sabato 4 novembre 2017
giovedì 2 novembre 2017
Mia moglie aveva fatto il pieno.
(in foto: Madison Rose, Madison Makes It Bounce, Brazzers.com)
La sborra che fuoriusciva dal buco del culo di mia moglie era ancora bella calda e manteneva ancora il suo colore vivo, come se Giuliano avesse finito di inculare Sabrina poco prima di uscire di casa.
“Ciao tesoro” le baciai la schiena, poi con le mani le accarezzai una natica.
“Ciao amore” mi rispose lei con la bocca piena della schiuma del dentifricio. Poi la mandò via con l’acqua e nel frattempo rimase piegata in avanti tutto il tempo offrendomi la vista del suo spettacolare culo aperto e caldo di penetrazione.
Il mio istinto di cuckold patologico prevalse, e di fronte a quell’orifizio anale sgocciolante di sborra non potetti fare a meno di abbassarmi e leccarlo senza ritegno, mentre con le mani tenevo i glutei ben allargati e con la lingua spennellavo con decisione il buco, con la consapevolezza che era stata appena penetrato da un altro uomo, e questa certezza non faceva che aumentare la mia eccitazione. E mentre leccavo e succhiavo sentivo la sborra di Giuliano inondarmi la bocca, e invece che provare disgusto provavo un incredibile appagamento. Dal condotto anale di mia moglie alla mia lingua, il seme dell’uomo che in passato aveva fecondato Sabrina, donandoci la nostra bellissima Moana, adesso mi entrava in bocca e lo facevo mio.
“Amore, ma che fai?” mi chiese mia moglie divertita. “Hai voglia di montarmi, per caso?”.
“Ho voglia del tuo culo” risposi. “Lo sai quanto mi piace leccartelo. Oggi ha un sapore così diverso...”.
“Ah sì?” mi domandò con un tono di voce preoccupato, come se temesse che potessi scoprire a cosa era dovuto quel sapore che a mio parere era diverso dal solito. “E che sapore ha?”.
“Non saprei. Non è il tuo solito odore” feci un po' il vago, la stavo stuzzicando un po' in modo che mi dicesse lei di cosa si trattava, e cioè della sborra di Giuliano. Ma ero sicuro che non me lo avrebbe mai detto.
Di solito lei mi raccontava di tutte le scappatelle, perché sapeva bene che mi eccitava di brutto saperla in compagnia di altri uomini, però quella con Giuliano non era una semplice scappatella, altrimenti non avrebbe esitato a raccontarmi tutto nei minimi particolari. Se non me lo voleva raccontare era perché quell’inculata non aveva avuto un semplice scopo ricreativo; insomma la mia Sabri oltre al culo c’aveva messo anche il cuore. Era questo il motivo di tutta quella segretezza.
A forza di leccare e succhiare l’ingresso del condotto anale di mia moglie, il sapore di Giuliano e quindi del suo sperma era sparito, come se lo avessi estratto tutto, e ingoiato, e adesso rimaneva soltanto il sapore che aveva Sabrina. Ma ebbi l’impressione che quello che stavo facendo non fosse di suo gradimento. Di solito quando lo facevo lei godeva come una matta. Quella volta invece sembrava dargli addirittura fastidio, anche se non me lo diceva. Forse perché se me l’avesse detto sarebbe uscita allo scoperto, e quindi preferì lasciarmi fare e lasciarmi credere che le stava piacendo. Ma invece era evidente che non era vero.
Poi ad un certo punto mi mise una mano sulla fronte per allontanarmi da lei; era il suo modo di dirmi “basta”.
“Tesoro, sarai stanchissimo” mi disse. “Tutta la notte a lavorare… povero maritino mio. Forse è meglio se ti metti a letto e ti riposi”.
Normalmente non avrebbe mai fatto una cosa del genere, cioè allontanarmi mentre le stavo leccando il buco del culo. Se lo aveva fatto era perché non ne aveva voglia, e se non ne aveva voglia era perché aveva già fatto il pieno con il cazzo di Giuliano, che le aveva montato il culo ben bene, e quindi adesso voleva essere lasciata un po' in pace.
Non aveva senso continuare se Sabri non ne aveva voglia, e allora decisi di mettermi a letto, ma il mio sonno era messo a dura prova da alcune immagini che mi apparivano non appena chiudevo gli occhi; erano immagini di Sabrina e Giuliano che si tenevano mano nella mano e che passeggiavano in riva al mare, come due innamorati, oppure li vedevo mentre facevano l’amore nella piscina di casa nostra, o vedevo lui che la ingravidava per la seconda volta, e infine Sabri e Giuliano sull’altare, che si sposavano e finalmente coronavano il loro sogno: diventare marito e moglie.
Inutile dirvi che non riposai affatto; ero molto turbato e avevo bisogno di risposte. Comunque rimasi nel letto fino a mezzogiorno. A breve sarei dovuto ritornare a lavoro. Di solito non avevo un orario, ma orientativamente andavo al ristorante tra l’una e le due del pomeriggio. Il locale a pranzo era chiuso, però andavo a quell’ora per preparare il menù della sera. Ma prima di uscire decisi di affrontare Sabrina e di farmi dire tutta la verità su ciò che stava accadendo.
Mia moglie era in cucina che stava preparando il pranzo per lei e per suo nipote Erri, il quale avrebbe mangiato qualcosa in fretta e furia e poi sarebbe ritornato ai suoi videogiochi di guerra. Sabri aveva una vestaglia nera di satin, e molto probabilmente sotto non aveva nient’altro. Forse se Erri non fosse stato in casa non avrebbe indossato nemmeno la vestaglia. Lo sapete bene che nella nostra famiglia era molto comune vagare per casa completamente nudi. La nudità non era mai stato motivo di imbarazzo in casa nostra, e i vestiti erano avvertiti da tutti noi come una specie di costrizione, da indossare soltanto per uscire. Eravamo tutti convinti che in casa, a differenza che nel mondo esterno, tranne rare eccezioni, eravamo liberi da ogni obbligo sociale.
“Sabri, quando stamattina sono tornato a casa ho visto Giuliano uscire da casa nostra. Come mai era qui?” le chiesi senza troppi giri di parole. Lei sembrò scossa dalla mia domanda, ma allo stesso tempo non fece una piega, piuttosto rimase davanti ai fornelli intenta a rosolare una cipolla in una padella. Dovetti aspettare qualche istante per una risposta, come se stesse pensando al fatto che fosse in trappola e non aveva alcuna via di scampo.
“Era qui perché quando tu sei a lavoro andiamo a letto insieme” rispose lei senza neppure girarsi, come se non avesse il coraggio di guardarmi negli occhi. Non cercò neppure di difendersi inventandosi qualche bugia, perché quello che stava succedendo era così evidente; Sabrina aveva una relazione extraconiugale. E non erano semplici scappatelle. Era amore.
Stefano.
“Ciao tesoro” le baciai la schiena, poi con le mani le accarezzai una natica.
“Ciao amore” mi rispose lei con la bocca piena della schiuma del dentifricio. Poi la mandò via con l’acqua e nel frattempo rimase piegata in avanti tutto il tempo offrendomi la vista del suo spettacolare culo aperto e caldo di penetrazione.
Il mio istinto di cuckold patologico prevalse, e di fronte a quell’orifizio anale sgocciolante di sborra non potetti fare a meno di abbassarmi e leccarlo senza ritegno, mentre con le mani tenevo i glutei ben allargati e con la lingua spennellavo con decisione il buco, con la consapevolezza che era stata appena penetrato da un altro uomo, e questa certezza non faceva che aumentare la mia eccitazione. E mentre leccavo e succhiavo sentivo la sborra di Giuliano inondarmi la bocca, e invece che provare disgusto provavo un incredibile appagamento. Dal condotto anale di mia moglie alla mia lingua, il seme dell’uomo che in passato aveva fecondato Sabrina, donandoci la nostra bellissima Moana, adesso mi entrava in bocca e lo facevo mio.
“Amore, ma che fai?” mi chiese mia moglie divertita. “Hai voglia di montarmi, per caso?”.
“Ho voglia del tuo culo” risposi. “Lo sai quanto mi piace leccartelo. Oggi ha un sapore così diverso...”.
“Ah sì?” mi domandò con un tono di voce preoccupato, come se temesse che potessi scoprire a cosa era dovuto quel sapore che a mio parere era diverso dal solito. “E che sapore ha?”.
“Non saprei. Non è il tuo solito odore” feci un po' il vago, la stavo stuzzicando un po' in modo che mi dicesse lei di cosa si trattava, e cioè della sborra di Giuliano. Ma ero sicuro che non me lo avrebbe mai detto.
Di solito lei mi raccontava di tutte le scappatelle, perché sapeva bene che mi eccitava di brutto saperla in compagnia di altri uomini, però quella con Giuliano non era una semplice scappatella, altrimenti non avrebbe esitato a raccontarmi tutto nei minimi particolari. Se non me lo voleva raccontare era perché quell’inculata non aveva avuto un semplice scopo ricreativo; insomma la mia Sabri oltre al culo c’aveva messo anche il cuore. Era questo il motivo di tutta quella segretezza.
A forza di leccare e succhiare l’ingresso del condotto anale di mia moglie, il sapore di Giuliano e quindi del suo sperma era sparito, come se lo avessi estratto tutto, e ingoiato, e adesso rimaneva soltanto il sapore che aveva Sabrina. Ma ebbi l’impressione che quello che stavo facendo non fosse di suo gradimento. Di solito quando lo facevo lei godeva come una matta. Quella volta invece sembrava dargli addirittura fastidio, anche se non me lo diceva. Forse perché se me l’avesse detto sarebbe uscita allo scoperto, e quindi preferì lasciarmi fare e lasciarmi credere che le stava piacendo. Ma invece era evidente che non era vero.
Poi ad un certo punto mi mise una mano sulla fronte per allontanarmi da lei; era il suo modo di dirmi “basta”.
“Tesoro, sarai stanchissimo” mi disse. “Tutta la notte a lavorare… povero maritino mio. Forse è meglio se ti metti a letto e ti riposi”.
Normalmente non avrebbe mai fatto una cosa del genere, cioè allontanarmi mentre le stavo leccando il buco del culo. Se lo aveva fatto era perché non ne aveva voglia, e se non ne aveva voglia era perché aveva già fatto il pieno con il cazzo di Giuliano, che le aveva montato il culo ben bene, e quindi adesso voleva essere lasciata un po' in pace.
Non aveva senso continuare se Sabri non ne aveva voglia, e allora decisi di mettermi a letto, ma il mio sonno era messo a dura prova da alcune immagini che mi apparivano non appena chiudevo gli occhi; erano immagini di Sabrina e Giuliano che si tenevano mano nella mano e che passeggiavano in riva al mare, come due innamorati, oppure li vedevo mentre facevano l’amore nella piscina di casa nostra, o vedevo lui che la ingravidava per la seconda volta, e infine Sabri e Giuliano sull’altare, che si sposavano e finalmente coronavano il loro sogno: diventare marito e moglie.
Inutile dirvi che non riposai affatto; ero molto turbato e avevo bisogno di risposte. Comunque rimasi nel letto fino a mezzogiorno. A breve sarei dovuto ritornare a lavoro. Di solito non avevo un orario, ma orientativamente andavo al ristorante tra l’una e le due del pomeriggio. Il locale a pranzo era chiuso, però andavo a quell’ora per preparare il menù della sera. Ma prima di uscire decisi di affrontare Sabrina e di farmi dire tutta la verità su ciò che stava accadendo.
Mia moglie era in cucina che stava preparando il pranzo per lei e per suo nipote Erri, il quale avrebbe mangiato qualcosa in fretta e furia e poi sarebbe ritornato ai suoi videogiochi di guerra. Sabri aveva una vestaglia nera di satin, e molto probabilmente sotto non aveva nient’altro. Forse se Erri non fosse stato in casa non avrebbe indossato nemmeno la vestaglia. Lo sapete bene che nella nostra famiglia era molto comune vagare per casa completamente nudi. La nudità non era mai stato motivo di imbarazzo in casa nostra, e i vestiti erano avvertiti da tutti noi come una specie di costrizione, da indossare soltanto per uscire. Eravamo tutti convinti che in casa, a differenza che nel mondo esterno, tranne rare eccezioni, eravamo liberi da ogni obbligo sociale.
“Sabri, quando stamattina sono tornato a casa ho visto Giuliano uscire da casa nostra. Come mai era qui?” le chiesi senza troppi giri di parole. Lei sembrò scossa dalla mia domanda, ma allo stesso tempo non fece una piega, piuttosto rimase davanti ai fornelli intenta a rosolare una cipolla in una padella. Dovetti aspettare qualche istante per una risposta, come se stesse pensando al fatto che fosse in trappola e non aveva alcuna via di scampo.
“Era qui perché quando tu sei a lavoro andiamo a letto insieme” rispose lei senza neppure girarsi, come se non avesse il coraggio di guardarmi negli occhi. Non cercò neppure di difendersi inventandosi qualche bugia, perché quello che stava succedendo era così evidente; Sabrina aveva una relazione extraconiugale. E non erano semplici scappatelle. Era amore.
Stefano.
martedì 31 ottobre 2017
Il primo amore non si scorda mai.
(in foto: Olivia Del Rio)
Erano le sei del mattino quando rientrai a casa. Ero stato tutta la notte al ristorante. Ultimamente mi intrattenevo più del solito e in effetti a casa non c’ero mai. Capivo perfettamente che facendo così rischiavo di trascurare Sabrina, ma d’altronde un’attività come quella di un ristorante richiede molto impegno e molte attenzioni. Mi resi conto che forse ero diventato un cattivo marito quando arrivai a casa e vidi uscire Giuliano frettolosamente. Raggiunse la sua auto e se ne andò via. Che ci faceva Giuliano a casa nostra alle sei del mattino? Era più che evidente che era venuto per mia moglie. Probabilmente, pensai, si erano appena fatti una scopata. Se era così probabilmente non dovevo nemmeno preoccuparmi più di tanto. Come ben sapete non ci trovavo niente di male se mia moglie ogni tanto si concedeva ad altri uomini. Il problema era semmai quando lo faceva alle mie spalle, senza dirmi nulla. In questo caso mi sarei sentito veramente tradito. Perché Sabrina non mi aveva detto che si stava vedendo con Giuliano? Cosa aveva da nascondere?
Come ben sapete tra loro due in passato c’era stata un’irresistibile attrazione; mia moglie infatti era stata follemente innamorata di Giuiano, e se devo dirla tutta avevo sempre avuto il sospetto che nonostante avesse deciso di sposare me lei aveva continuato ad essere innamorata di lui. Era evidente, me ne accorgevo da come gli brillavano gli occhi ogni volta che c’era lui, e quindi da come lo guardava, la mia Sabri sembrava ubriaca d’amore ogni volta che si trovava di fronte a Giuliano. Forse lei non se ne accorgeva, ma io sì, e facevo finta di niente, perché comprendevo benissimo che quello che c’era stato tra lei e lui, l’amore che avevano provato l’uno per l’altra, o forse dovrei parlare di incredibile attrazione, non si poteva cancellare, e nemmeno era giusto desiderare che si cancellasse.
Era ovvio che infondo al suo cuore c’era ancora un angolino riservato al suo primo vero amore, cioè Giuliano. Perché è così. Il primo amore non si scorda mai. È una frase un po' scontata, lo so bene, ma è proprio così, d’altronde è un fatto risaputo che la maggior parte delle scappatelle avvengono con gli ex. Basta uno scambio di sguardi e si riaccende la passione. E quindi mi chiedevo: come mai Giuliano era uscito furtivamente da casa nostra alle sei del mattino? Si era forse riaccesa l’ardente fiamma della passione tra lui e Sabri? E se questa ipotesi fosse stata vera, quanto avrebbe influito sulla solidità del nostro matrimonio? La nostra unione forse era destinata a finire e non me ne rendevo conto. Avevo la sensazione che Giuliano mi stesse portando via mia moglie, e io non potevo farci niente, perché obiettivamente Sabrina era una donna che aveva sempre avuto bisogno di attenzioni costanti, e in questo riconosco che come partner non avevo dato sempre il massimo.
Sabrina aveva bisogno proprio di questo, del massimo, voleva il cento per cento delle attenzioni di un uomo. E chissà, forse io non ero più in grado di dargliele.
In ogni modo entrai in casa, e Lex, il quale aveva imparato a conoscermi e quindi aveva ormai riconosciuto il fatto che non ero un nemico, mi venne incontro scodizolando e leccandomi le mani. Lo accarezzai e poi mi diressi verso il corridoio che portava alle camere da letto; dalla stanza di Erri, il nipote di Sabrina, giungevano urla orgasmiche di pornodive americane che si facevano impalare da enormi cazzi neri. Erri era un diciottenne arrapato come tanti, quindi il porno era chiaramente uno dei suoi principali interessi.
Anche io ero stato come lui, anche se ai miei tempi il porno era più difficile da reperire. Ora è tutto così facile, basta collegarsi ai torrent o ai siti di file sharing e il gioco è fatto; ti scarichi centinaia di porno in poche ore. Invece quando avevo l’età di Erri le cose erano un po' più complicate; ricordo che tutto il porno che riuscivo a rimediare era grazie a mio padre, che nascondeva le sue riviste dietro i libri di storia che aveva in camera da letto (era un appassionato di storia, ma anche di porno). Oppure le sue videocassette, che aveva gelosamente nascosto in un armadio dei vestiti, sotto ai cappotti invernali. E le dive di quel periodo erano incantevoli: si andava da Michelle Wild a Monica Roccaforte, da Selen (di cui ero stato perdutamente innamorato) a Olivia Del Rio. Quante seghe che mi sono fatto pensando a quelle dive dell’hard. Ricordo che quando vedevo i film di Selen certe volte immaginavo (per eccitarmi di più) che lei era mia moglie, e che mi tradiva di continuo, oppure che faceva i film porno e io l’accompagnavo sul set e assistevo alle riprese, mentre lei faceva pompini, lo prendeva in culo e riceveva la sborra in faccia. Insomma, praticamente sono stato sempre un cornuto patentato, un cuckold incallito.
Adesso la generazione di Erri ha delle pornodive del tutto anonime che non hanno niente a che vedere con le pornodive di una volta che sprizzavano erotismo da ogni buco. Ricordo che per vedere le videocassette di mio padre dovevo aspettare che lui se ne andasse a lavoro e mia madre invece andasse a fare la spesa; quando finalmente la casa si svuotava allora io entravo in azione. Prendevo le sue videocassette e iniziavo a darci dentro; e allora a quel punto mi appariva Monica Roccaforte con le sue belle tettone che si faceva ingroppare magistralmente da aitanti stalloni, e poi Monica Bellucci che vestita da ninfa si faceva montare sul prato in Amore e Psiche, oppure Regina Sipos che si faceva impalare sui gradini di un anfiteatro in Le Porno Gladiatrici. Ragazzi, quello era porno. Non questo schifo che ci propongono oggi, senza un briciolo di passione e di erotismo.
Ma ritorniamo alla nostra storia e al motivo per cui avevo appena visto Giuliano uscire da casa nostra in fretta e furia. Entrai nella camera da letto e vidi che Sabri era nel bagno, chinata a novanta gradi sul lavandino a lavarsi i denti. Era completamente nuda, con le natiche oscenamente aperte, e quando mi avvicinai a lei notai che dall’orifizio anale stava scorrendo un rivolo di sborra. Era evidente che Giuliano le aveva eiaculato in culo. E doveva essere successo da poco, perché la sborra sembrava ancora fresca di sborrata.
Stefano.
Come ben sapete tra loro due in passato c’era stata un’irresistibile attrazione; mia moglie infatti era stata follemente innamorata di Giuiano, e se devo dirla tutta avevo sempre avuto il sospetto che nonostante avesse deciso di sposare me lei aveva continuato ad essere innamorata di lui. Era evidente, me ne accorgevo da come gli brillavano gli occhi ogni volta che c’era lui, e quindi da come lo guardava, la mia Sabri sembrava ubriaca d’amore ogni volta che si trovava di fronte a Giuliano. Forse lei non se ne accorgeva, ma io sì, e facevo finta di niente, perché comprendevo benissimo che quello che c’era stato tra lei e lui, l’amore che avevano provato l’uno per l’altra, o forse dovrei parlare di incredibile attrazione, non si poteva cancellare, e nemmeno era giusto desiderare che si cancellasse.
Era ovvio che infondo al suo cuore c’era ancora un angolino riservato al suo primo vero amore, cioè Giuliano. Perché è così. Il primo amore non si scorda mai. È una frase un po' scontata, lo so bene, ma è proprio così, d’altronde è un fatto risaputo che la maggior parte delle scappatelle avvengono con gli ex. Basta uno scambio di sguardi e si riaccende la passione. E quindi mi chiedevo: come mai Giuliano era uscito furtivamente da casa nostra alle sei del mattino? Si era forse riaccesa l’ardente fiamma della passione tra lui e Sabri? E se questa ipotesi fosse stata vera, quanto avrebbe influito sulla solidità del nostro matrimonio? La nostra unione forse era destinata a finire e non me ne rendevo conto. Avevo la sensazione che Giuliano mi stesse portando via mia moglie, e io non potevo farci niente, perché obiettivamente Sabrina era una donna che aveva sempre avuto bisogno di attenzioni costanti, e in questo riconosco che come partner non avevo dato sempre il massimo.
Sabrina aveva bisogno proprio di questo, del massimo, voleva il cento per cento delle attenzioni di un uomo. E chissà, forse io non ero più in grado di dargliele.
In ogni modo entrai in casa, e Lex, il quale aveva imparato a conoscermi e quindi aveva ormai riconosciuto il fatto che non ero un nemico, mi venne incontro scodizolando e leccandomi le mani. Lo accarezzai e poi mi diressi verso il corridoio che portava alle camere da letto; dalla stanza di Erri, il nipote di Sabrina, giungevano urla orgasmiche di pornodive americane che si facevano impalare da enormi cazzi neri. Erri era un diciottenne arrapato come tanti, quindi il porno era chiaramente uno dei suoi principali interessi.
Anche io ero stato come lui, anche se ai miei tempi il porno era più difficile da reperire. Ora è tutto così facile, basta collegarsi ai torrent o ai siti di file sharing e il gioco è fatto; ti scarichi centinaia di porno in poche ore. Invece quando avevo l’età di Erri le cose erano un po' più complicate; ricordo che tutto il porno che riuscivo a rimediare era grazie a mio padre, che nascondeva le sue riviste dietro i libri di storia che aveva in camera da letto (era un appassionato di storia, ma anche di porno). Oppure le sue videocassette, che aveva gelosamente nascosto in un armadio dei vestiti, sotto ai cappotti invernali. E le dive di quel periodo erano incantevoli: si andava da Michelle Wild a Monica Roccaforte, da Selen (di cui ero stato perdutamente innamorato) a Olivia Del Rio. Quante seghe che mi sono fatto pensando a quelle dive dell’hard. Ricordo che quando vedevo i film di Selen certe volte immaginavo (per eccitarmi di più) che lei era mia moglie, e che mi tradiva di continuo, oppure che faceva i film porno e io l’accompagnavo sul set e assistevo alle riprese, mentre lei faceva pompini, lo prendeva in culo e riceveva la sborra in faccia. Insomma, praticamente sono stato sempre un cornuto patentato, un cuckold incallito.
Adesso la generazione di Erri ha delle pornodive del tutto anonime che non hanno niente a che vedere con le pornodive di una volta che sprizzavano erotismo da ogni buco. Ricordo che per vedere le videocassette di mio padre dovevo aspettare che lui se ne andasse a lavoro e mia madre invece andasse a fare la spesa; quando finalmente la casa si svuotava allora io entravo in azione. Prendevo le sue videocassette e iniziavo a darci dentro; e allora a quel punto mi appariva Monica Roccaforte con le sue belle tettone che si faceva ingroppare magistralmente da aitanti stalloni, e poi Monica Bellucci che vestita da ninfa si faceva montare sul prato in Amore e Psiche, oppure Regina Sipos che si faceva impalare sui gradini di un anfiteatro in Le Porno Gladiatrici. Ragazzi, quello era porno. Non questo schifo che ci propongono oggi, senza un briciolo di passione e di erotismo.
Ma ritorniamo alla nostra storia e al motivo per cui avevo appena visto Giuliano uscire da casa nostra in fretta e furia. Entrai nella camera da letto e vidi che Sabri era nel bagno, chinata a novanta gradi sul lavandino a lavarsi i denti. Era completamente nuda, con le natiche oscenamente aperte, e quando mi avvicinai a lei notai che dall’orifizio anale stava scorrendo un rivolo di sborra. Era evidente che Giuliano le aveva eiaculato in culo. E doveva essere successo da poco, perché la sborra sembrava ancora fresca di sborrata.
Stefano.
domenica 29 ottobre 2017
Occhi indiscreti.
(in foto: Alex Chance, Alex Knows What You Want, AlexChanceXXX.com)
Ma le novità per Giuliano non erano finite. Infatti dalla fine del corridoio giungevano rumori terribili di spari, esplosioni e urla di dolore. Era Erri, il figlio di mia sorella Margherita, che stava giocando ad uno sparatutto in prima persona ambientato durante la guerra del golfo. Forse dovrei precisare che era mezzanotte e lui era ancora incollato alla sua consolle, e io non sapevo cosa fare per farlo smettere. Eppure dovevo inventarmi qualcosa, perché avevo promesso a mia sorella che ci avrei pensato io a farlo crescere. E di certo quei giochi di guerra non mi avrebbero aiutata.
“Chi c’è nella camera degli ospiti?” mi chiese Giuliano.
“C’è il figlio di mia sorella. Resterà qui da noi per un po' di tempo. È un caso disperato. È cresciuto praticamente sotto una campana di vetro, e ora che ha diciotto anni è una specie di nerd le cui uniche ragioni di vita sono i videogiochi e il porno”.
“Il porno?” chiese Giuliano divertito.
“Sì, il porno. Si ammazza di seghe. Se ne fa anche quattro al giorno. C’è una puzza di sborra nella sua stanza che sembra che si sia appena consumata una gangbang. Non ne sono sicura ma credo che sia anche molto copioso quando schizza, perché ho notato che consuma una confezione di clinex al giorno”.
Venne poi il momento di apprestarci a fare quello per cui era venuto Giuliano, e cioè metterci in camera da letto per soddisfare la nostra voglia d’amore. Erri certamente non sarebbe stato un problema, perché ero sicura che il suo videogioco di guerra era per lui più importante che scoprire cosa faceva sua zia all’insaputa di suo marito. Il problema invece era Lex, che si mise ai piedi del letto, beatamente disteso su un tappeto che ormai era diventata la sua cucci, e ci fece compagnia durante tutta la monta. Ogni tanto quando mi scappava un urletto un po' più forte lui alzava gli occhi verso di noi e ci guardava. Oppure quando Giuliano ogni tanto mi sculacciava (gli piaceva molto sculacciarmi, e io lo adoravo quando lo faceva, mi mandava in ebollizione) allora Lex guardava verso di lui e iniziava a ringhiare, come se cercasse di difendermi, e allora io gli dicevo di stare buono e che era tutto ok, e allora si tranquillizzava e ritornava a sonnecchiare.
“Questa è l’ultima volta che vengo a scoparti a casa tua” disse Giuliano indispettito dalla minacciosa presenza di Lex. “È evidente che quella bestiaccia non mi sopporta”.
“Non pensare a Lex, amore. Piuttosto perché non mi fai il culo? Mi fai impazzire quando me lo metti dietro”.
“Volentieri”.
Mentre sentivo il turgido cazzo del papà di Moana entrarmi dentro l’orifizio anale mi accorsi della presenza di qualcuno che ci spiava. Ma non era Lex, ero certa che si trattava di Erri. Guardai infatti verso la porta della camera da letto e mi accorsi infatti che lui era lì dietro che ci stava guardando.
Lasciavo sempre la porta della camera da letto un po' aperta; in casa nessuno di noi aveva mai avuto l’abitudine di chiudere le porte a chiave, perché io e mio marito non avevamo mai avuto nulla da nascondere ai nostri figli, e anche loro lo stesso, e quindi le porte erano rimaste sempre mezze aperte o appena socchiuse. La privacy, nella nostra famiglia, era un concetto che ci aveva sempre riguardato molto poco. E quindi anche quella notte avevo fatto come mio solito, e cioè non avevo chiuso la porta, senza pensare al fatto che Erri non era uno dei miei figli, e quindi con lui non avevo lo stesso rapporto che avevo con loro. Se ai miei figli non avevo mai nascosto nulla, a partire dalle scopate che mi facevo, con Erri invece era diverso, non potevo comportarmi con lui allo stesso modo di come mi comportavo con Moana e Rocco. Eppure lo avevo fatto. Ma lo avevo fatto senza pensarci; forse era stata la troppa voglia di fare l’amore con Giuliano che non mi aveva permesso di pensarci, però sta di fatto che lui ora era lì e ci stava spiando.
Se ne accorse anche Giuliano, che trovò la presenza di Erri molto divertente, e forse anche un po' eccitante, perché mi afferrò per i capelli con decisione e mi tirò su la testa bruscamente, costringendomi a guardare in direzione del figlio di mia sorella.
“Abbiamo visite” mi disse. Poi si rivolse a lui: “ti piace come inculo la tua zietta?” le sue stantuffate diventarono più dure e profonde, quasi come se Giuliano stesse cercando di dimostrare a Erri la sua potenza sessuale. Poi si rivolse un’altra volta a lui: “hai visto che zietta zoccola che c’hai? Guarda che roba, ce l’ha tutto in culo, fino alle palle”.
“Tesoro, smettila. Lo stai mettendo in imbarazzo”.
“Dai, è divertente!”.
Erri comunque non si fece intimidire, e rimase a spiarci fino alla fine, fino a quando Giuliano mi inondò il condotto anale con la sua sborra. Solo a quel punto se ne ritornò in camera sua. E io provai un enorme senso di fastidio per quello che era appena successo. Insomma, mio nipote mi aveva appena vista fare una cosa non proprio lecita, avevo infatti appena avuto un rapporto anale con un uomo che non era mio marito.
“Pensi che dovrei parlargli?” chiesi consiglio a Giuliano.
“A quello psicopatico? E di cosa?”.
“Di quello che ha appena visto. E poi scusa, ma perché lo chiami psicopatico?”.
“E tu come lo chiami un ragazzino che spia la zia mentre fa l’amore?”.
“È stata colpa nostra che abbiamo lasciato la porta aperta”.
“Non è colpa nostra se il figlio di tua sorella è un pervertito”.
Sabrina.
“Chi c’è nella camera degli ospiti?” mi chiese Giuliano.
“C’è il figlio di mia sorella. Resterà qui da noi per un po' di tempo. È un caso disperato. È cresciuto praticamente sotto una campana di vetro, e ora che ha diciotto anni è una specie di nerd le cui uniche ragioni di vita sono i videogiochi e il porno”.
“Il porno?” chiese Giuliano divertito.
“Sì, il porno. Si ammazza di seghe. Se ne fa anche quattro al giorno. C’è una puzza di sborra nella sua stanza che sembra che si sia appena consumata una gangbang. Non ne sono sicura ma credo che sia anche molto copioso quando schizza, perché ho notato che consuma una confezione di clinex al giorno”.
Venne poi il momento di apprestarci a fare quello per cui era venuto Giuliano, e cioè metterci in camera da letto per soddisfare la nostra voglia d’amore. Erri certamente non sarebbe stato un problema, perché ero sicura che il suo videogioco di guerra era per lui più importante che scoprire cosa faceva sua zia all’insaputa di suo marito. Il problema invece era Lex, che si mise ai piedi del letto, beatamente disteso su un tappeto che ormai era diventata la sua cucci, e ci fece compagnia durante tutta la monta. Ogni tanto quando mi scappava un urletto un po' più forte lui alzava gli occhi verso di noi e ci guardava. Oppure quando Giuliano ogni tanto mi sculacciava (gli piaceva molto sculacciarmi, e io lo adoravo quando lo faceva, mi mandava in ebollizione) allora Lex guardava verso di lui e iniziava a ringhiare, come se cercasse di difendermi, e allora io gli dicevo di stare buono e che era tutto ok, e allora si tranquillizzava e ritornava a sonnecchiare.
“Questa è l’ultima volta che vengo a scoparti a casa tua” disse Giuliano indispettito dalla minacciosa presenza di Lex. “È evidente che quella bestiaccia non mi sopporta”.
“Non pensare a Lex, amore. Piuttosto perché non mi fai il culo? Mi fai impazzire quando me lo metti dietro”.
“Volentieri”.
Mentre sentivo il turgido cazzo del papà di Moana entrarmi dentro l’orifizio anale mi accorsi della presenza di qualcuno che ci spiava. Ma non era Lex, ero certa che si trattava di Erri. Guardai infatti verso la porta della camera da letto e mi accorsi infatti che lui era lì dietro che ci stava guardando.
Lasciavo sempre la porta della camera da letto un po' aperta; in casa nessuno di noi aveva mai avuto l’abitudine di chiudere le porte a chiave, perché io e mio marito non avevamo mai avuto nulla da nascondere ai nostri figli, e anche loro lo stesso, e quindi le porte erano rimaste sempre mezze aperte o appena socchiuse. La privacy, nella nostra famiglia, era un concetto che ci aveva sempre riguardato molto poco. E quindi anche quella notte avevo fatto come mio solito, e cioè non avevo chiuso la porta, senza pensare al fatto che Erri non era uno dei miei figli, e quindi con lui non avevo lo stesso rapporto che avevo con loro. Se ai miei figli non avevo mai nascosto nulla, a partire dalle scopate che mi facevo, con Erri invece era diverso, non potevo comportarmi con lui allo stesso modo di come mi comportavo con Moana e Rocco. Eppure lo avevo fatto. Ma lo avevo fatto senza pensarci; forse era stata la troppa voglia di fare l’amore con Giuliano che non mi aveva permesso di pensarci, però sta di fatto che lui ora era lì e ci stava spiando.
Se ne accorse anche Giuliano, che trovò la presenza di Erri molto divertente, e forse anche un po' eccitante, perché mi afferrò per i capelli con decisione e mi tirò su la testa bruscamente, costringendomi a guardare in direzione del figlio di mia sorella.
“Abbiamo visite” mi disse. Poi si rivolse a lui: “ti piace come inculo la tua zietta?” le sue stantuffate diventarono più dure e profonde, quasi come se Giuliano stesse cercando di dimostrare a Erri la sua potenza sessuale. Poi si rivolse un’altra volta a lui: “hai visto che zietta zoccola che c’hai? Guarda che roba, ce l’ha tutto in culo, fino alle palle”.
“Tesoro, smettila. Lo stai mettendo in imbarazzo”.
“Dai, è divertente!”.
Erri comunque non si fece intimidire, e rimase a spiarci fino alla fine, fino a quando Giuliano mi inondò il condotto anale con la sua sborra. Solo a quel punto se ne ritornò in camera sua. E io provai un enorme senso di fastidio per quello che era appena successo. Insomma, mio nipote mi aveva appena vista fare una cosa non proprio lecita, avevo infatti appena avuto un rapporto anale con un uomo che non era mio marito.
“Pensi che dovrei parlargli?” chiesi consiglio a Giuliano.
“A quello psicopatico? E di cosa?”.
“Di quello che ha appena visto. E poi scusa, ma perché lo chiami psicopatico?”.
“E tu come lo chiami un ragazzino che spia la zia mentre fa l’amore?”.
“È stata colpa nostra che abbiamo lasciato la porta aperta”.
“Non è colpa nostra se il figlio di tua sorella è un pervertito”.
Sabrina.
venerdì 27 ottobre 2017
Seghe e videogames.
(in foto: Gogo, CosplayErotica.com)
L’impegno che avevo preso con mia sorella Margherita avrebbe colmato le mie giornate vuote. Suo figlio sarebbe venuto a stare con noi con la speranza che la lontananza da casa lo avrebbe fatto crescere. Sì perché Erri era un eterno bambino nonostante i suoi diciotto anni, e la causa di questa sua mancata maturazione era proprio sua madre che lo aveva cresciuto preservandolo da ogni possibile rischio. Per esempio non lo aveva mai mandato a giocare in strada insieme agli altri ragazzini, perché aveva sempre avuto paura che potesse essere preda di ragazzini violenti.
Io invece avevo lasciato sia Rocco che Moana liberi di scorrazzare nelle strade insieme agli altri coetanei, fregandomene che potessero avere delle brutte esperienze, perché ero dell’idea che le brutte esperienze servano a formare il carattere di tutte le persone. Ovviamente parlo di “brutte esperienze”, non di “esperienze tragiche”. È ovvio che quando i miei figli erano in strada sentivo un po' di ansia per la paura che potessero finire sotto ad una macchina o chissà che altra sciagura. Però erano rischi che bisognava correre, altrimenti sarebbero diventati come Erri, cioè dei perfetti imbranati. Il mondo è infame, ed è quindi giusto che i bambini imparino a difendersi dalle angherie e dalle ingiustizie che la vita gli preserva.
Quindi mia sorella Margherita mise suo figlio su un treno e lo spedì da me. Lo andai a prendere alla stazione in macchina; non vedevo Erri da parecchi anni, ma non mi sembrava molto diverso dall’ultima volta. Aveva sempre la solita aria da stupido. Aveva sul viso degli occhiali con la montatura nera, con al centro una striscia di nastro adesivo bianco; probabilmente qualche bulletto glieli aveva rotti. Vogliamo parlare di come era vestito? Davvero imbarazzante. Aveva una camicia a quadri tipo quelle dei boscaioli, pantaloni felpati marroni e mocassini color panna ai piedi. Era un vero pasticcio. Pensai che tanto per cominciare sarebbe stata una cosa buona e giusta accompagnarlo a comprare dei vestiti più decenti.
Comunque mi comportai da buona zia e andai verso di lui ad abbracciarlo, e lui sembrava un pezzo di legno. Io lo baciai dappertutto e lui niente, impassibile.
“Tesoro mio!” dissi mentre gli riempivo il viso di baci. “Come stai?”.
“Bene”.
“Hai fame?” gli chiesi, e lui fece di sì con la testa. “E allora andiamo a casa che ho preparato una teglia di pasta al forno veramente speciale”.
Erri si era portato con se tutto l’occorrente per sopravvivere, ovvero la sua console per i videogiochi e il suo computer portatile con cui collegarsi a Internet e farsi la sua dose giornaliera di porno, come ogni ragazzino della sua età. Dovevo soltanto sperare che fosse un ragazzo pulito, perché comprendevo bene le sue esigenze “fisiologiche”, ma non mi andava di raccogliere la sua sborra dal pavimento o da chissà quale altra superficie. Comunque avevo pensato anche a questo, e allora nella stanza che gli avevo allestito gli avevo lasciato una confezione di clinex. così non avrebbe avuto problemi a pulirsi dopo aver esplicato le sue “faccende maschili”, e io non avrei trovato i suoi schizzi dappertutto.
Non appena entrammo in casa Lex, il mio nuovo fedelissimo amico a quattro zampe, venne verso di noi scondinzolando e subito si mise a odorare i pantaloni di Erri, probabilmente per capire se poteva fidarsi di lui. Dopo aver appurato che non era una minaccia allora venne da me e prendendosi la sua dose di carezze. A quel punto portai Erri a vedere la stanza in cui sarebbe stato per qualche tempo, e la prima cosa che fece fu collegare la sua consolle allo schermo al plasma. Si accertò che tutto funzionasse correttamente e poi mi chiese la password per il wi-fi.
Era un caso clinico. Erri mangiò la pasta al forno che avevo preparato in fretta e furia e poi si barricò nella sua stanzetta e non lo vidi più per tutto il pomeriggio. Ogni tanto mi accostavo alla porta per controllare cosa stesse facendo, e allora sentivo rumori di spari e esplosioni (quando stava giocando con la consolle) oppure sentivo donne che simulavano orgasmi incredibili (quando era lì a farsi la sua dose quotidiana di porno).
Quella sera in via del tutto eccezionale venne Giuliano a casa. Di solito ero io che andavo da lui, però quella sera Stefano mi aveva detto che avrebbe tardato più del solito, perché al ristorante aveva organizzato una cena con i suoi dipendenti che probabilmente sarebbe andata avanti fino a notte inoltrata. E così Giuliano aveva deciso di colmare il suo posto nel letto con la sua presenza, premurandosi di andare via prima del suo rientro.
Giuliano ancora non sapeva nulla di Lex, il mio nuovo fedele amico a quattro zampe, e infatti quando entrò in casa ci fu una scena tipo mezzogiorno di fuoco. Lex guardò il papà di Moana con diffidenza e gli mostrò o denti, quasi come se provasse una forte gelosia nei suoi confronti, come se sapesse che Giuliano era venuto per me, per farmi sua, e a Lex sembrava non andare a genio questa cosa. Insomma, Lex si era autoeletto la mia guardia del corpo, e non avrebbe permesso a nessuno di farmi del male. E Giuliano sembrava terrorizzato, come se stesse pensando che Lex avrebbe potuto riversare tutta la sua ferocia su di lui da un momento all’altro. E vista la sua stazza spaventosa lo avrebbe certamente fatto a pezzi.
Lex abbassò la guardia soltanto quando gli feci una carezza e gli dissi di stare buono, perché Giuliano era un amico di cui poteva fidarsi. E allora a quel punto andò verso di lui scondinzolando e girandogli intorno in attesa di un gesto che potesse fargli capire che poteva fidarsi per davvero, e ma Giuliano era troppo spaventato e quindi non aveva il coraggio di muovere un dito.
“Ti conviene accarezzargli la testa se vuoi fargli capire che non sei una minaccia” gli dissi.
A quel punto Giuliano si fece coraggio e accarezzò la testa di Lex, il quale assicuratosi che poteva fidarsi di lui se ne andò via in modo spavaldo e uscì sul terrazzo.
Giuliano mi chiese come mai avevo preso proprio un alano come animale di compagnia e non un innocuo barboncino. Io gli risposi che non ero stata io a scegliere lui, bensì era stato lui a scegliere me. In effetti era stato lui che al canile mi era venuto incontro e mi aveva conquistato con il suo affetto leccandomi una guancia.
“Affetto?” mi chiese lui. “Ma come fai a parlare di affetto? Lex è una macchina da guerra, e le macchine da guerra non provano affetto”.
“Quanto ti sbagli tesoro. Lex cerca solo di difendere il suo territorio… e la sua nuova mamma”.
“Tu non sei la sua mamma” obiettò lui.
“Sì che lo sono. Sono la sua mamma adottiva” dissi divertita.
Sabrina.
Io invece avevo lasciato sia Rocco che Moana liberi di scorrazzare nelle strade insieme agli altri coetanei, fregandomene che potessero avere delle brutte esperienze, perché ero dell’idea che le brutte esperienze servano a formare il carattere di tutte le persone. Ovviamente parlo di “brutte esperienze”, non di “esperienze tragiche”. È ovvio che quando i miei figli erano in strada sentivo un po' di ansia per la paura che potessero finire sotto ad una macchina o chissà che altra sciagura. Però erano rischi che bisognava correre, altrimenti sarebbero diventati come Erri, cioè dei perfetti imbranati. Il mondo è infame, ed è quindi giusto che i bambini imparino a difendersi dalle angherie e dalle ingiustizie che la vita gli preserva.
Quindi mia sorella Margherita mise suo figlio su un treno e lo spedì da me. Lo andai a prendere alla stazione in macchina; non vedevo Erri da parecchi anni, ma non mi sembrava molto diverso dall’ultima volta. Aveva sempre la solita aria da stupido. Aveva sul viso degli occhiali con la montatura nera, con al centro una striscia di nastro adesivo bianco; probabilmente qualche bulletto glieli aveva rotti. Vogliamo parlare di come era vestito? Davvero imbarazzante. Aveva una camicia a quadri tipo quelle dei boscaioli, pantaloni felpati marroni e mocassini color panna ai piedi. Era un vero pasticcio. Pensai che tanto per cominciare sarebbe stata una cosa buona e giusta accompagnarlo a comprare dei vestiti più decenti.
Comunque mi comportai da buona zia e andai verso di lui ad abbracciarlo, e lui sembrava un pezzo di legno. Io lo baciai dappertutto e lui niente, impassibile.
“Tesoro mio!” dissi mentre gli riempivo il viso di baci. “Come stai?”.
“Bene”.
“Hai fame?” gli chiesi, e lui fece di sì con la testa. “E allora andiamo a casa che ho preparato una teglia di pasta al forno veramente speciale”.
Erri si era portato con se tutto l’occorrente per sopravvivere, ovvero la sua console per i videogiochi e il suo computer portatile con cui collegarsi a Internet e farsi la sua dose giornaliera di porno, come ogni ragazzino della sua età. Dovevo soltanto sperare che fosse un ragazzo pulito, perché comprendevo bene le sue esigenze “fisiologiche”, ma non mi andava di raccogliere la sua sborra dal pavimento o da chissà quale altra superficie. Comunque avevo pensato anche a questo, e allora nella stanza che gli avevo allestito gli avevo lasciato una confezione di clinex. così non avrebbe avuto problemi a pulirsi dopo aver esplicato le sue “faccende maschili”, e io non avrei trovato i suoi schizzi dappertutto.
Non appena entrammo in casa Lex, il mio nuovo fedelissimo amico a quattro zampe, venne verso di noi scondinzolando e subito si mise a odorare i pantaloni di Erri, probabilmente per capire se poteva fidarsi di lui. Dopo aver appurato che non era una minaccia allora venne da me e prendendosi la sua dose di carezze. A quel punto portai Erri a vedere la stanza in cui sarebbe stato per qualche tempo, e la prima cosa che fece fu collegare la sua consolle allo schermo al plasma. Si accertò che tutto funzionasse correttamente e poi mi chiese la password per il wi-fi.
Era un caso clinico. Erri mangiò la pasta al forno che avevo preparato in fretta e furia e poi si barricò nella sua stanzetta e non lo vidi più per tutto il pomeriggio. Ogni tanto mi accostavo alla porta per controllare cosa stesse facendo, e allora sentivo rumori di spari e esplosioni (quando stava giocando con la consolle) oppure sentivo donne che simulavano orgasmi incredibili (quando era lì a farsi la sua dose quotidiana di porno).
Quella sera in via del tutto eccezionale venne Giuliano a casa. Di solito ero io che andavo da lui, però quella sera Stefano mi aveva detto che avrebbe tardato più del solito, perché al ristorante aveva organizzato una cena con i suoi dipendenti che probabilmente sarebbe andata avanti fino a notte inoltrata. E così Giuliano aveva deciso di colmare il suo posto nel letto con la sua presenza, premurandosi di andare via prima del suo rientro.
Giuliano ancora non sapeva nulla di Lex, il mio nuovo fedele amico a quattro zampe, e infatti quando entrò in casa ci fu una scena tipo mezzogiorno di fuoco. Lex guardò il papà di Moana con diffidenza e gli mostrò o denti, quasi come se provasse una forte gelosia nei suoi confronti, come se sapesse che Giuliano era venuto per me, per farmi sua, e a Lex sembrava non andare a genio questa cosa. Insomma, Lex si era autoeletto la mia guardia del corpo, e non avrebbe permesso a nessuno di farmi del male. E Giuliano sembrava terrorizzato, come se stesse pensando che Lex avrebbe potuto riversare tutta la sua ferocia su di lui da un momento all’altro. E vista la sua stazza spaventosa lo avrebbe certamente fatto a pezzi.
Lex abbassò la guardia soltanto quando gli feci una carezza e gli dissi di stare buono, perché Giuliano era un amico di cui poteva fidarsi. E allora a quel punto andò verso di lui scondinzolando e girandogli intorno in attesa di un gesto che potesse fargli capire che poteva fidarsi per davvero, e ma Giuliano era troppo spaventato e quindi non aveva il coraggio di muovere un dito.
“Ti conviene accarezzargli la testa se vuoi fargli capire che non sei una minaccia” gli dissi.
A quel punto Giuliano si fece coraggio e accarezzò la testa di Lex, il quale assicuratosi che poteva fidarsi di lui se ne andò via in modo spavaldo e uscì sul terrazzo.
Giuliano mi chiese come mai avevo preso proprio un alano come animale di compagnia e non un innocuo barboncino. Io gli risposi che non ero stata io a scegliere lui, bensì era stato lui a scegliere me. In effetti era stato lui che al canile mi era venuto incontro e mi aveva conquistato con il suo affetto leccandomi una guancia.
“Affetto?” mi chiese lui. “Ma come fai a parlare di affetto? Lex è una macchina da guerra, e le macchine da guerra non provano affetto”.
“Quanto ti sbagli tesoro. Lex cerca solo di difendere il suo territorio… e la sua nuova mamma”.
“Tu non sei la sua mamma” obiettò lui.
“Sì che lo sono. Sono la sua mamma adottiva” dissi divertita.
Sabrina.
mercoledì 25 ottobre 2017
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