mercoledì 6 dicembre 2017

La cosa giusta.

(in foto: 21sextury.com)


   Entrai nel bagno dei maschi con una determinazione tale da sentirmi in grado di poter fare qualsiasi cosa, e fui subito investita da una puzza nauseabonda di piscio e vomito. I bagni erano ridotti veramente male, e probabilmente avrebbero aspettato che la festa fosse finita per ripulirli.
   Seguii la voce supplichevole di Cinzia che veniva dal fondo della stanza, dove c’era l’ultimo box, che era anche quello più largo degli altri, abbastanza largo da contenere cinque maschietti arrapati e una ragazza messa in ginocchio prossima ad essere vittima di una gangbang orale non consenziente. E mi trovai proprio di fronte a questa scena; tutti e cinque con le lampo aperte e le loro erezioni puntate sul viso di Cinzia, che in qualche modo cercava di respingerli con le mani, ma loro non ne volevano sapere, e allora si accalcavano su di lei per farglielo fare lo stesso.
   “Lasciatela stare, caproni!” urlai.
   A quel punto si girarono tutti verso di me e scoppiarono a ridere.
   “Vuoi unirti anche tu alla festa?” mi chiese il fidanzato di Cinzia mostrandomi il suo cazzo dritto. “C’è spazio anche per te, fatti avanti”.
   “Vi giuro che se non la lasciate andare ve la faccio pagare” dissi, ma loro trovarono le mie parole divertenti e si fecero un’altra risata.
   “Sparisci Sabri” mi dissero. “Vai a farti fare il culo da un’altra parte, visto che ti piace tanto farti impalare. Qui siamo piuttosto impegnati”.
   “Va bene” dissi. “Me ne vado”.
   “Ecco brava, vai a farti mettere un cazzo in bocca e non dire a nessuno quello che hai visto”.
   “No, aspetta Sabri” piagnucolò Cinzia. “Non te ne andare...”.
   Uscii dal bagno dei maschi ma non perché avevo deciso di arrendermi, piuttosto perché mi era venuta una mezza idea per la testa, e ubriaca com’ero mi era sembrata un’idea davvero eccellente. Di fianco alla porta del bagno c’era infatti un quadro elettrico, e a pochi metri c’era un estintore con il quale avrei fatto giustizia. Non so a chi, ma a qualcuno lì dentro avrei spaccato la testa. Lo afferrai con entrambe le mani e ritornai all’attacco. Però poi mi fermai a ragionare per una manciata di secondi; quello era un estintore ad anidride carbonica da utilizzare sugli impianti elettrici; se lo avessi utilizzato contro il branco li avrei ammazzati tutti. Forse avrei fatto bene a rimetterlo a posto e cercare un estintore normale, di quelli a polvere. E non mi fu difficile trovarne uno; per fortuna la discoteca era in regola in quanto a norme di sicurezza, quindi erano sparsi nei punti strategici. Ne presi uno, staccai la linguetta e mi precipitai in bagno, dove la situazione non era cambiata di molto; Cinzia era ancora in ginocchio e il branco le stava ancora addosso.
   “Ragazzi, vi chiedo scusa, potete concedermi un attimo della vostra attenzione?” chiesi.
   “Che cazzo vuoi ancora, puttana?”.
   Si girarono verso di me e a quel punto azionai l’estintore e scaricai su di loro tutta la polvere bianca, e allora loro cercarono di uscire dal box del bagno imprecando, bestemmiando e parandosi il viso con le braccia e io ne fermai qualcuno battendo il culo dell’estintore sulle loro facce. Due riuscirono a scappare, però riuscii ad atterrarne tre, tra cui il fidanzato di Cinzia, quello che mi premeva maggiormente mettere fuori gioco.
   Dopo essermi appurata che non c’era più alcun pericolo allora lasciai cadere per terra l’estintore e allungai una mano verso Cinzia, che era visibilmente scossa e indifesa. Lei afferrò la mia mano e l’aiutai a rimettersi in piedi.
   “Non so come ringraziarti Sabri” mi disse.
   “Lascia stare. Però una cosa devo dirtela, e cioè che dovresti sceglierteli meglio gli uomini con cui andare a letto. Selezionarli in base al reddito, come vedi, non è una scelta saggia. Questi pezzi di merda meriterebbero la castrazione” dissi.
   A quel punto uscimmo dal bagno e si era già sparsa la voce di quello che era successo, e allora vennero tutti verso di noi per accertarsi delle nostre condizioni di salute. Molti vennero a congratularsi con me, dicendomi che avevo fatto la cosa giusta, altri invece mi promisero che quei due che erano riusciti a scappare avevano le ore contate. Insomma in qualche attimo intorno a noi si era creata una mischia davvero notevole, e a quel punto non vidi più Cinzia. Delle amiche l’avevano portata via in un posto più tranquillo per farla riprendere dallo shock. Io avevo fatto ciò che andava fatto, e questo mi bastava. Adesso che avevo difeso Cinzia da quella indegna aggressione stavo più tranquilla. Ma avevo voglia di andarmene. Ero troppo disgustata e stanca. E poi ormai, dopo quello che era successo, la festa era già bella che finita. Infatti avevano spento la musica e a breve probabilmente sarebbe arrivata la polizia.
   Così cercai Giuliano nella mischia, tipo c’avete presente la scena di Rocky che dopo l’incontro di boxe cerca Adriana? Ecco, una cosa del genere. Cercai Giuliano e alla fine lo trovai e gli chiesi di riportarmi a casa. Cioè, intendevo a casa sua, non volevo essere riportata a casa mia, piuttosto volevo andare da lui, perché volevo fare l’amore e addormentarmi tra le sue braccia.
   Lungo il tragitto in vespa (perché allora Giuliano non aveva ancora la macchina, il suo mezzo di trasporto era la vespa) non dissi nulla. Il vento che mi sbatteva sulla faccia mi fece ritornare la lucidità che avevo perduto a causa del troppo alcol. E cominciai a razionalizzare ciò che era appena accaduto; iniziai a pensare che era un mondo malato quello in cui vivevo, e che non volevo averci niente a che fare. La cosa di cui ero orgogliosa era il fatto che ero riuscita a evitare che accadesse qualcosa di orribile. Per il resto mi sentivo inorridita. Avevo soltanto bisogno che Giuliano mi stringesse tra le sue braccia. Ero pronta a dargli anche la mia verginità, quella notte stessa, soltanto se fosse stato finalmente in grado di offrirmi il suo amore. Sentivo che stava per succedere, che quella notte finalmente saremmo diventati una coppia, che io avrei perso la verginità e che lui finalmente avrebbe avuto il coraggio di mollare la sua fidanzata per mettersi definitivamente con me. Ma non andò così. Come ben sapete poi la verginità (vaginale) l’ho persa con Stefano. 
   Giuliano mi riportò a casa mia. Scesi dalla vespa e lo guardai.
   “Perché mi hai riportata a casa? Ti avevo detto che stanotte mi sarebbe piaciuta passarla con te, a casa tua”.
   “In verità ho promesso a Manuela che sarei passato a salutarla, dopo la festa. Quindi il dovere mi chiama. Magari possiamo vederci domani”.
   “Certo” abbassai la fronte per lo sconforto. Non contavo un cazzo per lui. Ero solo un buco da riempire. “Come vuoi”.
   “Allora a domani” prima di partire mi diede una bella pacca sul sedere. “Tienilo ben in caldo questo bel culone, che domani te lo voglio montare per bene”.
   “Ok” risposi. Avevo il morale a terra, e se ne sarebbe accorto chiunque, ma lui no. O forse sì, ma fece finta di niente. Non aveva abbastanza palle per fare la cosa giusta, e cioè lasciare Manuela per fidanzarsi con me.
   Due giorni dopo Stefano mi chiese di uscire con lui, e finalmente si decise a fare il primo passo. Giuliano aveva perso il treno. Ormai ero diventata la ragazza di un altro.

Sabrina.

lunedì 4 dicembre 2017

sabato 2 dicembre 2017

Quello che ho fatto per lei. 

(in foto: Angela White, No More Cars, Zishy.com)


   “Per ritornare al discorso di prima” mi disse Pippo, “cioè quando mi dicevi che Cinzia non ti va a genio, devo dire che lei invece nonostante i contrasti che avete avuto in passato, ha molta stima di te”.
   “Ma falla finita!” risposi divertita. “Lo sanno tutti che tra noi c’è solo odio profondo”.
   “Ti sbagli Sabrina. Forse un tempo era così. Adesso Cinzia ti apprezza molto. Anzi, ti dirò di più, secondo me lei ti ha sempre apprezzata, però siccome tra di voi c’era una forte rivalità allora lei cercava di mostrare il contrario. Ma secondo me lei ha sempre apprezzato il fatto che tu sei così come appari, non indossi nessuna maschera, non hai mai cercato di nascondere il tuo vero aspetto”.
   “Non ci credo” sentenziai.
   “E allora ti racconterò un fatto che è accaduto pochi mesi fa. Eravamo ad una cena con i miei colleghi di lavoro, e Cinzia era l’unica donna, quindi ti lascio immaginare lo spirito goliardico e cameratistico che c’era al nostro tavolo, complice anche qualche bicchiere di vino di troppo. Ad un certo punto uno dei miei colleghi ha cominciato a ricordare il passato, la sua giovinezza e le sue conquiste amorose. E così gli altri lo hanno seguito a ruota elencando tutti i nomi delle ragazze più disponibili della città, con cui insomma era facile andare a letto senza alcuna complicazione sentimentale. Ebbene, è saltato subito fuori il tuo nome. Tutti quindi hanno cominciato a parlare di te e delle prestazioni sessuali per cui eri più famosa. Cinzia è stata lì in silenzio tutto il tempo ad ascoltare, poi ad un certo punto è scattata come una molla. E sai quando?”.
   “Quando?” ero rapita da quel racconto, perché sapevo di essere stata una ragazza molto facile da portare a letto, ma non credevo di essere argomento di discussione. Cioè sapevo benissimo di essermi resa protagonista di incredibili imprese erotiche, ma non credevo di essere rimasta nell’immaginario collettivo maschile, quasi quanto una celebre pornodiva del livello di Ilona Staller o Jessica Rizzo.
   “Cinzia è andata su tutte le furie quando uno dei miei colleghi ha detto che Sabrina Bocca e Culo era la ninfomane per eccellenza, e che non ce n’erano ragazze perennemente arrapate come lei. A quel punto Cinzia è diventata nera di rabbia. Come vi permettete di dire tutte queste cattiverie sul conto di Sabrina? Gli ha detto. Sabrina è una donna vera, non come quelle stupide santarelline delle vostre mogli, che hanno tanta voglia di cazzo ma fanno finta che non è vero. Lei ti ha difesa, e ha messo in ridicolo i miei colleghi di lavoro. Perché lei nonostante le apparenze ti stima molto”.
   “Questa è veramente una cosa da non credere” dissi. “Ma per quale motivo?”.
   “Precisamente non lo so, ma credo che il motivo sia legato alla vostra rivalità. Sai, di solito due rivali alla fine finiscono per stimarsi”.
   Quando ritornammo in soggiorno guardai Cinzia sotto un altro aspetto; il racconto di suo marito era riuscito a mettermela sotto una luce diversa.  Lei mi guardò e mi sorrise, ma non era la prima volta che lo faceva, lo aveva già fatto più volte durante la cena e io non avevo fatto altro che guardarla in cagnesco. Per quale motivo? Lei era riuscita a dimenticare, perché non potevo farlo anch’io? Eravamo due donne di quarantadue anni, non eravamo più due bamboline che si facevano la guerra per conquistarsi lo scettro di reginetta della scuola. E allora le sorrisi anch’io  e le porsi la mano, aspettando che lei me la stringesse nella sua.
   “Pace?” le chiesi.
   “Sabri, per me non c’è nemmeno bisogno di parlarne” mi strinse la mano e poi continuò dicendomi: “è vero, abbiamo avuto molte discussioni, l’ultima se ben ricordi è stata quando le nostre bambine hanno litigato, e siamo state convocate dalla preside, la quale ci ha fatto quel pistolotto di mezz’ora sul fatto che dovevamo seguire maggiormente le nostre ragazze. Ma ci sta che due persone litigano, non è normale invece portare rancore per tutta la vita. Non ne vale davvero la pena di farsi il sangue amaro per delle discussioni”.
   “Hai ragione” dissi.
   “E poi non scorderò mai quello che tu hai fatto per me”.
   “Ok, allora è tutto chiarito” esultò Pippo. “Le pupe del liceo unite finalmente da una solida amicizia. Bisogna festeggiare. Stefano, dov’è lo spumante?”.
   “Dovrebbe essere in frigo” rispose mio marito. “Ne abbiamo sempre una bottiglia per le occasioni speciali. La vado subito a prendere”.
   Stappammo la bottiglia e brindammo levando i calici in alto.
   “Alle nostre bambole!” esultò ancora Pippo.
   “Smettila cretino!” rispose Cinzia scoppiando a ridere, e quella scenetta divertì anche me. Pippo sapeva essere un vero personaggio da avanspettacolo, l’anima della festa per intenderci, quello che arriva e mette energia ad una festa partita male.
   Quella notte, dopo la cena, non riuscii a prendere sonno. Continuavo a pensare a quello che aveva detto Cinzia. Mi aveva detto: “e poi non scorderò mai quello che tu hai fatto per me”. Ma perché? Cosa avevo fatto per lei? Quella domanda mi ossessionò per tutta la notte. Non riuscivo proprio a ricordare. Doveva essere successo qualcosa, qualcosa che io avevo fatto. Ma cosa? Era terribile. Era come avere un tarlo che mi stava mangiucchiando la testa. Non riuscivo a venire a capo di quella faccenda. Cosa avevo fatto per lei? E perché lei non lo avrebbe scordato mai? Forse perché era qualcosa di veramente importante. E se era una cosa così importante, come mai non la ricordavo? 
   Poi all’improvviso mi venne l’illuminazione. Da ciò che mi aveva raccontato Pippo, Cinzia aveva preso le mie difese durante la cena con i suoi colleghi. Ma anche io una volta avevo difeso lei, tanto anni prima. Ero molto sbronza, e forse per questo motivo facevo fatica a ricordarlo, ma era successo. Avevo difeso Cinzia. Cercai di sforzarmi e di ricordare tutti i particolari di quell’episodio, e poi alla fine riuscii a ricomporre un quadro dettagliato di come si svolsero i fatti...

Sabrina.  

giovedì 30 novembre 2017

martedì 28 novembre 2017

È tutto ok.


   Io e Giuliano ci rivestimmo frettolosamente, e mentre cercavo di infilarmi i vestiti (in modo goffo e impacciato, perché quando vai di fretta ti riesce tutto male) cercai di dare una spiegazione a mio figlio, che mi aveva beccata a fare l’amore con un uomo che non era il suo papà. Ma più parlavo e più mi rendevo conto che mi stavo arrampicando sugli specchi, nel disperato tentativo di fargli capire che quello che stavo facendo non era un qualcosa di irregolare. Ma sproloquiavo senza dire nulla di sensato, cioè girando attorno alla questione.
   “Tesoro, non è come credi” dissi. “Io e Giuliano non stavamo facendo niente di male. È normale se tua madre ogni tanto si concede ad altri uomini, e questo non vuol dire che non amo più tuo padre. Anzi, lo amo moltissimo, e lui lo sa che ogni tanto faccio l’amore con Giuliano. Quindi è tutto ok”.
   “Mamma, non c’è bisogno che mi dici le bugie. Tutto questo riguarda solo te e papà”.
   “Tesoro, non è una bugia. Tuo padre è davvero a conoscenza della relazione che ho con Giuliano” nel frattempo avevo infilato le maniche della camicetta, e senza abbottonarla andai verso mio figlio. Avevo le tette di fuori ma non era certo un problema che Rocco potesse vedermi in quel modo, dal momento che mi aveva vista nuda centinaia di volte.
   Gli presi il viso con entrambe le mani e me lo portai sul seno. Era un gesto che facevo a entrambi, sia a Rocco che a Moana, fin da quando erano piccoli. E continuavo a farlo anche adesso che erano grandi. Era il mio modo di dimostrargli il mio amore, e di fargli capire che nonostante tutto io ero sempre la loro mamma. Era un gesto che li faceva sentire meglio ogni volta che li vedevo un po' giù di morale, forse perché inconsciamente gli ricordava il periodo dell’allattamento, quando con le loro piccole bocche succhiavano il latte dalle mie tette. Ma questa volta Rocco si divincolò, quasi rifiutando il mio corpo.
   “Lascia stare, mamma. Va tutto bene”.
   Allora capii. Rocco non stava rifiutando il mio seno, era semplicemente in imbarazzo per la presenza di Giuliano, che in qualche modo avrebbe potuto considerare quel gesto un po' infantile. Ma che male c’era? Io ero sua madre, e lui aveva tutto il diritto di accoccolarsi con il viso sulle mie tette.
   “Rocco, sai benissimo che non ti mentirei mai. Sono sempre stata molto sincera sia con te che con tua sorella, quindi devi credermi quando ti dico che tuo padre lo sa bene che io e Giuliano ogni tanto andiamo a letto insieme. Ma questo non cambia niente. Io continuo ad essere sua moglie e lui mio marito”.
   “Rocco, lo so che è difficile accettarlo” Giuliano mi venne in soccorso, “ma tua madre è una donna come tutte le altre, con le sue esigenze e i suoi desideri di natura sessuale. Ed è naturale che cerchi di appagare le sue pulsioni”.
   “Smettetela di trattarmi come un ragazzino. Sono abbastanza adulto da accettare ciò che ho appena visto. Mia madre si stava facendo una bella scopata extraconiugale. Punto. Tutto il resto non mi riguarda. L’importante è sapere che mia madre è felice”.
   “Oh sì tesoro, lo sono eccome” risposi. “Come potrei non esserlo avendo al mio fianco due uomini come tuo padre e Giuliano? E poi ho te e Moana, i miei due angeli, la cosa più preziosa della mia vita. Insomma sono la donna più felice del mondo”.
   “Senti un po', disgraziato” disse Giuliano, “invece tu cosa ci fai qui? Non dovresti essere a lavoro?”.
   “Oggi no. È il mio giorno di riposo, e sono passato a salutare Beatrice, che mi ha detto che mia madre era qui in ufficio con te, e allora ho pensato di venirla a salutare e vi ho trovati a fare l’amore”.
   “Adesso che ci siamo chiariti, mica ti dispiacerebbe lasciarci concludere quello che avevamo cominciato?” gli chiese Giuliano. “Avevamo quasi finito, tua madre stava quasi per venire, e anche a me mancava poco per sborrare”.
   “Ok, vi lascio finire” rispose mio figlio e mi diede un bacio su una guancia. “Ciao mamma. Ti voglio bene”.
   “Anche io ti voglio bene, tesoro”.
   A quel punto uscì dall’ufficio e ricominciammo a fare l’amore, e Giuliano riuscì a riportarmi al punto in cui eravamo stati interrotti, e mi fece venire alla grande, poi toccò a lui, il quale mi svuotò tutta la sua sborra in figa.
   Dopo aver ottenuto ciò che avevamo entrambi desiderato, indossai i miei vestiti e me ne andai. Quella sera Stefano avrebbe portato a casa degli amici, e io avrei fatto di tutto per far su di loro una buona impressione, cucinando qualcosa di speciale. Quindi andai a fare la spesa e poi direttamente a casa per mettermi all’opera.
   Erri non c’era. Gli avevo fatto un bello scherzetto. Infatti gli avevo promesso una punizione severa, e io mantengo sempre le promesse; avevo cambiato la password di Internet senza dirgli nulla, così adesso se voleva collegarsi alla rete era costretta a uscire di casa. C’era infatti la biblioteca di quartiere con il wi-fi libero, e quindi Erri doveva andarsene lì quando voleva spararsi la sua dose giornaliera di porno. E poi la notte era fregato, perché la biblioteca chiudeva alle sette di sera. E infatti lo vidi rientrare alle sette e mezza; lo feci cenare e poi se ne andò in camera sua a giocare al suo solito videogioco di guerra.
   Ero molto fiera di quello che avevo fatto, così almeno uscendo di casa per raggiungere la biblioteca avrebbe avuto l’occasione di confrontarsi con il mondo esterno e quindi di crescere.
   Intanto si fecero le dieci e la cena era pronta, e Stefano rientrò a casa in compagnia dei suoi nuovi amici. Non potevo sapere che in realtà conoscevo bene la Cinzia di cui mi aveva parlato. Come potevo immaginarlo che era proprio lei?
   Conoscevo Cinzia fin dai tempi della scuola, e avevo sempre avuto un pessimo rapporto con lei. E sua figlia a sua volta aveva frequentato la stessa scuola della mia Moana, e anche tra di loro, proprio come tra me e Cinzia, c’era stato un rapporto burrascoso. Era una storia che si ripeteva; spesso se ne erano date di santa ragione, e nella maggior parte dei casi i motivi erano stati veramente futili. Proprio come tra me e Cinzia.
   Io avevo sempre avuto una pessima considerazione di lei, la consideravo una sorta di escort, che si concedeva ai ragazzi in base al loro reddito. E lei invece considerava me come una zoccola di basso livello, perché a me non me ne fregava niente di fare i conti in tasca ai ragazzi con cui andavo a letto. Ma se ci penso il motivo reale di questo rapporto conflittuale in fin dei conti era davvero stupido; il fatto è che eravamo entrambe le ragazze più desiderate della scuola, e questa cosa ci trasformò di conseguenza in rivali senza scrupoli, pronte a utilizzare qualsiasi arma pur di sottrarci a vicenda la corona di reginetta della scuola. Perché si sa che di reginetta ce ne può essere soltanto una.

Sabrina.

domenica 26 novembre 2017

Beccata sul palo. 

(in foto: Ava Addams, Survey My Pussy, Brazzers.com)


   L’aver risolto con mio marito la questione della relazione che avevo con Giuliano mi riempiva di gioia. Finalmente mi sentivo libera di poter godere della mia duplice condizione sentimentale. Potevo essere sia la donna di Giuliano che la donna di Stefano, senza dover sentire dentro quel rimorso terribile di chi sta facendo qualcosa di scorretto. E non appena Stefano era uscito di casa mi era venuta una gran voglia di condividere questa emozione con Giuliano. Volevo dirgli che finalmente potevamo amarci alla luce del sole, e fare l’amore ogni volta che ne avevamo voglia, perché Stefano era un marito speciale, un uomo fantastico, che sapeva mettere da parte il suo orgoglio maschile pur di rendere felice la propria donna.
   Stefano aveva dimostrato di amarmi davvero, perché pur di continuare ad avermi accanto a se era disposto anche a condividermi con un altro uomo. Se questo non è amore allora non lo so il significato di questa parola. Altri uomini probabilmente mi avrebbero messa all’angolo obbligandomi a fare una scelta, e pronunciando le famose parole: “o lui o me”. Per fortuna Stefano era diverso, e proprio per questo motivo avevo deciso di sposarlo, perché sapevo che lui sarebbe stato sempre comprensivo con me, e mi avrebbe considerata non come una proprietà privata, ma come una donna libera di vivere le proprie esperienze.
   E così quel pomeriggio andai allo strip bar di Giuliano per raccontargli ogni cosa, e per dirgli di quanto ero felice adesso che potevo avere entrambi. Non mettevo piede al Biancaneve Strip Bar da qualche anno, cioè da quando ci lavorava anche nostra figlia Moana. Ricordo che fui io a obbligare Giuliano a licenziarla. Non mi piaceva affatto che mia figlia fosse preda di pervertiti e che si esibisse nuda sul palco di un locale di spogliarello. Non era quello che speravo per lei. Moana meritava di più, non certo uno squallore simile. E infatti dopo averle affidato la gestione del negozio di intimo era diventata un’impeccabile amministratrice di un’attività molto remunerativa. Moana si era dimostrata molto capace ed abile nella gestione dell’attività. Converrete con me che era sprecata per il lavoro di spogliarellista, dal momento che aveva delle doti commerciali nascoste che adesso stavano facendo andare a gonfie vele il nostro negozio.
   Però ricordo che in quel periodo, quando lavorava allo strip bar, Moana si era guadagnata una certa popolarità. Posso dire con orgoglio che era stata la vera reginetta del palco, desiderata ardentemente da tutti i clienti del bar. Forse anche per via delle sue esibizioni a dir poco fantasiose. Il numero con cui si era fatta conoscere era quello che tutti chiamavano “la fontana”; dopo essersi spogliata allargava le gambe dall’alto del palco e iniziava ad annaffiare con la pipì il suo pubblico.
   Poi si era inventata il numero con le palle da biliardo; praticamente si infilava delle palle da biliardo su per il condotto anale e poi le risputava fuori. Ne riusciva a infilare anche tre alla volta, sotto gli occhi imbambolati dei clienti dello strip bar. Mia figlia è una vera acrobata del sesso anale, questo devo riconoscerlo; con il retto riesce a farci di tutto. Bisogna ammettere che io e il suo papà eravamo riusciti a tirare su una vera macchina per far godere gli uomini.
   In ogni modo, come dicevo poco fa, non mettevo piede nello strip bar da qualche anno, ma mi sembrò identico a come lo avevo lasciato, con la differenza che Moana non c’era più. Però c’era comunque una ragazza che in qualche modo era lì in rappresentanza della nostra famiglia, ovvero Beatrice. Per chi non lo ricordasse, Beatrice era la fidanzata di nostro figlio Rocco, e lavorava nello strip bar di Giuliano da quasi un anno, e ormai era diventata una sorta di celebrità per i clienti abituali. In qualche modo aveva colmato il vuoto che aveva lasciato Moana.
   A rendere Beatrice così preziosa agli occhi di quella platea di arrapati che frequentavano il locale era che Beatrice in realtà era una trans bellissima, con un corpo che avrebbe fatto invidia ad ogni donna, e con i lineamenti del viso molto delicati e un sorriso che ti catturava in un’istante.
   Quando mi vide corse verso di me ad abbracciarmi calorosamente e urlando: “mamma Sabri!”.
   La accolsi tra le mie braccia come una figlia. Beatrice era la donna che mio figlio amava, e di conseguenza era a tutti gli effetti una di noi, parte della nostra famiglia.
   “Tesoro!” esclamai tenendomela stretta. “Come sei bella!”.
   Una cosa che mi aveva sempre colpito di Beatrice era il suo profumo; odorava di ciliegie e frutti di bosco ventiquattro ore su ventiquattro. Era indubbiamente lo shampoo che utilizzava. E poi la pelle, quando gliela toccavo mi dava sempre una piacevole sensazione; era porosa, come quella degli uomini.
   “Fatti guardare” gli dissi, e allora le presi la mano e gliela alzai in alto e poi le feci fare un giro su se stessa. Accidenti quanto era gnocca. Era ovvio che mio figlio ci aveva perso la testa. Beatrice indossava un completino in pvc nero, con il pezzo di sotto a culotte che metteva in risalto le deliziose forme del suo bel culo. Ai piedi portava i tacchi a spillo su cui lei sapeva muoversi con una certa padronanza, e quando camminava le donavano una postura altamente erotica e allo stesso tempo elegante. Beatrice certe volte mi faceva pensare ad un felino, forse per l’incredibile sensualità che aveva nel muoversi.
   “Che ci fai qui, mamma Sabri?” mi chiese.
   “Devo dire una cosa importante a Giuliano” risposi. Le diedi un bel bacio su una guancia e mi avviai verso l’ufficio. Entrai e mi chiusi la porta alle spalle. Lui era dietro la sua scrivania a sbrigare le faccende burocratiche che tanto danno sui nervi a chi gestisce un’attività.
   Dopo avergli raccontato ciò che era accaduto, e cioè che avevo messo Stefano a conoscenza della relazione che avevo con lui, e che quindi si era dimostrato disponibile a condividermi, Giuliano ebbe una reazione inaspettata; infatti volle scoparmi subito. Si alzò dalla sedia e venne verso di me e mi prese il viso con entrambe le mani.
   “Tesoro, questo è bellissimo. Vuol dire che possiamo amarci senza doverlo fare di nascosto”.
   “Esatto! Non è meraviglioso?”.
   “Tu sei meravigliosa” con le mani raggiunse le mie natiche e me le palpò energicamente, poi mi alzò la gonna scoprendomi il culo e iniziò a baciarmi il collo, e io alzai la testa per lasciarlo fare e chiusi gli occhi perché ogni volta che mi baciava in quel modo mi venivano dei piacevoli brividi. Con le mani raggiunse i bottoni della mia camicetta bianca e iniziò a farli uscire tutti dalle asole, e le mie tette uscirono fuori e lui iniziò a succhiarmi i capezzoli.
   Ci spogliammo in fretta e furia; avevamo troppa voglia di farlo. Poi Giuliano mi spinse verso la scrivania e con un braccio spazzò via tutto quello che c’era sopra per fare spazio a me, a quel punto mi fece distendere sulla schiena, mi afferrò le caviglie e mi spalancò le cosce. Ero sua, stava per dimostrarmelo, ero completamente nelle sue mani, e il suo cazzo duro mi entrò dentro. Iniziò a scoparmi ed era bellissimo, ed era ancora più bello sapere che era tutto lecito. Stavo facendo l’amore con Giuliano, ma questo non equivaleva ad un tradimento di mio marito.
   Eravamo così eccitati che nessuno di noi due si accorse che qualcuno aveva appena aperto la porta dell’ufficio. Giuliano era troppo impegnato a penetrarmi con il suo grosso cazzo, facendolo entrare dentro fino all’ultimo centimetro, fino alle palle, e io… beh io quando facevo l’amore con Giuliano perdevo completamente la ragione. Quindi ad un certo punto una voce familiare interruppe quel sensazionale amplesso, proprio mentre stavo per venire.
   “Mamma, che ci fai qui?” era mio figlio Rocco, a cui probabilmente adesso avrei dovuto dare delle spiegazioni. D’altronde non è una cosa che capita tutti i giorni a un figlio di beccare la propria mamma distesa su un tavolo con le cosce aperte mentre si sta facendo scopare da un uomo che non è suo marito.

Sabrina. 
     

venerdì 24 novembre 2017