martedì 17 luglio 2018

La punizione.

La punizione. 

(in foto: Kate Upton)


[postato da Moana]

   Dopo quel brutto gesto che aveva fatto Berni ce n’eravamo andati in camera da letto a fare l’amore. Ma lo abbiamo fatto nel modo classico, lui sopra e io sotto, e solo davanti. E poi io lo avevo fatto senza averne realmente voglia, soltanto per dare piacere a lui. E infatti dopo avermi sborrato dentro ci siamo messi a dormire. Ma poi mi sono svegliata alle tre del mattino e ho trovato Berni seduto sui bordi del letto con la testa tra le mani, come se gli fosse capitato qualcosa di terribile. E allora mi sono messa dietro di lui e con le mani gli ho iniziato ad accarezzare la schiena.
   “Tesoro, stai bene?”.
   “Non proprio. Il pensiero di quello che ti ho fatto non mi da pace. Sto attraversando un periodo molto difficile. Con il lavoro sono fermo e non so dove sbattere la testa. L’unica cosa positiva al momento sei tu, e io che faccio? A momenti ti soffoco. Non dovresti più rivolgermi la parola per quello che ho fatto”.
   “Devi soltanto promettermi che non lo farai più” gli risposi con decisione. “Ho avuto molta paura”.
   “Te lo prometto. Ma voglio essere punito per quello che ho fatto. Devi colpirmi”.
   “Che?! E con cosa dovrei colpirti?”.
   “Con una sedia, una padella, con qualsiasi cosa. Tu devi punirmi”.
   “Stai delirando Berni, rimettiamoci a dormire e non ci pensiamo più”.
   “Se non lo fai non ci riuscirò mai a mettermi l’animo in pace”.
   Perché ci stavo mettendo così tanto tempo? La Moana di una volta non avrebbe esitato a farlo; avrebbe serrato il pugno e si sarebbe fatta giustizia in pochi istanti. E invece adesso non riuscivo a fare niente.   
   Ad un certo punto mi decisi, tirai un lungo respiro e mi feci coraggio, chiusi il pugno e cercai di fare quello che mi aveva chiesto, e cioè vendicarmi. Caricai il braccio e a breve lo avrei colpito sul suo viso con tutta la forza che avevo. Ma non riuscivo a farlo, non ero abbastanza convinta. Quasi come se non ne avessi voglia, perché non lo ritenevo giusto. Quanto ero cambiata. Ma perché? Forse perché avevo paura di restare sola, ecco perché. Perché avevo bisogno di Berni, e soprattutto perché la mia piccola Cleopatra aveva bisogno di un papà. Possibile che ero diventata così succube di lui a tal punto da passare sopra a quello che mi aveva fatto quella sera? Insomma, mi aveva quasi strozzata e io non riuscivo a fare quello che sarebbe stato più giusto, e cioè rompergli il naso. D’altronde me lo stava chiedendo lui, e io non avevo neppure il coraggio di farlo. Così abbassai il braccio e gli dissi che non mi andava di farlo.
   “E allora promettimi che dimenticherai ciò che ho detto” mi disse. “E cioè che voglio che diventi la mia schiava del sesso e che voglio che tu faccia un altro film insieme a me”.
   “Ok, farò finta che tu non l’abbia mai detto”.
   “È orribile che ti abbia detto quelle cose. Mi vergogno da morire”.
   “Non sei stato tu a dirle. Non eri tu quello lì ieri sera, ma era un altro Berni. E non voglio più averci niente a che fare con lui. Io voglio solo te, il Berni che ho conosciuto sei anni fa in quel caldo pomeriggio d’agosto”.
   Sì, perché per chi non lo ricordasse io e Berni ci siamo conosciuti appunto in un caldo pomeriggio d’agosto; la città era un deserto in cui rombava l’assordante canto delle cicale. Ci siamo conosciuti grazie ad un’amica in comune, che quel giorno dovevo vedere per un saluto prima delle vacanze estive. Lei aveva deciso di venire all’appuntamento insieme a Berni. Me ne accorsi subito che gli piacevo molto, e che mi voleva, che gli sarebbe piaciuto godere col mio corpo, lo vedevo da come mi guardava, da come abbassava lo sguardo ogni volta che i nostri occhi si incrociavano, e poi quando gli facevo qualche domanda lui sembrava andare nel panico e quindi non riusciva a mettere due parole insieme. Mi fece una gran tenerezza, e così alla fine gli scrissi il mio numero di telefono sul palmo di una mano, e gli dissi di richiamarmi. E lui ovviamente lo fece. E quindi lo rividi il giorno prima di partire per le vacanze, e non lo feci aspettare, gli diedi subito quello che aveva desiderato fin dal primo momento che mi aveva vista, o perlomeno solo una parte: la bocca. Poi il resto glielo avrei dato quando sarei ritornata. E infatti al mio rientro gli diedi anche gli altri buchi. E poi il seguito della storia lo conoscete.
   In quel caldo pomeriggio d’estate mai mi sarei aspettata che io e Berni saremmo arrivati fino a questo punto, e cioè fino ad avere una figlia e ad avere una casa tutta nostra. E non avrei mai immaginato neppure che un giorno mi avrebbe messo le mani addosso, come aveva fatto quella sera. Eppure non sentivo la necessità di volermi vendicare, perché appunto, come avevo detto a lui, avevo avuto l’impressione che non fosse stato lui a farmi quella cosa, piuttosto un altro Berni, un Berni che avrei sacrificato volentieri, che avrei volentieri gettato giù da un ponte. Ma non mi andava di rinunciare anche al vero Berni, quello che appunto avevo conosciuto in quel caldo pomeriggio. Quello che mi aveva reso mamma.
   Dopo aver chiarito quella storia ritornammo a dormire. Ma alle sei del mattino mi svegliai; avevo una strana sensazione, quasi come se sentissi il bisogno di fare qualcosa, e finché non l’avessi fatta non sarei riuscita a darmi pace. E allora raggiunsi l’ingresso di casa, dove c’era una cassapanca con dentro una mazza da softball. Non tutti lo sanno, perché non è una cosa che racconto spesso, ma quando ero ragazzina facevo parte della squadra di softball della città. Ero anche molto brava, e lo avevo fatto fino a diciassette anni, poi la squadra era fallita e quindi avevo lasciato perdere. Il presidente era scappato all’estero con i soldi della società e quindi era andato tutto in malora. Ero anche stata eletta caposquadra. Ho molti bei ricordi legati a quel periodo, per esempio le trasferte che facevamo, quando dovevamo incontrarci con le squadre delle altre città, oppure le partite che facevamo in casa, la domenica; i miei genitori venivano sempre a fare il tifo per me. E io li guardavo dal campo, vedevo mia madre sbracciarsi, era fiera di me, mi gridava: “falli a pezzi!”. Si riferiva agli avversari di turno. E io allora l’accontentavo; li facevo a pezzi. E lo facevo grazie alla mia mazza, che io avevo ribattezzato Morgana, come la maga dei romanzi di re Artù che mio padre spesso mi leggeva per farmi addormentare.
   Ogni tanto aprivo la cassapanca e la tiravo fuori, me la rigiravo tra le mani, la osservavo, la tastavo e… sì, lo ammetto, qualche volta ci avevo fatto anche qualche porcata. Morgana era da sempre la mia fedele amica. Ormai era da parecchio che non le facevo prendere aria, ma quella sera l’avrei utilizzata non per vincere una partita, né per farmi passare qualche sfizio di natura erotica, piuttosto mi sarei servita di lei per ottenere giustizia. Anche se avevo perdonato Berni, dentro di me sentivo che in qualche modo dovevo fargliela pagare.

martedì 10 luglio 2018

Lei non capiva...

... che lui voleva farsela. 

(in foto: Tiffany Tatum, Fashion and Anal, Tushy.com)


[postato da Berni]

   Moana non capiva, o meglio faceva finta di non capire che Mattia in verità voleva solo chiavarsela. Forse perché lei vedeva in lui soltanto un amico con cui confidarsi e divertirsi, ma senza alcuna implicazione sessuale. Ma io lo capivo benissimo che lui aspirava ad altro. Anche perché lei mi raccontava le cose che accadevano, e mi faceva incazzare da morire quando io le dicevo che lui ci stava provando con lei, e lei mi rispondeva che non era vero, e che a parlare era soltanto la mia immotivata gelosia.
   Per esempio mi aveva raccontato l’episodio della vespa, e cioè lo scampato incidente che aveva dato l’occasione a Mattia di piantare la sua erezione tra le natiche della mia fidanzata. E quando me l’aveva detto io avevo fatto il diavolo a quattro, perché mi infastidiva il fatto che in quell’episodio lei non riusciva a vederci niente di anomalo. Insisteva dicendo che ero soltanto geloso, e che tra loro due non c’era nulla. Probabilmente era vero, anzi ero quasi certo che non ci fosse nulla, perché ogni volta che Moana mi aveva tradito poi mi aveva sempre confessato tutto. E invece con Mattia non faceva che ripetermi che non c’era niente. E quindi io le credevo. Però mi indispettiva il fatto che lui continuasse a corteggiarla in modo indisturbato, fregandosene del fatto che lei era la mia fidanzata. Perché mi chiedevo: quanto avrebbe resistito Moana ai suoi continui tentativi di portarsela a letto? Prima o poi, a furia di insistere, Mattia sarebbe riuscito nel suo intento, e cioè riempirle i buchi. E questa cosa mi mandava in bestia, perché lei continuava a ripetermi che non c’era niente di male in quello che facevano.
   Può darsi che non c’era niente di male in quello che faceva lei, ma non si può dire lo stesso di quello che faceva lui.
   Inoltre lui mi odiava, perché appunto io ero un ostacolo che si frapponeva tra lui e Moana. Ma anche io odiavo lui. E spesso ero costretto a uscire con loro due, perché praticamente in quel periodo Moana e Mattia erano indivisibili; passavano intere giornate insieme, e io non avevo più un attimo per stare da solo con lei. E quando mi capitava di uscire con lei, e quindi c’era anche lui, lo sentivo subito il suo odio nei miei confronti. Neppure mi salutava. Io ero soltanto un peso. Ma essenzialmente io sono sempre stato un tipo pacifico, per cui dal momento che la mia fidanzata non poteva fare a meno di uscire con lui allora io avevo cercato di instaurare con Mattia un rapporto di amicizia migliore. Ma non c’era stato niente da fare. Lui non ne voleva sapere. Io ero il suo nemico, e il suo obiettivo era portarmi via Moana. E lei proprio non voleva capirlo.
   Mattia fu anche la causa di un litigio molto serio che ebbi con la mia fidanzata. Perché un giorno le chiese di accompagnarlo a Formia, dove aveva conosciuto una ragazza in rete che voleva scoparsi, però Moana (e in questo devo riconoscere la sua onestà) gli rispose che ci sarebbe venuta soltanto se ci venivo anche io. E quindi, contro voglia, dissi di sì e partimmo.
   Passammo qualche giorno a casa di questa ragazza, di cui non ricordo neppure il nome, ricordo soltanto che era molto carina, anche se aveva un corpo un po' rotondo. In teoria Mattia sarebbe stato impegnato tutto il tempo con lei, per cui finalmente io avrei avuto l’occasione di passare un po' di tempo con la mia fidanzata. E invece le cose non andarono così. Nonostante la presenza di quella ragazza che aveva conosciuto in chat, Mattia non faceva che ronzare intorno a Moana. Tanto che ad un certo punto sembrava che ci dovessi andare io a letto con quella ragazza conosciuta in rete, e non lui. E infatti ad un certo punto mi venne proprio questa tentazione, non perché mi piaceva. Cioè, ripeto, era molto carina, aveva belle forme, però Moana era cento volte meglio. Ma mi venne la tentazione di farci l’amore per dare una lezione alla mia fidanzata. Anzi, mi venne addirittura voglia di lasciarla e fidanzarmi con lei, che aveva l’aspetto di una ragazza acqua e sapone, che non avrebbe mai e poi mai tradito il proprio fidanzato. Però ovviamente non feci niente di tutto questo.
   Questa ragazza che Mattia aveva conosciuto in chat abitava coi suoi genitori in una villa faraonica. Però i suoi non c’erano mai, per cui aveva sempre casa libera per fare quello che voleva. E aveva anche una piscina sul terrazzo davvero spettacolare. Durante il nostro soggiorno da lei Mattia ebbe un’idea un po' particolare: “che ne direste di fare il bagno nudi?”. Ovviamente io non ero d’accordo, perché giudicavo quella proposta un modo per Mattia di vedere Moana nuda (che era certamente uno dei suoi obiettivi, oltre al fatto di potersela chiavare). Anche la ragazza della chat non era poi tanto d’accordo, perché si vergognava delle sue forme, e quindi decise di rimanere in costume. E io feci lo stesso. Per cui alla fine soltanto Mattia e Moana si tolsero tutto, e si misero all’altro capo della piscina a punzecchiarsi e a flirtare per tutto il tempo, e io e la ragazza della chat dall’altra parte che non sapevamo precisamente come comportarci. Fu in quel momento che mi venne voglia di saltarle addosso e farmela, proprio davanti a Moana, per farle un torto. Ma non ne ebbi il coraggio, anche perché chi mi diceva che lei ci sarebbe stata?
   Ad un certo punto si misero in piedi e iniziarono a giocare a farsi il solletico, e quindi cominciarono ad inseguirsi sul bordo piscina, e lui aveva un erezione spaventosa che mostrava con un certo orgoglio a Moana, ma direi soprattutto a me, perché era come se volesse farmi capire che era lui il maschio dominante, per cui la mia fidanzata era sua di diritto. Attenzione, non successe nulla, non ci furono penetrazioni o altro, però quell’erezione era un’ulteriore prova di quello che dicevo io, e cioè che Mattia vedeva la mia fidanzata non come un’amica, ma come un buco da fottere. E quando poi lo feci notare a Moana lei mi rispose che non era niente vero, e che gli era venuta un erezione solo perché non era abituato a stare nudo di fronte ad altri.
   Questa sua ostinazione a negare l’evidenza mi stava mandando al manicomio. E quindi quel giorno litigammo tutta la notte, senza risolvere nulla, perché alla fine lei continuava a dire che non c’era niente di male in quello che faceva, e io continuavo a dire che Mattia ci stava provando con lei e lei faceva finta di non accorgersene.
  

sabato 7 luglio 2018

Un tradimento

imperdonabile. 

(in foto: Carter Cruise, BSKow.com)


[postato da Moana]

   Dopo la visita di mia madre ritornai in camera da letto da Berni per concedermi qualche altro minuto di zuccheroso amore prima di andare a lavoro. Berni era ancora nudo ed era sdraiato sul letto con le mani annodate dietro la nuca. Il suo cazzo aveva perso l’energia e il vigore che aveva avuto poco prima, ma d’altronde lo avevo già fatto sborrare due volte, quindi cosa pretendevo?
   “Mia madre è molto contenta che siamo ritornati insieme” gli dissi. “E tu? Sei contento?”.
   “E me lo chiedi? Moana, forse non te lo dico abbastanza spesso, ma io sono pazzo di te. Tu sei tutto ciò che un uomo potrebbe desiderare. Sei la fidanzata perfetta, nonostante la sorprendente quantità di scappatelle che ti sei fatta alle mie spalle”.
   “Beh, ma che c’entra? Io poi ti ho sempre confessato tutto. E poi tu mi hai sempre perdonata”.
   “Sì, quasi sempre”.
   “Quasi?” gli domandai divertita.
   “Sì, quasi. C’è un episodio che probabilmente non riuscirò mai a perdonarti”.
   “Quale?”.
   “Quando mi hai tradito con Mattia”.
   “Mattia?!” ero molto perplessa, perché in verità non ero mai stata a letto con Mattia, quindi non capivo del perché avesse tirato fuori quella storia. “Ma io non ti ho mai tradito con Mattia”.
   “Diciamo le cose come stanno, e cioè che con Mattia mi hai tradito con la testa, e non con il corpo come si fa di solito, e forse è anche peggio”.
   Non riuscivo a credere che Berni considerasse la mia amicizia con Matteo un vero e proprio tradimento, quando poi era stato un semplice rapporto senza alcun tipo di approccio fisico. E poi era riuscito a perdonarmi i tradimenti veri, cioè quelli dove c’era stata penetrazione sia anale che vaginale. Che senso aveva quella cosa? Me lo domandai per tutto il giorno, anche a lavoro, dove con un braccio reggevo la nostra piccola Cleopatra e con l’altro sbrigavo il lavoro di ogni giorno. Ormai Cleopatra era sempre con me al negozio, o perlomeno era con me tutte le volte che la babysitter che avevo assunto non poteva venire. Antonella, la babysitter appunto, era una studentessa universitaria, per cui spesso doveva seguire i corsi e dare gli esami, e quindi Cleopatra la tenevo io.
   E quindi, come vi dicevo, non facevo che pensare a quello che mi aveva detto Berni. Come poteva essere arrabbiato per un’amicizia che avevo avuto tanto tempo fa? Avevamo diciotto anni quando iniziai a frequentare Mattia, e io e Berni eravamo già fidanzati. Mattia mi piaceva, ma come amico, non come possibile uomo con cui farmi una scappatella. Anche perché Mattia non era sto granché. Era simpatico, e poi avevamo gli stessi interessi, ma essenzialmente era brutto da morire. Però mi ci trovavo bene con lui.
   Sì, devo ammettere che aveva un qualcosa di attraente, e forse era il fatto che ci sapeva fare con le ragazze. Infatti nonostante la bruttezza aveva avuto un sacco di storie, ma mai con me. E devo dire che qualche volta ce l’avevo fatto un pensiero di andarci a letto insieme, però poi mi ero tirata indietro, un po' perché non mi piaceva (Berni era cento volte più bello), e poi perché appunto mi dispiaceva cornificare il mio fidanzato con qualcuno che in fin dei conti non ne valeva la pena. Di solito cornificavo Berni soltanto con stalloni da monta di razza, quindi soltanto quando ne valeva la pena di farlo. Con Mattia no, non ne valeva la pena. Lui mi interessava soltanto come amico. Anche se devo ammettere che lui ogni tanto ci provava con me, ma io interpretavo questi suoi tentativi come una forma di gioco. Non ci vedevo mai nulla di malizioso.
   Per farvi un esempio una volta ricordo che eravamo andati in discoteca insieme, senza Berni. Uscivo spesso con Mattia senza il mio fidanzato, e forse proprio questa cosa aveva alimentato in lui una collera che io neppure riuscivo a immaginare. Ma io lo facevo lo stesso, perché appunto non ci vedevo nulla di male. Per me Mattia era un semplice amico. Punto. A quanto pare Berni invece lo vedeva come uno dei tanti che ci provava con me, e a cui io davo corda.
   Quindi, come vi dicevo poco fa, ero uscita con Mattia ed eravamo andati in discoteca. Avevamo ballato tutta la notte; io come mio solito ero vestita come una troia da strada. Quando vado a ballare mi piace vestire in questo modo. Una volta mia madre vedendomi uscire così mi chiese: stai andando a ballare o stai andando a vendere i tuoi buchi sulla statale? Quella stronza di mia madre adorava provocarmi, perché lo sapeva che io mi incazzavo da morire quando lo faceva. 
   Quando si fece ora di ritornare a casa Mattia ovviamente si offrì di riaccompagnarmi. Lo faceva sempre, perché lui aveva la vespa, io invece no, e quindi sarei dovuta ritornare a casa a piedi. E vestita in quel modo certamente non era il caso. Però quella sera mi chiese se potevo guidare io, perché lui aveva bevuto più del solito e quindi aveva la testa un po' annebbiata. Io gli risposi che non c’erano problemi, quindi saltammo in sella e partimmo. Ad un certo punto ad un incrocio un deficiente ci ha tagliato la strada, ma io sono stata abbastanza brava da frenare in tempo, ma la frenata brusca fece sobbalzare in avanti Mattia e quindi sentii la sua erezione premere contro le mie natiche. Sì, Mattia aveva un erezione, piantata direttamente contro il mio culo. Feci finta di niente, perché in qualche modo pensai che era del tutto normale, perché sì sa che i ragazzi a diciotto anni praticamente sono perennemente in erezione. Quello che non immaginavo (o che forse non volevo immaginare) era che quell’erezione era dovuta proprio a me. Era l’effetto che gli facevo io. Quando Mattia era con me era sempre in tiro, e io facevo sempre finta di non accorgermene, perché appunto io in lui ci vedevo un amico, invece lui in me ci vedeva un buco da riempire, più e più volte.
   “Ehi!” esclamai. “Perché sei così duro?”.
   “Sono sempre duro quando sto con te” mi rispose lui.
   “Ma falla finita!” sbottai. “Sei proprio un cretino”.
   Mattia non era un cretino, era semplicemente un rivale di Berni, uno dei tanti, che io stavo assecondando senza rendermene conto. Perché non volevo vedere, perché ero semplicemente cieca di fronte al suo modo di corteggiarmi. Perché quando non vuoi vedere una cosa, pure se te la sbattono in faccia, tu fai finta di non vederla. E forse era questo che Berni non sarebbe mai riuscito a perdonarmi, e cioè il fatto che io stavo dando corda ad un suo potenziale rivale d’amore.

giovedì 5 luglio 2018

Le regine

del sesso anale.

(in foto: Cherry Kiss, Anal Starlet, 21Naturals.com)


[postato da Sabrina]

   Erano le nove del mattino e io ero appena entrata in casa di Moana senza neppure avvisarla. Avevo una copia delle chiavi, per cui potevo andarci ogni volta che volevo. Ma a conti fatti avrei fatto bene a telefonare prima. Ma cosa ne potevo sapere io che avrei beccato Moana e Berni a fare l’amore anale?
   In un primo momento non trovai nessuno, soltanto la mia piccola nipotina che dormiva come un angioletto nella sua culla. Per cui se lei era lì ovviamente da qualche parte doveva esserci anche mia figlia. E allora guardai dappertutto senza però trovarla. E alla fine decisi di dare un’occhiata nella sua camera da letto, e fu a quel punto che li vidi. C’era Moana a quattro zampe sul letto, e Berni sopra di lei con il cazzo piantato nel suo buco del culo, e con le mani la teneva per i fianchi e la pompava senza ritegno, e lei quasi sembrava che stesse per svenire per il piacere che stava provando. E dalla sua bocca uscivano dei rantoli di piacere che quasi sembrava un’animale in agonia.
   “Inculami, rompimelo quel culo da troia che mi ritrovo” disse a Berni, e poi proseguì col suo solito linguaggio scurrile che era solito utilizzare quando faceva l’amore, e lui nel frattempo le dava dei gran sganassoni sulle natiche che facevano quasi tremare le pareti della camera.
   “Berni, non è per metterti fretta, ma quando hai finito di incularti mia figlia avrei bisogno di parlare con lei, se non ti dispiace” dissi, e quindi a quel punto si accorsero della mia presenza e cercarono goffamente di coprirsi in fretta e furia con le lenzuola.
   “Mamma!” urlò Moana. “Ma che cavolo ci fai qui?”.
   “Te lo spiego dopo. Vedo che al momento sei impegnata a farti rompere quel culo da troia che ti ritrovi” risposi utilizzando le stesse parole che aveva usato lei poco prima, con l’evidente intenzione di prenderla un po' in giro.
   “Se ho il culo da troia è soltanto colpa tua” urlò, “perché tu sei la regina indiscussa delle troie, e essendo tua figlia a quanto pare sono un po' troia anch’io. E adesso lasciaci finire se non ti dispiace”.
   “Ok ok, non ti scaldare” le risposi divertita. “Vi lascio in pace. Ma cercate di sbrigarvi perché devo parlarti”.
   Mi piaceva da morire stuzzicare mia figlia, e quindi lo facevo spesso. Era divertente perché ogni volta sembrava volermi prendere a schiaffi, ma poi però non lo faceva perché in ogni caso ero sua madre. E questa cosa, cioè il fatto di non poter reagire di fronte alle mie provocazioni, la mandava in bestia, e quasi gli usciva il fumo dal naso per la rabbia.
   Cinque minuti dopo uscì dalla camera da letto con una vestaglia da notte nera trasparente, che praticamente era come se non ce l’avesse perché si vedeva tutto. Ma d’altronde cosa aveva da nascondermi? Era pur sempre mia figlia, l’avevo vista nuda centinaia di volte, e spesso (come prima) anche in situazione piuttosto imbarazzanti.
   “E allora” mi disse, “cosa ci sei venuta a fare qui? Cosa devi dirmi di così importante?”.
   “E tu? Non hai nulla da raccontarmi? Cos’era quella cosa che ho appena visto?”.
   “Si chiama sesso anale, mamma. Dovresti saperlo bene dal momento che da ragazza eri la maggiore esperta in fatto di penetrazioni rettali”.
   “Eh sì, lo ero. Poi sei arrivata tu e mi hai rubato la scena. Purtroppo ad un certo punto della vita arriva sempre qualcuna che ha il culo più sfondato del tuo, e a cui devi cedere lo scettro di reginetta del sesso anale”.
   “Mamma, come tuo solito sei venuta qui per provocarmi” disse premendosi i pugni contro i fianchi e guardandomi con gli occhi di fuori dalla rabbia. “Ma io non ci sto. Dimmi quello che devi dirmi e facciamola finita”.
   “Di’ un po', tu e Berni siete tornati insieme?” le chiesi.
   “Ebbene sì, se vuoi saperlo siamo tornati insieme”.
   “Tesoro mio, sono così contenta per te che quasi mi viene da piangere”.
   Andai verso di lei e la strinsi in un tenero abbraccio, e Moana sembrava  così spaesata che non riusciva neppure a capire cosa doveva fare, se stringermi a sua volta o restare lì ferma a prendersi quel mio gesto di affetto. D’altronde ce n’eravamo dette di tutti i colori fino a qualche secondo prima, e adesso invece eravamo strette in un caloroso abbraccio. Ma ero davvero così felice che Moana fosse ritornata insieme a Berni, perché lui mi era sempre piaciuto. Lo consideravo davvero il fidanzato che ogni mamma vorrebbe per la propria figlia. Pulito, senza tatuaggi strani sparsi sulla pelle, molto rispettoso e intraprendente. Era quello di cui aveva bisogno Moana, un bravo ragazzo accanto che fosse in grado di amarla. Circondarsi di uomini che la consideravano soltanto un buco da riempire l’avrebbe resa soltanto infelice.
   “Ok, grazie mamma” mi rispose lei accarezzandomi la schiena. “Ora mi dici cosa devi dirmi di così importante?”.
   “Oh sì, quasi lo avevo dimenticato. Io e i tuoi due papà partiamo per qualche settimana per festeggiare il nostro anniversario”.
   “Che anniversario?”.
   “Di matrimonio, naturalmente. Che per una strana coincidenza combacia con la data in cui il tuo papà biologico mi ha inseminata”.
   In realtà non era stata una coincidenza. Lo avevamo fatto apposta. Giuliano mi aveva messa incinta proprio il giorno dell’anniversario del mio matrimonio con Stefano. Ricordo che quando io e Stefano avevamo deciso di avere Moana, avevamo scelto di farlo nel giorno del nostro anniversario di nozze. Ci era sembrata una cosa molto romantica, e quindi dopo aver parlato a Giuliano di questa nostra decisione siamo andati da lui e sono stata inseminata. 
   “Beh, cosa dirti? Buon divertimento” mi rispose. “E non li strapazzare troppo i miei due papà. Iniziano ad avere una certa età”.