giovedì 28 febbraio 2019

Passeggiate notturne

e squirt esplosivi.

(in foto: Blanche Bradburry, NubileFilms.com)


[postato da Moana]
  
   Il giorno dopo mi svegliai alle otto. Era sabato, e il negozio di Emily era aperto soltanto la mattina, e io sarei andata con lei a farle compagnia durante il lavoro. Il tempo non passava mai, perché i clienti si contavano sulle dita delle mani. Mi domandavo come facesse a tirare avanti. Poi però mi accorsi che quando veniva qualcuno e comprava un libro Emily incassava un pacco di soldi. Perché erano libri rari, ragion per cui erano anche molto costosi.
   “Ho notato che la notte ti fai delle gran belle passeggiate” le dissi ad un certo punto.
   “Eh sì, sono sonnambula” rispose lei mentre armeggiava con un delicatissimo libro dell’ottocento.
   “Fai dei sogni frequenti quando lo fai?”.
   “Niente di speciale” disse guardandomi con la coda dell’occhio. Era evidente che non me lo voleva dire. Doveva essere qualcosa di molto porco, altrimenti me l’avrebbe detto. E il sesso per Emily non era un argomento che affrontava volentieri. Era troppo timida per farlo. Eppure io volevo saperlo. Ero curiosa di sapere quali erano le sue fantasie. Perché tutti abbiamo delle fantasie, e quindi era impossibile che lei non ce le aveva.
   “Dai, racconta. Non tenerti tutto dentro” cercai di spronarla, ma non ci fu nulla da fare. Mi disse che i suoi sogni erano sempre molto vaghi, e che poi quando si svegliava ricordava poco e niente. Ma io non ci credevo. Semplicemente non aveva il coraggio di dirmelo.
   Poi quella notte successe di nuovo.
   Ero nel letto quando ad un certo punto mi squillò il telefono; era Berni il quale mi chiese il motivo per cui me ne ero andata senza dire nulla. Infatti non gli avevo detto niente. Lo avevo detto soltanto a mia madre.
   “Avevo bisogno di riflettere” gli dissi.
   “Su cosa?”.
   “Sul fatto che probabilmente ti vedi con un’altra”.
   “Ma cosa ti stai inventando? Moana, perché dovrei farlo? Tu mi dai tutto, sei la donna che chiunque vorrebbe avere accanto”.
   “Sì ma voi maschi non vi accontentate mai. Senti, forse hai ragione. Forse mi sono inventata tutto. Infatti non ho nessuna prova per dimostrarlo. Sono solo molto confusa, vedrai che mi passerà”.
   Ad un certo punto vidi nella sala da pranzo un’ombra aggirarsi in modo silenzioso. Era Emily. Stava dormendo, ma allo stesso tempo era lì che vagava nell’appartamento come un fantasma.
   “Adesso devo andare. C’è mia cugina che sta dando di matto”.
   Dopo un po' la vidi entrare nella mia camera. Era nuda, e bofonchiava frasi sconnesse, diceva che io ero una vacca, poi salì sul letto e iniziò a strofinarsi su di me. Mi infilò una mano nei pantaloni del pigiama, e sotto non avevo niente, per cui non ci mise niente a raggiungere la mia patata. Iniziò a sgrillettarmi di brutto e nel frattempo con la bocca iniziò a tempestarmi di baci sul collo, e poi mi diceva delle cose, diceva che ero una porca e che avevo bisogno di una punizione. Provai a chiamarla in modo delicato, ma avevo paura di svegliarla. Ma sfilò i pantaloni con violenza quasi strappandomeli via, e mi aprì le gambe con entrambe le mani e iniziò a leccarmi, prima il buco davanti e poi quello del condotto anale. E io stavo ferma e la lasciai fare, pensando che prima o poi avrebbe smesso, ma invece si mise a cavalcioni sul mio viso piantandomi la figa in bocca. Emily era molto bagnata, e soprattutto molto pelosa, e il suo fitto boschetto mi stava quasi soffocando. Cominciai a leccarla e il suo caldo succo iniziò a colarmi dappertutto. Nel frattempo lei mi sgrillettava pesantemente, e allora mi bagnai anche io, e allora lei si abbassò e iniziò a leccarla. Non avrei mai immaginato che un giorno avrei fatto un sessantanove con mia cugina, eppure era proprio quello che stava accadendo. E lei lo stava facendo così bene che ad un certo punto mi fece squirtare in modo furioso, e un getto considerevole schizzò fuori dal mio corpo, come un esplosione, e io avevo voglia di urlare, di gridare per il piacere che stavo provando, ma non potevo farlo perché Emily continuava a tenermi la sua figa pelosa piantata in bocca. Era così bello che ebbi la sensazione di perdere i sensi, e allora roteai le pupille quasi fino a farle sparire, come facevo di solito quando avevo un orgasmo. Era una cosa che facevo automaticamente, senza pensarci; venivo e facevo quella cosa, e poi di solito mi ci volevano un paio di minuti per riprendermi. 
   Poi ad un certo punto se ne andò, lasciandomi sul letto priva di forze, e in preda agli spasmi involontari dei muscoli del corpo, che erano come delle piccole scosse che ogni tanto avevo subito dopo aver fatto l’amore.
   Ovviamente il giorno dopo Emily non ricordava niente di quanto era successo. Provai a dirglielo ma lei mi disse che non era vero, che mi ero inventata tutto, o che probabilmente lo avevo soltanto sognato. E poi volle subito cambiare discorso. Una cosa era certa, e cioè che mia cugina era bravissima a leccare la patata, ma non poteva saperlo.
   Comunque quello che era successo quella notte rimase un segreto. Emily negava che fosse accaduto davvero, io invece ne ero certa ma feci finta di credere alla sua versione, e cioè che avevo soltanto sognato.
   In ogni modo per me era arrivata l’ora di ritornare a casa; non potevo stare via per troppo tempo, avevo pur sempre una figlia da accudire e un negozio da mandare avanti. Mi sarebbe mancata Emily, soprattutto la sua bocca, ma non potevo fare altrimenti. Le promisi che sarei ritornata presto. Ma lungo tutto il tragitto verso casa non riuscii a pensare ad altro. Era stato strano perché in fin dei conti Emily era mia cugina, però non vi nascondo che era stata una delle esperienze più appaganti della mia vita. Non era la prima volta che avevo un rapporto con una ragazza, e ogni volta che era accaduto era sempre stato molto gratificante. E ogni volta mi chiedevo sempre la stessa cosa: possibile che mi piacciono di più le donne che gli uomini?
  

martedì 26 febbraio 2019

Devi andare a caccia

se vuoi prendere un uccello.


[postato da Moana]

   Mentre stavo pranzando con mia cugina Emily le chiesi se in quel periodo usciva con qualcuno, e lei con un po' di imbarazzo mi disse di no. Non “usciva” con un uomo da almeno un paio d’anni, per cui voleva dire che nessuno le “entrava” dentro da tutto quel tempo. Mi chiedevo come fosse possibile che ancora non aveva dato di matto. Forse perché aveva usato i libri come strumento per non pensare a quella mancanza.
   “Ma non senti il bisogno di andare a letto con qualcuno?” le chiesi.
   “Ogni tanto sì” era evidente che Emily era in difficoltà, non si sentiva a suo agio a discutere di quell’argomento, perché quando parlavo di uomini lei abbassava lo sguardo e il tono della voce diventava quasi impercettibile. “Però cosa vuoi farci? Bisogna anche avere la fortuna di incontrare l’uomo giusto”.
   “Se fai affidamento sulla fortuna, stai fresca. Devi andare a caccia se vuoi prendere un uccello”.
   “Sshhhh!” Emily si guardò intorno per assicurarsi che nessuno mi avesse sentita. Ma invece mi avevano sentita eccome, ma la maggior parte fecero finta di niente. “Moana ti prego, abbassa la voce”.
   “Che ho detto di male?”.
   Emily era un caso disperato. Di questo passo non avrebbe scopato per tutto il resto della sua vita.
   Quella sera andammo a cena a casa dei suoi genitori, perché le avevo detto che avevo voglia di salutarli. Era da parecchio che non vedevo gli zii. La sorella di mio padre si chiamava Andrea; da ragazza si era data tanto da fare in fatto di cazzi. Ne aveva presi proprio tanti. Strano che poi Emily era venuta fuori in quel modo, così pudica.
   Mia zia aveva preso cazzi di tutti i tipi: bianchi, neri, enormi, piccoli, e non era certo un segreto, anzi se ne vantava, lo diceva con un certo orgoglio. Poi aveva incontrato mio zio, che era un bel po' avanti con gli anni rispetto a lei. Infatti mia zia aveva quarantacinque anni, e lui ne aveva più di sessanta. Avevo sempre sospettato che fossero stati i soldi a farla innamorare di lui, perché infatti ne aveva un bel po'. Aveva così tanto denaro che vivevano in una villa in periferia con un giardino gigantesco, e avevano anche dei domestici che si occupavano di tutto.
   Durante la cena mia zia mi chiese di mia madre.
   “Come sta quella gran vacca di Sabrina?”.
   “Mamma!” sbottò Emily. “Smettila di parlare in questo modo”.
   “Ma io lo dico con affetto” continuò lei.
   “Beh, mia madre sta molto bene” risposi. “Condivide il suo letto con due uomini, per cui credo che non abbia nulla di cui lamentarsi”.
   “Certo, uno davanti e uno dietro immagino” disse mia zia divertita. “Anzi no, dimenticavo che mio fratello si accontenta soltanto di guardare, quel porco”.
   “In effetti non c’è cosa più divina che guardare la propria donna a letto con un altro uomo” intervenne mio zio.
   “E tu ne sai qualcosa, vero? Quanto sei maiale, anche tu”.
   Emily era molto imbarazzata per il tono della discussione, io invece no, io ero abituata a questi dialoghi così sboccati, perché anche a casa dei miei spesso era così. E poi lo sapete, io non mi vergogno di nulla. Per me il sesso non era una fonte di imbarazzo. È imbarazzante semmai fare le cose di nascosto e quindi reprimere tutto. Perché provare vergogna per una cosa così naturale come il sesso?
   Ma la cosa che maggiormente metteva a disagio Emily era il fatto che sua madre non faceva che ripeterle in continuazione che doveva trovarsi un fidanzato, e che non poteva passare tutta la vita sui libri senza mai provare il piacere di avere un cazzo dentro.
   “Cosa ne sai tu della mia vita?” le rispose Emily. “Ho avuto molte storie, io. È solo che di certo non lo vengo a raccontare a te”.
   “Ah sì? E allora dimmi alcuni nomi degli uomini che ultimamente sono venuti a letto con te”.
   “Charles, Luigi… Abelardo”.
   “Abelardo?” mia zia scoppiò a ridere. “Stai elencando i nomi di scrittori morti e sepolti”.
   “Saranno pure morti e sepolti, ma continuano a farmi provare delle emozioni molto intense”.
   “Tu sei malata, Emily! Devi farti curare”.
   Dopo la cena io ed Emily ci trasferimmo a casa sua, dove avrei dormito per qualche giorno. E lei non fece che parlarmi male di mia zia, disse che avrebbe dovuto imparare a farsi gli affaracci suoi. Io non sapevo chi aveva ragione, però ero dell’idea che Emily doveva fare quello che voleva, senza badare a sua madre. Se con gli uomini non voleva averci niente a che fare non doveva dare spiegazioni a nessuno.
   “Non lasciare che gli altri ti dicano cosa devi fare”.
   Come era prevedibile, la casa di Emily era piena di libri. C’erano libri dappertutto. Libri di ogni forma e genere, di autori che io non avevo mai sentito nominare. Era un’accumulatrice seriale. Mi disse che c’era tanta roba che avrebbe buttato volentieri, ma che poi non ce la faceva. Buttare via i libri era una cosa che la faceva star male. E allora li conservava. Molti di quei libri comunque non li aveva neppure aperti. Mi disse che molto spesso gli venivano regalati, e quindi lei li portava a casa e li metteva insieme agli altri, senza sapere neppure di cosa parlavano.
   Durante la notte mi accorsi che Emily soffriva di qualche strano disturbo del sonno. Ad un certo punto infatti la vidi passeggiare nella sala da pranzo, faceva piccoli passi leggeri senza un apparente meta, e ogni tanto si lamentava e diceva cose senza senso. Era sonnambula, senza dubbio.

sabato 23 febbraio 2019

Emily,

molti libri, poco sesso.


[postato da Moana]

   Non avevo alcuna prova per dimostrare che Berni andava a letto con un’altra. Sapevo soltanto che qualche volta non si era presentato a lavoro, ma non ne conoscevo il motivo. E non so perché, ma in qualche modo mi ero convinta che c’entrasse un’altra donna.
   Era un periodo che mi sentivo spossata, e questo pensiero non aveva fatto che peggiorare le cose. Dovevo andarmene da qualche parte, lasciare tutto e divertirmi, era questo che pensavo, e infatti andai da mia madre e le chiesi se poteva tenersi la mia piccola Cleopatra per qualche giorno. E comunque non doveva preoccuparsi più di tanto, perché Antonella, la babysitter che si occupava di mia figlia, le avrebbe dato una mano.
   Era tutto sotto controllo, quindi potevo andare. E allora presi la macchina e imboccai l’autostrada. Trecento chilometri mi dividevano dalla mia meta. Avevo deciso di fare una sorpresa a mia cugina Emily, che non vedevo da molto tempo, ma che da qualche anno aveva avviato una discreta attività e si era messa a vendere libri rari. Per essere chiari Emily era la figlia della sorella di mio padre. Non avevamo chissà che rapporto, però lei mi telefonava durante le feste comandate, lo faceva sempre, io invece no. E l’ultima volta che ci eravamo sentite mi aveva invitato ad andare da lei a vedere il suo negozio di libri usati. E io le avevo detto di sì, ma senza crederci troppo. Però con la faccenda delle presunte corna che mi aveva messo Berni, decisi che allontanarmi da casa per un po' mi avrebbe fatto bene, e andare da Emily mi avrebbe sicuramente fatto bene.
   Emily era sempre stata una secchiona. A scuola era la migliore. Poi si era laureata con il massimo dei voti e aveva fatto un sacco di master e corsi di formazione che l’avevano portata ad essere ciò che era adesso, e cioè una ragazza la cui vita ruotava tutta intorno ai libri, senza mai provare l’emozione di una scopata. Quando parlavo di uomini con Emily lei mi diceva sempre che non aveva tempo.
   Emily non era bellissima, però ero sicura che non avrebbe avuto problemi a trovare qualcuno con cui farsi una bella chiavata. È solo che non ne aveva voglia. La cosa più importante per lei erano i libri. Purtroppo andava un giro vestita sempre in modo troppo castigato, e quando glielo dicevo lei mi rispondeva che non aveva il fisico adatto per indossare abiti succinti. Ma questo era il suo parere; Emily infatti aveva un culo spettacolare, e non faceva niente per metterlo in risalto.
   Comunque dopo trecento chilometri di auto arrivai da lei. Il suo negozio era in centro, in una strada secondaria. L’insegna diceva semplicemente “libri rari”. Sembrava uno di quei negozi di antiquariato in cui il tempo si era improvvisamente fermato. Appena entrai venni assalita dall’odore di legno tarlato e polvere, e naturalmente di libri, tutti ben allineati e disposti in un ordine molto preciso.
   In negozio non c’era nessuno, a parte Emily che era seduta dietro ad una scrivania e stava tentando di riparare un libro con la copertina danneggiata. Poi si accorse di me e venne a baciarmi le guance. Mi fece fare un giro della sua libreria, facendomi vedere dei libri rari che costavano un pacco di soldi, ma io non ci capivo niente, per me erano soltanto libri e non capivo il motivo per cui dovessero costare così tanto. L’unica cosa che riuscii a realizzare era che lì dentro c’era un patrimonio, e che Emily avrebbe fatto bene a ingaggiare un addetto alla sicurezza.
   “Stai tranquilla, qui non viene a rubare nessuno”.
   Il negozio era su due livelli; al piano superiore si accedeva tramite un elegante scala di legno, e poi c’era un ballatoio su cui erano disseminate altre librerie zeppe di volumi di ogni genere. E lei mi fece vedere alcuni dei pezzi forti, roba di altissimo livello.
   “Dai, scegli un libro” mi disse. “Te lo regalo”.
   “Non saprei, ci sono così tanti libri”.
   “A te cosa ti piace?”.
   “Non so, non hai qualche libro erotico?”.
   “Lo sapevo che mi avresti chiesto qualcosa del genere” mi rispose divertita. “Ebbene, ho proprio ciò che fa per te” Emily prese un volume da uno scaffale e me lo diede, un libro rilegato con una copertina di pelle, doveva essere molto raro, non so per quale motivo ma avevo la sensazione che mi stesse regalando un pezzo davvero unico. “È l’Ars Amatoria di Ovidio. Sono sicura che lo apprezzerai”.
   “Ovidio?” le chiesi un po' delusa. “Ma non hai qualcosa di più recente?”. 
   “Non lo sottovalutare questo libro. Ci sono argomenti molto interessanti. In quest’opera Ovidio esorta le persone a vivere l’amore come un gioco, arrivando perfino ad ammettere il tradimento all’interno di una coppia”.
   “Beh, allora tutto sommato forse mi interessa” risposi, e pensai subito alla mia situazione, e alla mia convinzione che Berni mi metteva le corna con un’altra.
   Mia cugina Emily mi aveva appena regalato un libro che costava mezzo stipendio.
   Era ora di pranzo, così lei mi invitò ad andare a mangiare in un ristorante in cui andava spesso, un posto economico ma veramente buono. Lo frequentava così tanto che conosceva tutti; non solo quelli che ci lavoravano, ma anche le persone che erano solite andarci a mangiare. E prima di metterci a sedere si fermò a parlare con un tizio sulla sessantina, un uomo distinto, ma la cosa che mi stupì fu soprattutto il fatto che parlavano in francese. Mia cugina Emily parlava un francese perfetto, e quando lo faceva era davvero molto eccitante, perché poi aveva una voce molto delicata, molto suadente, da centralinista erotica. Se la libreria andava male aveva un futuro assicurato nel mondo dell’intrattenimento telefonico per adulti, questo era certo.
   “Conosco uomini che ti salterebbero addosso soltanto per il modo in cui parli francese” le dissi.
   “Che se ne importano gli uomini del mio francese?”.
   “Ha fatto eccitare me, figurati l’effetto che può fare ad un uomo”.
   “Che scema” rispose divertita. “Pensi sempre al sesso”.
   “E tu invece non ci pensi mai”. 

giovedì 14 febbraio 2019

Ventimila...

il valore dei suoi buchi.

(in foto: Helena Price, Atkingdom.com)


[postato da Moana]

   Eros mi portò nella sala di cui parlava, una stanza ancora più grande di quella in cui mi trovavo poco prima, ed era piena di pannelli di cartongesso su cui c’erano delle gigantografie di foto in cui erano immortalate parti del corpo che di solito si trovano nelle mutande. Patate giganti aperte e apparentemente calde, erezioni gigantesche contornate da possenti vene cariche di sangue, orifizi anali in attesa di essere penetrati e poi tette di tutte le forme. 
   La sala era piuttosto buia e c’erano delle luci soffuse che illuminavano le immagini, e io mi soffermavo a guardarle e Eros era dietro di me che mi seguiva in silenzio, aspettandosi da me un commento di qualsiasi genere, ma io non avevo parole. Non avevo mai visto una cosa del genere, cioè una collezione fotografica tutta dedicata agli organi sessuali delle persone. E poi alla fine giunsi ai ritratti che interessavano me, e per cui avevo deciso di fare un salto alla galleria di Eros, ovvero i ritratti di mia madre. Erano due, ed erano messi uno sopra l’altro, sopra c’era il primo piano della sua bocca, con le labbra cariche di rossetto rosso, ed erano appena dischiuse e quindi si vedevano anche i denti. Erano labbra affamate, labbra che sembrava che stessero per aprirsi di fronte al membro di un uomo, per accoglierlo dentro e farlo godere. Avrei riconosciuto quella bocca tra centinaia di altre bocche, era proprio lei.
   Sotto questa fotografia invece c’era il primo piano del suo culo burroso, con le natiche aperte e il buco del condotto anale ben in mostra, leggermente aperto come se fosse stato appena penetrato. Caldo e accogliente, pronto per essere usato. Ero affascinata da quel primo piano così dettagliato, così vivo, quasi come se lei fosse lì di fronte a me.
   “Vedo che sei riuscita a riconoscere tua madre senza il mio aiuto” mi disse Eros. E in effetti era così. Come potevo non riconoscerla? Quelle parti di corpo appartenevano alla donna che mi aveva messa al mondo, per cui non potevo sbagliarmi. Era proprio lei, con la sua accesa passione e la sua irresistibile voglia d’amore. E sotto quelle fotografie c’era una targhetta con tutte le informazioni relative all’opera. Il suo nome era “Sabrina Bocca e Culo, i buchi della passione”. C’era anche il prezzo; costavano ventimila euro. I pezzi non potevano essere venduti separatamente.
   “Ventimila euro!” esclamai. “Chi è che pagherebbe una somma del genere per dei buchi?”.
   “Ci sono soltanto dieci copie di quest’opera, ne ho già vendute nove. Questa è l’ultima” mi rispose con un certo orgoglio, sicuro del fatto che questo dettaglio mi avrebbe sorpresa non poco. E infatti non riuscivo neppure a crederci che qualcuno potesse spendere una somma simile per entrare in possesso delle gigantografie fotografiche della bocca e del buco del culo di mia madre.
   “Quindi, fammi capire bene, i buchi di mia madre ti hanno fatto guadagnare ben centottanta mila euro?”.
   “Esattamente. Le ultime due copie le ho vendute ad uno sceicco del Qatar e ad un imprenditore di New York. Questa è la mia opera di maggior successo, e ultimamente stavo pensando di realizzarne un’altra che abbia una funzione di completamento. Il giorno della festa a casa dei tuoi ho pensato che quest’opera ha bisogno di una specie di appendice, ha bisogno diciamo di essere perfezionata”.
   “Quindi farai a mia madre altre fotografie” conclusi. “E cosa fotograferai questa volta? La sua patata pelosa?”.
   “No no” rispose divertito. “Non era questa la mia idea. Questa volta stavo pensando ad un’opera dal titolo Generazioni, per cui sfrutterò di nuovo la fotografia del suo orifizio anale, però l’immagine sarà sovrapposta ad un altro buco”.
   “Quale?”.
   “Il tuo, Moana”.
   “Ah!” sbottai. “E cosa ti fa pensare che te lo lascerò fotografare?”.
   “Non devi darmi una risposta subito. Pensaci e poi mi farai sapere”.
   “Ma vai al diavolo! Non mi lascerò fotografare il buco del culo. Ho cose ben più importanti a cui pensare, io”.
   E così me ne andai senza neppure salutarlo. Ma perché me l’ero presa così tanto? Forse perché accostare il mio culo a quello di mia madre era un po' come dire che adesso Sabrina Bocca e Culo ero io. Era questo che Eros intendeva, e cioè che lo scettro di reginetta del sesso anale e orale, un tempo appartenuto a mia madre, adesso apparteneva a me. Io ero l’erede legittima di una stirpe di vacche da monta, ecco cosa voleva dire accostare il mio culo a quello di mia madre. E no, non ci stavo. Io non ero soltanto un buco. Probabilmente se mi avesse chiesto di posare per un servizio fotografico di nudo integrale non me la sarei presa così tanto. Ma fotografare soltanto l’ingresso del mio condotto anale, questo sì che era offensivo. Possibile che Eros non riuscisse a vedere altro in me e in mia madre?
   Ero così arrabbiata che quella sera me la presi con Berni, il quale non c’entrava niente però sentivo il bisogno di farlo. E quindi eravamo in camera da letto a fare l’amore, e io ero a quattro zampe e lui mi stava dietro e mi stava penetrando la patatina, e ogni tanto mi sculacciava, perché sapeva che era una cosa che mi piaceva da morire. Eppure quella sera non mi stava piacendo, anzi, lo trovavo insopportabile. Ogni sganassone non faceva che aumentare la mia insofferenza, e avrei voluto dirgli di smetterla, ma non lo feci. Era una cosa che non capivo; mi aveva sempre fatto perdere la testa quando lo faceva, e invece adesso mi stava dando un fastidio terribile.
   Ma la cosa che mi fece perdere la ragione fu quando sfilò il cazzo dalla mia vagina per mettermelo in culo. Il sesso anale era una cosa che facevamo spesso, ma quella sera mi fece andare su tutte le furie. Riuscì a farmi entrare soltanto il glande, dopodiché mi ribellai.
   “Ma che cazzo fai!? Tiralo immediatamente fuori!”.
   “Ma tesoro, lo abbiamo sempre fatto” si giustificò lui.
   “Lo so, ma questa sera non ne ho voglia. Ma è possibile che voi uomini non riuscite a pensare che a questo?”.
   Povero Berni. Me la stavo prendendo con lui che non c’entrava niente. Ma d’altronde non ero mai stata molto brava a contenere la collera.