venerdì 9 ottobre 2015

mercoledì 7 ottobre 2015

lunedì 5 ottobre 2015

domenica 4 ottobre 2015

La dominazione continua.


   A Berni il gioco di dominazione che avevamo fatto gli era piaciuto parecchio, ed era molto desideroso di rifarlo. Quando me lo disse gli chiesi cosa avesse in mente. E allora lui mi diede una risposta che lì per lì mi lasciò senza parole. Ne avevo fatte tante di porcate, ma come questa mai. Ma decisi di accontentarlo, perchè era il mio uomo, e io ero felice di realizzare le sue fantasie. Anche quelle più porche. Al telefono mi disse:
- Facciamo che stasera ti aspetto a casa tua quando torni dal lavoro. Ti aspetterò come un cagnolino fedele. Però voglio che tu sia molto severa con me.
- Berni, dici sul serio?
- Sì, ti prego.
- Ok. Lascio un mazzo di chiavi al portinaio. Puoi entrare con quelle. Ci vediamo stasera.
   Morivo dalla voglia di scoprire cosa avrebbe fatto. E per tutta la serata mi rimbombarono nelle tempie due sole parole: cagnolino fedele. Cosa poteva voler dire? In ogni modo smisi di lavorare intorno a mezzanotte. Sapevo che Berni era già lì e mi aspettava da un pezzo. Rientrai in casa e all'apparenza non c'era nessuno. Neppure mia madre, che di sicuro era uscita col suo giovane stallone, alla ricerca di emozioni forti. Andai verso la mia stanza e vidi che la luce era accesa. Entrai e trovai una scena davvero inaspettata. C'era Berni in ginocchio, nudo completamente, ad eccezione di un collare con un guinzaglio intorno al collo. E allora capii. Quello che cercava da me era una dominazione estrema. Non lo avevo mai fatto, però l'idea mi eccitava. Mi avvicinai in modo disinvolto e presi il guinzaglio.
- Eccolo il mio bastardo - dissi, e poi gli diedi uno schiaffo sulla guancia bello forte, così tanto che gli rimase l'impronta della mia mano stampata in faccia per un pò. - La tua padrona ha i piedi molto stanchi, sai? Comincia a leccarli - Berni non si mosse, e allora lo strattonai con il guinzaglio e urlai: - Ora!
   A quel punto Berni si abbassò e tirò fuori la lingua, passandomela sulle dita dei piedi che uscivano fuori dagli occhielli delle scarpe col tacco dodici che indossavo, poi leccò tutto il resto, perfino il tacco, e salì su verso il malleolo, e poi ancora più sopra raggiungendo le mie ginocchia. Mi accorsi che il suo cazzo si era indurito fino all'inverosimile, così col guinzaglio lo strattonai di nuovo.
- Non mi dirai che ti sei eccitato? Mi fai schifo. Porco che non sei altro - gli diedi un altro schiaffo sulla guancia. - Adesso stai giù, la tua padrona ha bisogno di mettersi comoda.
   Lo lasciai lì sul pavimento mentre mi spogliavo. Tolsi il vestitino e rimasi in perizoma e calze autoreggenti. Giocai ancora un pò sulla dominazione verbale, perchè per quella fisica non ero abbastanza preparata, e non avevo neppure gli strumenti giusti. Voglio dire, avrei potuto penetrarlo analmente con uno strap-on, ma avercelo uno strap-on. Quello era un giocattolo che non avevo mai avuto. Quindi mi limitai a usare le parole. D'altronde si sa che le parole possono essere ancora più porche e eccitanti dei fatti.
- Ma che razza di uomo sei? Proprio a me doveva capitare un cazzetto moscio come te.
   In verità Berni non era per niente moscio. In quel momento aveva un erezione fantastica. Una cosa impressionante, che mi veniva tanta voglia di prenderlo in bocca. Ma un pompino non c'entrava niente con quel gioco. Lo feci stendere per terra e guardai il suo durissimo cazzo. Quando era così duro, quando il glande era così gonfio, voleva dire solo una cosa, e cioè che mi sarebbe bastato appena sfiorarlo per farlo schizzare come una fontana. E allora alzai un piede, e avvicinai il tacco dodici della scarpa al suo frenulo. Glielo appoggiai sopra, due secondi e lo vidi sborrare copiosamente. Prima uno schizzo che gli finì sul petto, poi altri due che schizzarono sull'ombelico e infine altri due, che colarono delicatamente giù per il glande.
- Che cazzo fai, sborri? E chi ti ha detto di sborrare? Ora la bevi. Tutta.
   Ne raccolsi un pò con due dita e gliela misi davanti alla bocca, ma Berni di leccarla non voleva saperne, allora gliela strofinai sulle labbra. Lui era venuto, però anche io volevo la mia parte. Anche io volevo venire. E allora mi abbassai con la figa sul suo viso, quasi sedendomici sopra, e gli dissi di darsi da fare con la lingua. Berni, come già mi è capitato di dire altre volte, ci sapeva fare molto bene con la bocca. Con due dita allargai le labbra della vagina in modo da aiutarlo a lavorarmela meglio. La sua lingua mi stava facendo letteralmente impazzire, tanto che cominciai a gridare di piacere, e intanto andavo su e giù sul suo viso. Gliela strofinai ben bene su tutta la faccia, poi finalmente mi fece venire e mi accasciai su di lui.
   Dovevo riconoscere che quel nuovo gioco di dominazione stava dando i suoi frutti. In qualche modo io e Berni ci eravamo riavvicinati. Ultimamente il nostro rapporto si era un pò logorato, e con quel sistema eravamo riusciti a risanare le cose. E allora capii che era proprio vero che certe volte per risolvere alcuni problemi bastava un pò di fantasia.
   Dopo aver goduto ci mettemmo a dormire. Era da parecchio che non passavamo la notte insieme. Ma nel cuore della notte sentimmo rumori di monta provenire dalla camera da letto di mia madre, e lei che gridava: "fottimi, fottimi! Ti prego, fottimi! Non ti fermare, mi stai facendo godere come una cagna!".
- Che cosa succede? - mi domandò Berni.
- Niente. Mia madre si sta facendo ingroppare dal suo toy boy. Non ci pensare.

Moana. 

sabato 3 ottobre 2015

Nudismo con Manuela e papà.

(in foto: Esenia, Sky Blue Beach, ShowyBeauty.com)


   Qualche giorno dopo la nuova performance al bar mio padre mi chiamò e mi disse che con Manuela aveva pianificato una bella giornata al mare, e che gli avrebbe fatto molto piacere se fossi andata con loro. Ci tenne a precisare che anche a Manuela avrebbe fatto molto piacere. E così decisi di accontentarli, anche se onestamente avrei preferito starmene con Berni. Così preparai lo zaino con la mia roba dentro, indossai un costume da bagno e aspettai che mi venissero a prendere.
   Manuela era bellissima. Aveva un vestitino verde chiaro molto leggero, indossava gli occhiali da sole che la facevano sembrare una diva. Guidava lei e mio padre le stava accanto. L'inizio non fu dei migliori. Mi stavo annoiando a morte, nonostante mio padre continuasse a rivolgermi continue domande, io gli rispondevo in modo svogliato. Le domande vertevano principalmente su studio e Berni. I miei genitori si erano legati moltissimo a Berni, e quindi mi chiedevano spesso di lui. Una volta mio padre ci aveva beccati a fare l'amore nel salotto di casa. Ricordo che Berni mi stava prendendo da dietro tenendomi per i fianchi. E proprio in quel momento mio padre rientrò dal lavoro. Invece che fare una sfuriata perchè c'era un maschio che si stava ingroppando sua figlia, mio padre si scusò per l'invasione, e disse che si sarebbe subito tolto dai piedi. Questo per farvi capire quanto ci tenesse a Berni. Del resto anche mia madre. Vedevano in Berni l'uomo giusto per me; pulito, senza tatuaggi, educato, con un carattere accomodante e pacifico. Insomma, il fidanzato che ogni padre avrebbe voluto per la propria figlia.
- Sai tesoro - mi disse Manuela, - tuo padre mi ha raccontato di quando vi ha sorpresi in soggiorno a fare l'amore.
- Sì beh - risposi, - è stata un'esperienza molto imbarazzante.
- Io non ci trovo niente di imbarazzante - continuò. - Anzi, è lecito per due ragazzi che si amano.
- E poi lo sai come la penso - disse mio padre. - Meglio a casa che in macchina, parcheggiati chissà in quale campagna sperduta. A casa è più sicuro.
   Ricordo che mio padre su questo era stato chiaro fin dal principio con me e Rocco. Appena compiuti diciotto anni ci prese da parte e ci fece un bel discorsetto. Ci disse che ormai eravamo grandi, ed era normale se sentivamo il bisogno di fare l'amore con qualche coetaneo. L'importante era farlo in posti sicuri, e non nascosti in chissà quali anfratti. Ci disse chiaramente di non preoccuparci, e che potevamo farlo anche in casa. L'importante era farlo in posti sicuri.
   Il viaggio in macchina sembrava interminabile, poi finalmente giungemmo a destinazione. Era una spiaggia che non avevo mai visto prima. All'ingresso dello stabilimento c'era un cartello che diceva "spiaggia naturista". Ero molto perplessa. Non me l'aspettavo. Non tanto per mio padre, che sapevo essere un nudista sin da quando aveva la mia età, quanto per Manuela. Non credevo che anche lei praticasse il naturismo. Per me, come sapete, non c'erano problemi. E certamente non avrei avuto problemi a farlo di fronte a mio padre, il quale mi aveva visto molte volte nuda. Manuela in verità era solo da qualche anno che bazziccava spiagge simili. Era stato il suo ex marito a iniziarla, cioè quel chirurgo plastico che si era poi scoperto un amante dei trans, che abitualmente frequentava a pagamento.
   Manuela parcheggiò la macchina in uno spiazzo insieme ad altre. Appena scesa dalla vettura iniziai a vedere oltre il parcheggio i primi culi nudi. La spiaggia non era niente male, ed era frequentata da molti gay, poche coppie e una marea di guardoni che si aggiravano tra le coppie in cerca di forti emozioni. Prendemmo la borsa frigo e l'ombrellone dal bagagliaio e ci avviammo verso la riva, dove sistemammo la nostra roba. Ci spogliammo e per la prima volta vidi Manuela così com'era. Aveva un corpo bellissimo nonostante i suoi quarant'anni. Le tette erano rifatte, non c'era dubbio, ma erano state rifatte a regola d'arte. Veniva proprio voglio di appiccicarcisi con la bocca. Aveva un culo che era un capolavoro.
   Andammo subito a fare il bagno, senza però attirare l'attenzione di nessuno. Per i guardoni presenti in spiaggia non eravamo un obiettivo su cui focalizzare l'attenzione. Ai loro occhi eravamo una famigliola che non avrebbe dato nessuno spettacolo hard. Preferirono indubbiamente concentrarsi sulle poche coppiette presenti, che di sicuro avrebbero fatto più porcate di noi.
   Dopo una nuotata me ne ritornai a riva, lasciando papà e Manuela da soli, liberi di scambiarsi qualche effusione. Da lontano li vidi abbracciarsi e baciarsi intensamente, e vidi lei che immerse la mano sott'acqua e cominciò a dimenare il braccio su e giù. Manuela stava facendo una colossale sega a mio padre. Intanto qualcuno aveva cominciato a ronzarmi intorno.
- Vuoi un pò di compagnia? - mi domandò. Era un uomo sulla trentina, neanche troppo malvagio.
- No grazie. Non voglio niente.
   Dopodichè se ne andò via. Non ero proprio in vena di rimorchio.
   A sega conclusa, mio padre e Manuela tornarono a riva. Credevano davvero che non mi ero accorta di quello che avevano fatto? Ma comunque nessuno disse niente a riguardo. Il cazzo di mio padre era ancora mezzo duro. Manuela si mise a sedere sotto l'ombrellone e mi sorrise.
- Ti piace questo posto? - mi domandò.
- È pieno di morti si figa.
- Ti confido un segreto - disse sottovoce, in modo che mio padre (che intanto aveva chiuso gli occhi per sonnecchiare un pò). - Io amo i morti di figa.
- Cosa?
- Mi piace come guardano noi donne. Personalmente mi fanno sentire desiderata.
   Manuela era in vena di confidenze. Non capivo perchè stesse tentando quest'approccio con me. Forse avere un rapporto di amicizia e complicità con me era per lei un modo per avvicinarsi ulteriormente a mio padre. Non si accontentava di avere lui, voleva anche me. Voleva diventare come una seconda mamma. Ma io avevo solo una madre, e si chiamava Sabrina, e Manuela non avrebbe potuto mai e poi mai prenderne il posto.
   In ogni modo mio padre era già mezz'ora che era lì steso al sole. Cominciai a preoccuparmi seriamente per la sua pelle. E allora feci quello che avrebbe fatto mia madre se fosse stata lì. Decisi di cospargerlo di crema protettiva. Mio padre certe volte era come un bambino, dovevi un pò combatterci. E così mi misi a cavalcioni sul suo culo e gli misi la crema e con le mani gliela spalmai sulle spalle e sulla schiena. Dopo averlo coperto tutto gli dissi di girarsi, e lui allora di distese sulla schiena, e io sempre a cavalcioni su di lui. Medesima operazione. Anche qui con le mani gliela spalmai un pò dappertutto, ma quando arrivai al suo cazzo esitai un attimo. Cosa fare? Anche quella era una parte del corpo abbastanza delicata. Avrei potuto chiedere l'aiuto di Manuela. Però poi pensai: ma chi se ne frega! È pur sempre mio padre. Perchè dovrebbe imbarazzarmi fare una cosa del genere? E così misi un pò di lozione sulle mani e afferrai con decisione con una il sesso di mio padre, e con l'altra le palle. Iniziai un lento massaggio, ma nel giro di qualche secondo accadde quello che era ovvio che succedesse. La bestia si svegliò e prese vigore, crescendo in modo mostruoso davanti ai miei occhi, fino a raggiungere la massima erezione.
- Papà, ti prego! - esclamai divertita. - Datti una controllata, sono pur sempre tua figlia.
- Scusa tesoro, ma sai... quelle zone sono molto sensibili per noi maschietti.
   Manuela scoppiò a ridere. Ormai era duro, pensai, tanto valeva proseguire con più decisione. Così lo afferrai e cominciai un lento su e giù con il polso. La capocchia era rossissima, gonfia da morire, pronta a schizzare in qualsiasi momento. Per non dare spettacolo (perchè già si era fatto un discreto numero di guardoni intorno a noi) decisi di lasciarlo andare, e mi concentrai sul petto di mio padre. Ma essendo a cavalcioni su di lui adesso avevo il suo cazzo piantato in mezzo alle labbra della fighetta. Sentivo che fremeva per entrare, e nel muovermi per spalmargli la crema sul petto, senza rendermene conto, gli massaggiavo con le labbra la zona del frenulo, Forse sarà stato il calore della vagina al contatto col suo glande, ma mio padre iniziò a schizzare in modo copioso. Adesso c'avevo tutta la sua sborra sulla figa.
- Papà! Guarda cosa hai combinato! Che schifo! Ma quanta ne avevi?
- Stefano, sei proprio insaziabile - disse Manuela, riferendosi probabilmente al fatto che prima gli aveva fatto una sega in acqua.
- Scusami Moana, non volevo - disse mio padre.
- Mi hai sborrata tutta, guarda qua che roba!
   A quel punto andai a pulirmi in acqua. Avevo le labbra completamente inondate del seme di mio padre. Dopo un'oretta ce ne ritornammo a casa.

Moana.

venerdì 2 ottobre 2015

giovedì 1 ottobre 2015

La mela del peccato.


   Il numero con le palle da biliardo era forte, ma dovevo prima allenarmi un pò. E così andai a comprare un set di palle da biliardo e un paio di confezioni di olio per massaggi e chiamai Berni affinchè mi aiutasse con l'allenamento. In principio fece un pò di storie. Non voleva che lo facessi. Diceva che era troppo pericoloso. Ma io gli dissi che già l'avevo fatto una volta, ed era andato tutto bene. Così ci chiudemmo nella mia stanza e cominciammo l'allenamento. Mi spogliai e mi feci ficcare le palle nel culo. Questa volta ne riuscii a mettere dentro due per volta, e a sputarne fuori prima una e poi l'altra. Ero diventata bravissima. Con i nervi del retto riuscivo a gestire le palle come volevo. Poi mi venne un'idea, e allora andai in cucina a prendere una mela e ritornai un camera.
- Ti va di fare uno spuntino? - domandai a Berni.
- Cosa vuoi fare?
- Adesso ti faccio vedere.
   Mi infilai la mela su per il culo facendola sparire del tutto. Dopo un pò la feci schizzare fuori e dissi a Berni di mangiarla. Ma lui non ne voleva sapere, e la mela giaceva lì sul letto, e io non ne volevo sapere di lasciare la presa. Era la sua prova d'amore. Doveva farlo se mi amava per davvero. Allora decisi di rifarlo, la ficcai di nuovo dentro l'orifizio anale e la feci sparire. La tenni dentro per una manciata di minuti, poi la rilasciai e la mela cominciò a fare capolino dal buco del culo. La feci entrare e uscire, e poi la rilasciai definitivamente, e lei guizzò fuori ritornando sul letto.
- Forza Berni, mangiala.
   Ma lui ancora non voleva saperne. Questa cosa mi fece andare su tutte le furie e lo guardai con aria di sfida. E allora feci una cosa che non avevo mai fatto prima, gli diedi uno schiaffo in faccia. Non saprei dirvi con precisione perchè lo feci, forse perchè Berni mi stava facendo davvero arrabbiare in quei giorni. Volevo da lui una prova d'amore. E quella che gli stavo presentando era proprio una prova. Doveva farlo, altrimenti mi sarei cercata un altro fidanzato, e a me poteva dire addio. Lo schiaffo lo aveva indubbiamente disorientato. In verità aveva disorientato anche me. Era partito da solo, non c'avevo neppure ragionato prima di farlo. Quasi come se il mio braccio vivesse di vita propria. Adesso sulla guancia c'aveva l'impronta rossa della mia mano. E se non faceva come dicevo io se ne sarebbe beccato un altro. Glielo feci capire con lo sguardo. Ebbi l'impressione di avercelo in pugno.
- Se mi ami devi mangiare la mela - mi toccai la figa battendoci le dita sopra. - Se non la mangi, questa te la puoi scordare.
   A quel punto prese la mela e le diede un morso, e poi un altro ancora, fino a finirla del tutto. Era incredibile che Berni non avesse protestato per quello che avevo fatto. Gli avevo pur sempre mollato uno schiaffo, e lui era rimasto impassibile. Quasi come se gli fosse piaciuto. Allora a quel punto mi venne un dubbio? Che tipo di uomo era Berni? Un uomo a cui piaceva essere dominato, forse? C'era solo un modo per scoprirlo. Volevo proprio vedere fino a che punto potevo spingermi. E allora gli dissi di stendersi per terra. Ma lo feci in malo modo, e lui fece come gli ordinai. Mi abbassai su di lui, quasi sedendomi sulla sua faccia, quasi fino a soffocarlo con la vagina piantata in bocca. Gliela strofinai per bene  senza dargli tregua. Poi feci lo stesso con il buco del culo, premendoglielo contro la bocca. Quel gioco doveva piacergli davvero tanto, perchè gli venne un erezione incredibile. Era quasi sul punto di sborrare, nonostante non glielo avessi neppure sfiorato con un dito. E infatti dopo avergli strofinato ancora un pò l'orifizio anale sulla faccia Berni iniziò a fiottare. Una schizzata da record, copiosa, quasi come una fontana, e senza averlo toccato neppure un pò. A quel punto non c'erano dubbi. A Berni piaceva la dominazione. Questa cosa poteva essere davvero un nuovo inizio per noi. Era chiaro che il nostro rapporto d'amore era alla deriva. Però chissà, magari l'aver scoperto che a lui piaceva essere dominato, poteva essere davvero un salvagente per tutti e due.
   Dopo quella prova d'amore fui presa da un attacco di affetto nei suoi confronti e cominciai a baciarlo dappertutto, scendendo lentamente verso il suo cazzo e leccando la sborra che era schizzata all'altezza dell'ombelico.
- Ti amo Berni - dissi.
- Io ti amo di più - rispose, e io gli diedi uno schiaffo su un fianco.
- Non contraddirmi - e scoppiammo a ridere entrambi. Quel gioco ci avrebbe dato tantissime soddisfazioni. Ed eravamo solo all'inizio. E dentro eravamo euforici, perchè pensavamo a quante cose avremo potuto inventarci ora che avevamo trovato quella passione comune. La dominazione. 

Moana.