lunedì 26 marzo 2018

venerdì 23 marzo 2018

mercoledì 21 marzo 2018

La giostra si ferma.

La giostra si ferma. 


   Quello che successe quella sera mi diede modo di pensare al rapporto che avevo con Moana, e arrivai quindi ad una conclusione: le nostre vite stavano viaggiando in direzioni opposte. Quello che vidi dopo cena in qualche modo causò un terremoto che sconvolse il nostro amore, un terremoto che aveva cominciato a farsi sentire già da qualche tempo, ma che solo quella sera si scatenò in modo distruttivo. Già quando Moana mi aveva presentato Romolo come il suo “schiavo”, già allora mi resi conto che c’era qualcosa che non andava. Ma avevo deciso di passarci su, perché avevo pensato che Romolo era soltanto un suo capriccio momentaneo, e che poi si sarebbe stancata presto di quel gioco, e quindi sarebbe ritornata ad essere quella di prima. Ma mi sbagliavo. Moana non sarebbe mai tornata ad essere quella di prima, perché lei era così. E lo capii proprio dopo la cena di compleanno di sua cugina Marica. Eravamo tutti seduti a tavolo, c’era anche Romolo, che se ne stava in religioso silenzio e guardava Moana in modo solenne, quasi come un devoto di fronte alla statua di una santa. La sua presenza mi infastidiva; cosa c’entrava lui nella nostra vita? Eppure Moana si divertiva a punzecchiarlo, dandogli qualche schiaffo senza che ce ne fosse alcun motivo, oppure insultandolo pesantemente. Infatti ogni tanto si rivolgeva a lui chiamandolo “cazzetto moscio” o “porco di merda”, e lui ci godeva come un matto a sentirsi chiamare in quel modo. Ma ripeto, potevo anche passarci sopra a quel tipo di rapporto che si era instaurato tra la mia fidanzata e Romolo. In fin dei conti non andavano mica a letto insieme. Ma fu quello che successe dopo cena che mi fece mettere in discussione il nostro fidanzamento, e che mi fece capire che io e Moana eravamo così diversi e che continuare a restare insieme era una specie di forzatura.
   Già altre volte il nostro rapporto aveva avuto dei problemi, ma questa volta davvero non riuscivo a vedere una soluzione. Voi vi domanderete: ma cosa può essere successo di tanto grave? Ebbene, dopo la cena venne il momento per Marica di aprire il regalo che Moana le aveva comprato. Dentro la confezione c’era uno strap-on. Immagino che non ci sia bisogno che io vi dica di cosa si tratta. In due parole, è una cintura con un fallo di gomma attaccato davanti. Marica rimase molto perplessa, perché non riusciva a capire il senso di quel regalo. Romolo invece guardava la scena con un attenzione perversa; era chiaro sia a lui che a me che a breve sarebbe successo qualcosa di veramente porco. Ma mentre a lui ciò che stava per avvenire non faceva che solleticare i suoi pruriti, a me venne una specie di insofferenza. E allora iniziai a pensare che Moana non si smentiva mai, come se il suo unico pensiero fosse il sesso, e basta. Tutto il resto non aveva alcuna importanza.
   “Non capisco” disse Marica divertita.
   “Ah no?” domandò Moana, che a quel punto si girò e si tirò su il vestito da sera porchissimo che indossava, si scoprì il sedere tra le cui natiche passava l’esile lembo di stoffa del perizoma. “Hai sempre detto che ti piacerebbe impalarmi fino a rompermi il condotto anale. Ecco, adesso puoi farlo. Accomodati pure”.
   “Tesoro mio!” esultò lei. “Questo è il regalo più bello della mia vita”.
   Ecco cosa stava per succedere. A breve Marica avrebbe indossato lo strap-on e si sarebbe impossessata del buco del culo della mia fidanzata. E fu proprio questo a scatenare in me quella specie di terremoto di cui parlavo prima, che mise in discussione ogni cosa, e che mi fece prendere quella decisione. Ma soprattutto fu quello che vidi a scatenare in me quella reazione. Infatti Marica non perse tempo e prese la mano di Moana e insieme raggiunsero la camera da letto dove appunto sarebbe avvenuta la monta. Romolo si precipitò con loro, non poteva perdersi per nessuna ragione al mondo lo spettacolo che a breve sarebbe cominciato. Io invece decisi di ritirarmi sul terrazzo a fumare una sigaretta. Mi sentivo molto confuso. Avevo certamente bisogno di riordinare le mie idee e la mia vita.
   Dopo aver spento la sigaretta decisi di entrare e raggiungere la camera da letto per vedere cosa stava succedendo, e quindi vidi Moana che era messa a quattro zampe sul letto e Marica le stava dietro, e la teneva con decisione per i fianchi e nel frattempo la penetrava senza ritegno con lo strap-on, e ogni tanto la sculacciava. E Romolo era seduto in un angolino e guardava la scena, aveva i pantaloni abbassati e si stava facendo una sega.
   Non potevamo andare avanti così. Moana forse non se ne rendeva conto, ma stava veramente esagerando. Così il giorno dopo, dopo la partenza di Marica, le parlai dei miei turbamenti, e lei non la prese molto bene. Iniziò a gridare come un’indemoniata, diceva che anche lei era stanca di me, dei miei continui dubbi che avevo sulla nostra relazione. Non ne poteva più dei continui alti e bassi del nostro rapporto. Questa volta eravamo davvero arrivati al punto di non ritorno.
   “Forse hai ragione tu” mi urlò. “Forse sono troppo puttana per te. Dovresti cercarti un’altra”.
   “Forse quello di cui abbiamo bisogno è soltanto un periodo di riflessione” dissi per cercare di calmarla.
   “Un’altro periodo di riflessione? L’ennesimo. No, questa volta no. Non c’è proprio nulla su cui riflettere” mi rispose. “Siamo incompatibili. Tu vivi il sesso come un qualcosa di negativo. Io invece sono stata cresciuta con la convinzione che non c’è nulla di cui vergognarsi nel soddisfare le proprie pulsioni. Quindi faccio quello che mi va di fare, e se a te non sta bene sono problemi tuoi”.
   Da quel giorno il rapporto che avevo con Moana cambiò radicalmente. Vi sembrerà strano ma continuai a vivere con lei, ma senza farci più l’amore. Diventammo quasi come due amici che vivono insieme, e lei iniziò a uscire con altri uomini, e spesso li portava a casa e ci dormiva insieme (in verità non ci dormiva soltanto insieme). E io ormai dormivo nella camera degli ospiti, che era diventata a tutti gli effetti la mia stanza, con tutta la mia roba, i miei vestiti e la mia attrezzatura da lavoro. Insomma, le nostre vite si erano separate, pur continuando a vivere sotto lo stesso tetto, perché in fin dei conti c’era qualcosa che continuava ad unirci, e cioè il bambino che Moana portava in grembo.

Berni.
  

lunedì 19 marzo 2018

Sorelle di monta.

Sorelle di monta. 


   Dopo avermi fatto venire con le dita, io e Marica restammo sul divano a confidarci su un argomento che da sempre aveva attirato la nostra curiosità, ovvero il tipo di rapporto che c’era tra suo padre e mia madre. Eravamo entrambe ben consapevoli del fatto che erano stati spesso a letto insieme, ma io sapevo una cosa che lei non poteva sapere, una cosa che avevo appreso da poco tempo, e cioè che suo padre era presente nel momento in cui io ero stata concepita. E addirittura aveva avuto un ruolo attivo nel mio concepimento. Marica non capiva. Sapeva bene della mia situazione, e cioè che avevo due papà, uno biologico, cioè Giuliano il quale aveva inseminato mia madre, e un papà che mi aveva cresciuta, e cioè Stefano il quale anche lui era presente al momento della monta, ma la sua era stata soltanto una partecipazione passiva, dal momento che si era limitato a guardare mia madre che faceva l’amore col mio papà biologico.
   “E cosa c’entra mio padre?” mi chiese.
   “Ebbene, tuo padre era lì”.
   “E cosa ci faceva?”.
   “Praticamente anche lui stava facendo l’amore con mia madre. Sono stata concepita durante una doppia penetrazione. Capisci dov’è il punto? Lui la penetrava analmente, ma se fosse stato il contrario, se fosse stato lui a penetrarla davanti e il mio papà invece l’avesse penetrata dietro, noi saremmo state sorelle a tutti gli effetti”.
   Marica mi guardò con un’indifferenza che mi sorprese. E quindi mi chiesi come mai quella notizia non avesse scatenato in lei alcuna reazione. Per me era stata una specie di rivelazione, perlomeno per quanto riguarda il rapporto che avevo con Marica. Perché dal momento che ero stata concepita durante una doppia penetrazione, e che durante questo rapporto c’era appunto anche suo padre, questo fatto mi legava a Marica ancora di più di quanto non lo fossi già.
   “Non capisco” mi disse. “Tu dici che se fosse stato mio padre a penetrare tua madre davanti noi saremmo state sorelle a tutti gli effetti. Ma non vedo proprio dov’è il punto della questione. Io e te siamo comunque sorelle, a prescindere da chi ha inseminato tua madre”.
   Forse aveva ragione. Che importanza aveva sapere di chi era la sborra che aveva permesso che io nascessi?
   “Diciamo che noi siamo sorelle di monta” concluse Marica.
   “Che vuoi dire?”.
   “Voglio dire che mio padre e tua madre sono andati talmente tante volte a letto insieme che è come se noi due fossimo sorelle. Sorelle di monta, appunto”. 
   Il giorno dopo Marica sarebbe dovuta ripartire insieme alla sua band per altre date in giro per l’Italia, ma io ero riuscita a trattenerla un altro giorno ancora. Questo perché era il suo compleanno, e quindi mi avrebbe fatto molto piacere se lo avesse passato con noi. Per l’occasione avevo pensato di preparare una cena molto elaborata. Devo dire che grazie a mio padre (il papà che mi aveva cresciuta, non quello biologico) avevo imparato qualche trucchetto del mestiere, e quindi in cucina me la cavavo piuttosto bene. E poi avevo pensato di fare un regalo a Marica che ero sicura l’avrebbe resa molto felice. Era da tempo che stavo pensando di regalargli questa cosa, però per un motivo o per un altro avevo sempre rimandato. Per fortuna Marica quando non aveva nulla da fare aveva l’abitudine di dormire fino a tardi, così ebbi la possibilità di uscire e andare a comprare tutto ciò che mi serviva per la cena, e poi passai a prendere il regalo per lei. Ero eccitatissima, perché sapevo che era una cosa che avrebbe gradito più di ogni altra cosa al mondo.
   Quindi passai gran parte del pomeriggio ai fornelli. Per non sporcare il vestito porchissimo che avrei indossato quella sera avevo deciso di mettermi all’opera con una camicia azzurra che Berni non utilizzava più. Sotto indossavo solo il perizoma (a vista, dal momento che la camicia mi copriva le natiche solo a metà). Marica aveva deciso di passare il pomeriggio sul terrazzo a rilassarsi distesa su una sdraio, in costume modello monokini che le copriva ben poco. Ogni tanto veniva in cucina a riempirsi il bicchiere di tè alla pesca che avevamo in frigorifero, e per l’occasione mi dava sempre un sonoro sganassone sul culo. Non poteva saperlo, ma dopo cena il mio condotto anale, che lei tanto adorava, sarebbe stato suo per tutta la notte.
   A cena c’erano anche Berni e Romolo. Romolo, per chi si fosse perso qualche puntata, era il mio schiavo. Ebbene sì, avevo uno schiavo. Romolo era un mio ammiratore, e spesso veniva in negozio con dei mazzi di fiori o delle confezioni di cioccolatini. Era pazzo di me, ma soprattutto era pazzo dei miei piedi. Un giorno infatti mi disse questa cosa, e cioè che i miei piedi gli facevano perdere la testa, e che avrebbe dato qualsiasi cosa per essere il mio schiavo. Quindi di conseguenza io sarei dovuta essere la sua mistress. E devo dire che questa proposta mi incuriosì molto. Non avevo mai avuto uno schiavo tutto per me con cui soddisfare la dominatrice che era in me Perché diciamolo, ognuna di noi ha una dominatrice dentro. Quindi gli dissi di sì, e da quel giorno diventai la sua sadica mistress. E quindi per farlo contento di tanto in tanto gli permettevo di leccarmi i piedi, oppure gli camminavo con i tacchi a spillo sulla pancia, oppure mi sedevo letteralmente sul suo viso. Insomma facevamo cose di questo tipo.
   Berni sapeva tutto di noi, ma non mi aveva mai detto nulla. Non era geloso, anche perché sapeva benissimo che io non sarei mai andata a letto con Romolo. Non era il mio amante, per carità. Non ero messa così male. Lo trovavo un uomo disgustoso, e quindi l’idea di poter fare l’amore con lui non mi sfiorava neppure. Berni accettava il rapporto che avevo con Romolo in modo passivo, quasi fingendo che non esistesse. Forse perché credeva che fosse soltanto uno dei miei tanti capricci, e che quindi col tempo mi sarei stufata e di Romolo non ne avrebbe più sentito parlare. E  forse aveva ragione. Ma per il momento non avevo voglia di fermare quel gioco che stavo facendo con Romolo, per cui se a Berni non stava bene poteva anche scendere dalla giostra. Io ero fatta così, prendere o lasciare.
   E quindi, per ritornare alla cena per il compleanno di Marica, avevo invitato anche il mio schiavetto. Anche lei sapeva tutto di me e Romolo, e considerava il nostro rapporto tutto sommato come una cosa molto positiva, ma anche molto divertente. Non poteva crederci che ero diventata una mistress. E in effetti neanche io c’avrei mai creduto prima di conoscere Romolo. Era successo tutto per caso, senza premeditazione. Ma devo dire che mi piaceva da morire.

Moana.
    

venerdì 16 marzo 2018

Gira tutto intorno alla topa.

Gira tutto intorno alla topa. 

(in foto: Carter Cruise, Girls Kissing Girls 17, SweetHeartVideo.com)


   Alla fine del concerto ritornammo a casa e Marica venne a stare da noi. In principio lei aveva optato per andare in albergo con la sua band, però io ero riuscita a farle cambiare idea. Non avevo molte possibilità di vedere la mia cuginetta a causa dell’enorme distanza che ci divideva, per cui una volta che potevo averla tutta per me non potevo permetterle di andare a dormire in una camera d’albergo.
   Lungo il tragitto in macchina si era scatenata una vera e propria diatriba musicale tra lei e Berni. Marica infatti gli aveva chiesto se il concerto gli era piaciuto, e lui aveva risposto di no, e quando lei le aveva chiesto il motivo lui aveva detto che secondo i suoi canoni di giudizio “quella non era musica”. Berni era sempre stato così, molto sincero e molto schietto. Non le sapeva dire le bugie.
   “Ah sì?” le domandò lei divertita. “E secondo te cos’è la musica?”.
   “Marica, non te la prendere” le rispose, “ma secondo me la musica è ben altro. Quello che fai tu è semplicemente esibizionismo”.
   “Esibizionismo?”.
   “Dai, non prendiamoci in giro. Basta vedere come ti presenti sul palco”.
   “Quelli sono costumi di scena, Berni” rispose lei. “Fanno parte del mio spettacolo”.
   “Sì ma non è solo quello che non mi piace. Sono anche i testi. È pura pornografia. Non fai che parlare di rapporti anali e storie d’amore cuckold. Possibile che tu non abbia mai provato a scrivere un testo che affronti delle problematiche più importanti?”.
   “Più importanti del sesso?” chiese Marica divertita. “Ma Berni, mi meraviglio della tua ingenuità. Il sesso è tutto. Il sesso è come il denaro, e talvolta il denaro serve a comprare il sesso, quindi la nostra società si basa su questo. Gli affari, le guerre, il potere, è tutto riconducibile all’insoddisfazione sessuale. Perché gli uomini desiderano essere potenti? Per poter essere circondati da quanta più topa è possibile. E perché desiderano avere molto denaro? Per poter comprare tutta la gnocca del mondo. E le guerre? Servono soltanto ad acquisire il potere e il denaro, gli unici strumenti che ti permettono di avere libero accesso al fantastico mondo della topa”.
   Insomma, questo battibecco andò avanti per tutto il tragitto verso casa. E continuò anche nel nostro appartamento; eravamo nel salotto e Berni continuava a sostenere la sua tesi, e cioè che la musica era una cosa ben diversa dall’esibizionismo. E allora a quel punto Marica mi alzò la minigonna scoprendomi la fighetta. Non avevo niente sotto; ogni tanto lo facevo. Uscivo senza mutandine. Era una sensazione piacevole, mi faceva sentire libera. E quella sera infatti avevo deciso di lasciare la mia patatina libera di respirare.
   “Lo vuoi capire che le persone vogliono questa?” gli disse, e con le dita mi allargò le labbra, e siccome da quando avevo scoperto di essere incinta ero sempre arrapata, il contatto con le dita di Marica mi bastò a farmela bagnare oscenamente. “Moana! Non dirmi che sei venuta al concerto senza mutande!” mi disse lei divertita. Poi si rivolse a Berni: “e tu non le dici niente? La tua futura moglie esce di casa con la patatina di fuori e tu non hai nulla da dire?”.
   “E cosa dovrei dirle? Dovresti conoscere bene Moana, lo sai che alla fine fa sempre di testa sua”.
   “Eh già. È proprio una vacca. Guarda qui che roba! È bagnata da far schifo!” Marica iniziò a sgrillettarmi proprio di fronte a Berni, ma lo faceva più per gioco che altro, e io la lasciai fare, ero troppo eccitata per impedirglielo.
   “Ragazze, avete sempre voglia di scherzare” disse Berni, e poi se ne andò in camera da letto a dormire. Marica aveva smesso di toccarmi, io invece ero rimasta appoggiata con il sedere contro il poggiatesta del divano, e avevo le gambe aperte e sgocciolanti, e avevo il fiatone, perché ormai la mia eccitazione era arrivata alle stelle.
   “Ehi, ma che ti succede?” mi chiese. “Sembri indemoniata. Dì un po', non è che Berni ti trascura?”.
   “No, il problema non è Berni” risposi. “Il problema sono io. Da quando ho scoperto di essere incinta sono sempre arrapata”.
   “Ah, è così? Se vuoi ricomincio” disse alzando la mano destra a mezz’aria e facendomi intendere che se volevo poteva proseguire quello che aveva cominciato.
   “Lo faresti davvero?” domandai. Ero fuori di me, non chiedevo altro, soltanto le attenzioni della mia cuginetta.
   “E che problema c’è? D’altronde mica sarebbe la prima volta. Non te lo ricordi più?”.
   Marica si riferiva a una serie di episodi che riguardavano il passato. Quando ancora non stavo con Berni infatti ci eravamo spesso “coccolate” durante le vacanze estive che ero solita passare insieme alla mia famiglia a casa dei genitori di Marica. Lo avevamo fatto varie volte, un po' per curiosità e un po' per smorzare i nostri bollenti spiriti giovanili. La cosa particolare è che tra di noi tutto era lecito; tra di noi c’era un rapporto davvero speciale, come vi ho sempre detto eravamo come sorelle, e quindi non c’era alcuna forma di pudore a frenare le nostre pulsioni. E ricordo ancora la prima volta che lo avevamo fatto, che ci eravamo “coccolate” a vicenda. Eravamo ritornate dal mare e quindi di solito cosa si fa quando si ritorna da una giornata passata in spiaggia? Una doccia. Ebbene, quel giorno Marica mi propose di fare la doccia insieme a lei, e io le dissi di sì. Pensai che sarebbe stata una cosa divertente. E quindi siamo entrate nel box doccia e abbiamo iniziato a insaponarci a vicenda, e poi le nostre mani hanno iniziato ad infilarsi nei nostri punti più caldi, e poi lei ha iniziato a sgrillettare me, e io lei, e siamo venute quasi insieme. Era stata un’esperienza davvero appagante.

Moana.