martedì 3 luglio 2018
sabato 30 giugno 2018
giovedì 28 giugno 2018
La maialata
LIVE.
(in foto: Cherry Kiss, All Natural Blonde, 21Naturals.com)
In cosa consisteva esattamente la maialata di cui parlava Moana? Praticamente nel fare l’amore in presenza del nostro caro dirimpettaio. Avevamo infatti un tizio che ci spiava in continuazione, o meglio in realtà spiava Moana. Era sempre lì al balcone (certe volte munito di un sofisticato binocolo) che guardava nella nostra camera da letto. E siccome Moana era sempre stata un po' esibizionista lo lasciava spiare tutte le volte che faceva l’amore, oppure quando si vestiva o quando si spogliava per mettersi a nanna. Tutte le volte che si accorgeva che quell’uomo era alla finestra a spiarla lei lasciava le tende spalancate per permettergli di vedere ogni cosa.
Era un uomo sulla sessantina, forse scapolo, forse vedovo, non lo sapevamo con certezza, ma in ogni caso era evidente che era innocuo, e che il suo principale obiettivo era soltanto guardare. E quindi Moana lo accontentava. D’altronde a lei le era sempre piaciuto sentirsi desiderata, e quel guardone con le sue attenzioni verso di lei la faceva sentire una specie di star, di icona del sesso, proprio per tutto il tempo che passava incollato alla porta finestra del suo balcone, con gli occhi incollati su di lei.
Per noi era sempre stata una presenza fissa, fin da quando avevamo deciso di trasferirci in quella casa. Ogni volta che avevamo fatto l’amore lui era sempre stato lì a godersi lo spettacolo. Una volta provai a dire a Moana che forse era meglio chiudere le tende prima di fare l’amore, ma lei mi rispose che ero un insensibile e anche un po' egoista, perché chiudere le tende voleva dire privare un uomo di uno spettacolo unico al mondo, lo spettacolo dell’amore. Uno spettacolo della natura di inestimabile valore. Perché chiudere le tende?
“Ti vergogni del tuo corpo?” mi chiese. “Io no, neanche un po'. E se è il mio corpo che vuole vedere io glielo faccio vedere volentieri. E gli faccio vedere anche come faccio l’amore. Che male c’è? È una cosa naturale come tutti i fenomeni di questo mondo, tipo l’aurora boreale, il tramonto e gli arcobaleni”.
Come sempre Moana aveva sempre ragione. E poi, mi disse ancora, che io non riuscivo neppure a rendermi conto dell’importanza che ormai le nostre vite avevano assunto per quell’uomo; noi (ma in verità soltanto lei) gli offrivamo l’opportunità di una vita più emozionante, che altrimenti sarebbe stata certamente piatta e noiosa.
“E cosa c’è di più bello di rendere la vita di un uomo annoiato una vita ricca di emozioni e piaceri?” Moana se ne uscì con questa frase che secondo me riassumeva meravigliosamente il suo pensiero, e forse anche quello di sua madre. In quelle parole era racchiusa la sua filosofia di vita (e quella di Sabrina). Una filosofia indubbiamente altruista e generosa.
Insomma, Moana lasciandosi guardare era certa di dare a quell’uomo una vita migliore. E forse non aveva tutti i torti. Eppure nonostante ci spiasse da anni, noi non sapevamo neppure il suo nome, e lui non conosceva i nostri, perché i fin dei conti che importanza aveva? L’importante era poter guardare lo spettacolo della natura.
Ma questa volta le intenzioni di Moana erano diverse; per suggellare il nostro amore, che aveva resistito all’ennesima battuta di arresto (ne avevamo già avute altre, e probabilmente ne avremmo avute ancora), aveva deciso che avrebbe regalato un’altra esibizione al nostro dirimpettai guardone, ma questa volta lo avrebbe fatto “live”, davanti ai suoi occhi.
E allora mi prese per mano e iniziò a correre verso la palazzina di fronte alla nostra. Per fortuna, data la tarda ora, non c’era nessuno. Devo precisare che lei era ancora nuda, con la pelle tempestata di brillantini per via del fatto che eravamo reduci dalla festa in maschera di cui vi ho parlato nei post precedenti.
“Moana, sei sicura di volerlo fare?” le chiesi. “D’altronde sono le due di notte, magari è a letto che dorme”.
“E allora? L’amore è una manifestazione che non ha limiti di orario. Può avvenire alle cinque del mattino come alle quattro del pomeriggio. Il bello è anche questo, e cioè che è imprevedibile”.
E così ci trovammo di fronte al citofono dello stabile, ma senza conoscere il nome a cui suonare. Per fortuna ogni appartamento aveva il numero dell’interno. E Moana ipotizzò che quello del nostro dirimpettaio era l’interno quattro, per cui schiacciò il tasto e dopo un po' lui ci venne a rispondere. Una voce cavernosa, certamente provata dal sonno.
“Salve” disse Moana con una voce carica di calda sensualità, quasi da centralinista di una hotline. “Siamo la coppia che vive dall’altra parte della strada. Potremmo salire da lei per qualche minuto? Abbiamo una cosa urgente da farle vedere”.
A quel punto seguirono degli attimi di silenzio, in cui Moana mi guardò negli occhi con un sorriso di complicità; quello che stavamo facendo la divertiva molto. Io invece ero sicuro che il nostro guardone ci avrebbe mandato via, minacciandoci di chiamare la polizia. E invece dopo qualche manciata di secondi il cancello si aprì e noi entrammo nell’androne della palazzina, e Moana corse verso la rampa di scale che portava su, e io dietro di lei. Era eccitata e divertita allo stesso tempo, e aveva l’affanno, dovuto appunto all’eccitazione per quello che stava per accadere, e alla consapevolezza che quella cosa era obiettivamente una follia.
Dopo aver percorso tutta la rampa di scale arrivammo all’ultimo piano, dove c’era il suo appartamento, ma la porta era chiusa, quindi Moana bussò ma senza alcun esito, però era certa che lui era lì dietro a guardarci dallo spioncino. E allora si prese le tette tra le mani e iniziò a smanacciarsele proprio nella sua direzione, verso quell’occhio di vetro che stava al centro della porta.
“Sono proprio io” disse palpandosi energicamente il seno, “la biondina tutto sesso che abita di fronte a lei. Io e Berni siamo ritornati insieme, e abbiamo intenzione di fare l’amore, per cui le conviene aprire se vuole assistere alla monta. Ma questa volta le offriamo l’opportunità di farlo in diretta, davanti ai suoi occhi”.
La porta a quel punto si aprì. Lo spettacolo poteva cominciare.
Berni.
Era un uomo sulla sessantina, forse scapolo, forse vedovo, non lo sapevamo con certezza, ma in ogni caso era evidente che era innocuo, e che il suo principale obiettivo era soltanto guardare. E quindi Moana lo accontentava. D’altronde a lei le era sempre piaciuto sentirsi desiderata, e quel guardone con le sue attenzioni verso di lei la faceva sentire una specie di star, di icona del sesso, proprio per tutto il tempo che passava incollato alla porta finestra del suo balcone, con gli occhi incollati su di lei.
Per noi era sempre stata una presenza fissa, fin da quando avevamo deciso di trasferirci in quella casa. Ogni volta che avevamo fatto l’amore lui era sempre stato lì a godersi lo spettacolo. Una volta provai a dire a Moana che forse era meglio chiudere le tende prima di fare l’amore, ma lei mi rispose che ero un insensibile e anche un po' egoista, perché chiudere le tende voleva dire privare un uomo di uno spettacolo unico al mondo, lo spettacolo dell’amore. Uno spettacolo della natura di inestimabile valore. Perché chiudere le tende?
“Ti vergogni del tuo corpo?” mi chiese. “Io no, neanche un po'. E se è il mio corpo che vuole vedere io glielo faccio vedere volentieri. E gli faccio vedere anche come faccio l’amore. Che male c’è? È una cosa naturale come tutti i fenomeni di questo mondo, tipo l’aurora boreale, il tramonto e gli arcobaleni”.
Come sempre Moana aveva sempre ragione. E poi, mi disse ancora, che io non riuscivo neppure a rendermi conto dell’importanza che ormai le nostre vite avevano assunto per quell’uomo; noi (ma in verità soltanto lei) gli offrivamo l’opportunità di una vita più emozionante, che altrimenti sarebbe stata certamente piatta e noiosa.
“E cosa c’è di più bello di rendere la vita di un uomo annoiato una vita ricca di emozioni e piaceri?” Moana se ne uscì con questa frase che secondo me riassumeva meravigliosamente il suo pensiero, e forse anche quello di sua madre. In quelle parole era racchiusa la sua filosofia di vita (e quella di Sabrina). Una filosofia indubbiamente altruista e generosa.
Insomma, Moana lasciandosi guardare era certa di dare a quell’uomo una vita migliore. E forse non aveva tutti i torti. Eppure nonostante ci spiasse da anni, noi non sapevamo neppure il suo nome, e lui non conosceva i nostri, perché i fin dei conti che importanza aveva? L’importante era poter guardare lo spettacolo della natura.
Ma questa volta le intenzioni di Moana erano diverse; per suggellare il nostro amore, che aveva resistito all’ennesima battuta di arresto (ne avevamo già avute altre, e probabilmente ne avremmo avute ancora), aveva deciso che avrebbe regalato un’altra esibizione al nostro dirimpettai guardone, ma questa volta lo avrebbe fatto “live”, davanti ai suoi occhi.
E allora mi prese per mano e iniziò a correre verso la palazzina di fronte alla nostra. Per fortuna, data la tarda ora, non c’era nessuno. Devo precisare che lei era ancora nuda, con la pelle tempestata di brillantini per via del fatto che eravamo reduci dalla festa in maschera di cui vi ho parlato nei post precedenti.
“Moana, sei sicura di volerlo fare?” le chiesi. “D’altronde sono le due di notte, magari è a letto che dorme”.
“E allora? L’amore è una manifestazione che non ha limiti di orario. Può avvenire alle cinque del mattino come alle quattro del pomeriggio. Il bello è anche questo, e cioè che è imprevedibile”.
E così ci trovammo di fronte al citofono dello stabile, ma senza conoscere il nome a cui suonare. Per fortuna ogni appartamento aveva il numero dell’interno. E Moana ipotizzò che quello del nostro dirimpettaio era l’interno quattro, per cui schiacciò il tasto e dopo un po' lui ci venne a rispondere. Una voce cavernosa, certamente provata dal sonno.
“Salve” disse Moana con una voce carica di calda sensualità, quasi da centralinista di una hotline. “Siamo la coppia che vive dall’altra parte della strada. Potremmo salire da lei per qualche minuto? Abbiamo una cosa urgente da farle vedere”.
A quel punto seguirono degli attimi di silenzio, in cui Moana mi guardò negli occhi con un sorriso di complicità; quello che stavamo facendo la divertiva molto. Io invece ero sicuro che il nostro guardone ci avrebbe mandato via, minacciandoci di chiamare la polizia. E invece dopo qualche manciata di secondi il cancello si aprì e noi entrammo nell’androne della palazzina, e Moana corse verso la rampa di scale che portava su, e io dietro di lei. Era eccitata e divertita allo stesso tempo, e aveva l’affanno, dovuto appunto all’eccitazione per quello che stava per accadere, e alla consapevolezza che quella cosa era obiettivamente una follia.
Dopo aver percorso tutta la rampa di scale arrivammo all’ultimo piano, dove c’era il suo appartamento, ma la porta era chiusa, quindi Moana bussò ma senza alcun esito, però era certa che lui era lì dietro a guardarci dallo spioncino. E allora si prese le tette tra le mani e iniziò a smanacciarsele proprio nella sua direzione, verso quell’occhio di vetro che stava al centro della porta.
“Sono proprio io” disse palpandosi energicamente il seno, “la biondina tutto sesso che abita di fronte a lei. Io e Berni siamo ritornati insieme, e abbiamo intenzione di fare l’amore, per cui le conviene aprire se vuole assistere alla monta. Ma questa volta le offriamo l’opportunità di farlo in diretta, davanti ai suoi occhi”.
La porta a quel punto si aprì. Lo spettacolo poteva cominciare.
Berni.
martedì 26 giugno 2018
Il motivo per cui aveva
dato il retto a Darren.
(in foto: August, InTheCrack.com)
Lungo il tragitto verso casa mi chiusi in un terribile silenzio. Non sapevo cosa dire, e inoltre quello che avevo visto mi aveva reso molto nervoso. Avevo visto Moana che faceva sesso anale con Darren. E quindi mi chiedevo: a che gioco stava giocando? Era questo che volevo sapere. Perché se il suo intento era soltanto quello di farmi ingelosire e basta allora ci era riuscita benissimo. Però mi sentivo preso in giro, perché prima mi aveva fatto credere di essere interessata a ritornare con me, e poi si era fatta inculare da Darren.
Moana invece era euforica; non faceva che ripetere che era stata una festa sensazionale, e io dentro di me pensavo: forse per te lo è stata che hai dato via il tuo condotto anale a quello stallone da monta di Darren.
E poi sospirava in continuazione, come ogni volta che si sentiva appagata sessualmente. Sospirava e guardava nel vuoto con gli occhi innamorati a forma di cuore. Conoscevo bene Moana, e se faceva così era perché era innamorata. E non certo di me, ma di Darren. Era con lui che aveva appena fatto l’amore, per cui non poteva essere altrimenti.
Questa cosa mi fece perdere il senno, e ad un certo punto feci una cosa di cui non vado orgoglioso. Le chiesi delle spiegazioni riguardo a ciò che aveva fatto con Darren.
“Darren?” mi rispose. “Perché c’era anche lui? Non me ne sono proprio accorta”.
Fu a quel punto che feci quella cosa riprovevole che vi dicevo. Un atto orrendo che non si dovrebbe fare per nessuna ragione al mondo. Le afferrai i capelli con violenza e la strattonai, e lei rimase paralizzata, con gli occhi spalancati verso di me. Era la prima volta che lo facevo, e che le mettevo le mani addosso con l’intento di farle del male. E per la prima volta vidi la paura negli occhi di Moana, tanto che ebbi l’impressione di trovarmi di fronte ad un’altra persona. Moana non aveva mai avuto paura di niente e di nessuno; era sempre stata capace di difendersi da sola, e guai a farla arrabbiare. E invece quella volta sembrava indifesa, incapace di reagire, vittima della bastarda prepotenza di un uomo, e cioè io. Quando mai avrebbe permesso a qualcuno di trattarla in quel modo? Eppure era quello che stava succedendo.
“Quanto sei puttana! Ti ho vista mentre ti facevi fare il culo da lui, e adesso vorresti farmi credere che non ti sei accorta che alla festa c’era anche Darren”.
Moana cominciò a guardarmi con occhi supplichevoli, che dopo un po' iniziarono ad arrossarsi e a riempirsi di lacrime, ed ebbi la sensazione di vederla da bambina. Ovviamente non avevo mai visto Moana quando era una bambina, se non in qualche foto che mi aveva mostrato lei. Ebbene, era come se fosse ritornata ad essere la bambina di quelle foto che avevo visto, un angioletto biondo e indifeso a cui io stavo facendo del male. Stavo tirando i suoi capelli dorati, le avevo estirpato la felicità dal cuore e l’avevo sostituita con la paura, e infine l’avevo definita una “puttana”, soltanto perché aveva dato piacere col proprio corpo ad un altro uomo. Forse stavo esagerando. Moana aveva sempre fatto così. Mi aveva cornificato talmente di quelle volte che nemmeno lo ricordavo più il numero esatto. Ma era appunto col proprio corpo che lei dava piacere agli altri uomini, mai col proprio cuore. Il cuore lo aveva dato soltanto a me (e mi aveva dato anche molto altro come sapete, per esempio l’opportunità di fecondarla).
E in ogni caso continuavo a non capire il motivo per cui non reagiva. Come mai ancora non mi aveva mollato uno schiaffone? Da lei mi sarei aspettato proprio questa cosa, e cioè una manata in piena faccia da lasciarmi il segno per qualche giorno. E invece no, se ne rimase lì a fissarmi con lo sguardo impaurito e gli occhi traboccanti di lacrime. A quel punto le mie dita si allentarono e lasciai i capelli di Moana, e lei abbassò lo sguardo. Adesso che l’avevo lasciata, mi dicevo, avrei dovuto aspettarmi una reazione. E invece nulla. Rimase in silenzio e con la fronte abbassata. Cercai di calmarmi, perché era chiaro che la stavo trattando di merda e non se lo meritava. Moana era un angelo, era tutto ciò che un uomo poteva desiderare. Una macchina del sesso di notte e una mamma formidabile di giorno. Per non parlare delle sue impressionanti capacità manageriali. Tutte questo era racchiuso in quel corpo perfetto che avevo accanto, quel corpo senza nemmeno un difetto, che io stavo maltrattando. No, dovevo cercare di controllarmi. Non potevo farlo.
“Scusami, non volevo” dissi. “Ma è che certe volte mi fai veramente perdere la testa. Possibile che tu non abbia freni? Vieni ad una festa in maschera praticamente nuda, e poi ti imboschi con un tizio che conosci a stento per farci del sesso anale, noncurante del fatto che alla festa c’ero anch’io”.
“Proprio per questo l’ho fatto” rispose con un filo di voce ed evitando categoricamente di guardarmi negli occhi. “Proprio perché c’eri anche tu”.
“Non capisco. Cosa vuoi dire?”.
Intanto eravamo arrivati sotto casa, ma rimanemmo in macchina ancora un po' per discutere di quanto era successo quella sera. Lei si fece forza e finalmente alzò il suo sguardo verso di me, e vidi di nuovo il viso della bambina delle foto, cioè di Moana da piccola.
“L’ho fatto per farti innamorare di nuovo di me”.
“Facendoti penetrare analmente da un altro uomo?” domandai.
“Il mio intento non era di farlo alle tue spalle” continuò. “Sapevo che saresti venuto a cercarmi, per cui lo sapevo che mi avresti sorpresa a fare l’amore anale con Darren. Quello che volevo era farti ingelosire, solo così avresti preso coscienza del fatto che mi ami ancora”.
“E cosa ti fa pensare che ti amo ancora?”.
“Se non mi amavi allora non avresti reagito come hai reagito adesso. Per cui non puoi negarlo. Mi ami ancora. E io allo stesso tempo amo te, nonostante stasera abbia accolto Darren nel mio condotto anale. Lui ha avuto il mio corpo ma non il mio cuore. Quello ce l’hai tu”.
Ecco perché non aveva reagito quando le avevo strattonato i capelli con violenza, perché Moana aveva messo in conto anche questa reazione, e in un certo senso ci aveva sperato.
Dopo quella rivelazione l’espressione del viso di Moana cambiò radicalmente, e assunse il suo aspetto tipico di quando le viene voglia di fare l’amore, con quel suo caratteristico sorriso beffardo che sembrava volerti sfidare a fare qualcosa di veramente porco.
“Ti va di fare una maialata?” mi chiese. Non sapevo cosa avesse in mente, ma certe volte le venivano certe idee che avrebbero fatto arrossire anche gli uomini più depravati.
Berni.
Moana invece era euforica; non faceva che ripetere che era stata una festa sensazionale, e io dentro di me pensavo: forse per te lo è stata che hai dato via il tuo condotto anale a quello stallone da monta di Darren.
E poi sospirava in continuazione, come ogni volta che si sentiva appagata sessualmente. Sospirava e guardava nel vuoto con gli occhi innamorati a forma di cuore. Conoscevo bene Moana, e se faceva così era perché era innamorata. E non certo di me, ma di Darren. Era con lui che aveva appena fatto l’amore, per cui non poteva essere altrimenti.
Questa cosa mi fece perdere il senno, e ad un certo punto feci una cosa di cui non vado orgoglioso. Le chiesi delle spiegazioni riguardo a ciò che aveva fatto con Darren.
“Darren?” mi rispose. “Perché c’era anche lui? Non me ne sono proprio accorta”.
Fu a quel punto che feci quella cosa riprovevole che vi dicevo. Un atto orrendo che non si dovrebbe fare per nessuna ragione al mondo. Le afferrai i capelli con violenza e la strattonai, e lei rimase paralizzata, con gli occhi spalancati verso di me. Era la prima volta che lo facevo, e che le mettevo le mani addosso con l’intento di farle del male. E per la prima volta vidi la paura negli occhi di Moana, tanto che ebbi l’impressione di trovarmi di fronte ad un’altra persona. Moana non aveva mai avuto paura di niente e di nessuno; era sempre stata capace di difendersi da sola, e guai a farla arrabbiare. E invece quella volta sembrava indifesa, incapace di reagire, vittima della bastarda prepotenza di un uomo, e cioè io. Quando mai avrebbe permesso a qualcuno di trattarla in quel modo? Eppure era quello che stava succedendo.
“Quanto sei puttana! Ti ho vista mentre ti facevi fare il culo da lui, e adesso vorresti farmi credere che non ti sei accorta che alla festa c’era anche Darren”.
Moana cominciò a guardarmi con occhi supplichevoli, che dopo un po' iniziarono ad arrossarsi e a riempirsi di lacrime, ed ebbi la sensazione di vederla da bambina. Ovviamente non avevo mai visto Moana quando era una bambina, se non in qualche foto che mi aveva mostrato lei. Ebbene, era come se fosse ritornata ad essere la bambina di quelle foto che avevo visto, un angioletto biondo e indifeso a cui io stavo facendo del male. Stavo tirando i suoi capelli dorati, le avevo estirpato la felicità dal cuore e l’avevo sostituita con la paura, e infine l’avevo definita una “puttana”, soltanto perché aveva dato piacere col proprio corpo ad un altro uomo. Forse stavo esagerando. Moana aveva sempre fatto così. Mi aveva cornificato talmente di quelle volte che nemmeno lo ricordavo più il numero esatto. Ma era appunto col proprio corpo che lei dava piacere agli altri uomini, mai col proprio cuore. Il cuore lo aveva dato soltanto a me (e mi aveva dato anche molto altro come sapete, per esempio l’opportunità di fecondarla).
E in ogni caso continuavo a non capire il motivo per cui non reagiva. Come mai ancora non mi aveva mollato uno schiaffone? Da lei mi sarei aspettato proprio questa cosa, e cioè una manata in piena faccia da lasciarmi il segno per qualche giorno. E invece no, se ne rimase lì a fissarmi con lo sguardo impaurito e gli occhi traboccanti di lacrime. A quel punto le mie dita si allentarono e lasciai i capelli di Moana, e lei abbassò lo sguardo. Adesso che l’avevo lasciata, mi dicevo, avrei dovuto aspettarmi una reazione. E invece nulla. Rimase in silenzio e con la fronte abbassata. Cercai di calmarmi, perché era chiaro che la stavo trattando di merda e non se lo meritava. Moana era un angelo, era tutto ciò che un uomo poteva desiderare. Una macchina del sesso di notte e una mamma formidabile di giorno. Per non parlare delle sue impressionanti capacità manageriali. Tutte questo era racchiuso in quel corpo perfetto che avevo accanto, quel corpo senza nemmeno un difetto, che io stavo maltrattando. No, dovevo cercare di controllarmi. Non potevo farlo.
“Scusami, non volevo” dissi. “Ma è che certe volte mi fai veramente perdere la testa. Possibile che tu non abbia freni? Vieni ad una festa in maschera praticamente nuda, e poi ti imboschi con un tizio che conosci a stento per farci del sesso anale, noncurante del fatto che alla festa c’ero anch’io”.
“Proprio per questo l’ho fatto” rispose con un filo di voce ed evitando categoricamente di guardarmi negli occhi. “Proprio perché c’eri anche tu”.
“Non capisco. Cosa vuoi dire?”.
Intanto eravamo arrivati sotto casa, ma rimanemmo in macchina ancora un po' per discutere di quanto era successo quella sera. Lei si fece forza e finalmente alzò il suo sguardo verso di me, e vidi di nuovo il viso della bambina delle foto, cioè di Moana da piccola.
“L’ho fatto per farti innamorare di nuovo di me”.
“Facendoti penetrare analmente da un altro uomo?” domandai.
“Il mio intento non era di farlo alle tue spalle” continuò. “Sapevo che saresti venuto a cercarmi, per cui lo sapevo che mi avresti sorpresa a fare l’amore anale con Darren. Quello che volevo era farti ingelosire, solo così avresti preso coscienza del fatto che mi ami ancora”.
“E cosa ti fa pensare che ti amo ancora?”.
“Se non mi amavi allora non avresti reagito come hai reagito adesso. Per cui non puoi negarlo. Mi ami ancora. E io allo stesso tempo amo te, nonostante stasera abbia accolto Darren nel mio condotto anale. Lui ha avuto il mio corpo ma non il mio cuore. Quello ce l’hai tu”.
Ecco perché non aveva reagito quando le avevo strattonato i capelli con violenza, perché Moana aveva messo in conto anche questa reazione, e in un certo senso ci aveva sperato.
Dopo quella rivelazione l’espressione del viso di Moana cambiò radicalmente, e assunse il suo aspetto tipico di quando le viene voglia di fare l’amore, con quel suo caratteristico sorriso beffardo che sembrava volerti sfidare a fare qualcosa di veramente porco.
“Ti va di fare una maialata?” mi chiese. Non sapevo cosa avesse in mente, ma certe volte le venivano certe idee che avrebbero fatto arrossire anche gli uomini più depravati.
Berni.
sabato 23 giugno 2018
Anale con
Tarzan.
(in foto: Riley Jenner, JeshByJesh.com)
Eravamo appena arrivati alla festa e l’avevo già persa di vista. D’altronde come poteva essere altrimenti? Con tutti quegli astri nascenti del cinema hard, con corpi divini e cazzi enormi, era normale che Moana si sentisse come nel paese dei balocchi, dove il vizio e la lussuria regnavano incontrastati. Moana era in paradiso, come d’altronde lo ero anche io, con tutte le aspiranti dive del porno che bazzicavano la villa. Ma nonostante fossero dei concentrati di gnoccume, io non riuscivo a divertirmi quanto invece si stava divertendo lei. Era da un paio d’ore che stava vagando in quell’orgia di corpi, completamente nuda, con la pelle cosparsa di brillantini luccicanti e niente più, a farsi corteggiare in modo sfacciato da chiunque. E alla fine di certo avrebbe scelto qualcuno a cui concedere i propri buchi. E quel qualcuno non ero di certo io, dal momento che con quegli stalloni da monta, future star del porno, non potevo nemmeno immaginare di competere.
Io non facevo che cercarla con gli occhi; la seguivo dappertutto, nei limiti del possibile, perché poi spesso la perdevo di vista e allora mi mettevo a correre nel giardino della villa nel disperato tentativo di ritrovarla e appurarmi che non stesse facendo niente di porco. Mi ero trasformato in una specie di fidanzato geloso, anche se questa cosa non aveva alcun senso dal momento che lei non era più mia. Lei ormai apparteneva a chi riusciva a prendersela. Ma nonostante questo sentivo dentro una specie di rabbia, mi sarebbe piaciuto coglierla sul fatto, mentre si faceva inculare da qualcuno, o magari mentre faceva un pompino in uno dei bagni della villa, e dirle: “sei la degna figlia di Sabrina Bocca e Culo, praticamente una vacca da monta”. Era voglia di umiliarla, di ferirla, perché lei aveva fatto lo stesso con me, andandosene in giro per la villa, completamente nuda, a fare la puttanella con ogni stallone che gli capitava a tiro.
Poi ad un certo punto non la vidi più per circa un’ora e allora mi misi a cercarla dappertutto, anche negli angoli più remoti del giardino. Poi entrai nella villa e mi misi a frugare in tutte le stanze, molte delle quali erano occupate da aspiranti pornodive ubriache che si facevano montare senza ritegno. E finalmente trovai Moana; era in una camera, e stava avendo un epico rapporto anale con un aitante stallone da monta vestito da Tarzan. Tarzan contro la Regina dei Ghiacci, e a quanto pare stava vincendo lui, perché le stava facendo il culo senza sosta. Mi misi a guardare tutta la scena tramite lo spiraglio della porta socchiusa. Potevo entrare e fare una scenata, ma la tentazione di rimanere a spiare quell’inculata mi eccitava di più della voglia di mettermi a fare il fidanzato geloso (che non ero, dal momento che lei non era più la mia fidanzata). Chiunque fosse lui era davvero un professionista nello scoparsi le donne; praticamente si stava girando e rigirando la madre di mia figlia come voleva lui, e lei praticamente gli lasciava fare tutto quello che voleva, e quindi lui la metteva in posizioni davvero rocambolesche, continuando però a penetrarla analmente. A quanto pare il buco del culo della madre di mia figlia era il suo principale obiettivo, e infatti se lo stava facendo in tutte le posizioni possibili.
Ogni tanto però lo faceva uscire e glielo metteva in bocca, e allora lei lo accoglieva dentro e lo faceva godere come voleva lui. Lui voleva la bocca? Lei ubbidiva e lo accontentava. Poi rivoleva il culo, e allora lei si rimetteva in posizione (le posizioni le sceglieva lui, era lui a condurre il gioco) e si faceva penetrare di nuovo.
Ero molto eccitato e non riuscivo a smettere di guardare. Tremavo come una foglia, quasi come se avessi la febbre a quaranta, perché sapevo che stavo facendo una porcata, ancora di più di lei, che stava facendo sesso anale con un tizio travestito da Tarzan. Ma la porcata che stavo facendo io era ancora peggio; stavo spiando la mia ex fidanzata che si stava facendo inculare da un altro. Stavo godendo del suo rapporto rettale, delle schifezze che diceva (perché Moana quando faceva l’amore diceva un sacco di cose porche), dei suoi rantoli di piacere e delle numerose sculacciate che lui non dimenticava mai di dedicare al suo sedere divino.
Lui non riuscivo a vederlo bene, perché in qualche modo c’era sempre lei davanti. Ma poi ad un certo punto lo vidi. Era Darren, l’astro nascente del porno che avevo deciso di ingaggiare per il ruolo di protagonista del mio nuovo film. Quando iniziò a sborrare ebbi la conferma definitiva che era lui; soltanto lui infatti schizzava in modo così copioso. Fece una cumshot sul viso di Moana rendendola praticamente irriconoscibile. La sborra le colava dappertutto e faceva perfino fatica a tenere gli occhi aperti. Iniziò a dimenare le braccia in cerca di un tovagliolo con cui pulirsi da tutto quello sperma.
“Cazzo, dammi qualcosa!” sbottò divertita. “Non riesco a vedere nulla”.
“Io invece avrei voglia di rispedirti dal tuo Berni in queste condizioni, e dirgli: ecco quella troia della tua signora”.
“Non sono la sua signora” rispose lei. “O almeno non più, anche se devo ammettere che mi piacerebbe molto esserlo di nuovo”.
A quel punto cominciai ad avere non poche difficoltà a capire quello che stava succedendo. Perché aveva detto una cosa del genere se si era appena fatta inculare da Darren? Chi voleva, lui o me? A giudicare dal viso, completamente ricoperto del suo sperma, avrei detto che Moana ormai apparteneva a lui. Ma in verità non era così.
Non sapevo con esattezza come dovevo comportarmi. Da quando eravamo arrivati alla festa le mie emozioni erano state molto contrastanti; in principio ero stato accecato dalla gelosia, così tanto che avevo sperato di beccarla mentre faceva un pompino a qualcuno e poi umiliarla, dirle che non era altro che una vacca, proprio come sua madre. Poi dalla gelosia ero passato all’essere eccitato così tanto da tremare come in preda alle convulsioni. E adesso invece mi sentivo perplesso. Continuavo a chiedermi quali fossero le intenzioni di Moana. Insomma, avevo bisogno di spiegazioni. E le volevo subito.
Berni.
Io non facevo che cercarla con gli occhi; la seguivo dappertutto, nei limiti del possibile, perché poi spesso la perdevo di vista e allora mi mettevo a correre nel giardino della villa nel disperato tentativo di ritrovarla e appurarmi che non stesse facendo niente di porco. Mi ero trasformato in una specie di fidanzato geloso, anche se questa cosa non aveva alcun senso dal momento che lei non era più mia. Lei ormai apparteneva a chi riusciva a prendersela. Ma nonostante questo sentivo dentro una specie di rabbia, mi sarebbe piaciuto coglierla sul fatto, mentre si faceva inculare da qualcuno, o magari mentre faceva un pompino in uno dei bagni della villa, e dirle: “sei la degna figlia di Sabrina Bocca e Culo, praticamente una vacca da monta”. Era voglia di umiliarla, di ferirla, perché lei aveva fatto lo stesso con me, andandosene in giro per la villa, completamente nuda, a fare la puttanella con ogni stallone che gli capitava a tiro.
Poi ad un certo punto non la vidi più per circa un’ora e allora mi misi a cercarla dappertutto, anche negli angoli più remoti del giardino. Poi entrai nella villa e mi misi a frugare in tutte le stanze, molte delle quali erano occupate da aspiranti pornodive ubriache che si facevano montare senza ritegno. E finalmente trovai Moana; era in una camera, e stava avendo un epico rapporto anale con un aitante stallone da monta vestito da Tarzan. Tarzan contro la Regina dei Ghiacci, e a quanto pare stava vincendo lui, perché le stava facendo il culo senza sosta. Mi misi a guardare tutta la scena tramite lo spiraglio della porta socchiusa. Potevo entrare e fare una scenata, ma la tentazione di rimanere a spiare quell’inculata mi eccitava di più della voglia di mettermi a fare il fidanzato geloso (che non ero, dal momento che lei non era più la mia fidanzata). Chiunque fosse lui era davvero un professionista nello scoparsi le donne; praticamente si stava girando e rigirando la madre di mia figlia come voleva lui, e lei praticamente gli lasciava fare tutto quello che voleva, e quindi lui la metteva in posizioni davvero rocambolesche, continuando però a penetrarla analmente. A quanto pare il buco del culo della madre di mia figlia era il suo principale obiettivo, e infatti se lo stava facendo in tutte le posizioni possibili.
Ogni tanto però lo faceva uscire e glielo metteva in bocca, e allora lei lo accoglieva dentro e lo faceva godere come voleva lui. Lui voleva la bocca? Lei ubbidiva e lo accontentava. Poi rivoleva il culo, e allora lei si rimetteva in posizione (le posizioni le sceglieva lui, era lui a condurre il gioco) e si faceva penetrare di nuovo.
Ero molto eccitato e non riuscivo a smettere di guardare. Tremavo come una foglia, quasi come se avessi la febbre a quaranta, perché sapevo che stavo facendo una porcata, ancora di più di lei, che stava facendo sesso anale con un tizio travestito da Tarzan. Ma la porcata che stavo facendo io era ancora peggio; stavo spiando la mia ex fidanzata che si stava facendo inculare da un altro. Stavo godendo del suo rapporto rettale, delle schifezze che diceva (perché Moana quando faceva l’amore diceva un sacco di cose porche), dei suoi rantoli di piacere e delle numerose sculacciate che lui non dimenticava mai di dedicare al suo sedere divino.
Lui non riuscivo a vederlo bene, perché in qualche modo c’era sempre lei davanti. Ma poi ad un certo punto lo vidi. Era Darren, l’astro nascente del porno che avevo deciso di ingaggiare per il ruolo di protagonista del mio nuovo film. Quando iniziò a sborrare ebbi la conferma definitiva che era lui; soltanto lui infatti schizzava in modo così copioso. Fece una cumshot sul viso di Moana rendendola praticamente irriconoscibile. La sborra le colava dappertutto e faceva perfino fatica a tenere gli occhi aperti. Iniziò a dimenare le braccia in cerca di un tovagliolo con cui pulirsi da tutto quello sperma.
“Cazzo, dammi qualcosa!” sbottò divertita. “Non riesco a vedere nulla”.
“Io invece avrei voglia di rispedirti dal tuo Berni in queste condizioni, e dirgli: ecco quella troia della tua signora”.
“Non sono la sua signora” rispose lei. “O almeno non più, anche se devo ammettere che mi piacerebbe molto esserlo di nuovo”.
A quel punto cominciai ad avere non poche difficoltà a capire quello che stava succedendo. Perché aveva detto una cosa del genere se si era appena fatta inculare da Darren? Chi voleva, lui o me? A giudicare dal viso, completamente ricoperto del suo sperma, avrei detto che Moana ormai apparteneva a lui. Ma in verità non era così.
Non sapevo con esattezza come dovevo comportarmi. Da quando eravamo arrivati alla festa le mie emozioni erano state molto contrastanti; in principio ero stato accecato dalla gelosia, così tanto che avevo sperato di beccarla mentre faceva un pompino a qualcuno e poi umiliarla, dirle che non era altro che una vacca, proprio come sua madre. Poi dalla gelosia ero passato all’essere eccitato così tanto da tremare come in preda alle convulsioni. E adesso invece mi sentivo perplesso. Continuavo a chiedermi quali fossero le intenzioni di Moana. Insomma, avevo bisogno di spiegazioni. E le volevo subito.
Berni.
giovedì 21 giugno 2018
martedì 19 giugno 2018
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