mercoledì 9 settembre 2015

Nulla di cui vergognarsi.

(in foto: Carter Cruise, The Masseuse, SweetSinner.com)


   Vi ricordate del mio Pier Vittorio? Il mio corteggiatore cinquantenne, quello che si accontentava di segarsi in mia presenza. Aveva una vera e propria passione per le seghe, e io ero la sua principale fonte di ispirazione. Un vero artista nel procurarsi piacere da solo, con le sue mani, e io ero la sua musa. Lui si accontentava semplicemente di guardarmi mentre lo faceva. Probabilmente non c'erano altre ragazze che gli permettevano di fare una cosa del genere. Trovando me, che glielo permettevo, aveva trovato l'america. Come già vi ho raccontato in un precedente post (dal titolo Talent Scout) Pier Vittorio mi aveva rimorchiata per strada, e da quel momento era nato uno splendido rapporto di amicizia. Era nostra abitudine incontrarci di tanto in tanto, e lui mi portava a cena fuori, o semplicemente a prendere un caffè. Mi piaceva ricevere le sue attenzioni e i suoi corteggiamenti, e così lo facevo volentieri. Poi si andava a casa sua, e lì cominciava il segone. Io mi mettevo nuda sul divano del soggiorno, con le cosce oscenamente aperte, e lui partiva con la mano. Su e giù, su e giù, fino a schizzare. E questa cosa mi divertiva un sacco, e mi eccitava pure, perchè mi piaceva essere desiderata. Era chiaro che non avremmo mai fatto l'amore. Non eravamo interessati a farlo. Quel rapporto che c'era tra di noi ci bastava così com'era.
   Un giorno, dopo essere rientrata dalla Sicilia, lo incontrai per puro caso in una via del centro, in compagnia di una ragazza, che poteva avere all'incirca la mia età. Molto bella, se devo dirla tutta, mora, con delle belle gambe e un bel corpo da modella. Non so perchè, ma vederla in compagnia di quella ragazza mi fece impazzire di gelosia. Ero o non ero io la sua musa ispiratrice di seghe? Chi era quella lì? Era come un tradimento e questa cosa mi mandò in bestia. Allora gli andai incontro con un espressione del viso molto incazzata. Lui quando mi vide andò nel panico, diventò bianco in faccia e balbettò qualcosa.
- Moana, ciao. Che ci fai da queste parti?
- Cosa ci fai tu da queste parti?
- Niente, stavo facendo un giro per negozi insieme a mia figlia.
- Tua figlia?
   Allora mi tranquillizzai. Era soltanto la figlia. Ma mi stupii il fatto di essere stata colta da così tanta gelosia. Non riuscivo a capacitarmi di questo mio atteggiamento.
- Papà, chi è questa ragazza? - domandò lei.
- Lei è... lei è... - non sapeva proprio dove andare a parare. Cosa avrebbe dovuto dire a sua figlia? Che ero la sua amichetta di giochi? Capii che Pier Vittorio era gravemente in difficoltà, così decisi di dargli una mano e toglierlo dagli impicci.
- Sono la figlia di una sua amica. Mia madre e tuo padre erano molto amici da giovani.
- Esatto - esultò Pier Vittorio. - Proprio così, è la figlia di un'amica. Tutto qui.
- Beh, già che siamo qui, che ne direste di prendere un caffè insieme? - domandai.
- Sai, andiamo un pò di fretta. Comunque salutami tua madre. Ciao Moana!
   E filarono via come se io avessi la lebbra. E questa cosa mi fece arrabbiare molto. Che forse Pier Vittorio si vergognava di me? Qualsiasi cosa fosse non la digerii molto bene, e me ne andai per la mia strada con i pugni stretti dalla rabbia. Non mi stava bene che Pier Vittorio mi trattava in quel modo. Non me lo meritavo. Non dopo tutto quello che avevo fatto per lui.
   Poi, quello stesso pomeriggio, mi telefonò. Mi disse che aveva voglia di vedermi, e che quando mi aveva vista per strada gli si era arrizzato il cazzo. Non volevo dirgli subito che non mi era piaciuto il suo atteggiamento. Avevo voglia di dirglielo in faccia, e così decisi di accontentarlo.
- Ok, vediamoci. Questa volta ti faccio schizzare tanto tanto.
   E allora ci vedemmo per un caffè, ma io fui piuttosto fredda. Lui continuava nel lusingarmi con i suoi apprezzamenti, mi diceva che ero da erezione, e spesso mi accarezzava la mano, ma io la ritiravo, perchè mi sentivo seriamente offesa. Lui c'aveva proprio tanta voglia, e infatti il nostro incontro nel bar durò poco, subito mi chiese di andare da lui. Io dissi di sì e quando arrivammo a casa sua mi fece accomodare nel soggiorno. Accavallai le gambe e lo guardai spogliarsi lì davanti a me, fino a ritrovarmelo completamente nudo, con quel suo cazzetto piccolo e la pancia grossa come un cocomero.
- Che fai? Non ti spogli?
- No - risposi. - Non prima di aver messo in chiaro due cose.
- E cioè?
- Perchè ti vergogni di me?
- Io mi vergogno di te? Ma cosa dici? Tu sei la luce dei miei occhi, Moana.
- E allora perchè non hai voluto presentarmi a tua figlia? Forse perchè hai ritenuto che fare la conoscenza con una ragazza come me avrebbe potuto portarla sulla cattiva strada? Dimmi la verità, è questo che hai pensato? Che forse non sono degna di conoscerla? Forse tua figlia non merita di stringere la mano ad una come me. Una puttana. Una che si fa vedere nuda da tutti.
- Moana, non è come credi. Io non mi sono vergognato di te, piuttosto ho avuto vergogna di me stesso. Ho avuto paura che mia figlia Maddalena potesse scoprire tutto. Sono andato nel panico, perdonami.
- Non c'è niente di cui vergognarsi per quello che facciamo io e te.
- Beh sai, avervi tutt'e due lì, guardandovi, ho avuto una strana sensazione. Come se foste entrambe mie figlie. E allora ho provato vergogna per me stesso.
- Che stupido che sei - dissi, e cominciai a spogliarmi tirandomi giù i leggings e poi sbottonandomi la camicetta. - Però comunque la voglio conoscere meglio questa Maddalena. Ho la sensazione che potremmo diventare grandi amiche. Sempre se a te non dispiace che tua figlia frequenti una zoccola.
- Moana, tu non sei una zoccola.
   A quel punto ero completamente nuda e mi misi a gambe aperte sul divano, e Pier Vittorio cominciò a segarsi. Parlammo del più e del meno mentre lo faceva, e io allargavo le labbra della fighetta per fargliela vedere meglio, e ogni volta che l'aprivo lui aumentava la velocità della sega, quasi in estasi. Poi la richiudevo e lui si calmava. Gli parlai del mio lavoro allo strip bar, e lui si mostrò felicemente sorpreso. Mi disse che presto sarebbe passato a salutarmi. Gli raccontai delle mie vacanze in Sicilia, e anche dell'esperienza della gang bang, e infine gli raccontai della sega che avevo fatto a mio padre. Quella cosa lo fece sborrare copiosamente, e quando mi accorsi che stava per venire allargai le labbra della vagina e lui mi ci schizzò sopra. Ma i fiotti erano così forti che mi saltarono fin sopra le tette. Uno ancora più forte mi saltò in faccia e io scoppiai a ridere.
- La prossima volta che mi vedi per strada e te ne scappi, questa non la vedi più - dissi battendomi due dita sulla vagina ricoperta di sborra.
- Non succederà più, te lo prometto.

Moana.

  

martedì 8 settembre 2015

Compromessi.



La sera in cui mia sorella Moana era rimasta a casa con mamma e papà io uscii con Laura e Berni. Andammo nello stesso bar dove era iniziato tutto, dopo le esperienze in Sicilia ci eravamo molto uniti, tutti e tre. Certo il sesso che c'era stato era importante e Laura ormai come Moana era a conoscenza del vizietto mio e di Berni ma più di tutto quello che ci accomunava era la figura forte di mia sorella. Tutti e tre vivevamo un'attrazione strana nei suoi confronti, la desideravamo tutti e tutti sapevamo che non era giusto in più per tutti noi restava un mistero, un pò ci stava e un pò scappava e forse questo nostro destino comune ci aiutò a diventare ancora più amici. 
Al bancone del bar vedevo Laura scrutare gli uomini presenti. La vidi rifiutare diverse avances da parte di uomini, in maggioranza più vecchi di lei, bella, prosperosa e vestita provocante.A tutti e tre venne lo stesso pensiero: Moana avrebbe rifiutato? Ma non ce lo dicemmo.
Piuttosto vedevo Laura sempre più loquace con Berni, qualche complimento, che lui cercava di ricambiare nella maniera migliore, e in breve il tono della conversazione fu chiaro: la mia ragazza stava flirtando con mio cognato nonchè mio migliore amico, in modo piuttosto diretto.
Tanto che ad un certo punto chiese a lui e non a me di accompagnarla in bagno e la cosa non mi dava alcun disturbo. Non credo di essere proprio come mio padre ma con Berni era diverso, lui era un mio vero amico, tutto sommato mi faceva anche piacere e in più il pensiero di fare un piccolo dispetto a quella troia di mia sorella mi faceva stare bene.
La richiesta di Laura era stata precisa: voleva rivedere per bene il cazzo di Berni che aveva solo succhiato di sfuggita. Lui era già eccitato e quando si abbassò i pantaloni fece fare una gran figura.
“Ottimo” commentò la mia fidanzata. “Ma ora ti devo dire perchè avevo voglia del tuo bel cazzone. Rocco ancora non lo sa ma io vi ho visti insieme in Sicilia e voglio fargli una sorpresa. Voglio vederlo mentre viene inculato da te. Ormai ho capito che è giù abituato a prenderlo nel culo, ma non è gay, e di sicuro non lo sei neanche tu. Dovrai solo sodomizzarlo, niente effusioni e stavolta ci sarò io a guardarvi.”
Berni rimase molto sorpreso, già pregustava di scoparmi la ragazza, credeva fosse in cerca di carne per sè stessa e non riuscì a dire nulla, come sapete mio cognato è più porco con gli uomini che con le donne.
“Non c’è bisogno che mi rispondi subito. Pensaci. Io aspetto.” Laura allungò per un attimo la mano e gli afferrò il cazzo alla base. “Il fatto che tu ce l’abbia così duro mi fa ben sperare. Dai che ci divertiamo. Quella pazza di Moana concede a tutti il culo, sarebbe il caso di far pareggiare i fratelli. Rocco è un bel ragazzo, ha un fisico come il tuo, non ha peli ma tu questo ormai lo sai bene, la sensazione sarà la stessa di sempre e in più ci sarà anche una figa con voi.” Laura gli diede una strizzata al cazzo e uscì dal bagno lasciandolo lì, con i pantaloni abbassati.
Berni attese la fine della serata per dire il suo si, per merito di Laura che lo aveva eccitato a dismisura. Mio cognato aveva la segreta speranza che poi ci fosse l’opportunità di scoparsi anche lei. Inoltre non aveva dubbi sulla sua eterosessualità, e metterlo nel mio culo non avrebbe cambiato i suoi gusti come era già successo.
Non capivo perchè Berni ci stesse seguendo a casa ma il pensiero che avrebbe tradito Moana con Laura o con me mi eccitava e non feci domande.
“Ma hai visto che bello?" Mi diceva Laura mentre Berni si spogliava. "Ho scelto bene? Deve essere grande circa come il mio dildo nero. Ora finalmente vedrò la differenza tra quando lo metti in culo a me e quando lo prendi tu. Sei pronto, amore?”
Laura mi  preparò con le dita, con la lingua. Chiese a Berni se voleva aiutarla. Lui usò solo le dita. Poi lei glielo prese in mano, e fu quello l’unico contatto tra di loro, ma solo per guidarlo dentro.
Berni, nel bagno, dopo che era uscita, si era tirato una sega per cui in quel momento riuscì a resistere più a lungo del normale. Fu la prima di due lunghe inculate. Venimmo tutti e tre, Laura masturbandosi.
Il giorno dopo, nel primo pomeriggio, passai da casa di Berni.
“Sto studiando” voleva liquidarmi. "Volevo solo chiederti una cosa. Vorrei che tornassi da noi stasera a scoparmi di nuovo". Si negò, aveva paura di Moana. "Sì, sì, è piaciuto anche a me lo sai ma…" in realtà faticava un po’ a trovare motivi validi per rifiutare.
Io insistevo, gli dissi che lui era perfetto per noi. Berni provò a rilanciare.
“Ok, vengo. Però stasera posso scoparmi anche la tua ragazza.”
Esitai un attimo. Pensai che avrei detto sì ma istintivamente scossi la testa. “No, questo no.” dissi andandomene.
Più tardi ripassai.
“Hai cambiato idea?” mi chiese Berni.
“Ho una proposta.” risposi. “Ti concedo la mia ragazza, ma in cambio voglio che i nostri ruoli si possano invertire. Non voglio essere l'unico a darti il culo. E voglio che ce lo succhiamo a vicenda.”
“Non sono gay, lo sai.”
“Neanche io, non vedo dove sia il problema. A entrambi piacciono le donne. Ciò non toglie che prenderlo nel culo sia una piacevole sensazione. Concederti Laura per me è una cosa difficilissima.”
mentii sperando che non notasse il rigonfiamento nei miei pantaloni, ma lui  rifiutò. "Non posso accettare. Ci sono dei limiti. Fin quando tocca a me scoparti è un conto". Uscii un po’ deluso, ma con un sorrisino.
“Pensaci su. Sei ancora in tempo a cambiare idea.”
La cosa un po’ lo stuzzicava. La curiosità era tanta. L’occasione sarebbe stata quella buona, o allora o mai più. Ma non poteva farlo. Va ben tutto, ma non poteva. Berni andò in bagno, si masturbò, in modo che gli passassero i cattivi pensieri e con la perdita dell’eccitazione si convinse definitivamente che il discorso era chiuso.
Era tardi, quando a casa di Berni stavolta ci andò Laura.
“Andiamo?” gli disse. Era tremendamente sexy, Berni avrebbe voluto scoparla a casa sua da solo. “Dai, che da quando ho visto il tuo cazzo non vedo l’ora di sentirmelo dentro. Vedrai che non te ne pentirai.” gli si strusciò contro, tastandogli l’uccello già duro. “Non temere, ci andrà piano.” con una mano gli palpò il culo. “Ci penso io a prepararti come si deve.”
Berni aveva due immagini mentali mentre andavano verso casa di Laura dove li stavo aspettando. Lui sul letto col culo per aria e lei dietro che lo leccava, e poi, a parti invertite, col suo cazzo a farsi strada tra quei glutei polposi. In fondo, si diceva, Rocco è il mio migliore amico.

Rocco.

lunedì 7 settembre 2015

domenica 6 settembre 2015

I pensieri di Rocco.



   Scopare con Berni non mi piaceva e allo stesso tempo mi piaceva pure. Non mi piaceva perchè è un maschio e io non sono gay ma forse il vero motivo è che non mi piaceva perchè come vi ho già detto a me piace più guardare gli altri scopare, però mi piaceva pure perchè ci sapeva fare e alla fine riusciva sempre a farmi godere. Ad ogni modo ci stavo soprattutto perchè pensavo che fosse un buon modo per arrivare a mia sorella e infatti....cavolo mi aveva toccato il cazzo!! Si quella gran porca mi aveva toccato il cazzo e infilato tre dita nel sedere come se il fatto di essere fratelli non significasse nulla sessualmente e questa cosa anche solo a pensarla mi metteva un'agitazione incredibile. La sera in cui lei e il suo fidanzato uscirono non so a fare cosa ma potevo immaginarlo non riuscii a chiudere occhio. Di scopare con Laura ovviamente non avevo voglia, volevo più di tutto capire se quel mio modo di vivere la sessualità fosse in qualche modo condivisibile e solo a Berni avrei potuto chiederlo, ovviamente a costo del mio culo ancora una volta. Ma Berni non c'era e così me ne andai un pò in giro per casa di Marica per cercare di distrarmi.
   Mentre stavo osservando la città nella notte, colsi un movimento provenire dalla camera di fronte. Non compresi subito ma guardando meglio vidi che c’era Franco seduto sul divano e sua moglie in ginocchio davanti a lui andava su e giù con la testa.
   Mentre con una mano scesi istintivamente a stimolarmi il cazzo continuai ad osservare la scena. Per cinque minuti non successe niente, poi capii che Franco era venuto. Rimasero un po’ a guardare la televisione. Lei seduta in terra con la testa appoggiata alle cosce di lui.
Stavo pensando di smettere di spiarli, probabilmente avevano finito, quando Franco si alzò, la spinse sul tappeto, mettendola a pecorina e sollevandole la minigonna. Riuscivo a vedere che portava delle autoreggenti e delle scarpe col tacco. Non la vidi sfilarsi nessuna biancheria intima. Franco si allontanò per un attimo, mentre lei rimaneva in attesa, in posizione.
   Dai movimenti di Franco capii che le spalmò sul sedere qualcosa preso da un flacone che aveva in mano. Da questo fatto e da come si posizionò fui sicuro che la stesse sodomizzando.
   Di nuovo ci fu un lungo periodo in cui rimasero fermi, stavolta stesi sul tappeto, per riprendersi. Ormai però volevo vedere come andava a finire e rimasi ad osservare.
   Lei si sistemò, come prima non avevo notato che si togliesse delle mutande, non notai nemmeno che se ne rimettesse, eppure scambiato un bacio con Franco, uscì dalla stanza. mi sporsi e dopo la vidi arrivare in strada, incrociando, proprio fuori dal portone un’altra donna. Era Marica con cui non scambiò nemmeno una parola e dopo poco lei entrò in casa dei suou genitori e raggiunse la camera di suo padre. Franco si era rivestito, ora era in boxer e t-shirt.
   Vidi Marica chiaramente tentare un approccio e infilare una mano nei boxer del padre, che però la respinse. Assistetti ad una breve discussione che si concluse con lui che abbandonò la stanza. Rimasi a guardare Marica, visibilmente contrariata che col telecomando sembrava essersi messa a fare uno zapping nervoso.
   Franco era andato a letto mentre la figlia decise di sfogare le voglie che lui non le aveva tolto. Si sfilò le mutandine e, stesa sul divano, la vidi darsi a lungo piacere da sola. Prima a pancia in su, poi in giù, con qualche puntatina anche sul retro.
   Ripensai alla moglie di Franco. Chissà se lei sapeva delle voglie della figlia. Lei mi era sembrata bellissima, ma nell’atto sessuale mi era apparsa fredda, sembrava aver subito la sodomia come un dovere, senza partecipazione. Marica invece, anche solo nella masturbazione mi aveva dato l’impressione di essere molto più calda. Ma Franco si scopava la moglie e non la figlia, perchè?
   Mentre ero perso in questi pensieri non avevo notato che Marica era uscita sul bancone, stava fumando una sigaretta. Era nell’ombra, ma credo fosse completamente nuda, mi chiesi se poteva avermi visto, ma dubito essendo io al buio.

Rocco. 

sabato 5 settembre 2015

La mia prima gang bang.

 (in foto: Carter Cruise, Carter Cruise's First Gang Bang, JulesJordan.com)


   Qualcuno potrebbe chiedersi il perchè abbia deciso di fare quel massaggio alla fidanzata di mio fratello. Ebbene, dietro quel massaggio c'era un intenzione precisa, e cioè volevo mettere le carte in tavola. Volevo mettere Berni all'angolo. Volevo fargli capire che forse era anche vero che io ero una zoccola, come mi diceva lui ogni volta che lo tradivo, però a questo punto a tradire non ero soltanto io. A quanto pare anche lui si dava alla pazza gioia. Insomma, anche lui si concedeva qualche scappatella, come facevo io, e lo faceva con gli uomini. A questo punto era chiaro, e doveva essere chiaro prima di tutto a lui, che la nostra relazione stava cambiando forma. Ero pronta ad accettare quel suo "vizietto", ma lui allora avrebbe dovuto accettare le mie debolezze, e quindi il fatto che certe volte non sapevo resistere alle tentazioni degli altri uomini. Tutto qui. Avevo già in mente un sistema per farglielo capire meglio. La sera dopo il fatidico massaggio infatti andammo ad una dancehall in spiaggia. Le mie intenzioni erano quelle di farmi rimorchiare da qualcuno, proprio sotto gli occhi di Berni. Avevo proprio voglia di vedere come si sarebbe comportato.
   Quella sera c'era pure Rachid, ma non avevo voglia di farmi rimorchiare da lui. Piuttosto l'idea era di provare qualche cazzo nuovo. Ci buttammo nella mischia a ballare, e devo dire che non furono in pochi ad avvicinarsi a me col chiaro intento di provarci. D'altronde ero vestita proprio come una troia. Avevo un vestitino nero quasi trasparente, tanto che mi si vedeva il perizoma. Berni aveva insistito affinchè non indossassi quel vestito, ma io avevo ribattuto che non c'era niente di male. Al massimo qualcuno avrebbe provato a rimorchiarmi. E lui aveva fatto scena muta. Iniziava a capire in che verso avevo preso quel suo vizietto di andare con gli uomini.
   Mentre ballavo fui circondata da un gruppetto di cinque bei stalloni da monta, veramente di razza se devo dirla tutta. Avevano la pelle olivastra tipica degli uomini del mediterraneo. Erano stati chiaramente attirati dalla mia tenuta da troieggio, e cominciarono a ballarmi intorno, e quando capirono che la cosa non mi dispiaceva cominciarono a prendersi qualche confidenza. Uno di loro infatti allungò una mano sul mio sedere e me lo palpò. Un altro invece mi prese da dietro premendomi la sua erezione in mezzo alle natiche e mi baciò il collo.
- Hai voglia di cazzo, vero? - mi domandò.
- Sì, tanto - gli risposi.
   Berni era lì che guardava tutta la scena, poi ad un certo punto mi prese il polso e mi disse che era ora di andare.
- No aspetta - gli dissi. - Adesso viene il bello.
   Rimasi lì a ballare con i cinque stalloni, ma più che ballare sembrava che mi stavano scopando davanti a tutti. Infatti a due alla volta mi prendevano, uno davanti e uno dietro, e mi toccavano dappertutto, e io toccavo i loro cazzi duri. Uno di loro mi prese la mano e se la infilò nei pantaloni, e con le dita strinsi il suo grosso membro eretto e lo masturbai un pò. Intanto qualcuno mi aveva messo una mano nelle mutandine e aveva cominciato a sgrillettarmi. Un altro mi aveva infilato un dito nel culo e me lo faceva salire e scendere su per il retto. Stavo seriamente per avere un orgasmo davanti a tutti, e soprattutto davanti a Berni, che se ne stava lì con le braccia incrociate e un espressione davvero indispettita.
- Ti va se andiamo in un posto più appartato? - mi domandò uno degli stalloni.
- Sì, forse è meglio. Qui c'è troppa gente - risposi. - Vi dispiace se viene anche il mio fidanzato?
- Non c'è problema. Se ha voglia di guardare mentre ti scopiamo, per noi va bene.
   E così ci allontanammo dalla dancehall e raggiungemmo il parcheggio, dove i cinque stalloni avevano le le loro macchine. Mi caricarono dentro una di queste come un oggetto e mi ritrovai dietro, tra due di loro. Avevano tirato i cazzi fuori e mi presero per i capelli spingendomi sulle loro erezioni. Li presi in bocca ad uno alla volta. Uno di loro aveva cominciato a riprendermi con il telefonino.
- Questa la mettiamo su facebook - disse. - Cazzo, quanto sei puttana.
   E intanto io leccavo e succhiavo come un'indemoniata.
- Dov'è il mio Berni? - domandai.
- Stai tranquilla, il cornuto è qui - disse quello che mi stava riprendendo.
   E in effetti Berni era seduto davanti, di fianco a quello che guidava, e mi guardava mentre facevo godere i due stalloni. Appena facevo uscire dalla bocca un cazzo subito mi arrivava l'altro dritto in faccia, e io lo prendevo e lo facevo godere tra le mie labbra. Non capivo dove ci stavano portando, perchè non riuscivo a vedere la strada. Praticamente feci tutto il viaggio con la testa in mezzo alle gambe di quei due. Ad un certo punto l'auto si fermò, e i due stalloni si rimisero i cazzi dentro ai pantaloni e mi fecero uscire dalla macchina. Eravamo davanti ad un alberghetto di bassa categoria. Davvero una topaia per turisti squattrinati. Davanti a noi c'era l'altra macchina con gli altri due a bordo.
- Ehi ragazzi, con questa troia stasera abbiamo fatto bingo - urlò uno dei due che stavo sbocchinando in macchina. - Fa certe pompe da paura!
- E c'ha pure un fidanzato cornuto - disse un altro riferendosi a Berni, il quale era lì che non sapeva come comportarsi, ma nonostante questo non mi lasciò sola. Leggevo nei suoi occhi quasi una morbosa curiosità di vedere cosa mi avrebbero fatto. E quindi se ne stesse buono a guardare, quasi come se non fosse lì, quasi come se fosse uno spettatore privo della capacità di poter fare qualcosa.
   Uno degli stalloni mi prese in braccio come se fossi un bottino di guerra, e mi fece entrare in albergo, e intanto cantava: "andiam andiam, e noi ce la trombiam!", e tutti gli altri che ridevano di gusto. Passammo la reception, dove c'era il proprietario di quella topaia, un uomo goffo e rozzo, che ci guardò con un sorriso di approvazione. Sapeva cosa sarebbe successo a breve in camera. Una vera e propria gangbang. Dopo un lungo corridoio c'era la loro stanza. Mi ci fecero entrare e mi lanciarono sul letto, dove atterrai a cosce oscenamente aperte. Berni fu l'ultimo a entrare. Intanto i cinque stalloni cominciarono a spogliarsi e in due minuti erano tutti lì davanti a me, coi cazzi dritti. Io ero ancora vestita e allora mi strapparono letteralmente i vestiti di dosso, e quando fui nuda fui praticamente invasa dai loro cazzi. Me li ritrovai in ogni buco, senza ritegno. Ero ubriaca di cazzi, e quasi persi conoscenza. Non riuscivo a vedere altro che i loro corpi, tutti ammassati su di me. Berni praticamente era scomparso dalla mia vista. Ma ero sicura che era lì a guardare quello che mi stavano combinando. Cazzo ragazzi, la mia prima gang bang! E come pompavano! E mentre mi zompavano da un buco all'altro sentivo le loro voci.
- Che maiala. Deve proprio piacergli tanto il cazzo.
- Dai, fatemi spazio - disse uno di loro. - Sono l'unico che ancora non gliel'ha messo nel culo.
- Cazzo ragazzi, le sto sborrando dentro.
   Cominciarono a schizzarmi dappertutto. Due di loro mi vennero in culo e in figa, gli altri tre invece preferirono venirmi in faccia. Ero esausta e non ricordo molto di come andarono le cose. Ma dieci minuti dopo caricarono me e Berni di nuovo in macchina. Io ero nuda, perchè il mio vestitino era tutto strappato. Il perizoma era andato letteralmente perduto. Ci portarono a casa di Marica, dove fui letteralmente scaricata in strada, e poi ripartirono. Berni non disse una parola, e io andai dritta a fare una doccia. Avevo dimostrato al mio fidanzato che ormai era ufficiale, non ero soltanto sua, e che da quel momento in poi tanti altri uomini avrebbero goduto del mio corpo. 

Moana.   

venerdì 4 settembre 2015

Il massaggio.



   Sbagliammo un paio di volte la deviazione. Le stradine siciliane spesso sono buie e strette, e senza nessuna indicazione. Finalmente becchiamo il cancello giusto e seguiamo la strada sterrata verso una villetta ben illuminata.
   Ci accoglie Marica, è bellissima ed elegante. Scarpe col tacco a spillo, collant con la riga dietro, una gonna aderente sotto al ginocchio.
    La stanza che ci hanno conservato è ampia, nel sottotetto, con il pavimento in cotto. Il letto grande, con lenzuola fresche. Ci rilassiamo nell’ampia vasca idromassaggio, col piedino stimolo il cazzo del mio Rocco. Una vacanza di rilassamento totale inizia sempre con una lunga sessione di coccole. Non c'è stato sesso, questa volta c’era solo amore.
   Il giorno dopo ci svegliamo tardi. Nuda vado ad aprire le finestre, per inondare la stanza del sole caldo. Fuori aria fresca, nessun rumore se non gli uccelli che cantano. Un paradiso.
    Facciamo la colazione con Moana e Berni ma vedo negli occhi di mia cognata una luce strana, sembra avere qualcosa in mente e infatti dopo il caffè ci propone un massaggio di benvenuto. 
Rocco sale in camera non so perchè e io resto sola a dover rispondere. Perchè Moana vorrebbe massaggiarci? E poi come? Guardo le mani di Berni e già le immagino sul mio corpo.
Moana insiste, con una malizia che non colgo subito, chiedendomi da chi voglio farmi fare il massaggio. Sto per scegliere Berni, ma poi penso che non è il caso, e scelgo lei.
   La stanzetta di Moana e Berni in cui ci rechiamo è molto confortevole e rilassante. Lei mi dice di spogliarmi mentre anche lei rimane con degli shorts e con un top bianchi elasticizzati, che sono poco più di biancheria intima. E' carina e simpatica, mi mette a mio agio.
Stesa sul lettino, con solo un asciugamano a coprirmi, mi accorgo che lei è rimasta a piedi nudi. Ha dei piedini molto curati ed eleganti. Mi lascio andare, perdo la cognizione del tempo, mentre le sue mani leggermente unte scivolano su collo, schiena e braccia, donandomi piacevoli sensazioni.
    Quando arriva verso il fondo della schiena mi chiede gentilmente se può togliere l’asciugamano. Potrebbe chiedermi qualsiasi cosa in questo momento. Provo un leggero brivido sentendo la stoffa scivolare via e sentendomi totalmente nuda, nelle mani della sorella del mio fidanzato.
   Moana riparte dai piedi, risale lungo tutte le gambe. Io sono in estasi.
   Ad un certo punto, lasciando un mano appoggiata ad un mio gluteo, mi si avvicina e parlandomi piano all’orecchio mi propone di lasciarle il via libera ad operare su qualsiasi parte del mio corpo. Non me ne pentirò, mi promette.
    Il pensiero istantaneamente mi fa arrossire e bagnare allo stesso tempo.
    Non rispondo nulla, ma lei comincia a manipolarmi i glutei. Da lì il passaggio verso la mia vagina grondante e verso l’ano è molto breve.
   Ho diversi orgasmi mentre lei, toccandomi in una maniera e con una pazienza che solo una donna potrebbe, arriva ad infilarmi quasi l’intero dito prima nel mio sesso e poi nel mio culo.
    Non so quanto sono rimasta stesa sul letto al termine. Quando mi sono ripresa lei era lì, mi ha aiutata a scendere e a rivestirmi, in quanto a me girava ancora la testa. Ci siamo anche date un bacio, casto, sulle labbra.
“Ho fatto bene a scegliere te.” le dico. Poi ho un pensiero, un dubbio.
“Ma se avessi scelto il tuo ragazzo? Sarebbe andata uguale?”
    Mi guarda maliziosa, sorridendo:“forse.” dice, poi aggiunge: “Vuoi che andiamo a controllare?”
   Mi indica di fare silenzio mentre, con cautela, gira la maniglia e apre leggermente la porta. sbirciamo dentro.
   Il mio ragazzo è steso sul nostro letto, completamente nudo ed emette dei gemiti di piacere. Con le mani si tiene spalancate le chiappe mentre Berni è impegnato a leccargli il buchetto con la lingua.
   Io e sua sorella ci guardiamo e ci viene da ridere, ma reprimiamo la risata per continuare a spiare. Apriamo un pochino di più la porta. Berni ci vede e vorrebbe morire ma non riesce a interrompere la sua attività ci fa l’occhiolino imbarazzato. Rocco non può vederci, sia perchè è troppo distratto e sia perchè non guarda verso la porta.
   Moana mi fa cenno di andare dentro. Io scuoto la testa, voglio rimanere qui, non voglio che lui scopra, anche solo al termine della sessione di massaggio, che ho assistito a tutto.
   Dalla porta godiamo comunque dell’intero spettacolo. Provo un brivido strano quando Berni si abbassa i boxer mettendo in mostra un arnese niente male. Mentre indossa un preservativo chiede a Rocco: “sei pronto?”
   Attendiamo tutti la risposta del mio ragazzo. Lui si limita a inarcare un po’ la schiena alzando il culo, facendo scorgere sotto il suo cazzo in erezione, e cercando di allargarsi ancora di più i glutei.
E' uno spettacolo strano vedere il corpo del mio ragazzo venire penetrato da un altro corpo virile, vedere la voglia animale con cui uno possiede e l’altro si lascia possedere.
   Ripenso a come dovevamo essere invece noi due. Più delicate, sinuose, eleganti. Il piacere era lo stesso, il modo di arrivarci diverso.
   Facciamo un cenno di saluto a Berni, prima di richiudere la porta. Lui stava sfilandosi il preservativo, ricolmo di sborra, mentre il mio fidanzato giaceva esausto sul letto.
“Lo rifacciamo domani?” mi chiede Moana “Ci siete per il bis? Magari a parti invertite?”
   Per un attimo penso di essere io a dover massaggiare lei. Poi capisco che intende affidarmi alle mani del suo fidanzato. Ho l’acquolina in bocca, anzi non proprio in bocca.
“E tu a tuo fratello cosa farai?” le chiedo, ma lei non risponde.
   Per il resto della giornata nessuno dei due ha accennato nulla riguardo a come è andato veramente il massaggio. Vedendo che lui non entrava nei particolari io l’ho fatto, ma non ho detto la verità. Ho raccontato, nei dettagli, un massaggio del tutto normale. Piacevole ma senza aspetti sessuali. In questo modo crederà di essere stato solo lui a scopare col suo massaggiatore. E così magari non sospetterà neanche cosa lo aspetta domani.
   La sera mi dimostro molto vogliosa. Anche Rocco lo è. Rispetto alla sera prima, in cui eravamo molto romantici, questa sera mi scopa quasi con violenza. Non mi dimostra rispetto, mi prende come vuole. Comprendo la sua necessità di riconfermare la sua virilità e lo lascio fare. Tra l’altro non mi dispiace affatto quando fa così.
   E' divertente iniziare il massaggio facendo finta che sia tutto normale, quando entrambi sappiamo come andrà a finire. Io però voglio fare in fretta per andare a spiare nuovamente il mio ragazzo. Così prendo io l’iniziativa e mentre mi massaggia la parte alta della schiena, stando dalla parte della mia testa, gli abbasso senza preavviso i boxer e mi allungo per prenderlo in bocca.
Poi però gli dico di non scoparmi, voglio che mi faccia godere solo con quelle sue grosse mani. Come ieri con la sua ragazza.
   Dietro arriva ad infilarmi due dita.
   Moana deve averla tirata in lunga, pensando sicuramente che io avrei voluto assistere. quando arriviamo Rocco ha ancora l’asciugamano attorno alla vita. E' girato a pancia in su e l’asciugamano resta teso a causa di una erezione. Quando Moana mi vede con la coda dell’occhio allunga senza preavviso le mani sotto il tessuto, impugnando il cazzo duro del fratello. Lui ha un sobbalzo. A lei viene da ridere, poi si guarda le mani. Sono sporche di sperma. E' venuto immediatamente. Si pulisce e lo pulisce dicendogli poi di girarsi, che si deve rilassare.
   Rivivo le sensazioni di ieri, con la stessa lentezza che aveva usato con me lo accarezza e lo stimola nella zona anale. Alla fine con lui lei riesce più facilmente e vedo bene tre dita sparire dentro di lui, fino alla fine.
   In quel momento entro e vado accanto al letto, facendomi vedere da Rocco. Mi vede e lo shock lo fa venire nuovamente. Ne osservo il godimento estremo nelle espressioni facciali.
  
Laura.

mercoledì 2 settembre 2015

Una rivelazione spiazzante.


   Finalmente ci raggiunse il mio Berni, e con lui c'era anche mio fratello Rocco con la sua fidanzata, i quali però decisero di passare qualche giorno da soli in albergo. Quante cose avevo da farmi perdonare da Berni, e non avevo proprio la minima idea su come fare. Di solito, come già vi ho raccontato in precedenza, il momento migliore per confessargli le mie scappatelle era dopo aver fatto l'amore. Ma questa volta sentivo dentro di averla fatta proprio grossa, di aver fatto una cosa imperdonabile. Insomma, di essermi comportata da vera zoccola. Non sarebbero bastate delle semplici scuse dopo una scopata. Per fortuna Rachid era uscito di scena, almeno per un pò. Sarebbe stato abbastanza imbarazzante farlo incontrare subito con Berni, dopo quello che c'era stato tra di noi.
   Quella sera ce ne andammo a ballare. C'era una serata di musica anni 80, qualche cocktail di troppo e io e Marica eravamo su di giri, e cominciammo a prenderci gioco, bonariamente, di Berni. Gli ballavamo intorno in modo provocante, e la cosa lo imbarazzava da morire, e il gioco era proprio quello. Io ero dietro e gli sfregavo le tette contro la schiena, Marica invece stava davanti a Berni e si divertiva a premere il suo culo burroso contro il suo pacco, che ad un certo punto diventò duro da morire e allora Marica scoppiò a ridere.
- Ti si è alzato il paletto - disse.
- Cosa?! - Berni era nel panico. Non voleva confessarlo davanti a me, ma Marica gli aveva fatto raggiungere una fantastica erezione.
- Tesoro, ti sei eccitato? - gli domandai.
- No, ma che dici?! Io...
- Non ti sentire in imbarazzo. E' normale se ti è venuta un erezione.
   A quel punto mi venne l'idea. Mi sarei fatta perdonare le mie scappatelle con l'aiuto di Marica. Qual'e il sogno proibito della maggior parte degli uomini se non quello di fare l'amore con due ragazze? Dopo aver fatto questa cosa, ero certa che Berni mi avrebbe perdonato qualunque cosa. Così quando ritornammo a casa Berni filò subito a letto. Disse che era stanchissimmo, ma io credo che era solo indispettito dalle nostre provocazioni, e quindi voleva starsene un pò da solo. Raggiunsi Marica in bagno, era nuda e si stava pettinando prima di andare a dormire. Decisi di parlarle di quella idea che avevo avuto.
- Hai mai fatto una cosa a tre?
- In verità è un'esperienza che mi manca. Ma perchè me lo chiedi?
- No niente, pensavo che tu, io e Berni...
- Ahhhh, ora ho capito! Cagna che non sei altro. Devi farti perdonare una scappatella, non è cosi'?
- Beh sì, è proprio così.
- Stai tranquilla. Puoi contare su di me.
   Marica mi portò nella sua stanza e cercammo tra la sua roba qualcosa di porchissimo da indossare. Decidemmo che per l'occasione avremmo messo su delle calze autoreggenti con le giarrettiere, i tacchi a spillo, perizomi e dei corpetti che ci strizzavano le tette fuori. Tirai un sospiro. Quello che mi apprestavo a fare era qualcosa di nuovo per me e Berni, e speravo che non avrebbe influito negativamente sul nostro rapporto di coppia. Ogni volta che mi apprestavo a fare una trasgressione con il mio fidanzato pensavo sempre a questo. E così andammo verso la camera degli ospiti, dove avremo dormito io e Berni. Lui era sul letto, in mutande, fintamente addormentato, in verità voleva stare solo un pò da solo. Prima di entrare esitai un attimo, poi Marica mi vide indecisa e mi spinse dentro. Berni aprì gli occhi, e quando ci vide tutte e due in tenuta da troieggio si alzò sui gomiti, stupito di quanto stava accadendo. Non riusciva a darsi una spiegazione, eppure era così chiaro; quella sera saremo state sue, pronte a farlo godere, più e più volte. Ma lui non sembrava capirlo. Pensava che fosse un altro scherzo, come quando eravamo a ballare.
- Molto divertente - disse in modo apatico. - Davvero un bello scherzo.
- Questo non è uno scherzo - rispose Marica. - Per stasera tutto ciò che vedi è tuo, e puoi usarlo a tuo piacere.
   Avevo il cuore in gola e stavo per dire a Berni che era solo un gioco, e invece Marica mi prese per mano e mi portò verso il letto dove era il mio fidanzato. Salimmo su e a poco alla volta raggiungemmo le sue mutande bianche, che tirammo giù scoprendogli il suo già durissimo cazzo.
- Ma che state facendo? - domandò.
- Io direi che stiamo per sbocchinarti con due bocche - rispose Marica.
   A quel punto avvicinammo le nostre bocche al suo cazzo e cominciammo a baciarlo lungo tutta l'asta, ma non appena arrivammo al glande Berni iniziò a schizzare copiosamente. I suoi fiotti di sborra ci saltarono violentemente sulla faccia. Marica si ritrasse di scatto.
- Oddio! - urlò. - Ma che c'hai? Un'idrante?
- Berni è sempre stato molto copioso - dissi.
- Lo vedo, cazzo.
- Scusate, io non volevo...
   Marica lo zittì mettendogli un dito sulle labbra. Intanto il cazzo di Berni si era mezzo ammosciato. Adesso avremmo dovuto lavorarlo un pò per farlo rialzare. Marica lo prese subito in bocca e lo iniziò a sbocchinare di brutto. Io glielo tenevo dritto con una mano e lei lavorava con la lingua. Nel frattempo avevo cominciato a baciare il mio Berni sul collo, ma sentivo chiaramente che non era a suo agio.
- Tesoro, ma che state facendo? - mi domandò.
- Amore, è un regalo per te. Non ti piace? Se vuoi smettiamo.
- Certo che mi piace, ma non mi sembra una cosa molto corretta nei tuoi confronti.
- E perchè? Sono anche io a volerlo. Quindi è tutto ok.
   Guardai Marica che continuava la sua performance orale con tanto di risucchi e schioppettii della bocca. Era strano vedere un'altra donna che faceva un pompino al mio uomo, ma invece di darmi fastidio mi accorsi che mi eccitava da morire. Marica fu così brava con la bocca che glielo fece indurire di nuovo. A quel punto mi sfilai il perizoma e misi la mia fighetta sulla faccia di Berni, e lui cominciò a leccarmela con passione, come sapeva fare lui. Ma anche Marica volle la sua parte, così ci scambiammo i ruoli, io a leccare il cazzo del mio fidanzato e lei con la figa sulla sua faccia. Con le dita si teneva le labbra di sotto aperte, e Berni a punzecchiarle il clitoride con la lingua.
- Cazzo Berni, quanto sei bravo con la lingua! - disse Marica scoppiando a ridere.
   Io intanto stavo facendo un lavoro di bocca degno di nota leccando le palle di Berni, poi risalivo l'asta fino alla cappella, e poi di nuovo giù, con la punta della lingua, fino alle palle. Marica era in procinto di ricevere il suo primo orgasmo. Berni non era uno stallone da monta, per niente, anzi era molto impacciato a letto, ma di bocca lavorava come nessun altro. Ci era proprio nato per far godere le donne a quel modo. E infatti Marica inarcò la schiena e urlò di piacere.
- Fantasticoooo! Sei un grandeee! Dio, come godooo!
   Dopo essere venuta  Marica allontanò la sua fighetta dalla bocca del mio fidanzato e si accasciò sul letto, col fiatone e un sorriso di appagamento sul viso. Io continuai il mio lavoro di bocca ancora un pò, fino a quando Marica mi prese per il polso e mi fece stendere sul letto. Disse a Berni di mettersi in piedi e lei si mise di fianco a me, nella stessa posizione, e allargammo le cosce oscenamente.
- Adesso basta con il sesso orale - disse. - Ora ci devi fottere.
   Berni decise di cominciare con Marica, così prese le sue cosce con le mani e le allargò maggiormente, e col cazzo si fece strada nella sua vagina. Il cazzo le entrò tutto dentro e iniziarono a fare l'amore, proprio lì davanti a me, e io che aspettavo il mio turno, con un dito in bocca e le gambe aperte. Dopo un pò Berni decise di accontentare anche me, e allora uscì dal corpo di Marica e prese me. Aveva già sborrato, quindi adesso andava come un treno. Mi prese con decisione, e Marica ci guardava divertita. Diceva che eravamo molto dolci, e nel frattempo il cazzo di Berni scivolava dentro la mia fighetta ad un ritmo davvero impressionante. Marica mi mise la sua vagina sulla bocca e iniziai a leccargliela. Venimmo tutti e tre insieme e ci accasciammo sul letto esausti.
- Ok porcellini - disse Marica. - Io vi lascio soli. Avrete un sacco di cose di cui parlare.
   E così ci lasciò soli. Ora toccava a me. Era il momento giusto per confessargli la scappatella con Rachid. Quando Marica chiuse la porta della stanza cercai le parole adatte per dirglielo, ma Berni fu più veloce di me. Mi disse che doveva confessarmi una cosa.
- Ti sembrerà strano, ma... sono stato con tuo fratello.
- Cosa?! - non avevo parole, e subito pensai ad uno scherzo.
- Siamo andati a bere insieme, e sai... mi mancavi tantissimo. E io avevo voglia di farlo. Farlo con lui era come farlo con te. Mentre facevamo l'amore avevo l'impressione di sentire il tuo odore, il tuo calore, insomma era come se lo stessi facendo con te.
   Ero semplicemente scioccata e non avevo la più pallida idea di come comportarmi di fronte a quella rivelazione.

Moana.