sabato 15 dicembre 2018

Pisellino's Revenge.

Piccoli pisellini crescono.

(in foto: Cadence Lux, Sharing My Husband, NewSensations.com)


[postato da Moana]

   Il giorno dopo la cena a casa di Romualdo ritornai al negozio. Cercai di non pensare a quello che avevo visto la notte precedente, e cioè il sex-tape di mia cognata. D’altronde non era una faccenda che mi riguardava. Sinceramente non ci volevo entrare in quella storia, perché non mi sembrava una cosa molto pulita.
   In ogni modo alle dieci del mattino venne a trovarmi mio padre (non il mio papà biologico, ma quello da cui ero stata cresciuta, papà Stefano). Era passato a salutarmi prima di andare a lavoro e questo mi faceva molto piacere. Adoravo i miei due papà, per cui ogni volta che mi venivano a trovare in negozio per me era una vera festa.
   Andai a prendere un caffè insieme a lui, e lungo il tragitto mi fece notare che tutti si giravano a guardarmi, perché quel giorno, mi disse, ero più bella del solito. Ero bella, mi disse, come una diva del porno. Le lusinghe del mio papà mi facevano sempre perdere la testa; ogni volta che mi diceva che ero bella come una diva del porno io mi sentivo al settimo cielo. Me lo diceva spesso, forse proprio perché sapeva che mi faceva piacere sentirmelo dire, e poi anche perché lo pensava veramente.
   In effetti devo dire che quel giorno ero più porca del solito, forse grazie al fatto che indossavo dei leggings di pelle che mettevano in risalto le forme del mio culo (che ho sempre considerato il mio pezzo forte). Erano così aderenti che si vedeva la forma del perizoma che avevo sotto. Quindi è naturale che gli uomini si giravano a guardarmi.
   “Con un culo così gli uomini li mandi al manicomio” mi disse.
   “Grazie papino!” esultai abbracciandolo. Per questo lo adoravo, perché mi faceva sentire speciale. Si vedeva chiaramente che era innamorato di me. Non fraintendetemi, era innamorato come un padre, non come uno che voleva montarmi.
   Durante il caffè mi raccontò che quella mattina aveva ricevuto una richiesta di amicizia davvero inaspettata su facebook. Io odiavo facebook, semplicemente perché le persone lo utilizzavano a sproposito, come del resto tutti gli altri social network. Li utilizzavano come strumenti con cui appagare il proprio esibizionismo; perché alla fine siamo tutti un po' esibizionisti. E poi c’erano quelli che lo utilizzavano per sfogare la propria rabbia e le proprie frustrazioni, buttando merda sugli altri. Insomma, era un mondo malato che io disdegnavo profondamente.
   “Dovresti smetterla di utilizzare facebook” gli dissi.
   “Lo so come la pensi a tal proposito, ma lascia che ti dica chi è che mi ha contattato. Ti ricordi quando tu e Rocco eravate bambini, e io e vostra madre vi abbiamo portati al campeggio naturista per due anni di seguito?”.
   “Sì, certo che lo ricordo”.
   “Ebbene, mi ha contattato uno dei tuoi amichetti con cui eri solita intrattenerti”.
   “Chi?”.
   “Quello che tu chiamavi Pisellino”.
   Pisellino! Quanto tempo. E comunque non ero soltanto io a chiamarlo in quel modo, ma erano un po' tutti i ragazzi che c’erano al campeggio. Lo avevamo ribattezzato in quel modo perché aveva un pene più piccolo della media, e quindi tutti quanti lo sfottevano in quel modo: pisellino. Cioè, a dirla tutta il suo pene era normale, è soltanto che si sa come sono i ragazzini; quando prendono di mira il più debole del branco poi ci si accaniscono fino a ridicolizzarlo del tutto. È bullismo, lo so. E io devo riconoscere che da bambina mi comportavo un po' da bulletta. Non vado molto fiera di questo, però è così. Anche io mi divertivo a prendere in giro Pisellino, ridendo di lui insieme agli altri.
   A distanza di tanti anni sentivo di aver fatto la cosa sbagliata, eppure quando si è piccoli a queste cose non si pensa.
   “Accidenti, Pisellino! Quanti ricordi” dissi.
   “Povero ragazzo” rispose mio padre. “Era lo zimbello di tutti”.
   “E che ci vuoi fare? I bambini sanno essere davvero crudeli. Mi farebbe molto piacere rivederlo, anche se mi sembra assai improbabile, dal momento che abita a Milano”.
   “Beh, se vuoi quando lo becco su facebook gli do il tuo numero, così magari potete sentirvi”.
   “Sì, è una buona idea”.
   Pensavo che la cosa sarebbe morta lì, perché in fin dei conti per quale motivo Pisellino avrebbe dovuto chiamarmi? Cosa potevamo mai dirci a distanza di tutti quegli anni? E che interesse poteva avere a contattarmi, dal momento che ero stata tra le fila dei suoi aguzzini, che lo avevano ribattezzato spietatamente in quel modo?
   E invece dovetti ricredermi; il giorno dopo mi chiamò e restammo a telefono per circa mezz’ora, a raccontarci le nostre rispettive vite, e a ricordare di quelle estati trascorse al campeggio naturista. Gli dissi che mi dispiaceva per avergli appioppato quel nomignolo, ma lui mi rispose di non preoccuparmi, perché era acqua passata.
   “Sai, pensavo di venire lì da te per qualche giorno. Ho sempre desiderato vedere il vostro palazzo reale, e siccome ho delle ferie accumulate ho deciso di sfruttarle in questo modo”.
   Pisellino si riferiva al palazzo reale che c’era nel nostro comune, una struttura di rilevanza storica che ci rendeva famosi in tutto il mondo.
   “Dai, sono davvero contenta se vieni. Muoio dalla voglia di vedere come sei diventato. L’ultima volta che ci siamo visti eravamo dei bambini, e probabilmente adesso farò perfino fatica a riconoscerti”.
   “Ok, allora è deciso. Parto domani”.
   Non so per quale motivo, ma avevo come l’impressione che la sua visita avrebbe cambiato qualcosa. E inoltre sentivo di non doverlo dire a Berni. Ma per quale motivo? Che c’era di sconveniente ad incontrare un vecchio amico? Eppure sapevo che stavo per fare qualcosa di scorretto. Era una sensazione.
  

giovedì 13 dicembre 2018

martedì 11 dicembre 2018

L'affaire

Vacca.

(nella gif animata: Chanel Santini)


[postato da Moana]

   Mentre mio fratello e Beatrice erano in viaggio di nozze, qui da noi scoppiava lo scandalo in cui era coinvolta proprio lei, la mia cognata transgender. A quanto pare c’erano delle fotografie che la ritraevano ai bordi di una statale mentre faceva un pompino a un calciatore della serie a. E non era tutto; si diceva anche che c’era un sex-tape in cui si faceva ingroppare da un personaggio della tivù.
   Fu mia madre a dirmi queste cose. Era una giornata apparentemente tranquilla, mi ero appena svegliata e mi ero affacciata al balcone di casa per vedere che tempo faceva. Era una cosa che facevo tutti i giorni; appena sveglia uscivo fuori al terrazzo e guardavo il cielo, con gli occhi ancora stanchi e intorpiditi dal sonno, certe volte mezza nuda, tanto come ben sapete il fatto di lasciarmi guardare dai miei vicini come mamma mi aveva fatta non era mai stato un problema. Il mio corpo è questo e non ho mai avuto alcuno scrupolo a mostrarlo.
   Ebbene, quella mattina venne a trovarmi mia madre, che dopo aver spupazzato mia figlia per tre quarti d’ora mi disse che doveva farmi vedere una cosa. E allora tirò fuori dalla borsa una rivista di gossip fresca fresca di stampa. L’aveva appena comprata, nemmeno l’aveva letta tutta, però alcune fotografie avevano catturato la sua attenzione. Erano appunto le immagini che ritraevano Beatrice che faceva un pompino a quel calciatore. Le foto non erano molto chiare, perché c’era una scarsa illuminazione, però si vedeva chiaramente che era lei, perché si vedeva il suo braccio e quindi la scritta che si era fatta tatuare. Era il suo nome: Beatrice La Vacca. Era inequivocabile, era lei.
   “E allora, mamma? Cosa ci posso fare io? È colpa mia se la moglie di tuo figlio è una grandissima zoccola?”.
   “No, certo che no. Soltanto che volevo sapere se tu avevi ulteriori informazioni su questa faccenda. Insomma, Berni è il tuo fidanzato, e Beatrice fa parte della sua agenzia, per cui...”.
   “Mi dispiace, non ne so nulla. E comunque delle porcate che fa la moglie di mio fratello non me ne frega niente”.
   Ma mia madre continuò raccontandomi anche la storia del sex-tape. Moriva dalla voglia di sapere se esisteva davvero, e chi ne era in possesso, e quando lo avrebbero tirato fuori. Tutte domande a cui io non sapevo rispondere. Però conoscendo Romualdo, il proprietario dell’agenzia in cui lavorava Berni, ero quasi certa che il video ce l’aveva lui, e che aveva pianificato tutta quella storia per guadagnare un po' di popolarità per se e per le dive che rappresentava.
   Romualdo era un pazzo scatenato; pur di guadagnare visibilità avrebbe fatto qualsiasi cosa. Non aveva alcuno scrupolo. Si sarebbe pure venduto la madre per un istante di popolarità.
   Comunque non avevo tempo da dedicare a questa storia, perché dovevo andare al negozio e fare l’ordine ai fornitori, perché in magazzino c’era carenza di molti prodotti. E una volta raggiunto il centro commerciale trovai una situazione di lassismo totale, l’anarchia assoluta, c’era chi parlava al telefono e chi ciarlava senza prestare la ben che minima attenzione ai clienti, e allora iniziai a sbraitare che la pausa caffè era finita, e allora sentii una delle mie commesse che bofonchiava qualcosa contro di me: “la cagna è arrivata, è finita la pacchia”. La cagna ero io. Mi chiamavano così, ma lo capivo benissimo, perché da quando “mamma Sabri”, come la chiamavano loro, aveva lasciato a me la gestione del negozio, le regole erano notevolmente cambiate. Mia madre gli aveva sempre permesso di fare quello che volevano, invece adesso era tutto diverso. Io non ero “mamma Sabri”, io ero “la cagna”.
   Nel pomeriggio Berni venne a farmi visita. Avrei voluto chiedergli se sapeva qualcosa dell’affaire Beatrice, ma poi non lo feci perché pensai: “ma che me ne frega?”. Mi disse che quella sera eravamo stati invitati a cena a casa di Romualdo. Io non ne avevo tanta voglia, però in fin dei conti il mio rifiuto sarebbe stato un gesto piuttosto scortese. D’altronde Romualdo era pur sempre il capo di Berni.
   La casa di Romualdo era un attico con una vista sorprendente. L’arredamento era pacchiano e quasi sicuramente gli era costato un occhio. In quell’occasione ebbi modo di conoscere sua moglie, che si chiamava Linda ed era un’ex pornostar polacca, un’appariscente bionda che nonostante gli anni continuava ad essere notevolmente attraente. E poi conobbi anche la figlia, bionda anche lei, ma rotonda, e non per questo meno attraente della madre. Aveva delle forme spettacolari, delle tette che non finivano più, e un culo burroso da prendere a sculacciate per tutto il tempo di una monta. Si chiamava Barbie, che era il diminutivo di Barbara, però sia il padre che la madre la chiamavano Barbie, forse perché era bella come una bambolina, anche se notevolmente più in carne rispetto al giocattolo della Mattel.
   Ad un certo punto, durante la cena, uscì fuori la storia dello scandalo in cui era coinvolta la moglie di mio fratello. Romualdo ne parlava con un certo orgoglio, diceva che tutta quella faccenda aveva suscitato molto interesse. Lo diceva come se fosse tutto merito suo, e quindi iniziai a pensare che era stato tutto pianificato a tavolino. E anche il sex-tape che tutti cercavano, quello in cui si vedeva Beatrice che faceva l’amore con un personaggio televisivo, anche quello era per lui un motivo di notevole vanto. E a quel punto non potevo fare finta di niente, e intervenni nella discussione, dopo aver fatto scena muta per tutto il tempo.
   “Quindi esiste davvero il sex-tape?” chiesi.
   “Certo che esiste” mi rispose lui.
   “E chi ce l’ha?”.
   “Io” disse con un certo orgoglio.
   “Voglio vederlo. Credo di averne tutto il diritto, dal momento che si tratta della moglie di mio fratello”.

sabato 8 dicembre 2018

Ancora un po' di Miriam

prima della partenza. 

(in foto: Natalie Mars, My TS Stepmom, Transsensual.com)


[postato da Rocco]

   Era una calda notte piena di stelle, e io e Miriam eravamo sdraiati sull’amaca del giardino, abbracciati l’uno all’altro, a goderci il torpore che viene dopo aver fatto l’amore. Il suo corpo mascolino era aggrappato al mio, e ogni tanto mi baciava le labbra, e io le accarezzavo un braccio e nel frattempo guardavo verso la finestra della camera da letto della villetta a schiera che io e Beatrice avevamo preso in affitto. Lei era lì, insieme al fidanzato di Miriam, e stavano facendo l’amore, ininterrottamente da circa tre quarti d’ora. I loro rantoli di piacere giungevano fino a noi, ma senza disturbarci.
   Ad un certo punto il mio membro raggiunse nuovamente l’erezione; Miriam se ne accorse e mi sorrise, e poi con una mano lo afferrò e iniziò a menarmelo, ma delicatamente. Era più un massaggio in realtà. Avevo di nuovo voglia di entrare nel suo buco del culo, ma allo stesso tempo quella posizione, con lei avvinghiata al mio corpo che mi toccava nelle parti intime, era una cosa a cui non avrei rinunciato per nulla al mondo. Poi lei ad un certo punto mi guardò con i suoi luminosi occhi azzurri e mi chiese se avevo voglia di fare quello che stavano facendo loro, cioè l’amore.
   “Sinceramente mi va bene così” risposi, e lei mi sorrise perché anche a lei andava bene così. Se volevo fare l’amore lei lo avrebbe fatto volentieri, ma era più contenta di rimanere sull’amaca, in quella posizione a coccolarci come due innamorati.
   “In fin dei conti anche questo è fare l’amore” disse.
   Aveva proprio ragione; anche stare nudi abbracciati l’uno all’altro, distesi su un’amaca sotto ad un cielo pieno di stelle, anche questo voleva dire “fare l’amore”, anche se non vi era alcuna penetrazione. Avrei sentito molto la mancanza di Miriam. Il giorno dopo io e Beatrice saremo ritornati a casa, e quindi Miriam sarebbe stata per me soltanto un bellissimo ricordo. E allo stesso modo Marco per mia moglie. 
   “È stato bello incontrarti” le dissi.
   “È stato bello anche per me. È difficile incontrare uomini sensibili come te. La mia vita è costellata di uomini sbagliati. A parte Marco, s’intende. A diciotto anni ho avuto la mia prima relazione seria, ma anche in quel caso era l’ennesimo uomo sbagliato. Ero sempre fatta in quel periodo. Cocaina e alcol, tutti i giorni. E lui, un ricco industriale più grande di me di venticinque anni, me ne procurava in grandi quantità, e io per farlo contento gli davo il culo. È stato un anno terribile. Ero il suo giocattolo, e lui mi dava ciò di cui avevo bisogno. Poi sono riuscita a disintossicarmi, e l’ho mollato. Ero stufa di essere la sua bambolina del sesso. Ed ero stufa di essere sempre fatta”.
   “Miriam, questa è una storia davvero triste”.
   “Lo so. Ma che ci vuoi fare? Poi dopo ho avuto molte altre fugaci avventure, niente di serio, solo sesso, fino a quando poi ho conosciuto Marco. Adesso sono felice. O almeno credo. Certe volte ho come l’impressione che anche lui mi tratta come una bambolina del sesso”.
   Guardammo di nuovo verso la finestra della camera da letto; i nostri partner stavano ancora chiavando come due indemoniati. In questo si somigliavano molto. Per loro il sesso era indispensabile. Per me e Miriam forse no. Era questo che ci accomunava. Per noi l’importante era l’amore. In ogni modo finirono di darci dentro a notte fonda. Io e Miriam ci eravamo ormai addormentati sull’amaca. Mi svegliai prima io; stava albeggiando, e lei era ancora avvinghiata al mio corpo, e teneva la testa su una mia spalla, e io le baciai la fronte nascosta dai capelli. Prima di addormentarci mi aveva fatto godere con la mano, infatti avevo il mio sperma rappreso sulla pancia.
   “Mi mancherai Miriam” sussurrai, anche se lei non poteva sentirmi, perché dormiva ancora. E dormivano anche Marco e mia moglie, forse anche loro abbracciati l’uno all’altro, dopo una notte di grande passione.
   Alle dieci del mattino eravamo già sulla strada per l’aeroporto. Si ritornava a casa, e dell’avventura con Marco e Miriam sarebbe rimasto soltanto un piacevole ricordo, che per quanto mi riguarda avrei ricordato con nostalgia. Chissà, forse io e Bea avremmo avuto altre esperienze simili, ma di certo una come Miriam non l’avrei trovata da nessun’altra parte. Lei era veramente speciale, e forse non dovrei dirlo per non ferire i sentimenti di mia moglie, ma era come se lei fosse il prototipo della mia partner ideale. Era quello che avevo sempre cercato in ogni donna che avevo avuto. O forse mi sbagliavo. Forse a farmi pensare queste cose era soltanto il fugace invaghimento di una notte. Forse avevo la tendenza a innamorarmi troppo facilmente, chissà.
   In aeroporto comprai delle riviste di gossip un po' per tenermi aggiornato sullo scandalo che aveva coinvolto Beatrice, e un po' per cercare di dimenticare Miriam.
   La notizia era ancora fresca, e quindi ne parlavano tutti, anche perché il calciatore che era stato paparazzato, mentre appunto Bea gli faceva un lavoro di bocca, era uno molto stimato. E poi tutti cercavano il sex-tape. Girava voce infatti di un sex-tape in cui si vedeva mia moglie che si faceva ingroppare dal concorrente di un reality show. E quindi tutti quanti lo volevano vedere, ma nessuno ce l’aveva.
   “Ma insomma, si può sapere chi ce l’ha questo sex-tape?” domandai a mia moglie.
   “Te l’ho detto, ce l’ha Romualdo. Se vuoi vederlo vallo a chiedere a lui”.
   “Che moglie puttana che c’ho” dissi tra me e me.
   “Lo sapevi benissimo che non sarei stata una moglie fedele, quindi smettila di borbottare”.
   Aveva ragione, le regole erano state chiare fin dal principio.

giovedì 6 dicembre 2018

Conoscersi un po'

prima della monta. 


[postato da Rocco]

   Dopo quel primo approccio cercai di conoscere meglio Miriam. Sapevo così poco di lei, e anche del suo Marco. Era stato tutto così rapido che a nessuno era venuta la curiosità di sapere qualcosa l’uno dell’altro. E allora mi feci avanti io, anche se in realtà le risposte che mi diede furono piuttosto evasive. Erano pur sempre una coppia scambista, per cui credo che ci tenessero a preservare una certa riservatezza. Non ne capivo, perché io e Beatrice non avevamo mai fatto uno scambio di coppia, però forse si usava così. Cominciai a chiederle delle sue spalle, mi chiedevo perché fossero così larghe… stavo per dire “mascoline”, ma poi mi sono fermato, perché avrei potuto apparire ridicolo, d’altronde Miriam era pur sempre una transgender, quindi era naturale se il suo corpo conservava ancora alcune caratteristiche fisiche di quando era un uomo.
   “Ho praticato nuoto per molti anni” fu la sua risposta. Stavo per chiederle se lo aveva fatto prima o dopo del suo cambiamento, ma poi mi trattenni per paura di essere invadente. E allora le chiesi quale fosse la sua occupazione. Non c’era niente di male nel chiederle questa cosa, d’altronde io lo avevo detto cosa facevo di mestiere. E lei mi rispose che faceva la cantante lirica, ma non so per quale motivo subito pensai che fosse una bugia. Mi sembrava un mestiere troppo importante, e lei mi vide molto perplesso e allora me ne diede una prova, e cantò un’aria tratta da non so che, e aveva una voce meravigliosa, per cui probabilmente mi aveva detto la verità. L’aria durò quasi cinque minuti, in cui io rimasi imbambolato di fronte a quello spettacolo a cui stavo assistendo. E la sua voce era così roboante che arrivò perfino in giardino, e dopo aver eseguito il canto Beatrice e Marco applaudirono e fecero un po' di schiamazzi da stadio. Era stata clamorosa, quindi non c’erano dubbi sul fatto che aveva detto la verità.
   “E Marco? Di cosa si occupa?” le chiesi.
   “Marco è un liutaio. Ci siamo conosciuti un giorno che sono andata da lui perché volevo comprare un pianoforte. Ci siamo innamorati subito e poi abbiamo fatto l’amore la sera stessa. Marco è un dio a letto. Vedrai che tua moglie non resterà delusa”.
   “Ne sono certo”.
   “E tu invece? Come sei a letto?”.
   “Una frana” Miriam rise per la mia inaspettata risposta. Forse si aspettava che le dicessi che me la cavavo, e invece no, lo riconosco, sono un po' impacciato. Lo sono sempre stato.
   “Beh, questo lascialo giudicare a me” mi rispose, e a quel punto mi si avvicinò un’altra volta e si abbassò davanti a me, con la bocca all’altezza del mio cavallo che subito iniziò ad accarezzare da sopra i jeans, e in qualche attimo raggiunse forme considerevoli. E allora a quel punto mi tirò giù la lampo e me lo fece uscire fuori, imponente e maestoso, piantato davanti alla sua faccia, che reclamava la sua bocca, e lei a breve me l’avrebbe data. Lo prese con due dita alla base e lo esaminò in modo quasi scientifico, quasi come se mi stesse facendo una visita andrologica.
   “Però! Per essere una frana sei messo piuttosto bene. È enorme!”.
   “Sì ma è tutta scena. Non riesco a controllarlo, ecco qual’è il punto”.
   “Perché?” mi chiese.
   “Perché la durata di ogni mio amplesso è piuttosto modesta”.
   “E chi l’ha deciso quanto deve durare un amplesso? Se hai voglia di sborrare, fallo. Poi dopo si può sempre ricominciare daccapo. Non credi?”.
   “Sì certo, questo è vero. Però tu non consideri l’orgoglio maschile”.
   “L’orgoglio maschile, che parola vuota. Quando fai l’amore con una donna che ami te ne devi fregare di questa parola”.
   A quel punto mi diede qualche bacio sul glande e poi lungo tutta l’asta prima di prenderlo in bocca e farmi un pompino, che però non portò a conclusione. Ad un certo punto me lo rimise nei pantaloni perché disse che voleva conservare il mio sperma per il “dopocena”. Così, come potete ben immaginare, fui costretto a starmene con il cazzo dritto per tutto il tempo. Miriam mi aveva lasciato con una voglia di sborrare pazzesca. Non so se avete mai provato una sensazione del genere; questa cosa mi rese nervoso e taciturno per tutto il tempo, perché non pensavo ad altro che al mio appagamento. E Miriam ogni tanto, durante la cena, mi guardava e mi sorrideva, oppure mi faceva l’occhiolino, perché sapeva che stavo sbroccando, proprio per colpa sua, e sembrava che questa cosa la divertiva.
   Poi ad un certo punto non riuscii più a resistere. Dovevo farmela subito. E allora colsi l’occasione quando Miriam si alzò dal suo posto perché doveva andare a fare la pipì, e allora mi alzai anche io e inventai una scusa, e dissi che dovevo andare a controllare se avevo spento il forno. E così andai dietro di lei, e una volta entrati nel corridoio di casa che portava alle varie camere, lontano dagli occhi di Marco e di Beatrice, le presi i fianchi con entrambe le mani e lei ebbe un sussulto, la feci girare spingendola con il busto contro il muro. Le alzai il vestitino da sera e le abbassai il perizoma, dopodiché tirai fuori il mio attrezzo che era rimasto in tiro per tutto il tempo e glielo ficcai in culo. E lei si lasciò chiavare senza dire nulla, concedendomi il suo corpo in modo passivo, e io me ne appropriai. La posizione era piuttosto scomoda, ma ormai il mio cazzo era dentro, e non ne voleva sapere di uscire fuori dal suo condotto anale. E poi non avevo voglia di portarla in camera da letto. Dovevo averla, subito.
   Nel frattempo le baciavo il collo, e lei alzò la testa per lasciarmelo fare, e chiuse gli occhi perché quello che stavo facendo le piaceva. Poi ad un certo punto sentii quel brivido che preannuncia l’eiaculazione e iniziai ad inondarle il retto col mio seme e mi accasciai su di lei, affondando il mio viso nei suoi capelli profumati. La mia incredibile eccitazione si era placata, ma adesso mi sentivo in colpa, perché non ero riuscito ad aspettare. Lo dissi a Miriam e lei mi rispose di stare tranquillo, perché anche Marco e Beatrice non erano riusciti ad aspettare. Infatti aveva ragione; stavano facendo l’amore anche loro, in giardino, sul tavolo su cui avevamo appena consumato la nostra cena.

sabato 1 dicembre 2018

Un altro posto,

la luna di miele continua.


[postato da Rocco]

   Bea non riusciva a credere che ci avevano invitati a lasciare il resort. Continuava a chiedermi il motivo per cui lo avevano fatto. Cosa aveva fatto di male? Io annuivo perché sentivo di doverla appoggiare in tutto e per tutto, d’altronde era pur sempre mia moglie. Però era evidente che a scatenare quella reazione era stata la scelta sconsiderata di Bea di fare una gangbang in piscina insieme a cinque sconosciuti.
   “Cosa ho fatto di male? Cosa c’è di male nel fare l’amore quando ne hai voglia? Proprio non capisco”.
   “Beh, forse perché obiettivamente non era il luogo più opportuno dove farlo. Ipotizzo”.
   “Che assurdità” rispose lei. “Sarebbe un mondo molto più bello se la gente potesse fare l’amore dove e quando vuole, invece che farlo di nascosto, lontano dagli occhi di tutti”.
   Capivo perfettamente. Ma purtroppo il mondo ancora non era pronto a questo. Comunque decidemmo di trasferirci altrove. Avevo fatto una ricerca su Internet, e avevo trovato un appartamento dove alloggiare che avrebbe fatto al caso nostro. Era nei pressi di una spiaggia nudista, la più conosciuta di tutta l’isola in cui avevamo deciso di trascorrere la nostra luna di miele.
   La spiaggia era frequentata dal solito target di persone che in genere bazzicano le spiagge nudiste; quindi c’erano i soliti guardoni, e poi c’erano quelli che andavano in cerca di avventure e situazioni porche, e poi infine c’erano le coppie. Alcune coppie, un po' per esibizionismo, si lasciavano andare a delle coccole molto spinte, regalando ai guardoni degli show indimenticabili. A colpire la mia attenzione fu soprattutto una coppia di ragazzi, lei sdraiata a pancia in giù sul telo, e lui a cavalcioni sopra di lei intento a farle un massaggio rilassante. La sua erezione piantata in mezzo alle sue natiche burrose era uno spettacolo erotico che attirò l’interesse di molti voyeur. Nessuna penetrazione, soltanto carezze e sussurri, i corpi unti di sudore uniti uno sopra l’altro, il membro di lui premuto su di lei, le espressioni di intenso piacere sul viso. Insomma, una scena di altissimo livello erotico. Altro che pornografia.
   È stato qui che abbiamo conosciuto Marco e Miriam, una coppia come noi. E dico “come noi” perché anche Miriam era una transgender come Beatrice. Eravamo a poca distanza, e loro avevano iniziato a guardarci in modo insistente. Poi ad un certo punto si sono alzati dai loro teli e sono venuti verso di noi e lui ha esordito con un semplicissimo: “ciao”.
   “Ciao a voi” gli ha risposto Bea.
   “Italiani?”.
   “Sì”.
   “Come mai su quest’isola paradisiaca?”.
   “Siamo in viaggio di nozze”.
   “Complimenti davvero! Vi dispiace se ci avviciniamo a voi con i nostri teli?”.
   “No di certo, fate pure”.
   Non era difficile capire ciò che stava accadendo. Era così scontato. Stava avvenendo un chiarissimo scambio di coppia. Infatti Miriam iniziò da subito a farmi gli occhietti dolci, e Marco iniziò a corteggiare in modo sfacciato Beatrice. Era la prima volta per noi. Come ben sapete io e mia moglie avevamo avuto moltissime esperienze, avevamo provato di tutto, ma questa era la prima volta che qualcuno ci proponeva uno scambio di coppia. Cioè, non è che ce lo avevano proposto apertamente, ma ce lo avevano fatto capire, con i gesti, le parole, e soprattutto col fatto che Miriam aveva iniziato a corteggiare me e Marco invece ci stava provando con Beatrice. Più chiari di così non potevano essere.
   Miriam era molto sensuale, proprio come Beatrice, anche se differivano su molti aspetti estetici. Tanto per cominciare Miriam aveva i capelli castani tendenti al rosso, e portava la frangetta che le dava un aspetto misterioso, ma anche una certa eleganza, un’eleganza che era messa in risalto dal suo eccezionale portamento femminile. Diciamo che se non le guardavi in mezzo alle gambe non ve ne sareste mai accorti che era in parte un uomo. Inoltre Miriam aveva due occhi azzurri che brillavano come pietre preziose, occhi che ti guardavano e ti accendevano il cuore, e subito ti veniva voglia di possederla, di farla tua, di penetrarla a fondo.
   A differenza di Beatrice aveva un corpo più mascolino; le spalle per esempio erano larghe, un po' come quelle dei giocatori di palla a volo, e il tronco era meno sinuoso, e infine aveva un seno molto modesto, appena accennato. Ma queste caratteristiche fisiche di certo non non penalizzavano la sua bellezza, al contrario la rendevano ancora più desiderabile, perché era maggiormente più evidente (a differenza di Beatrice) la sua duplice sessualità.
   Marco invece, il compagno di Miriam, aveva un aspetto piuttosto rude, mi verrebbe da dire da “musicista rock”, o da motociclista se preferite, di quelli che vanno in giro con la Harley, il giubbotto e gli stivali. Di quelli che vanno ai motoraduni scarrozzandosi dietro le proprie fidanzate gnocche per sfoggiarle davanti a tutti come dei trofei di caccia. Inoltre dava l’impressione di uno che le donne se le rigirava come voleva lui, un vero animale da letto, e a conferma di questo era il suo corpo possente e il suo notevole attrezzo. Era quasi scontato che la mia Beatrice ne avrebbe tratto molto godimento nel fare l’amore con lui, e lo stesso sarebbe stato per me, che avrei avuto un rapporto molto soddisfacente con Miriam, ammesso e non concesso che la mia ipotesi fosse giusta, e cioè che stava per avvenire uno scambio di coppia. Perché obiettivamente non ne ero sicuro al cento per cento, come dicevo poco fa, anche se il loro modo di avvicinarsi a noi aveva tutto l’aspetto di una richiesta di scambio.