domenica 18 ottobre 2015

Una mamma severa.

(in foto: Carter Cruise, The Satanic Virgin Sacrifice Of Carter Cruise, HardcoreGangBang.com)


   Non riuscivo a capire cosa fosse successo a Pier Vittorio. Eppure avevo esaudito quel suo desiderio di vedermi fare l'amore. E credo di averlo fatto anche abbastanza bene. E poi quando mi ha detto che era meglio non vederci più non ho capito più niente. Ho avuto un attimo di buio. Mi chiedevo cosa avessi fatto di male. Mi ero comportata come voleva lui. Mi ero pure fatta inculare da quel troglodita, e lo avevo fatto per lui. Cosa voleva che facessi di più? In ogni modo ritornai a casa con mia madre e il toy boy. La mia vita riprese in modo normale, anche se non vi nascondo che continuavo a pensare a lui. Mi piaceva il nostro rapporto. Mi piaceva il suo modo di adorarmi e venerarmi. E mi piaceva farmi vedere da lui nuda, e poi vederlo farsi una sega. Ebbi più volte la tentazione di chiamarlo, per chiedergli di vederci un'altra volta. Quello che c'era tra di noi non si poteva cancellare per colpa di qualcosa che avevo fatto. Ma cosa avevo fatto? In ogni modo non lo chiamai per paura di essere respinta. Pensai che forse mi avrebbe richiamata lui. D'altronde io ero la sua musa ispiratrice di seghe. Lui me lo aveva sempre detto. Non poteva fare a meno di me. Mi avrebbe richiamata?
   Quando tornai a lavoro trovai una spiacevole sorpresa. Zio Giuliano mi disse che i conti dello strip bar non erano in regola, e per riportare l'economia a livelli normali era costretto a tagliare il personale. Una di noi se ne doveva andare. E provate a immaginare chi aveva pensato di mandare via. Sì esatto, proprio me.
- Ma perchè proprio io? - urlai quasi scoppiando a piangere.
- Moana, credimi - mi disse. - Non lo faccio volentieri. Tu sei una delle migliori.
   Andai per l'ultima volta in camerino per salutare le mie colleghe, le quali si mostrarono molto affettuose e cercarono di rincuorarmi dicendomi che quello strip bar non era un posto per una ragazza come me, e che io dovevo puntare più in alto. Cazzate, io ci sarei voluta rimanere. Mi piaceva quel lavoro. Ma non dovevo abbattermi. Lo spettacolo doveva andare avanti. Jay, la mia collega trans, mi prese per mano e mi portò in disparte dove nessuno poteva sentirci.
- Senti Moana, forse non dovrei dirtelo, ma tu sei mia amica e quindi te lo dico lo stesso. Non è per questioni di bilancio che Giuliano ti sta mandando via, ma per colpa di tua madre.
- Mia madre?
   Il giorno precedente mia madre era venuta a parlare con lo zio dicendogli che non le stava più bene che io lavorassi lì. Jay aveva sentito tutta la loro discussione, mia madre sembrava un'indemoniata. Ci mancava poco che gli mettesse le mani addosso. Lui in qualche modo aveva cercato di difendermi dicendole che ero libera di fare quello che volevo, e mia madre si era incazzata ancora di più, e a quel punto gli ha detto qualcosa che Jay non era riuscita a capire molto bene.
- Gli ha detto: "te lo sei dimenticato che Moana è anche tua figlia?". Io non capisco perchè gli abbia detto questa cosa - mi disse Jay. - I conti non mi tornano. Perchè ha detto "tua figlia"? Ovviamente prendi questa cosa col beneficio del dubbio. Magari ho capito male.
- Jay, voglio che mi dici tutto quello che hai sentito. Cerca di ricordare.
- Ha detto: "tua figlia sta prendendo una brutta strada" e poi: "lo sai che tua figlia si intrattiene con un cinquantenne?". Però ti ripeto che forse ho capito male.
   Io invece avevo capito benissimo, e credetemi, non fu facile accettare quella cosa. Avevo diciotto anni e avevo appena scoperto di avere due padri. Giuliano era quello biologico, il mio papà vero. Questo in fin dei conti non cambiò di molto la mia vita, nel senso che era stato Stefano a farmi crescere, era stato lui ad accompagnarmi all'asilo il primo giorno, e forse sarebbe stato lui ad accompagnarmi all'altare quando mi sarei sposata. Nonostante quella scoperta spiazzante una cosa era certa, e cioè che nonostante fossi stata concepita col seme di Giuliano, Stefano sarebbe rimasto il mio vero papà.
   Ricordo ancora il primo giorno di scuola. Mio padre mi aveva accompagnata, e prima di lasciarmi nelle mani delle maestre mi comprò un brik di thè. Quando lo vidi andare via iniziai a piangere a dirotto. Non volevo essere lasciata sola con degli estranei. Volevo lui. Per rincuorarmi bevvi il thè, ma ebbi l'impressione di bere qualcosa dal sapore molto amaro.
   Inoltre mia madre aveva scoperto della relazone che avevo con Pier Vittorio. Non so come avesse fatto a scoprirlo, ma ci era riuscita. E a quanto pare era per lei un motivo di preoccupazione il fatto che io mi vedessi con un uomo di cinquant'anni. Dovette aver pensato che la soluzione migliore era farmi allontanare dallo strip bar, perchè probabilmente era secondo lei un luogo di perdizione.
   Dopo aver salutato le mie colleghe ritornai a casa e decisi di affrontare mia madre. Lei era in cucina e stava sistemando le stoviglie che aveva appena finito di pulire.
- Mamma, perchè mi hai fatto questo?
- Perchè sono molto preoccupata per te.
- Se permetti la mia vita me la gestisco io.
   Mia madre venne verso di me e mi colpì con uno schiaffo sulla guancia così forte che mi tolse la facoltà di parlare. Rimasi semplicemente scioccata per poter reagire, ma senza accorgermene gli occhi mi si arrossarono come se avessi la febbre, come se stessi per scoppiare a piangere.
- Ora basta! Finchè sei sotto questo tetto comando io. E ora vattene in camera tua e vai a studiare. Se non cambi stile di vita finirai per diventare una escort. È questo che vuoi?
   Non avevo la forza di rispondere dopo quello schiaffo.
- Rispondi! - urlò. - Vuoi diventare una escort?
- No - bofonchiai.
- Molto bene. Ora fila in camera tua.
   Era la prima volta che mia madre mi rimproverava in quel modo. Certo, era già successo quando ero bambina, ma in quel caso ci può stare. Ma adesso che avevo diciotto anni quel rimprovero suonava come una bastonata in testa. Era chiaro che da quel giorno mia madre sarebbe stata molto diversa da com'era stata fino allora. Aveva subìto una sorta di mutazione. Basta stronzate. Dovevo rigare dritta.

Moana.

venerdì 16 ottobre 2015

mercoledì 14 ottobre 2015

Sabrina, una donna davvero speciale.

(in foto: Eva Notty, Scoreland.com)


   Adesso toccava a me organizzare la monta. Non potevo crederci che Moana avesse acconsentito a fare una cosa del genere. Il solo pensiero di vederla fare l'amore mi veniva la tremarella per l'eccitazione. Dovevo assolutamente incontrare lo stallone con cui si era intrattenuta durante il convegno. Non fu difficile. Parlai con uno degli organizzatori dell'evento, che tra parentesi era un mio vecchio amico, e chiesi a lui tutte le informazioni di cui avevo bisogno. Prima di tutto lo stallone si chiamava Pietro, aveva diciannove anni ed era un dipendente dell'albergo. Era uno che con le donne ci sapeva fare molto, e che aveva allietato le notti di molte donne che avevano alloggiato nell'hotel. Decisi di non perdere tempo. Era l'uomo adatto per montare la mia Moana. Così andai a cercarlo. Lo trovai in cucina, dove svolgeva la mansione di aiuto cuoco. Gli chiesi se aveva cinque minuti per parlare, e lui mi disse di sì. Così ce ne andammo in un luogo appartato e venni subito al dunque.
- Oggi al convegno ho notato che hai messo gli occhi su mia moglie.
- E allora? Che problema c'è? Dopotutto è una bella ragazza.
- No, non mi fraintendere. Non c'è niente di male. Anzi. Ti sembrerà strano quello che sto per dirti, ma noi siamo una coppia in cerca di nuove esperienze. Ti interesserebbe passare la notte con lei?
- Mmh, questa storia non mi quadra. Cosa c'è sotto?
- Assolutamente niente. Mi piacerebbe vedervi mentre fate l'amore. Però mi raccomando. Rispetto. Voglio che tratti mia moglie con rispetto.
- Va bene nonnetto, te la monto io la tua signora.
   Era fatta. Ora dovevo solo correre da lei a dirglielo. La trovai in piscina insieme a... sua madre. Accidenti, non sapevo come comportarmi. Non vedevo Sabrina da qualche tempo, e ritrovarmela lì insieme a Moana mi disorientò completamente. Sabrina era bellissima, e in costume da bagno era davvero uno spettacolo. Quando Moana mi vide spalancò gli occhi e fece di no con la testa. Non mi voleva. Non voleva che Sabrina sapesse di noi due. Questo era chiaro. E così feci per andarmene, ma Sabrina mi chiamò.
- Ehi tu! Pier Vittorio! Cosa ci fai qui?
   A quel punto non potevo fare più nulla. Era fatta. Dovevo solo fingere di non conoscere Moana, e tutto si sarebbe risolto. Mi avvicinai a piccoli passi facendo finta di essere stupito di quell'incontro. In effetti lo ero per davvero, perchè non mi aspettavo che fosse lì. Il problema era che con lei c'era anche sua figlia, con la quale avevo instaurato un'amicizia molto "particolare".
- Sabrina, che sorpresa! Come stai?
- Benissimo. E tu?
- Non c'è male. Chi è questa bella ragazza? - domandai riferendomi a Moana, la quale stava morendo di vergogna, ma iniziò a capire la mia farsa e allora cominciò a tranquillizzarsi.
- Lei è mia figlia.
   Moana mi strinse la mano, e poi disse che era molto stanca, e che sarebbe andata a dormire. E così ci lasciò soli togliendosi dagli impicci. E mi ritrovai a parlare con sua madre del più e del meno, ma mi sentivo molto a disagio. Non sapeva niente di noi, e non sapeva neppure quello che sarebbe successo quella notte, ovvero che avrei fatto montare sua figlia da un dipendente dell'albergo.
   Sabrina era bellissima. Non potevo fare a meno di guardarle le tette. Mi erano sempre piaciute da impazzire, morbide e grandi. Ai tempi in cui tutti la conoscevano come Sabrina Bocca e Culo era la ragazza più desiderata della città anche grazie alle sue forme. C'erano poche ragazze che potevano vantare tette di quel tipo. Sabrina era una vera icona del sesso. Anche per me lo era. Per me poi è stata una donna molto speciale. Come sapete è stato con lei che ho perso la verginità. Per me fu molto imbarazzante, perchè ero già grandicello, ma molto inesperto. Lei invecè di esperienze ne aveva avute tantissime. E io ci feci solo una pessima figura. Iniziai a fiottarmi nelle mutande non appena lei cominciò a spogliarsi. Lei se ne accorse, ma non mi prese in giro, anzi, cercò di farmelo ritornare duro con un pompino. E ci riuscì senza troppe difficoltà. Poi mi diede il suo corpo, ma mi permise di entrarle solo nel retto. Lo sapevano tutti che la figa non la dava a nessuno.
   Dopo quell'esperienza ci siamo rivisti dopo molti anni. La incontrai per caso al centro commerciale. Io ero in cerca di un completino intimo da regalare a Moana (ancora non lo sapevo che era la figlia di Sabrina). Come sapete Sabrina ha un negozio di intimo molto fornito. Incontrarci dopo tanti anni fu una piacevole sorpresa per entrambi. E incontrarci nella piscina dell'albergo di Porto Franco, fu un ulteriore sorpresa per tutti e due, anche se io ero davvero in imbarazzo. Lei non sapeva niente di me e Moana, ma mi chiedevo come si sarebbe comportata se lo avesse saputo.
   Comunque notai che Sabrina non era sola. Con lei c'era un ragazzo della stessa età di Moana. Allora pensai subito che anche lui fosse suo figlio. Ma quando ci presentò mi disse che era il suo compagno. In effetti Moana mi aveva raccontato del fatto che i suoi genitori si erano separati, ma non credevo che sua madre avesse già trovato un altro. E che "altro". Proprio una buon gustai la vecchia Sabrina Bocca e Culo.
   Non facevo che incolparmi di quello che stavo facendo. C'era Sabrina che mi parlava della sua vita, della sua separazione e del suo negozio, e io che pensavo al fatto che quello che mi apprestavo a fare era una cosa molto ingiusta. Consegnare sua figlia nelle mani di uno sconosciuto per un mio capriccio. Ma cosa potevo fare ormai? In ogni modo parlammo così a lungo che si fecero le otto di sera. Avevo ancora tempo per correre ai ripari. Forse se arrivavo in tempo riuscivo a fermare ogni cosa. Lo dovevo a Sabrina. Lei era una donna molto importante. Non mi aveva preso in giro quando tanti anni addietro avevo fatto quella pessima figura di venire nelle mutande in sua presenza. Anzi, mi aveva trattato amorevolmente, e adesso non potevo farle questo. Non potevo dare via sua figlia a quello lì. Così feci una corsa in camera per cercare di fermare tutto, ma ormai era troppo tardi. Lui era lì con lei. Erano seduti ad aspettarmi. Lei era sul letto, indossava delle autoreggenti, il perizoma e il reggiseno. Lui era seduto su una sedia di fronte alla finestra. Era vestito, ma si vedeva che fremeva per zomparsi la mia Moana.
- Tesoro, ma cos'è questa storia? - domandò lei, improvvisando una specie di parte. - Questo ragazzo dice che lo hai autorizzato a passare la notte con me.
- Moana, credo che forse è meglio se...
- Che c'è nonnetto? C'hai ripensato? - chiese lui.
- No, è che... - non sapevo proprio come uscirmene.
- Tesoro, se è questo che vuoi, allora sono pronta a farmi penetrare da questo sconosciuto - disse Moana.
   A quel punto lui si tirò giù la lampo dei jeans e fece uscire fuori il suo enorme cazzo già bello duro e lo mise sulla faccia di Moana, invitandola a cominciare con la bocca. Moana non se lo fece ripetere due volte, tirò fuori la lingua e persorse tutta l'asta, poi aprì la bocca e lo fece entrare dentro. Ormai non si poteva più tornare indietro. Moana era sua.

Pier Vittorio.

martedì 13 ottobre 2015

Oscena.

(in foto: Carter Cruise, The Masseuse 8, SweetSinner.com)


   Dopo aver passato la mattina in piscina con mia madre e il suo toy boy ritornai in camera. Per il momento non dissi niente a Pier Vittorio di quella novità. Pensai che fosse meglio se quella faccenda la risolvevo da sola. Dovevo trovare il modo per non farli incontrare, altrimenti ci sarebbe stato molto imbarazzo per tutti. Intanto Pier Vittorio aveva finito di scrivere il discorso. Era tutto pronto, dovevo solo indossare qualcosa e potevamo andare. E anche in questo caso cercai di indossare un vestito abbastanza porco, perchè volevo che tutti morissero di invidia per Pier Vittorio, che avevo autorizzato a sfoggiarmi come un trofeo di fronte a tutti. In quei giorni ero sua e poteva disporre di me come preferiva. Ero stata chiara a riguardo. E volevo che tutti se ne accorgessero. E così indossai un vestito bianco così corto che ogni tanto dovevo tirare giù per non rischiare di restare col culo di fuori. Il vestito poi aveva uno scollo come quello che avevo la sera prima, lungo fin sotto all'ombelico. Le mie tette erano lì lì per scivolare fuori.
   Il convegno era di una noia mortale. C'erano tutti i produttori di vino e i distributori, con compagne e mogli a seguito, in una cornice molto raffinata che mi fece sentire molto a disagio. Per come ero vestita ero davvero molto inopportuna, e lo capii da come mi guardavano le persone. Era chiaro che per le donne io ero un'accompagnatrice, per non dire una escort. Per gli uomini invece ero il giocattolo del sesso di Pier Vittorio. Mi pentii parecchio di essermi vestita in quel modo. Era chiaro che bene o male tutti stavano pensando male di me. E anche di Pier Vittorio. Le donne di certo pensavano: guarda quel vecchio porco, quella lì potrebbe essere sua figlia. Gli uomini invece: beato lui, guarda che maiala che si zompa quello lì. E infatti dissi a Pier Vittorio che se si sentiva in imbarazzo potevo ritornare in camera e indossare qualcosa di più appropriato.
- Moana, tu non mi metti mai in imbarazzo - rispose lui. - Sei semplicemente divina vestita così, e se gli uomini ti guardano è perchè ti desiderano, e se ti guardano le donne è perchè ti invidiano.
   Era ovvio che mi dicesse una cosa del genere. Pier Vittorio mi amava follemente. Pure col pigiama invernale avrebbe detto che ero sexy e tutto il resto. Comunque il convegno era di una noia mortale. L'unica cosa bella erano le degustazioni illimitate di vini pregiatissimi. A servirli c'era un aitante stallone di una ventina d'anni che non faceva altro che guardarmi. Ogni tanto ricambiavo e lo guardavo anche io. Era chiaro che gli piacevo e che mi voleva. Quando Pier Vittorio salì sul palco per il suo discorso colsi l'occasione per avvicinarmi al tavolo delle degustazioni, chiedendo allo stallone un bicchiere di rosso.
- Cosa ci fa una bella ragazza come te a un convegno così noioso? - mi chiese.
- Ho accompagnato mio marito.
- Tuo marito?
- Sì, è quello lì - gli indicai Pier Vittorio
- Quello lì? Ma avrà una cinquantina d'anni! Tu invece...
- Diciotto.
- Beh, si vede che è uno pieno di soldi.
- I soldi non c'entrano niente - gli risposi con un tono abbastanza antipatico. - Io lo amo.
- See, vabbè. E poi secondo me quello ce l'ha pure piccolo.
- Perchè, il tuo com'è?
- All'incirca venticinque centimetri.
   Mi venne l'acquolina in bocca e la mia fighetta iniziò a inumidirsi solo al pensiero del suo cazzo di venticinque centimetri che si faceva strada dentro il mio corpo. Ma comunque dovevo smetterla di pensarci. In quei giorni ero solo di Pier Vittorio, e di nessun altro. Senza dimenticare che ero fidanzata, e stavo facendo di tutto per rimanere fedele a Berni. Mi ero ripromessa di fare la brava e di non darla più via al primo che capitava. Ma intanto flirtare con quello stallone mi stava eccitando da morire. Notai che Pier Vittorio mi stava guardando. Si era accorto che stavo facendo la stronza con lo stallone dei vini, ma la cosa non sembrava dispiacergli. Anzi, mi sorrise. In ogni caso decisi di ritornarmene al mio posto e aspettare che il convegno finisse. A quel punto ce ne ritornammo in albergo dove Pier Vittorio mi disse che non aveva potuto fare a meno di notare il mio flirt con quello lì. Volle sapere cosa ci eravamo detti.
- Gli ho detto che sono tua moglie.
   Pier Vittorio diventò rosso come un pomodoro. Era eccitatissimo all'idea. Poi gli dissi tutto quello che ci eravamo detti, nei minimi particolari. A quel punto lui mi raccontò quello che aveva provato vedendomi parlare con un ragazzo così bello e prestante. Mi disse che si era eccitato tantissimo a vederci insieme.
- Sai Moana, stavo pensando che non ti ho mai vista fare l'amore. Mi piacerebbe molto guardarti mentre lo fai.
- Con quello lì?
- Ho visto come lo guardavi. Ti piaceva, non negare.
   Avevo detto niente più corna a Berni, ma avevo anche detto che in quei giorni a Porto Franco sarei stata di Pier Vittorio in tutto e per tutto. Potevo mai rimangiarmi quello che avevo detto? Ebbene, adesso mi stava chiedendo una cosa ben precisa, voleva vedermi fare l'amore con quello lì. E io non potevo dirgli di no.
- Fingiamo di essere una coppia cuckold - disse. - Ti va?
- E va bene - risposi. - Ma se dovesse mancarmi di rispetto? Voglio dire, mi è sembrato un pò rude.
- Non ti preoccupare, ci sarò io a difenderti.
   Era fatta. Quella sera avrei fatto l'amore con quel tipo e avrei cornificato Berni. Cose che capitano. Purtoppo mi capitavano troppo spesso.

Moana.

lunedì 12 ottobre 2015

Colazione sul Monte di Venere.


   Io e Pier Vittorio passammo una notte fantastica. Non lo facemmo come lo facevamo di solito. Questa volta ci infilammo sotto lo coperte del letto, nudi, io a pancia in su che mi sgrillettavo e lui di fianco a me, che mi guardava e si smanettava. Venimmo insieme. In verità lui dovette fermarsi più volte per non sborrare subito. Come un galantuomo preferì aspettarmi, e quando cominciai a sentire l'orgasmo che arrivava lo avvertii e lui si smanettò con decisione per venire insieme a me.
   Il giorno dopo mi svegliai e lui non c'era. Lo chiamai ma non mi rispose. Mi preoccupai un pò a dire il vero. Forse avevo sbagliato qualcosa. E invece non avevo sbagliato proprio nulla, infatti Pier Vittorio comparve con un vassoio pieno di dolci e due tazze di caffè macchiato e una rosa a completare il tutto. Quel gesto mi fece sciogliere completamente. Un uomo che ti porta la colazione a letto? E cosa si può volere di più dalla vita?
   Io ero ancora nuda, lui invece mentre io dormivo si era pulito e rivestito. Mise il vassoio sul letto e mi porse la rosa.
- Questa è per te, principessa.
- Oooh! Che tesoro che sei. Grazie - lo baciai sulle labbra e lui arrossì così tanto che sembrava che stesse per andare a fuoco. Non era abituato a quel genere di contatto con me. Vi ripeto, il nostro rapporto, seppure così intimo, non aveva nulla a che fare con il contatto. Da come avrete capito le porcate che facevamo non contemplavano baci, carezze o abbracci. E quindi quando lo baciavo in segno di affetto lui diventava rosso rosso dall'imbarazzo e dall'eccitazione.
   Mangiammo insieme e io decisi di fare un gioco. Mi misi con le gambe aperte e appoggiai un biscotto al cioccolato sull'inguine, precisamente sul monte di venere, e invitai Pier Vittorio a prenderselo con la bocca. Lui mi guardò con un pò di stupore. Si stava sicuramente chiedendo se con quella cosa non avremmo infranto le regole del nostro rapporto di complicità. La sua preoccupazione era lecita. In verità il nostro rapporto non aveva regole scritte o cose del genere, ma di una cosa eravamo sicuri entrambi, che il nostro rapporto si fondava essenzialmente sulla mancanza di contatto, soprattutto di contatto sessuale. Ma se avesse preso quel biscotto con la bocca direttamente dal mio monte di venere non ci sarebbe stato comunque nessun contatto, quindi era tutto a posto.
- Coraggio - dissi. - Prendilo. Cosa aspetti?
   Pier Vittorio avvicinò la bocca al mio inguine, devo dire con molta perplessità. Sentii il suo respiro caldo sulle labbra della moa fighetta, e devo dire che mi diede un certo brivido di piacere. Poi aprì la bocca e agguantò il biscotto, e io gliene misi un altro e lui prese anche quello, e poi un altro ancora. Quel gioco di divertiva tantissimo, perchè ogni volta che prendeva con la bocca un biscotto evitava categoricamente ogni contatto con il mio corpo. Poi decisi di cambiare e allora misi un biscotto in mezzo alle mie tette, e allora lui salì con la bocca verso i miei seni e si avvicinò facendo molta attenzione a non entrare in contatto con la mia pelle. Infine ne misi uno in bocca, lasciandolo per metà fuori e lui allora si avvicinò a me come per baciarmi e la punta del suo naso toccò il mio. Allentai la presa sul biscotto e glielo lasciai.
- Sei davvero incredibile Moana - mi disse. - Sarai una moglie perfetta per Berni. Lui non lo immagina neppure quanto è fortunato.
   Il congesso era nel pomeriggio, quindi avevamo tutta la mattina per spassarcela un pò, e così chiesi a Pier Vittorio se gli andava di fare un tuffo nella piscina dell'albergo. Ma purtoppo mi disse che quel pomeriggio al convegno doveva fare un intervento, e ancora non aveva preparato il discorso. Però disse che se volevo potevo andarci da sola. E allora misi il costume da bagno e mi avviai giù.
   In piscina non c'era quasi nessuno, eccetto che per quattro coppie di anziani e... mia madre! Cazzo, allora non mi ero sbagliata il giorno prima. Mia madre era veramemte lì a Porto Franco, e per di più era in compagnia del toy boy. La vidi seduta sopra una sdraio, con un costumino striminzito, dal quale le tette sembravano volergli scivolare fuori da un momento all'altro. Il toy boy, pure lui aveva un costume a slip che pareva contenere a stento il suo cazzo gigantesco da toro da monta di prima categoria. Non sapevo come comportarmi. Di sicuro quell'incontro avrebbe messo in imbarazzo me, che ero venuta insieme ad un amico segaiolo di cinquant'anni, e avrebbe messo in imbarazzo lei, che stava lì insieme al suo toy boy di vent'anni. In ogni modo era troppo tardi per scappare via; io avevo visto lei e lei aveva visto me.
- Moana?
- Mamma?
- Che ci fai qui?
- Ho accompagnato un amico ad un convegno qui a Porto Franco.
- E lui dov'è? - domandò guardandosi intorno.
- No, non è qui. È in camera a preparare il discorso che dovrà fare al convegno. E tu? Che ci fai qui con... - non ricordavo il nome, ma non potevo neppure chiamarlo "toy boy" in sua presenza. - ... lui.
- Non ci crederai mai - rispose mia madre con una certa dose di euforia. - Il mio fornitore mi ha regalato tre giorni qui alle terme di Porto Franco. Credo che l'abbia fatto perchè mi rifornisco da lui da quindici anni.
- Che bravo.
- Già. È bellissimo che anche tu sia qui. Possiamo trascorrere del tempo insieme. Pensa che bello.
   Già, e come avrei fatto con Pier Vittorio? Era proprio un bel problema da risolvere.

Moana. 

sabato 10 ottobre 2015

venerdì 9 ottobre 2015