domenica 9 ottobre 2016

venerdì 7 ottobre 2016

mercoledì 5 ottobre 2016

Il culo vergine di Loredana.


   Dove eravamo rimasti? Ah sì, mentre guidavo Loredana in camera da letto, tenendola per i polsi uniti dietro la schiena, mi chiedevo se il suo bel culone burroso fosse ancora vergine. La feci entrare nella stanza e la spinsi sul letto. La nostra camera da letto, mia e di Sabrina. Il suo grande ritratto fotografico a mezzo busto che stava sopra la testiera del letto ci guardava. Era una foto bellissima che le aveva scattato un nostro amico fotografo, in cui era ritratta con un corpetto in lattice in cui le tette erano così schiacciate dentro da sembrare ancora più grosse di quello che erano. Loredana si accorse che stavo guardando il ritratto.
   “Quella è tua moglie?” mi chiese.
   “Sì”.
   “Sembra proprio una zoccola”.
   Io intanto avevo cominciato a spogliarmi più in fretta possibile. C’avevo proprio tanta voglia di fare il culo a Loredana. Vergine o no, quella sera Loredana non sarebbe uscita dal mio appartamento se prima non mi dava quel suo culone burroso.
   “Tua moglie ha proprio delle belle tette” disse.
   “Sì, e ci sa fare anche delle ottime spagnole”.
   “Anche io so fare delle ottime spagnole”.
   “Ah sì? E allora fammi vedere. Fammi vedere se sei più brava di mia moglie” tirai giù gli slip liberando il mio cazzo duro e glielo piazzai proprio in mezzo alle tette. Lei allora se lo mise in mezzo e poi ci schiacciò i suoi seni contro. Non era molto esperta, rispetto a Sabrina era davvero una principiante. Per mia moglie fare le spagnole era una cosa davvero naturale. Loredana, nonostante la buona volontà, non poteva assolutamente competere con lei.
   “Ti sta piacendo?” mi chiese.
   “Mia moglie è più brava”.
   “Ah sì?” a quel punto Loredana smise di segarmi con le tette e incrociò le braccia mettendomi il broncio. “E allora fattele fare da lei le spagnole”.
   “Non te la prendere, è solo che lei ha più esperienza. Sapessi quanti uomini ha fatto godere con le tette”.
   “È proprio una gran maiala”.
   “Eh sì. Adesso perché non ti metti a quattro zampe sul letto e non mi fai entrare dentro i tuoi bei buchetti?”.
   A quel punto lei girò su se stessa dandomi il culo e si mise a quattro zampe e io le mollai una bella sculacciata sul sedere e lei ebbe un sussulto di piacere. Le piacevano proprio tanto le sculacciate. Mi posizionai subito dietro di lei, presi il cazzo dalla base e lo indirizzai direttamente verso il suo orifizio anale. Ma non appena lo sfiorai lei scattò in avanti quasi terrorizzata da quello che stavo per fare.
   “No no no no, nel culo no” disse. “Ficcamelo dove ti pare, ma nel buco del culo no”.
   “E dai” mi accasciai su di lei a baciargli teneramente un orecchio e nel frattempo stricavo il cazzo in mezzo alle sue natiche. “Lasciami entrare nel tuo culetto. Cosa ti costa?”.
   “No, è una cosa che mi fa schifo” rispose. “E poi sono ancora vergine lì”.
   “Mia moglie non avrebbe fatto tutte queste storie”.
   “Tua moglie è una zoccola, probabilmente è abituata a dare via il culo a chiunque”.
   “Dai, faccio piano. Vedrai, ti piacerà”.
   “E va bene. Ficcami sto cazzo dentro e facciamola finita”.
   Con le mani afferrai saldamente le sue belle chiappone e gliele allargai, puntai di nuovo il cazzo contro il buco del culo e mi feci strada dentro. Ma ragazzi, quanto era stretto! Ad ogni movimento che facevo lei cacciava un urlo.
   “Piano! Cazzo quanto fa male!”.
   Mi ricordai all’improvviso che nel cassetto del comodino di Sabrina c’era una confezione di lubrificante. Lo presi e lo spalmai ben bene sull’orifizio anale di Loredana e poi sul mio cazzo. A quel punto non ebbe problemi a entrare. La presi per i fianchi e me la inculai alla grande e lei cominciò a prenderci gusto. Ogni tanto la sculacciavo, perché ormai sapevo che era una cosa che le piaceva. Andammo avanti per cinque minuti, poi non ce la feci più e lo tirai fuori schizzandogli sulla schiena. Loredana crollò sul letto esausta, con le braccia aperte a pancia in giù.
   “Sono stata brava?” domandò con un filo di voce.
   “Beh, hai ancora molto esperienza da fare. D’altronde hai solo diciotto anni. Ma le capacità per diventare zoccola quanto mia moglie non ti mancano”.
   Loredana scoppiò a ridere e io le diedi un’altra bella sculacciata.

Stefano. 

lunedì 3 ottobre 2016

Sangue dai buchi.


   Erano le undici e mezza di sera quando ero andato via dall’appartamento dei genitori di Moana. A far compagnia a Stefano era rimasta soltanto Loredana. Cosa aveva in mente? Voleva forse cornificare Sabrina, la madre di Moana, andando a letto con suo marito? Era un’ipotesi molto remota, frutto della mia fantasia. In ogni modo non conoscevo Loredana abbastanza da poter azzardare quali fossero le sue intenzioni. Prima di iniziare le riprese del film avevamo fatto diversi colloqui per trovare una costumista, e lei era risultata quella più idonea. Per il resto, non sapevo altro di lei. Che intenzioni aveva? Perché era rimasta da sola a casa col padre di Moana?
   Ero alla guida della mia auto mentre pensavo quelle cose. Me ne stavo andando in giro a vuoto, senza una meta, perché aspettavo la telefonata di Moana che mi dicesse che “la faccenda” che doveva sbrigare con Nicola era finalmente giunta a termine. E nel frattempo pensavo: “quanto ci mette quel porco di Nicola a fottersi la mia Moana?”. La mia Moana. Dentro di me avevo pensato proprio quella cosa. “La mia Moana”. Come se Moana fosse ancora la mia fidanzata. Lo avevo pensato, quindi non potevo nasconderlo a nessuno, soprattutto non potevo nasconderlo a me stesso. Amavo ancora Moana, e avrei fatto di tutto per riaverla. E il fatto di saperla a letto con quel maiale di Nicola mi faceva saltare i nervi. Avevo tanta voglia di piombare lì a casa sua, mentre lo stavano facendo e riempirlo di botte. Ma sapevo che dovevo stare buono. D’altronde avevamo un contratto; finanziamenti illimitati in cambio di un rapporto completo con Moana.
   E Moana era stata una fidanzata esemplare ad accettare quell’accordo. Ma perché lo aveva fatto? D’altronde non eravamo più fidanzati. Eppure lei lo aveva fatto lo stesso. Lo aveva fatto per me, perché quel progetto era tutto quello che mi rimaneva, era il mio futuro. Dal successo di quel film poteva dipendere tutto il mio avvenire. Poteva essere un’esperienza fallimentare oppure poteva essere l’inizio del mio successo. E forse lei lo aveva capito, e quindi in nome del nostro passato da fidanzati si era sacrificata per la causa. In ogni modo la amavo ancora, non lo posso nascondere.
   Mentre ero in macchina, che guidavo a vuoto per le vie della città, il telefono cominciò a squillare. Subito pensai che fosse Moana che mi chiedeva di andare a riprenderla, e che tutto era finito. E invece no, sul display mi apparve il numero di Nicola. Chissà, pensai, forse Moana aveva finito il credito e mi stava chiamando col telefono di Nicola. E quindi risposi subito, ma dall’altra parte non c’era lei ma lui. Nicola era allarmatissimo, mi disse di correre da lui, che qualche cosa era andato storto e che Moana stava perdendo sangue da tutte le parti.
   “Che le hai fatto?!” urlai. “Brutto stronzo, cosa le hai combinato?”.
   “Io niente, te lo giuro” Nicola quasi piangeva, era spaventato e non sapeva cosa fare. “Abbiamo fatto solo l’amore, come d’accordo. Corri, presto! Le esce sangue da tutte le parti!”.
   “Ma da dove precisamente?” urlai e schiacciai l’acceleratore bruciando tre o quattro semafori. “Da dove esce questo sangue?”.
   “Ovunque, dalla figa, dal buco del culo! Corri!”.
   Credo di non aver mai corso in città in quel modo. Arrivai sotto casa di Nicola in pochi minuti e mi precipitai contro il portone dell’edificio aprendolo a calci. Salii fino all’ultimo piano, dove stava la sua mansarda. La porta era aperta, Nicola era nel corridoio d’ingresso che piangeva. Andai sparato verso la sua camera da letto dove trovai Moana in un lago di sangue che gli usciva, come mi aveva già detto lui, dalla figa e dal culo. Era nuda e quando mi vide allungò le braccia verso di me.
   “Berni, ti prego portami in ospedale!” urlò e poi scoppiò in lacrime e mi strinse in un abbraccio. “Mi esce sangue dappertutto Berni, aiutami”.
   “Certo che ti aiuto, ma poi ritorno qui e a Nicola gli rompo il culo”.
   Presi un telo dal bagno e lo avvolsi intorno a Moana, poi la presi in braccio e la portai via. Sull’uscio incrociammo Nicola, gli dissi che l’avrei portata all’ospedale, ma che avremmo fatto i conti dopo.
   “Berni ti giuro, non le ho fatto niente” implorò ancorandosi al mio piede in modo patetico. Con il peso di Moana tra le braccia, che intanto piangeva a dirotto, e lui che mi stringeva il piede, anche lui piangendo a dirotto, stavo quasi per crollare a terra. Ma mi feci forza e andai verso la rampa di scale.
   La feci entrare in macchina con delicatezza poi mi catapultai al posto di guida e partii a razzo verso il primo ospedale di zona. Poi Moana smise di piangere e cominciò a ridere come una stupida, una risata beffarda, cattiva, di chi aveva architettato un piano ben riuscito che poi alla fine era finito come previsto. Decelerai e la guardai, vidi i suoi occhi brillare per via delle lacrime, ma erano lacrime che stavano sgorgando in quel momento a causa del troppo ridere.
   “Hai visto come ho recitato bene?” domandò. “Da premio oscar, dì la verità. Ragazzi, che risate!”.
   “Moana, stai bene?” fermai la macchina e cercai di capire cosa stesse succedendo.
   “Certo che sto bene”.
   “E tutto quel sangue?”.
   “Quale sangue? Quello che mi usciva dal buco del culo o quello che mi usciva dalla figa?”.
   “Dai smettila di scherzare. Dico sul serio, perché sei ricoperta di sangue?”. 
   Moana alzò una mano e aprì le dita facendo apparire quasi magicamente un flacone di sangue finto, lo stesso sangue finto che avremmo utilizzato durante alcune riprese del film. Era tutto finto, Moana stava bene. Sentii l’adrenalina che mi si scaricava e mi afflosciai sul sedile della macchina, e la vidi ridere di nuovo come prima, la stessa risata stupida di chi ha appena compiuto uno scherzo ben riuscito.
   “Ma perché lo hai fatto?” domandai, ero molto arrabbiato e confuso, avrei voluto darle uno schiaffo per quello che aveva appena fatto, ma poi mi accorsi che non ce l’avrei mai fatta. Moana era ciò di più caro che avevo al mondo, era il mio fiore, e si sa che i fiori non si toccano nemmeno con un dito.
   “Per dargli una lezione. Così impara, quel prepotente. Credeva di potermi avere facendoti un volgare ricatto. Ma chi si crede di essere? Hai visto come piangeva, quel cagasotto?”.
   “Moana, mi hai fatto morire di paura”.
   “E dai! Sto bene. Non vedi che sto bene? E poi adesso ce l’abbiamo per le palle quello lì. Adesso Nicola è la tua gallina dalle uova d’oro. Potrai chiedergli tutti i finanziamenti che vorrai finchè ci sarò io. È in debito con me. Guarda come mi ha ridotta” Moana aprì il telo doccia con cui l’avevo avvolta mettendo a nudo il suo bellissimo corpo ricoperto di sangue finto, poi scoppiò di nuovo a ridere. “Povero illuso. Ci vuole ben altro per ridurmi in questo stato”. 
   “Quindi hai fatto tutta questa commedia solo per me?” domandai. “Solo per farmi ottenere altri finanziamenti? Ma perché?”.
   “Come sarebbe a dire perché?” Moana sembrava davvero stupita da quella mia domanda. Possibile che ancora non avevo capito? Dovevo essere particolarmente stupido se ancora non ci ero arrivato. “Ma perché io ti amo, Berni. Lo vuoi capire che ti amo?”.
   A quel punto mi protesi verso di lei e la baciai. Ritornammo ad essere una coppia e ce lo dimostrammo a vicenda baciandoci per più di un quarto d’ora. E a me diventò durissimo, tanto che le dissi che avevo voglia di montarla, ma a Moana fare l’amore in macchina non piaceva, così mi disse che potevo riaccompagnarla a casa, dove avremmo potuto farlo tranquillamente in camera sua, senza il rischio di, queste furono le sue testuali parole, essere impalati dal cambio.

Berni.

sabato 1 ottobre 2016

giovedì 29 settembre 2016

I buchi della moglie del senatore.

(nell'immagine animata: Silvia Saint)


   Il film si chiamava I buchi della moglie del senatore, cioè di mia figlia Moana. Il buco della vagina era stato riempito già nella prima scena, una scena abbastanza leggera. Era una scena di amore coniugale. Praticamente il film cominciava con una ripresa di una strada romana, con le comparse in costume che simulavano una tranquilla giornata cittadina. Poi la scena si spostava nel senato dove stava avvenendo una discussione. La discussione finisce e si vede il marito di Moana appartarsi con un collega senatore. I due discutono di una concessione per costruire nuovi palazzi fuori le mura della città. Ma per avere questa concessione, dice il collega del marito di Moana, bisogna entrare certamente nelle simpatie di un’ala ostile del senato.
   “Come posso fare, caro collega?” domanda lui.
   “Beh, hai una bella moglie. Magari se tu la offrissi alle persone giuste, in cambio di quella concessione, magari…”.
   Il film poi si sposta in casa del senatore, dove lui e sua moglie, la mia Moana, sono seduti a tavola e stanno cenando. Dei servi gli portando le pietanze e loro le consumano in religioso silenzio. Dopo cena si spostano in camera da letto, dove appunto avviene la prima scena di sesso.
   I due si baciano appassionatamente ma sono ancora vestiti. Moana allunga una mano sul cazzo del suo partner, ed è già bello duro sotto la toga bianca. Moana infila una mano sotto e lo fa uscire fuori. L’attore che impersonava il marito c’aveva proprio un bel cazzo grosso, devo riconoscerlo. Moana inizia a masturbarlo delicatamente, poi si abbassa su di lui e inizia a sbocchinarlo. Mia figlia in questo era davvero brava, quasi quanto la mamma. E io sì che posso dirlo, come ben sapete, avendo provato entrambe le bocche, sia quella di Sabrina che quella di mia figlia.
   Durante la scena Berni ogni tanto dava qualche direttiva a Moana su come eseguire il pompino e su quando guardare verso la telecamera o negli occhi del suo partner. Per esempio:
   “Moana, adesso con la punta della lingua leccalo tutto, dalle palle fino al glande e poi guarda verso di me” e allora lei tirava fuori la lingua e con la punta partiva dai testicoli e saliva lentamente verso su, e poi guardava verso la videocamera. “Bravissima, così. Adesso rimettilo in bocca e guardalo negli occhi” e allora lei lo infilava di nuovo in bocca e guardava il suo partner negli occhi.
   Dopo la scena del pompino il partner di Moana si sfila la toga e poi aiuta Moana a sfilarsi il suo vestito. A quel punto inizia la penetrazione. Lo vidi mettersi a sedere ai lati del letto e lei mettersi sopra di lui, dandogli le spalle, cioè rivolta verso le videocamere. Vidi il cazzo durissimo di lui entrare dentro la vagina di mia figlia, molto lentamente, fino ad arrivare alle palle, a quel punto Moana cominciò ad andare su e giù. Ma c’era qualcosa che non andava. Vedevo sul viso di mia figlia delle strane smorfie di dolore e fastidio. Dopo cinque minuti disse a Berni di fermare tutto.
   “Berni aspetta, non ce la faccio”.
   “Stop!” urlò Berni e le riprese si fermarono.
   Moana fece uscire il palo del suo partner dalla sua vagina e iniziò a massaggiarsi le labbra con dolcezza. Mi feci avanti verso di lei e le accarezzai il viso.
   “Che c’è amore, qualcosa non va?”.
   “Non riesco a bagnarmi” mi rispose. “Saranno tutte queste persone che mi guardano”.
   “Ma certo, è normale”.
   “Fa un male cane papà, mi serve qualcosa per lubrificarla”.
   Per fortuna il team di Berni aveva tutto il necessario per ogni evenienza. Quindi un’assistente di studio le portò un flacone di gel lubrificante, Moana ne mise un po' sulle dita e cominciò a spalmarselo sulla vagina e dentro. E mentre faceva questa operazione mi guardava negli occhi con un’espressione di incertezza. Dopo qualche minuto la vidi sorridere.
   “Adesso è tutta un’altra storia” poi si rivolse a Berni. “Adesso possiamo ricominciare”.
   Moana andò a riposizionarsi sul cazzo dritto del suo partner, che intanto non si era mosso dal posto. Berni diede il ciak e le videocamere continuarono a riprendere da dove la scena era stata interrotta. Adesso Moana andava su e giù che era una meraviglia. Non so se stava godendo davvero o era soltanto brava a fingere, ma sul suo viso vidi le stesse espressioni di sua madre quando stava per raggiungere l’orgasmo. Era incredibile la somiglianza. Anche Sabrina veniva in quel modo, faceva roteare gli occhi come in estasi, e si intravedeva soltanto una piccola parte delle pupille, e poi la bocca aperta come di chi sta per perdere i sensi. Il suo partner le teneva le mani sui fianchi e l’aiutava nei movimenti, su e giù.
   “Brava Moana, così” diceva Berni. “Adesso cambiamo posizione. Mettiti a quattro zampe sul letto, e lui si mette dietro di te”.
   Mia figlia eseguì immediatamente le direttive di Berni e si mise sul letto con il culo rivolto verso l’alto, come in una scena anale, ma non lo era. In questa scena non era prevista una penetrazione anale. Il suo partner le andò dietro e indirizzò il cazzo duro contro la vagina, e lo fece entrare nel caldo corpo di mia figlia. Poi le prese i fianchi e iniziò a penetrarla come un treno. Ancora altre espressioni di piacere sul viso di Moana, espressioni che non potevo fare a meno di associare a mia moglie Sabrina. Sembrava di vedere lei. Possibile che avessero lo stesso modo di godere? Tale madre tale figlia? Avevano proprio le identiche espressioni facciali. Era come vedere mia moglie su quel letto.
   Venne poi la scena della sborrata, e allora Moana si mise in ginocchio davanti al suo partner, il quale cominciò a masturbarsi a pochi centimetri dal suo viso, fino a quando ecco il primo schizzo posarsi sul viso di mia figlia, poi il secondo e infine il terzo. Il viso di Moana era completamente inondato, c’aveva sborra dappertutto.
   La scena proseguiva con tutti e due seduti sul letto a discutere. Moana con ancora il viso imbrattato di sperma che gli colava da tutte le parti.
   “Qualcosa ti turba, marito mio?” chiese Moana.
   “È per quella storia delle concessioni edilizie, mia cara. Non avrò alcuna concessione edilizia senza il tuo aiuto”.
   “Il mio aiuto? E io cosa posso fare a questo proposito?”.
   “Puoi fare molto, mia cara. Devi concederti al senatore Pollione”.
   “Ma tesoro, questa cosa è immorale! Io concedermi ad un altro uomo. Cosa penserà la gente?”.
   “Io ti ordino di farlo, altrimenti ti ripudio” a quel punto il partner di Moana esce di scena con uno scatto di ira. Moana si porta le mani al viso e scoppia a piangere.
   “No, il senatore Pollione no! Lo sanno tutti che è un porco! Non ci voglio andare a letto con lui”.
   “Stop!” urla Berni.
   A quel punto partì un applauso per festeggiare il successo della prima scena. Subito andai verso mia figlia con una confezione di clinex e lei ringraziandomi ne prese un po' per ripulirsi il viso da tutta quella sborra.
   “Sei stata bravissima” le dissi.
   “All’inizio faceva male, però poi ci ho preso gusto”.
   “Ma dimmi la verità, stavi godendo davvero durante le riprese o era solo finzione?” le domandai.
   “Fingevo papà. Come si fa a godere con tutta questa gente che ti guarda?”.
   “Allora fingevi davvero bene”.
  
Stefano.

martedì 27 settembre 2016