martedì 10 novembre 2015

Un'emozione nuova.

(in foto: Jessie Rogers, HardcoreGangbang.com)


   Lo spettacolo a cui stavo assistendo era del tutto nuovo. Era la prima volta che vedevo un'orgia gay, e io mi sentivo come un pesce fuor d'acqua. La mia presenza in mezzo a quegli stalloni era del tutto inutile. Infatti me ne restai lì sul divano a guardare e a procurarmi piacere da sola, con le mie dita. Tutto quel sesso anale però mi stava facendo impazzire. Non potevo accettare che io fossi l'unica ad avere il culo ancora immacolato. E poi avevo la fighetta in fiamme. Non facevo l'amore da circa un mese, cioè da quando mi ero lasciata con Berni.
   Ebbene sì, io e Berni ci eravamo lasciati, per incompatibilità di carattere. Lui ad un certo punto venne da me con una pretesa assurda; voleva che lasciassi lo strip bar e mi dedicassi esclusivamente a lui. Era stanco del fatto che mi esibissi nuda di fronte ad altri uomini. Per un certo periodo aveva ingoiato il rospo senza dire niente, però poi ad un certo punto era sbottato. Non poteva accettare che mezza popolazione della città vedesse la sua donna così come mamma l'aveva fatta, e quindi mi diede un ultimatum: o lui o lo strip bar. Ci fu una terribile discussione, in cui gli dissi che non mi erano mai andati a genio gli ultimatum, e che quella era la mia vita, e ne lui ne mia madre potevano dirmi cosa fare. Quindi l'ultimatum alla fine glielo diedi io: o accettava il mio lavoro oppure poteva pure andarsene. Berni decise di lasciarmi. E da quel giorno non avevo più fatto l'amore, un pò perchè non mi era capitata nessuna occasione degna di essere presa in considerazione, e un pò perchè la rottura con Berni mi aveva lasciata molto scossa. Stavamo insieme da molti anni, e adesso trovarmi da sola mi aveva un pò disorientata. Ma quella sera, la sera della cena, avevo proprio voglia di rifarmi. Ma i miei amici non ne volevano sapere di riempire anche me. Era chiaro che la mia "merce" così ben esposta non era di loro gradimento. Ma stavo per impazzire. Toccarmi non mi dava alcuna emozione. Volevo un cazzo. Anzi, li volevo tutti. Così ad un certo punto decisi di far presente che mi avevano lasciata da sola.
- Ehi! E a me nessuno ci pensa? - domandai allargando le labbra della vagina per mostrarla a tutti.
   A quel punto si fermarono e mi guardarono divertiti.
- Siete mai entrati dentro una donna? - domandai, e qualcuno rispose di sì, altri invece dissero di no. - Non siate timidi, fatevi avanti.
   Il primo a farsi avanti fu Jeremy, il mio collega dello strip bar, il quale puntò il suo enorme cazzo (che fino a pochi attimi prima era stato nel retto di qualcuno) contro la mia vagina e iniziò a penetrarmi. Dopo dieci minuti si fece la folla intorno a me; tutti volevano provare quella nuova esperienza di entrare dentro una donna. In pochi attimi mi ritrovai tutti i buchi occupati. Non mi davano tregua, se ne sfilava uno e subito ce n'era un altro pronto a riempire il buco che si era appena liberato. E non riuscivo neppure a parlare, perchè praticamente avevo sempre la bocca occupata da un cazzo. Non appena ne usciva uno subito me ne piazzavano un altro dentro. Ad un certo punto credo di aver perso anche i sensi per via dei continui orgasmi che mi stavano donando. Mi lasciai andare esanime, mentre loro continuavano a pomparmi i buchi. Ero completamente sommersa dai loro corpi, incapace di muovermi, erano loro a fare tutto. Qualcuno mi mise le palle in bocca e io le succhiai con le poche energie che ancora mi rimanevano. Poi mi ritrovai davanti alle labbra anche un orifizio anale. Leccai anche quello. Poi altre palle e altri buchi. Qualcuno iniziò a schizzare; sentii i fiotti di sborra calda sulla pelle. A poco alla volta cominciarono a venirmi addosso, da tutte le parti. Alla fine ero stremata e avevo il corpo ricoperto del loro seme. Mi accasciai sul divano come uno straccio logorato a pancia in giù, con la faccia immersa nei cuscini. Ero distrutta ma soddisfatta. Avevo ottenuto quello che cercavo, cioè una bella ripassata. Non era stato facile convincerli a farlo, ma alla fine, vuoi un pò la curiosità di provare qualcosa di nuovo, avevano ceduto e mi avevano riempita tutta. Mi resi conto che per loro doveva essere stata un'emozione completamente nuova. A giudicare da tutta la sborra che mi avevano lasciato sul corpo, per loro doveva essere stata sicuramente un'esperienza piacevole. E il fatto di aver donato il mio corpo ai miei nuovi amici mi faceva davvero molto piacere, soprattutto perchè avevo goduto come una matta.      
   Mi addormentai, e qualcuno di loro mi coprì con una giacca affinchè non prendessi freddo durante la notte. Quando mi svegliai non c'era più nessuno. Però mi avevano lasciato un messaggio sul tavolo che diceva: "sei stata divina". Avevo ancora la mente annebbiata dal troppo sesso (e da qualche bicchiere di vino di troppo) e neanche avevo la forza di rivestirmi o di fare una doccia. Avevo la loro sborra appiccicata dappertutto. La casa era sottosopra e mi ci sarebbe voluta tutta la mattinata per mettere a posto. Ad un certo punto qualcuno bussò alla porta. Andai ad aprire. Ero così confusa che non mi venne neanche per la mente di indossare qualcosa, e al portinaio che mi era venuto a portare la posta a momenti gli venne un attacco cardiaco quando mi vide nuda. Il portinaio aveva una sessantina d'anni, portati malissimo, sembrava che ne avesse settanta, e aveva sempre avuto un debole per me. E ogni scusa era buona per venire a rompermi le scatole. E non dovette sembragli vero vedermi nuda. Ma non provai alcun senso di vergogna. Era innoquo, e probabilmente non gli si alzava neanche più.
- Signorina, ecco la sua posta - disse dopo aver fatto un'accurata panoramica del mio corpo. - Inoltre vorrei segnalarle che i suoi vicini si sono lamentati molto per la confusione di stanotte.
- Mi dispiace. Io e i miei amici abbiamo fatto una gangbang. Non glielo posso assicurare, ma le prometto che non si verificherà più.
- Una... una... gangbang?! - gli stavo venendo un altro mezzo attacco. - Signorina, questo è uno stabile rispettabile.
- Va bene, grazie - cercai di richiudere la porta, ma lui aveva ancora qualcosa da dirmi.
- Vorrei ricordarle che lei è in arretrato con le rate condominiali.
   A quel punto mi guardai intorno, e vidi la mia borsetta per terra a pochi passi. La raggiunsi e mi abbassai a novanta gradi per rovistarci dentro, e il portinaio ebbe l'occasione di vedere com'ero fatta dietro. Le mie natiche si allargarono mettendo in mostra il mio buco del culo, ancora bello largo per il troppo sesso anale della notte precedente. Finalmente trovai il borsellino, presi i soldi per saldare la rata condominiale di quel mese, ma ero ancora in arretrato. Da quando mi ero trasferita non avevo mai pagato. Ero sulla lista nera dell'amministratore. Dopo aver offerto al portinaio il panorama del mio didietro lui sembrava rimasto senza parole. In ogni modo ero troppo impegnata per prestargli attenzione, e così richiusi la porta e cercai di sistemare la confusione dell'appartamento.

Moana.
 

lunedì 9 novembre 2015

Cena con dessert di cazzi.

(in foto: AJ Applegate, DP My Wife With Me 8, RealityJunkies.com)


   Mio fratello mi aveva telefonato per darmi le ultime notizie. Da quando mi ero trasferita Rocco mi aveva chiamato poche volte, e se lo aveva fatto era per dirmi qualcosa di importante. Quella volta mi chiamò per dirmi dei nostri vecchi; nostro padre aveva fatto un'altra delle sue follie. Era partito per le vacanze con mia madre e il suo toy boy. Non credete sia una faccenda alquanto strana? E oltre a dirmi questo mi aveva anche raccontato delle sue nuove eccitanti avventure con Laura. Quello che mi disse mi stupì non poco. Non credevo che Laura fosse capace di fare cose del genere. L'avevo sempre vista come una ragazza acqua e sapone, a cui il massimo che un uomo poteva chiederle era di dare una leccatina al proprio cazzo. Mi sbagliavo. Laura a quanto pare nascondeva anche lei un pò di porcume, come ognuno di noi, e a quanto pare era riuscita a tirarlo fuori.
   La faccenda dei nostri genitori era davvero forte. Era chiaro sia a me che a Rocco che al loro rientro sarebbero ritornati come marito e moglie, e non più come una coppia separata. Qualsiasi cosa avessero deciso di fare comunque non era un mio problema. Io mi godevo la mia meritata indipendenza. Da quando mi ero trasferita, e soprattutto da quando avevo litigato con mia madre, non avevo fatto altro che dedicarmi a me stessa. Con il nuovo lavoro allo strip bar potevo permettermi il lusso di una mansarda tutta mia, dove potevo fare quello che volevo senza dare conto a nessuno. E infatti feste e cene tra amici erano all'ordine del giorno.
   Proprio quella sera infatti avevo organizzato una cena tra amici. Ultimamente avevo cominciato a frequentare un collega di lavoro, quel Jeremy Q di cui vi ho parlato in precedenza. Eravamo diventati molto amici, e lui mi aveva spalancato le porte del suo mondo gay friendly. Se non sbaglio vi ho detto anche questo, cioè che Jeremy Q era gay, e lo erano anche tutti i suoi amici con cui spesso uscivo la sera, e con cui condividevo delle serate magiche nei locali gay e lesbo più conosciuti della città. Jeremy Q e i suoi amici mi facevano sentire speciale, nonostante fossi l'unica del gruppo ad essere etero. Con loro mi divertivo davvero.
   Ebbene, quella sera sarebbero venuti da me a cena. In tutto erano otto, e mi ero data da fare ai fornelli per tutto il giorno. Mio padre mi aveva insegnato a cucinare qualche specialità, e quella sera avevo sfruttato tutti i suoi insegnamenti per fare colpo sui miei nuovi amici. Ci tenevo a fare bella figura. Fin da quando ero entrata in quella comitiva ero sempre stata trattata come una regina; mi adoravano, mi riempivano di lusighe, e ogni volta che uno di loro lo faceva io mi scioglievo, perchè non lo facevano con l'intento di venire a letto con me (non era nei loro interessi, erano tutti gay), ma se mi facevano un complimento era perchè lo pensavano davvero. E quella sera avevo voglia di stupirli, dimostrandogli che potevo essere anche una cuoca sopraffina. La cosa strana sapete qual'era? Era avere tutte quelle attenzioni da parte di otto bei stalloni da monta. Eh sì perchè erano davvero degli adoni. Vederli faceva venire l'acquolina in bocca, coi loro corpi muscolosi e atletici. Non vi nascondo che una volta mi ero anche masturbata pensando a loro, e ero venuta come una fontana, e avevo schizzato umori dappertutto, perchè pensavo a loro, tutti insieme su di me a riempirmi i buchi. Ho goduto così tanto che non potete neanche immaginare. Ma sapevo che poteva essere solo una fantasia. Sapevo benissimo che loro non erano attratti dai miei buchi, ma dai buchi degli uomini come loro.
   In ogni modo la cena ingranò bene come mi aspettavo. Furono tutti colpiti da quello che avevo preparato da mangiare, e come loro solito mi coprirono di complimenti. Jeremy addirittura disse:
- Sei bella da morire, sai cucinare benissimo, sicuramente a letto sarai una bomba del sesso, insomma Moana, sei proprio una donna da sposare.
   E tutti gli altri applaudirono divertiti in segno di approvazione, e io come mio solito diventai tutta rossa per quell'eccessivo carico di lusinghe. Mi sentivo proprio a mio agio con loro. Era come se li conoscessi da una vita, eppure era soltanto un mese che avevo cominciato a frequentarli. Mi avevano accolta nel gruppo con un affetto davvero sorprendente.
   Quella sera a tavola c'era molto vino. Ricordo che dopo il terzo bicchiere cominciai a vedere tutto sotto un'altra ottica, iniziai a sentirmi davvero arrapata. Guardai i miei amici, e ripensai a quando mi ero masturbata pensando a loro. Mi si inzupparono le mutandine in due secondi. Sapete quel raptus di porcaggine che ti viene quando c'hai una voglia matta di scopare? Quando magari c'è qualcosa, uno stimolo che ti accende il desiderio. Ebbene quella sera mi prese quell'impulso incontrollabile che partiva dal cervello e scendeva repentinamente alla vagina, scaldandola come una caldarrosta. Un pò, come ho già detto, per via del vino, un pò perchè i miei nuovi amici erano molto gnocchi, con quei pettorali e quelle braccia muscolose, quei colli taurini, le loro mani calde, il profumo dei loro corpi. Era un tutt'uno che mi fece surriscaldare, mi venne voglia di sentirmeli tutti addosso, in una gangbang selvaggia. E forse sarà stato anche il discorso che avevamo intrapreso a tavola; uno dei miei amici aveva detto di essere stato a letto con un tizio con un membro di trentacinque centimetri, ma nessuno di noi volle crederci, e allora cominciammo a parlare della misura giusta, e ognuno di loro disse quella del proprio membro, che si aggirava tra i venticinque e i trenta. E allora me li immaginai nudi, coi cazzi svettanti verso l'alto, tutti per me, e questo mi fece eccitare come una cagna. Così me ne andai in bagno e mi ci chiusi dentro per qualche minuto. Mi guardai allo specchio e cercai di calmarmi. Avevo il batticuore per quello che avevo in mente di fare. Feci un lungo sospiro e mi spogliai sfilandomi il vestitino e il perizoma. Adesso che ero completamente nuda ritornai dai miei amici. Mi misi lì di fronte a loro e mi lasciai guardare. Quella mia improvvisata li lasciò senza parole. Mi avevano già vista nuda allo strip bar, quindi non era la prima volta, ma vedermi nuda in un contesto diverso da quello lavorativo li fece rimanere a bocca aperta.
- Gnoccolona! - urlò Geremy e scoppiammo tutti a ridere.
- Che ne dite di trasformare questa cena in una serata nudista? - domandai.
   Si guardarono tutti per cercare di capire se stessi facendo sul serio. Era chiaro a tutti che una volta tolti i vestiti si sarebbe scatenata un'orgia colossale, quindi bisognava stare attenti. Molti dei presenti erano fidanzati, e tra l'altro alcuni dei loro partner erano lì.
- E dai! - dissi. - Tirate fuori i vostri bei cazzi.
   A quel punto si scatenò una sorta di spirito cameratesco e cominciarono a spogliarsi. Io andai a sedermi sul divano a godermi lo spettacolo. A poco alla volta vedevo comparire i loro attrezzi del piacere e potetti constatare che non avevano mentito quando avevano elencato le dimensioni dei loro cazzi; erano tutti tra i venticinque e i trenta. Restai lì sul divano con le gambe oscenamente aperte in attesa che qualcuno venisse ad accontentarmi. Ma avevo fatto i conti senza l'oste. Iniziarono a fare porcate tra di loro, e a me mi lasciarono tutta sola. In pochi attimi nacque un'ammucchiata da cui io fui completamente esclusa. Vidi le prime pazzesche erezioni, cazzi enormi e duri dappertutto, e io lì a guardare e a sgrillettarmi da sola. Tutti che si baciavano, che si toccavano dappertutto, e a me neppure mi guardavano. Mi stavo annoiando a morte. Anche io volevo la mia parte, ma sarebbe stato difficile ottenerla. Penetrare la mia vagina non sembrava minimamente nei loro principali interessi.

Moana.

venerdì 6 novembre 2015

In tre sul camper dell'amore.

(in foto: Riley Reid, Slutty and Sluttier 18, EvilAngel.com)


   Ripensai molto a quello che mi aveva detto Sabrina, e dovevo darmi da fare senza perdere tempo. Ma come fare, dal momento che a breve sarebbe partita per la vacanze insieme al suo giovane stallone? Pensai di agire d'istinto, e così il giorno stesso in cui avevano fissato la data della loro partenza mi presentai da lei. Il camper era proprio sotto casa nostra, un vero bolide nuovo di zecca, una vera casa su due ruote. Vidi Sabrina e Lucio che stavano portando dentro le ultime cose prima di partire e allora corsi verso di loro, e quando Sabrina mi vide allargò le braccia al cielo quasi come a chiedere aiuto a qualche santo in paradiso.
- Ci risiamo! - disse guardandomi in cagnesco. - Cosa sei venuto a fare? Non vedi che stiamo partendo?
- Voglio venire anch'io - risposi.
- Cosa?! Ma tu sei matto. Non se ne parla proprio.
   Sapevo che quella proposta era assurda. Era chiaro che Sabrina voleva godersi il suo giovane amante focoso in santa pace, senza alcuna interferenza. Io con quel viaggio non c'entravo proprio niente. E mi ero già preparato ad un probabile rifiuto. Così li lasciai fare, e Lucio si mise al posto di guida, e Sabrina al suo fianco. Tutto era pronto per la grande partenza, e a quel punto mi misi davanti al muso del camper ostacolandoli. Sabrina mise la testa fuori dal finestrino per dirmene quattro.
- Ma che ti salta in mente? Togliti dalla strada! - urlò.
- Io non mi muovo, a meno che non mi facciate venire con voi.
   Vidi Sabrina consultarsi con Lucio, ma non riuscivo a capire cosa si dicevano, perchè io ero fuori e loro erano dentro. Sabrina scese dal camper come una furia e si parò davanti a me in modo minaccioso, quasi come se volesse riempirmi la faccia di schiaffi.
- Se non te ne vai tra me e te è finita definitivamente. Non sto scherzando. Non ti rivolgerò mai più la parola. Pensa bene a quello che stai facendo.
- Non vado da nessuna parte Sabri. Io ti amo e voglio venire con voi.
   Sabrina andò verso il finestrino per consultarsi di nuovo con Lucio. Sentii che gli diceva: "che facciamo?". E lui: "aspettiamo un pò. Prima o poi si stancherà e se ne andrà via". E Sabrina: "non si stancherà, te lo garantisco. Potrebbe rimanere lì davanti per giorni". E lui: "e allora non abbiamo scelta".
   Sabrina venne di nuovo verso di me con aria sconfitta e demoralizzata.
- Certo che tu sei proprio uno stronzo - disse. - E va bene, monta sul camper. Ma ti avverto, io e Lucio ci amiamo tanto, e pratichiamo l'amore molto spesso, e sarebbe molto gradita da parte tua una buona dose di privacy quando lo facciamo.    
   Non so come mi era venuta quella botta da matto, ma qualcosa mi diceva che passando del tempo con Sabrina sarei riuscito a riconquistarla. Salii a bordo del camper insieme a lei, la quale disse a Lucio di farsi da parte, perchè avrei guidato io, in quanto voleva avere il suo giovane stallone libero per poterci giocare in qualsiasi momento della giornata. Allora mi misi alla guida e partimmo. Sabrina si chiuse in bagno e Lucio si mise seduto al mio fianco. Gli dovevo di certo delle spiegazioni, dal momento che lo vidi molto spaesato. Il fatto di fare un viaggio con Sabrina e il suo ex marito dovette metterlo davvero in imbarazzo.
- Non voglio rovinarti la festa, Lucio - gli dissi. - Voglio solo passare del tempo con la mia ex moglie. Capisci?
- Certo.
- Non ti preoccupare, sarà come se io non ci fossi. Potrai avere comunque Sabrina. Di certo lei non si lascerà intimidire dalla mia presenza, e potrai fare con lei ciò che vuoi.
   Ma era chiaro che mi riteneva un rompipalle. Sabrina uscì dal bagno con un monokini rosa, cioè un costume da bagno che le copriva solo sotto ma che le lasciava scoperte le tette. Si mise in posa per farsi guardare dal suo toro da monta.
- Ti piace? - gli domandò.
- Da morire - rispose lui.
- E allora perchè non vieni a fare una sveltina con la tua mammina?
   Chiaramente adesso Sabrina doveva farmela pagare, e non eravamo neppure partiti che già aveva preso Lucio e l'aveva portato nella parte posteriore del camper dove c'era il letto, e si misero a porcheggiare come se io non ci fossi. Ma dalla mia postazione di guida riuscivo a vederli benissimo dallo specchietto retrovisore. Vedevo chiaramente Sabrina che stava facendo una gran sega al suo toro, mentre lui le palpava le tette e contemporaneamente gli baciava i capezzoli. E questo era solo l'inizio.
   Dopo cinque minuti il giovane e aitante stallone le era entrato dentro. Lui era seduto sul letto e Sabrina gli si era messo sopra, e se lo stava scopando energicamente.
- Fottimi! Fottimi! - urlava. - Lo voglio tutto dentro il tuo grosso cazzo!
   Lui le teneva le mani sulle natiche e gliele palpava e ogni tanto gli dava qualche sculacciata.
- Sì bravo! Dammi tante sculacciate, che la mamma ha fatto la cattiva! - diceva. - Sono stata tanto zoccola.
   Era davvero scatenata, e di certo lo sarebbe stata lungo tutto il nostro viaggio. Comunque vedere Sabrina fare la porca con quel promettente maschio alpha mi stava facendo seriamente eccitare. Ce l'avevo durissimo. E lei sicuramente ne era a conoscenza. D'altronde mi conosceva bene, sapeva benissimo che ero un inguaribile cuckold. Ma allora se voleva punirmi, se voleva vendicarsi della mia invadenza, perchè lo stava facendo? Avrebbe dovuto fare l'inverso, cioè praticare un'astinenza ferrea se voleva darmi una lezione. Fu questo che mi fece capire che avevo fatto la cosa giusta. Forse anche lei infondo sentiva il bisogno di riavvicinarsi a me, e lo stava dimostrando scopandosi Lucio proprio lì, dietro di me. D'altronde quello era sempre stato il nostro modo di amarci, cioè condividere la nostra sessualità con altre persone, soprattutto uomini. Inconsapevolmente eravamo ritornati ad essere marito e moglie, oppure era soltanto una mia impressione?
- Vengo! - urlò lui.
- Bravo! Sborrami dentro! Riempimi la figa!

Stefano.

    

giovedì 5 novembre 2015

mercoledì 4 novembre 2015

lunedì 2 novembre 2015

La passione e la vergogna.

(in foto: Riley Reid, Le Cafe, SexArt.com)


   Ci avviammo verso l'albergo. Lo avevo prenotato su Internet, e non mi ero reso conto quanto fosse squallido. Il classico alberghetto dove gli uomini di mezza età ci portavano le mignotte per passare una piacevole serata. Quando entrammo nella stanza pensavo che Laura e Christian avrebbero subito cominciato a darci dentro. E invece Laura andò verso la porta finestra e aprì le tende per guardare fuori, e esultò di felicità scoprendo che di fronte all'albergo c'era una spiaggia. La struttura era un cesso, ma a quanto pare aveva il privilegio di trovarsi davanti al mare.
- Wow! C'è una spiaggia! - gridò Laura. - Che ne dite di fare un bel bagnetto? Magari nudi.
   Eravamo alla fine di maggio, il clima lo permetteva, e così decidemmo di farla felice euscimmo dall'albergo. Per arrivare sulla spiaggia c'era un sentiero in mezzo a delle sterpaglie incolte. Insomma, non era Miami Beach, ma era un posto dove stare tranquilli. Magari avremmo incontrato qualche guardone, ma con Christian ero sicuro. Con lui a Laura non sarebbe successo nulla di spiacevole.
   Laura e Christian si spogliarono. La mia fidanzata adesso era nuda ad eccezione degli occhiali, e si lanciarono in un inseguimento giocoso lungo la spiaggia. Christian era già in erezione e cercava di prendere Laura, ma lei si divertiva a farsi inseguire. Poi finalmente lui riuscì ad afferrarla, e la prese da dietro, premendogli il cazzo duro in mezzo alle natiche.
- Ti ho presa finalmente - disse e cercò di infilarglielo in figa, ma Laura non glielo permise.
- Eh no! Prima devi mettere il preservativo.
- Il preservativo? Ma è più bello senza - protestò lui.
- Se non lo metti non ti faccio entrare.
   A quel punto capì che la mia ragazza su questo argomento era abbastanza inflessibile, e allora vennero verso di me, che intanto me ne ero rimasto in disparte a guardarli. Laura allungò una mano nella mia direzione tenendo il palmo della mano aperto all'insù. Voleva un profilattico. Così presi la scatola da sei e gliene diedi uno. Laura ne aprì un angolo con i denti e lo tirò fuori, e poi lo mise sul glande bello duro di Christian e lo srotolò fino alle palle.
- Adesso sì che iniziamo a ragionare - disse.
   Ritornarono verso la riva e Christian si distese sulla sabbia, e la mia ragazza ci si mise sopra facendo entrare il suo cazzo duro dentro di se. Io mantenni una certa distanza perchè non volevo che la mia presenza in qualche modo intaccasse la naturalezza del loro rapporto. Guardarli da lontano mi bastava. Vedere la mia fidanzata che andava su e giù, con il cazzo di un altro uomo infilato in figa, questo mi appagava. E soprattutto sentire le sue grida di gioia e i suoi sospiri appassionati, soltanto questo mi fece venire un erezione fantastica.
   Mentre loro erano lì che facevano l'amore sentii dei passi. Qualcuno si stava avvicinando, probabilmente attirato dalle grida di piacere di Laura. Speravo soltanto che non fosse la polizia, altrimenti ci avrebbero arrestati per atti osceni in luogo pubblico. Poi però tirari un sospiro di sollievo; era solo un guardone. Dopo un pò ne arrivarono altri due, e a quel punto la cosa iniziava a diventare preoccupante. Quanti altri ne sarebbero arrivati? Non mi piaceva quella storia. Avevo l'impressione che potesse diventare pericoloso per Laura. Così andai verso di lei, che intanto continuava ad andare su e giù sul corpo di Christian, e le dissi che ero meglio andare in albergo.
- Perchè? - domandò lei col fiatone. - Qui si sta da dio. Sto godendo come una matta.
- Perchè avete attirato un pò di gente - gli indicai i guardoni e a quel punto la mia ragazza, che non era mai stata un'esibizionista, si sfilò il cazzo di Christian da dentro la figa e cercò di coprirsi le tette con le braccia.
- Oddio! Che vergogna! Per carità, andiamocene via!
   L'aiutai a infilarsi il suo vestito che avevo raccolto da terra. Per il perizoma non ci fu nulla da fare; chissà dov'era finito. Christian si tolse il preservativo e si rivestì anche lui, e ritornammo in albergo, lasciando i guardoni a bocca asciutta. Ma era stato meglio così. Non potevamo sapere se tra di loro c'era un malintenzionato. In albergo saremo stati più tranquilli. E poi ripeto, Laura non era mai stata esibizionista, e quindi farsi guardare in un momento così intimo era per lei motivo di grande imbarazzo.
- Che vergogna! - continuava a ripetere lungo il sentiero che portava all'albergo.
- Dai, che te ne frega - Christian cercò di tranquillizzarla. - Tanto chi li vede più a quelli?
- Sì ma che vergogna lo stesso - poi si rivolse a me, - e ho perso pure il perizoma, quello che mi hai regalato tu.
- Non ti preoccupare amore - risposi, - poi te ne compro un altro ancora più porco.
- E poi stai meglio senza - continuò Christian tirandogli su il vestito e scoprendogli le natiche, e lei si infuriò un pò e se lo tirò di nuovo giù.
- E dai! Che vuoi fare? Già mi ha visto nuda mezzo mondo.
- See, mezzo mondo! Ma se erano solo tre segaioli?
   In ogni modo rientrammo nella nostra camera d'albergo e Christian non perse tempo, si tolse i vestiti. Ce l'aveva ancora duro da paura, ma Laura dopo quello che era successo era un pò restìa a continuare.
- Forse è meglio se ci fermiamo, non credi?
- Fermarci? E vorresti lasciarmi in queste condizioni? - domandò Christian afferrando il suo cazzo duro e sventolandolo come un manganello.
   A quel punto Laura in modo svogliato si sfilò il vestito e salì sul letto, dove intanto si era disteso lui, e ci si mise sopra a cavalcioni. Prima di ricominciare si baciarono appassionatamente, e vidi le loro lingue incontrarsi, assaporandosi vicendevolmente. Il cazzo duro di Christian premeva contro la vagina della mia ragazza, impaziente di entrarci dentro. Il glande si fece strada tra le sue calde labbra, ma Laura lo fermò in tempo.
- Eh no!
- Cosa c'è? - domandò lui.
- Il preservativo, Christian. Ti prego.
   Ce li avevo ancora io, così ne presi uno dalla scatola e lo diedi a lui, che però aveva le mani impegnate a spremere le tette della mia ragazza, leccandogli i capezzoli uno alla volta, facendola mugolare di piacere.
- Ecco il condom - dissi.
- Aspetta, adesso sono occupato - rispose lui che intanto sembrava essere seriamente preso a leccare le tette di Laura.
- Tesoro, mettiglielo tu - sussurrò lei.
- Cosa?!
   La cosa mi imbarazzava non poco, ma non mi persi d'animo. Scartai il profilattico e presi il cazzo di Christian in mano. Nel prenderlo potetti constatare tutta la sua potenza sessuale. Quello sì che era un cazzo. Appoggiai il condom sul glande e lo srotolai fino alla base, poi lo avvicinai alla vagina della mia fidanzata e cercai di farlo entrare dentro. In questo mi aiutò lui, che con una spinta del bacino lo fece scivolare tutto dentro, riprendendo quello che avevano cominciato sulla spiaggia. E allora Laura ritornò ad andare su e giù su di lui. Era davvero scatenata. Aveva ritrovato l'eccitazione che aveva perso con la presenza di quei guardoni.
- Perchè non ti unisci a noi? - mi chiese Christian. - C'è un altro buco qui - e allargò le natiche di Laura con entrambe le mani per farmi vedere il suo orifizio anale. 
- Lascialo stare - rispose lei. - A lui piace solo guardare.
   In effetti mi sarebbe piaciuto partecipare, ma non credevo di essere all'altezza di farlo. Christian era davvero una macchina per far godere le donne. Io ci avrei fatto solo una brutta figura. Così mi limitai a tirarlo fuori e a farmi una sega. Intanto avevano deciso di invertire la posizione, e la mia fidanzata si era distesa sul letto e lui le si era messo sopra, e le teneva le gambe aperte tenendola per le caviglie. Laura era oscenamente aperta, e per la posizione in cui stava era incapace di muoversi. Al momento era lui che dominava il gioco. Laura si avvicinava all'orgasmo, lo capii dai suoi gemiti che si facevano via via più intensi, in crescendo, fino ad arrivare al tanto atteso piacere, con un urlo liberatorio. Sentirla godere in quel modo mi fece arrivare al limite, ma a quel punto decisi di osare. Nella peggiore delle ipotesi l'avrei fatta incazzare, ma era una cosa che volevo fare a tutti i costi. Così mi avvicinai a loro e puntai il mio cazzo contro il viso di Laura e cominciai a fiottare copiosamente. Devo dire che lei fu colta di sorpresa, ma non si ritrasse, anzi accolse volentieri il mio seme sul viso. Due schizzi le finirono sulle lenti degli occhiali annebbiandole la vista. Christian, che intanto continuava a pomparla, mi strizzò l'occhio in segno di approvazione. Poi sfilò il cazzo dal corpo della mia ragazza, si tolse il preservativo in fretta e furia e iniziò a schizzare anche lui sul viso di Laura, e la sua sborra si amalgamò con la mia, e il viso di Laura era ridotto ad un qualcosa di osceno. Un vero e proprio sborratoio. Con le dita cercò di toglierne via un pò perlomeno dagli occhiali, e se la portò in bocca.
- Guardate qui che cosa avete combinato! - ci ammonì divertita. - C'ho sborra dappertutto.
   Vederla in quello stato mi fece sentire un pò in colpa. Cazzo, era pur sempre la mia fidanzata, e facendo quello che avevamo fatto era come averle mancato di rispetto. In una breve manciata di secondi ripensai a tutti i bei momenti passati insieme, ma anche ai momenti difficili, a tutte le volte che l'avevo vista piangere perchè magari aveva litigato coi genitori, o per via del suo lavoro precario che non le faceva vedere alcun futuro. Insomma, smisi di guardare Laura come un oggetto del piacere, come avevo fatto da quando era incominciata quella storia con Christian, e la rividi dal punto di vista umano, e questo mi fece sentire un pò in colpa per quello che avevamo appena fatto.

Rocco.

         

domenica 1 novembre 2015