giovedì 14 maggio 2015
Una vendetta eccitante
La mia avventura con Peo aveva provocato un forte stato di eccitazione in mio marito ma anche un violento attacco di gelosia da parte di Angelo che in quel periodo si sentiva trascurato anche da Martina ed era deciso a riprendere il suo ruolo di fidanzato, a modo suo.
Quel pomeriggio mi ha avvisato con un sms mentre ero ancora al negozio: “fatti trovare pronta”. Tornata a casa ho indossato il reggicalze mettendo solo dopo le culotte in modo che si possano sfilare lasciandolo su. Quelle scarpe col tacco così alte che riesco a portarle solo in casa, solo per fare sesso. Sopra una guepiere e dei guanti di seta nera senza dita che arrivano oltre il gomito. Ho tirato su i capelli, mi sono truccata in modo pesante. Al collo ho messo una fascia elasticizzata.
Così mi trova Angelo, sul letto, quando entra in casa. Lo accolgo andando a gattoni verso di lui, lo afferro lo bacio.
Gli slaccio i pantaloni, lo trovo già duro. Mi salta sopra, mi fa sentire la possanza del suo fisico. Mi sfila le culotte, mi gira, mi mordicchia le natiche. Mi sale sopra, sento il suo sesso nell’incavo dei glutei. Fa come per sfilarmi la fascia che ho attorno al collo ma si ferma in modo che copra i miei occhi, mi ritrovo bendata, non vedo nulla. Mi prende i polsi, ho capito e mi lascio dominare mentre mi preparo a sentirmi penetrata. Invece no. Non capisco subito cosa sta facendo ma mi lega i polsi alla testiera del letto, non faccio resistenza, anche quando mi immobilizza perfino per le caviglie.
"Sei spettacolare così legata sul letto" finalmente mi parla mentre mi infila dei cuscini sotto alla pancia in modo che il mio culo sia spinto verso l’alto, per apparire ancora più disponibile.
“Dai prendimi, sono la tua troia. Mi hai legata, puoi farmi quello che vuoi. Dai, lo sai che mi piace sentirmi così vulnerabile, cosa aspetti? Lo vedi il mio culo come si muove? Aspetta solo te.”
"E' sempre dura resisterti" mi dice mentre cerca di scorgere il buchetto che fa capolino tra i glutei. "Quasi quasi ne approfitto subito". Ma il suono del campanello lo interrompe.
“Chi è?” chiedo infastidita.
Angelo va a rispondere. Chi sarà mai? Non aspettiamo nessuno, speriamo che non sia una interruzione, mi ha fatto così eccitare. Rientra in stanza, mi viene vicino e mi parla all’orecchio.
“Non te l’ho detto, ma ho invitato i miei amici. Ci mangiamo una pizza e ci guardiamo la partita. A te non dispiace vero?”
“Cazzo, slegami subito, allora!”
“E perchè? Tanto a te la partita non interessa, no? sìStai qui, dopo torno. Non ti preoccupare la porta la chiudo. A loro dico che sei uscita.”
“Ma tu sei pazzo! Slegami!” cerco di divincolarmi, ma non vedo niente.
Gli urlo dietro mentre se ne sta andando. Mi dice di fare silenzio, "se non vuoi che mi sentano".
Alla fine rimango lì, nuda, col culo in bella mostra. Se qualcuno entrasse vedrebbe proprio un bello spettacolo. Sento le loro voci. Non capisco in quanti sono. Sento anche quando arrivano le pizze. Io avrei anche fame. Li sento esultare e imprecare mentre seguono la partita.
Ogni tanto sento passi che si avvicinano, gente che va in bagno passando vicino alla porta chiusa.
Sto sicuramente sporcando il cuscino, dalla mia figa continuano a colare gli umori del mio stato di eccitazione che permane.
Improvvisamente sento qualcuno che entra nella stanza. Sarà Angelo? Sento una mano sul culo.
“Sei bellissima. Ti stai annoiando? Sento che sei ancora eccitata. Vuoi che ti mandi di qua qualcuno?”
“Sì stronzo, mandami qualcuno dei tuoi amici, così oltre che stronzo sarai anche più cornuto.”
“Senti, che ne dici? Se perdiamo li faccio venire tutti di qua così ci consoliamo?”
Ho dei brividi al pensiero, brividi di piacere.
C’è stato l’intervallo, l’ho capito dal via vai verso il bagno. Ogni volta che sentivo la porta del bagno aprirsi sussultavo perchè non ero sicura se era quella o quella della stanza. Poi la partita riprende, ma a un certo punto qualcuno entra nella stanza.
“Sei tu?” chiedo. Sento che sale sul letto, si slaccia i pantaloni. Sento un pene spingere contro la mia figa, che istantaneamente si bagna e che si apre per accoglierlo. Lo sento molto grosso, mi sembra quasi più grosso del suo. Possibile che sia un suo amico? Non mi tocca quasi, non dice niente, forse è Angelo o Stefano ma mi vuole lasciare questo dubbio.
Con il pollice mi allarga lo sfintere e poi sposta lì il cazzo. Due o tre colpi e mi riempe l’intestino. Troppo breve per essere Angelo, ma la sensazione è che non fosse nemmeno Stefano. Non sapevo avesse un amico più dotato di lui. Me lo ha tenuto nascosto perchè mi conosce?
Li sento andare via e la casa rimane silenziosa.
Angelo entra in camera, mi sembra da solo. Con un dito mi tocca l’ano e poi me lo porta sotto il naso.
“Sei sporca di sperma.” dice. Io gli lecco il dito.
“Dimmi di chi è”
“E' mio. Di chi vuoi che sia?”
“Non lo so. Non mi sembravi tu. Prova a mettermelo nel culo, vediamo se ti riconosco.”
Mi scopa ma dura poco.
"E' stato più bello forse tutto il tempo in cui ti sapevo di qua, nuda e indifesa".
Per completare l’opera di sottomissione mi fa risistemare il salotto, così, svestita. Sto al gioco e riassetto casa sculettando, in tacchi, reggicalze e guepiere.
Solo alla fine mi prendo una rivincita.
“Non eri tu. Ce l’aveva più grosso del tuo. Grazie per avermelo mandato di là, ma ora mi dici chi è. Altrimenti me li faccio tutti finchè non lo trovo.”
mercoledì 13 maggio 2015
A lezione di porno.
(in foto: Kaylynn & Lex Steele)
Martina stava lavorando alla sua tesi, ma il tema che aveva scelto era abbastanza complesso. Come già vi ha raccontato lei in un precedente post, il tema era il sesso interraziale nel mondo del cinema porno, ma non era abbastanza ferrata in materia e non sapeva da dove cominciare. Un giorno venne a chiedermi aiuto. A dire il vero mi aveva colto in un momento assai delicato; ero in soggiorno che mi stavo facendo una sega guardando un sex-tape che Peo e Sabrina avevano deciso di realizzare in una delle loro numerose monte. Ebbene sì. L'idea era partita da Peo, aveva detto a Sabrina che l'idea di riprendersi mentre scopava era sempre stata una sua fantasia, e così Sabrina le aveva risposto che con lei poteva fare tutto quello che voleva. E così Peo aveva piazzato una bella videocamera davanti al letto e aveva ripreso tutto. E ora io mi godevo il risultato di quella magistrale chiavata.
Martina arrivò alle mie spalle, io avevo il cazzo duro in mano e mi smanettavo come una furia.
- Ciao Stefano. Ti disturbo?
Ero sovrappensiero e saltai in piedi, spensi il fretta e furia il dvd e feci finta di niente. Ma avevo un erezione pazzesca e Martina non potette fare a meno di fare un sorriso di circostanza.
- Martina, ciao! Cosa ci fai qui? - cercai di nascondermi l'erezione con le mani, ma era del tutto inutile. Martina era un pò in imbarazzo. Cercava in tutti i modi di non guardare, ma era più forte di lei, i suoi occhi cascavano sempre sul mio cazzo duro.
- Mi chiedevo se potevi aiutarmi con la tesi. Sai, non sono molto esperta di film porno. E magari tu potresti consigliarmi qualcosa. D'altronde vedo che siete molto forniti.
In effetti in soggiorno avevamo un raccoglitori con una ricca collezione di film hard.
- Certo. Puoi spulciare i nostri dvd quanto ti pare. Accomodati pure.
Martina andò verso il raccoglitore e si mise a novanta gradi a leggere tutti i titoli. Il suo vestitino bianco si era alzato scoprendo il suo bel culetto, tra le cui natiche passava quel sottile lembo di stoffa del perizoma. Mi misi dietro di lei a guardare anche io, e il mio cazzo si piazzò proprio in mezzo alle sue natiche. Ero così arrapato che le cinsi la vita con le braccia e la sollevai di peso. Era molto magra e leggera, quindi portarla sul divano fu molto facile anche per uno come me che non sono proprio un colosso.
- Ma che fai? - domandò divertita e le allargai le cosce, e lei non oppose resistenza.
- Ti voglio sbattere come nessun uomo ha mai fatto prima.
- Dai Stefano, così non mi aiuti con la tesi - disse. - Fammi vedere un film.
- Ma io c'ho voglia di scoparti.
- Se mi fai vedere un film allora puoi prenderti questa - e si battè il palmo della mano sulla vagina. - Altrimenti niente.
- E va bene - dissi, e andai a prendere un film dalla nostra collezione. - Che bella rottura di coglioni che sei. Tu intanto togliti quel vestitino sennò te lo straccio di dosso per quanta voglia c'ho di scoparti.
Già, ma cosa scegliere? Optai per un classico, cioè Heavy Metal 5 con Lex Steele e Kaylynn. Misi il dvd in fretta e furia, intanto Martina si era tolta il vestitino e si era distesa sul divano, e mi aspettava con le gambe aperte. Mi ci misi sopra e cominciai a baciarle il collo e a strofinarle il mio cazzo duro contro le labbra della sua vagina depilata. Il film era cominciato, e lei lo guardò con notevole attenzione. Io intanto mi feci strada dentro di lei e cominciai a salirle e scenderle dentro. Ma non mi guardava, ne dava cenni di partecipazione. Si stava lasciando scopare più che altro per farmi stare buono mentre lei guardava il film. Non appena Lex Steele tirò fuori il suo enorme cazzo, Martina allargò la bocca e gli occhi.
- Dio mio, che trave! - esclamò.
- Ti piacerebbe essere scopata da un affare del genere, vero? - le domandai.
- Non so, avrei paura. E se me la rompesse?
- Te la rompo io, altro che! - la feci scendere dal divano e la misi a quattro zampe, e io mi ci piazzai dietro, la presi per i fianchi e la scopai con decisione. E lei mi fece un sacco di domande, volle sapere se l'attrice nel film, Kaylynn, stesse davvero godendo oppure faceva finta. E poi mi chiese se fosse sposata, e il marito fosse consapevole di quello che lei faceva. Domande a cui non sapevo rispondere, e stavo quasi per venire, e Lex Steele aveva appena cominciato a scaldarsi. Così tirai fuori il cazzo dal corpo di Martina e cominciai a fiottarle sul culo. Lei si alzò e andò a sedersi sul divano con le gambe aperte, sempre guardando il film con attenzione. Poi ad un certo punto, finalmente mi guardò. Sembrava volermi dire qualcosa che io non capivo, poi sbottò.
- Cosa fai lì impalato? Vieni qui in mezzo e datti da fare con la bocca - mi disse indicandomi la sua vagina.
- Cosa?
- Non fare finta di non aver capito. Sei venuto, no? Ora voglio venire anche io. Forza, datti una mossa.
Così mi misi con la bocca in mezzo alle gambe di Martina e la leccai per tutta la durata del film, cioè fino a quando Lex Steele iniziò a schizzare sul viso di Kaylynn. Solo a quel punto Martina eruppe in un urlo liberatorio e cominciò a tremare per via dell'intenso piacere che stava provando. Poi si acquietò e ci coccolammo un pò. Andai a fare una doccia e le lasciai guardare il resto del film.
Stefano.
Martina arrivò alle mie spalle, io avevo il cazzo duro in mano e mi smanettavo come una furia.
- Ciao Stefano. Ti disturbo?
Ero sovrappensiero e saltai in piedi, spensi il fretta e furia il dvd e feci finta di niente. Ma avevo un erezione pazzesca e Martina non potette fare a meno di fare un sorriso di circostanza.
- Martina, ciao! Cosa ci fai qui? - cercai di nascondermi l'erezione con le mani, ma era del tutto inutile. Martina era un pò in imbarazzo. Cercava in tutti i modi di non guardare, ma era più forte di lei, i suoi occhi cascavano sempre sul mio cazzo duro.
- Mi chiedevo se potevi aiutarmi con la tesi. Sai, non sono molto esperta di film porno. E magari tu potresti consigliarmi qualcosa. D'altronde vedo che siete molto forniti.
In effetti in soggiorno avevamo un raccoglitori con una ricca collezione di film hard.
- Certo. Puoi spulciare i nostri dvd quanto ti pare. Accomodati pure.
Martina andò verso il raccoglitore e si mise a novanta gradi a leggere tutti i titoli. Il suo vestitino bianco si era alzato scoprendo il suo bel culetto, tra le cui natiche passava quel sottile lembo di stoffa del perizoma. Mi misi dietro di lei a guardare anche io, e il mio cazzo si piazzò proprio in mezzo alle sue natiche. Ero così arrapato che le cinsi la vita con le braccia e la sollevai di peso. Era molto magra e leggera, quindi portarla sul divano fu molto facile anche per uno come me che non sono proprio un colosso.
- Ma che fai? - domandò divertita e le allargai le cosce, e lei non oppose resistenza.
- Ti voglio sbattere come nessun uomo ha mai fatto prima.
- Dai Stefano, così non mi aiuti con la tesi - disse. - Fammi vedere un film.
- Ma io c'ho voglia di scoparti.
- Se mi fai vedere un film allora puoi prenderti questa - e si battè il palmo della mano sulla vagina. - Altrimenti niente.
- E va bene - dissi, e andai a prendere un film dalla nostra collezione. - Che bella rottura di coglioni che sei. Tu intanto togliti quel vestitino sennò te lo straccio di dosso per quanta voglia c'ho di scoparti.
Già, ma cosa scegliere? Optai per un classico, cioè Heavy Metal 5 con Lex Steele e Kaylynn. Misi il dvd in fretta e furia, intanto Martina si era tolta il vestitino e si era distesa sul divano, e mi aspettava con le gambe aperte. Mi ci misi sopra e cominciai a baciarle il collo e a strofinarle il mio cazzo duro contro le labbra della sua vagina depilata. Il film era cominciato, e lei lo guardò con notevole attenzione. Io intanto mi feci strada dentro di lei e cominciai a salirle e scenderle dentro. Ma non mi guardava, ne dava cenni di partecipazione. Si stava lasciando scopare più che altro per farmi stare buono mentre lei guardava il film. Non appena Lex Steele tirò fuori il suo enorme cazzo, Martina allargò la bocca e gli occhi.
- Dio mio, che trave! - esclamò.
- Ti piacerebbe essere scopata da un affare del genere, vero? - le domandai.
- Non so, avrei paura. E se me la rompesse?
- Te la rompo io, altro che! - la feci scendere dal divano e la misi a quattro zampe, e io mi ci piazzai dietro, la presi per i fianchi e la scopai con decisione. E lei mi fece un sacco di domande, volle sapere se l'attrice nel film, Kaylynn, stesse davvero godendo oppure faceva finta. E poi mi chiese se fosse sposata, e il marito fosse consapevole di quello che lei faceva. Domande a cui non sapevo rispondere, e stavo quasi per venire, e Lex Steele aveva appena cominciato a scaldarsi. Così tirai fuori il cazzo dal corpo di Martina e cominciai a fiottarle sul culo. Lei si alzò e andò a sedersi sul divano con le gambe aperte, sempre guardando il film con attenzione. Poi ad un certo punto, finalmente mi guardò. Sembrava volermi dire qualcosa che io non capivo, poi sbottò.
- Cosa fai lì impalato? Vieni qui in mezzo e datti da fare con la bocca - mi disse indicandomi la sua vagina.
- Cosa?
- Non fare finta di non aver capito. Sei venuto, no? Ora voglio venire anche io. Forza, datti una mossa.
Così mi misi con la bocca in mezzo alle gambe di Martina e la leccai per tutta la durata del film, cioè fino a quando Lex Steele iniziò a schizzare sul viso di Kaylynn. Solo a quel punto Martina eruppe in un urlo liberatorio e cominciò a tremare per via dell'intenso piacere che stava provando. Poi si acquietò e ci coccolammo un pò. Andai a fare una doccia e le lasciai guardare il resto del film.
Stefano.
lunedì 11 maggio 2015
Ancora conquiste per Peo
Peo rimase da noi altri due giorni e due notti, la maggior parte del tempo a letto con me. Usciva praticamente solo per mangiare i piatti che Stefano gli preparava per mantenere in forma il suo stallone con una certa soddisfazione. Il punto era che più mi montava più io godevo e piu lui si sentiva autorizzato a considerarmi la sua donna. E così non poteva andare. Il terzo giorno mi preparai per andare a lavoro e vidi la sua faccia imbronciata, non ne aveva ancora avuta abbastanza, provò a convincermi con mille proposte porche ma ero decisa ad avere un pò di respiro da tutto quel cazzo. La sua insistenza mi imbarazza quanto mi infastidisce ma capisco che è un ragazzo fragile e alla fine riesce quasi a farmi sentire in colpa:
"Sono mortificata, Peo ma devo proprio andare, posso fare qualcosa per consolarti?"
"Non ti preoccupare, ma ok, se insisti tanto, non mi opporrò al tuo miglior pompino con ingoio prima di uscire".
Peo da solo nell'oasi si annoia, non è molto socievole finchè non nota la presenza di Alessia, avrà intorno ai 23 anni. E' venuta da noi su sufggerimento di Martina, sua collega di corso perchè a casa non riesce a concentrarsi per studiare. E' molto carina, ha quella sensualità innocente che solo a quella età è possibile, cioè sembra sensuale in modo naturale, spontaneo, inconsapevole, quasi ingenuo. Per come riesce ad attirare gli sguardi di Stefano, Angelo e della ancora scarsa clientela maschile dell'oasi probabilmente in lei c’è però ben poco di ingenuo.
A pranzo si guarda attorno, incrocia lo sguardo di Peo ed è lui, dopo qualche intenso istante, a distoglierlo.
Mentre io sono al negozio e tutto il personale dell'oasi è al lavoro Peo si aggira non sapendo che fare, deciso a sfruttare tutti i comfort dell’area benessere. Un bagno in piscina, una sosta in sauna e un massaggio da Tiffany.
Mentre è in sauna, con gli occhi chiusi, sente entrare qualcuno. E' Alessia, avvolta in uno striminzito asciugamano. Lo saluta, sbarazzina. si stende, a pancia in giù, lasciando coperta solo una sottile fascia sui glutei. Peo può ammirare il tatuaggio che sfoggia appena sopra le natiche.
In un attimo decide di metterla alla prova. Vuole capire quanto si finge ingenua o quanto bleffa. Si stende anche lui, a pancia in giù, ma evita di coprirsi. "Vediamo come reagisce all’essere vicino ad un uomo completamente nudo" pensa tra se.
Alessia non si scompone, ma lo guarda più volte, poi si tira su e si mette a sedere. L’asciugamano lo appallottola contro il suo sesso che Peo ha comunque intravisto, nel movimento. E' depilata, allarga le braccia contro la panca superiore mettendo in bella mostra le sue tette, di taglia discreta a dispetto del fisico magro. "Ma cosa hanno tutte le ragazzine oggi?" continua a pensare Peo.
La situazione si sta facendo calda in tutti i sensi. Peo esce dalla sauna ma nel farlo non si preoccupa di coprirsi e lascia in bella mostra il suo pene penzolante. Con la coda dell’occhio però controlla dove si posa lo sguardo di Alessia.
Verso sera la incrocia alla reception e finalmente si scambiano due parole. Peo si guarda attorno nervoso per vedere se qualcuno li vede chiacchierare. Si chiama Alessia, è al primo anno di università.
“Anche domani sarai qui?” gli chiede quando si salutano
“Eh, sì” dice Peo.
“Allora magari ci si becca”
E in quel momento arrivo io tornata appena dal negozio.
"Ho visto come la guardi, e come lei ricambia. Ho visto che ci hai parlato. Vuoi che domani rimango a farti compagnia invece che andare a lavoro?"
Peo rifiuta con troppa veemenza.
"Pensavi a lei stasera mentre te lo succhiavo?" gli chiedo prima di addormentarci ma non ottengo risposta.
Peo si sveglia tardi. A mangiare a pranzo ci sono quasi solo loro due. Stefano è quasi sempre da lei. Lei si fa servire, fa la sciocchina.
"Forse è solo una ragazzina e preferirà stare con lui" vuole rinunciare Peo.
Va a leggere un libro nella saletta comune, quando lei arriva e gli si piazza davanti. Peo alza lo sguardo.
“Devo studiare per un esame. Ma ci sono diverse cose che da sola non riesco a fare. Verresti a darmi una mano?”
"Altro che sensualità innocente" pensa Peo mentre la segue in una stanza. Entrati in camera Alessia si abbassa per slacciarglii i pantaloni.
“fammelo rivedere” dice. “minchia se è grosso” e con queste parole inizia il bocchino con le labbra morbide, gli occhioni azzurri. Il contrasto tra il membro di Peo, rude e osceno, e lei così graziosa e angelica nell’aspetto e così disinibita nei gesti gli fa venire un'erezione da guinness.
Ma Alessia si ferma prima di farloi venire.Ssi spoglia e si fa avanti.
“No, non scoparmi. Adesso leccamela tu.” comanda lei.
Gli preme la testa contro il suo monte di venere, totalmente glabro. Urla, mugola, lo incita, dice cose volgari. Ogni tanto lui la guarda. Vuole assicurarsi che sia veramente lei, ventitre anni di libidine.
Ci riprovo ma: “no, la figa è solo per i fidanzati”.
Peo si fa ancora degli scrupoli a proporle l’entrata posteriore, ancora pensa che non si possa neanche considerare quell’ipotesi.
“Aspetta”
Si alza e va a frugare nella borsa, ne estrae un dildo lungo e colorato.
“Ma te lo porti sempre in borsa?” scuote la testa, divertita.
“Ok”, dice Peo, “a quello è consentito l’accesso?”
“Sì, a Ciccio sì” e si stende sul letto a gambe aperte. Peo glielo strofina contro. Lei si apre, le entra come niente. Anche se non la sta penetrando non è male la visuale di cui gode, mentre lei viene, ripetutamente, con un dito prova a sondare le pieghe dell’ano, per vedere la sua reazione. Lo respinge, ma forse non definitamente: “no, lì no, dopo, forse”
Ormai lo ha preso in mano lei e se lo spinge dentro.
“Se venisse qualcuno ora cosa direbbe?” le sussurra nell’orecchio, ma Alessia apprezza il gusto del proibito.
“Metti le mani contro il muro, lasciami fare”
Peo continua a stupirsi dell’intraprendenza, della sicurezza con cui agisce. Lui pensava di spaventarla solo mostrandole il suo pene nella sauna!
S ritrova appoggiato al muro col petto e le gambe larghe. Lei da dietro gli stimola i coglioni e gli afferra il cazzo. Peo ha un sobbalzo quando capisce che gli sta leccando il buco del culo.
“Dove le hai imparate queste cose?” e mentre lo chiede viene.
Viene grazie alla sua stimolazione manuale, e grazie alla sensazione del dildo che gli ha infilato, sapientemente e a sopresa, su per il condotto anale.
“e se venisse qualcuno ora? chi si vergognerebbe di più?” stavolta è lei che lo sussurra nell’orecchio.
A letto con me la sera cerca di negarsi, non è da lui, Alessia deve averlo sfiancato.
“Ma come, sei stato qui tutto il giorno e a sera non hai voglia di scoparmi? Cosa hai fatto?”
“Nulla, nulla”
“Cosa hai fatto? Hai scopato con quella puttanella tutto il pomeriggio?” glielo chiedo afferrandolo per le palle, con la faccia cattiva. “Ora mi racconti tutto.”
Non lo mollo fino alla fine del racconto e intanto mi tocco. "Che troietta che hai trovato".
Il giorno dopo prima di andare a lavoro, mi avvicino a Alessia. Si spaventa, è pietrificata.
La bacio in bocca con la lingua. Un bacio appassionato. Dopo qualche secondo si scioglie e partecipa anche lei.
Quando mi stacco la saluto: “Sei stata bravissima, con Peo intendo.” le faccio l’occhiolino ed esco.
"Sono mortificata, Peo ma devo proprio andare, posso fare qualcosa per consolarti?"
"Non ti preoccupare, ma ok, se insisti tanto, non mi opporrò al tuo miglior pompino con ingoio prima di uscire".
Peo da solo nell'oasi si annoia, non è molto socievole finchè non nota la presenza di Alessia, avrà intorno ai 23 anni. E' venuta da noi su sufggerimento di Martina, sua collega di corso perchè a casa non riesce a concentrarsi per studiare. E' molto carina, ha quella sensualità innocente che solo a quella età è possibile, cioè sembra sensuale in modo naturale, spontaneo, inconsapevole, quasi ingenuo. Per come riesce ad attirare gli sguardi di Stefano, Angelo e della ancora scarsa clientela maschile dell'oasi probabilmente in lei c’è però ben poco di ingenuo.
A pranzo si guarda attorno, incrocia lo sguardo di Peo ed è lui, dopo qualche intenso istante, a distoglierlo.
Mentre io sono al negozio e tutto il personale dell'oasi è al lavoro Peo si aggira non sapendo che fare, deciso a sfruttare tutti i comfort dell’area benessere. Un bagno in piscina, una sosta in sauna e un massaggio da Tiffany.
Mentre è in sauna, con gli occhi chiusi, sente entrare qualcuno. E' Alessia, avvolta in uno striminzito asciugamano. Lo saluta, sbarazzina. si stende, a pancia in giù, lasciando coperta solo una sottile fascia sui glutei. Peo può ammirare il tatuaggio che sfoggia appena sopra le natiche.
In un attimo decide di metterla alla prova. Vuole capire quanto si finge ingenua o quanto bleffa. Si stende anche lui, a pancia in giù, ma evita di coprirsi. "Vediamo come reagisce all’essere vicino ad un uomo completamente nudo" pensa tra se.
Alessia non si scompone, ma lo guarda più volte, poi si tira su e si mette a sedere. L’asciugamano lo appallottola contro il suo sesso che Peo ha comunque intravisto, nel movimento. E' depilata, allarga le braccia contro la panca superiore mettendo in bella mostra le sue tette, di taglia discreta a dispetto del fisico magro. "Ma cosa hanno tutte le ragazzine oggi?" continua a pensare Peo.
La situazione si sta facendo calda in tutti i sensi. Peo esce dalla sauna ma nel farlo non si preoccupa di coprirsi e lascia in bella mostra il suo pene penzolante. Con la coda dell’occhio però controlla dove si posa lo sguardo di Alessia.
Verso sera la incrocia alla reception e finalmente si scambiano due parole. Peo si guarda attorno nervoso per vedere se qualcuno li vede chiacchierare. Si chiama Alessia, è al primo anno di università.
“Anche domani sarai qui?” gli chiede quando si salutano
“Eh, sì” dice Peo.
“Allora magari ci si becca”
E in quel momento arrivo io tornata appena dal negozio.
"Ho visto come la guardi, e come lei ricambia. Ho visto che ci hai parlato. Vuoi che domani rimango a farti compagnia invece che andare a lavoro?"
Peo rifiuta con troppa veemenza.
"Pensavi a lei stasera mentre te lo succhiavo?" gli chiedo prima di addormentarci ma non ottengo risposta.
Peo si sveglia tardi. A mangiare a pranzo ci sono quasi solo loro due. Stefano è quasi sempre da lei. Lei si fa servire, fa la sciocchina.
"Forse è solo una ragazzina e preferirà stare con lui" vuole rinunciare Peo.
Va a leggere un libro nella saletta comune, quando lei arriva e gli si piazza davanti. Peo alza lo sguardo.
“Devo studiare per un esame. Ma ci sono diverse cose che da sola non riesco a fare. Verresti a darmi una mano?”
"Altro che sensualità innocente" pensa Peo mentre la segue in una stanza. Entrati in camera Alessia si abbassa per slacciarglii i pantaloni.
“fammelo rivedere” dice. “minchia se è grosso” e con queste parole inizia il bocchino con le labbra morbide, gli occhioni azzurri. Il contrasto tra il membro di Peo, rude e osceno, e lei così graziosa e angelica nell’aspetto e così disinibita nei gesti gli fa venire un'erezione da guinness.
Ma Alessia si ferma prima di farloi venire.Ssi spoglia e si fa avanti.
“No, non scoparmi. Adesso leccamela tu.” comanda lei.
Gli preme la testa contro il suo monte di venere, totalmente glabro. Urla, mugola, lo incita, dice cose volgari. Ogni tanto lui la guarda. Vuole assicurarsi che sia veramente lei, ventitre anni di libidine.
Ci riprovo ma: “no, la figa è solo per i fidanzati”.
Peo si fa ancora degli scrupoli a proporle l’entrata posteriore, ancora pensa che non si possa neanche considerare quell’ipotesi.
“Aspetta”
Si alza e va a frugare nella borsa, ne estrae un dildo lungo e colorato.
“Ma te lo porti sempre in borsa?” scuote la testa, divertita.
“Ok”, dice Peo, “a quello è consentito l’accesso?”
“Sì, a Ciccio sì” e si stende sul letto a gambe aperte. Peo glielo strofina contro. Lei si apre, le entra come niente. Anche se non la sta penetrando non è male la visuale di cui gode, mentre lei viene, ripetutamente, con un dito prova a sondare le pieghe dell’ano, per vedere la sua reazione. Lo respinge, ma forse non definitamente: “no, lì no, dopo, forse”
Ormai lo ha preso in mano lei e se lo spinge dentro.
“Se venisse qualcuno ora cosa direbbe?” le sussurra nell’orecchio, ma Alessia apprezza il gusto del proibito.
“Metti le mani contro il muro, lasciami fare”
Peo continua a stupirsi dell’intraprendenza, della sicurezza con cui agisce. Lui pensava di spaventarla solo mostrandole il suo pene nella sauna!
S ritrova appoggiato al muro col petto e le gambe larghe. Lei da dietro gli stimola i coglioni e gli afferra il cazzo. Peo ha un sobbalzo quando capisce che gli sta leccando il buco del culo.
“Dove le hai imparate queste cose?” e mentre lo chiede viene.
Viene grazie alla sua stimolazione manuale, e grazie alla sensazione del dildo che gli ha infilato, sapientemente e a sopresa, su per il condotto anale.
“e se venisse qualcuno ora? chi si vergognerebbe di più?” stavolta è lei che lo sussurra nell’orecchio.
A letto con me la sera cerca di negarsi, non è da lui, Alessia deve averlo sfiancato.
“Ma come, sei stato qui tutto il giorno e a sera non hai voglia di scoparmi? Cosa hai fatto?”
“Nulla, nulla”
“Cosa hai fatto? Hai scopato con quella puttanella tutto il pomeriggio?” glielo chiedo afferrandolo per le palle, con la faccia cattiva. “Ora mi racconti tutto.”
Non lo mollo fino alla fine del racconto e intanto mi tocco. "Che troietta che hai trovato".
Il giorno dopo prima di andare a lavoro, mi avvicino a Alessia. Si spaventa, è pietrificata.
La bacio in bocca con la lingua. Un bacio appassionato. Dopo qualche secondo si scioglie e partecipa anche lei.
Quando mi stacco la saluto: “Sei stata bravissima, con Peo intendo.” le faccio l’occhiolino ed esco.
domenica 10 maggio 2015
venerdì 8 maggio 2015
Nuove passioni per Peo
Ancora una volta Peo tornò a sfogarsi con me, stavolta venne a trovarmi al negozio dove purtroppo non potevo stare nuda e la cosa lo confortò anche se iniziava ad ammettere che gli dispiaceva. Non riusciva proprio a capire dove avesse sbagliato questa volta: si era dimostrato caldo e passionale come gli avevo suggerito eppure più veniva rifiutato da Martina più il suo amore per lei cresceva.
Il negozio a quell'ora era semivuoto, era una fortuna per Peo che ancora si sentiva in imbarazzo davanti ad altri e non sapeva cosa altro gli sarebbe potuto succedere in mia compagnia.
Dal mio vestitino a fiori, corto e aderente, si intravedeva il pizzo del reggiseno. Non conoscevo l'esatta età di Peo ma ero certa di avere dieci o quindici anni più di lui e questo me lo rendeva così attraente. I suoi modi nei miei confronti forse anche a causa della differenza di età erano sempre gentili ma mi trattava più con il riguardo che si usa verso una zia nonostante mi abbia già fotografato mentre mi facevo sborrare nel culo, cosa non proprio comune tra zia e nipote (ma forse nemmeno troppo rara pensandoci). Ero seduta alla scrivania e lui per prendere una sedia mi passò davanti, nel farlo mi piazzò involontariamente il suo pacco a pochi centimetri dal viso. Glielo feci notare e lo ringraziai sorridente.
Mentre mi raccontava l'ennesima disavventura ogni tanto i nostri sguardi si incrociavano per un attimo ma lui distoglieva subito lo sguardo, la cosa mi divertiva e cercavo di muovermi in maniera sensuale studiata in modo perfetto per ammaliarlo, sedurlo e stuzzicarlo. Alzavo lo sguardo, senza muovere la testa, mi umettavo le labbra, mi sventolavo per il caldo, non accesi l'aria condizionata chiaramente di proposito.
Il vestitino leggero mi lasciava scoperte le gambe fino a metà coscia, ogni tanto cercavo anche di fargli scorgere qualcosa, là in mezzo. Eravamo seduti di fronte, ai piedi indossavo un paio di sandali con la zeppa e solo delle sottili striscioline di cuoio per coprire il collo del piede.
“Ti do fastidio?” lo interruppi mentre raccontava.
Peo non capì subito a cosa mi riferivo, mi ero tolta i sandali, avevo allungato le gambe e poggiato i piedi sulla sua sedia, al suo fianco.
Peo mi guardò i piedi, ammirato, lo vidi deglutire. Era rapito, ipnotizzato, continuava ad abbassare gli occhi per guardarli.
Iniziai a spiegargli che forse non era il caso di mostrarsi così insistente con Martina, che magari sentendosi meno cercata avrebbe potuto farlo lei e che se pure non succedeva il mondo era pieno di altre donne che avrebbero gradito le sue attenzioni. Non credo che Peo stesse capendo molto di quello che gli dicevo, era troppo impegnato a far finta di non essere eccitato. Quando non lo guardavo lui ne approfittava per guardarmi i piedi e le gambe. Ad un certo punto mi stufai di giocare e gli feci capire di aver capito che era eccitato, gli sorrisi.
“Ti piacciono i miei piedi? Ho notato che li guardi molto.”
Sul suo volto vidi un'espressione terrorizzata era diventato tutto rosso.
“Mi ci vorrebbe un bel massaggio. oggi ho lavorato molto. Ti andrebbe di farmelo?”
Alzai le gambe, protendendo verso di lui i piedi. Ne prese in mano uno, l’altro lo appoggiai sulla sedia tra le sue gambe.
Ora poteva scorgere anche sotto la gonna, ma era completamente assorbito dall’adorazione delle mie gambe. Lo guardavo sorridente, capii di averlo completamente sottomesso.
Mentre mi massaggiava un piede premetti l’altro contro il suo cazzo che, sotto i jeans, era ormai in erezione, lo facevo con indifferenza.
Improvvisamente venne, anche se niente aveva toccato direttamente il suo sesso, solo la pressione del mio piede attraverso i pantaloni, me ne accorsi e risi.
Andò nel bagno del negozio e cercò di pulirsi meglio che poteva, ma era rimasto umido e sporco.
Gli spiegai la situazione tra me e Stefano e lo invitai a restare a dormire da noi quella sera. Stefano erano tre notti che dormiva con Tiffany e io avevo bisogno di ragazzi giovani.
Quella notte gli feci tenere un ritmo che solo la sua età gli consentiva, per convincerlo e superare i suoi sensi colpa lo feci venire diverse volte per mezzo soltanto dei piedi.
giovedì 7 maggio 2015
L'anima immortale.
(in foto: Rachel James, CastingCouch-X.com)
Il giorno dopo avrei dovuto incontrare il professor Oscar. Mi aspettava nel suo studio alle dieci. Feci colazione da sola, dal momento che i miei non c’erano. Erano già andati a lavoro, e quindi mi dovetti preparare la colazione da sola. Riempii una tazza di latte affondandoci sette frollini dentro, i quali nel giro di qualche manciata di secondi si spappolarono e diventarono una poltiglia che raccolsi col cucchiaio.
E lungo la strada li sentivo salirmi su in continuazione, come se non li avessi digeriti. E quel saporaccio non andava via in nessun modo, neppure dopo che mi ero lavata i denti. Nel tram ebbi l’impressione di essere spiata e allora mi guardai intorno, ed era come se ce l’avessero tutti con me. Come se sapessero che cosa avrei fatto alle dieci. Era inequivocabile. Ce l’avevo scritto in fronte. Era scritto pure sui giornali che quella mattina, la sottoscritta Martina, avrebbe eseguito un magistrale pompino al suo professore di semiotica dell’erotismo. Lo sapevano tutti. Perché Martina era una puttana. Nient’altro che una puttana. Lo sapevano pure i muri.
Quei pensieri mi perseguitarono, e fui costretta a scendere dal mezzo pubblico per prendere un po’ d’aria fresca e scacciare quei demoni dalla mia testa. E così raggiunsi la facoltà a piedi e all’ingresso ci trovai Peo con una faccia da appestato, come se fosse rimasto sveglio per tutta la notte, e quando mi vide scattò sull’attenti e mi disse di essere molto arrabbiato per l'atteggiamento che Angelo aveva nei miei confronti, e che meritavo di meglio, ma io lo ignorai e andai per la mia strada. Peo mi venne dietro, pregandomi di ascoltarlo, ma per me era come se non ci fosse. Alla fine mi prese un braccio con una certa rabbia, come se io fossi sua di diritto, e allora mi girai verso di lui e gliene dissi quattro.
- Ascoltami Peo, io e Angelo stiamo insieme. E a me va bene così. Mettitelo bene in testa. Ora se non ti dispiace, avrei un appuntamento.
- Con chi?
- Questi non sono affari che ti riguardano.
- Tu non vai proprio da nessuna parte – urlò e mi colpì una guancia con uno schiaffo.
Mi accarezzai la parte lesa e mi si arrossarono gli occhi, poi iniziai a piangere e a singhiozzare, e lui mi guardava come un rincoglionito, come se non capisse quello che aveva appena fatto.
- Sei uno stronzo – dissi con un filo di voce. – Hai capito cosa sei? Sei uno stronzo.
E così mi misi a correre in parte perché avevo paura che me ne desse altri di schiaffi, e in parte perché non volevo che mi vedesse piangere. Ma continuai a singhiozzare per tutto il tragitto che dovevo ancora percorrere per arrivare da Oscar. Entrai nel suo studio senza neppure bussare; spalancai la porta, e lui vide il mio viso rigato dall’eyeliner che intanto si era sciolto per via del pianto. Se ne stava dietro la sua scrivania a leggere un libro sull’arte del fare l’amore, e quando mi vide in quello stato si alzò dalla sedia e mi venne incontro.
- Signorina, cosa le è successo? – poi chiuse la porta dell’ufficio a chiave e mi accarezzò il viso con una mano.
- Niente, non si preoccupi. Ho appena ricevuto uno schiaffo – risposi e nel frattempo gli tirai giù la lampo dei pantaloni e infilai dentro la mano destra, alla ricerca del suo cazzo che trovai ancora piuttosto moscio.
- Chi mai farebbe una cosa simile ad una creatura meravigliosa come lei? – mentre glielo tiravo fuori lui mi prese il viso con entrambe le mani e mi baciò, e per la prima volta le nostre lingue si incontrarono, e la sua vorace bocca mi divorò, e diventai sua in pochi attimi. Intanto, mentre mi baciava, il cazzo gli era diventato di marmo e io lo tenevo stretto in una mano, dandogli qualche colpetto di tanto in tanto.
- Mi ami, almeno lei professore – sussurrai con un tono di voce piuttosto malinconico. – Faccia di me ciò che vuole, ma la prego in ginocchio, mi ami per ciò che sono.
- Ma certo porcellina mia – rispose lui. – Come si può non amare il suo corpo e le sue sorprendenti capacità? Quello che ha lei è un vero tesoro – a quel punto mi aprì la camicetta strappandomi via tutti i bottoni e le mie tette nude uscirono fuori, libere e felici. Tirò su la minigonna scoprendomi le natiche e quindi il perizoma viola che avevo messo su quella mattina. Poi mi fece piegare col busto sulla sua scrivania, con i seni schiacciati contro i suoi libri e il culo ad altezza cazzo.
Mi tirò giù le mutandine e sentii la punta del suo membro premere contro le labbra della vagina, prima accarezzandole gentilmente, e poi facendosi strada dentro, lentamente. Dopo un paio di secondi era dentro in tutta la sua interezza. Mi prese per i fianchi e iniziò a scoparmi e io chiusi gli occhi e in me ritornò la gioia. Oscar mi amava, lo sentivo. O forse amava il mio corpo, ma questo mi bastava. Almeno mi accettava per quello che ero, una zoccola. Con lui non dovevo nascondermi, non dovevo fingere, lui sapeva quello che ero.
- Questo è il paradiso – sussurrò mentre mi penetrava. – E io lo voglio conquistare.
- Lei lo ha già conquistato, professore.
- No, questo non è abbastanza – continuò, e a quel punto spalancai gli occhi dallo stupore. D’altronde gli avevo dato tutto: gli avevo dato il culo, la bocca e la vagina. Cos’altro poteva volere?
- Non capisco, professore – dissi, e nel mentre il suo duro membro entrava e usciva dal mio corpo, e la mente mi si annebbiava lentamente, perché ero sull’orlo di un orgasmo. Me lo sentivo, stava arrivando e io lo avrei accolto, come un dono mandato dal cielo.
- Io voglio immortalarti – disse. – Voglio trasformarti in un’icona della storia. Voglio che nei futuri libri di storia dell’arte si parli di te. Perché creature come te ne nascono una ogni cento anni.
Sarà stata la sua voce, il suo timbro caldo, lo scorrere delle sue parole, ma arrivò l’orgasmo e il mio corpo ebbe un sussulto, e mi afflosciai sulla scrivania, semi addormentata, mentre lui seguitò nel penetrarmi per almeno altri dieci minuti, parlando del mio futuro, dell’immortalità della mia anima, della sublimazione del mio corpo. Ma riuscivo a sentirlo appena, perché ero come svenuta. Oscar stava scopando un corpo esanime e io ero sua. Poi fece uscire il suo cazzo e iniziò a fiottare, e gli schizzi si adagiarono garbatamente sulle mie natiche, senza svegliarmi. E me ne restai in quella posizione per un’altra manciata di minuti; poi facendo forza su entrambe le braccia mi sollevai dalla scrivania. Avevo la mente ovattata, le tette al vento, il sedere sporco. Ero rinata. Oscar ritornò a sedere dietro la scrivania e mi fece segno di sedermi davanti a lui. Mi parlò di lui, cosa che non aveva ancora fatto. In effetti sapevo così poco sul suo conto, che quando mi disse che il suo nome era conosciuto in tutto il mondo, tranne che in Italia, mi stupì molto.
- In Italia la materia dei miei studi è fonte di forte imbarazzo. La nostra forma mentis è troppo ristretta per accogliere il fatto che l’erotismo è un qualcosa che è al di sopra delle nostre capacità. Una specie di energia universale che ci accomuna tutti, ma che però aborriamo a causa del perbenismo collettivo. L’Italia non è pronta per accogliere questa filosofia. In questo paese l’erotismo è una beffa, una materia paurosa che bisogna denigrare e trasformare in barzelletta. Ma non per lei, signorina Martina. Lei è diversa. Ed è proprio per questo motivo che ho deciso di prenderla sotto la mia custodia. D’ora in poi, lei non dovrà più preoccuparsi di nulla. Finchè ci sarò io, lei sarà sotto la mia protezione. Lei è un elemento raro in questa società di fantocci. A questo proposito, presto dovrò realizzare una mostra fotografica a Berlino, e lei sarà la punta di diamante della rassegna. Adesso si rivesta. Avrà senz’altro da fare stamattina, e io non voglio rubarle altro tempo.
Pur volendo, non potevo uscire da quello studio, perché i bottoni della camicetta erano tutti strappati. Oscar se ne rese conto e sorrise, così rovistò in un cassetto, e per fortuna ne aveva una delle sue. Un po’ mascolina, certo, ma meglio che andare per strada nuda. E così me ne andai, ma mi stupì il fatto che non avevamo per niente parlato della mia tesi. Era forse il suo modo per dirmi che potevo muovermi come meglio credevo?
Martina.
E lungo la strada li sentivo salirmi su in continuazione, come se non li avessi digeriti. E quel saporaccio non andava via in nessun modo, neppure dopo che mi ero lavata i denti. Nel tram ebbi l’impressione di essere spiata e allora mi guardai intorno, ed era come se ce l’avessero tutti con me. Come se sapessero che cosa avrei fatto alle dieci. Era inequivocabile. Ce l’avevo scritto in fronte. Era scritto pure sui giornali che quella mattina, la sottoscritta Martina, avrebbe eseguito un magistrale pompino al suo professore di semiotica dell’erotismo. Lo sapevano tutti. Perché Martina era una puttana. Nient’altro che una puttana. Lo sapevano pure i muri.
Quei pensieri mi perseguitarono, e fui costretta a scendere dal mezzo pubblico per prendere un po’ d’aria fresca e scacciare quei demoni dalla mia testa. E così raggiunsi la facoltà a piedi e all’ingresso ci trovai Peo con una faccia da appestato, come se fosse rimasto sveglio per tutta la notte, e quando mi vide scattò sull’attenti e mi disse di essere molto arrabbiato per l'atteggiamento che Angelo aveva nei miei confronti, e che meritavo di meglio, ma io lo ignorai e andai per la mia strada. Peo mi venne dietro, pregandomi di ascoltarlo, ma per me era come se non ci fosse. Alla fine mi prese un braccio con una certa rabbia, come se io fossi sua di diritto, e allora mi girai verso di lui e gliene dissi quattro.
- Ascoltami Peo, io e Angelo stiamo insieme. E a me va bene così. Mettitelo bene in testa. Ora se non ti dispiace, avrei un appuntamento.
- Con chi?
- Questi non sono affari che ti riguardano.
- Tu non vai proprio da nessuna parte – urlò e mi colpì una guancia con uno schiaffo.
Mi accarezzai la parte lesa e mi si arrossarono gli occhi, poi iniziai a piangere e a singhiozzare, e lui mi guardava come un rincoglionito, come se non capisse quello che aveva appena fatto.
- Sei uno stronzo – dissi con un filo di voce. – Hai capito cosa sei? Sei uno stronzo.
E così mi misi a correre in parte perché avevo paura che me ne desse altri di schiaffi, e in parte perché non volevo che mi vedesse piangere. Ma continuai a singhiozzare per tutto il tragitto che dovevo ancora percorrere per arrivare da Oscar. Entrai nel suo studio senza neppure bussare; spalancai la porta, e lui vide il mio viso rigato dall’eyeliner che intanto si era sciolto per via del pianto. Se ne stava dietro la sua scrivania a leggere un libro sull’arte del fare l’amore, e quando mi vide in quello stato si alzò dalla sedia e mi venne incontro.
- Signorina, cosa le è successo? – poi chiuse la porta dell’ufficio a chiave e mi accarezzò il viso con una mano.
- Niente, non si preoccupi. Ho appena ricevuto uno schiaffo – risposi e nel frattempo gli tirai giù la lampo dei pantaloni e infilai dentro la mano destra, alla ricerca del suo cazzo che trovai ancora piuttosto moscio.
- Chi mai farebbe una cosa simile ad una creatura meravigliosa come lei? – mentre glielo tiravo fuori lui mi prese il viso con entrambe le mani e mi baciò, e per la prima volta le nostre lingue si incontrarono, e la sua vorace bocca mi divorò, e diventai sua in pochi attimi. Intanto, mentre mi baciava, il cazzo gli era diventato di marmo e io lo tenevo stretto in una mano, dandogli qualche colpetto di tanto in tanto.
- Mi ami, almeno lei professore – sussurrai con un tono di voce piuttosto malinconico. – Faccia di me ciò che vuole, ma la prego in ginocchio, mi ami per ciò che sono.
- Ma certo porcellina mia – rispose lui. – Come si può non amare il suo corpo e le sue sorprendenti capacità? Quello che ha lei è un vero tesoro – a quel punto mi aprì la camicetta strappandomi via tutti i bottoni e le mie tette nude uscirono fuori, libere e felici. Tirò su la minigonna scoprendomi le natiche e quindi il perizoma viola che avevo messo su quella mattina. Poi mi fece piegare col busto sulla sua scrivania, con i seni schiacciati contro i suoi libri e il culo ad altezza cazzo.
Mi tirò giù le mutandine e sentii la punta del suo membro premere contro le labbra della vagina, prima accarezzandole gentilmente, e poi facendosi strada dentro, lentamente. Dopo un paio di secondi era dentro in tutta la sua interezza. Mi prese per i fianchi e iniziò a scoparmi e io chiusi gli occhi e in me ritornò la gioia. Oscar mi amava, lo sentivo. O forse amava il mio corpo, ma questo mi bastava. Almeno mi accettava per quello che ero, una zoccola. Con lui non dovevo nascondermi, non dovevo fingere, lui sapeva quello che ero.
- Questo è il paradiso – sussurrò mentre mi penetrava. – E io lo voglio conquistare.
- Lei lo ha già conquistato, professore.
- No, questo non è abbastanza – continuò, e a quel punto spalancai gli occhi dallo stupore. D’altronde gli avevo dato tutto: gli avevo dato il culo, la bocca e la vagina. Cos’altro poteva volere?
- Non capisco, professore – dissi, e nel mentre il suo duro membro entrava e usciva dal mio corpo, e la mente mi si annebbiava lentamente, perché ero sull’orlo di un orgasmo. Me lo sentivo, stava arrivando e io lo avrei accolto, come un dono mandato dal cielo.
- Io voglio immortalarti – disse. – Voglio trasformarti in un’icona della storia. Voglio che nei futuri libri di storia dell’arte si parli di te. Perché creature come te ne nascono una ogni cento anni.
Sarà stata la sua voce, il suo timbro caldo, lo scorrere delle sue parole, ma arrivò l’orgasmo e il mio corpo ebbe un sussulto, e mi afflosciai sulla scrivania, semi addormentata, mentre lui seguitò nel penetrarmi per almeno altri dieci minuti, parlando del mio futuro, dell’immortalità della mia anima, della sublimazione del mio corpo. Ma riuscivo a sentirlo appena, perché ero come svenuta. Oscar stava scopando un corpo esanime e io ero sua. Poi fece uscire il suo cazzo e iniziò a fiottare, e gli schizzi si adagiarono garbatamente sulle mie natiche, senza svegliarmi. E me ne restai in quella posizione per un’altra manciata di minuti; poi facendo forza su entrambe le braccia mi sollevai dalla scrivania. Avevo la mente ovattata, le tette al vento, il sedere sporco. Ero rinata. Oscar ritornò a sedere dietro la scrivania e mi fece segno di sedermi davanti a lui. Mi parlò di lui, cosa che non aveva ancora fatto. In effetti sapevo così poco sul suo conto, che quando mi disse che il suo nome era conosciuto in tutto il mondo, tranne che in Italia, mi stupì molto.
- In Italia la materia dei miei studi è fonte di forte imbarazzo. La nostra forma mentis è troppo ristretta per accogliere il fatto che l’erotismo è un qualcosa che è al di sopra delle nostre capacità. Una specie di energia universale che ci accomuna tutti, ma che però aborriamo a causa del perbenismo collettivo. L’Italia non è pronta per accogliere questa filosofia. In questo paese l’erotismo è una beffa, una materia paurosa che bisogna denigrare e trasformare in barzelletta. Ma non per lei, signorina Martina. Lei è diversa. Ed è proprio per questo motivo che ho deciso di prenderla sotto la mia custodia. D’ora in poi, lei non dovrà più preoccuparsi di nulla. Finchè ci sarò io, lei sarà sotto la mia protezione. Lei è un elemento raro in questa società di fantocci. A questo proposito, presto dovrò realizzare una mostra fotografica a Berlino, e lei sarà la punta di diamante della rassegna. Adesso si rivesta. Avrà senz’altro da fare stamattina, e io non voglio rubarle altro tempo.
Pur volendo, non potevo uscire da quello studio, perché i bottoni della camicetta erano tutti strappati. Oscar se ne rese conto e sorrise, così rovistò in un cassetto, e per fortuna ne aveva una delle sue. Un po’ mascolina, certo, ma meglio che andare per strada nuda. E così me ne andai, ma mi stupì il fatto che non avevamo per niente parlato della mia tesi. Era forse il suo modo per dirmi che potevo muovermi come meglio credevo?
Martina.
martedì 5 maggio 2015
Fotografie
Il pomeriggio che conobbi Peo, avevo appena finito di scopare con Stefano e ancora tutta sudata mi ero stesa nuda a prendere il sole. Lui arrivò all'Oasi perchè aveva fatto delle ricerche su Martina per poterla rivedere e gli avevano detto con qualche risatina che a volte lavorava da noi, senza aggiungere altro. Inutile raccontarvi l'espressione di Peo quando si trovò di fronte a me nuda e visibilmente appagata. Non riuscì a spiccicare una sola parola e io lo scambiai per il figlio di qualche vicino o di qualcuno dei pochi ospiti dell'Oasi e lo accolsi con un sorriso. Per rompere il ghiaccio gli passo il mio cellulare chiedogli di scattarmi una foto, avrebbe potuto anche tenerla per ricordo se voleva. Dovetti insistere e alla fine scattò.
“Oh, mi scusi. Non volevo disturbarla. Lei è...è... così bella! Se vuole la cancello subito.”
“Ma figurati, è un piacere venire fotografati. E comunque io sono Sabrina, Sabrina bocca e culo per l'esattezza e tu puoi darmi del tu. Sai, se non hai impegni mi piacerebbe farti da modella. Dai, fammela vedere.”
Peo è confuso, imbarazzato ma decide di accettare se questo poteva servigli ad arrivare a Martina e poi non voleva commettere lo stesso errore di sembrare un povero sprovveduto.
Inizialmente c’è un certo pudore, poi non ci facciamo più caso. Le prime foto me le fa in stanza, dopo sfruttiamo la piscina. Sentendosi a suo agio diventa sempre più audace, cerca di cogliere il momento giusto in cui il mio sedere è in primo piano. In una si vede sullo sfondo, degli ospiti dell'Oasi che mi guardano. E così ne approfitto per spiegargli la filosofia del nostro posto. Lui mi racconta di Martina, del suo amore per lei e allo stesso tempo delle difficoltà che ha nel vivere come noi la sessualità. Colgo la sincerità delle sue parole, tra il racconto e le foto ci sentiamo entrambi eccitati. Mi dice di sentirsi strano ad ammirare così tanto il mio corpo. Gli dico che se vuole può anche provarlo, non solo ammirarlo. Lui non se la sente, ma mi promette che se mai vorrà sperimentare il sesso libero lo farà con me.
In quel momento ci raggiunge Angelo, incuriosito da tutti quegli scatti. E' ovviamente nudo e per nulla imbarazzato a presentarsi così ad un estraneo. Quel nome ovviamente lo colpisce, non può esserne sicuro ma troppe coincidenze...
Quando propongo di farci qualche scatto insieme Peo protesta, è molto imbarazzato, dice di non aver mai amato le foto porno, non sa se ne sarà capace.
Non gli lascio scelta:“Evita solo di inquadrargli il viso, Martina preferisce così” lo informo e lui diventa rosso di rabbia, gelosia ed eccitazione. Ma come può il suo fidanzato farle una cosa simile?
All’inizio segue le nostre indicazioni ma ogni tanto a Angelo cala l’erezione per le interruzioni e per l’imbarazzo di Peo. Lo tocco spesso tra le chiappe per risvegliarlo.
Dopo un po’ ci lasciamo andare ed è come se fossimo soli, le foto migliori sono venute in quel momento. Non ci siamo neanche accorti che ce ne stava facendo così tante.
Angelo non è riconoscibile, le abbiamo guardate insieme per verificarlo. Io sì, ci sono alcuni primi piani intensi.
Mi sembrano ottime per uno speciale su Mondo Sborra, ringrazio Peo e decido di premiarlo accompagnandolo nella stanza di Martina per chiederle scusa.
Lo avevo eccitato per bene ed ero certa che avrebbe trovato argomenti migliori della scenata di quella sera. E infatti...quando esce dalla stanza ci salutiamo.
In camera Martina dormiva nuda, a pancia in giù con un cuscino che le teneva rialzato il culo. Schizzi di sborra sulle natiche, per terra un preservativo. Peo aveva sicuramente imparato molto da quel pomeriggio insieme.
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