giovedì 3 marzo 2016

A presto...


Ritorneremo presto con nuovissime ed emozionanti storie da raccontare. Ciao a tutti, un saluto da Sabrina, Moana, Stefano e Rocco.


venerdì 11 dicembre 2015

L'incarnazione del sesso.

(in foto: India Summer, This Is My First... A Gangbang Movie, NewSensation.com)


   Da quando Laura mi aveva lasciato le mie giornate si dividevano tra lavoro e casa. Almeno fino a quando un giorno, trovandomi a bazzicare al centro, incontrai una persona che non vedevo da molto tempo, ovvero la mia professoressa di inglese delle scuole superiori. Ah, quante ne potrei dire su di lei! Quante seghe che mi ero fatto. Quando la vedevo percorrere i corriodi della scuola, con quel corpo ben scolpito da quarantenne, con la gonna e le calze autoreggenti, non potevo fare altro che ritornare a casa e farmi una sega. E sono sicuro che se interpellate i miei compagni di scuola, l'ottanta per cento di loro avevano avuto di certo una fantasia erotica su di lei. Quando camminava nei corridoi il suono dei suoi tacchi a spillo era per tutti noi una musica celestiale. Chi più chi meno, tutti avevano ardentemente sognato di passare una notte a letto con lei.
   La incontrai per puro caso. Fu lei a riconoscermi, perchè io ero sovrappensiero. Ad un certo punto mi sentii chiamare. Mi voltai e quando mi accorsi che era lei iniziò a battermi il cuore, come a chi rivede una vecchia fiamma. Sì, Arianna (così si chiamava) era una vecchia fiamma. Quanta sborra avevo versato pensando a lei, e lei non poteva neppure sospettarlo. Arianna era una di quelle professoresse un pò autoritarie, con cui non si poteva scherzare più di tanto. In classe esigeva ordine e rispetto, e non si era mai fatta mettere i piedi in testa da nessuno. A scuola è facile per un insegnante essere preda della scostumatezza dei ragazzi, ma non per lei. Ad Arianna bastava alzare la voce, o guardarti di traverso per farti ritornare a posto. E forse era anche questo suo carattere da dominatrice a darle quella carica erotica che la distingueva dalle altre insegnanti. Lei per tutti noi maschietti era l'incarnazione del sesso. Ricordo che una volta mi ero fatto una sega pensando a lei che mi costringeva a leccarle i piedi. Sborrai copiosamente. Questo per farvi capire il tipo di attrazione che subivamo noi poveri maschietti della scuola con gli ormoni a mille.  
   Ritrovarmela davanti fu un vero shock, e mi ritrovai imbambolato in modo ridicolo. Lei mi sorrideva e io ero stonato quasi come se mi avessero appena dato una serie di botte in testa.
- Rocco! Come stai? Che piacere rivederti.
- Professoressa... - non riuscivo neppure a parlare, - ...lei è... lei è... bellissima - dissi quella cosa ma in verità l'avevo soltanto pensata, era uscita fuori dalla mia bocca da se, e il viso mi si infiammò di vergogna, e diventai rosso come il fuoco. Ma cosa mi era saltato in mente? In ogni modo Arianna la prese bene, e mi sorrise amorevolmente e con una mano mi accarezzò il viso.
- Ohh, Rocco! Sei sempre molto dolce. 
   Era la verità, Arianna era l'idolo del sesso per tutti i maschietti della scuola. Arianna era sposata con un uomo davvero anonimo. Uno si aspetterebbe che una donna come lei fosse sposata con un super stallone da monta, e invece ricordo che quando lo vidi per la prima volta (ogni tanto passava da scuola a prenderla con la macchina) rimasi colpito dal suo aspetto. Come potevo un uomo così insignificante possedere una donna così bella? Me l'ero sempre chiesto. Soldi? Da quello che avevo sentito dire non era un riccone. Faceva un lavoro d'ufficio con un modesto stipendio, quindi non era di certo con i soldi che aveva conquistato Arianna. Ma allora come ci era riuscito? Non era neppure bello.
   In ogni modo ero nel panico. Non sapevo cosa dirle. Lei era lì che mi guardava con i suoi occhi da pantera, e si aspettava da me una risposta alla domanda che mi aveva posto. Quale domanda? Neppure ci avevo fatto caso a cosa mi aveva chiesto. Poi ebbi l'illuminazione; mi aveva chiesto come stavo. A quel punto gli raccontai che non me la passavo molto bene, perchè da quando la mi ragazza mi aveva lasciato, e questo evento mi aveva parecchio demoralizzato. Arianna mi accarezzò di nuovo il viso, la sensazione che ebbi fu quella di una carezza peccaminosa ma allo stesso tempo materna, come se quella mano che mi stava sfiorando fosse quella di mia madre.
- Povero tesoro - disse. - Vedrai che incontrerai la ragazza giusta. 
- E lei, professoressa? Come sta?
- Io come vedi sono sempre impegnata con le faccende di casa - disse scuotendo delle buste di carta marroncina con il logo di una lavanderia. - Attualmente sto combattendo con un guasto alla lavatrice, e sono costretta a portare i vestiti sporchi in lavanderia. Comunque mi ha fatto molto piacere incontrarti. Quando vuoi vieni a trovarmi, tanto sai già dove abito. Ciao tesoro.
   E la vidi andare via, col suo carico di panni puliti. Bellissima, sui suoi tacchi a spillo danzava sventolando quel suo bel culo da quarantenne. Sembrava dire: prendimi, riempimi tutta, prenditi i miei buchi (davanti e dietro). Sì, sapevo dove abitava, perchè una volta ero stata a casa sua. Lo ricordo benissimo. Alla fine di una delle sue lezioni le avevo detto che non avevo capito il senso del genitivo sassone, e lei allora mi aveva scritto su un pezzettino di carta il suo indirizzo di casa, e mi aveva detto di passare nel pomeriggio e che me lo avrebbe spiegato un'altra volta. L'emozione che provai nel varcare la soglia di casa sua non si può spiegare. Ci vorrebbe un libro intero. Quel pezzettino di carta con su scritto il suo indirizzo ancora lo conservo gelosamente, in un cassetto della mia cameretta. E ogni tanto lo vado a rileggere, e mi vengono i brividi per la forte eccitazione.
   La seguii con gli occhi fino a quando girò l'angolo della strada, poi mi accorsi che c'era qualcosa per terra. Erano un paio di mutandine, sue. Un perizoma, per l'esattezza, nero, tutto merlettato. Doveva esserle caduto dalla busta della lavanderia. Potevo solo immaginare come poteva starle divinamente. Lo presi con una mano e immaginai quel sottile lembo di stoffa infilato tra le sue natiche. Me lo portai al naso e lo annusai. Quel perizoma era stato a contatto con la sua calda figa e adesso lo avevo io, e lo avrei conservato come una reliquia. O forse no. Forse glielo avrei restituito, sperando di ricevere in cambio qualcosa di altrettanto prezioso. Ma prima dovevo fare una cosa. Sentivo di doverlo fare, e solo a pensarci mi venne una scossa lungo tutto il corpo.
   Corsi a casa e mi chiusi in camera. Mi spogliai. Ero già in erezione, perchè quello che mi apprestavo a fare mi eccitava un casino. Mi distesi sul letto e mi circondai il cazzo con il suo perizoma, dopodichè cominciai a masturbarmi pensando a lei. Me la immginai sopra di me che mi cavalcava, e io che le dicevo che era una gran porca, e poi le chiedevo di darmi il culo, e lei mi accontentava. Ogni tanto mi portavo il perizoma sul viso, nel disperato tentativo di sentirmi la sua figa in faccia. Sborrai copiosamente e dopo un pò mi addormentai, stringendo il perizoma in mano, il mio piccolo tesoro. Morivo dalla voglia di vederglielo addosso. Morivo dalla voglia di averla.

Rocco.

mercoledì 9 dicembre 2015

Dopocena con schizzo.

(in foto: AJ Applegate, Big Anal Booty, HardX.com)


   Per la cena d'affari mia madre mi consigliò (o forse dovrei dire che mi obbligò) di indossare un vestito davvero porco, molto corto e con uno scollo molto generoso che mi arrivava fino all'ombelico. Lei non fece diversamente, indossando un vestito da sera rosso in cui le sue belle tette grandi riuscivano a stento a trattenersi dentro. Infatti ogni tanto le aureole dei suoi capezzoli si scoprivano, e lei era costretta a sistemarsi meglio il vestito. Ma c'era poco da fare, le sue tette sarebbero scivolate certamente fuori. Erano troppo grosse per stare in quel vestito.
   Mio padre ci accompagnò all'appuntamento. Io avevo davvero poca voglia di fare quella cosa, ma mia madre mi disse di cercare di essere carina. Io non riuscivo a capire se mio padre si rendesse conto di quello che stavamo facendo; o era completamente ingenuo, oppure come mia madre pensava che gli affari erano pur sempre affari. Ma chissà, forse ero io che mi stavo facendo tutto un film in testa, e forse era davvero solo una cena.
   Arrivammo al ristorante dove avevamo fissato l'appuntamento con i due, un ambiente elegante ma non eccessivamente. Mio padre ci salutò; lui non era stato invitato. L'invito era solo per mia madre e per me. Questo era un altro particolare che mi fece pensare che non sarebbe stata solo una cena. Comunque appena entrammo in sala non passammo di certo inosservate per come eravamo vestite. Sembravamo due puttane di alto rango. Paolo, così si chiamava il politico che mia madre voleva arruffianarsi, era seduto in fondo alla sala con suo figlio, il quale aspirava senza dubbi a me, d'altronde ero lì per lui. Non era difficile intuirlo che mentre mia madre si lavorava Paolo io mi sarei dovuta lavorare suo figlio.
   Quando ci videro vennero verso di noi a baciarci la mano, poi ci accompagnarono galantemente al loro tavolo. Il figlio di Paolo fece scivolare una mano sul mio culo e me lo palpò, e io gliela allontanai bruscamente guardandolo in cagnesco. Ci mettemmo a sedere e Paolo cominciò con una serie di convenevoli davvero disgustosi, dicendo a me e a mia madre quanto eravamo belle. Le lusinghe si sprecavano. Solo suo figlio non diceva niente, continuava a fissarmi e a cercare di infilarmi una mano sotto il vestito, per cercare di raggiungere la mia fighetta. Ma io puntualmente gli allontanavo la mano.
   Mia madre e Paolo cominciarono a parlare di lavoro e di quella benedetta concessione per i locali del negozio. Ad un certo punto suo figlio mi prese il polso e mi portò la mano verso la patta dei suoi pantaloni, che aveva precedentemente aperto tirando fuori il cazzo già bello duro. Mi costrinse a prenderglielo in mano, e io non mi opposi. Pensai che se lo avessi segato e se avessi fatto un buon lavoro facendolo sborrare, forse mi avrebbe lasciata in pace per tutta la serata. E allora cominiciai a lavorarmelo per bene, mentre mia madre e Paolo parlavano di affari. Speravo soltanto di non dare scandalo; qualcuno avrebbe potuto vederci. Purtroppo non ci fu verso di farlo venire subito, nonostante mi stessi impegnando non poco. Gli stavo facendo davvero una sega colossale, e lui riusciva a resistere bene alle mie attenzioni. Mentre glielo menavo lui mi sussurrava cose porche all'orecchio.
- Che gran maiala che sei - mi diceva. - Secondo me c'hai il buco del culo rotto.
- Sbrigati a sborrare - gli dissi. - Mi si sta stancando il braccio.
   Notai che anche dall'altra parte del tavolo stava succedendo qualcosa di altrettanto porco. Anche mia madre stava facendo una sega a Paolo. Lo capii perchè lui ad un certo punto disse: "fai piano, sennò mi fai sborrare subito". E mia madre: "come desideri". Alla fine ci accompagnarono anche a casa, anche se non avevano ancora sborrato, e la cosa mi fece insospettire non poco. Come mai ci stavano accompagnando a casa senza aver neppure concluso niente? Poi la risposta arrivò presto. Era in macchina che i due volevano concludere la serata, appropriandosi delle nostre bocche. E così partimmo; io ero seduta dietro, il figlio di Paolo era accanto a me e mi guardava con il desiderio acceso di avermi stampato negli occhi. Mia madre era davanti insieme a Paolo. Ad un certo punto lui disse:
- Ebbene, la nostra serata si avvia verso la conclusione, adesso non mancano che le vostre divine bocche sui nostri caldi membri - Paolo tirò giù la lampo dei pantaloni mentre guidava e fece uscire fuori il suo cazzo dritto. Lo stesso fece suo figlio, e io non potetti fare a meno di guardarli entrambi. Erano diversi, nonostante dentro le loro vene pulsasse lo stesso sangue. Quello di Paolo era più piccolo e rugoso. Invece quello di suo figlio era (chiaramente) più giovane e invitante, anche se non ero per niente interessata a sbocchinarlo o a farci altro.
- Cosa?! - esclamai. - Ma siete pazzi o cosa?      
   Mia madre mi ammonì con un'occhiata delle sue.
- Moana, sii gentile - a quel punto la vidi abbassarsi sul cazzo di Paolo per dargli quello che voleva. Io ero senza parole, e prima di poter dire qualcosa il figlio di Paolo mi prese per i capelli e mi fece abbassare sul suo palo, che praticamente mi trovai a pochi centimetri dalla bocca, e quello che dovevo fare era evidente. Così pensai che se ce l'avessi messa tutta sarei riuscito a farlo sborrare in pochi minuti. Così non persi tempo e tirai fuori la lingua leccandolo dalle palle fino a salire su, verso la cappella, poi lo feci entrare in bocca e iniziai a lavorarlo pesantemente. Non sapeva con chi aveva a che fare. Lo avrei fatto venire così in fretta da farlo sentire ridicolo. In quanto a pompini non ero seconda a nessuno. Forse neppure a mia madre, che a quanto potevo vedere se la cavava benissimo. Ogni tanto lanciavo un'occhiata verso di lei per vedere a che punto era. Ci sapeva fare molto bene, la troia. Chissà quanti ne aveva presi di cazzi in bocca! Non per niente era Sabrina Bocca e Culo, e io ero sua figlia, e modestia a parte ero sicura di essere molt più brava di lei nel far godere gli uomini. Voi dite di no? Beh, sicuramente mia madre aveva più esperienza di me, questo non lo metto in dubbio.
   Comunque dopo una serie di intensi risucchi riuscii a farlo sborrare. Il suo sperma mi zampillò in bocca, in parte lo ingoiai. Poi toccò anche a Paolo raggiungere l'orgasmo nella bocca di mia madre. Quando tornammo a casa mia madre mi disse che "l'affare" si era concluso nel migliore dei modi; si era aggiudicata l'affitto del negozio. Mio padre era nel letto che dormiva, e noi andammo a fare una doccia. Era la prima volta che facevo la doccia con mia madre. L'aiutai a insaponarla concentrandomi inspiegabilmente sulle sue tette. Gliele presi in mano e gliele palpai, provando una strana attrazione che non avevo mai provato prima. Lei rise, perchè anche a lei sembrò strano quello stavo facendo.
- Che fai? - mi domandò.
- Hai proprio delle belle tette, mamma.
   Restammo sotto il getto d'acqua per molto tempo a coccolarci e a stuzzicarci nei punti più caldi. Non so come, ma quell'esperienza aveva consolidato il nostro rapporto, che ultimamente si era parecchio deteriorato. Ad un certo punto feci una cosa davvero inaspettata, seguendo l'istinto. In quel momento sentivo di volerlo fare, e così la baciai, e le nostre lingue si incontrarono, e nel frattempo le presi le natiche con le mani e gliele palpai. Quello che stavo facendo mi piaceva da morire, e a quanto pare anche a mia madre, la quale non si oppose, anzi, sembrava piacerle anche a lei. Poi dopo un pò scoppiammo a ridere, come se quello che stavamo facendo fosse un gioco, un gioco erotico tra due amiche. Mi chiedevo soltanto se quella cosa avrebbe avuto un seguito. Ma farlo mi era piaciuto davvero tanto. Ero così eccitata che quando andai a mettermi a letto invece di addormentarmi mi sgrillettai fino a raggiungere l'orgasmo. Ma cosa mi stava succedendo? Cos'era quell'irresistibile attrazione che avevo nei confronti di mia madre?

Moana.
  

giovedì 26 novembre 2015

martedì 24 novembre 2015

domenica 22 novembre 2015

Sborrata e fuga.

(in foto: Eva Notty, Jizz on Those Jugs, DDFNetwork.com)


   Non mi aspettavo che Paola fosse così calcolatrice. Io le avevo chiesto soltanto di uscire con mio figlio Rocco, senza prometterle niente in cambio. E invece lei chissà cos'era andata a pensare. E mi chiedevo chi avesse messo in giro quella voce dell'apertura di un nuovo negozio. Anche perchè non era proprio nelle mie intenzioni farlo. Già averne uno era una bella preoccupazione, figuriamoci accollarsene un altro. Non era proprio nei miei interessi, anche perchè non ne vedevo il motivo. In ogni modo non credevo che Paola avesse avuto il coraggio di ripresentarsi a lavoro dopo quello che mi aveva detto. E invece me la ritrovai in negozio. Era davvero giù per quello che era successo. Mi disse che era dispiaciuta e mi chiese di perdonarla.
- Ma certo che ti perdono Paola - le risposi. - Ma mi dici cosa ti ha fatto pensare che io volessi aprire un altro negozio?
- Sono voci che girano.
- Ti assicuro che sono tutte falsità. Dai, ora torna a lavoro che c'è tanto da fare oggi.
   Io sono una donna che non porta rancore. Sono capace di perdonare e lo faccio volentieri. Paola in fin dei conti non aveva fatto nulla di grave. In ogni caso speravo che quell'esperienza fosse servita a qualcosa, cioè speravo che i buchi di Paola erano stati in grado di distrarre un pò Rocco, che in quel periodo era davvero triste per via del fatto che Laura l'aveva lasciato.
   Nel pomeriggio Stefano mi fece una bella sorpresa passandomi a trovare. Io ero al bar per un caffè e ad un certo punto mi sentii qualcuno dietro, ma non diedi molta importanza a questa cosa, dopodichè le sue mani scivolarono sui miei fianchi fino a salire e a raggiungere le mie tette. A quel punto mi girai di scatto, pronta a tirare uno schiaffone al porco che mi stava molestando. Quando mi accorsi che era Stefano scoppiai a ridere. Ci abbracciammo e mi accorsi che ce l'aveva duro da morire. Mi chiedevo quale fosse il motivo di tanta eccitazione. Da quando eravamo ritornati insieme era come se il nostro rapporto fosse ritornato pieno di energia. Avevamo tanta voglia entrambi di fare l'amore, di fare porcate, di provare nuove emozioni. Stefano mi accarezzò il viso infilandomi la mano nei capelli, e io aspettai la sua bocca sulla mia, la sua lingua e il suo calore. Non mi fece aspettare e mi baciò in modo appassionato.
- Sei bellissima - mi disse.
- Grazie - risposi divertita. - Ma cos'è tutto questo affetto? Sei arrapato?
- Da morire. Sei tu che mi fai arrapare.
- Ah sì? E come mai? - decisi di stuzzicarlo un pò affinchè mi dicesse qualche porcata. Lo adoravo quando lo faceva.
- Perchè non faccio altro che pensarti mentre ti fai montare da un altro uomo.
- E poi?
- E poi ti penso mentre ti fai schizzare sul viso. Ti immagino piena di sborra, che ti cola da tutte le parti.
- Che maiale che sei.
   Sì, c'avevo un marito maiale, e non potevo essere più felice. Andavo al manicomio quando mi diceva delle porcate, perchè sapevo che mi desiderava e che la sua passione per me non si era spenta. Una donna certe dimostrazioni d'amore le pretende. Poi ultimamente Stefano aveva cominciato anche a farmi una marea di regali, principalmente gioielli, di ogni genere, collier, orecchini, bracciali. Non vorrei sembrarvi retorica, ma in quel periodo mi faceva sentire davvero speciale.
   Comunque, vista la sua incredibile eccitazione, pensai che l'unica cosa da fare fosse dargli quello che voleva. Di solito quando avevamo poco tempo e Stefano era arrapato lo accontentavo con una spagnola. Così lo portai al negozio; uno dei camerini sarebbe stato l'ideale per l'operazione che mi apprestavo ad eseguire. Andammo dritti verso la nostra destinazione e una volta dentro il camerino mi inginocchiai davanti a lui e gli tirai fuori il cazzo oscenamente eretto. Era duro come la pietra, e non avrei dovuto lavorarlo molto per farlo sborrare, mi sarebbe bastato fargli fare un pò di su e giù tra le tette e l'avrei fatto schizzare come una fontana. Così mi sbottonai la camicia e le feci uscire fuori, e senza perdere tempo Stefano mi ci mise in mezzo il suo bel cazzone duro. Con le mani schiacciai le tette contro di lui e cominciai a segarlo. Ma Stefano non era venuto esclusivamente per godere, piuttosto aveva qualcosa da dirmi. Quella mattina infatti aveva sentito nostra figlia Moana al telefono. Io ormai era da quando avevamo litigato che non avevo più sue notizie. Moana era diventata un argomento delicato da affrontare. Mi sentivo certamente in colpa per come l'avevo trattata, ma allo stesso tempo ero consapevole di essere stata portata allo stremo da lei. Quindi rimpianti di quello che aveva fatto non ne avevo moltissimi.
- Ho sentito Moana - mi disse.
- Ah sì? E allora? - gli domandai continuando la sega. - Come sta?
- Bene. Abbiamo parlato molto. Sai, il fatto di essersi lasciata con Berni è stato un duro colpo.
- Già. Quel ragazzo era una specie di punto di riferimento. Senza di lui è come una barca alla deriva.
- Infatti. Ma io credo che anche tu eri un punto di riferimento. Io credo che sia il caso che voi due cerchiate di riappacificarvi.
   Stefano mi disse che aveva chiesto a Moana di trascorrere del tempo con noi, e lei aveva accettato volentieri. Il piano era il seguente: il prossimo sabato saremmo partiti tutti e tre per una giornata al mare. Trascorrere del tempo insieme avrebbe sicuramente rinsaldato il nostro rapporto. L'idea di Stefano era quella di ritornare in una spiaggia naturista che eravamo soliti frequentare quando Rocco e Moana erano bambini. I sabati e le domentiche lì erano d'obbligo, e rivivere quei momenti di serenità sarebbe stato di certo un incentivo per Moana a ritornare a stare da noi (e forse a mettere la testa a posto). E mentre mi raccontava il suo piano sentii il suo cazzo pulsare in mezzo alle mie tette, e dopo qualche secondo cominciò a sborrare copiosamente, e il suo caldo seme iniziò a colarmi sul seno. Farlo venire per me era una gioia indescrivibile. Lui era il mio uomo, e mi piaceva farlo godere e accontentarlo ogni volta che c'aveva una voglia porca. Ma per ripulirmi dal suo sperma ogni volta mi ci voleva una confezione di clinex. Magari Stefano non era uno stallone da monta, ma quando veniva sembrava un idrante.
   Uscimmo dal camerino e lo accompagnai all'uscita del negozio. Stefano mi baciò e mi diede appuntamento a casa, e prima di andarsene mi diede uno schiaffo sul sedere.
- Mi sa che stasera ti tocca darmi anche questo.
- Puoi prendertelo quando voi, è sempre a tua disposizione - risposi, dopodichè rientrai in negozio. 

Sabrina.

venerdì 20 novembre 2015