venerdì 31 marzo 2017

mercoledì 29 marzo 2017

Tutta sola contro un'orda di arrapati.


   L’agriturismo era in collina, e per arrivarci la macchina percorse un sentiero disseminato di curve, e tutt’intorno una distesa incontaminata di verde. Di tanto in tanto un gregge di pecore ci sbarrava la strada e noi eravamo costretti a fermarci e aspettare che se ne andassero. Poi alla fine di questa strada ci ritrovammo in una vera oasi di pace, con un edificio rustico al centro di un piazzale e cinque piccoli appartamenti ai lati. Si vedeva in lontananza una stalla con dei cavalli e poi c’era anche una piscina. Ma stranamente nonostante la bellezza di questo paesaggio, non c’era nessuno nei paraggi. Possibile che eravamo gli unici ospiti dell’agriturismo?
   “Complimenti Moana” mi disse Berni. “Hai scelto proprio il luogo ideale per questo week-end”.
   “Beh, appena ho visto le foto su Internet ho subito pensato che fosse un piccolo paradiso. E infatti non mi sbagliavo. Lo è per davvero. E comunque il bello deve ancora venire”.
   “Ah sì?”.
   “Eh sì! Vedrai”.
   Berni parcheggiò la macchina in uno spiazzo dove ce ne erano anche altre. Quindi in fin dei conti non dovevamo essere gli unici ospiti. A quanto pare c’era anche qualcun altro. Eppure a parte i pacifici cavalli nella stalla non vedevo anima viva in tutta la zona. In ogni modo prendemmo le nostre valigie e ci avviammo verso l’edificio centrale, quello grande e dall’aspetto antico. Se c’era una reception di sicuro era lì dentro.
   Una volta entrati quello che ci trovammo davanti fu una sorpresa per entrambi. Io sapevo bene che era un agriturismo naturista, ma non credevo che ci sarebbero stati soltanto uomini. Credevo che avremmo incontrato altre coppie come noi con cui fare amicizia e magari passare del tempo insieme, e invece c’erano soltanto uomini. Inutile dirvi che erano tutti rigorosamente nudi, ed erano tutti uomini dai trenta in su. Erano lì che bighellonavano in quella specie di salone ricco di comfort, tra cui dei soffici sofà rossi e delle morbide poltrone di pelle. Alcuni stavano giocando con il biliardo, altri leggevano il giornale, ma il nostro ingresso fece cessare momentaneamente tutte le loro attività. 
   La mia presenza non passò inosservata; mi fissavano tutti, quasi come se non vedessero una ragazza da anni, e si fece un silenzio davvero imbarazzante. A quel punto si sentì qualcuno sussurrare: “che biondina da fottere!”. Cercai di coprirmi la scritta che avevo sul top che diceva “sono la tua maiala” incrociando le braccia; considerata la presenza di quell’orda di arrapati non mi sembrava il caso far vedere quel messaggio che avevo all’altezza delle tette.
   Il banco della reception era oltre il living room, quindi per arrivarci dovetti passare attraverso l’orda di arrapati. Per fortuna che c’era Berni con me. Mi sentivo come un agnellino in una tana di leoni affamati. Per tutto il tragitto non fecero che tenermi gli occhi incollati addosso, e iniziai a notare i primi accenni di erezioni. A quanto pare la mia presenza cominciò a indurirli di brutto. E allora in una manciata di secondi fu un vero e proprio fiorire di cazzi dritti, totem eretti in mio onore, pronti per omaggiarmi con il loro caldo nettare, eruttando come vulcani che sono stati per troppo tempo addormentati, e che adesso si risvegliano scatenando la loro ira.
   Possibile che non ci fossero donne? Davvero non capivo.
   “Sei sicura che siamo nel posto giusto?” mi chiese Berni.
   “Piacerebbe saperlo anche a me”.
   Dopo aver attraversato il living room ci trovammo in un’altra stanzetta dove c’era il bancone della reception, e ad accoglierci c’era una donna sui quaranta, anche lei nuda. Aveva un bel corpo da mamma, provato dagli anni ma ancora molto piacevole da guardare, e probabilmente anche da toccare. Sembrava molto annoiata, ma non abbastanza da farci un sorriso non appena ci vide.
   “Moana e Berni, immagino” disse.
   “Sì” risposi, “abbiamo prenotato un appartamento per il fine settimana”.
   “Certo” continuò lei. “Venite, vi offro un caffè”.
   Ci condusse attraverso una porta in quello che doveva essere il suo alloggio, che era un bilocale pieno di anticaglie e inutili ninnoli. Ci fece accomodare in cucina e iniziò a raccontarci della storia del suo agriturismo, e del perché lo aveva dedicato alla pratica del naturismo. Lo aveva fatto principalmente per rendere omaggio alla memoria del suo defunto marito, scomparso prematuramente. Era stato lui infatti ad avvicinarla a quella filosofia di vita, e quindi l’agriturismo era un modo per tenere in vita l’uomo che aveva tanto amato.
   “Sono sicura che voi vi aspettavate di trovare altre coppie come voi, con cui magari fare amicizia e intrattenervi, purtroppo invece al momento ci sono solo ospiti di sesso maschile, e questo un po' mi dispiace. Quando ho aperto l’agriturismo speravo in un target di ospiti diverso. Speravo che diventasse il luogo ideale per coppie di innamorati come voi, e invece non è stato così. I miei ospiti spesso sono guardoni, o uomini che sperano di partecipare ai giochi di letto delle sporadiche coppie che vengono qui per le vacanze. Voi comunque non avete nulla da temere, magari potrete sentirvi continuamente spiati, ma sappiate che qui vige la regola del rispetto. Sarai tu Moana a decidere se lasciarti spiare o lasciarti corteggiare dagli altri uomini. Se invece vorrai rimanere fedele al tuo fidanzato, loro lo capiranno benissimo e ti lasceranno in pace”.
   Ci diede le chiavi del nostro appartamento, e dopo aver bevuto il caffè che ci aveva offerto ce ne andammo verso l’alloggio. Berni sembrava molto perplesso. Ma il discorso della proprietaria era stato molto onesto; al momento eravamo l’unica coppia, quindi nell’agriturismo non c’erano che guardoni e uomini in cerca di avventure, e quindi noi saremmo stati preda delle loro attenzioni. Prendere o lasciare. Potevamo anche tornarcene in macchina e fare inversione di marcia, ma io non ne avevo voglia. Quella situazione non vi nascondo che mi eccitava non poco. Ero come carne fresca per un branco di lupi affamati.

Moana.

lunedì 27 marzo 2017

In viaggio verso il piacere.


   L’agriturismo era lontano. C’erano perlomeno tre ore di macchina, salvo imprevisti. Berni era stato così carino da fare una compilation di musica che ci avrebbe accompagnato lungo la strada; non era musica a caso, e questo l’avevo capito già dalla prima traccia, ovvero Piccola Stella Senza Cielo di Ligabue. Le canzoni che via via scorrevano nel lettore erano canzoni che avevano caratterizzato i momenti più belli del nostro fidanzamento. Ad esempio Piccola Stella Senza Cielo era la canzone che ci aveva fatto compagnia durante la prima volta che avevamo fatto l’amore. A seguire Tonight Tonight degli Smashing Pumpkins, la canzone della prima volta che Berni mi aveva sborrato dentro. Poi September Rain dei Guns ‘N’ Roses, che aveva contrassegnato la prima volta che Berni mi aveva eiaculato sul viso. E poi ce n’erano tante altre che allo stesso modo avevano segnato i nostri momenti più appassionati. Era stata un’idea molto carina la sua.
   Ma c’era qualcosa che sembrava volermi dire, ma che non riusciva a trovare la giusta collocazione. Qualcosa che lo turbava. Conoscevo bene il mio Berni, sapevo quando c’aveva qualcosa che non riusciva a tirare fuori. Quando c’era qualcosa che lo turbava si chiudeva in uno strano silenzio, quasi come nella sua mente si fosse creato un blocco di pensieri.
   “Allora, sputa il rospo” gli dissi. “Cos’è che ti turba? Vuoi che ti faccio un pompino mentre guidi? Io credo che sia meglio aspettare di arrivare all’agriturismo”.
   “No, non è questo” mi rispose. “Sai, mi stavo chiedendo come mai ieri sera allo strip bar non hai detto a nessuno del film che abbiamo realizzato. Insomma, ho visto i tuoi vecchi fans praticamente pendere dalle tue labbra, tutti che ti chiedevano quando saresti ritornata ad esibirti. Avresti potuto dir loro del film, magari potevi indirizzarli sulla piattaforma online per farglielo comprare. Perché non lo hai fatto?”.
   “Tesoro, lo so che per te quel film è davvero importante, ma io voglio che le persone continuino a guardarmi come ad una ragazza come le altre, e non come una pornostar. Non credo di essere portata per la popolarità. Ma ci pensi se diventassi una pornodiva professionista? La mia vita diventerebbe un inferno. Serate nei locali, ammiratori molesti e per non parlare del fatto di non poter più camminare liberamente per strada, senza dover essere additata in continuazione come una ninfomane. Perché parliamoci chiaro, è questo che molti uomini stupidamente pensano: se una ragazza decide di fare la pornodiva allora è una zoccola. Invece se un ragazzo si mette a fare il pornoattore è un eroe, uno che ha capito tutto della vita. Ti pare una cosa normale questa? No, non me la sento di fare questa vita. Sarei costretta ad andare in giro con una guardia del corpo ventiquattro ore su ventiquattro”.  
   “Beh, un po' mi dispiace che la pensi così. Sai in un certo senso speravo che saresti diventata una pornodiva di fama mondiale. D’altronde non ti manca niente per esserlo. E poi durante le riprese ho scoperto un aspetto di me che ancora non conoscevo”.
   “Cioè?”.
   “Mi eccitava molto vederti fare l’amore con altri uomini”.
   Non sapevo cosa dire. Era una cosa che non sapevo di Berni. Durante le riprese avevo sempre pensato che lui era così bravo da separare la sfera privata da quella lavorativa da riuscire a chiudere un occhio sul fatto che avevo rapporti con altri uomini. E poi si trattava di pura finzione, cioè io durante le riprese non sono mai riuscita a provare un orgasmo, appunto perché sapevo che era tutta una recita. E credevo che anche Berni la pensasse in quel modo. E invece no, a quanto pare durante le riprese lui aveva continuato a vedermi come la ragazza che lui amava, e di conseguenza le penetrazioni che ho avuto con i miei partner erano per lui motivo di eccitazione.
   Purtroppo rimanevo della mia convinzione, e cioè che la popolarità non faceva per me. Soprattutto la popolarità del porno. Per quanto riguarda la pratica del cuckold, se ne poteva discutere. Voi lo sapete che io sono sempre stata molto aperta a qualsiasi tipo di esperienza, per cui non vedo dove poteva essere il problema.
   “Perché non me l’hai detto prima?” gli chiesi.
   “Perché ci sono delle fantasie che forse è meglio non rivelare ad una fidanzata, soprattutto quando la fidanzata in questione sta per diventare moglie”.
   “E quindi reprimere tutto e rimanere un eterno insoddisfatto? Scusami se te lo dico tesoro, ma questa è proprio una cavolata”.
   Fin da quando avevo conosciuto Berni la sua priorità era sempre stata il rispetto. Forse era stato anche questo a farmi innamorare di lui. Gli altri ragazzi con cui ero stata prima non avevano esitato un secondo a eiacularmi in faccia a ogni fine rapporto, invece Berni no, perché la considerava una cosa irrispettosa. Allo stesso modo probabilmente quello della pratica del cuckold doveva sembrargli una cosa non proprio carina da fare con me. Forse perché condividere la propria donna con altri uomini era una cosa comunemente considerata perversa. Ma io sono sempre stata dell’idea che non c’è nulla di perverso quando le cose si fanno insieme, cioè quando sono entrambi a volerlo. È perverso (e probabilmente anche illegale) quando si fanno le cose senza il consenso di entrambe le parti interessate.
   Con il tempo comunque Berni aveva imparato che non mi dispiaceva quando mi eiaculava sul viso. Era una cosa che mi dava un certo piacere, soprattutto se a farlo era lui, che era l’uomo che amavo. E quindi ormai era diventata una specie di consuetudine farlo. Ormai Berni mi veniva sul viso ogni volta che facevamo l’amore. Aveva superato quello scoglio, potrei dire. Perché è di questo che si trattava. Berni aveva un sacco di scogli. Aveva avuto anche lo scoglio del sesso anale. All’inizio, nonostante fossi io a chiederglielo, non se la sentiva di penetrarmi analmente, perché diceva che non gli sembrava corretto nei miei confronti. Poi con il tempo gli feci capire che quella del sesso anale era una pratica che mi dava un certo appagamento sessuale, e quindi riuscì a superare anche quest’altro ostacolo.
   Chissà, forse sarei riuscita anche a fargli capire che non c’era niente di male se ogni tanto facevamo partecipare altri uomini ai nostri giochi di letto. D’altronde l’aveva detto lui stesso che aveva provato eccitazione nel vedermi fare l’amore con altri uomini. Quindi perché reprimere quella fantasia se si poteva invece trarne piacere?
  
Moana.

sabato 25 marzo 2017

Il debutto della Vacca.


   Mio fratello Rocco mi aveva invitato al debutto della sua donna. A quanto pare aveva chiesto al mio papà biologico di farla assumere nel suo strip bar. Così decisi di accettare l’invito, e ci andai insieme al mio Berni. Per l’occasione indossai un vestitino porchissimo, molto corto e con uno scollo sul davanti che mi arrivava fino all’ombelico. Le mie tette ci provavano continuamente a fare capolino fuori, e io ero costretta a coprirle per non dare spettacolo. In macchina Berni ebbe voglia di succhiarmele, infatti lungo il tragitto per andare allo strip bar dovemmo fermarci, e lui con la bocca agguantò i miei capezzoli succhiandoli avidamente. C’aveva proprio voglia. Gli dovetti fare un pompino per farlo calmare. Dopo averlo fatto sborrare con la bocca ripartimmo.
   Arrivammo alle dieci, il locale era già bello pieno. Per fortuna avevo telefonato al mio papino biologico per farmi riservare un tavolo. Lui mi aveva risposto che io non avevo bisogno di prenotare proprio nulla, perché un tavolo per me e Berni c’era sempre. Con mia grande sorpresa la mia presenza non passò inosservata. Ritrovai molti clienti abituali di quando lavoravo lì. Molti di loro vennero a salutarmi e a chiedermi quando sarei ritornata ad esibirmi. Purtroppo dovetti deluderli dicendo loro che ormai avevo cambiato lavoro, e che ormai soltanto il mio futuro marito poteva vedermi nuda.
   Tutte quelle attenzioni verso di me mi fecero sentire una diva. Avevo dimenticato quanto era bello essere coccolata da tutti quegli uomini.
   “Tesoro, ti va se ordiniamo da bere?” mi chiese Berni.
   “Assolutamente sì. L’unica cosa che ho bevuto fin’ora è stata la tua sborra in auto. Lo sai che adoro farlo, ma sarei felice se potessi bere anche qualcos’altro” Berni scoppiò a ridere, poi chiamò una delle cameriere e ordinò due bicchieri di vino bianco.
   Dall’altra parte della sala vidi Rocco seduto su uno sgabello davanti al bancone del bar. Lo chiamai e lui venne al nostro tavolo.
   “E allora” gli dissi, “lei chi è?”.
   “È quella lì”.
   Mi indicò una delle ragazze che servivano ai tavoli. Veramente niente male. Aveva un completino intimo di pizzo nero e i tacchi a spillo. Il suo spettacolo cominciò alle undici; era molto in imbarazzo, non sapeva precisamente cosa fare. Ricordo che anche io la prima esibizione mi sentii davvero in difficoltà. Tutto stava nell’abituarsi e nel conoscere il proprio pubblico.
   Comunque se mio fratello Rocco era in cerca della mia approvazione, posso dire tranquillamente che gliel’avrei data. Di positivo c’era soprattutto che non avremmo più rivisto Elena. Non l’avevo mai potuta digerire quella lì. Ogni volta che veniva a cena da noi mi guardava con quegli occhi da inquisitrice, quasi come se volesse farmi capire che io ero il male e lei il bene. Io che mi davo via con tanta facilità ero la perversione incarnata, lei invece era quella buona, che si preservava per il grande giorno, il giorno del matrimonio. Che si cercasse un altro fidanzato, perché mio fratello non andava bene per lei. Trovavo insopportabile il suo modo di giudicarmi; lo faceva di continuo. Lo capivo dal suo modo di guardarmi che aveva una pessima considerazione di me. Ai suoi occhi ero la puttana che si faceva trapanare da chiunque. Per carità, capivo benissimo la sua scelta di rimanere vergine fino al matrimonio, anche se non la condividevo, ma in quel modo avrebbe mandato mio fratello al manicomio. Ero certa che con Beatrice sarebbe stato diverso. Ero sicura che lei poteva dargli una vita sessuale appagante, che poi è quello che vorrebbe ogni uomo, credo.
   Io e Berni ce ne ritornammo a casa prima di mezzanotte. Il giorno dopo dovevamo svegliarci presto. Avevamo prenotato un fine settimana in un agriturismo per starcene un po' per conto nostro e coccolarci fino allo sfinimento. Avevamo pianificato quella vacanza già da qualche settimana. Per quanto riguarda l’organizzazione me ne ero occupata io. Avevo detto a Berni che volevo fargli una sorpresa, quindi non gli avevo anticipato nulla riguardo alla nostra destinazione.
   Volevo che fosse una vacanza davvero speciale, perché era la nostra ultima vacanza da fidanzati. Quella successiva poi l’avremmo fatta da sposati. E così avevo prenotato un piccolo appartamento in un agriturismo unico nel suo genere, era infatti un agriturismo naturista. Questo voleva dire potersene stare nudi all’aria aperta tutto il giorno, magari insieme ad altre coppie di innamorati come noi. Questo ci avrebbe dato l’occasione di dedicare del tempo a noi stessi, ma anche conoscere altre persone dedite alla pratica del nudismo.
   Forse Berni avrebbe avuto non poche difficoltà a stare nudo di fronte ad altre persone, d’altronde la naturista della coppia ero io. Lui era troppo insicuro, ogni volta che lo spingevo ad andare in una spiaggia dedicata al naturismo lui mi diceva che si sentiva un po' in imbarazzo, perché magari vedeva gli altri uomini che erano più muscolosi di lui, oppure che c’avevano il cazzo più grosso, e allora entrava in competizione. Ma io gli ripetevo sempre che gli altri uomini potevano avere anche il cazzo lungo trentacinque centimetri, nonostante questo io rimanevo innamorata solo di un cazzo, cioè il suo. Certo, non vi nascondo che magari qualche volta mi poteva venire l’acquolina in bocca nel vedere un bel cazzo enorme, ma poi alla fine era sempre il cazzo di Berni che adoravo maggiormente, perché sapevo che era il cazzo che un giorno mi avrebbe fecondata. Era il cazzo dell’uomo che mi sarebbe stato accanto tutta la vita. Quindi per me tutti gli altri cazzi non avevano alcun valore, se non un valore puramente ricreativo. Ma poi alla fine nel mio cuore c’era spazio solo per un cazzo, cioè quello di Berni.
   Ero sicura che sarebbe stata una vacanza indimenticabile. Inoltre avevo una gran voglia di sbizzarrirmi in fatto di sesso. Le mie intenzioni con Berni erano inequivocabili: alla fine di quella vacanza volevo ritornare a casa coi buchi rotti.
   E così partimmo alle dieci del mattino. Avevo deciso di viaggiare comoda, quindi con degli hot pants di jeans e un top smanicato con una scritta all’altezza delle tette che diceva: “sono la tua maiala”. Beh sì, ammetto che era una scelta molto azzardata, ma era proprio quello che volevo far capire a Berni, e cioè che in quei giorni sarei stata la sua maiala, e di me poteva fare ciò che voleva. In realtà Berni poteva fare di me ciò che voleva tutti i giorni dell’anno, perché era il mio uomo. Ma durante quel weekend volevo che tutto fosse lecito, anche l’inimmaginabile.

Moana.

giovedì 23 marzo 2017

martedì 21 marzo 2017

domenica 19 marzo 2017