mercoledì 20 dicembre 2017

L'eroe del sesso. 


   Io e Cinzia, dopo aver consultato Giuliano, decidemmo di andare a fare visita a Slotty, che a quanto pare era in possesso della videocassetta. Soltanto che era mezzogiorno e probabilmente non era neppure in casa. Di solito a quell’ora le persone sono a lavoro. Ma essendo in zona tanto valeva provarci. E come volevasi dimostrare ci venne ad aprire la porta la sua domestica; la donna non ci fece entrare, ma ebbi modo comunque di dare un’occhiata dentro e mi resi conto che Slotty se la passava piuttosto bene. D’altronde era pur sempre un produttore vinicolo, e i suoi affari andavano alla grande. La domestica ci informò che Slotty (ovviamente non lo chiamò così, lo chiamò col suo vero nome) era a lavoro e che probabilmente sarebbe rientrato dopo pranzo. Quindi a quel punto a me e a Cinzia non rimaneva che andarcene a pranzo, e poi magari ritornare nel pomeriggio.
   Ce ne andammo a mangiare in una trattoria tipica. C’era un televisore acceso che stava trasmettendo il telegiornale: la notizia del giorno era che il governo aveva varato una nuova legge con la quale prometteva di erogare mille euro alle famiglie che avrebbero accolto un rifugiato politico in casa propria, e duemila euro nel caso in cui al rifugiato fosse concesso di andare a letto con la moglie della coppia, e tremila euro invece in cambio del talamo della figlia (ammesso che quest’ultima abbia compiuto la maggiore età). Nel caso in cui il nucleo familiare fosse composto da più di sei donne allora lì sarebbe scattato il bonus “harem”, e allora si parlava di cifre davvero considerevoli. In collegamento con lo studio televisivo c’era il ministro dell’economia che interrogato sulla questione diede la sua opinione in merito alla questione: “con questa legge il governo vuole finalmente dare una risposta concreta al problema della crisi economica delle famiglie”.
   “Un vero affare” disse Cinzia.
   “Già” risposi divertita. “Si potrebbero tirare su dei bei soldi”.
   “Infatti. Com’è che nessuno ci ha pensato prima?”.
   L’altra notizia del giorno era che quella sera sulla rete nazionale sarebbe stata trasmessa la prima puntata di Susburra, una nuova fiction finanziata coi soldi pubblici che affrontava il tema della criminalità organizzata vista da una prospettiva amorosa; anche i criminali hanno un cuore, questo era il senso della fiction, e quindi storie di epiche sburrate si mescolavano agli affari legati alla droga e al traffico di armi. Nel trailer si vedeva un criminale grasso come uno scaldabagno che si zompava una tizia più cicciona di lui, e si sentiva lui che diceva: “te piace ‘o cazz, è?”.
   “Certo che gli autori di fiction sono proprio a corto di idee” dissi.
   “Sì. Io la tivù non la guardo più da un pezzo” rispose Cinzia.
   E infine il telegiornale diede una notizia di carattere culturale-letterario. Era appena uscito un romanzo che era diventato già un best seller, scritto da un tizio che a causa di un incidente gli erano state amputate gambe e braccia, e lui aveva scritto il romanzo in questione (già eletto capolavoro dell’anno) usando il suo cazzo in erezione, quindi pigiando sui tasti del suo portatile con la cappella turgida. Il libro si chiamava: “Scusa ma ti voglio montare”. La storia era una cagata pazzesca, però il fatto che fosse stata scritta con il cazzo aveva attirato migliaia di persone nelle librerie, obbligando la casa editrice a realizzare una seconda ristampa, e probabilmente ne sarebbero seguite altre.
   “Secondo te come li firma gli autografi?” mi chiese Cinzia.
   “Non voglio neppure pensarci”.
   Dopo pranzo ci avviammo nuovamente verso casa di Slotty. Era appena rientrato dal lavoro, e quando mi vide rimase imbambolato a fissarmi, senza sapere con precisione cosa fare. Non era cambiato di molto, era sempre brutto e buffo, ma ben piazzato, con un corpo da lottatore, però adesso non era più un diciottenne vestito in modo trasandato; adesso era un importante produttore di vini, quindi sembrava più curato e più autorevole. Aveva nonostante tutto un certo fascino. Ci fece entrare facendoci strada verso il soggiorno. Mi accorsi che la nostra presenza lo turbava molto, quasi come se fossimo per lui una minaccia. Mi domandavo del perché fosse così teso. Gli presentai Cinzia e dopo i soliti convenevoli gli dissi del perché eravamo lì, e cioè per la videocassetta.
   “Ti ricordi quella gangbang che abbiamo fatto a casa di Giuliano?”.
   “Certo, come potrei dimenticarla?” a quel punto Slotty diventò rosso che quasi sembrava che stava per venirgli un attacco cardiaco. Era evidente che gli dava fastidio parlarne, e forse era per questo che era teso fin da quando eravamo entrate in casa sua, perché in qualche modo sapeva che avremmo finito col parlare di quella gangbang.
   “Rilassati” gli dissi divertita. “Non è mica un interrogatorio della polizia. Ti ricordi che abbiamo ripreso tutta la scena con una videocamera? Ebbene, Giuliano mi ha detto che ce l’hai tu la videocassetta. È vero?”.
   “No, mi dispiace” rispose. “Non so per la verità che fine abbia fatto”.
   “Balle” disse Cinzia in modo brusco. “Lo sai benissimo”.
   “No, ve lo giuro. È successo che il giorno dopo la gangbang ho portato con me la videocassetta a scuola e...”.
   “Non volevi mica farla girare tra i tuoi amici?” domandai con tono minaccioso.
   “No, ma che dici?” Slotty era all’angolo, e io e Cinzia avevamo assunto l’aspetto di due gatte che giocano con un topolino indifeso. “L’avevo portata con me soltanto per pavoneggiarmi un po' con i miei compagni di classe. Volevo sventolargli la videocassetta davanti agli occhi e dirgli che avevo fatto una gangbang con la mitica Sabrina Bocca e Culo. Questo mi avrebbe reso ai loro occhi un vero eroe del sesso”.
   “Tutti uguali voi maschi” dissi. “Sempre pronti a cercare l’ammirazione degli altri a danno delle femmine. Tu saresti passato come un eroe del sesso, e io invece avrei fatto la figura della troia. Lasciamo stare, piuttosto vai avanti, dov’è quella videocassetta?”.
   “Come vi dicevo, ho portato quella videocassetta a scuola. I miei amici erano in cortile e ho iniziato a sbandierare il nastro come un trofeo e gli ho spiegato di cosa si trattava. Poi a un certo punto è arrivato il preside. Lui odiava vederci bighellonare in cortile o nei corridoi, quindi ci ha fatto una bella pippa di mezz’ora. E quando si è accorto della videocassetta mi ha chiesto di cosa si trattava, e allora uno dei miei amici gli ha detto che era un video porno. E allora lui me lo ha sequestrato dicendomi che nella sua scuola non ammetteva quel genere di porcherie. Quella è stata l’ultima volta che ho visto quella videocassetta”.
   “Quindi ci stai dicendo che quel nastro ce l’ha il preside della tua scuola?” chiese Cinzia.
   Mi resi conto che quella discussione nata quasi in tono amichevole si era trasformata in una specie di processo. Misi una mano sul braccio di Cinzia e le dissi di mantenere la calma.
   “Ammesso e non concesso che sia ancora vivo” rispose Slotty. “All’epoca dei fatti aveva una sessantina d’anni”.
   “Alla grande” aggiunse Cinzia. “Quindi quella videocassetta potrebbe essere ovunque. Lo sai cosa mi fa veramente incazzare di questa storia? È che tu non hai avuto il minimo rispetto per quel nastro. Per te era soltanto un modo per dimostrare ai tuoi amici del cazzo che eri uno vero stallone da monta. Tu non ti rendevi conto che quella videocassetta avresti dovuto custodirla con cura, e non sbandierarla ai quattro venti, perché non era roba tua, era roba che apparteneva a Sabrina, era sua di diritto, e invece tu te la sei fatta sequestrare come un deficiente”.
   “Calmati Cinzia” cercai di smorzare il suo incredibile attacco d’ira. “Ormai cosa possiamo farci? E poi non vedo il motivo di scaldarsi tanto”.
   “Scusami Sabri, ma è che mettendomi nei tuoi panni questa cosa mi fa veramente imbestialire. Trovo insopportabile questa mancanza di rispetto che lui ha avuto nei tuoi confronti. Per lui l’importante era avertelo messo in culo, poi il resto non contava”.
   Ma rimanere lì a fare polemiche era inutile. Ormai Slotty la videocassetta non ce l’aveva più. Così decidemmo di andarcene via.

Sabrina.

lunedì 18 dicembre 2017

Il sogno erotico di mio padre.

(in foto: Olivia Nice, Curvy Busty Teen Rubbing Her Snatch, ClubSeventeen.com)


   Di solito non scrivo su questo blog, perché mi rendo conto delle mie scarse qualità letterarie. Non sono mai stato bravo a mettere su carta i miei pensieri e non ho mai avuto il bisogno o la volontà di farlo. Però credo di dover spendere due parole (ma solo due, non voglio annoiarvi troppo) per parlarvi di mio padre, di cui Sabrina vi ha già parlato facendone venire fuori il ritratto di una specie di orco. Tutto sommato devo dire che non ha tutti i torti.
   Mio padre era un militare, e aveva fatto anche una discreta carriera all’interno dell’esercito. Purtroppo si comportava allo stesso modo di come si comportava in caserma anche a casa, cioè da vero stronzo. Una volta mi aveva preso a cinghiate soltanto perché aveva trovato una sigaretta sulla scrivania della mia stanza. Le punizioni corporali erano purtroppo quasi all’ordine del giorno, anche perché io non ero proprio quello che si definisce un adolescente modello; fumavo, prendevo cattivi voti a scuola e spesso tornavo a casa sbronzo. Ma nonostante questo ricordo di avere avuto sempre una grande venerazione e un grande rispetto nei suoi confronti. Il motivo? Forse perché mi terrorizzava.
   Ha ragione Sabrina quando dice che lui aveva una scarsa considerazione di lei. Più di una volta mi aveva detto di stare alla larga da Sabrina, perché altrimenti mi sarei beccato una bella malattia venerea. Diceva così ma sapevo benissimo che sotto sotto anche lui ne era attratto, come la maggior parte degli uomini della città. Come si può non esserlo? Sabrina è un concentrato di erotismo, è l’incarnazione del sesso. Sabrina era il sogno erotico di chiunque, e quindi anche di mio padre, nonostante lei avesse soltanto diciotto anni e quindi poteva essere sua figlia per la notevole differenza di età, ma resta il fatto che mio padre se la sarebbe ingroppata volentieri.
   A rendere Sabrina il sogno erotico di qualsiasi uomo erano le cose che si raccontavano sul suo conto; innanzitutto si diceva che non si negava a nessuno, e che inoltre faceva godere gli uomini con la bocca e con il culo, e poi era la regina indiscussa delle spagnole. Per non parlare delle storie che raccontavano su di lei, alcune delle quali erano solo leggende, del tipo che una volta si era fatta scopare da cento uomini contemporaneamente. E proprio queste storie, anche se spesso non corrispondevano alla realtà, non facevano che accrescere il desiderio che avevano gli uomini di portarsela a letto. Ovviamente in tutto ciò che si raccontava c’erano anche cose vere. Salvo rare eccezioni, era vero che si faceva montare il buco del culo da chiunque.
   E quindi, come dicevo, mio padre proprio come tutti gli uomini affamati di sesso della città, era fortemente attratto da lei. Mi accorsi di questa attrazione un giorno che Sabrina era a casa da noi. Era una domenica mattina e io e Sabri avevamo appena finito di fare l’amore anale, e lei si era rivestita e stava per andare via. Nel vialetto che portava al cancello incontrò mio padre che stava sistemando il giardino. Nessuno dei due si era accorto di me, ma io vidi tutta la scena perché ero affacciato alla finestra della mia stanza.
   “C’ho una voglia di romperti il culo che nemmeno ti immagini” le disse.
   “Ma si rende conto di quello che dice? Ho solo diciotto anni, potrei essere sua figlia!”.
   “Dio ce ne scansi e liberi! Sai che sciagura avere una figlia troia come te!”.
   “Io non sono affatto una troia!” protestò lei a gran voce.
   “Ah no? Che credi che non so come ti chiamano tutti? Sabrina Bocca e Culo. E poi basta guardare come vai in giro. Guardati, sembri una vacca da monta”.
   Quel giorno Sabrina indossava dei leggings neri un po' trasparenti che lasciavano intravedere il perizoma che indossava sotto e aveva una maglietta con uno scollo davvero molto generoso che riusciva a contenere a stento le sue grosse tette, tanto che una parte delle sue larghe aureole rosa erano fuori e ben in mostra.
   “Vada all’inferno, non voglio più ascoltarla!” urlò Sabrina, dopodiché la vidi uscire dal cancello con passo spedito. Se ci ripenso mi viene un rimorso terribile; il rimorso di non aver avuto il coraggio di dire a mio padre: “come cazzo ti sei permesso di dire quelle cose a Sabrina? Ma chi ti credi di essere per arrogarti il diritto di trattarla in quel modo?”. Ebbene non l’ho fatto, ho soltanto ignorato l’accaduto, e mi rendo conto che per questo motivo non merito una donna come Sabrina, eppure ci continuo ad andare a letto.
   Invece mio padre aveva una vera e propria venerazione per Manuela, la mia fidanzata di allora. In lei vedeva il ritratto della fidanzata esemplare: bellissima ma allo stesso tempo elegante e dedita allo studio. Insomma, una ragazza che avrei fatto bene a sposare. Sul suo conto per esempio non circolava nessuna storia oscena, e soprattutto non andava in giro vestita come una pornostar, e non aveva la nomina di essere una troia. E quando ci siamo lasciati lui ci è rimasto molto male. Ricordo che mi disse che ero stato uno stupido, perché mi ero fatto lasciare da una ragazza speciale, e che non ne avrei mai più trovata una come lei.
   “Ma forse è meglio così” mi disse. “Tu non ti meriti di stare con una ragazza come Manuela. Tu ti meriti una vacca come Sabrina. È quella la ragazza ideale per te. Manuela avrebbe potuto darti tutto, i figli, la fedeltà, un matrimonio felice. Sabrina invece cosa può darti? Il buco del culo e nient’altro”.
   Quanto si sbagliava su questo. Sabrina infatti, e questo lui non poteva saperlo, mi avrebbe dato una figlia bellissima. Se solo lui avesse immaginato che un giorno lei avrebbe portato in grembo sua nipote (perché questo era Moana per lui) probabilmente non avrebbe avuto nei suoi confronti la considerazione che si può avere per una puttana di strada.

Giuliano.

sabato 16 dicembre 2017

giovedì 14 dicembre 2017

Una nuora puttana. 

(in foto: Alex Chance, Alex Knows What You Want, AlexChanceXXX.com)


   In merito alla questione mi consultai anche con Stefano. Lui era della mia stessa opinione, e cioè che quella videocassetta apparteneva al passato. Però non mi nascose la sua eccitazione all’idea che da qualche parte c’era un nastro che mi immortalava mentre facevo una gangbang. L’idea di poterla avere e di poterla guardare (e magari di farsi una sega guardandola) gli bastava per fargli avere una colossale erezione.
   “Ma allora secondo te cosa dovrei fare? Dovrei cercarla oppure no?”.
   “Beh, devi deciderlo tu. Però ovviamente poter vedere un video di mia moglie a diciotto anni che fa una gangbang è una cosa che stimola molto le mie fantasie più porche”.
   “Sei sempre il solito maiale” risposi divertita.
   “Ormai dopo tanti anni di matrimonio dovresti conoscermi”.
   “Certo, e mi piace tantissimo il fatto che sei così porco”.
   E così il giorno dopo mi incontrai con Cinzia. Ci eravamo date appuntamento al centro, e poi da lì saremmo andate a casa di Giuliano, al quale avevo telefonato il giorno prima informandolo del fatto che sarei andata da lui per chiedergli una cosa.
   Cinzia mi stava aspettando seduta su una panchina del parco antistante all’edificio del comune. Nonostante fossimo state nemiche devo ammettere che Cinzia era una gnocca colossale. Lo era sempre stata, ma non so per quale ragione adesso che era una donna di quarant’anni esprimeva ancora più erotismo di quando ne aveva diciotto. Forse perché con gli anni aveva acquisito una classe e un’eleganza che di solito quando si è ragazzi non si ha.
   Cinzia indossava un tailleur gessato con una gonna che metteva un risalto le sue cosce, che da sempre erano state il suo pezzo forte, ma adesso notai che erano ancora più sensuali per via di certe imperfezioni che l’età disegnava sul nostro corpo. Le chiamo “imperfezioni” ma in realtà non lo so; parlo per esempio della pelle a buccia d’arancia, che in qualche modo rendeva le sue cosce (ma anche le mie) più sensuali, di quella sensualità tipica che hanno le mamme, una sensualità che designa calore e maturità, ma anche passione e ardore. Tutte cose che difficilmente puoi avere a diciotto anni. E poi Cinzia aveva degli occhi azzurri che brillavano come diamanti, e alla luce del sole diventavano ancora più abbaglianti e non potevi fare a meno di innamorartene. Non appena la vidi pensai subito che se avessi avuto un cazzo avrei fatto qualsiasi cosa pur di portarmela a letto e penetrarle ogni buco, baciando e accarezzando ogni centimetro della sua calda pelle da mamma.
   Mi avvicinai e mi misi a sedere accanto a lei; ci salutammo baciandoci le guance e lei mi sorrise in modo amichevole e apparentemente sincero. Dico “apparentemente” perché, anche se non riuscivo a capirne il motivo, quel sorriso mi diede l’impressione di un qualcosa di costruito, per nulla spontaneo, quasi come se stesse fingendo. C’era qualcosa che si frapponeva tra me e lei e che apparteneva al passato, e che non voleva saperne di andarsene via: la rivalità. Possibile che da qualche parte infondo al nostro cuore (forse in un angolino remoto) c’era ancora qualche traccia del nostro antagonismo?
   “E allora” disse, “quali sono le prossime mosse?”.
   “Beh, adesso andiamo a casa di Giuliano” risposi. “Lui saprà certamente dov’è finita quella videocassetta”.
   “Giuliano” disse lei quasi sovrappensiero e scandendo minuziosamente le lettere. “È da circa vent’anni che non lo vedo”.
   “Non vorrai mica dirmi che anche tu sei andata a letto con lui?”.
   “No” rispose divertita. “Lo conoscevo appena. Perché dici questo?”.
   “Perché si è fatto un sacco di ragazze. Quindi non mi sarei stupita se mi avessi detto di sì”.
   “Tu invece? Che tipo di rapporto avevi con lui? Ci andavi solo a letto oppure c’era qualcos’altro?”.
   “Tra me e Giuliano c’era...” non mi venivano le parole. D’altronde non lo sapevo neppure io cosa c’era. “C’era una specie di rapporto d’amore. Io lo amavo, e lo amo tutt’ora, e anche lui diceva di amarmi, anche se in realtà me lo ha detto solo un paio di volte, e con scarsa convinzione. Ma nonostante questo non ha mai avuto il coraggio di lasciare la sua fidanzata di allora per mettersi con me”.
   Ricordo che per la madre di Giuliano ero come una seconda fidanzata, perché praticamente ero sempre con lui; e lei sapeva benissimo che quando la sera si chiudeva nella sua stanzetta con me non era certo per raccontarmi le barzellette. Lo sapeva benissimo quello che facevamo. Facevamo l’amore. E mi voleva molto bene, perché mi diceva che riuscivo a rendere suo figlio felice. Una volta mi disse che per lei sarebbe stato un sogno se un giorno io e Giuliano ci fossimo sposati, poter vedere me e suo figlio sull’altare uniti in matrimonio, e quindi potermi vedere diventare la sua fedele moglie, e questa cosa mi fece commuovere tantissimo, perché mi fece capire davvero quanto lei tenesse a me. Manuela invece non le andava tanto a genio, perché la considerava una ragazza viziata e capricciosa, e devo dire che un po' lo era. E proprio per questo lei mi adorava, perché io ero tutto l’opposto. Ero, secondo le parole da lei stessa utilizzate, la ragazza che ogni mamma avrebbe desiderato vedere in moglie al proprio figlio maschio. Ero quasi lusingata ogni volta che me lo diceva (perché me lo diceva spesso), e io ogni volta le rispondevo che tutto dipendeva dalla volontà di Giuliano. E lei allora mi diceva in modo amareggiato che suo figlio era troppo immaturo per accorgersi di quanto valevo veramente. E forse aveva ragione. 
   Invece il padre di Giuliano mi considerava una puttanella con cui il figlio si sollazzava. Una volta infatti andai a casa di Giuliano e mi venne ad aprire lui, e subito mi fece uno dei suoi soliti commenti al vetriolo: “fammi indovinare, sei venuta a farti fare il culetto da mio figlio. Certo che sei proprio una rottainculo tu”. Il padre di Giuliano era molto rozzo, e certe volte si comportava come un vero stronzo. Spesso si comportava con me in modo irrispettoso, etichettandomi con epiteti davvero poco lusinghieri, tipo “la vacca da monta” o “la bocchinara”. Un paio di volte mi aveva pure offerto del denaro in cambio di sesso anale, e un’altra volta invece mi aveva chiesto (sempre in cambio di soldi) di fargli una sega spagnola. Lui adorava le mie tette, diceva che erano perfette per fare le spagnole. Non aveva tutti i torti, come ben sapete. Ovviamente mi faceva queste proposte soltanto quando era sicuro che non ci fosse né sua moglie né suo figlio nei paraggi. Proposte che io puntualmente rifiutavo, rispondendogli che il mio corpo non era in vendita.
   Non aveva una buona considerazione di me, ve l’ho detto, mi considerava una troia. Lui a differenza della moglie preferiva Manuela, perché lei era la sua fidanzata ufficiale, io invece ero la puttanella con cui il figlio soddisfaceva le sue voglie porche. Insomma io andavo bene per far godere suo figlio, non certo per sposarlo. Avere una nuora puttana sarebbe stato in qualche modo un disonore per la famiglia.

Sabrina.

martedì 12 dicembre 2017

Giuliano, Slotty, Marpione e il mio buco del culo.

(in foto: Keisha Grey, The Wetter The Better, HardX.com)


   Era un sabato mattina come un altro, i genitori di Giuliano come spesso accadeva non erano a casa, quindi avevamo casa libera per poter fare come ci pareva. Io ero seduta per terra e stavo sfogliando una delle riviste porno che Giuliano teneva nascoste sotto il letto; erano delle riviste che mi piacevano molto, perché erano come dei fotoromanzi, ma con immagini hard, e poi c’erano i fumetti dove c’erano scritte le porcate che si dicevano i protagonisti di quelle pagine mentre facevano l’amore. Erano delle vere e proprie storie con delle trame molto sempliciotte, del tipo che un tizio incontra la propria vicina di casa in ascensore, scatta il colpo di libidine e poi la scena si sposta in camera da letto. Insomma, delle vere e proprie stronzate, però erano avvincenti, e poi il porno mi eccitava da impazzire, e quelle immagini di penetrazioni, sesso orale e copiose sborrate mi attiravano in modo incredibile.  
   Giuliano e Marpione stavano rollando una canna, e proprio in quel momento entrò Slotty con la videocamera del padre tra le mani, come vi dicevo nel post precedente. Intanto Giuliano aveva acceso la canna, la quale aveva cominciato a girare, come di solito succede, fino ad arrivare tra le mie dita. Ne fumai un po' anche io. Era bella carica, come tutte le canne che faceva Giuliano, e quindi iniziò subito a sballarci.
   A quel punto, se fossimo stati soli io e lui, avremmo già cominciato a fare l’amore (anale e orale). Ma siccome eravamo in compagnia di Slotty e Marpione le cose andarono un po' diversamente.
   “Senti un po'” disse Giuliano a Slotty. “Ma quella videocamera funziona per davvero?”.
   “Credo di sì”.
   “Che ne dite di fare un film porno? Magari diventiamo famosi”.
   “Che idea fighissima!” esultò Marpione.
   “Che idea stupida” dissi io.
   “Dai Sabri, vedrai che sarà divertente”.
   A quel punto presi Giuliano in disparte per dirgliene quattro. Avevo accontentato tutte le sue idee più porche e gli avevo fatto passare un sacco di sfizi sulla mia pelle, ma questo mi sembrava davvero troppo. Ma in verità già sapevo come sarebbe andata a finire, e cioè che avrei accontentato anche questo ennesimo capriccio. Perché proprio non riuscivo a dirgli di no. Non ero riuscita a dirgli di no la prima volta che mi aveva chiesto se poteva sborrarmi in faccia e non gli avrei detto di no nemmeno questa volta. Perché di fronte a lui perdevo completamente la ragione e mi trasformavo in una bambolina del sesso.
   “Non vorrai mica farmi fare una gangbang insieme a Slotty e Marpione? Lo sai che da quei due non mi farei toccare nemmeno con un dito, e tu invece te ne esci con ‘sta cosa del film porno”.
   “Ma ci sarò anche io, mica ti lascio sola insieme a quei due!”.
   “Sì ma non mi va di essere ripresa. Non voglio che poi magari la videocassetta finisca nelle mani sbagliate”.
   “Ti prometto che non la vedrà mai nessuno. Rimarrà il nostro piccolo segreto”.
   Mi lasciai convincere senza troppi problemi, perché come vi dicevo poco fa a Giuliano non riuscivo a dire di no. Avrebbe potuto chiedermi di fare la cosa più porca al mondo e io gli avrei detto di sì. Ero la sua schiavetta del sesso e non potevo farci nulla. Però decisi di mettere le cose in chiaro con Slotty e Marpione; gli dissi infatti che lo facevo solo per accontentare Giuliano, non certo loro due. Inoltre dissi loro che non volevo baci in bocca né penetrazioni vaginali. Se solo uno di loro ci provava soltanto allora avrei fermato tutto.
   “Non ti preoccupare Sabri” rispose Marpione, “ci accontentiamo della bocca e del buco del culo”.
   “E avvisatemi quando state per sborrare. Non vi azzardate a venirmi in bocca, sennò mi incazzo. Solo Giuliano può farlo”.
   “E dove possiamo sborrare?” chiese Slotty.
   “In culo va bene, oppure sulle tette, insomma dove vi pare ma non in bocca”.
   Slotty e Marpione erano euforici, sembravano ubriachi per quanto erano su di giri. E quando gli ricapitava un occasione del genere! Non gli sembrava neppure vero quello che ci stavamo apprestando a fare. Era una cosa che probabilmente avevano visto soltanto nei film porno.
   “Ragazzi, ce l’ho già duro solo all’idea” disse Marpione. “Gli voglio rompere il culo a sta zoccola”.
   “A chi lo dici” rispose Slotty che intanto aveva sistemato la videocamera sulla scrivania in modo tale da farle riprendere la scena da un angolazione tale da non oscurare nessuno. “Io glielo voglio sfondare senza pietà”.
   “Innanzitutto andateci piano con le parole” dissi. “Zoccole saranno le vostre sorelle, di certo non io”.
   A quel punto il tasto rec era stato premuto e si tirarono giù le lampo dei jeans mettendo fuori le loro erezioni pazzesche, e me le sventolarono davanti agli occhi quasi come se volessero darmi un anteprima di ciò che mi aspettava.
   “Ok, cominciamo” dissi. “Ma vi ho avvertiti, quindi conoscete le regole. Al minimo passo falso ve li stacco i vostri bei cazzoni duri”.
   E così la videocamera iniziò a riprenderci mentre lo facevamo. Il punto  era: che fine aveva fatto quella videocassetta? Cinzia giustamente mi disse che senza ombra di dubbio ce l’avevano i protagonisti della monta, quindi Giuliano, Slotty e Marpione. Inoltre si offrì volontaria per aiutarmi a cercarla. Ma non ne capivo il motivo, d’altronde a me non interessava affatto avere quel nastro, perché era una cosa che apparteneva al passato.
   “Sabri, quella videocassetta appartiene a te, è tua di diritto, quindi è giusto che tu riesca a metterci le mani sopra”.

Sabrina.

domenica 10 dicembre 2017

Il sex-tape di Sabrina Bocca e Culo.


   La nostra serata all’insegna dell’umorismo pecoreccio e dei discorsi privi di freni inibitori andò avanti ancora per un bel po'. La bottiglia di limoncello era quasi terminata. Cinzia fece l’ultimo sorso e mi sorrise guardandomi fissa negli occhi.
   “Sabri Sabri Sabri” disse sospirando. “È vero che esiste una videocassetta in cui ti si vede fare una colossale gangbang?”.
   “Non proprio colossale, direi di più una modesta gangbang. Ma tu che ne sai?”.
   “Questa città è come un paese. Tutti sanno tutto di tutti” poi si rivolse a mio marito. “Forza Stefano, tira fuori questa videocassetta”. 
   “Mi cogli davvero alla sprovvista, davvero non so di cosa stai parlando”.
   In effetti non lo avevo mai raccontato a Stefano, quindi lui davvero non sapeva nulla. Ma non è che non glielo aveva raccontato per una forma di pudore; d’altronde mi conoscete, il pudore per me è un concetto relativo. Non glielo avevo detto perché non lo aveva mai ritenuto un fatto importante. Per me quel videotape era soltanto una delle innumerevoli avventure che mi aveva riguardato.
   Esisteva davvero una videocassetta in cui mi si vedeva fare una gangbang; avevo diciotto anni, e io e Stefano ancora non eravamo fidanzati. Era il periodo in cui io e lui avevamo iniziato a frequentarci, ma lui non si decideva a farsi avanti, e allora io continuavo ad andare dietro a Giuliano perché ero incapace di fare altro. Non potevo fare a meno di essere la sua bambolina del sesso, il suo sborratoio. Soltanto quando poi finalmente Stefano si sarebbe dichiarato allora sarei riuscita ad allontanarmi da lui. Ma non per molto, come ben sapete. Infatti dopo un po' di tempo Giuliano ritornò nella mia vita, cambiando radicalmente la relazione che avevo con Stefano, e facendoci diventare una coppia cuckold. Vi invito comunque ad una lettura dei post dedicati a questa trasformazione: 



   Ma ritorniamo a quel nastro. Quando avevo diciotto anni c’erano ancora le videocamere che registravano su cassetta, non era come adesso che ormai è tutto digitale.
   “Beh, qualcuno ce l’avrà questa videocassetta” disse Cinzia. “Ma chi?”.
   “Sinceramente non ricordo” risposi. “Sono passati più di vent’anni”.
   “Quel film è un oggetto molto ricercato” disse Pippo, che a quanto pare anche lui era a conoscenza dell’esistenza di quel nastro. “La mitica videocassetta che immortala una delle gangbang amatoriali più eccitanti della storia. E a renderla così preziosa è il fatto che la protagonista di quella gangbang è la mitica Sabrina Bocca e Culo”.
   “Tesoro, ma di cosa si tratta?” mi chiese Stefano.
   “È un video che ho fatto insieme a Giuliano e a due amici. Ma lo abbiamo fatto più per gioco che altro, non credevo che poi sarebbe diventato un oggetto così importante”.
   “E invece è proprio così” confermò Pippo. “Conosco uomini che pagherebbero qualsiasi somma pur di mettere le mani su quella videocassetta”.
   “Ma dai!” ero completamente all’oscuro delle cose che mi stava dicendo. “È soltanto un video porno amatoriale”.
   “Per l’esattezza è un video porno amatoriale di Sabrina Bocca e Culo” continuò. “Non sottovalutare questo dettaglio. Forse non te ne sei mai resa conto, ma tu hai così tanti ammiratori da riempire la sala di un cinema hard. Sei una specie di diva del sesso, quasi quanto una pornostar affermata, Sabri. Ed è proprio per questo motivo che quella videocassetta ha un valore inestimabile, perché molti tuoi ammiratori la cercano come un archeologo cercherebbe una reliquia. E poi tra l’altro ce n’è soltanto una copia a quanto pare, e quindi questo rende quel nastro ancora più prezioso”.
   Ero senza parole, perché quello che a me era sembrato un gioco, cioè farmi riprendere con una videocamera mentre facevo l’amore con tre coetanei, si era trasformato in una sorta di caccia al tesoro. Per molti uomini infatti, a quello che diceva Pippo, quella videocassetta era un vero e proprio tesoro. Ma io davvero non avevo la ben che minima idea di che fine avesse fatto. Forse lo sapeva Giuliano, il quale era stato lui a proporre di fare quella gangbang.
   Lo ricordo benissimo quel giorno; ero a casa sua, nella sua stanza insieme a due amici, uno dei quali era figlio di un cameraman di una tivù locale. Ebbene, quella mattina era riuscito a mettere le mani sulla videocamera del padre e l’aveva portata con se per il semplice scopo di fare lo sbruffone con i suoi amici.
   “Guardate cosa ho sfilato a mio padre” esultò entrando nella stanza di Giuliano.
   “Che diavolo è quella?” chiesi io.
   “È una videocamera che mio padre non usa più, perché ne ha comprata una migliore e adesso questa voglio vedere se riesco a venderla, così ci tiro su un po' di soldi”.
   Non ricordo come si chiamava, ma ricordo il soprannome che gli avevano appioppato, e non era un soprannome molto carino; lo chiamavano Slotty, come il personaggio deforme del film Goonies. Non è che lui era messo così male, cioè voglio dire non era un mostro deforme, però non era eppure bello, e infatti non aveva molto successo con le ragazze, nonostante fosse un ottimo scopatore (e questo potetti constatarlo personalmente, Slotty aveva un cazzo stupendo e poi era instancabile e grazie alle sue possenti braccia riusciva a girarti e a rigirarti come un calzino). Slotty aveva un qualcosa che ricordava il personaggio dei Goonies. Forse perché era grosso, aveva un corpo da giocatore di rugby per intenderci.
   L’altro protagonista della gangbang invece anche di lui ricordo solo il soprannome; tutti quanti lo chiamavano Marpione, perché ci provava con qualsiasi ragazza gli capitasse a tiro. Inutile dirvi che ci aveva provato anche con me, ma io (fino a quel momento) non gli avevo concesso nemmeno un centimetro del mio corpo, perché provavo un’incredibile antipatia nei suoi confronti, e inoltre lo trovavo molto viscido. Lui a letto ci sapeva fare un po' meno; aveva un po' troppa “fretta di venire”. E infatti durante la gangbang dovette fermarsi più volte per non sborrare subito e per reggere il ritmo di Giuliano e Slotty, che invece mi scoparono ininterrottamente per mezz’ora di fila, passando dalla bocca all’orifizio anale senza problemi. Marpione invece rischiò più volte di uscire dai giochi prematuramente. Però una cosa devo riconoscerla, e cioè che fu molto bravo con la bocca leccandomi sia la figa (fui molto chiara a riguardo: potete solo leccarla e per nessun motivo penetrarla) che il buco del culo. 

Sabrina.

venerdì 8 dicembre 2017