martedì 15 gennaio 2019

sabato 12 gennaio 2019

Quando ti viene

l'abbiocco.


[postato da Erri]

   Quindi organizzai la cena con mio padre, il quale prenotò in un ristorante che conosceva lui, e quindi andai a casa di Chiara, poi da lì saremmo andati con la sua macchina. Chiara infatti aveva una macchina, e questo era un bene altrimenti saremmo dovuti andare a piedi dal momento che io come sapete non sono automunito.
   Chiara abitava in un monolocale al centro, un piccolo appartamento senza pretese, perché lei era terra terra, e non ero io a dirlo, lo diceva da sola ogni volta che iniziava a parlare delle sue origini. Per cui la casa che aveva gli andava più che bene, anzi, era addirittura fin troppo lussuosa, perché lei era cresciuta in una specie di stalla, o qualcosa del genere.
   Comunque quando arrivai a casa sua fui accolto dal suo fidanzato ultras, e per qualche istante temetti per la mia incolumità. Sapevo quanto poteva diventare irascibile, e io non ero mai stato molto bravo a difendermi. Anzi, a scuola ero lo zimbello di tutti. Una volta dei bulletti mi avevano portato in bagno e mi avevano infilato con la testa nel gabinetto. Per cui non avevo alcuna speranza contro il fidanzato ultras di Chiara.
   In realtà lui non abitava con lei, per questo motivo non avrei mai pensato di trovarlo lì al mio arrivo. E invece sì, era lì e il suo atteggiamento mi sorprese molto, perché fu molto cortese, però era una cortesia tutta di facciata, perché poi iniziò a sproloquiare sul fatto che Chiara era “sua”, e che guai a chi gliela toccava, quindi io dovevo stare attento a quello che facevo. E mentre mi diceva queste cose mi condusse verso il bagno, dove c’era lei che si stava facendo la doccia; e lui per dimostrarmi che lei era sua e che io potevo solo guardarla allora si spogliò e si infilò sotto la doccia con lei e iniziò a chiavarsela proprio davanti a me, nonostante la sua disapprovazione, perché non le andava di farlo di fronte a me.
   “Daje amò! Non davanti a lui!”.
   “Ma che, te vergogni?” rispose il capo ultras, che nel frattempo aveva afferrato Chiara per i fianchi e se la stava chiavando da dietro, e ogni tanto le dava dei gran sganassoni sul suo bel culone sodo. E io ero incantato davanti a quella performance. Cazzo se erano bravi, soprattutto lui, che in quel momento stava conducendo il gioco e lei si faceva fare quello che voleva. Era evidente che il fidanzato ultras stava marcando il territorio.
   Dopo averle sborrato dentro se ne andò via. C’era una partita importante e lui non poteva assolutamente mancarci, nonostante fosse un pluridiffidato. E così rimasi solo con Chiara, la quale iniziò a prepararsi per la cena. Indossò degli hot pants di jeans che mettevano in risalto le sue lunghe cosce tornite. Era porchissima, però non sapevo se era il caso di farla venire alla cena in quel modo.
   “Perché?” mi chiese lei. “Cosa ho che non va?”.
   Obiettivamente niente. Era perfetta. Mio padre l’avrebbe trovata semplicemente irresistibile. Una stangona di due metri con due cosce che non finivano più. A pensarci bene era addirittura impensabile che potesse essere la mia fidanzata. Uno sfigato come me soltanto pagando poteva avere un lusso simile.
   Quando arrivammo al ristorante Chiara non passò di certo inosservata; era un locale di alto livello, per cui vestita in quel modo chi è che non l’avrebbe notata? E comunque mio padre, un uomo di mezza età distinto e con i capelli bianchi, rimase piacevolmente sorpreso, infatti lui come già ho avuto modo di dire era un malato di sesso peggio di me. E allora venne verso di noi e fece per prenderle la mano e baciargliela, ma lei non capì il gesto galante e gliela strinse come si fa tra amici, una stretta forte che subito mise in chiaro le cose, e cioè che lei era così come la vedevi.
   A tavola Chiara sembrava un pozzo senza fondo. Mangiava tutto ciò che gli veniva messo davanti, e poi alla fine prendeva il pane e ripuliva il piatto. Era inarrestabile, una macchina divoratrice. E nel frattempo raccontava a mio padre con un certo orgoglio delle sue origini contadine. E notai che ai tavoli accanto ci guardavano tutti, perché Chiara era, come si direbbe dalle sue parti, una caciarona, nel senso che faceva molto baccano, parlava a voce troppo alta, ma d’altronde lei lo sapeva e diceva che non poteva farci niente, perché lei era così. Era burina.
   Devo dire che la sceneggiata riuscì perfettamente, e mio padre ormai era convinto: avevo una fidanzata. Un po' sopra le righe, però ce l’avevo. Per cui potevo continuare a usufruire del suo conto in banca.
   Durante il ritorno a casa, mentre Chiara stava guidando, ci provai e le chiesi se (ovviamente pagando) potevo fare l’amore con lei. Ma era proprio fuori discussione. Non le faceva queste cose.
   “Mica sono come quella zozzona de Beatrice, che se porta i clienti a casa?”.
   “Ma io credevo che...”.
   “Senti tesò, vuoi scopà? Allora te accompagno da una che conosco io, che pe’ na piotta te da er servizio completo. E ‘na rumena co’ du zinne così” lasciò un attimo il volante e con le mani mi fece vedere le dimensioni del seno di questa sua amica.
   “No, non è questo, è soltanto che non mi va di ritornare a casa… da solo”.
   “Ah… ho capito che voi. Voi soltanto un po' de compagnia. E allora se voi puoi venì da me, però nun farte venì strane idee. Ce guardamo la televisione e poi quanno te vie’ l’abbiocco te ne rivai a casa tua”.
   Le dissi che per me andava bene. Magari sarei riuscito a convincerla. E magari mi avrebbe dato quel culo divino che c’aveva. Tanto il suo fidanzato ultras stava allo stadio, quindi non correvo alcun pericolo.
   

giovedì 10 gennaio 2019

Una piotta e mezzo

e sono tua.


[postato da Erri]

   Naturalmente diventai un cliente fisso dello strip bar, e feci l’amore con Beatrice anche altre volte. Ma questo mio cugino Rocco non poteva saperlo, perché lei mi disse che sarebbe stato il nostro segreto e che quindi a lui non avrebbe detto niente. E con il tempo ebbi modo di conoscere anche le altre ragazze del bar, cioè le colleghe di Beatrice, le quali mi chiamavano affettuosamente “cocco di papà”, per via del fatto che utilizzavo la carta di credito di mio padre per i miei capricci di natura  sessuale. Ovviamente ad un certo punto lui mi chiese delle spiegazioni, e io gli dissi che sfruttavo la sua carta di credito per pagarmi dei corsi di informatica. Ma lui mi fece notare che avevo prelevato delle somme davvero considerevoli, e quindi non era possibile che le usavo soltanto per quello, e allora mi inventai un’altra balla, e gli dissi che inoltre mi ero fidanzato con una ragazza, e quindi prelevavo dei soldi per portarla fuori a cena e cose di questo genere.
   “E com’è? Carina?” mi chiese.
   “Bellissima, stupenda”.
   “Perché non me la presenti? Magari una di queste sere possiamo andare a cena fuori tutti e tre insieme”.
   “Ok papà”.
   Quindi a quel punto mi serviva una fidanzata per dimostrare a mio padre che stavo dicendo la verità, e questo mi avrebbe permesso di continuare a prelevare dal suo conto tutti i soldi che volevo. E allora mi venne un’idea, e cioè avrei cercato una fidanzata allo strip bar, ovviamente pagando. Ce n’erano tante, avevo solo l’imbarazzo della scelta. Però alla fine decisi di chiederlo a Chiara; Chiara era una collega di Beatrice che però aveva già un fidanzato, che però non se ne fregava niente se la sua fidanzata si strofinava tutta nuda intorno a un palo davanti ad una platea di uomini arrapati. C’era soltanto una regola da rispettare per non fargli perdere la brocca: guardare ma non toccare.
   Anche perché lei non si limitava soltanto a spogliarsi e a strofinarsi sul palo, ma spesso scendeva dal palco e si strofinava anche sui clienti. Si era strofinata su di me un sacco di volte. La cosa più importante che dovevi fare era evitare di toccare “troppo”, altrimenti rischiavi di scatenare la collera del suo uomo.
   Comunque credo che a Chiara ero abbastanza simpatico, infatti quando mi vedeva allo strip bar veniva sempre a darmi un bel bacio sulla guancia, e mi diceva che ero il suo “cucciolo”. Però ad un certo punto mi accorsi che lo diceva a tutti, e che baciava allo stesso modo tutti gli altri clienti affezionati. Insomma, forse era una gran bugiarda, lo faceva soltanto per arruffianarsi la gente e acchiapparsi più mance. Però lo faceva proprio bene. Lo faceva in modo da farti illudere che tu per lei contavi davvero qualcosa, che insomma tu non eri uno dei tanti clienti, tu eri il più speciale, tu eri il suo “cucciolo”.
   Chiara non era la ragazza più bella dello strip bar, però era quella che ci sapeva fare di più. Riusciva a fingere meglio delle altre. Ti sorrideva in un modo così sincero che tu pensavi subito di avere delle ottime possibilità di andare a letto con lei. Gratis. Ma era ovviamente una mera illusione. Gratis non si fa niente, soprattutto in uno strip bar.
   Chiara non era come tutte le altre ragazze dello strip bar; lei era più rozza. Era lei stessa a dirlo, quasi vantandosene, diceva che lei veniva dalla periferia di Roma e che era cresciuta in campagna in compagnia di vacche e capre. “Sarà per questo che so’ diventata ‘na vacca pure io” diceva ogni volta che raccontava la sua storia, con la sua pesante cadenza romanesca. Ed era anche questo a piacere ai clienti del bar, il fatto che era genuina, era ruspante, oltre che ad avere un corpo divino. Era alta, fisico atletico, capelli corti e un culo spettacolare.
   Ti accorgevi del fatto che diceva la verità sulle sue origini contadine perché aveva le mani di chi aveva davvero lavorato tanto; erano grandi e un po' provate. E al polso (questa cosa mi aveva sempre colpito) aveva un orologio con un quadrante molto grande, un modello maschile, difficile da vedere al polso di una donna. Eppure lei ce l’aveva e lo portava sempre con se, anche quando era completamente nuda sul palco, quell’orologio rimaneva ancorato al suo braccio e non se lo sarebbe tolto per nulla al mondo. Era troppo importante per lei. Ma non ebbi mai il coraggio di chiederle il motivo; avevo paura che mi dicesse che era appartenuto a una persona importante che poi era morta. Non volevo essere invadente, tutto qui.
   Il suo fidanzato era una specie di capo ultras, diffidato centinaia di volte, ma nonostante questo continuava ad andare sugli stadi a spaccare tutto. Un vero teppista della curva. “È un coatto” diceva spesso Chiara quando parlava di lui, “però scopa come un dio”. Ogni tanto veniva allo strip bar a vedere Chiara come si comportava, e qualche volta aveva anche dato addosso a qualche cliente che aveva allungato le mani un po' troppo, secondo il suo parere. Una volta infatti ricordo che lei si stava esibendo; aveva il corpo ricoperto di olio e si stava strofinando sul palo, e poi ad un certo punto è scesa in mezzo ai clienti e ha cominciato a strofinarsi su un tizio, e questo ha cominciato a smanacciarla di brutto, prima le tette, afferrandole con entrambe le mani e strizzandole energicamente, poi è sceso e gli ha infilato una mano in mezzo alle cosce e ha iniziato a sgrillettarla senza ritegno. A quel punto è sbucato fuori il suo fidanzato ed è successo un casino. Potete immaginare le botte che si sono dati. Poi sono arrivati quelli della security e hanno sedato gli animi buttando tutti e due fuori dal locale. E fuori dal locale poi hanno continuato a darsene di santa ragione.
   Comunque decisi di chiedere a lei di diventare la mia fidanzata per un giorno. Non so perché. Forse perché mi piaceva. Perché era genuina, appunto. Non era come le altre, che sembravano delle dive del porno. Lei era vera, era così come appariva. Mi sarebbe piaciuto tanto avere una fidanzata come Chiara. Lei comunque mi disse di sì, però ovviamente avrei dovuto pagare. E poi avrei dovuto fare attenzione a non irritare troppo il suo fidanzato ultras.
   “E quanto vuoi?” le chiesi.
   “Na piotta e mezzo e so’ tua” rispose lei.
  

martedì 8 gennaio 2019

sabato 5 gennaio 2019

Il regno del peccato.

Le acrobazie anali di Beatrice.

(in foto: Bruna Butterfly, Shemale-Club.com)


[postato da Erri]

   Era la prima volta che mettevo piede in uno strip bar, e all’ingresso mi fecero pure storie. Il buttafuori non ci credeva che avevo diciotto anni. In effetti me lo dicono tutti che sembro un ragazzino, eppure non lo sono più. E infatti fui costretto a fargli vedere un documento d’identità e lui mi lasciò passare. E dentro le luci erano soffuse e i tavoli erano occupati da uomini di ogni estrazione sociale a cui veniva servito da bere da ragazze porchissime vestite come delle zoccole da statale. E tra di loro c’era pure Beatrice, che si aggirava tra i tavoli con una certa sicurezza, e ogni tanto qualche cliente le palpava il sedere e le lasciava una banconota nel perizoma, e lei sorrideva compiaciuta da tutte quelle attenzioni.
   Quando si accorse di me venne a salutarmi e mi prese per mano e mi accompagnò ad un tavolo. Mi disse che a breve avrebbe fatto una “performance” e che io sarei rimasto senza parole da quello che avrei visto. Dopo un po' mi portò un cocktail con un ombrellino dentro, e poi mi mostrò la palma della mano e mi disse che erano sette euro, e allora io li tirai fuori senza fare storie, anche se in verità io non avevo ordinato proprio niente. E allora lei mi baciò una guancia e poi a quel punto non la vidi per circa venti minuti, fino a quando poi riapparve sul palco dello strip bar e gli uomini che affollavano il locale proruppero in un boato di approvazione, quasi come se non aspettassero altro.
   Beatrice iniziò a fare una specie di danza intorno al palo, e a poco alla volta si sbottonò il corpetto di lattice che indossava e poi lo lasciò scivolare a terra, e allora i suoi ammiratori più accesi cercarono di afferrarlo, come se fosse una specie di reliquia, ma lei glielo impedì mettendoci un piede sopra e spingendolo dietro le quinte, e poi fece di no con la testa, facendo capire ai suoi fans che non potevano farlo, non potevano prendere la sua roba.
   Poi continuò la danza di prima e si tolse anche il perizoma e si divertì a farlo penzolare sulle teste dei clienti dello strip bar, i quali cercarono di afferrarlo ma lei lo tirò via. La sua lingerie, a differenza del suo corpo, non era in vendita. Adesso che era completamente nuda uscì un tizio da dietro il sipario, un tizio grande e grosso che probabilmente era uno della sicurezza, e gli diede i suoi giocattoli. Ne aveva tanti, enormi, di ogni colore e di svariati colori, e a breve avrebbe iniziato a usarli in diretta, davanti agli occhi di noi arrapati cronici. Cominciò con un dildo rosso di una cinquantina di centimetri, cinquanta centimetri di puro piacere anale tutto per lei. E i suoi movimenti erano accompagnati da una musica tamarra con un ritmo ossessivo che i clienti del bar seguivano battendo le mani, incitandola a infilarsi il serpentone di gomma dentro il corpo.
   E nel frattempo, mentre ballava strofinandosi addosso quell’enorme giocattolo di gomma, il suo batocchio penzolava a destra e a sinistra in un movimento quasi ipnotico. Era una bella bestia, e non riuscivo nemmeno a immaginare le dimensioni effettive che avrebbe raggiunto in erezione.
   Dopo averci fatto attendere il momento che tutti stavamo aspettando finalmente si decise a infilarsi lo spropositato serpente di gomma su per il buco del culo, e quello che vidi fu decisamente sorprendente. Beatrice riuscì a infilarselo tutto dentro. Non credevo che fosse possibile, ma quei cinquanta centimetri di gomma adesso erano dentro di lei, e tutti i suoi ammiratori erano in delirio. Poi dopo alcuni minuti lo risputò fuori e il giocattolo schizzò tra la folla e ci fu una specie di ammucchiata di mani che cercarono di accaparrarsi di quell’oggetto così speciale, perché era stato nel corpo di Beatrice. Poi continuò infilandosi nel condotto anale anche altri attrezzi, alcuni più piccoli, altri enormi. Fui enormemente sorpreso dalla capacità di Bea di fare del suo culo ciò che voleva. Una vera e propria acrobata del sesso anale.
   Dopo lo spettacolo scese dal palco e venne verso di me, nuda, sfilando attraverso quel plotone di maschi arrapati che allungarono le mani verso di lei, anche soltanto per un brevissimo contatto, ma Beatrice non si fece trattenere e venne direttamente verso di me, e si mise coi pugni premuti contro i fianchi e il suo bel cazzone, che adesso era completamente eretto, piantato davanti alla mia faccia, e mi chiese se lo spettacolo mi era piaciuto.
   “Sei stata bravissima” dissi soltanto, e non facevo che guardargli il suo attrezzo così maestoso, così imponente.
   “Che ne dici di uno spettacolo privato?” mi chiese. “Ti va? Ce li hai cinquanta euro? Di solito ne chiedo cento, però tu sei uno di famiglia, per cui ti faccio lo sconto”.
   Cinquanta euro erano davvero tanti, però ce li avevo. E poi a parte quelli non avevo nient’altro. Quindi gli dissi di sì, ma adesso non avevo più niente. Praticamente ero in mutande. E allora mi disse di aspettarla nel privè, lei poi mi avrebbe raggiunto a breve. Nello strip bar infatti c’erano dei privè dove le ragazze si esibivano privatamente. E quindi entrai in quello che mi aveva indicato Beatrice e mi tolsi in fretta e furia tutti i vestiti. Avevo un erezione pazzesca e non vedevo l’ora di fare l’amore anale e orale con lei. Ero così eccitato che mi sembrava di essere già in procinto di sborrare.
   Mi misi a sedere sul divanetto e aspettai, e intanto mi contemplavo l’erezione, che a breve sarebbe entrata nel condotto anale della donna di mio cugino. Non me ne fregava niente se era la sua donna. D’altronde era lei che si stava offrendo a me. E poi Beatrice lo faceva di continuo, con tanti altri uomini, per cui era meglio se lo faceva con me, che ero “uno di famiglia”, come aveva detto lei stessa.
   Finalmente vidi la tenda del privè aprirsi e apparve lei, che quando mi vide completamente nudo spalancò gli occhi dallo stupore e mi gridò che non potevo stare così. Nei privè era vietato fare sesso; se qualcuno ci beccava per Beatrice erano guai, rischiava addirittura il licenziamento.
   “Ma allora cosa ci si va a fare nel privè?” domandai.
   “Ascolta, non puoi stare così qui, mi farai passare dei guai. Se vuoi scopare allora andiamo a casa mia. Ma ti costerà di più di cinquanta euro”.

giovedì 3 gennaio 2019

Non c'è cosa più divina

che leccare la cugina.

(in foto: Cherry Kiss, Jealousy 4, SexArt.com)


[postato da Erri]

   Mentre gliela leccavo pensavo che era quello che avevo sempre desiderato. La mia bocca che finalmente incontrava la patata più desiderata della città. Eh sì perché Moana non era soltanto mia cugina, ma era anche la ragazza che chiunque avrebbe desiderato avere almeno per una notte. Era il sogno erotico di molti uomini. E mentre avevo la bocca tra le sue cosce mi chiedevo chissà quanti cazzi avevano avuto il privilegio di entrare dentro quel caldo e accogliente corpo. E il condotto anale? Anche quello era il mio sogno da sempre. Mia cugina aveva il culo più bello che avessi mai visto. Mia zia aveva delle tette da competizione, che sembravano fatte apposta per fare le spagnole, ma Moana invece aveva un culo divino, e quindi pensavo spesso a quant’era fortunato Berni che poteva averlo ogni volta che voleva. Questa è un’altra cosa che di solito caratterizza le cugine di tutto il mondo, e cioè che hanno tutte un gran bel culo da rompere ben bene. Chissà perché. Eppure il culo di Moana era al di sopra di ogni altro culo che avevo visto fino a quel momento. Era “il culo” per eccellenza.
   In ogni modo cercai di fare del mio meglio. Era la prima volta che leccavo una figa, e soprattutto era la prima volta che la leccavo a mia cugina, e forse non sarebbe ricapitata un’altra occasione, per cui cercai di farla godere il più possibile. In verità non sono sicuro di essere riuscito a farla venire, però lei ad un certo punto mi fermò e mi disse che tutto ciò di cui avevo bisogno era fare della pratica.
   “Hai ancora molto da imparare, ma secondo me hai tutte le potenzialità per diventare un discreto stallone da monta”.
   “Aspetta, non te ne andare. Non puoi lasciarmi così” le dissi e mi abbassai i pantaloni del pigiama facendogli vedere la mia pazzesca erezione. Moana spalancò gli occhi.
   “Dio, quanto è grosso!” esclamò. “Ascolta Erri, non vorrai mica penetrarmi con quell’affare?”.
   “No, però...” non sapevo come dirglielo, ma leccandola mi era venuto talmente duro che se adesso non sborravo sarei andato al manicomio. Così cominciai a menarmelo di brutto, tanto c’ero quasi, era così duro che mi sarebbe bastato poco per schizzare.
   “Ma che fai?” mi chiese divertita.
   “Voglio sborrare”.
   “Non vorrai mica sborrarmi addosso?”.
   “Dai, cosa ti costa? Soltanto un paio di schizzi sul viso”.
   “Ok, ma vacci piano. Sono pur sempre tua cugina”.
   Così Moana si mise in ginocchio davanti a me e io procedetti con l’operazione cumshot. La mia sborra schizzò sul suo viso in modo copioso; ero sempre stato molto abbondante in fatto di sborra, ma Moana ovviamente non poteva saperlo, perché non mi aveva mai visto eiaculare, e infatti rimase piacevolmente sorpresa. Anzi, più che sorpresa devo dire che sembrava quasi divertita. Non avrebbe mai immaginato che potessi sborrare così tanto, infatti gli inondai il viso quasi fino a renderla irriconoscibile.
   “Cazzo, avevi detto soltanto un paio di schizzi” disse, “e invece sembra che mi stai pisciando in faccia”.
   “Tranquilla, è quasi finita” ma intanto continuava a zampillare fuori altro sperma, anche se in quantità minore rispetto a quando avevo iniziato. Il viso di Moana ne era così ricoperto che non riusciva neppure ad aprire gli occhi. Ero completamente in estasi nel vedere mia cugina in quello stato, e la cosa bella era che ero stato io a combinarle quel casino.
   A quel punto andò via; mi disse che sarebbe andata a fare una doccia per togliersi via “tutto quello schifo”, così disse, riferendosi ovviamente al mio sperma. E così io rimasi in camera a godermi quel torpore che segue dopo l’eiaculazione.
   Come potevo guarire dalla mia ossessione erotica in casa di zia Sabri? Era impossibile. Era un figaio che mi obbligava a pensare esclusivamente al sesso.
   A tormentarmi era anche la presenza di Beatrice, la moglie transgender di mio cugino Rocco. Quando la vedevo rimanevo senza fiato. Di solito veniva a casa di zia Sabri la domenica, quando tutta la famiglia si riuniva per pranzare insieme. Una volta ricordo che avevamo appena finito di mangiare e lei era uscita sul terrazzo e si era spogliata completamente e si era distesa al sole con il suo corpo divino e con quell’affare di dimensioni considerevoli in mezzo alle gambe. Ero sicuro che Beatrice avrebbe fatto perdere la testa anche a mio padre, il quale come già ho avuto modo di dire aveva un debole per le transgender.
   E ricordo che in quell’occasione sono uscito anche io sul terrazzo e mi sono messo a spiarla; era bellissima, aveva delle cosce che non finivano più, un culo divino che prometteva caldi momenti di piacere. Poi ad un certo punto lei si era accorta di me, e senza guardarmi mi aveva detto che potevo avvicinarmi, se volevo.
   “Non essere timido, puoi avvicinarti”.
   Allora io mi feci coraggio e andai verso di lei. Avevo già un erezione pazzesca e lei se ne accorse dal rigonfiamento che avevo nei jeans, e allora mi sorrise, ma non diede molto peso alla cosa. Piuttosto se ne rimase lì distesa sulla sdraio ai bordi della piscina, e io mi misi accanto a lei, seduto su una sedia di vimini, e iniziai a fissarla con un certo desiderio.
   “Che c’è?” mi chiese. “Non hai mai visto una donna con il cazzo?”.
   “Solo su Internet” risposi.
   “E ti piace?” mi chiese afferrandosi la sua considerevole proboscide e esibendomela con un certo orgoglio. Io feci di sì con la testa. Mi piaceva così tanto quello che stavo vedendo che non avevo neanche la forza di parlare. “Vienimi a trovare allo strip bar qualche volta” continuò, “vedrai che rimarrai molto soddisfatto dalle mie performance. Se poi vuoi uno spettacolino privato allora dovrai pagare un’extra, ma a te ti faccio lo sconto, dal momento che sei il cugino di Rocco”.
   Insomma, mi stava offrendo il suo corpo, e a me sarebbe piaciuto molto averlo. E non dovevo fare altro che andare da lei allo strip bar, e per me si sarebbero spalancate le porte del paradiso. 

martedì 1 gennaio 2019

Una cugina superporca.

 Hai mai visto com'è fatta una figa vera?

(in foto: Ashley Brookes, DigitalDesire.com)


[postato da Erri]

   Come dicevo nel post precedente, da quando mia madre mi aveva spedito a casa di mia zia Sabri ero circondato da gnocche. C’era appunto mia zia ma anche mia cugina Moana, che non abitava più lì però di tanto in tanto veniva a trovare i suoi genitori. Oppure spesso ci veniva quando litigava con il suo fidanzato, Berni, e allora rimaneva dai suoi per qualche giorno, fino a quando non si rimettevano a posto le cose. E devo dire che Moana e Berni litigavano abbastanza spesso. E allora lei veniva da zia Sabri e io avevo modo di spiarla per esempio mentre faceva la doccia, oppure mentre prendeva il sole nuda in terrazzo. Perché lei era come mia zia; per lei lo stare nuda in casa non era motivo di imbarazzo. E poi credo che lo facesse anche per esibizionismo, perché sapeva bene che la trovavo irresistibile, e allora si lasciava guardare così come la mamma l’aveva fatta.
   Moana si divertiva moltissimo a provocarmi. Né è un esempio ciò che accadde una sera, alcuni anni fa. Lei era a casa dei miei zii e aveva litigato per l’ennesima volta con Berni. Per intenderci era il periodo in cui era incinta. Io stavo sdraiato sul letto, con il portatile sulle gambe e gli occhi inchiodati allo schermo. Stavo guardando un porno della Brazzers. Lei entrò in camera senza neppure bussare e io andai su tutte le furie.
   “Ciao cuginetto” esultò. “Che fai? Ti smanetti?”.
   “Moana, posso avere un po' di privacy?”.
   “Privacy? No, credo proprio di no. Dai, fammi spazio” si misi sul letto accanto a me a guardare lo schermo. Era un video della Brazzers con Jasmine Webb e il superdotato Danny D, in cui lei faceva la parte di un’agente immobiliare che doveva vendere una casa a lui, però poi da cosa nasce cosa e le belle labbra da pompinara della Webb iniziano a fare il loro lavoro. “Certo che Danny D c’ha una mazza da paura”. 
   “Già” confermai. “Anche io però non sono messo male”.
   “Lo so” rispose. “Peccato che sei uno sfigato e che le ragazze non ti si inculano nemmeno di striscio, perché altrimenti saresti un formidabile stallone da monta”.
   Moana conosceva le mie dimensioni. Eravamo cugini, e spesso ci avevano fatto fare il bagnetto insieme.
   “Fortunata la donna che un giorno diventerà tua moglie” mi disse. “Però se non cambi stile di vita non la troverai mai una donna. Te ne stai tappato in casa tutto il giorno, e hai degli evidenti problemi a relazionarti con le persone. Forse potrei farti conoscere qualcuna delle mie commesse. Forse è di questo che hai bisogno, e cioè di fare un po' di pratica”.
   “Beh, magari puoi insegnarmi qualcosa tu” risposi scherzosamente, ma lei prese la proposta sul serio.
   “Ok. Vediamo… da dove posso cominciare? Beh, indubbiamente dalle basi”.
   Allora abbassò lo schermo del portatile che avevo sulle gambe mettendolo in stand-by.
   “Ehi! Che cavolo fai?” urlai.
   “Da oggi in poi basta seghe” disse. “Ti insegnerò a ficcare il tuo cazzone duro all’interno di fighe vere”.
   Iniziai a guardarla in modo buffo dietro i miei occhiali spessi con la montatura accomodata col nastro isolante nero.
   “Tanto per cominciare, hai mai visto com’è fatta una figa?”.
   “Certo” le risposi.
   “Forse non mi sono espressa bene. Hai mai visto com’è fatta una figa vera?”.
   “No, mai”.
   “Ecco, appunto. Adesso ti faccio vedere la mia. Guardala bene, e cerca di imparare qualcosa”.
   A quel punto si sfilò il vestito e si tirò giù il perizoma, dopodiché allargò le gambe offrendosi a me. Ma io mi irrigidii e non feci altro che starmene lì come uno stupido senza prendere alcuna iniziativa.
   “Coraggio, avvicinati. Cerca di prendere confidenza con lei”. 
   Mi feci strada tra le sue gambe e mi avvicinai così tanto con il viso alla sua vagina che iniziai a sentire il suo inebriante profumo.
   “Puoi anche leccarla se vuoi, così puoi sentire che sapore ha”.
   Non me lo feci ripetere due volte e tirai fuori la lingua e iniziai a leccarla in modo appassionato. Tutto quello che stavo facendo lo avevo appreso dai film hard, e nonostante tutto stavo facendo un ottimo lavoro. E devo dire che riuscii a farle avere delle emozioni molto intense.
   Moana per me era sempre stata un’icona del sesso, nonostante fosse mia cugina. Ma parliamoci chiaro, chi è che non è mai stato attratto sessualmente da una cugina particolarmente gnocca? È del tutto normale provare un sentimento simile. D’altronde tutti quanti, almeno la maggior parte di noi, abbiamo avuto una cugina porca con cui saremmo sempre voluti andare a letto e farci un sacco di maialate. Ebbene, Moana era per me proprio questo, la cugina porca con cui mi sarebbe piaciuto fare un sacco di porcate. E a quanto pare, in quei giorni che ero relegato in casa dei miei zii (per volere di mia madre), questo sogno si stava avverando.
   In quei giorni Moana era particolarmente arrapata per via del fatto che era incinta. A quanto pare il fatto di essere gravida le faceva quell’effetto, aveva sempre voglia di fare l’amore. E devo dire che questa cosa giocò a mio favore, e quindi con la scusa di volermi insegnare tutto sul mondo del sesso, mi fece leccare la figa. Figuratevi, era quello che avevo sempre sognato. Ma ci tenne a precisare più volte che lo scopo di quello che stava facendo era puramente “educativo”. Ovviamente la verità era soltanto una: in quei giorni Moana era scatenata, aveva sempre voglia di godere, e in quel momento c’ero soltanto io che potevo accontentarla. Certa che non avrei detto niente a nessuno allora mi propose di fare quella cosa, che appunto aveva uno scopo puramente “pedagogico”.