giovedì 14 dicembre 2017

Una nuora puttana. 

(in foto: Alex Chance, Alex Knows What You Want, AlexChanceXXX.com)


   In merito alla questione mi consultai anche con Stefano. Lui era della mia stessa opinione, e cioè che quella videocassetta apparteneva al passato. Però non mi nascose la sua eccitazione all’idea che da qualche parte c’era un nastro che mi immortalava mentre facevo una gangbang. L’idea di poterla avere e di poterla guardare (e magari di farsi una sega guardandola) gli bastava per fargli avere una colossale erezione.
   “Ma allora secondo te cosa dovrei fare? Dovrei cercarla oppure no?”.
   “Beh, devi deciderlo tu. Però ovviamente poter vedere un video di mia moglie a diciotto anni che fa una gangbang è una cosa che stimola molto le mie fantasie più porche”.
   “Sei sempre il solito maiale” risposi divertita.
   “Ormai dopo tanti anni di matrimonio dovresti conoscermi”.
   “Certo, e mi piace tantissimo il fatto che sei così porco”.
   E così il giorno dopo mi incontrai con Cinzia. Ci eravamo date appuntamento al centro, e poi da lì saremmo andate a casa di Giuliano, al quale avevo telefonato il giorno prima informandolo del fatto che sarei andata da lui per chiedergli una cosa.
   Cinzia mi stava aspettando seduta su una panchina del parco antistante all’edificio del comune. Nonostante fossimo state nemiche devo ammettere che Cinzia era una gnocca colossale. Lo era sempre stata, ma non so per quale ragione adesso che era una donna di quarant’anni esprimeva ancora più erotismo di quando ne aveva diciotto. Forse perché con gli anni aveva acquisito una classe e un’eleganza che di solito quando si è ragazzi non si ha.
   Cinzia indossava un tailleur gessato con una gonna che metteva un risalto le sue cosce, che da sempre erano state il suo pezzo forte, ma adesso notai che erano ancora più sensuali per via di certe imperfezioni che l’età disegnava sul nostro corpo. Le chiamo “imperfezioni” ma in realtà non lo so; parlo per esempio della pelle a buccia d’arancia, che in qualche modo rendeva le sue cosce (ma anche le mie) più sensuali, di quella sensualità tipica che hanno le mamme, una sensualità che designa calore e maturità, ma anche passione e ardore. Tutte cose che difficilmente puoi avere a diciotto anni. E poi Cinzia aveva degli occhi azzurri che brillavano come diamanti, e alla luce del sole diventavano ancora più abbaglianti e non potevi fare a meno di innamorartene. Non appena la vidi pensai subito che se avessi avuto un cazzo avrei fatto qualsiasi cosa pur di portarmela a letto e penetrarle ogni buco, baciando e accarezzando ogni centimetro della sua calda pelle da mamma.
   Mi avvicinai e mi misi a sedere accanto a lei; ci salutammo baciandoci le guance e lei mi sorrise in modo amichevole e apparentemente sincero. Dico “apparentemente” perché, anche se non riuscivo a capirne il motivo, quel sorriso mi diede l’impressione di un qualcosa di costruito, per nulla spontaneo, quasi come se stesse fingendo. C’era qualcosa che si frapponeva tra me e lei e che apparteneva al passato, e che non voleva saperne di andarsene via: la rivalità. Possibile che da qualche parte infondo al nostro cuore (forse in un angolino remoto) c’era ancora qualche traccia del nostro antagonismo?
   “E allora” disse, “quali sono le prossime mosse?”.
   “Beh, adesso andiamo a casa di Giuliano” risposi. “Lui saprà certamente dov’è finita quella videocassetta”.
   “Giuliano” disse lei quasi sovrappensiero e scandendo minuziosamente le lettere. “È da circa vent’anni che non lo vedo”.
   “Non vorrai mica dirmi che anche tu sei andata a letto con lui?”.
   “No” rispose divertita. “Lo conoscevo appena. Perché dici questo?”.
   “Perché si è fatto un sacco di ragazze. Quindi non mi sarei stupita se mi avessi detto di sì”.
   “Tu invece? Che tipo di rapporto avevi con lui? Ci andavi solo a letto oppure c’era qualcos’altro?”.
   “Tra me e Giuliano c’era...” non mi venivano le parole. D’altronde non lo sapevo neppure io cosa c’era. “C’era una specie di rapporto d’amore. Io lo amavo, e lo amo tutt’ora, e anche lui diceva di amarmi, anche se in realtà me lo ha detto solo un paio di volte, e con scarsa convinzione. Ma nonostante questo non ha mai avuto il coraggio di lasciare la sua fidanzata di allora per mettersi con me”.
   Ricordo che per la madre di Giuliano ero come una seconda fidanzata, perché praticamente ero sempre con lui; e lei sapeva benissimo che quando la sera si chiudeva nella sua stanzetta con me non era certo per raccontarmi le barzellette. Lo sapeva benissimo quello che facevamo. Facevamo l’amore. E mi voleva molto bene, perché mi diceva che riuscivo a rendere suo figlio felice. Una volta mi disse che per lei sarebbe stato un sogno se un giorno io e Giuliano ci fossimo sposati, poter vedere me e suo figlio sull’altare uniti in matrimonio, e quindi potermi vedere diventare la sua fedele moglie, e questa cosa mi fece commuovere tantissimo, perché mi fece capire davvero quanto lei tenesse a me. Manuela invece non le andava tanto a genio, perché la considerava una ragazza viziata e capricciosa, e devo dire che un po' lo era. E proprio per questo lei mi adorava, perché io ero tutto l’opposto. Ero, secondo le parole da lei stessa utilizzate, la ragazza che ogni mamma avrebbe desiderato vedere in moglie al proprio figlio maschio. Ero quasi lusingata ogni volta che me lo diceva (perché me lo diceva spesso), e io ogni volta le rispondevo che tutto dipendeva dalla volontà di Giuliano. E lei allora mi diceva in modo amareggiato che suo figlio era troppo immaturo per accorgersi di quanto valevo veramente. E forse aveva ragione. 
   Invece il padre di Giuliano mi considerava una puttanella con cui il figlio si sollazzava. Una volta infatti andai a casa di Giuliano e mi venne ad aprire lui, e subito mi fece uno dei suoi soliti commenti al vetriolo: “fammi indovinare, sei venuta a farti fare il culetto da mio figlio. Certo che sei proprio una rottainculo tu”. Il padre di Giuliano era molto rozzo, e certe volte si comportava come un vero stronzo. Spesso si comportava con me in modo irrispettoso, etichettandomi con epiteti davvero poco lusinghieri, tipo “la vacca da monta” o “la bocchinara”. Un paio di volte mi aveva pure offerto del denaro in cambio di sesso anale, e un’altra volta invece mi aveva chiesto (sempre in cambio di soldi) di fargli una sega spagnola. Lui adorava le mie tette, diceva che erano perfette per fare le spagnole. Non aveva tutti i torti, come ben sapete. Ovviamente mi faceva queste proposte soltanto quando era sicuro che non ci fosse né sua moglie né suo figlio nei paraggi. Proposte che io puntualmente rifiutavo, rispondendogli che il mio corpo non era in vendita.
   Non aveva una buona considerazione di me, ve l’ho detto, mi considerava una troia. Lui a differenza della moglie preferiva Manuela, perché lei era la sua fidanzata ufficiale, io invece ero la puttanella con cui il figlio soddisfaceva le sue voglie porche. Insomma io andavo bene per far godere suo figlio, non certo per sposarlo. Avere una nuora puttana sarebbe stato in qualche modo un disonore per la famiglia.

Sabrina.

martedì 12 dicembre 2017

Giuliano, Slotty, Marpione e il mio buco del culo.

(in foto: Keisha Grey, The Wetter The Better, HardX.com)


   Era un sabato mattina come un altro, i genitori di Giuliano come spesso accadeva non erano a casa, quindi avevamo casa libera per poter fare come ci pareva. Io ero seduta per terra e stavo sfogliando una delle riviste porno che Giuliano teneva nascoste sotto il letto; erano delle riviste che mi piacevano molto, perché erano come dei fotoromanzi, ma con immagini hard, e poi c’erano i fumetti dove c’erano scritte le porcate che si dicevano i protagonisti di quelle pagine mentre facevano l’amore. Erano delle vere e proprie storie con delle trame molto sempliciotte, del tipo che un tizio incontra la propria vicina di casa in ascensore, scatta il colpo di libidine e poi la scena si sposta in camera da letto. Insomma, delle vere e proprie stronzate, però erano avvincenti, e poi il porno mi eccitava da impazzire, e quelle immagini di penetrazioni, sesso orale e copiose sborrate mi attiravano in modo incredibile.  
   Giuliano e Marpione stavano rollando una canna, e proprio in quel momento entrò Slotty con la videocamera del padre tra le mani, come vi dicevo nel post precedente. Intanto Giuliano aveva acceso la canna, la quale aveva cominciato a girare, come di solito succede, fino ad arrivare tra le mie dita. Ne fumai un po' anche io. Era bella carica, come tutte le canne che faceva Giuliano, e quindi iniziò subito a sballarci.
   A quel punto, se fossimo stati soli io e lui, avremmo già cominciato a fare l’amore (anale e orale). Ma siccome eravamo in compagnia di Slotty e Marpione le cose andarono un po' diversamente.
   “Senti un po'” disse Giuliano a Slotty. “Ma quella videocamera funziona per davvero?”.
   “Credo di sì”.
   “Che ne dite di fare un film porno? Magari diventiamo famosi”.
   “Che idea fighissima!” esultò Marpione.
   “Che idea stupida” dissi io.
   “Dai Sabri, vedrai che sarà divertente”.
   A quel punto presi Giuliano in disparte per dirgliene quattro. Avevo accontentato tutte le sue idee più porche e gli avevo fatto passare un sacco di sfizi sulla mia pelle, ma questo mi sembrava davvero troppo. Ma in verità già sapevo come sarebbe andata a finire, e cioè che avrei accontentato anche questo ennesimo capriccio. Perché proprio non riuscivo a dirgli di no. Non ero riuscita a dirgli di no la prima volta che mi aveva chiesto se poteva sborrarmi in faccia e non gli avrei detto di no nemmeno questa volta. Perché di fronte a lui perdevo completamente la ragione e mi trasformavo in una bambolina del sesso.
   “Non vorrai mica farmi fare una gangbang insieme a Slotty e Marpione? Lo sai che da quei due non mi farei toccare nemmeno con un dito, e tu invece te ne esci con ‘sta cosa del film porno”.
   “Ma ci sarò anche io, mica ti lascio sola insieme a quei due!”.
   “Sì ma non mi va di essere ripresa. Non voglio che poi magari la videocassetta finisca nelle mani sbagliate”.
   “Ti prometto che non la vedrà mai nessuno. Rimarrà il nostro piccolo segreto”.
   Mi lasciai convincere senza troppi problemi, perché come vi dicevo poco fa a Giuliano non riuscivo a dire di no. Avrebbe potuto chiedermi di fare la cosa più porca al mondo e io gli avrei detto di sì. Ero la sua schiavetta del sesso e non potevo farci nulla. Però decisi di mettere le cose in chiaro con Slotty e Marpione; gli dissi infatti che lo facevo solo per accontentare Giuliano, non certo loro due. Inoltre dissi loro che non volevo baci in bocca né penetrazioni vaginali. Se solo uno di loro ci provava soltanto allora avrei fermato tutto.
   “Non ti preoccupare Sabri” rispose Marpione, “ci accontentiamo della bocca e del buco del culo”.
   “E avvisatemi quando state per sborrare. Non vi azzardate a venirmi in bocca, sennò mi incazzo. Solo Giuliano può farlo”.
   “E dove possiamo sborrare?” chiese Slotty.
   “In culo va bene, oppure sulle tette, insomma dove vi pare ma non in bocca”.
   Slotty e Marpione erano euforici, sembravano ubriachi per quanto erano su di giri. E quando gli ricapitava un occasione del genere! Non gli sembrava neppure vero quello che ci stavamo apprestando a fare. Era una cosa che probabilmente avevano visto soltanto nei film porno.
   “Ragazzi, ce l’ho già duro solo all’idea” disse Marpione. “Gli voglio rompere il culo a sta zoccola”.
   “A chi lo dici” rispose Slotty che intanto aveva sistemato la videocamera sulla scrivania in modo tale da farle riprendere la scena da un angolazione tale da non oscurare nessuno. “Io glielo voglio sfondare senza pietà”.
   “Innanzitutto andateci piano con le parole” dissi. “Zoccole saranno le vostre sorelle, di certo non io”.
   A quel punto il tasto rec era stato premuto e si tirarono giù le lampo dei jeans mettendo fuori le loro erezioni pazzesche, e me le sventolarono davanti agli occhi quasi come se volessero darmi un anteprima di ciò che mi aspettava.
   “Ok, cominciamo” dissi. “Ma vi ho avvertiti, quindi conoscete le regole. Al minimo passo falso ve li stacco i vostri bei cazzoni duri”.
   E così la videocamera iniziò a riprenderci mentre lo facevamo. Il punto  era: che fine aveva fatto quella videocassetta? Cinzia giustamente mi disse che senza ombra di dubbio ce l’avevano i protagonisti della monta, quindi Giuliano, Slotty e Marpione. Inoltre si offrì volontaria per aiutarmi a cercarla. Ma non ne capivo il motivo, d’altronde a me non interessava affatto avere quel nastro, perché era una cosa che apparteneva al passato.
   “Sabri, quella videocassetta appartiene a te, è tua di diritto, quindi è giusto che tu riesca a metterci le mani sopra”.

Sabrina.

domenica 10 dicembre 2017

Il sex-tape di Sabrina Bocca e Culo.


   La nostra serata all’insegna dell’umorismo pecoreccio e dei discorsi privi di freni inibitori andò avanti ancora per un bel po'. La bottiglia di limoncello era quasi terminata. Cinzia fece l’ultimo sorso e mi sorrise guardandomi fissa negli occhi.
   “Sabri Sabri Sabri” disse sospirando. “È vero che esiste una videocassetta in cui ti si vede fare una colossale gangbang?”.
   “Non proprio colossale, direi di più una modesta gangbang. Ma tu che ne sai?”.
   “Questa città è come un paese. Tutti sanno tutto di tutti” poi si rivolse a mio marito. “Forza Stefano, tira fuori questa videocassetta”. 
   “Mi cogli davvero alla sprovvista, davvero non so di cosa stai parlando”.
   In effetti non lo avevo mai raccontato a Stefano, quindi lui davvero non sapeva nulla. Ma non è che non glielo aveva raccontato per una forma di pudore; d’altronde mi conoscete, il pudore per me è un concetto relativo. Non glielo avevo detto perché non lo aveva mai ritenuto un fatto importante. Per me quel videotape era soltanto una delle innumerevoli avventure che mi aveva riguardato.
   Esisteva davvero una videocassetta in cui mi si vedeva fare una gangbang; avevo diciotto anni, e io e Stefano ancora non eravamo fidanzati. Era il periodo in cui io e lui avevamo iniziato a frequentarci, ma lui non si decideva a farsi avanti, e allora io continuavo ad andare dietro a Giuliano perché ero incapace di fare altro. Non potevo fare a meno di essere la sua bambolina del sesso, il suo sborratoio. Soltanto quando poi finalmente Stefano si sarebbe dichiarato allora sarei riuscita ad allontanarmi da lui. Ma non per molto, come ben sapete. Infatti dopo un po' di tempo Giuliano ritornò nella mia vita, cambiando radicalmente la relazione che avevo con Stefano, e facendoci diventare una coppia cuckold. Vi invito comunque ad una lettura dei post dedicati a questa trasformazione: 



   Ma ritorniamo a quel nastro. Quando avevo diciotto anni c’erano ancora le videocamere che registravano su cassetta, non era come adesso che ormai è tutto digitale.
   “Beh, qualcuno ce l’avrà questa videocassetta” disse Cinzia. “Ma chi?”.
   “Sinceramente non ricordo” risposi. “Sono passati più di vent’anni”.
   “Quel film è un oggetto molto ricercato” disse Pippo, che a quanto pare anche lui era a conoscenza dell’esistenza di quel nastro. “La mitica videocassetta che immortala una delle gangbang amatoriali più eccitanti della storia. E a renderla così preziosa è il fatto che la protagonista di quella gangbang è la mitica Sabrina Bocca e Culo”.
   “Tesoro, ma di cosa si tratta?” mi chiese Stefano.
   “È un video che ho fatto insieme a Giuliano e a due amici. Ma lo abbiamo fatto più per gioco che altro, non credevo che poi sarebbe diventato un oggetto così importante”.
   “E invece è proprio così” confermò Pippo. “Conosco uomini che pagherebbero qualsiasi somma pur di mettere le mani su quella videocassetta”.
   “Ma dai!” ero completamente all’oscuro delle cose che mi stava dicendo. “È soltanto un video porno amatoriale”.
   “Per l’esattezza è un video porno amatoriale di Sabrina Bocca e Culo” continuò. “Non sottovalutare questo dettaglio. Forse non te ne sei mai resa conto, ma tu hai così tanti ammiratori da riempire la sala di un cinema hard. Sei una specie di diva del sesso, quasi quanto una pornostar affermata, Sabri. Ed è proprio per questo motivo che quella videocassetta ha un valore inestimabile, perché molti tuoi ammiratori la cercano come un archeologo cercherebbe una reliquia. E poi tra l’altro ce n’è soltanto una copia a quanto pare, e quindi questo rende quel nastro ancora più prezioso”.
   Ero senza parole, perché quello che a me era sembrato un gioco, cioè farmi riprendere con una videocamera mentre facevo l’amore con tre coetanei, si era trasformato in una sorta di caccia al tesoro. Per molti uomini infatti, a quello che diceva Pippo, quella videocassetta era un vero e proprio tesoro. Ma io davvero non avevo la ben che minima idea di che fine avesse fatto. Forse lo sapeva Giuliano, il quale era stato lui a proporre di fare quella gangbang.
   Lo ricordo benissimo quel giorno; ero a casa sua, nella sua stanza insieme a due amici, uno dei quali era figlio di un cameraman di una tivù locale. Ebbene, quella mattina era riuscito a mettere le mani sulla videocamera del padre e l’aveva portata con se per il semplice scopo di fare lo sbruffone con i suoi amici.
   “Guardate cosa ho sfilato a mio padre” esultò entrando nella stanza di Giuliano.
   “Che diavolo è quella?” chiesi io.
   “È una videocamera che mio padre non usa più, perché ne ha comprata una migliore e adesso questa voglio vedere se riesco a venderla, così ci tiro su un po' di soldi”.
   Non ricordo come si chiamava, ma ricordo il soprannome che gli avevano appioppato, e non era un soprannome molto carino; lo chiamavano Slotty, come il personaggio deforme del film Goonies. Non è che lui era messo così male, cioè voglio dire non era un mostro deforme, però non era eppure bello, e infatti non aveva molto successo con le ragazze, nonostante fosse un ottimo scopatore (e questo potetti constatarlo personalmente, Slotty aveva un cazzo stupendo e poi era instancabile e grazie alle sue possenti braccia riusciva a girarti e a rigirarti come un calzino). Slotty aveva un qualcosa che ricordava il personaggio dei Goonies. Forse perché era grosso, aveva un corpo da giocatore di rugby per intenderci.
   L’altro protagonista della gangbang invece anche di lui ricordo solo il soprannome; tutti quanti lo chiamavano Marpione, perché ci provava con qualsiasi ragazza gli capitasse a tiro. Inutile dirvi che ci aveva provato anche con me, ma io (fino a quel momento) non gli avevo concesso nemmeno un centimetro del mio corpo, perché provavo un’incredibile antipatia nei suoi confronti, e inoltre lo trovavo molto viscido. Lui a letto ci sapeva fare un po' meno; aveva un po' troppa “fretta di venire”. E infatti durante la gangbang dovette fermarsi più volte per non sborrare subito e per reggere il ritmo di Giuliano e Slotty, che invece mi scoparono ininterrottamente per mezz’ora di fila, passando dalla bocca all’orifizio anale senza problemi. Marpione invece rischiò più volte di uscire dai giochi prematuramente. Però una cosa devo riconoscerla, e cioè che fu molto bravo con la bocca leccandomi sia la figa (fui molto chiara a riguardo: potete solo leccarla e per nessun motivo penetrarla) che il buco del culo. 

Sabrina.

venerdì 8 dicembre 2017

mercoledì 6 dicembre 2017

La cosa giusta.

(in foto: 21sextury.com)


   Entrai nel bagno dei maschi con una determinazione tale da sentirmi in grado di poter fare qualsiasi cosa, e fui subito investita da una puzza nauseabonda di piscio e vomito. I bagni erano ridotti veramente male, e probabilmente avrebbero aspettato che la festa fosse finita per ripulirli.
   Seguii la voce supplichevole di Cinzia che veniva dal fondo della stanza, dove c’era l’ultimo box, che era anche quello più largo degli altri, abbastanza largo da contenere cinque maschietti arrapati e una ragazza messa in ginocchio prossima ad essere vittima di una gangbang orale non consenziente. E mi trovai proprio di fronte a questa scena; tutti e cinque con le lampo aperte e le loro erezioni puntate sul viso di Cinzia, che in qualche modo cercava di respingerli con le mani, ma loro non ne volevano sapere, e allora si accalcavano su di lei per farglielo fare lo stesso.
   “Lasciatela stare, caproni!” urlai.
   A quel punto si girarono tutti verso di me e scoppiarono a ridere.
   “Vuoi unirti anche tu alla festa?” mi chiese il fidanzato di Cinzia mostrandomi il suo cazzo dritto. “C’è spazio anche per te, fatti avanti”.
   “Vi giuro che se non la lasciate andare ve la faccio pagare” dissi, ma loro trovarono le mie parole divertenti e si fecero un’altra risata.
   “Sparisci Sabri” mi dissero. “Vai a farti fare il culo da un’altra parte, visto che ti piace tanto farti impalare. Qui siamo piuttosto impegnati”.
   “Va bene” dissi. “Me ne vado”.
   “Ecco brava, vai a farti mettere un cazzo in bocca e non dire a nessuno quello che hai visto”.
   “No, aspetta Sabri” piagnucolò Cinzia. “Non te ne andare...”.
   Uscii dal bagno dei maschi ma non perché avevo deciso di arrendermi, piuttosto perché mi era venuta una mezza idea per la testa, e ubriaca com’ero mi era sembrata un’idea davvero eccellente. Di fianco alla porta del bagno c’era infatti un quadro elettrico, e a pochi metri c’era un estintore con il quale avrei fatto giustizia. Non so a chi, ma a qualcuno lì dentro avrei spaccato la testa. Lo afferrai con entrambe le mani e ritornai all’attacco. Però poi mi fermai a ragionare per una manciata di secondi; quello era un estintore ad anidride carbonica da utilizzare sugli impianti elettrici; se lo avessi utilizzato contro il branco li avrei ammazzati tutti. Forse avrei fatto bene a rimetterlo a posto e cercare un estintore normale, di quelli a polvere. E non mi fu difficile trovarne uno; per fortuna la discoteca era in regola in quanto a norme di sicurezza, quindi erano sparsi nei punti strategici. Ne presi uno, staccai la linguetta e mi precipitai in bagno, dove la situazione non era cambiata di molto; Cinzia era ancora in ginocchio e il branco le stava ancora addosso.
   “Ragazzi, vi chiedo scusa, potete concedermi un attimo della vostra attenzione?” chiesi.
   “Che cazzo vuoi ancora, puttana?”.
   Si girarono verso di me e a quel punto azionai l’estintore e scaricai su di loro tutta la polvere bianca, e allora loro cercarono di uscire dal box del bagno imprecando, bestemmiando e parandosi il viso con le braccia e io ne fermai qualcuno battendo il culo dell’estintore sulle loro facce. Due riuscirono a scappare, però riuscii ad atterrarne tre, tra cui il fidanzato di Cinzia, quello che mi premeva maggiormente mettere fuori gioco.
   Dopo essermi appurata che non c’era più alcun pericolo allora lasciai cadere per terra l’estintore e allungai una mano verso Cinzia, che era visibilmente scossa e indifesa. Lei afferrò la mia mano e l’aiutai a rimettersi in piedi.
   “Non so come ringraziarti Sabri” mi disse.
   “Lascia stare. Però una cosa devo dirtela, e cioè che dovresti sceglierteli meglio gli uomini con cui andare a letto. Selezionarli in base al reddito, come vedi, non è una scelta saggia. Questi pezzi di merda meriterebbero la castrazione” dissi.
   A quel punto uscimmo dal bagno e si era già sparsa la voce di quello che era successo, e allora vennero tutti verso di noi per accertarsi delle nostre condizioni di salute. Molti vennero a congratularsi con me, dicendomi che avevo fatto la cosa giusta, altri invece mi promisero che quei due che erano riusciti a scappare avevano le ore contate. Insomma in qualche attimo intorno a noi si era creata una mischia davvero notevole, e a quel punto non vidi più Cinzia. Delle amiche l’avevano portata via in un posto più tranquillo per farla riprendere dallo shock. Io avevo fatto ciò che andava fatto, e questo mi bastava. Adesso che avevo difeso Cinzia da quella indegna aggressione stavo più tranquilla. Ma avevo voglia di andarmene. Ero troppo disgustata e stanca. E poi ormai, dopo quello che era successo, la festa era già bella che finita. Infatti avevano spento la musica e a breve probabilmente sarebbe arrivata la polizia.
   Così cercai Giuliano nella mischia, tipo c’avete presente la scena di Rocky che dopo l’incontro di boxe cerca Adriana? Ecco, una cosa del genere. Cercai Giuliano e alla fine lo trovai e gli chiesi di riportarmi a casa. Cioè, intendevo a casa sua, non volevo essere riportata a casa mia, piuttosto volevo andare da lui, perché volevo fare l’amore e addormentarmi tra le sue braccia.
   Lungo il tragitto in vespa (perché allora Giuliano non aveva ancora la macchina, il suo mezzo di trasporto era la vespa) non dissi nulla. Il vento che mi sbatteva sulla faccia mi fece ritornare la lucidità che avevo perduto a causa del troppo alcol. E cominciai a razionalizzare ciò che era appena accaduto; iniziai a pensare che era un mondo malato quello in cui vivevo, e che non volevo averci niente a che fare. La cosa di cui ero orgogliosa era il fatto che ero riuscita a evitare che accadesse qualcosa di orribile. Per il resto mi sentivo inorridita. Avevo soltanto bisogno che Giuliano mi stringesse tra le sue braccia. Ero pronta a dargli anche la mia verginità, quella notte stessa, soltanto se fosse stato finalmente in grado di offrirmi il suo amore. Sentivo che stava per succedere, che quella notte finalmente saremmo diventati una coppia, che io avrei perso la verginità e che lui finalmente avrebbe avuto il coraggio di mollare la sua fidanzata per mettersi definitivamente con me. Ma non andò così. Come ben sapete poi la verginità (vaginale) l’ho persa con Stefano. 
   Giuliano mi riportò a casa mia. Scesi dalla vespa e lo guardai.
   “Perché mi hai riportata a casa? Ti avevo detto che stanotte mi sarebbe piaciuta passarla con te, a casa tua”.
   “In verità ho promesso a Manuela che sarei passato a salutarla, dopo la festa. Quindi il dovere mi chiama. Magari possiamo vederci domani”.
   “Certo” abbassai la fronte per lo sconforto. Non contavo un cazzo per lui. Ero solo un buco da riempire. “Come vuoi”.
   “Allora a domani” prima di partire mi diede una bella pacca sul sedere. “Tienilo ben in caldo questo bel culone, che domani te lo voglio montare per bene”.
   “Ok” risposi. Avevo il morale a terra, e se ne sarebbe accorto chiunque, ma lui no. O forse sì, ma fece finta di niente. Non aveva abbastanza palle per fare la cosa giusta, e cioè lasciare Manuela per fidanzarsi con me.
   Due giorni dopo Stefano mi chiese di uscire con lui, e finalmente si decise a fare il primo passo. Giuliano aveva perso il treno. Ormai ero diventata la ragazza di un altro.

Sabrina.

lunedì 4 dicembre 2017

sabato 2 dicembre 2017

Quello che ho fatto per lei. 

(in foto: Angela White, No More Cars, Zishy.com)


   “Per ritornare al discorso di prima” mi disse Pippo, “cioè quando mi dicevi che Cinzia non ti va a genio, devo dire che lei invece nonostante i contrasti che avete avuto in passato, ha molta stima di te”.
   “Ma falla finita!” risposi divertita. “Lo sanno tutti che tra noi c’è solo odio profondo”.
   “Ti sbagli Sabrina. Forse un tempo era così. Adesso Cinzia ti apprezza molto. Anzi, ti dirò di più, secondo me lei ti ha sempre apprezzata, però siccome tra di voi c’era una forte rivalità allora lei cercava di mostrare il contrario. Ma secondo me lei ha sempre apprezzato il fatto che tu sei così come appari, non indossi nessuna maschera, non hai mai cercato di nascondere il tuo vero aspetto”.
   “Non ci credo” sentenziai.
   “E allora ti racconterò un fatto che è accaduto pochi mesi fa. Eravamo ad una cena con i miei colleghi di lavoro, e Cinzia era l’unica donna, quindi ti lascio immaginare lo spirito goliardico e cameratistico che c’era al nostro tavolo, complice anche qualche bicchiere di vino di troppo. Ad un certo punto uno dei miei colleghi ha cominciato a ricordare il passato, la sua giovinezza e le sue conquiste amorose. E così gli altri lo hanno seguito a ruota elencando tutti i nomi delle ragazze più disponibili della città, con cui insomma era facile andare a letto senza alcuna complicazione sentimentale. Ebbene, è saltato subito fuori il tuo nome. Tutti quindi hanno cominciato a parlare di te e delle prestazioni sessuali per cui eri più famosa. Cinzia è stata lì in silenzio tutto il tempo ad ascoltare, poi ad un certo punto è scattata come una molla. E sai quando?”.
   “Quando?” ero rapita da quel racconto, perché sapevo di essere stata una ragazza molto facile da portare a letto, ma non credevo di essere argomento di discussione. Cioè sapevo benissimo di essermi resa protagonista di incredibili imprese erotiche, ma non credevo di essere rimasta nell’immaginario collettivo maschile, quasi quanto una celebre pornodiva del livello di Ilona Staller o Jessica Rizzo.
   “Cinzia è andata su tutte le furie quando uno dei miei colleghi ha detto che Sabrina Bocca e Culo era la ninfomane per eccellenza, e che non ce n’erano ragazze perennemente arrapate come lei. A quel punto Cinzia è diventata nera di rabbia. Come vi permettete di dire tutte queste cattiverie sul conto di Sabrina? Gli ha detto. Sabrina è una donna vera, non come quelle stupide santarelline delle vostre mogli, che hanno tanta voglia di cazzo ma fanno finta che non è vero. Lei ti ha difesa, e ha messo in ridicolo i miei colleghi di lavoro. Perché lei nonostante le apparenze ti stima molto”.
   “Questa è veramente una cosa da non credere” dissi. “Ma per quale motivo?”.
   “Precisamente non lo so, ma credo che il motivo sia legato alla vostra rivalità. Sai, di solito due rivali alla fine finiscono per stimarsi”.
   Quando ritornammo in soggiorno guardai Cinzia sotto un altro aspetto; il racconto di suo marito era riuscito a mettermela sotto una luce diversa.  Lei mi guardò e mi sorrise, ma non era la prima volta che lo faceva, lo aveva già fatto più volte durante la cena e io non avevo fatto altro che guardarla in cagnesco. Per quale motivo? Lei era riuscita a dimenticare, perché non potevo farlo anch’io? Eravamo due donne di quarantadue anni, non eravamo più due bamboline che si facevano la guerra per conquistarsi lo scettro di reginetta della scuola. E allora le sorrisi anch’io  e le porsi la mano, aspettando che lei me la stringesse nella sua.
   “Pace?” le chiesi.
   “Sabri, per me non c’è nemmeno bisogno di parlarne” mi strinse la mano e poi continuò dicendomi: “è vero, abbiamo avuto molte discussioni, l’ultima se ben ricordi è stata quando le nostre bambine hanno litigato, e siamo state convocate dalla preside, la quale ci ha fatto quel pistolotto di mezz’ora sul fatto che dovevamo seguire maggiormente le nostre ragazze. Ma ci sta che due persone litigano, non è normale invece portare rancore per tutta la vita. Non ne vale davvero la pena di farsi il sangue amaro per delle discussioni”.
   “Hai ragione” dissi.
   “E poi non scorderò mai quello che tu hai fatto per me”.
   “Ok, allora è tutto chiarito” esultò Pippo. “Le pupe del liceo unite finalmente da una solida amicizia. Bisogna festeggiare. Stefano, dov’è lo spumante?”.
   “Dovrebbe essere in frigo” rispose mio marito. “Ne abbiamo sempre una bottiglia per le occasioni speciali. La vado subito a prendere”.
   Stappammo la bottiglia e brindammo levando i calici in alto.
   “Alle nostre bambole!” esultò ancora Pippo.
   “Smettila cretino!” rispose Cinzia scoppiando a ridere, e quella scenetta divertì anche me. Pippo sapeva essere un vero personaggio da avanspettacolo, l’anima della festa per intenderci, quello che arriva e mette energia ad una festa partita male.
   Quella notte, dopo la cena, non riuscii a prendere sonno. Continuavo a pensare a quello che aveva detto Cinzia. Mi aveva detto: “e poi non scorderò mai quello che tu hai fatto per me”. Ma perché? Cosa avevo fatto per lei? Quella domanda mi ossessionò per tutta la notte. Non riuscivo proprio a ricordare. Doveva essere successo qualcosa, qualcosa che io avevo fatto. Ma cosa? Era terribile. Era come avere un tarlo che mi stava mangiucchiando la testa. Non riuscivo a venire a capo di quella faccenda. Cosa avevo fatto per lei? E perché lei non lo avrebbe scordato mai? Forse perché era qualcosa di veramente importante. E se era una cosa così importante, come mai non la ricordavo? 
   Poi all’improvviso mi venne l’illuminazione. Da ciò che mi aveva raccontato Pippo, Cinzia aveva preso le mie difese durante la cena con i suoi colleghi. Ma anche io una volta avevo difeso lei, tanto anni prima. Ero molto sbronza, e forse per questo motivo facevo fatica a ricordarlo, ma era successo. Avevo difeso Cinzia. Cercai di sforzarmi e di ricordare tutti i particolari di quell’episodio, e poi alla fine riuscii a ricomporre un quadro dettagliato di come si svolsero i fatti...

Sabrina.