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giovedì 27 dicembre 2018

sabato 22 dicembre 2018

Una giornata incredibilmente

impegnativa.

(in foto: Cherry Kiss, Jealousy 4, SexArt.com)


[postato da Moana]

   Con Berni mi sentivo a posto con la coscienza. Non sentivo nessun rimorso, perché quello che stavo facendo era qualcosa dettato non tanto dal cuore quanto dal corpo. Come del resto tutte le volte che lo avevo tradito, lo avevo sempre fatto soltanto con il corpo. Ero fatta così; ogni tanto sentivo la necessità di darmi via anche ad altri uomini. Per molto tempo avevo cercato di sopprimere questa mia necessità, e avevo cercato di essere una fidanzata fedele, ma adesso con Pisellino era diverso. Ero ritornata ad essere quella di una volta, una ragazza incline a tradire il proprio uomo. Ma tanto sapevo che era soltanto una fase passeggera; quando Pisellino sarebbe andato via, io sarei ritornata ad essere la fidanzata fedele (ma porca) di Berni. Per questo mi sentivo a posto con la coscienza. Non era un vero e proprio tradimento, piuttosto me la stavo soltanto spassando insieme ad un amico. Tra un paio di giorni tutto sarebbe tornato come prima, come se Pisellino non ci fosse mai stato.
   In ogni modo, dopo la chiavata al Bed & Breakfast con Pisellino (che forse dovrei chiamare Pisellone), siamo andati a visitare il palazzo reale che caratterizzava la mia città e che la rendeva famosa in tutto il mondo. La caratteristica principale del palazzo non era soltanto l’edificio barocco dove una volta alloggiava il re, piuttosto il parco in cui si trovava, un giardino infinito impreziosito da statue e fontane che incantavano i turisti con i loro sorprendenti giochi d’acqua.
   Era un giorno infrasettimanale, per cui non c’era quasi nessuno, e le poche persone che c’erano si disperdevano data la vastità del parco. E lungo la nostra passeggiata, giunti in prossimità di una zona dove la vegetazione era particolarmente fitta, iniziammo a porcheggiare. Pisellino mi prese un braccio e mi tirò a se e mi mise la lingua in bocca, e sentii la sua erezione premuta contro di me.
   Non gli fu difficile penetrarmi; lo fece uscire dai pantaloni e me lo puntò contro il tessuto del mio perizoma, fremeva per entrare, e così ne scostai un lembo e lo accolsi dentro. A quel punto mi sollevò con entrambe le braccia tenendomi a mezz’aria e io avvolsi le gambe intorno ai suoi fianchi, e lui tenendomi le mani sulle natiche iniziò a farmi andare su e giù sul suo palo. Era semplicemente divino. Il re delle posizioni rocambolesche. E io praticamente non potevo fare niente, dovevo solo lasciare fare a lui. Ma dopo qualche minuto fummo costretti a fermarci, perché stava arrivando qualcuno, turisti probabilmente. Allora mi rimise giù e cercammo un altro posto dove continuare quello che avevamo iniziato.
   Passò più di un’ora prima di riuscire a raggiungere il piacere, perché ogni volta che ci imboscavamo arrivava sempre qualcuno, e di conseguenza eravamo continuamente costretti a fermarci e a ricominciare  da qualche altra parte.
   Come potete facilmente immaginare fu una giornata piena di emozioni, e la sera tornai a casa distrutta e non vedevo l’ora di andarmene a letto. C’avevo la figa in fiamme per quante volte avevo fatto l’amore con Pisellino. E appena rientrai a casa trovai Berni seduto sul divano del soggiorno che stava guardando un film di fantascienza. Povero Berni, neppure poteva immaginare quanto lo avevo cornificato quel giorno. Ero proprio una fidanzata terribile.
   “Ciao tesoro, sono a casa” dissi mentre percorrevo il corridoio d’ingresso.
   “Ciao amore” mi rispose senza voltarsi, ma continuando a guardare la tivù. “Dove sei stata?”.
   “Sono andata in giro con un amico” almeno ero stata onesta, perché era quello che avevo fatto. Ero stata in giro con un amico, ma avevo omesso la parte più importante, e cioè che l’amico in questione mi aveva montata più e più volte. E Berni si girò a guardarmi, e mi vide vestita in quel modo, cioè come una puttana da strada. Per incontrare Pisellino infatti avevo deciso di indossare qualcosa di molto porco. E, per chi non avesse letto i post precedenti, ero anche stata multata per atti osceni in luogo pubblico, perché un vigile urbano mi aveva scambiata per una puttana. Nonostante il mio tentativo di spiegargli che non ero affatto una puttana, mi ero beccata una bella multa di trecento euro.
   “Ma come sei vestita?” mi chiese Berni.
   “Ah guarda, non ti ci mettere anche tu!” sbottai. “Mi è già bastata una multa per atti osceni in luogo pubblico. Un vigile credeva che fossi una puttana, ma ti rendi conto?”.
   “Beh, vestita in quel modo…”.
   “Cosa vorresti dire? Che sembro una puttana anche a te?” a quel punto persi la ragione. “Vuoi vedere che lo faccio davvero? Quanto ci vuoi scommettere che adesso vado sulla statale e mi vendo al primo che capita? E poi quando ha finito mi faccio ingroppare da un altro, e poi da un altro ancora, fino a domani mattina. Vuoi scommettere che lo faccio?”.
   “Tesoro, calmati. Non intendevo dire questo. Ti chiedo scusa”.
   “Ok, ok. No, scusami tu, è che sono molto stanca. Dov’è Cleopatra?”.
   “Tua madre è venuta a prenderla. Stanotte dorme dai tuoi”.
   A quel punto mi misi a sedere accanto a Berni a guardare il film insieme a lui, ma ben presto mi accorsi che le sue intenzioni erano altre. Non voleva guardare il film, voleva chiavarmi. Infatti iniziò a baciarmi il collo, e poi con una mano mi aprì lo scollo del top scoprendomi il seno, e a quel punto con la bocca iniziò a succhiarmi i capezzoli. Aveva voglia di fare l’amore, ma io no. Era arrapato come un toro, e me ne accorsi perché gli accarezzai il pacco e ce l’aveva di marmo. Il problema era che io non c’avevo voglia, perché come vi dicevo prima avevo la figa in fiamme per tutte le volte che avevo fatto l’amore con Pisellino. Ma non mi andava di dirgli di no; già gli avevo messo le corna, poverino, adesso ci mancava pure che gli negavo una sborrata.
  

sabato 24 novembre 2018

Tutto normale,

come se non fosse mai accaduto nulla.


[postato da Antonella]

   Il giorno dopo sia Moana che Berni si comportarono come se non fosse accaduto nulla. Dopo avermi scopata tutti e due insieme (lei con lo strap-on) io ero sfinita, e quindi ero ritornata nella camera accanto, dove poi mi ero addormentata sul divano letto che c’era nella cameretta della piccola Cleopatra. Mi svegliai alle otto del mattino, con un fortissimo dolore al buco del culo. Ed era più che normale, dal momento che avevo perso la verginità anale.
   Ero ancora nuda, e guardai nella culla di Cleopatra e lei non c’era. Allora andai nel panico e mi precipitai in cucina, ed era lì, in braccio a sua madre, che era seduta a bere una tazza di latte, e Berni invece era in piedi, appoggiato con il sedere al lavandino, e stava leggendo una rivista di cinema. Erano entrambi vestiti e pronti per andare a lavoro, io invece ero ancora nuda, e quando mi videro Moana scoppiò a ridere. “Mi dici che ci fai tutta nuda in casa nostra?” mi chiese.
   “Ti chiedo scusa, Moana. È che devo essermi addormentata così, e poi quando mi sono svegliata ho visto che Cleopatra non era nella culla, e allora mi sono spaventata e sono corsa di qua per vedere se era con te”.
   “Ma certo che è con me” mi rispose, poi mi guardò da capo a piedi. “Però... sei messa piuttosto bene. Sei proprio un bel bocconcino. Non hai mai pensato di darti all’hard? Berni potrebbe darti una mano, se vuoi” poi si rivolse a lui. “Tu cosa ne pensi? Non credi che la nostra Antonella potrebbe diventare una star del porno?”.
   “Sì, in effetti ha un bel corpo”.
   Parlavano come se per loro fosse la prima volta che mi vedevano nuda. Possibile che avevano già dimenticato quello che era successo la notte precedente? Ero molto perplessa, perché non sapevo cosa dire. Dissi soltanto che il porno non mi interessava. E allora Moana rispose che era un peccato, perché con il corpo che avevo avrei potuto tirare su un bel po' di soldi. Poi la discussione terminò lì, e allora mi andai a rivestire. Era chiaro che Moana e Berni non volevano parlare di ciò che era accaduto. E sinceramente neanche io. Era stato un gioco, un gioco a cui avevo partecipato anche io. Punto. Adesso si ritornava alla normalità. O forse no? Non potevo sapere se quello che era accaduto avrebbe modificato il nostro rapporto.
   Dopo essermi rivestita ritornai in cucina, e Berni era appena uscito per andare a lavoro, e allora la mia boss colse l’occasione per parlarmi di ciò che avevano fatto insieme a me. Affrontò il discorso in modo molto vago, parlando del fatto che era del tutto normale in una coppia avere delle fantasie e quindi desiderare di fare delle nuove esperienze. E io facevo di sì con la testa a tutte le cose che diceva per non contraddirla. Poi dopo un po' venne al nodo della questione.
   “Sai, ieri ti ho vista lì sulla porta che ci stavi spiando, e allora ho capito che ti avrebbe fatto piacere unirti a noi. Per questo ti ho fatta entrare in camera da letto. Ho sbagliato?”.
   “No, certo che no”.
   “Ti ha fatto piacere fare l’amore con noi?”.
   “Sì, certo. Molto”.
   “Ottimo”.
   Nei giorni che seguirono non parlammo più di quella cosa, comportandoci come se non fosse mai accaduto nulla. Era stata un’avventura, un gioco erotico a tre, e basta. Ovviamente non lo raccontai a nessuno, neppure al mio fidanzato, con cui ultimamente non andava granché bene, perché lui mi tradiva in continuazione e io ero stufa di portare le corna. Per cui poi decisi di lasciarlo, e mi ritrovai di nuovo single.
   Il mio lavoro a casa di Moana si intensificò; infatti iniziò a chiedermi con molta frequenza di sistemarle casa, perché lei era sempre troppo impegnata. E nel giro di qualche settimana senza rendermene conto ero diventata una specie di domestica, sempre disponibile, ventiquattro ore su ventiquattro. E devo dire che la cosa non mi dispiaceva, perché la mia boss mi pagava molto bene.
   Spesso dormivo lì, e una notte mi chiesero un’altra volta di unirmi a loro, e io gli dissi di sì, però questa volta lei non usò lo strap-on. Questa volta fu un rapporto molto più morbido, quasi d’amore. Io e la mia boss ci leccammo a vicenda i buchi, mentre Berni ci penetrava una alla volta. I nostri corpi intrecciati l’uno all’altro erano illuminati dalla luce fioca delle abat-jour che c’erano sui comodini, le nostre bocche si univano, si esploravano, le nostre mani toccavano zone erogene, poi ad un certo punto la sborra di Berni mi schizzò sulla faccia, una cumshot in piena regola che mi inondò il viso, e uno schizzo mi finì anche sui capelli, e allora Moana mi prese il viso con entrambe le mani e iniziò a leccare il seme del suo uomo, e quindi sentii la sua lingua calda percorrermi le guance. Poi mi disse di aprire la bocca e io lo feci, e a quel punto mi ritrovai il cazzo di Berni tra le labbra, che stava perdendo di consistenza, ma gli bastarono alcuni dei miei risucchi per farlo ritornare dritto, e quindi ricominciammo d’accapo. Per tutta la notte. E ancora altra sborra, altri baci, altre carezze.
   Poi il giorno dopo tutto ritornò di nuovo alla normalità, come se nulla fosse accaduto. Io ritornai ad essere la domestica di casa e loro i miei datori di lavoro. E Moana era ritornata ad essere quella di sempre, esigente e a tratti insopportabile, così diversa da come era a letto, anche se anche lì aveva una certa tendenza a dominare sugli altri. Me ne ero accorta perché mentre lo facevamo mi girava e mi rigirava come voleva lei, e era sempre lei a prendere ogni iniziativa. Proprio come quando era a lavoro. Però a letto lo faceva in modo diverso. Lo faceva con amore.
   E quella mattina mi disse una cosa che mi fece davvero commuovere. Mi disse: “sai, sei una ragazza davvero speciale. Io e Berni ci siamo molto affezionati a te, e anche Cleopatra. Ormai fai parte della nostra famiglia, questo è evidente”.
 

giovedì 22 novembre 2018

Entri o esci?

Decidi.


[postato da Antonella]

   E allora feci una cosa che non avevo mai fatto; spiare una coppia di innamorati che fanno l’amore. E non era una coppia qualsiasi, era la mia boss e il suo fidanzato. Ma era più forte di me, era come se in quel momento fossi preda di un demone che mi stava spingendo a fare quella cosa. Non potevo farne a meno, e allora andai nel corridoio e a piccoli passi raggiunsi la camera da letto. La porta era socchiusa. Non la chiudevano mai, forse perché non avevano nulla da nascondere. Perché per Moana l’amore non era una cosa di cui vergognarsi e quindi da fare di nascosto. E allora questa cosa mi fece sentire autorizzata a sbirciare dentro, e vidi che Moana aveva entrambi i polsi legati a delle manette che erano fissate alla testiera del letto, e aveva la ballgag in bocca. Era sdraiata di schiena, e Berni le stava sopra e la stava scopando senza preservativo. La mia boss usava la pillola. Lo sapevo perché qualche volta che avevo sistemato la sua camera da letto gliele avevo viste.
   Era così eccitante quello a cui stavo assistendo che ad un certo punto infilai una mano nei miei hot pants di jeans, e poi mi feci strada dentro il perizoma, dove trovai le labbra di sotto in fiamme, e iniziai a toccarle, ed ero così eccitata che mi sembrava di essere già sul punto di venire. Era la prima volta che facevo una cosa di quel tipo, spiare un momento così privato di una coppia, e la paura di essere scoperta aumentò maggiormente il piacere, anche perché si trattava della mia boss, e lo sapevano tutti che lei si irritava facilmente. Stavo rischiando il posto, eppure non me ne fregava niente. Era troppo bello per potermi tirare indietro. Adesso dovevo andare fino in fondo.
   E poi arrivò il piacere, e le gambe iniziarono a tremarmi e dovetti reggermi con una mano allo stipite della porta per non perdere l’equilibrio. Dio quanto era bello! Era come godere insieme a loro. Ma ormai si erano accorti di me, e Berni aveva tolto le manette a Moana e aveva fatto uscire la ballgag dalla sua bocca, e avevano iniziato a fissarmi in malo modo, come se avessi commesso un terribile delitto. Adesso che avevo raggiunto il piacere mi resi conto della follia che avevo appena fatto, per cui adesso ero quasi certa che la mia boss mi avrebbe licenziata. L’avevo fatta proprio grossa, e non avevo scusanti.
   “Antonella, va tutto bene?” mi chiese Moana con un tono molto severo.
   “Sì, Cleopatra è nella sua culletta che dorme” risposi, facendole capire che se mi ero permessa di andarli a spiare era perché nell’altra stanza era tutto sotto controllo.
   “Beh, allora cosa fai lì sulla porta? O entri o esci. Decidi”.
   Non riuscivo a capire. Sembrava che mi stesse proponendo di unirmi a loro, oppure di ritornarmene nell’altra stanza. Ero confusa, ma allo stesso tempo la proposta di entrare era molto allettante. Tanto ormai ero certa di averlo perso il mio lavoro da babysitter, quindi non avevo nient’altro da perdere, e così entrai dentro e mi avvicinai al letto. Moana mi guardava in modo terribile, con due occhi pieni di disapprovazione, e io ero terrorizzata. Berni invece era incuriosito da quello che stava per accadere. Aveva ancora il cazzo dritto, per cui non era ancora venuto, e quindi non avevano ancora finito di fare l’amore.
   “Non te l’ha mai detto nessuno che non è molto educato sbirciare nelle camere da letto?” mi chiese Moana, una domanda retorica a cui io non dovevo rispondere, e infatti mi limitai ad abbassare la fronte dispiaciuta dell’accaduto. “Adesso te la faccio passare io la voglia”.
   A quel punto la mia boss si tolse la ballgag e la mise a me, piazzandomela in bocca, e poi cominciò a togliermi tutti i vestiti fino a farmi restare nuda come loro due. E mentre lo faceva, Berni le chiese cosa avesse in mente. Lui non sembrava tanto convinto a coinvolgermi, ma Moana invece sì.
   “Dai, non vedi com’è bagnata?” gli chiese passandomi due dita in mezzo alle labbra della fighetta, e poi mostrandole a lui. “Sarà divertente, vedrai. Tu la prendi da dietro, e io me la faccio davanti”.
   Non capivo. Poi Moana andò verso il suo cassetto dei giocattoli e tirò fuori lo strap-on e se lo legò intorno alla vita. Adesso finalmente era chiaro. Mi avrebbero fatto il servizio completo, davanti e dietro, tutti e due insieme. Infatti Moana mi prese entrambe le mani e si lasciò cadere sul letto di schiena, e mi trascinò su di se, e quindi mi fece mettere a cavalcioni sopra di lei, e intanto aveva afferrato il grosso membro di plastica che c’era attaccato alla cintura che aveva intorno alla vita, lo direzionò verso la mia vagina e lo fece entrare dentro. Nel frattempo mi guardava con un sorriso beffardo, sprezzante, facendomi capire lo smisurato potere che aveva su di me, perché lei era la mia boss e io dovevo assecondare tutti i suoi capricci. Prendere o lasciare. Da quel giorno la mia presenza in quell’appartamento sarebbe cambiata radicalmente, me lo sentivo.
   “Cosa aspetti?” domandò a Berni. “Sbattiglielo in culo. Non vedi quanta è arrapata?”.
   Berni non si fece pregare più di tanto e si mise dietro di me, e lentamente lo fece entrare nel mio orifizio anale. Era la prima volta per me dietro, e infatti stavo avendo non poche difficoltà a lasciarlo entrare. Ce l’avevo così stretto che lui fu costretto a usare, su consiglio della mia boss, del lubrificante. Solo a quel punto riuscì a scivolare dentro, e quindi iniziò la doppia monta, lui dietro e Moana davanti, che mentre mi scopava mi guardava fissa negli occhi, sempre sorridendomi allo stesso modo, con sdegno, e nel frattempo mi teneva le mani sulle natiche tenendomele ben aperte, per permettere al suo fidanzato una migliore penetrazione anale. E ogni tanto mi sculacciava, e gli schioppettii delle sue mani sulla mia pelle risuonavano sulle pareti della camera da letto, e io non capivo più niente. Era tutto così nuovo per me, e poi mi sentivo completamente sottomessa, con la bocca tappata dalla ballgag, e le mani della mia boss che mi percuotevano le natiche, mentre il suo uomo mi inculava.

martedì 20 novembre 2018

Spiare la mia boss

mentre fa l'amore.


[postato da Antonella]

   “Cos’è quella cosa?” le domandai.
   “Quale cosa?” mi chiese lei in modo asettico, come se la mia presenza nella sua camera da letto non fosse di suo gradimento.
   “Quella cosa che hai al collo”.
   “È una ballgag”.
   “E a cosa serve?”.
   “Te la metti in bocca mentre ti fai montare dal tuo uomo”.
   “E per quale motivo?”.
   “Perché è eccitante”.
   “E perché dovrebbe esserlo?” non riuscivo a capire, e lei sembrava piuttosto infastidita dalle mie troppe domande, e allora finalmente alzò lo sguardo dalla rivista di gossip che stava leggendo per guardarmi negli occhi.
   “Perché hai la sensazione di essere sottomessa a lui, non hai più la facoltà di parlare, diventi una specie di oggetto del suo piacere. ”.
   “E questo dovrebbe essere eccitante?”.
   A questo punto perse la pazienza e tirò un sospiro e mi chiese gentilmente di uscire dalla camera da letto, perché a breve sarebbe arrivato Berni e lei doveva farsi trovare pronta. Quindi obbedii e la lasciai da sola, ma poi ritornai nella sua stanza e le chiesi se mi faceva vedere come si usava la ballgag. Allora lei sbuffò e mise via la rivista di gossip, e a quel punto si mise la palla rossa in bocca.
   “Ei oena aeo?” mi chiese, ma parlare con quella cosa era assolutamente impossibile, per cui io non capii e lei allora si tolse la ballgag e me lo chiese di nuovo: “sei contenta adesso?”.
   “Sì, ero soltanto curiosa. Adesso non ti disturbo più”.
   “Molto bene”.
   A quel punto me ne ritornai nella stanza della piccola Cleopatra, che dormiva come un angioletto, e quindi colsi l’occasione per mettermi a studiare. A breve avevo un esame molto tosto, per cui dovevo sfruttare tutto il mio tempo a disposizione per prepararmi. Poi verso le dieci sentii la porta d’ingresso che si apriva; Berni era ritornato, e appena sarebbe entrato nella camera da letto avrebbe trovato una fantastica sorpresa: Moana distesa sul letto, completamente nuda e con le mani ammanettate alla testiera del letto, e con la ballgag in bocca. Ero certa che vedere quella scena gli avrebbe provocato un erezione immediata.
   “Amore, sono a casa” disse facendosi strada nel corridoio che portava alla camera da letto. “È stata una giornata assurda. Romualdo ha sempre delle idee strampalate, e mi costringe ad ascoltare i suoi deliri per tutto il giorno. Sono esausto e...” a quel punto era arrivato in camera da letto e aveva trovato Moana ammanettata a letto e con la palla di gomma rossa in bocca. “Ma che succede?” ma lei ovviamente non poteva rispondere, e poi quella situazione si commentava da se. Non c’era bisogno che lei gli dicesse cosa stava succedendo, perché l’avrebbe capito chiunque. Moana aveva voglia di scopare. E voleva farlo in modo diverso dal solito.
   Ma quella era la loro vita privata, e io non dovevo impicciarmi. Io ero pagata soltanto per dare una mano alla mia boss con la sua bambina, e certe volte con le faccende di casa. Ma la camera da letto era proprio accanto alla stanza in cui mi trovavo io, per cui sentivo ogni cosa, sentivo lei che nonostante aveva la ballgag che le tappava la bocca ansimava di piacere, e lui che le diceva un sacco di porcate mentre la scopava, perché la mia boss godeva come una matta a sentirsi dire certe cose dal suo uomo, del tipo che lei era una zoccola da statale, che c’aveva il condotto anale sfondato per tutte le volte che gliel’avevano sbattuto in culo, e cose di questo genere. Ma la cosa che le faceva perdere la testa era sentirsi paragonata a sua madre; quando Berni le diceva quella cosa, e cioè che lei era ancora più maiala di sua madre, allora lì Moana perdeva completamente la testa e l’orgasmo era assicurato.
   La mia boss aveva sempre avuto un rapporto conflittuale con sua madre. Me ne accorgevo ogni volta che veniva a casa, e allora litigavano per delle stupidaggini, e se ne dicevano di tutti i colori, però poi alla fine sua madre aveva sempre la meglio, e Moana ne usciva sempre sconfitta, perché nonostante tutto lei era pur sempre sua madre. E quindi probabilmente era per questo motivo che durante l’amore godeva nel sentir dire quelle cose da Berni, e cioè che lei era più maiala di sua madre, perché era come una specie di rivalsa nei confronti di lei, e questa cosa la faceva godere come una matta.
   Sabrina era tutto l’opposto di sua figlia. Era una donna dolcissima e affettuosa con tutti, anche con me, che mi conosceva appena. Nominalmente era ancora suo il negozio di intimo che gestiva Moana, anche se poi era lei che comandava. E quando era Sabrina a gestirlo era tutto diverso, e le commesse erano felici, perché c’era “mamma Sabri”. Sì perché Sabrina era un po' come una seconda mamma per loro. Adesso invece con Moana le cose erano cambiate notevolmente. È anche vero che, da quello che mi ha raccontato la mia boss, prima del suo arrivo in negozio regnava un lassismo imbarazzante. Poi da quando aveva preso lei il comando tutto aveva cominciato a funzionare come un meccanismo ben oliato, e le vendite erano aumentate in modo sorprendente.
   Comunque studiare con in sottofondo i rantoli di piacere della mia boss e con le porcate che le diceva Berni era impossibile. Le pareti dell’appartamento erano molto sottili, per cui non riuscivo a concentrarmi, e dopo un po' iniziai a capire il motivo. Ero turbata, ero… eccitata. Diamine, non riuscite nemmeno a immaginare quanto mi eccitava sentirli mentre facevano l’amore. E così accostai un orecchio alla parete per sentirli meglio, e avevo le mutandine zuppe, e mi ci infilai una mano dentro e iniziai ad accarezzarmi le labbra scivolose per via dei miei umori. Ma questo non mi bastava. Volevo guardare, volevo spiarli mentre facevano l’amore, volevo godere con loro.

martedì 30 ottobre 2018

Il boss delle

cerimonie. 


[postato da Moana]

   Il pranzo al ristorante fu veramente imbarazzante, sul livello di quelli del boss delle cerimonie. Insomma, very trash. Basti pensare che c’era un cantante napoletano che cantava tutte le canzoni neomelodiche preferite di Beatrice. Sì perché non tutti lo sanno, ma Bea era appassionata di canzoni napoletane. A casa aveva una collezione sterminata di cd di canzoni strappalacrime, storie di amori non corrisposti, di latitanti e guappi di quartiere dal cuore tenero. I testi ovviamente lasciavano molto a desiderare, arricchiti da doppi sensi non proprio velati e da banalità imbarazzanti.
   E quindi il tizio cantava e Beatrice gli andava dietro, insieme alle sue amiche transgender che erano riunite tutte insieme a battere le mani e a cantare in coro. Conoscevano tutte le parole, tutte le virgole, ogni maledetta nota. Le mie orecchie non ne potevano più. Cercavo di non pensarci bevendo, e ogni tanto guardavo Berni che anche lui era esausto.
   Guardai verso i miei genitori; c’era mia madre in mezzo ai miei due papà che si stava divertendo da morire, e probabilmente la musica non la disturbava affatto. Anche in quell’occasione, e cioè il matrimonio di mio fratello, mia madre non aveva potuto fare a meno di presentarsi con un vestito oscenamente scollato e così stretto che mi chiedevo come facesse a contenere le sue forme così generose. E c’era il mio papà biologico che la punzecchiava in continuazione palpandole energicamente il sedere. Ad un certo punto vidi mia madre alzarsi dal suo posto per raggiungere il bagno, e dopo qualche attimo mio padre le andò dietro. Era evidente che stavano per farsi una sveltina. Infatti uscirono dieci minuti dopo; mia madre aveva il vestito tutto stropicciato e i capelli in disordine, ma un espressione sul viso che denotava un evidente appagamento. Poi uscì anche mio padre; anche lui sembrava decisamente contento. Si vede che mia madre era stata molto brava.
   La giornata comunque fu piuttosto lunga, perché si sa come vanno questi eventi: le portate non finiscono mai. E quando pensi di aver finito ecco che ti viene servito il dolce, e dopo mezz’ora si ricomincia d’accapo, con un’altra serie di primi e di succulenti secondi a base di carne e pesce in tutte le salse.
   Comunque era la prima volta che vedevo il ristorante di mio fratello dopo i lavori di restauro. Ci ero stata quando i lavori erano ancora in corso, e la struttura non era che un edificio decadente. Adesso invece era tutto sistemato e a breve avrebbe aperto le porte al pubblico. Rocco aveva pensato bene di dare alla sala un aspetto marinaresco; sembrava infatti l’interno di un galeone dei pirati o qualcosa del genere. E poi c’erano le finestre che davano direttamente sul mare, e sulla spiaggia nudista dell’Ultimo Scoglio. Sulle pareti c’erano alcuni dipinti di pirati illustri e mappe geografiche antiche. Dai soffitti pendevano dei lampadari ricavati da vecchi timoni di navi, e i tavoli erano invece delle botti che probabilmente una volta contenevano vino e olio.
   Intanto il cantante neomelodico continuava tenacemente la sua sequela di canzoni patetiche, e Beatrice che stava al centro della sala insieme alle sue amiche (che non conoscevo, ma ero quasi certa che facessero il suo stesso mestiere, e cioè il mestiere più antico del mondo) continuava a dimenarsi e a battere le mani, e a cantare in coro quelle lagne. Una cosa era certa, si stava divertendo un mondo. E io ero felice per lei. In fin dei conti era un giorno molto speciale. E poi non facevo che pensare a quanto fosse bella con quel vestito bianco, con le spalle nude, con le guance piene di brillantini, con le labbra cariche di rossetto. Semplicemente stupenda. Mio fratello aveva sposato una vera gnocca.
   Tutto finì verso mezzanotte, quando ad un certo punto Beatrice propose di andare tutti a fare il bagno nudi. Così ci trasferimmo in spiaggia, e iniziammo a spogliarci. Non c’era molta luce, per cui vedevo soltanto un gran numero di sagome intente a togliersi via i vestiti quasi strappandoseli di dosso, e poi la corsa verso l’acqua, che a quell’ora era calma e tiepida. Non si riusciva a distinguere nessuno, soltanto ombre che si dibattevano in modo confuso, e voci indistinte, risate, e il suono della risacca che si infrangeva delicatamente sulla riva.
   Io presi la mano di Berni per non rischiare di perderlo, e poi anche noi andammo incontro a quella distesa nera di acqua, su cui si rifletteva il biancore della luna piena. Nonostante la confusione era tutto molto romantico. E infatti si iniziarono a vedere le prima coppie appartarsi un po' ovunque; alcuni si lasciarono cadere sulla sabbia, abbandonandosi a effusioni decisamente peccaminose. Altri invece decisero di farlo in acqua, e quindi comparvero le prime erezioni, e le voci indefinite di prima si trasformarono in inequivocabili rantoli di piacere.
   I miei occhi cominciarono ad abituarsi al buio, e quindi i corpi avvinghiati l’uno all’altro incominciarono ad apparirmi più chiari, e quindi vidi mio fratello e Beatrice stretti in un abbraccio, immersi nel mare con l’acqua che gli arrivava alle ginocchia. Erano entrambi in erezione. Un po' più lontano, ma sempre immersi nell’acqua fino alle ginocchia, c’erano i miei genitori; mia madre era in mezzo ai miei due papà, e la stavano penetrando, uno davanti e uno dietro. Adesso vedevo tutto senza difficoltà; vedevo loro due che se la facevano, e lei che stava ferma e li faceva fare.
   Non avevo mai assistito ad una cosa del genere. Era un’enorme orgia, e io ci ero dentro. E ad un certo punto sentii le labbra di Berni sul mio collo; era dietro di me e aveva iniziato a baciarmi. Mi teneva le mani sui fianchi, e la sua erezione premuta in mezzo alle natiche. E quindi anche io, come mia madre stava facendo coi miei due papà, lo lasciai fare. Anzi, lo lasciai “farmi”. D’altronde lo stavano facendo tutti.

giovedì 18 ottobre 2018

Il nuovo lavoro

di Berni. 

(in foto: Erica Fontes)


[postato da Moana]

   Dopo essermi fatta riempire il culo di sborra da Berni ero uscita dalla stanza, e poi avevo raggiunto l’uscita dell’ufficio. Avevo aspettato dieci minuti e poi ero ritornata da lui, che stava ancora nella stanza dove era avvenuta la monta. E prima che potesse dire qualsiasi cosa gli avevo dato un bacio sulle labbra. A quel punto gli avevo chiesto se la ragazza che gli avevo mandato, ovvero Luana, si era fatta viva.
   “Sì, è andata via da poco”.
   “Di’ un po', non te la sarai mica scopata?” feci la finta gelosa.
   “No, ma che dici!”.
   “E allora perché sei così sudato?” gli domandai. “Sei sudato come quando facciamo l’amore”.
   “Ma no! È soltanto che oggi c’è un caldo boia”.
   “Che bugiardo che sei!” dissi divertita. “Secondo me te la sei scopata”.
   “Ti dico di no! Lo sai che amo soltanto te”.
   “Io infatti dico che te la sei scopata, mica che te ne sei innamorato. Ma cambiamo argomento, non ho voglia di parlare delle porcate che fai con le aspiranti sgallettate che entrano in questo ufficio. Piuttosto, passavo di qui e ho notato delle cose che proprio non capisco. Tanto per cominciare, chi sono quelle persone che stanno nell’altra stanza? Sembra di stare in un call center, o qualcosa del genere”.
   Così Berni mi spiegò ogni cosa. Qualche mese prima un tizio lo aveva contattato, che poi era il tizio in giacca e cravatta che avevo visto prima nella stanza piena di computer e telefoni. Questo personaggio misterioso era in realtà un mezzo faccendiere con le mani in pasta un po' dappertutto, ma soprattutto nel settore dell’intrattenimento, nella fattispecie quello per adulti. Organizzava serate nei più importanti night club d’Italia. E aveva contattato Berni perché aveva visto il suo primo (e unico) film, e gli era piaciuto così tanto che gli aveva chiesto di lavorare per lui. Quindi Berni aveva cominciato ad andare ai suoi spettacoli e riprendeva tutto quello che succedeva, e poi i filmati venivano caricati su un sito a pagamento.
   Poi da cosa nasce cosa, e insieme a questo personaggio stravagante Berni aveva messo su una vera e propria agenzia di spogliarelliste e attrici hard, che per il momento era ancora giovane come attività, però già fruttava un bel mucchietto di soldi.
   “Ma Berni, perché non me lo hai raccontato prima? Mi sembra una cosa meravigliosa”.
   “Beh, diciamo che è stata una cosa che ha fatto lui. È lui che ha tirato fuori i soldi, quindi a conti fatti è lui il proprietario. Io sono soltanto quello che lui volgarmente definisce il suo braccio destro. Cosa vuoi che ti dica? Mi ha preso in simpatia e mi ha trascinato in quest’avventura, e io mi ci sono trovato dentro senza neppure accorgermene. Non ti ho detto niente perché è successo tutto così in fretta...”. 
   A quel punto decise di presentarmi il misterioso uomo. Si chiamava Romualdo, aveva all’incirca l’età dei nostri genitori.
   “Ma tu non sei la ragazza del provino?” mi chiese divertito.
   “No, sono una sua amica” risposi prendendomi gioco di lui.
   “Io lo sapevo che eri Moana” disse stringendomi la mano e mostrandomi un sorriso a trecentosessanta denti tutti bianchi e tutti ben allineati come soldatini sull’attenti. “Però non ho detto nulla, perché avevo paura di essermi confuso. Ma d’altronde, come si fa a prendere una svista? Tu sei unica. Quando ti ho vista nel film di Berni ho pensato subito che saresti diventata una diva, al pari di quelle di una volta, non come le sciacquette di adesso. Peccato che poi hai deciso di mollare”.
   “Sì, beh… il porno non fa per me. Cioè, non fraintendermi, lo guardo con piacere. Però l’idea di diventare un’attrice porno non mi ha mai entusiasmata”.
   “Peccato. Peccato davvero. Saresti diventata la numero uno”.
   “Lo so ma… gestisco un negozio di intimo che assorbe gran parte delle mie energie. Per non parlare del fatto che sono diventata mamma da un anno, per cui non avrei proprio tempo per farlo”.
   “Sì, so tutto. Berni mi ha raccontato tutto di te”.
   Romualdo aveva un non so che di affascinante. Era brutto, e aveva un fisico da banana, con la schiena ricurva, e era secco che sembrava che non mangiasse da un paio di mesi. E infatti poi Berni mi disse che “il dirigente”, così lo chiamava, aveva la pessima abitudine di saltare i pasti, semplicemente perché diceva che non aveva tempo. Però nonostante il suo aspetto era un uomo che aveva un certo fascino; forse era il suo modo di fare. Era affabile, e poi era molto disinvolto, sembrava a suo agio di fronte ad ogni situazione, e sapeva mettere a proprio agio le persone che si trovavano in sua presenza. Ispirava fiducia, anche se poi Berni, una volta ritornati a casa, mi disse che era in realtà un uomo che pensava soprattutto ai propri interessi. Il suo obiettivo era racimolare quanto più denaro possibile. E infatti ne aveva fatto un bel po' da quando era nel giro dell’intrattenimento per adulti, però ne aveva anche persi molti con investimenti sbagliati. Una volta era stato pure in galera, perché era stato accusato di sfruttamento della prostituzione.
   Eppure aveva qualcosa, qualcosa di speciale. Forse era il fascino del “dirigente”. Perché Romualdo era nato per dirigere. Dirigere e amministrare qualsiasi cosa. Ce l’aveva dentro. E per farlo, per dirigere questa nuova attività (che era una delle tante, infatti in passato ne aveva avute altre che poi erano fallite) aveva sentito il bisogno di mettersi accanto il papà di mia figlia.
  

sabato 13 ottobre 2018

giovedì 11 ottobre 2018

martedì 18 settembre 2018