venerdì 5 giugno 2015
Filmino della vacanza
Non vi ho raccontato tutto della nostra breve vacanza in Sardegna per non rovinare la sorpresa a Stefano di quello che vedrà stasera nel filmino che abbiamo girato per lui, sono molto emozionata di vedere la sua reazione.
Abbiamo saltato le consuete riprese del mare stupendo e abbiamo iniziato a girare direttamente in bagno. Ci sono io tu nella vasca e tanta schiuma. Sono nuda. La mano di Stefano già scende e si infila nei pantaloni mentre io ammicco alla telecamera. La schiuma crea un vedo-non-vedo. Mi insapono, mi alzo per mostrare il corpo nudo, poi mi sciacquo.
Mentre mi sono girata e mostro orgogliosa il posteriore si sente la voce di Angelo.
“Infilati un dito”
Io eseguo, e me lo infilo nel culo, poi due.
La ripresa riprende in camera, sul letto, e ora non sono sola. Sto spompinando un ragazzo di colore. Bel fisico, muscoloso.
Sempre sul letto, a pecorina, lui mi scopa da dietro, in figa. Si vede che sono molto presa, molto coinvolta. Il suo lungo pene, coperto da un preservativo, entra ed esce lentamente. Improvvisamente compare un altro cazzo, davanti al mio viso. Lo afferro e me ne occupo con la lingua.
Stefano vorrebbe abbracciarmi ma lo scosto, è meglio se guarda con calma.
Un’altra scena è sulla terrazza sul tetto, io e una ragazza. L’inquadratura iniziale è sulle nostre bocche che limonano. Poi si allontana e mostra i nostri corpi che strusciano uno sull’altro. Lei è bionda, non molto seno, gambe lunghe e affusolate, culetto interessante.
Compaiono in scena tre uomini, Angelo più i due già visti. Alterniamo varie configurazioni. In una sono tutti e tre dentro di me. In un’altra i due ci sodomizzano mentre noi ci contendiamo Angelo con le bocche. Successivamente impegnate nel bocchino ci sono tre bocche, per due peni, Angelo ha deciso di darci una mano, anzi una lingua.
Stefano è al limite mi riempie di insulti: "Troia, puttana". Mentre mi viene in bocca.
giovedì 4 giugno 2015
martedì 2 giugno 2015
Ritorno alla normalità
Il giorno in cui Stefano e Tiffany tornarono dalla loro vacanza in Sicilia io conobbi Lorenzo, il figlio del mio più grande grossista di intimo del negozio, venuto a controllare gli andamenti dei suoi prodotti..
Mi ha puntato subito, tra tante belle ragazze che frequentano il negozio. Ha cominciato a fare il brillante, io rispondevo per le rime, facendo intendere che ce n’era. Un bel ragazzo, anche meno stupido dello stereotipo che incarnava. Inoltre la ricchezza, da brava puttanella che sono, mi ha sempre stuzzicato.
La prima sera mi ha riaccompagnato a casa, con un macchinone, il secondo giorno non sarebbe neanche dovuto venire, ma è stato in negozio tutto il giorno.
Ci siamo rivisti, il sabato dopo. Io ero tiratissima, scarpette aperte con tacco a spillo e cinghiette di cuoio. Vestitino a metà coscia con spalline, orecchini, collana e una borsettina, e basta.
Lo ho portato a visitare l'Oasi. Durante il viaggio la conversazione è stata piacevole, allusoria, piccante.
Ho voluto mettere bene in chiaro una cosa, perchè non ci fossero malintesi. Per lui c’era spazio solo per una scopata occasionale, niente di più.
Mentre glielo dicevo avevo una mano sulla sua coscia, non più in là. Stava guidando ed era già fin troppo su di giri a questa notizia.
Ceniamo al ristorante dell'Oasi, una cenetta romantica preparata e servita da Stefano, la brezza della sera mi si infilava su per la gonna facendomi venire qualche brivido.
Dopo cena gli ho mostrato la nostra splendida piscina illuminata.
Io lo guardo maliziosa e poi mi incammino verso la piscina, a metà strada mi fermo un attimo, mi tirò giù le spalline e lascio cadere l’abito ai miei piedi. Lui vede così il mio corpo nudo da dietro, nella penombra.
Qualche altro passo e lascio cadere anche le scarpe, poi mi tuffo. Il tutto senza mai girarmi.
Faccio qualche bracciata, torno indietro e riemergo aggrappandomi al bordo piscina. Lorenzo sta venendo verso di me e si è già denudato anche lui. Il fisico non è niente male, d’altro canto mi ha detto tutti gli sport che fa. Constato con piacere che il macchinone non serve per colmare nessuna lacuna, come dicono che spesso capita.
Mi entra dentro per la prima volta sott’acqua, continuiamo a farlo sul prato umido e rasato di fresco quando mi chiede: “Devo ritornare a casa stanotte?”
“No, possiamo rimanere qui”
"Lui non ti aspetta?”
“Sì, mi aspetta. e vorrà anche sapere tutti i particolari…”
“Ma non è geloso?”
“Sì, lo è. ma più io faccio la troia e più lui ragiona col cazzo e non capisce più niente.”
Passo la notte con lui mentre Stefano resta a dormire con Tiffany.
Al mattino si sveglia con una splendida visuale, io sono affacciata alla finestra che guardo fuori i colori del cielo di questa mattina di quasi estate, con i gomiti sul davanzale e la schiena inarcata protendo verso di lui le mie chiappe tonde.
“Sai”, gli dico, “tu non hai dovuto faticare quasi per nulla per portarmi a letto. Però ho visto che sai essere un gran seduttore, anche perchè i mezzi non ti mancano. Qualcosa te la devo far sudare, altrimenti non c’è gusto. C’è una cosa che non ti ho concesso stanotte e che non ti concederò ancora a lungo.” lo dico sculettando
“Ho capito. Accetto la sfida. Ma ti propongo un rilancio.”
“Sentiamo, mi piacciono le sfide.”
“Finchè non lo dai a me, non lo darai neanche al tuo uomo.”
“Che figlio di puttana”
Ci salutiamo così e io corro da mio marito a raccontargli la mia nuova conquista.
“Già, che figlio di puttana. Così io ora dovrei sperare che costui sia così bravo nel sedurti e che voi vi vediate spesso, in modo che l’attesa sia breve” commenta Stefano arrapatissimo.
“Dai, in fondo è un modo anche per noi per riattizzare la passione, spezzare la monotonia.”
“Di solito le coppie magari optano per il sesso anale proprio per fare qualcosa di nuovo, non il contrario.”
“Dai così desidererai il mio culo come non mai. E' più bello quando si riesce ad avere ciò che non si può avere.”
“Ma quindi anche tu ci rinunci oppure andrai in giro a cercare un terzo senza il divieto di accesso?”
“Beh… in fondo io dovrò rimanere in allenamento, altrimenti poi me lo sfondate…”
venerdì 29 maggio 2015
Sexy Shop.
(in foto: Lady Barbara, legsworld.net)
So che mi sono un pò intrufolata nel blog di Stefano e Sabrina, ma l'ho fatto su loro richiesta. Sono così curiosi di conoscere tutti i dettagli della mia lovestory con Mario che mi hanno chiesto di scrivere una serie di post su questa mia avventura. E io lo faccio volentieri. Ho voglia di far conoscere a tutti quanto lo amo e quanto fosse infantile e forse anche un pò immaturo il mio atteggiamento in quei giorni in cui il nostro amore si consumava. Se questa faccenda vi annoia siete liberi di passare avanti. Non siete obbligati a leggere le porcate che facevo con Mario.
Ricordo che scrissi una mail a Sabrina. Avevo voglia di raccontare quella storia a qualcuno, e così presi il mio portatile e le scrissi due righe. Lei mi avrebbe capito. Lei di cazzi ne aveva presi tanti, e solo lei poteva capire lo stato di estasi in cui mi trovavo. Mario dormiva, la batteria del portatile aveva l'80 per cento di autonomia, così avevo abbastanza tempo per scrivere a Sabrina tutti i particolari, di quanto era bello Mario, di quanto era grosso il suo cazzo e di quanto era bravo a farmi godere.
Fuori al terrazzo era buio, però potevo vedere le luci arancioni dei lampioni delle strade, e le lucette azzurre dei televisori nelle case, che brillavano come lucciole. Cosa avrebbero pensato i miei figli di me se avessero saputo quella storia? A Sabrina scrissi anche questo.
Matteo era il più grande. Aveva ventisette anni e si era formato una famiglia. Non lo vedevo da alcuni mesi. La moglie era una vipera, e lei pensava la stessa cosa di me. Paola invece aveva venticinque anni e aveva cominciato a frequentare un imprenditore brianzolo, difficile dire se per denaro o per amore. Certo era che le piacevano molto le auto di lusso, i gioielli e i vestiti costosi. Avrebbero trascorso l'estate sulla sua barca con ciurma e vini francesi.
Ad un certo punto mi addormentai. Avevo inviato la lettera a Sabrina ed ero andata a stendermi sul divano. Mi svegliai alle sette. Mario dormiva ancora, e non si sarebbe svegliato prima di mezzogiorno. Avevo voglia di fargli una sorpresa. Gli lasciai un messaggio, gli scrissi di non preoccuparsi, che sarei ritornata quello stesso pomeriggio. Gli preparai la pasta all’insalata, così non avrebbe dovuto neanche mettersi a cucinare. Avrebbe dovuto soltanto togliere la carta argentata dall’insalatiera e mangiare. Andai alla stazione a prendere il treno per Roma. All’una pranzai in un ristorante piuttosto raffinato della grande metropoli e poi me ne andai di nuovo in giro, fino a trovare quello che cercavo: un sexy shop. Giocattoli per adulti, diceva l’insegna. Il commesso era un ragazzo muscoloso con un maglia nera quasi trasparente, tanto che i suoi capezzoli erano chiaramente visibili. Sembrava a suo agio e mi invitò a dare un’occhiata.
- Cercava un giocattolo in particolare?
- In realtà sarei interessata a della lingerie particolare.
- Signora, sul suo corpo diventerà speciale qualsiasi tipo di indumento – era molto gentile, gli sorrisi e nascosi lo sguardo abbassando la testa. – Deve soltanto scegliere. Vuole una mano?
- Molto volentieri.
Il negozio era pieno di cianfrusaglie e strumenti del piacere. Lozioni, statuette e preservativi, vibratori anali e vaginali, mascherine e manette di peluche rosa. Mi sembrava di essere nel regno del vizio. C'erano quattro uomini distinti che gironzolavano tra gli scaffali dei film porno, e quando si accorsero di me nascosero la loro faccia dandomi le spalle. Uno diventò tutto rosso e sgattaiolò fuori dal negozio. In pochi minuti la mia presenza aveva creato il panico. Padri di famiglia che cercavano chissà che. Forse il coraggio per comprare alla propria moglie un tanga, per allietare le loro notti spente. Forse un film porno con giovani diciottenni alle prese con grossi omoni neri. Magari non sapevano neanche loro cosa stavano cercando.
Il commesso era chiaramente gay. Mi portò nella zona del negozio dedicata agli indumenti sexy: c'erano divise da infermiere, lunghi stivali, mascherine (anche qui), autoreggenti, vestaglie trasparenti da notte, corpetti in lattice.
- E voilà – disse. – Il suo uomo le ha confessato di avere qualche fantasia sadomaso?
- No, non credo ne abbia.
- Tutti ne abbiamo.
- Dici?
- Certo. Ha in mente di fargli passare una notte di fuoco?
- In realtà è per un servizio fotografico. Sto cercando di farlo appassionare alla fotografia e allora ho pensato di indossare qualcosa di particolare per l’occasione.
- Ma allora lei, quest’uomo, lo vuole morto – il commesso prese degli stivaloni neri e un corpetto di lattice. – Indossi questi, e vedrà che il servizio fotografico sarà pieno di sorprese.
Entrai in un camerino e mi spogliai. Ero completamente nuda, mi guardai allo specchio e mi chiesi cosa diavolo stessi facendo. Presi gli stivali in mano e ad uno alla volta li infilai. Cavolo mi arrivavano fin sopra le ginocchia, erano enormi. La tendina non era completamente chiusa, e notai da uno spiraglio che un uomo mi stava spiando. Lui si avvicinò così tanto che sentii il suo respiro affannato. Lo vidi riflesso sullo specchio del camerino, solo il suo occhio destro, spalancato e inquietante. Con una mano si toccò la patta dei pantaloni; al dito medio portava la fede. Aveva si e no la mia stessa età. Decisi di giocarci un pò, così gli feci vedere il culo, allargandomi le natiche e mostrandogli il buco del condotto anale. Poi mi girai e gli feci vedere la figa, allargandola con due dita. Mi stavo divertendo da morire nel vedere quel porco così arrapato, e allora mi infilai in vagina il dito medio, facendolo salire su e giù ben bene, e poi lo tirai fuori, bello carico dei miei umori, e lo avvicinai allo spiraglio della tendina. L'uomo avvicinò la bocca e lo leccò avidamente. Poi spinse un braccio nel camerino e cercò di toccarmi la figa, ma io non glielo permisi.
- Bella – disse con un filo di voce.
- Vai vai, gira a largo – gli risposi. – Sei troppo vecchio per me.
Per fortuna arrivò il commesso in mio soccorso.
- Sciò sciò, la signora si sta cambiando. Vecchio maiale.
L’uomo se ne andò via borbottando e il commesso entrò nel camerino guardandomi da capo a piedi. Si mostrò notevolmente impressionato e non so se lo fece semplicemente come avrebbe fatto ogni buon commesso oppure davvero quegli stivali mi donavano. E comunque vorrei far presente che a parte quegli stivali non indossavo nient'altro. E la cosa mi arrapava un casino. Peccato che al commesso non facevo nessun effetto. Erano ben altri i suoi gusti.
- Ma signora, lei è uno spettacolo – mi disse. - Adesso lasci che l’aiuti a mettere su il corpetto.
Lo prese con entrambe le mani e me lo mise intorno alla vita. Standomi dietro me lo allacciò. Mi andava strettissimo e il mio seno stava quasi per esplodere fuori oscenamente, glielo feci notare e lui mi rispose che era tutto regolare. Quel genere di prodotto andava indossato in quella maniera.
- E voilà – esclamò una volta finito di allacciarmi. – Che bella signora. Sprigiona un erotismo come solo la Loren sapeva fare.
Mi guardai allo specchio. Sembravo una vera zoccola.
Maria Stella.
Fuori al terrazzo era buio, però potevo vedere le luci arancioni dei lampioni delle strade, e le lucette azzurre dei televisori nelle case, che brillavano come lucciole. Cosa avrebbero pensato i miei figli di me se avessero saputo quella storia? A Sabrina scrissi anche questo.
Matteo era il più grande. Aveva ventisette anni e si era formato una famiglia. Non lo vedevo da alcuni mesi. La moglie era una vipera, e lei pensava la stessa cosa di me. Paola invece aveva venticinque anni e aveva cominciato a frequentare un imprenditore brianzolo, difficile dire se per denaro o per amore. Certo era che le piacevano molto le auto di lusso, i gioielli e i vestiti costosi. Avrebbero trascorso l'estate sulla sua barca con ciurma e vini francesi.
Ad un certo punto mi addormentai. Avevo inviato la lettera a Sabrina ed ero andata a stendermi sul divano. Mi svegliai alle sette. Mario dormiva ancora, e non si sarebbe svegliato prima di mezzogiorno. Avevo voglia di fargli una sorpresa. Gli lasciai un messaggio, gli scrissi di non preoccuparsi, che sarei ritornata quello stesso pomeriggio. Gli preparai la pasta all’insalata, così non avrebbe dovuto neanche mettersi a cucinare. Avrebbe dovuto soltanto togliere la carta argentata dall’insalatiera e mangiare. Andai alla stazione a prendere il treno per Roma. All’una pranzai in un ristorante piuttosto raffinato della grande metropoli e poi me ne andai di nuovo in giro, fino a trovare quello che cercavo: un sexy shop. Giocattoli per adulti, diceva l’insegna. Il commesso era un ragazzo muscoloso con un maglia nera quasi trasparente, tanto che i suoi capezzoli erano chiaramente visibili. Sembrava a suo agio e mi invitò a dare un’occhiata.
- Cercava un giocattolo in particolare?
- In realtà sarei interessata a della lingerie particolare.
- Signora, sul suo corpo diventerà speciale qualsiasi tipo di indumento – era molto gentile, gli sorrisi e nascosi lo sguardo abbassando la testa. – Deve soltanto scegliere. Vuole una mano?
- Molto volentieri.
Il negozio era pieno di cianfrusaglie e strumenti del piacere. Lozioni, statuette e preservativi, vibratori anali e vaginali, mascherine e manette di peluche rosa. Mi sembrava di essere nel regno del vizio. C'erano quattro uomini distinti che gironzolavano tra gli scaffali dei film porno, e quando si accorsero di me nascosero la loro faccia dandomi le spalle. Uno diventò tutto rosso e sgattaiolò fuori dal negozio. In pochi minuti la mia presenza aveva creato il panico. Padri di famiglia che cercavano chissà che. Forse il coraggio per comprare alla propria moglie un tanga, per allietare le loro notti spente. Forse un film porno con giovani diciottenni alle prese con grossi omoni neri. Magari non sapevano neanche loro cosa stavano cercando.
Il commesso era chiaramente gay. Mi portò nella zona del negozio dedicata agli indumenti sexy: c'erano divise da infermiere, lunghi stivali, mascherine (anche qui), autoreggenti, vestaglie trasparenti da notte, corpetti in lattice.
- E voilà – disse. – Il suo uomo le ha confessato di avere qualche fantasia sadomaso?
- No, non credo ne abbia.
- Tutti ne abbiamo.
- Dici?
- Certo. Ha in mente di fargli passare una notte di fuoco?
- In realtà è per un servizio fotografico. Sto cercando di farlo appassionare alla fotografia e allora ho pensato di indossare qualcosa di particolare per l’occasione.
- Ma allora lei, quest’uomo, lo vuole morto – il commesso prese degli stivaloni neri e un corpetto di lattice. – Indossi questi, e vedrà che il servizio fotografico sarà pieno di sorprese.
Entrai in un camerino e mi spogliai. Ero completamente nuda, mi guardai allo specchio e mi chiesi cosa diavolo stessi facendo. Presi gli stivali in mano e ad uno alla volta li infilai. Cavolo mi arrivavano fin sopra le ginocchia, erano enormi. La tendina non era completamente chiusa, e notai da uno spiraglio che un uomo mi stava spiando. Lui si avvicinò così tanto che sentii il suo respiro affannato. Lo vidi riflesso sullo specchio del camerino, solo il suo occhio destro, spalancato e inquietante. Con una mano si toccò la patta dei pantaloni; al dito medio portava la fede. Aveva si e no la mia stessa età. Decisi di giocarci un pò, così gli feci vedere il culo, allargandomi le natiche e mostrandogli il buco del condotto anale. Poi mi girai e gli feci vedere la figa, allargandola con due dita. Mi stavo divertendo da morire nel vedere quel porco così arrapato, e allora mi infilai in vagina il dito medio, facendolo salire su e giù ben bene, e poi lo tirai fuori, bello carico dei miei umori, e lo avvicinai allo spiraglio della tendina. L'uomo avvicinò la bocca e lo leccò avidamente. Poi spinse un braccio nel camerino e cercò di toccarmi la figa, ma io non glielo permisi.
- Bella – disse con un filo di voce.
- Vai vai, gira a largo – gli risposi. – Sei troppo vecchio per me.
Per fortuna arrivò il commesso in mio soccorso.
- Sciò sciò, la signora si sta cambiando. Vecchio maiale.
L’uomo se ne andò via borbottando e il commesso entrò nel camerino guardandomi da capo a piedi. Si mostrò notevolmente impressionato e non so se lo fece semplicemente come avrebbe fatto ogni buon commesso oppure davvero quegli stivali mi donavano. E comunque vorrei far presente che a parte quegli stivali non indossavo nient'altro. E la cosa mi arrapava un casino. Peccato che al commesso non facevo nessun effetto. Erano ben altri i suoi gusti.
- Ma signora, lei è uno spettacolo – mi disse. - Adesso lasci che l’aiuti a mettere su il corpetto.
Lo prese con entrambe le mani e me lo mise intorno alla vita. Standomi dietro me lo allacciò. Mi andava strettissimo e il mio seno stava quasi per esplodere fuori oscenamente, glielo feci notare e lui mi rispose che era tutto regolare. Quel genere di prodotto andava indossato in quella maniera.
- E voilà – esclamò una volta finito di allacciarmi. – Che bella signora. Sprigiona un erotismo come solo la Loren sapeva fare.
Mi guardai allo specchio. Sembravo una vera zoccola.
Maria Stella.
giovedì 28 maggio 2015
Si torna a casa
La nostra breve vacanza era finita nel migliore dei modi ma non erano ancora finite le sorprese. Salutato Sammy ci rechiamo in aereoporto dove durante l'attesa ci scambiamo i primi convenevoli con una Federica e Luigi. In volo abbiamo approfondito la conoscenza, una coppia quasi coetanea, qualche interesse in comune, esperienze simili. Carini entrambi, un po’ sul genere fighetto, ma simpatici, tanto da spingere me e Angelo ad invitarli a fermarsi qualche giorno all'Oasi con noi, senza bisogno di specificare di che tipo di posto si trattasse, avrebbero avuto modo di scoprirlo da soli.
Dopo esserci sistemati e trovata la camera adatta ai nostri nuovi amici li invitiamo subito per il primo tuffo in piscina rinunciando per il momento a levarci i costumi come è abitudine dell'Oasi.
I nostri nuovi amici non sembrano avere questa usanza. In ogni caso l'Oasi è ancora poco frequentata.
Noto subito che Luigi guarda spesso e volentieri e di nascosto il mio corpo. C'è anche da dire che il mio bikini era molto striminzito. Federica mi è sembrata un po’ gelosa.
La piscina è quasi solo per noi. Angelo ne approfitta e si butta in acqua mentre noi tre restiamo a prendere il sole. Io e Federica ci spalmiamo la crema e vicenda e Luigi non è parso indifferente a questo spettacolo.
All’improvviso faccio la rivelazione: “Qui all'Oasi la gente è abituata a prendere il sola nuda, è un problema se mi spoglio?”
Risponde solo Luigi: “No, nessun problema.”
Forse la risposta è sbagliata, o forse l’ha data troppo in fretta o col tono sbagliato, si vede che Federica si è incazzata. Gelosia e invidia insieme, ma è troppo orgogliosa per ammetterlo e non vuole fare la parte della bacchettona.
Mi spalmo la crema sul culo, sul seno, sul pube rasato di fresco. Vedo Luigi in difficoltà, deve far finta di non guardare, deve nascondere l’erezione e vuole guardarmi il più possibile. L’atmosfera è tesa ma io mi comporto come se nulla fosse, nel modo più naturale possibile. Non escludo che questa mia naturalezza renda ancora più nervosa Federica e più eccitato lui.
Ad un certo punto Luigi non ce la fa più e va verso l’acqua, nascondendo in modo evidente, con la mano, l’erezione. L’acqua fredda lo calmerà. Federica forse vorrebbe chiedermi di rivestirmi ma non vuole mostrarsi così insicura. Forse vorrebbe imitarmi ma non è ancora abbastanza sicura.
Angelo intanto torna gocciolante dall'acqua. Mi vede nuda e sorride.
“Ah, vedo che hai deciso di stare libera. è un problema se lo faccio anche io?” lo chiede rivolgendo la schiena a Federica, guardandola e con le mani già sotto l’elastico dei boxer.
Lei sembra destarsi, sembra perdere un po’ l’incazzatura e gli scruta le gambe, i glutei e la schiena. Sembra pregustare il momento in cui si volterà. Angelo la fa attendere, si spalma la crema ovunque. Da sotto gli occhiali da sole lei fissa di sbieco pensando forse di non essere notata. Dalla sua visuale probabilmente sta vedendo i coglioni penzolanti di Angelo, vrà pure visto il buco del culo quando si è chinato. Ha un leggero sorriso quando Angelo si volta mentre si sta incremando l'uccello.
Federica ha riacquistato l’allegria, parla e scherza con noi. E' il suo ragazzo a tornare dal mare turbato. Vede Angelo e probabilmente fa il confronto. Vederla fare la sciocchina a pochi centimetri da un cazzo più grande del suo gli fa male. E' rabbuiato ma almeno ora non nasconde più i suoi sguardi su di me.
Ci rilassiamo, dormicchiamo, ci rimettiamo la crema. Stavolta io su Angelo e lui su di me. Per fortuna è a pancia in giù.
“Io torno in acqua” annuncia dopo un po’. “Chi mi segue? Dai vieni!” insiste con Federica che si nega, come da copione, ma poi lo raggiunge sculettando.
Io e Luigi li guardiamo, li controlliamo. Angelo la spruzzi con l’acqua, lei risponde, poi si allontanano a nuoto, vicini. Angelo le fa degli scherzi da sott’acqua, io percepisco la gelosia di Luigi e senza preavviso appoggio la mano sui suoi addominali. Ha un sussulto, si guarda attorno timoroso che qualcuno ci veda, ma siamo soli quindi infilo la mano nei boxer per trovare un pene già duro. Lui inclina indietro la testa, quattro o cinque colpi e già viene inondandomi la mano di sperma. Mi guarda ansimante, non ci siamo detti una parola.
Federica sta risalendo con qualcosa in mano. Sono i pezzi del bikini, si è spogliata anche lei. Arriva da noi, Luigi è paonazzo.
“Ho deciso anche io di stare libera, è bellissimo. Nuotare nuda è fantastico. Dai, spogliati anche tu a questo punto. Sei rimasto l’unico!”
Luigi è imbarazzatissimo. dice di no, lei prova a tirargli i boxer, lui se li tiene. Non può toglierseli, lei vedrebbe il suo pene sporco di sperma, io fingo indifferenza.
“Dai, di che ti vergogni? Io so come sei nudo, non puoi rimanere l’unico vestito. Ok, Angelo ce l’ha più grosso di te ma non devi fartene un problema.”
Credo si stia divertendo ad umiliarlo.
La serata si trasformò in una specie di scambio di coppia perpetuo. In un modo o nell’altro io ero sempre insieme a Luigi (che dopo essersi lavato in piscina si tolse tutto anche lui) e Angelo insieme a Federica. Non fu nulla di dichiarato, di esplicito, soprattutto fra loro. Si stavano tradendo alla luce del sole ma facendo finta di nulla, non chiedendosi e non dicendosi cosa succedeva quando una delle due coppie era avvinghiata in acqua, era nascosta fra i cespugli o era semplicemente in una delle due nostre camere.
Il mattino dopo era come se nulla fosse accaduto, anche se Federica volle assaggiare Angelo un’ultima volta nel bagno prima di andarsene.
Ci era mancata solo la ciliegina del sesso a quattro, ma il rapporto che c’era fra loro due non lo consentiva. Peccato perchè penso che fossero una coppia che avrebbe gradito che la parte maschile, seppur etero, si sottomettesse a me in un atto di sodomia. Mi sembravano i tipi, soprattutto lei.
Angelo si è accontentato del culo di lei, rotondo anche se piccolo e voglioso, insaziabile ma poco allenato. Io ho addestrato un po’ lui, così potranno continuare da soli, facendo finta di ignorare da dove è sorta questa voglia per entrambi.
mercoledì 27 maggio 2015
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