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sabato 4 luglio 2015

Presentazioni



Quando arrivammo all'Oasi rimasi veramente impressionata, non mi sarei mai aspettata una cosa del genere. Avevo capito che si trattasse di un raduno solo tra cornuti o aspiranti tali ma la realtà superò ogni mia possibile immaginazione tanto da decidere di inaugurare il primo festival delle corna, un raduno annuale. Proprio a causa del mio stupore preferisco lasciare a Stefano il racconto di quello che accadde, io mi limiterò a dirvi che trovarmi nel pieno di un'orgia senza precedenti mi eccitai al punto da trascinare Lorenzo nella nostra stanza per farmi scopare subito. Non me la sentivo di presentarmi davanti a tutti quei cazzi arrapata come ero. Ci facemmo una scopata lunga e lenta, durante la quale fu sempre Lorenzo a stare sopra e soltanto dopo ci presentammo agli amici direttamente così, nudi e sudati.
Lorenzo prese la parola a bordo piscina attirando l'attenzione del pubblico per presentarmi come se fosse a una fiera in cui esibiva il pezzo migliore.
"Signori, cornuti e non ho il piacere nel vero senso della parola di presentarvi la migliore vacca sulla piazza. Ecco a voi Sabrina bocca e culo" fu interrotto dagli applausi e le grida di saluto.
"Potete tutti ammirare la forma perfetta del suo culo" continuò facendomi girare "così tondo e pieno. Poi la curva della schiena, la parte del seno che si intravede. Guardatela in questa posizione" disse facendomi piegare a novanta gradi, "sembra offrirsi a tutti voi e per lei è così naturale stare totalmente nuda all’aria aperta. Ma vi prego di soffermare la vostra attenzione qui" disse puntando un dito sul solco del mio culo "dove le chiappe si incontrano, ancora non si vede nulla, lascio a voi, ognuno di voi il piacere di vedere di più.”

mercoledì 1 luglio 2015

In attesa dei cornuti


L'idea di Stefano di radunare da noi tutti quegli aspiranti cornuti era sensazionale, oltre il pienone che avremmo registrato all'Oasi io non vedevo l'ora di conoscere altri uomini che bramavano diventare come il mio amato marito. Stefano era idealizzato quasi più di me e la cosa mi riempiva di orgoglio. Alla fine per questioni logistiche dovemmo limitare le iscrizioni, tutto doveva funzionare alla perfezione e riuscimmo ad accogliere non più di 15 uomini di tutte le età accomonutati dallo stesso bruciante e perverso desiderio. Alcuni si dovettero adattare a dividere la stessa stanza ma nessuno ne fece un problema. La maggioranza era costituita da trentenni, spesso sposati da poco con mogliettine bellissime ma c'era anche qualche uomo più in là con gli anni e perfino due giovanissimi ragazzi fidanzati segno che le corna non hanno età. 
Fu un lavoraccio organizzare tutto e gran parte del lavoro toccò a Stefano e Tiffany che dovettero occuparsi pure dell'accoglienza dei nostri ospiti mentre io sbrigavo le ultime cose al negozio che avrei tenuto chiuso per l'intero week end per potermi dedicare completamente alla formazione di questi nuovi devoti al piacere del cuckoldismo. Per tutto il week end l'Oasi sarebbe stata completamente al maschile e già solo questo pensiero mi tormetava la patatina.
La mattina dell'appuntamento mi feci venire a prendere al negozio da Lorenzo che era curioso quanto me di conoscere altre probabili prede da soddisfare. Era talmente su di giri che non mi chiese la solita spagnola di chiusura del negozio. In genere si siede sul bancone e io da in piedi mi chino a succhiarglielo tenendolo tra le tettone.
"Stasera niente sfregamento fra le tette?" mi chiede.
"Non c'è tempo” gli dico mentre mi sto sollevando la gonna e mi chino appoggiandomi al banco.
“Ehm… dove?” chiedo Lorenzo puntando il cazzo verso di me. Non sempre gli concedo ancora tutto.
“Ho detto che non c'è tempo.” e mi chino maggiormente piergandomi sui gomiti.
Lorenzo lo prende come il via libera e si inginocchia cercando di umidificare un po’ l'ano con la lingua.
“Dai, sfondamelo, che poi saremo impegnati per un bel po'”
“Ma io ci tengo” sussurra mentre lo spinge dentro pian piano.
In macchina ci aspetta Vanessa che io ancora non ho conosciuto per accompagnarci all'Oasi.
Mentre lei guida io resto con la mano sul pacco di Lorenzo mentre lui mi presenta alla sorella.
“Vorrei vedervi scopare. Anzi quasi quasi vorrei farlo insieme a voi, tua sorella mi stuzzica appetiti lesbici che in genere non ho.” commento.
“Non dirlo di nuovo perchè ti prendo sul serio.”
"Ok ma non ora, non c'è tempo!"

lunedì 22 giugno 2015

Qualsiasi donna, ma non Sabrina.

(in foto: Eva Notty, Big Bad Notty Hood, EvaNotty.com)


     In principio io ero come Stefano: uno stupido romantico. Anche io credevo nell'amore, e mi innamoravo. Poi ho aperto gli occhi e ho scoperto che l'amore è un'allucinazione dei deboli. L'amore non esiste. Mi chiamo Lorenzo, e anche io sono stato innamorato. Una volta stavo anche per sposarmi, era tutto pronto, poi lei una settimana prima del lieto evento se n'è andata con uno pieno di soldi. Certo, anche io sono uno pieno di soldi, soprattutto grazie a mio padre, ma lui ce ne aveva molti molti di più. E quindi lei era sua, e io non potevo farci niente. Coi soldi si compra tutto. Certe volte anche le donne. Sì, ci sono delle donne che si fanno comprare. Non è il caso di Sabrina. Certo, avrete sicuramente letto che Sabrina una volta si è venduta per una borsetta, ma ha venduto il corpo, la bocca e il culo, e nient'altro. Il suo amore, la sua anima, non sono cose che si possono comprare. E di questo me ne rammarico, altrimenti già sarebbe stata mia.
   Lo confesso, per lei ho provato qualcosa di molto vicino all'amore. E mi faceva rabbia che fosse sposata con uno come Stefano, uno che gode nel vedere la propria moglie scopata da altri uomini. Stefano nei suoi precedenti post ha dichiarato che io facevo di tutto per renderlo inferiore a me. Questo è vero. Ma non ho mai pensato che fosse davvero inferiore a me, perchè se Sabrina aveva scelto lui come uomo della sua vita voleva dire che era tutt'altro che inferiore a me. Forse ero io l'inferiore, perchè non ero riuscito a trovare una donna come lei. E l'unico modo che avevo di conquistare Sabrina era appunto quello di rendere inferiore suo marito, farle capire cioè che poteva avere di meglio, cioè me. Se mi giocavo bene le mie carte allora ce l'avrei fatta a portargliela via. Dopo la notte passata poi, cioè dopo aver praticato sesso anale con lui, credevo di avercela fatta. Cioè, voglio dire, quale donna vorrebbe continuare a stare con un uomo che si è appena fatto inculare dall'amante di lei? Ma Sabrina era diversa. Sabrina era speciale. Paradossalmente aveva interpretato quella scopata anale come una sorta di prova d'amore da parte del marito.
   E poi c'era quella Tiffany. Se non si calcola quell'attrezzo enorme che aveva tra le cosce, era una donna a tutti gli effetti: un fisico scultoreo, un culo esemplare, i tratti somatici latino americani, una dolcezza d'animo e una carica erotica fuori dal comune. Ma mi chiedo come facesse Sabrina a sopportare che una trans avesse una relazione amorosa con il marito, e per di più in casa, davanti ai suoi occhi. Come si spiegava? Il fatto che mi dispiaceva era che Tiffany non si univa mai ai nostri giochi. Mi sarebbe piaciuto molto inculare anche lei. Ma non era possibile. Tiffany era solo per Stefano, e questo mi era stato chiaro da subito. Tiffany faceva parte della famiglia di Sabrina, era la balia del piccolo Rocco (quasi la sua seconda mamma), ma io non ci dovevo avere niente a che fare. Per me, quella splendida trans, era off limits. Ma comunque non era lei che mi interessava.
   Ma ritorniamo alla scopata anale con Stefano; pensavo che a quel punto Sabrina finalmente avesse capito chi era il vero maschio dominante. A quel punto lei sarebbe dovuta essere mia, avrebbe dovuto prendere suo marito da parte e dirgli: "ma che razza di uomo sei?". E invece no. Qualsiasi donna avrebbe reagito così, ma non Sabrina. Sabrina, come già vi ho detto, era speciale.
   Quando si svegliò, cioè verso le undici di mattina, venne in cucina. Era nuda. Anche Stefano era nudo, e stava lavando i piatti. Io invece ero vestito e leggevo il mio solito quotidiano economico, comodamente seduto su una sedia ai lati del tavolo. Sabrina mi sorrise e poi mi chiese di seguirla in camera da letto. Pensai che volesse farsi scopare un'altra volta, ma questa volta lontano dagli occhi del marito. Fu questo che mi fece pensare che forse stava cominciando a cedere e a innamorarsi di me. Una volta in camera da letto tentai di baciarla, ma lei si ritrasse, quasi con rabbia.
- Che ci fai ancora qui? - mi domandò. Il suo sorriso era scomparso, adesso c'era un'espressione di disapprovazione. - Oggi, secondo i nostri accordi, è il nostro giorno libero, e tu non hai alcun potere su di noi.
- Lo so che oggi è il vostro giorno libero, ma questo non vuol dire che non possiamo trascorrerlo insieme - tentai di nuovo di baciarla, ma lei non ne voleva sapere di darmi la sua bocca, e si ritrasse di nuovo.
- Eh no, caro mio. Il mio giorno libero se permetti lo passo con chi dico io, e cioè con l'unico uomo che amo davvero, mio marito.
- Lo ami? Ma mi spieghi come è possibile? Non so se te ne sei accorta, ma tuo marito ha una relazione d'amore con una trans. E inoltre, forse eri distratta, tuo marito stanotte si è fatto inculare da me.
- Non ero distratta, lo so cosa è successo stanotte. E ti dico un'altra cosa, sono orgogliosa di avere un uomo come lui accanto. Tu sei bravo a fare l'amore, davvero molto bravo, un vero esperto, ma non potrai mai sostituire Stefano. Io sono sua, lo capisci questo? E ora esci da casa nostra - Sabrina alzò il braccio e puntò l'indice in modo minaccioso verso il corridoio che portava all'uscita dell'appartamento. Mi stava letteralmente cacciando di casa, e io non ci potevo fare molto. Quando Sabrina s'incazzava diventava una bestia, un animale feroce da cui stare alla larga.
   Fu uno dei rarissimi litigi che ebbi con Sabrina. Ma riconosco che avevo sbagliato io; avevo messo in dubbio l'amore che provava per il marito. Errore gravissimo. Ma per fortuna il giorno dopo ritornò tutto alla normalità. Sabrina e Stefano vennero da me come se quella discussione non fosse mai avvenuta, e continuammo con i nostri giochi, come avevamo sempre fatto. Ma capii che se volevo che Sabrina diventasse la mia donna avrei dovuto sudare tantissimo. Sarebbe stata un'impresa titanica, e non ero sicuro che ci sarei riuscito.

Lorenzo.

domenica 21 giugno 2015

Un bull per due


Quella sera Lorenzo venne a casa nostra, era elegantissimo, io avevo un vestito aderente, molto scollato e che mi arriva sotto al ginocchio, ai piedi delle scarpe con tacco a spillo così alto che faticavo a camminare. Stefano invece, come da abitudine in casa, era completamente nudo, e anche se non era voluto, il contrasto contribuiva a stabilire la gerarchia. Il tempo di stringersi la mano e notiamo che Stefano già si è eccitato.
Facciamo un po’ di chiacchiere da buoni amici mentre Stefano ci serve il caffè.
Lorenzo è seduto in poltrona, noi in piedi. Mi ordina di girarmi e di alzarmi il vestito, per mostrargli il culo. Mi dice che sono stata brava a non mettere niente sotto, mi fa andare vicino a lui in modo che con la mano riesca a raggiungere la mia figa. Con quattro dita mi accarezza la vagina, già abbondantemente bagnata, e con il pollice preme sull’ano. Mi chiede ancora una volta se sono pronta a fare tutto quello che mi dice, e chiedo sempre a me se Stefano è pronto a fare tutto quello che io gli dirò. Annuisco.
Lorenzo si rivolge solo a me che poi devo riportare i suoi ordini a mio marito. Mi ripete con voce ferma ciò che mi chiede di dire, e Stefano esegue, si inginocchia ed estrae, dopo aver armeggiato con la cintura, il suo cazzo già in erezione. Io sono girata e non posso vederli. Lorenzo mi fa chiedere al mio uomo di descrivermi il pene del mio amante, di dirmi quanto è grosso, quanto è duro e se è più grosso e lungo del suo. Poi deve dirmi come si immagina che lo userà su di me, Stefano mentre parla fa su e giù con la mano, quasi ipnotizzato.
Lorenzo lo manda via e poi mi afferra per le braccia, facendomi cadere su di lui. Mi fa sedere sulle sue gambe e mi fa sistemare in modo che il suo cazzo penetri in me. Poi mi fa tirare giù la gonna facendo sì che da fuori non si capisca che sono impalata sul suo membro eretto. Ansimo e gemo, per l’improvvisa e immediata penetrazione. Lorenzo chiama Stefano per farlo tornare e chiede a me di fare silenzio e di non far capire che mi sta già scopando.
Stefano rientra e ci guarda. 
“Dimmi, secondo te la tua adorabile mogliettina è semplicemente seduta sulle mie gambe oppure sotto la gonna sta nascondendo qualcosa di più?” e si muove un po’ ma io sono bravissima e rimango impassibile.
“Uhm, immagino che come minimo si stia sfregando sul tuo cazzo” diceStefano
“Ma come?! Guardala! Tu mi vuoi dire che la donna che ti ha sposato e ti ha dato un figlio è capace di stare con un cazzo fra le gambe e non lasciar trasparire la minima emozione? Di guardarti sorridente con un cazzone nella pancia? Pensi che sia così tanto troia da essere capace di ciò?” intanto i miei umori iniziano a colare.
“Forse hai ragione” mormora Stefano mentre Lorenzo mi sussurra di alzare la gonna. Lo faccio e Stefano sgrana gli occhi vedendo la mia figa spalancata dal cazzo grosso di Lorenzo. Mi lascio finalmente andare e comincio a fare su e giù e ad ansimare.
Lorenzo mi ferma “non è ancora il momento” dice.
Andiamo in camera da letto. Lorenzo si ferma sulla porta e osservo la nostra intimità che da quel momento non potrà mai più essere solo nostra .
“Amore, prendi il lubrificante e aiutami ad essere pronta per essere sodomizzata. E vedi di farlo per bene, hai visto quanto ce l’ha grosso? Non è mica come il tuo”
Lorenzo osserva le dita unte di Stefano che entrano e mi allargano lo sfintere con troppa facilità.
“Con me non sei mai così morbida e aperta, perchè? Ho sempre fatto una fatica boia a convincerti a darmi il culo.”
“Tu mi rispetti troppo, anche quando mi vuoi fare il culo, non riesci a farmi sentire come la puttana che sono.”
“Mi sembra pronta” dice Stefano girandosi verso Lorenzo.
“E tu sei pronto?” 
Stefano annuisce, un po’ stupito della domanda. 
“Non mi sembra, mettiti come è messa lei.” 
Stefano un po’ titubante si posiziona con la faccia sul cuscino, la schiena inarcata, appoggiato sulle ginocchia e con il culo per aria. Lorenzo prende la crema e se la spalma sul cazzo. Io comincio a ridere.
“Ben ti sta. Ora impari come si fa a inculare qualcuno.”
Osservo da vicino il culo di mio marito che viene forzato dal nostro bull. Ogni tanto mi alzo e lecco il viso di Lorenzo sussurrandogli parolacce all’orecchio.
“Inculalo. Sbattilo. Fagli sentire chi è un vero uomo, dopo sarò tutta tua. Voglio sentire il tuo cazzo dove non ne è mai arrivato nessun altro.”
Lorenzo è rimasto a dormire esausto nel letto, abbiamo passato il resto della notte a scopare per il resto della casa. Dopo essere venuto una prima volta sulla schiena di Stefano è riuscito a durare molto a lungo donandomi diversi orgasmi consecutivi.
Al mattino si sono trovati tutti e due, nudi, in cucina, mentre io ancora dormivo sul divano del salotto. Hanno chiacchierato e Stefano gli ha confidato tutte le sensazioni che ha provato. Lorenzo gli ha raccontato il resto della notte, in modo molto naturale.
Stefano continuava a lanciargli occhiate al cazzo, ora a riposo. Lorenzo ha incrociato il suo sguardo e ha capito, Stefano è arrossito.
“Lo rivoglio.” ha sussurrato mentre, appoggiato al piano della cucina, si piegava leggermente in avanti, con le gambe aperte.
“Fai piano” ha aggiunto, “non voglio che lei si svegli”

martedì 16 giugno 2015

L'anniversario


Il secondo giorno alle dipendenze di Lorenzo coincideva con l'anniversario di matrimonio mio e di Stefano. Ovviamente il nostro bull lo sapeva e non si lasciò scappare l'occasione per farci il regalo. Ordinò a Stefano di lavorare sodo per preparare la cena per tre e gli fece apparecchiare due tavoli, uno per me e Lorenzo e un altro con un posto singolo per lui sistemato in modo che avrebbe mangiato senza guardarci ma molto vicino. Io nel frattempo avevo ricevuto in regalo una seduta di massaggi total body e arrivai a casa di Lorenzo particolarmente di buon uomore.
Ci sedemmo a tavola con lui che si comportava in modo dolce da fidanzatino dei primi tempi, mentre Stefano costretto a guardare la parete poteva solo ascoltare la nostra conversazione.
“Cos’hai stasera? Sembri euforica.”
“Niente, niente” ma lo dico mordendomi un labbro
“Non è vero. Mi nascondi qualcosa.”
Siamo interrotti per un attimo dall’arrivo di Stefano che ha l'ordine preciso di servire la cena con gli occhi bassi.
“Allora?”
“Ok, ok. Te lo dico. Prima di venire qua ho scopato.”
“Hai scopato? Il giorno del vostro anniversario? E come mai sembri ancora così su di giri?”
“Perchè è stato bello, è stato bellissimo.”
“Ma non sei andata a farti il massaggio che ti avevo regalato?”
“Appunto, è lì che è successo.”
“Con la tua massaggiatrice? E' stata una cosa lesbo?”
“Mmmhh… no, stavo aspettando che arrivasse per farmi il massaggio. Come al solito mi ero messa completamente nuda sul lettino. Ormai abbiamo confidenza.”
“Questo non è una novità… continua e perchè invece non è successo niente con lei?”
“Beh… non proprio… ma questa è un’altra storia.”
“Ok, raccontala allora. sSicuramente il cornuto lo già duro. Vero cornuto?”
"Si signore!"
"Bene, tiralo fuori ma guai a te se ci guardi o ti tocchi"
Stefano obbedì inizialmente contento di dare sollievo al cazzo compresso nella mutanda per poi pentirsene non potendosi sfogare come avrebbe voluto.
“Come ti dicevo ero nuda sul lettino che aspettavo arrivasse, ma non è arrivata lei. Era malata e c’era un sostituto. Sì, uno. Un ragazzo. Un gran figo, pelle scura, tratti medio-orientali. Si è scusato, non pensava fossi nuda. Anche io mi sono scusata. C’è stato un attimo di imbarazzo. Poi io ho detto che se per lui non era un problema io sarei rimasta così. Lui ha detto che se non era un problema per me… tanto ormai mi aveva vista. Ho cercato di guardarlo in mezzo alle gambe per vedere se c’era una reazione. Ma all’inizio è stato molto professionale. Verso la fine del massaggio, però, quando era nella zona dei glutei, mi ha chiesto se la mia massaggiatrice si occupava anche di quella zona. Io mi sono girata, l’ho guardato, ho inarcato un po’ la schiena porgendogli le chiappe. E gli ho detto di fare pure quello che voleva. Ha indugiato un po’. Forse non era sicuro di avere colto il messaggio giusto. Ma mentre pian piano con le dita si avvicinava io mugolavo e mi contorcevo e spingevo verso di lui il culo. Alla fine mi ha passato le dita nel solco delle chiappe. Una volta, poi di nuovo, poi si è soffermato sulla mia vagina. Ha cominciato a masturbarmi. Io colavo come una porca in calore. Scopami, gli ho detto. Si è fermato un attimo, è corso fuori. Sono rimasta un attimo interdetta. Poi è rientrato, con un preservativo in mano. Mi ha tirato in modo che le gambe penzolassero giù dal lettino. Era grosso e duro e si muoveva benissimo. Intanto continuava a massaggiarmi. Ad un certo punto con un pollice ha cominciato a premere sull’ano. Si capiva che era in esplorazione, voleva tastare il terreno. Gli ho afferrato il polso. Per fermarlo. Lui si è scusato. Io l’ho guardato. Non perdere tempo, gli ho detto, mettici subito il cazzo. Mi piace prenderlo nel culo. Mi ha inculata. A lungo, non veniva mai. Alla fine gli ho fatto i complimenti per la resistenza. Ha detto che era merito del fatto che prima di venire qua aveva fatto sesso con la sua ragazza.”
Dopo la cena, Lorenzo chiede a Stefano se avesse ascoltato tutto per bene, se aveva capito che proprio per il nostro anniversario gli avevo messo altre corna. E mentre ascoltava la risposta andava a controllare se il suo cazzo fosse ancora pieno, lo era e sarebbe bastato un soffio a farlo esplodere. Lorenzo gli lega le mani dietro la schiena e lo gira a guardare verso il nostro tavolo con i pantaloni alle caviglie e il cazzo puntato verso l'alto.
"Non ti preoccupare amico, ora ti vendico io" gli dice. "Guarda bene come si puniscono le troie infedeli" e mi spinge sul tavolo. Mi alza la gonna e mi schiaccia sul tavolo. Si apre i pantaloni e mi appoggia il cazzo sul culo. Io piego indietro la testa, gli mordi un orecchio e gli sussurro:
“Fai piano, che è ancora indolenzito, sai… ce lo aveva bello grosso.”
Finalmente mi sodomizza. Ad ogni affondo mormora: “Troia troia… troia… sei una puttana… aaaahhh.”
E questo era il regalo di Lorenzo a Stefano per il nostro anniversario.

domenica 14 giugno 2015

Il debito.

(in foto: Lucy Heart. DDFNetwork.com)


   Arrivammo a casa di Lorenzo alle otto. Sabrina aveva già avuto l'occasione di vedere dov'è che viveva, per me fu invece la prima volta, e ne rimasi subito sorpreso. Lorenzo viveva nel lusso più sfrenato. Di soldi ne aveva tanti, principalmente grazie a suo padre che aveva messo su un piccolo impero commerciale. Lorenzo ci fece strada nella sala da pranzo dove c'era la tavola apparecchiata, ma senza le pietanze. Era come se stesse aspettando noi per cominciare a cucinare, anche se avevo dei seri dubbi sulla sua capacità di stare ai fornelli. Era per questo che aveva voluto anche me? Per cucinare? In ogni modo quella sera mi trovai di fronte ad un altro Lorenzo. A parte un innocente bacio sulle guance di Sabrina poi non fece altro per tutto il tempo. Neanche una palpata al sedere, e questo era molto strano. Il suo atteggiamento era molto serio, come se ci fosse qualcosa che doveva dirci. Ci fece sedere e poi sputò il rospo.
- Sabri, oggi ho dovuto sistemare la contabilità di mio padre - disse.
- Ah sì? - domandò mia moglie.
- Eh già. E ho scoperto delle cose molto interessanti.
- E cioè? - Sabrina sembrava davvero preoccupata.
- E cioè che tu hai nei confronti di mio padre un debito di cinquemila euro.
   Sabrina abbassò la fronte. Era mortificata. Non mi aveva mai parlato di quei cinquemila euro. Era una situazione abbastanza grave. Allora capii che forse quella cena non era quello che ci aspettavamo sia io che Sabrina, bensì una resa dei conti. Lorenzo avrebbe preteso quei soldi e noi non li avevamo. Cioè, non tutti.
- Quei cinquemila euro riguardano della merce invenduta che ho in magazzino - disse mia moglie. - Fino a quando non riuscirò a venderla ho paura che non potrò saldare quel debito.
- Ma tesoro, perchè non mi hai detto niente? - domandai.
- Perchè pensavo che sarei riuscita a vendere la merce e quindi a pagare il dovuto.
- E invece non è andata così - concluse Lorenzo. - Ma c'è un altro modo per risolvere questo guaio.
   E allora capii che Lorenzo si riferiva al culo di mia moglie. Era fatta. Finalmente c'era riuscito. Scavando a fondo nella contabilità del padre era riuscito a trovare un biglietto d'ingresso per il retto di Sabrina. O almeno era quello che credevo. E invece dovetti ricredermi quando ci disse quello che aveva in mente. Non era il culo di mia moglie che voleva. A quello ci sarebbe arrivato senza troppi problemi a tempo debito. Era solo questione di tempo, e il culo di Sabrina sarebbe stato suo. Questo lo sapeva per certo, e io glielo leggevo negli occhi. A quel punto mia moglie si alzò dalla sedia e si alzò la gonna e sfilò le mutandine lasciandole cadere a terra.
- Ho capito tutto - disse. - Sono pronta.
- No no no - continuò Lorenzo. - Non è il tuo corpo che voglio. Quello posso averlo quando voglio.
- E allora che vuoi? - domandò Sabrina spazientita e mettendosi coi pugni premuti contro i fianchi, con aria di sfida.
- Guardatevi intorno - ci disse. - Come potete vedere in questa casa ho tutto. Non mi manca niente. Eppure qualcosa che manca c'è.
- Cosa? - domandai. Cominciavo a spazientirmi anche io.
- I domestici - rispose lui. - Avrei davvero bisogno di due domestici. Per l'esattezza di uno che badi alla cucina, e tu Stefano in questo saresti perfetto, e una che badi al resto della casa, e per questo ho pensato a te Sabrina.
- Cosa?! - esclamai. - Ma tu sei matto.
- Si tratterebbe soltanto di due settimane. E comunque vi do qualche minuto per discuterne - a quel punto Lorenzo si alzò dalla sua sedia e ci lasciò soli a parlarne.
- Tesoro, cos'è questa storia? - domandai.
- Lo so, avrei dovuto parlartene prima. Ma cinquemila euro sono tanti. E non vedo altra soluzione. Te lo chiedo in ginocchio, facciamolo. E di questo debito non ne sentiremo parlare più.
   Era assurdo. Tra l'altro mi sentivo anche un pò in colpa, perchè quando avevamo deciso di aprire l'oasi naturista Sabrina si disse intenzionata a lasciare il negozio e a dedicarsi in tutto e per tutto alla nostra nuova attività. Fui io a dirle di non abbandonare il negozio. E il debito di cinquemila euro con il fornitore, se avessi accettato la sua decisione di chiudere il negozio, probabilmente non ci sarebbe stato. Quindi era anche un pò colpa mia. Non potevo, a quel punto, fare altro che accettare la proposta di Lorenzo.   
   Quando ritornò in sala da pranzo gli dicemmo la nostra decisione, e lui fu felicissimo. Ci disse che nella camera degli ospiti avremmo trovato le nostre divise di servizio. E così andammo a prenderle, ed era come immaginavo. Sabrina avrebbe dovuto indossare uno striminzito grembiule bianco, le calze autoreggenti, i tacchi a spillo e un fermacapelli merlettato, e nient'altro. Per il resto sarebbe stata completamente nuda. Non avrebbe indossato neppure le mutandine. Io invece avrei dovuto indossare soltanto un grembiule nero, che mi copriva dai capezzoli alle ginocchia, e nient'altro. Così cominciammo a indossare le nostre divise e Lorenzo entrò nella stanza.
- Ah! Quasi dimenticavo questi - in mano aveva due butt-plug, uno per me e uno per mia moglie. - Vi è fatto assolutamente divieto toglierveli durante le vostre ore di lavoro. Chiaro?
   Erano belli grossi, e sia io che mia moglie avremmo dovuto tenerli nel culo per tutto il giorno. Ce li infilammo a vicenda nel retto e ci mettemmo subito a lavoro. Raggiungemmo Lorenzo in camera da pranzo, lui era seduto e stava leggendo un giornale economico.
- E allora? Cosa facciamo? - domandò Sabrina.
- Non ci siamo - rispose Lorenzo. - Da oggi in poi vi rivolgerete a me chiamandomi "padrone".
- Come desidera, padrone - continuò mia moglie.
- Molto bene. Tu - mi disse, - vai a preparare la cena. E tu invece, nell'attesa inginocchiati tra le mie gambe. Esigo un pompino. Mi auguro che sarai abbastanza brava da soddisfarmi, altrimenti sarò costretto a punirti.
   Dal tavolo prese un frustino nero e ce lo mostrò. Io andai in cucina e mia moglie si inginocchiò tra le gambe di Lorenzo, gli tirò giù la lampo dei pantaloni e fece uscire il suo enorme cazzo già duro. Dalla cucina riuscivo a vederli; lei era di spalle, vedevo il suo culo morbidoso con quel butt-plug che le usciva dall'orifizio anale. Lorenzo continuava impassibile a leggere il giornale e ogni tanto dava delle indicazioni a Sabrina su come fare per farlo godere di più. Intanto mi misi all'opera. Dopo cinque minuti che stavo cucinando sentii lo schiocco della frusta che colpiva le natiche di mia moglie.
- Sbocchina bene! - urlò Lorenzo. - Non mi stai facendo godere abbastanza.
- Sì padrone - rispose lei.
   Quando ebbi finito di cucinare misi in un piatto quello che avevo preparato e lo portai in sala da pranzo, proprio nel momento in cui Lorenzo stava per sborrare. Infatti era in piedi e con il cazzo piantato davanti al viso di mia moglie aveva preso a masturbarsi fino a schizzarle sul viso tutta la sua copiosa sborra. Il viso di Sabrina ne era completamente inondato. Intanto misi il piatto in tavola, e Sabrina si rimise in piedi accanto a me. Aspettammo che Lorenzo finisse di mangiare. I nostri butt-plug stavano per regalarci dei sensazionali orgasmi anali. Tremavano le gambe sia a me che a lei. Poi finalmente arrivò per noi un sensazionale orgasmo. Ci prendemmo per mano per farci forza e cercammo di trattenerci nell'esternare quell'intenso piacere che stavamo provando. Quando Lorenzo finì di mangiare ci disse che potevamo andare.
- Ci vediamo domani - disse. - E cercate di essere puntuali, altrimenti sarò costretto a darvi una bella lezione.
   E così ci rivestimmo a ritornammo a casa.

Stefano.

 

venerdì 12 giugno 2015

mercoledì 10 giugno 2015

Prove di potere.



Scommetto che state morendo dalla curiosità di sapere come è andata quella notte con Lorenzo e avete ragione, vi avevamo promesso di non nascondervi nulla quindi mettetevi comodi, dopo così tanti uomini da aver perso il conto la nostra storia farà una nuova e ancora più porca tappa con Lorenzo. Ma andiamo con ordine perchè, ormai lo sapete amici miei, nulla è sempre come sembra.
Lorenzo era deciso a tutto pur di conquistarmi e io volevo metterlo alla prova per essere certa che fosse lui quello giusto.

Lorenzo è uno di quelli che nella vita si permette di fare il prezioso. Non è bellissimo, ha ragione Stefano ma ha un corpo scolpito, e per questo viene spesso rincorso dalla metà delle ragazze e donne che incontra, che siano single, fidanzate o sposate. Con alcune è anche uscito, con tutte queste ci ha scopato. Ma raramente ha concesso un bis.

In compenso lui cerca le poche che, chi per paura, chi per orgoglio, chi per malizia, si mostrano a lui indifferenti. Io avevo deciso di essere fra queste, non perchè non me lo farei in ogni momento, ma perchè mi volevo fare desiderare. Dovevo cuocerlo a fuoco lento.
“Stasera vedremo se sarà all’altezza” pensavo ad alta voce ridendo, mentre mi insaponavo sotto la doccia. “Avrà l’ansia da prestazione, sono settimane che mi viene dietro, ma io so come eccitarlo…”

Sorrido in modo diabolico davanti allo specchio non credo che lui possa lontanamente immaginare cosa ho in serbo per stasera, altrimenti non si starebbe bullando con mio marito di là.
                                                                           ****** 

Gli aperitivi sono ottimi come preparazione al sesso, non appesantiscono come una cena e non costringono a troppe chiacchiere. Nonostante tutto, Lorenzo non è del tutto a suo agio. Di solito è lui, di fatto, il predatore. E' lui che conduce il gioco, che concede il suo corpo perfetto a donne da troppo tempo insoddisfatte. Questo suo atteggiamento mi fa ben sperare per la sorpresa che gli farò. Credo la gradirà. Gli piace concedersi.

Faccio un po’ la ritrosa, giusto quel tanto per fargliela sudare un po’.
Sta ordinando da bere, quando mi avvicino e gli sussurro nell’orecchio: “Mi sto annoiando. Andiamo a casa tua?” 
Annuisce imbambolato.

In ascensore lo abbraccio, lo bacio in bocca. “Ho voglia di vedere il tuo corpo nudo. In questi giorni ho potuto solo immaginarlo.” gli dico. 
Ora sembra a suo agio. E' di nuovo nel ruolo di uomo desiderato. Si lascia palpare, quasi non cerca di ricambiare. E' perfetto.

Lo spingo sul letto:“Perchè non ti spogli? Io vado un attimo in bagno a rinfrescarmi. Ti voglio nudo quando torno”. I nostri ruoli sembrano invertiti, è abituato che sia la donna a spogliarsi per l’uomo, ma se davvero vuole diventare IL nostro bull devo testarlo, devo sapere che sarà pronto a tutto per noi.
Mi fermo sulla porta, con la luce alle mie spalle sono solo un'ombra per lui. Non vede il mio viso, intravede solo la lingerie leggera che mi copre. Lui è seduto sul letto, nudo con il cazzo in tiro e se lo sta anche toccando.

Mi avvicino e, entrando alla luce, mi mostro tutta a lui.

Vorrei avere una foto dell’espressione che ha fatto quando mi ha guardato in mezzo alle gambe e ha visto un cazzo finto penzolante.
“E quello cos’è?” chiede tra stupore, paura e curiosità.
“E' per te, tesoro.” rispondo con sarcasmo e potere.
“Non credo di essere venuto per quello.”
“Lo so, ma perchè non provare? Credo ti piaccia essere preso, ne ho conosciuti tanti di uomini a cui piace. Non avrai mica paura? Non sarai mica meno uomo di loro? Non mi ha mai detto nessuno di no, alla fine, fate sempre i ritrosi ma in realtà non vedete l’ora di provare. Su, non perdiamoci in chiacchiere, non c’è bisogno che fai finta di non volerlo fare. Il tuo cazzo è duro. Lui non mente. Dai mettiti sul letto. Credo che tu sia molto bello a pecorina.”
Non mi guarda in faccia, non dice niente. Probabilmente è di fronte ad una sua fantasia, ma forse era una fantasia di cui si vergognava. Il suo cazzo gli sta dicendo di non fare lo stupido e di non perdere l’occasione, pian piano si posiziona.
“Fai piano” dice.
“Fra poco non dirai così”. Mi sto divertendo, forse è davvero lui l'uomo che cercavo. “Lo sai che sei sexy da morire. Se ti vedessero quelle che ti sei fatto vorrebbero tutte essere al mio posto. Sono così belli i tuoi muscoli. Un corpo così forte che si abbandona al piacere.”

Ha un sussulto quando sente le mie dita che lo lubrificano.
E' molto maschile nel modo in cui si offre, con la schiena inarcata e i glutei aperti, nel corpo e nel modo di muoversi. I ruoli di chi penetra e di chi viene penetrato sono invertiti, ma che lui sia l’uomo e io la donna non è in discussione. Niente mette in dubbio il suo orientamento dominante. 
Volevo solo che fosse veramente un oggetto a disposizione dei piaceri di una coppia.

“Rilassati, lasciate andare” sussurro mentre faccio avanzare la punta attraverso lo sfintere.
Gli tocco appena il cazzo che è durissimo. “Caspita, se siamo eccitati! Allora ti piace proprio!” Sembra quasi provare fastidio, si ritrae di colpo e nel farlo viene indietro. Io sto ferma, in pratica si sta sodomizzando da solo.

Il suo culo che viene violato è sicuramente un bello spettacolo e l’eccitazione mentale e lo strapon che preme sul mio clitoride mi provocano anche un orgasmo. Ma la parte più divertente è dopo, quando lo costringo a descrivermi le sue sensazioni.
Dopo abbiamo scopato anche in maniera classica. Il suo membro meritava di essere soddisfatto.

Gli ho detto che non ci sarà una seconda volta, se vorrà ripetere l’esperienza dovrà essere lui a chiederlo a qualcuna delle sue donne "perchè ora che so quanto sei preso da me ti voglio come mio stallone...nostro stallone" mi correggo subito pensando a Stefano.

Gli dico che non mi dispiacerebbe vederlo scopare con mio marito, magari per iniziare questo nuovo rapporto una cosa a tre ma in cui loro interagiscono anche fra loro. L’idea di Lorenzo che sottomette Stefano mi fa bagnare.
"Non dirgli niente di stanotte" mi fa promettere e io lo accontento, riportando a casa il culo ancora intatto per stasera.