sabato 26 maggio 2012

Lo chiamavano Mozzarella

Vedere Stefano così preso da quella donna mi fece mettere da parte per un pò le scopate didadittiche con il mio giovane allievo perchè un altro pensiero si era insinuato nella mia mente. Una donna che non conoscevo stava ricoprendo il mio fidanzato di soldi, perchè? Cosa spinge una donna a pagare le attenzioni di un uomo? Dovevo capire!
Dal racconto di Stefano compresi che ciò che cercava quella donna non era sesso fine a se stesso e un pò la cosa mi preoccupava, io non avevo bisogno di altro, avevo un uomo eccezionale che mi amava e potevo avere a letto tutti i ragazzi che desideravo, quello che dovevo comprendere era l'emozione di pagare qualcuno perchè fosse a disposizione delle mie voglie senza tanti giri di parole.
Approfittai del fatto che questa donna elargisse a Stefano molto di più del dovuto e decisi di impegnare qualcosa per la mia ricerca personale.
Mi collegai al sito di Nadia e iniziai a sfogliare le sue foto. Molto belle, molto artistiche ma nulla che valesse davvero la pena. Finchè non arrivai all'ultima pagina, erano foto più datate, ritraevano un ragazzo particolare, niente foto di nudo sembrava il classico ragazzo della porta accanto messo là più per caso che per altro, infatti non c'era nessun riferimento a prestazioni particolari, solo un buffo soprannome: Mozzarella.
Ne fui incuriosita più che mai, avrei provato con lui. Ingenuamente pensai che il suo soprannome si riferisse al colore chiaro della sua carnaggione, che paragonato ai ragazzi di colore con cui ero stata ultimamente faceva un bel contrasto.
Chiamai Nadia per fissare un appuntamento,e dovetti insistere un pò per farle capire che avrei pagato. Non riusciva a capire, per me era gratis insisteva ma io insistevo più di lei e alla fine dovette arrendersi. Mi fissò l'appuntamento per quella sera stessa ma mi avvertì, per lui era la prima volta. Le sue foto troppo caste non avevano riscosso nessun successo, si era quasi dimenticata di averlo nella scuderia e la cosa mi intrigò ancora di più.
Ci accordammo per andare a bere qualcosa insieme.
Lo individuai subito nel locale con l'aria spaurita, tutto sembrava tranne un uomo da sesso a pagamento, forse mozzarella significava uomo molle senza grinta. Mi sbagliavo, quando capì che ero io la sua prima cliente mi abbordò.
"Salve bellezza..che ci fa una bella donna come te tutta sola soletta?". Avevo indossato un abito molto scollato, mi offrì da bere e contrattammo sul prezzo.
"So che sei molto amica di Nadia e poi mi piaci, per te un prezzo di favore, 50 euro vanno bene".
Ne meritava molti di più ma fui contenta di non buttare via troppi soldi per uno sfizio, restava comunque il gesto simbolico di poter avere un uomo a mia disposizione.
"Ma perchè Mozzarella? Non vorrei spendere soldi in una salumeria".
"Non preoccuparti tesoro, se non sarai soddisfatta ti restituirò il denaro". Non potevo chiedere di più.
Mi portò a casa sua, un appartamento piccolo ma ordinato. Non perse tempo e si spogliò subito dandomi modo di apprezzare il suo corpo chiaro. Era un bel pezzo di maschio, non mi dispiaceva che avesse un pò di pancetta, lo rendeva più maschio. Mi spogliai anche io e lui si mise in ginocchio sul letto infilandomi nella figa subito la sua lingua calda tanto per presentazione. E ci fu la prima sorpresa, riusciva a far andare la lingua in tanti posti diversi contemporaneamente. Riuscì a farmi diventare un lago in pochi colpi di lingua e a anche la sua erezione si fece presente.
"Ehi amico! Hai un cazzo pazzesco!". Mi mostrò orgogliosamente il membro durissimo che puntava verso l'alto pulsante.
"Mettiti sopra di me" gli ordinai pensando che era il momento di far fruttare i miei soldi, spalancai la figa facendogliela vedere bene.
Me lo infilò dentro reggendoselo con una mano, gli serrai il cazzo con la figa come fosse un guanto bagnato lentamente.
"Mio dio! Come sei bravo!" avevo tutta la verga incredibilmente calda nella vagina, sentivo il glande toccarmi in fondo.
"Devo esserlo per forza visto che mi hai dato 50 euro" mi ricordò. E anche senza muoversi riuscì a farmi provare piacere.
Restava fermo dentro di me tanto da spingermi a chiedergli "Che cosa c'è? Perchè non mi scopi?".
"Perchè non devi venire subito tesoro! Trattieniti più che puoi, d'accordo?".
"Ok ok però mi piacerebbe qualcosa di speciale".
"Tipo farti venire nel culo?". Non era più il linguaggio del ragazzo della porta accanto ma di un puttano di professione.
"E perchè no?". Rinunciai al suo membro in figa per sistemarmi a pecora sul letto, sollevando il culo e schiacciando il viso sul cuscino.
Ci pensò lui a divaricarmi le chiappe con le mani ed esporre il buco del culo, ci posò sopra il glande, mi dischiusi subito e il suo cazzo iniziò a penetrarmi deciso. La stretta entrata gli aveva accolto il membro e lui cominciò a farlo andare su e giu lentamente. Ero bagnata e calda in entrambi i buchi, iniziai a gemere non di dolore ma di grande piacere. Non mi controllavo più.
"Oh merda...Oh Cristo! Mi stai fottendo il culo! E' così bello farsi inculare in questo modo da te. cazzo non fermarti. Oh maledizione brutto porco, sporco puttano". Uscì un attimo dal mio culo per mordermi forte una chiappa e rispingersi tutto dentro.
Riprese ad impalarmi con il suo grosso cazzo senza pietà, mentre i testicoli sbattevano selvagiamente sulla mia carne.
"Ti chiavo, certo che ti chiavo" mi sussurrò ficcandomi un'ultima volta il cazzo rigido prima che i coglioni si gonfiassero e il cazzo eruttasse nel buco del culo. Lo sperma fu talmente tanto che iniziò a colare sul suo stesso cazzo.
Ci prendemmo una doverosa pausa, ancora non avevo scoperto il segreto di mozzarella, ma quell'uomo era a mia disposizione e non poteva cavarsela con un solo orgasmo.
Quando fui pronta a ripartire sentii ancora la sua bocca cercare la mia figa, con le mani mi accarezzava dolcemente i capezzolii che iniziarono ad indurirsi. Abbassò la faccia in mezzo alle mie gambe e andò ad infilarmi un dito nel culo facendolo entrare ed uscire delicatamente mentre leccava.
Abbandonò la figa quando fu di nuovo un lago per premermi la punta dura e bagnata della lingua sul buco del culo. Cercai di divincolarmi per il troppo piacere ma mi immobilizzò per farsi strada con la lingua nella stretta apertura odorosa del suo sperma. Intanto con le mani mi masturbava. In pochi secondi mi fece fare il bis inondandogli la mano che si asciugò sulle sue cosce pelose.
Senza perdere un solo secondo si afferrò il pene duro e iniziò una sega furiosa fino a schizzare il suo sperma sul mio seno e mi disse che era il momento di provare la mozzarella.
Mi spalmò il suo seme sul seno e da là partì un incredibile massaggio. Non toccò altro che il seno ma lo fece così a lungo e così bene che compresi a cosa faceva riferimento il soprannome. Mi impastò le tette come due grosse mozzarelle, mi tormentò i capezzoli, li arrossò e quando decise che erano pronte si servì. Mi lecco il seno a lingua larga ripulendomelo dal suo stesso sperma portandomi ad un'irresistibile desiderio di toccarmi per venire.
Conclusi che si...non era poi tanto male pagare un uomo per quello che sapeva fare meglio, anzi forse era giusto così
Sabrina
Una donna molto fragile.

(in foto: Linda, legsonshow.com)

Sabrina stava correndo un pò troppo; neanche sapevamo l'amica di Susan com'era messa, e lei già le stava pianificando il matrimonio. Infatti le dissi di andarci piano e di non entusiasmarsi troppo. E infatti c'avevo visto bene. Deborah, così si chiamava l'amica di Susan, era infatti una donna con un sacco di problemi. E presto ve ne parlerò. Ebbene, dissi a Susan che la sua amica poteva telefonarmi quando voleva, e lei non mi fece aspettare tanto. Mi voleva vedere subito. Dalla voce capii che doveva trattarsi di una donna molto timida e un pò impacciata, perchè subito si mise a parlare di soldi, e lo fece in modo confuso e imbarazzato. Allora le dissi di calmarsi, e che la questione dei soldi l'avremmo affrontata in un altro momento.
"Ah, va bene" Deborah tirò un sospiro di sollievo, "sai, non so come vanno queste cose, perchè è la prima volta che... sì, insomma che...".
"Che paghi un uomo per farci l'amore".
"Oddio, ecco, adesso sono imbarazzatissima".
Deborah era tesa come una corda di violino, così le dissi che era inutile continuare a parlare per telefono, e che potevamo vederci subito. Allora lei mi disse l'indirizzo di casa sua e la raggiunsi. Abitava nel quartiere benestante della città, in un condominio molto grande e molto elegante. Sulla porta c'era la targa che portava il suo nome. Era un ingegnere edile. Mi aprì la porta e la vidi; era una donna bellissima, con i capelli biondi, alta. Indossava un vestito grigio e portava le calze autoreggenti nere e i tacchi a spillo. Mi sorrise ma subito abbassò lo sguardo e mi invitò ad entrare. La vidi camminare davanti a me; era molto imbarazzata. Aveva un bel culo. Il suo appartamento era molto grande, con un arredamento piuttosto freddo ma visibilmente costoso. Andò avanti fino al soggiorno e io la seguii, poi si fermò e si girò verso di me.
"Questa è la mia umile dimora" disse con un filo di voce.
"Non mi sembra molto umile".
"Beh, ho lavorato tanto per permettermi tutte queste cose. Ma non voglio annoiarti, piuttosto posso offrirti da bere?".
"Sì, grazie".
La vidi armeggiare goffamente nel mobiletto dove aveva tutti i liquori. Ne aveva parecchi, e alcuni erano a metà. Le tremavano le mani e per versarmi del rum in un bicchiere ne fece cadere un pò sul pavimento. Bevvi un sorso, e lo fece anche lei.
"Amore o bocca?" le domandai.
"Cosa?" Deborah spalancò gli occhi e mi guardò con un pò di perplessità. "Oddio, scusami. Ho capito solo adesso. Bocca? Cioè, vorresti dire che... sì, insomma, la tua bocca. Ho capito bene?".
"Sì, se è questo che vuoi, io sono qui per esaudire tutti i tuoi desideri".
"Non lo so, sono molto confusa. Cioè, voglio dire, tu potresti essere mio figlio, è stata quella pazza di Susan a spingermi a chiamarti. Non avrei dovuto ascoltarla".
Deborah si mise a sedere sul divano e accavallò le gambe. Si portò una mano sul viso e chiuse gli occhi. Mi avvicinai e mi sedetti accanto a lei. Ebbi l'impressione che quella donna avesse bisogno di essere spronata. Era molto nervosa. La lasciai parlare e mi disse che conosceva Susan perchè avevano lavorato insieme alla costruzione di un edificio. E poi mi parlò di suo figlio, che aveva solo quattro anni, e che quella sera era a casa dai suoi nonni. E infine mi parlò del suo ex marito; un testa di cazzo che la picchiava. La picchiava spesso, ma poi lei si decise a ribellarsi e a chiedere il divorzio. Era una donna molto fragile. Ad un certo punto iniziò a piangere.
"Calmati Deborah" le dissi, "rilassati".
Mi inginocchiai davanti a lei e con le mani le aprii gentilmente le cosce e mi infilai con la faccia lì in mezzo, a mi trovai davanti ai suoi slip neri. Spostai il lembo di stoffa verso destra e avvicinai la lingua alle sue labbra. La lieve peluria bionda mi solleticava la lingua. Deborah aveva un sapore unico.
"Ma cosa stai facendo?" mi chiese piegando la testa verso dietro e chiudendo gli occhi. "Oh sì, mi piace. che bello!".
Leccai gentilmente la sua vagina, succhiavo, come se stessi cercando di curare le sue ferite. In qualche attimo fu zuppa di umori e io succhiavo il suo nettare e stuzzicavo il suo clitoride con la punta della lingua, e lei aveva smesso di tremare. Ansimava e mi prese la testa con entrambe le mani. Qualche pelo biondo mi finì in bocca, tentai di toglierlo con le dita, ma poi ci rinunciai. Al diavolo, volevo prendere tutto di quella donna e farla godere, come nessun uomo aveva mai fatto.
"Oddio, come godo!" disse con un filo di voce.
E la mia lingua esplorava la sua vagina, fino a quando le sentii tremare le gambe, e col busto si piegò verso dietro, e trattenne il respiro, e infine esplose in un urlo di piacere, e i suoi umori schizzarono nella mia bocca.
"Fantastico!" Deborah aveva il fiatone. "Sei fantastico".
Mi alzai, restandomene in piedi, con i pugni contro i fianchi, a guardarla mentre si riprendeva dal suo orgasmo. Deborah se ne stava sul divano, con le gambe oscenamente aperte e la vagina colante di saliva, gli occhi semi chiusi e il petto che si gonfiava e si sgonfiava per il forte affanno.
"Beh, allora io me ne vado" dissi.
A quelle mie parole, lei si riprese e si alzò in piedi, mi disse di aspettare e cercò frettolosamente la sua borsetta. Ne prese quattrocento euro e me li diede.
"Sono pochi?" mi domandò con un sorriso d'imbarazzo.
"No, in realtà sono troppi. Per la bocca vanno bene anche cento".
"Non lo so, io in effetti è la prima volta che... beh, lo sai. Quindi non so come comportarmi. Dai, prendili. Voglio che tu li prenda. Quattrocento vanno più che bene. Ma ti vorrei chiedere un ultimo favore".
"Tutto quello che vuoi".
"Beh, ecco... domani ho un importante cena di lavoro. Vorrei che tu mi accompagnassi. Non voglio andarci da sola. Mi farebbe molto piacere se tu fossi lì insieme a me. Chiaramente se questo non ti crea imbarazzo. Sai come vanno queste cene, ci saranno molte persone importanti, professionisti, gente che conta. Vorrei che tu fossi il mio cavaliere. Ovviamente saprò ricompensarti. Seicento vanno bene?".
"Seicento?!".
"Oddio, che imbarazzo. Scusa, è che non so come... settecento?".
"No no, seicento vanno bene. Anzi, sono anche troppi".
"Va bene" Deborah mi sorrise e mi diede appuntamento al giorno dopo. Mi accompagnò alla porta e mi accarezzò il viso. "Buonanotte tesoro".
Deborah era davvero una persona speciale. Una persona sensibile. E il fatto di averle portato via quattrocento euro mi faceva stare un pò male. Ma d'altronde, me li ero guadagnati. Ritornai a casa e subito dissi a Sabrina che non volevo che Deborah incontrasse Riccardo; era una donna troppo speciale per stare con uno sfigato come lui. Sabrina ci rimase un pò male, a lei era sempre piaciuto organizzare matrimoni e incontri. Ma questa volta, la faccenda era molto complessa.

Stefano.

venerdì 25 maggio 2012

Scopando si impara

Superato lo choc iniziale Riccardo ora si sentiva confuso e si chiedeva se lo stessimo prendendo in giro.
"Spogliamoci" propose Stefano in tono allegro "Sabri fai vedere meglio le tette a Riccardo su".
Sorrisi. "D'accordo tesoro spogliamoci tutti".
Stefano in fretta, Riccardo più lentamente si tolsero jeans, camicia, scarpe e mutande. Riccardo era in imbarazzo e si coprì istintivamente il pacco con le mani.
"Non essere così timido Riccardo" mentre mi facevo spogliare dal mio fidanzato.
La situazione era molto diversa da quella che avrebbe sperato ma quando gli spiegammo la nostra idea capì che gli sarebbe convenuto fare altra pratica.
"Avvicinati Riccardo". Obbedì con il cazzo ancora completamente moscio, ma non rinunciò a palparmi un seno.
"Stenditi Sabri, dobbiamo far vedere bene al nostro amico come è fatta la figa così non avrà troppe sorprese". Il tono didattico che aveva assunto la situazione mi eccitò tremendamente.
Mi stesi obbedendo ed esponendomi a Stefano per la lezione.
"Questo è il bottoncino dell'amore, guardalo bene adesso, guarda che succede quando ci gioco". Le dita del mio fidanzato iniziarono a pizzicarlo.
"Prova tu ora" disse Stefano scostandosi e cedendo il mi clitoride alle sue dita.
"Oh Riccardo, non essere così rozzo".
"Ok d'accordo mostrami come devo fare"
"Il modo migliore è baciarla. Metti la faccia tra le mie gambe e usa la lingua". Riccardo stavolta lo fece con più calma.
"Forse è meglio che ti mostri io come si fa, non tutte le donne si riscaldano subito come Sabrina". Il tono da uomo esperto di Stefano mi mandò su di giri.
Riccardo aveva finalmente il cazzo quasi eretto, allungai le mani e lo strinsi forte.
"Su dai pompalo Sabri" mi invitò Stefano. Era proprio quello che avevo in mente di fare. Glielo strinsi con maggiore forza.
Riccardo sentì le mie mani tra le gambe, con una gli palpeggiavo i testicoli e con l'altra mi infilavo tra le chiappe con un dito che gli penetrava l'ano rugoso.
"Oh dannazione...Oh Cristo!" genette il ragazzo. Il mio dito aveva cominciato a ficcarsi sempre più in profondità nel culo provocandogli un orgasmo incontrollabile nella mia bocca.
Fu il momento in cui Stefano doveva mostrargli come si chiava seriamente, Riccardo rimase a guardare concentrato.
Quando fu convinto di aver capito bene il ritmo giusto da usare si chinò per prendermi in bocca un capezzolo mentre Stefano mi inondava la figa. Fu in quel momento che Riccardo provò la sensazione di venire senza doversi toccare e per la terza volta in quella giornata si scaricò sul mio collo e sul mio viso.
Quella prima lezione era andata sicuramente a buon fine ma ne sarebbero servite altre e nel frattempo Stefano doveva prendere i contatti con la nuova preda.
Sabrina

Intuizioni


E' incredibile come prenderlo nel culo possa rappresentare un momento molto importante di riflessione. Certo non basta un cazzo qualunque ma se si tratta di quello dell'uomo che ami i risultati a volte sono soprendenti. farmi scopare il culo da Stefano mi permette di liberare la mente, non devo preoccuparmi di godere, con lui l'orgasmo arriva naturalmente e fu proprio durante le sue spinte decise e profonde nel mio intestino che ebbi l'intuizione.
Aspettai che si fu ripreso dall'affanno per renderlo partecipe di un'idea che mi sembrava meravigliosa.
La sua nuova cliente aveva bisogno di un cazzo sempre a disposizione, e Stefano non poteva garantirglielo. Il mio nuovo amico aveva bisogno di una figa esperta ed accogliente e io non potevo garantirgliela.
"Perchè non li facciamo incontrare?" dissi a conclusione delle mie riflessioni.
Stefano ci pensò su, l'idea di scoparsi una nuova vaccona matura non gli dispiaceva ma mi diede ragione sul fatto che questa storia non sarebbe potuta durare per sempre.
"Non dico subito naturalmente, Riccardo è ancora vergine e ha bisogno di un pò di pratica ma impara alla svelta, e noi potremmo approfittare per spillarle un pò di soldi nel frattempo. Io mi occuperò di fare da scuola a Riccardo mentre tu cuocerai a fuoco lento la tardona, se sei d'accordo non perderei altro tempo".
Non era affatto un'idea malvagia. "Ora chiamo Riccardo, lo farò venire qui con la scusa del computer, tu resta nascosto per non intimorirlo e al momento opportuno fai la tua comparsa per iniziare a conoscerlo ed introdurlo nel nuovo giro".
Nonostante avesse goduto da poco e pure in abbondanza Stefano si ritrovò con il cazzo nuovamente duro come il marmo all'idea di potermi spiare fare sesso con un ragazzo nuovo, mi baciò sulle tette e andò a chiudersi in stanza in attesa del suo turno.
Quando Riccardo arrivò misi in scena il solito copione del computer rotto, lui capì e si mise subito ad armeggiare fingendo di cercare il problema mentre aspettava la mia mossa.
Mi sedetti tranquillamente sul divano e mentre lo osservavo lavorare tirai su la gonna e infilai due dita subito nella figa che tanto gli era piaciuta. Quello spettacolo per Riccardo era nuovo, rimase là immobile a guardare mentre si infilava una mano nella patta.
"Oh Sabrina!" esclamò mentre si avvicinava per inginocchiarsi a toccare il paradiso che tanto desiderava. Abbassai il volto verso il suo e lo baciai spalancando la bocca. Visto che lui non ne approfittava tirai fuori la lingua e la infilai tra le sue calde labbra. Fu come girare la chiave del contatto. Mi saltò addosso e io gli passai le mani sulle natiche per attirarlo di più a me ancora vestito.
"Oh Riccardo, mi chiaverai?" alzai il tono in modo che anche Stefano potesse sentirmi dall'altra stanza. "Chiavami subito!"
"Aiutami, non lo so fare!"
"Eccola tesoro" dissi aprendo al massimo le gambe. "Ora levati i pantaloni". Gli abbassai la cerniera e gli scostai il jeans. Lo slip era gonfio, se li sfilò rapidamente e ne uscì un bel cazzo già duro. Lo presi in mano e lo guidai dove doveva andare.
"Mettimelo dentro". Riccardo avrebbe voltu farlo subito ma non sapeva come. Se lo toccò e lo puntò in direzione della figa calda e spalancata e spinse. Fu tutto dentro e le pareti della mia figa lo imprigionò.
"Woe Sabry...è questo chiavare?"
"Oh si, ti piace vero Riccardo?"
"Merda! Oh scusami, è il massimo!" istintivamente iniziò a muoversi mentre si sentiva avvolgere il membro dal caldo.
"Va bene così? Dimmi cosa devo fare".
"Fai benissimo così, fottimi più forte Riccardo, più forte!". Il ragazzo obbedì virilmente strizzandomi le tette grosse.
Raggiunse l'orgasmo rapidamente e riuscì a tirarsi fuori per imbiancarmi le tette.
"Oh Riccardo non smettere proprio adesso, devi fartelo tornare duro, non resisto" gli spinsi la testa verso il basso.
"Ti prego baciami, succhiami come ho fatto io, fammi godere". Sembrava indeciso, stordito dall'odore forte dei miei umori.
Gli strinsi la testa con le gambe. "Infilami la lingua dentro".
Era completamente impriginato tra le mie cosce, aveva passato le mani sotto le natiche e le paplava continuando a far scorrere la lingua.
"Ancora più forte" gli urlai. Col naso schiacciato contro la fessura e i capelli sudati continuò a far andare la lingua sempre di più.
"Ooooh" genetti forte nentre venivo e lui si sentì molto orgoglioso di aver fatto godere in quel modo una donna.
Stefano scelse quel momento per entrare in scena. "Tutto bene tesoro?" disse buttando un occhio verso il membro moscio di Riccardo.
"Oh amore si sono venuta benissimo".
"Accidenti ma voi due...stavate scopando!" finse sorpreso il mio fidanzato giusto per divertirsi un pò.
Riccardo fu preso dal panico ma durò poco perchè Stefano lo rassicurò con una battuta.
"Potevate almeno far partecipare anche me".
Sabrina
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giovedì 24 maggio 2012

Riccardo

Con tutto quello che avevamo da fare tra le festa e il matrimonio ci mancava solo il verginello da svezzare! Ma come potevo dire di no a Giuliano? E poi a pensarci bene rappresentava una sfida, un pò di novità rispetto ai soliti torelli da monta che sanno tutto loro. Mi preparai ad accogliere il nuovo amico con questi pensieri e ammetto che le mie aspettative di trovarmi di fronte ad un bamboccione tutto brufoli e occhiuluto furono presto disattese con l'arrivo invece di un ragazzone alto, scuro dall'aria innocente ma comunque intrigante tanto che pensai non fosse lui oppure ad uno scherzo di Giuliano.
Gli bastò aprire bocca però per capire che era proprio come me lo aveva descritto...ci sarebbe stato un gran lavoro da fare senza dubbio, però era bello e questo mi confortava.
Era stato spedito da Giuliano con la scusa di controllare il nostro pc, era molto seccato e piuttosto imbarazzato, gli fece vedere il computer e andai in camera a finire di prepararmi. Almeno questo è quello che dissi a lui.
Facendo ben attenzione a lasciare la porta aperta l'unica cosa che volevo preparare invece era la mia figa già calda.
Avevo addosso solo una camicetta da notte rosa, che mi scoprivano le cosce e un seno, il tessuto era talmente trasparente da consentire di vedere tutto quello che c'era sotto.
Iniziai a masturbarmi senza vera voglia solo per avere un aggancio che lo spingesse a venire da me. Riccardo non si fece distrarre dal suo lavoro di controllo del pc finchè non capì che non c'era proprio nulla che non andasse e incurante dei miei gemiti si avvicinò alla stanza per dirmi che sarebbe andato via.
Non riuscì però ad aprire bocca quando oltre al mio capezzolo rosa e duro riuscì a vedere il triangolo folto di pelo scuro attraverso la stoffa trasparente.
Lo spettacolo di una donna nuda per lui nonera proprio una novità se si considera tutte quelle che aveva guardato su internet, rimase ad occhi e bocca aperta senza sapere che altro fare.
"Che cosa c'è Riccardo?" dissi sorridendo "Cosa stai guardando?".
Riccardo non riuscì a rispondere e si fece tutto rosso.
"Non hai mai visto una donna nuda?" e in quel momento mi resi conto che avevo una gran voglia di sapere che forma avesse il suo cazzo ma dovevo andarci piano per non farlo scappare.
"Mmmm...no, direi proprio di no".
"Beh..non c'è niente di male, in fondo siamo adulti.."
"Forse è il caso che ora vada".
"Ma no dai sei appena arrivato, guardami almeno un altro pò".
"Che cavolo Sabrina!" era davvero in imbarazzo ma anche piuttosto affascinato, sentivo i suoi occhi andare dal seno grosso al pelo scuro.
"Mi sono sempre chiesto come sono fatte le donne, davvero posso guardare ancora?"
"Ma certo caro" e feci scivolare la camicetta per farmi trovare tutta nuda.
Riccardo trattenne il fiato arrossendo ancora da più ma non rinunciò a guardare. ciò che lo affascinava di più erra il pelo riccio e folto. Orami tutte le modelle che trovava in rete erano completamente depilate, quella per lui era una vera novità, provò il forte desiderio di toccare quei peli, stava per allungare la mano ma non lo fece.
"Va bene Riccardo, va tutto bene! Puoi toccarmi...su fallo! Non ti morde mica".
Sorrideva nervosamente e schiacciò tutta la mano sulla mia figa, facendosi più audace prese ad accarezzare i peli senza osare andare oltre. Vedendo che non facevo nulla per fermarlo arrivò a toccare il mio grosso seno schiacciandole, accarezzava, pizzicava e tastava con la curiosità di un bambino nonostante i suoi 25 anni.
"Continua tesoro" e aprii le gambe per farglielo capire meglio "Puoi toccarmi anche là, va bene". Non sapevo bene fin dove mi sarei potuta spingere ma ora il desiderio di vederlo nudo si faceva più forte.
"Sei tutta bagnata!" disse in tono incredulo.
Scoppiai a ridere "Certo che sono bagnata Riccardo! Sono i succhi delle donne non lo sapevi?".
Lui scosse la testa "Non so molto delle donne".
"Beh non potrai avere un'esperienza migliore di questa, su avanti continua!" e lui continuò, goffamente ma continuò.
"Sei molto morbida Sabrina, morbida e bagnata"
"Mmmmm, non smettere Riccardo...è così bello". Aveva scoperto il clitoride e ne era molto curioso.
"Fai così" lo guidai posando la mia mano sulla sua.
"Va bene così Sabrina?"
"Oh mmmmm" riuscii solo a dire prima che l'orgasmo mi travolse.
"Riccardo è stato bellissimo! Sei un uomo non dimenticarlo e devi imparare a fare felici le donne!"
Era confuso ma contento, si guardò le dita bagnate ma non osava andare oltre.
"E' così bello stare senza vestito tesoro, perchè non levi anche tu qualcosa?".
"No no, va bene così, sto bene così". Stavo per arrabbiarmi ma non poyevo esagerare, non ancora almeno.
"Non è carino da parte tua Riccardo, magari potrei farti anche io qualcosa di bello".
Per nulla convinto il ragazzo si sfilò la maglietta, poi sbottonò molto lentamente il jeans senza avere il coraggio di abbassarlo, non riuscii più a resistere con una mano impaziente glielo tirai giù e lui se lo tolse del tutto diventando ancora più rosso.
"Oh come sei carino". L'uccello era molto invitante e stava iniziando ad ingrossarsi.
"Avvicinati di più Riccardo". La paura del contatto gli fece ammosciare il cazzo.
Glielo presi in mano per farlo indurire, quando fu al massimo non resistetti più tirai fuori la lingua per assaggiarlo senza esagerare.
Riccardo lanciò un grido di sopresa che mi spaventò ma mi spinse anche ad andare avanti leccando più velocemente attorno a quel glande così fresco.
"Accidenti sabry non me lo ero mai visto così grosso!" andava tutto bene era il momento di prenderglielo in bocca.
"Oh Sabrina ma cosa stai facendo?". Senza accorgemene avevo iniziato un pompini in piena regola succhiandolo forte.
"Devi smettere Sabrina, ti prego!"
"Ma perchè caro?"
"Perchè...beh perchè...se fai così ti verrò in bocca!" era rossissimo in viso.
"Ma va bene tesoro, si puoi schizzarmi tutto in bocca mi piace". Ripresi a succhiare voracemente, non riuscì più a trattenersi e fece una cosa che nessuno dei due si sarebbe aspettato. Mi prese la testa e me la spinse verso il suo membro mentre veniva gridando "SIIIIII".
Guardai l'orologio, Stefano poteva tornare da un momento all'altro, non che ci fosse nulla di male ovviamente ma mi sarei giocata la possibilità di rivederlo per continuare il lavoro, con la scusa di dover uscire a fare la spesa lo invitai ad andare ringraziandolo per il lavoro fatto al comuter. Non capì, ormai era passata in secondo piano il suo interesse per l'informatica, aveva scoperto il pompino e non vedeva l'ora di ripeterlo.
Sabrina
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