentamente. Poi aprii la bocca e tirai fuori la lingua; gliela feci vedere, volevo dimostrargli che avevo fatto come lui mi chiedeva, e che avrei esaudito tutti i suoi desideri, e che saremmo stati per sempre insieme. Ma mi sbagliavo. Era solo uno dei tanti che mi aveva usata come un giocattolo e che mi avrebbe buttata via alla prima occasione. Infatti si alzò dal letto e mi tirò sulla faccia il mio vestitino.
"Ora rivestiti e vattene, che oggi ritorna mia moglie".
"Ma io credevo che..." piagnucolai.
"Oh sì, scusami..." l'uomo si mise a rovistare nei suoi pantaloni e ne tirò fuori dei soldi. Lasciò cadere delle banconote sul letto e mi disse di prenderle e filare via in fretta. Una puttana. Ecco come mi considerava. Per lui ero solo una puttana. Ma non mi scoraggiai. Non era la prima volta che succedeva. Ma decisi di andare a trovare Stefano. Più volte mi aveva detto che sarei potuta andare a stare da lui per un pò di giorni. Ed era proprio quello di cui avevo bisogno. Staccare la spina. Mio fratello era l'unico che non mi trattava come un animale. E in quei giorni ne sentivo una forte mancanza. Così non ci pensai su due volte e me ne andai da lui.

Andrea.

domenica 8 luglio 2012

Bagno di mezzanotte

Gli affari andavano a gonfie vele, grazie anche alla mia capacità di sgonfiare i testicoli dei nostri ospiti, l'accordo con il sudamericano Roul era stato firmato e avrebbe portato un bel pò di soldi grazie alle attenzioni sempre più calde che Luana riservò al ragazzo che somigliava così tanto a suo figlio. Era la sua ultima sera di permanenza nell'hotel e rischiavo di farlo andare via senza averlo assaggiato, la cosa mi rendeva nervosa.
Per fortuna il signor Belmondo ebbe l'idea che mi rese più semplici le cose. "Andiamo tutti insieme a fare un bagno di mezzanotte per festeggiare".
In un lampo accettammo tutti e a andammo a prepararci. Io indossai il costume con sopra una t-shirt. Roul e Stefano erano in camicia e pantaloncini, Lorenzo e suo padre con il costume a slip mentre Luana aveva solo una maglietta molto lunga dando l'impressione di essere completamente nuda sotto e quando per caso aprì le gambe ne avemmo la conferma.
Arrivati sulla spiaggetta scarsamente illuminata dalle luci dell'hotel in lontananza, Luana fu la prima a levare la maglietta e restare completamente nuda davanti a tutti che per rendere la cosa più normale la imitarono mentre io restavo a guardarli.
"Amore non vieni? Vieni a fare il bagno fa così caldo stanotte"
"Si vieni anche tu" gli fece eco il signor Belmondo proprio mentre suo figlio si stava levando lo slip sotto gli occhi della madre.
Mi sono tolta tutto quello che avevo con una grandissima voglia di fare il bagno, erano già tutti in acqua che si schizzavano e ridevano. Sono entrata in acqua nuda sotto lo sguardo attento di Roul e Stefano, mentre lorenzo sdegnoso è andato a prendere il pallone. Mi stavo già eccitando come era ovvio.
Stefano mi fissava con l'uccello all'aria prima di prendermi la mano e guidarmi a fare una passeggiata.
Non fu una manoovra del tutto improvvisata, alla fine della spiaggia trovammo Roul col sesso grosso e teso ad aspettarci. Si erano messi d'accordo non so quando e come.
"Sdraiati tesoro" mi disse dolce il mio fidanzato.
Mi stava offrendo al nostro ospite mi sentivo così riconoscente ma in effetti la situazione mi sembrava pericolosa.
"Ma quella strega di Luana..."
"Ce ne fregiamo" disse Stefano buttandosi su di me, dando la possibilità al nostro amico di palparmi la figa e l'ano.
Ero seriamente preoccupata ma il ragazzo mi aveva già piazzato il naso sul clitoride e mi succhiava come un cagnolino. Pregavo non ci vedesse Luana o l'avrebbe fatta pagare al mio fidanzato che ora aveva il cazzo svettante di marmo a seguire le succhiate del nuovo arrivato.
"Approfittane Roul, è veramente una delizia la mia futura moglie, vero che può amore?"
"Amore..oh amore...voglio..." non riuscivo a dire più di questo.
La lingua di Roul diventava sempre più attiva leccandimi il culo. Mi apriva le chiappe per succhiarmi meglio facendomi indurire anche i capezzoli per la voglia che Stefano prese a pizzicare sdraiato accanto a me mentre l'atro mi leccava, sentivo il suo uccello duro contro la coscia, ha incollato la sua bocca alla mia e mi ha baciata con foga prima di scendere a leccarmi i capezzoli.
"Ho voglia di scoparla!" ha esclamato il giovane rivolto a Stefano come se io non ci fossi.
"E dai fallo!" ha risposto lui generoso.
Senza farselo ripetere mi ha piazzato la verga nella vagina in un sol colpo. Ho gridato, ero eccitata ma non completamente aperta e quel cazzo così grosso mi ricordava troppo quello di Lorenzo.
Ha cominciato il suo vai e vieni dentro di me rapidamente e in profondità. Il suo grosso membro mi allargava progressivamente, avevo già l'affanno.
Stefano mi ha infilato una mano sotto le chiappe mentre l'altro mi pompava e mi aveva infilato un dito nel culo in segno di collaborazione. L'uccello continuava a scivolarmi dentro e i grossi coglioni sbattevano pesantemente sulle mia chiappe. Di colpo è uscito ed è venuto senza preavviso.
Ci arrivavano le voci in lontananza dalla spieggia. "Hai visto Stefano e Roul?" chiedeva Lorenzo a sua madre.
"Staranno nuotando più avanti"
"E Sabrina dove è?".
Lei non rispose avendo capito che non stavano nuotando da nessuna parte, gli occhi le si illuminarono di quella collera sadica che poteva significare solo una cosa, il giovane sorrise smorfioso contento di aver fatto il suo dovere di spia e riprese il pallone per giocare.
Da noi le cose non erano ancora finite, Stefano si mise in piedi per offrirmi l'uccello alla bocca. "Dai succhiamelo in fretta amore".
Avevo i coglioni pelosi sul mento e ho aperto la bocca per accoglierlo al massimo, era salato, la mia lingua lo ripuliva tutto dal mare.
Roul non si era ancora svuotato del tutto e riprese a schizzarmi sui peli della figa in fiotti potenti. Ora godevo anche io quando Stefano si è tolto dalla bocca per masturbarsi e finire sui capelli e sulla faccia tutto il suo succo. Volevo berlo ma non riuscivo.
"Dai Roul andiamo" ha detto dando una pacca amichevole sulla spalla del ragazzo mentre il suo uccello si smosciava.
Dovetti fare un lungo bagno per ripulirmi da tutta quella sborra e fui raggiunta da luana che sospettosa mi chiedeva se fosse tutto ok.
Si lo era ma io sentivo ancora il sapore dell'uccello di Stefano e la sensazione del grosso membro di Roul nella figa. Dovevo assolutamente masturbarmi e a casa lo feci sotto gli occhi attenti di Stefano che seguiva il movimento delle mie dita che entravano e uscivano dalla figa come impazzite.
Sabrina
Servizio in camera con sborrata.

(in foto: Eva Notty)

Scusate la breve interruzione, ma siamo stati costretti a fermarci per una settimana, per cause di forza maggiore. Spero che non vi siate raffreddati, perchè qui Sabrina è ancora molto calda. Il lavoro, all'albergo L'Onda, era entrato nel vivo. Era piena estate, e la gente arrivava da noi numerosa per trascorrere un periodo di vacanze serene. Ebbene, uno di quei giorni, il proprietario del complesso, il signor Belmondo, fece chiamare Sabrina nel suo ufficio. Disse che voleva parlarle urgentemente. Non vi nascondo che la mia futura moglie pensò subito al peggio. Forse, si disse tra se e se, stava un pò esagerando nel suo modo di accogliere i clienti. O peggio ancora, il signor Belmondo poteva essere venuto a conoscenza delle mie scopate con sua moglie. Insomma, in quel momento passarono innumerevoli pensieri nella testa di Sabrina. Arrivò all'ufficio con un vestito da erezione garantita; era un completo gessato che comprendeva una gonna cortissima (bastava che si chinasse un pò per notare che non aveva le mutandine) e una giacca che si teneva chiusa per miracolo da un solo bottone, e le tette erano sull'orlo di schizzare fuori, infatti ogni tanto Sabrina era costretta a sistemarsele dentro. Entrò nell'ufficio e si fece avanti, presso la scrivania di Belmondo, dietro la quale era seduto a leggere dei documenti. Aveva un sigaro in bocca, spento. Poi alzò lo sguardo verso la mia ragazza e spalancò gli occhi.
"Complimenti!" le disse. "Sei in ottima forma!".
"Grazie, signor Belmondo".
"Davvero in ottima forma" continuò lui. "Io ormai sono un uomo di mezza età, ma se fossi giovane, ti inviterei a cena, e poi chissà... ti inviterei a casa e...".
"E...?" a Sabrina piaceva stuzzicare gli uomini.
"Sai, ho un debole per le seghe spagnole, quindi probabilmente ti supplicherei in ginocchio per averne una da te. D'altronde, vedo che hai tutte le carte in regola per farle" il signor Belmondo le guardò il seno, che per metà era uscito fuori dalla giacca. Ma Sabrina non si preoccupò di rimetterlo dentro. Si lasciò guardare.
"Come posso aiutarla, signor Belmondo?".
"Ecco, ci sono due clienti dell'albergo, padre e figlio, che vengono qui ogni anno. Il padre è vedovo, sulla settantina, ma c'ha le voglie di un adolescente... è ancora convinto di poter trovare un nuovo amore. Il figlio, invece, è un vero donnaiolo. Ed è lui che mi preoccupa. Vedi, attualmente è chiuso nella sua camera, perchè ha la febbre. E come proprietario e direttore dell'albergo mi dispiace moltissimo che non possa godersi la sua vacanza. Vorrei che tu gli facessi visita".
"E cosa dovrei fare?".
"Beh, sta a te decidere come comportarti. Sei tu l'addetta a ricevere i nostri ospiti, e a badare alle loro esigenze. Sono sicuro che saprai confortare un povero ammalato".
Sabrina ritornò nella nostra camera e si mise a rovistare nel suo armadio. Ne tirò fuori una divisa da infermierina sexy, la indossò e partì all'attacco. La divisa lasciava in gran parte il suo corpo scoperto, e vi lascio immaginare lo stupore che provocò nei corridoi dell'albergo, quando le persone la videro passeggiare. Arrivò all'ascensore e entrò nella cabina insieme ad un uomo sulla quarantina, che per tutto il tempo le si piazzò dietro. Aveva il costume da bagno e una canottiera nera. Premeva la sua erezione contro il culo di Sabrina, poi ad un certo punto se lo tirò fuori e glielo appoggiò tra le natiche.
"Stai cercando di impalarmi, per caso?" domandò lei.
"Te lo rompo in due 'sto culo" rispose. L'uomo aveva l'affanno, era eccitatissimo.
"Rimettilo dentro, che ora non ho tempo per pensare al tuo pisellino".
L'ascensore si fermò e le porte si aprirono. Sabrina uscì e l'uomo si rimise frettolosamente il cazzo nel costume. La mia futura moglie si avviò verso la porta dell'ammalato, la camera 88. Bussò e poi entrò senza aspettare una risposta.
"Dov'è l'ammalato?" domandò.
Era sul letto, vestito solo con dei boxer neri. Se ne stava lì con le gambe aperte e una mano sulla fronte. E quando vide Sabrina spalancò gli occhi. Di fronte a lui c'era il padre; un vecchio di settant'anni, che quando vide Sabrina vestita a malapena, si portò una mano sulla patta dei pantaloni.
"Salve. Lei è il padre dell'ammalato?".
"Sì, sono io".
"Ho portato la medicina per questo porcellino" disse Sabrina. "Lei stia lì seduto, e si goda lo spettacolo".
Poi andò al telefono e mi chiamò in cucina. Io ero lì a preparare dei secondi piatti freschi, in vista del caldo tropicale che stava per arrivare. Quindi tutte cose a base di insalata, pomodori, sottaceti e formaggi. Il telefono squillò un pò, e rispose il mio assistente indiano.
"Cucina" disse.
"Sono Sabrina. Passami il mio amore".
"Sabrina!" urlò il mio assistente. "Senti, oggi c'ho una voglia pazzesca... quando hai due minuti di tempo me la fai una sega spagnola?".
"Sogna sogna, maiale. E ora passami Stefano".
Sabrina mi disse di salire su alla camera 88 con una bottiglia di champagne e qualche bicchiere. Capii immediatamente che l'avrei trovata in qualche situazione imbarazzante. Così salii sopra con tutto l'occorrente, e quando bussai alla porta sentii la voce del vecchio che mi diceva di entrare. Una volta dentro trovai Sabrina, con il completino da infermiera, ma senza mutandine, a cavalcioni del giovane febbricitante, con il glande ficcato nell'orifizio anale. Notai che il cazzo faceva non poca fatica a entrarle dentro.
"Piano... piano!" si lamentò lei. "Oddio, sembra una palla da baseball!".
In effetti era messo proprio bene. Ma una volta entrato il glande, scivolò dentro nella sua interezza, e Sabrina tirò un sospiro di sollievo e iniziò a cavalcarlo. Il vecchio se ne stava davani al letto, con i pantaloni abbassati e il cazzetto moscio in mano. Si trastullava e guardava la monta.
"Servizio in camera" esultai.
"Bravo" disse il vecchio. "Era quello che ci voleva".
Poggiai i bicchieri su di un tavolino e stappai la bottiglia. E mentre versavo lo champagne guardavo Sabrina, che mugolava di piacere. Il giovane febbricitante le teneva le natiche e l'aiutava a farla salire e scendere sul suo cazzo. Vedevo scomparire il suo attrezzo nel condotto anale di Sabrina.
"Sì, così!" urlava lei. "Mi fai impazzire! Dio, come godo! Così, così!".
Riempii i bicchieri e ne passai uno al vecchio, che ne bevve un sorso e poi lo mise via.
"Sto per sborrare" sussurrò il ragazzo.
"Aspetta!" Sabrina lo fece uscire fuori dal culo e gli si avventò su con la bocca. Gli fece un pompino, fino a quando lo sentii pulsare. Così lo masturbò fino a farlo fiottare, e gli schizzi le saltarono sulla faccia. Poi lo ripulì con la lingua.
"Ovviamente spero che questo sia compreso nel prezzo della camera" disse il vecchio.
"Ma naturalmente" rispose Sabrina rimettendosi in piedi, e infilandosi le mutandine. "E con gli auguri di buona guarigione da parte del signor Belmondo".
Mi avviai verso la porta insieme alla mia futura moglie, che aveva ancora il viso imbrattato di sborra, e non sembrava intenzionata a pulirsi. Uscimmo nel corridoio, e lei non sembrava minimamente preoccupata del fatto che qualcuno avrebbe potuto vederla in quello stato. L'accompagnai alla nostra camera e la salutai baciandole il collo; lei alzò la testa per lasciarsi baciare.
"Vorrei baciarti la bocca" mi disse, "ma non so se ti conviene".
In effetti aveva la faccia piena di sperma. Mi sorrise, poi si pulì le labbra con il gomito, portandosi via il seme ancora caldo, e allora avvicinai le mie labbra alle sue, e ci baciammo, e ritrovai la sua lingua umida. Avevo voglia di fare l'amore con lei, ma purtroppo dovevo lavorare.
"Quando finisco di lavorare ti scopo fino a farti perdere i sensi" le dissi.
"Allora ti aspetto" mi rispose. "Puoi fare di me ciò che vuoi, d'altronde sono tua".
Ritornai in cucina, ma praticamente fui costretto a lavorare sempre col cazzo eretto.

Stefano.