mercoledì 15 marzo 2017

Moana diventa adulta.

(in foto: Silvia Saint, Red)


   Berni ha un po' esagerato nei miei confronti, anche se non completamente, nel senso che con Moana è vero che sono stata una madre un po' severa, ma se l’ho fatto è perché la conoscevo bene. Lei mi somiglia molto, entrambe siamo attirate tantissimo dal sesso, e spesso non poniamo limiti alla nostra voglia di fare l’amore. Io, come ben sapete, spesso sono stata utilizzata dagli uomini come un oggetto con cui soddisfare le proprie voglie porche, in modo irrispettoso probabilmente, ma il fatto è che a volerlo ero anche io. Mi piaceva essere l’oggetto del desiderio di molti uomini, e proprio per questo motivo mi davo via con una leggerezza davvero preoccupante, spesso sotto gli occhi consenzienti e eccitati di Stefano, il quale ci godeva nel vedermi fare la porca con altri uomini. Con Moana ho sentito la necessità di metterla in guardia dagli uomini, che avrebbero cercato indubbiamente di usufruire dei suoi buchi per i propri piaceri. Proprio perché avendo avuto molte esperienze, e quindi avendo imparato a conoscere gli uomini così bene, sapevo Moana a cosa rischiava di andare incontro. Certo, non potevo evitare che mia figlia facesse le sue esperienze, ma perlomeno potevo limitare i danni, cercando di fare in modo che i maschi non la trattassero come uno sborratoio, come invece era capitato a me.
   Per cercare di proteggerla allora facevo un po' la tiranna. Le volevo un bene dell’anima, e non volevo che diventasse agli occhi di tutti una vacca da monta, come invece lo ero stata io.
   Quando Moana ci presentò Berni mi sentii subito sollevata. Finalmente Moana aveva un fidanzato, quindi potevamo dire addio ai numerosi maschietti che spesso portava a casa, con l’intento di farsi penetrare dappertutto. Ma mi chiedevo se fosse quello definitivo o era invece uno dei tanti. Cioè, che intenzioni aveva con mia figlia? Potevo fidarmi di lui, oppure era uno dei tanti maschietti che voleva soltanto godere con il con il suo corpo? Fu per questo motivo che nei primi tempi mi mostrai un po' scettica nei confronti di quella relazione, e quindi un po' dura nei confronti di Moana.
   Per fortuna mi sbagliavo, e poi con il tempo cominciai ad avere con Berni una fiducia cieca. Ormai era da diversi anni che lui e Moana erano fidanzati; certo, la loro relazione era andata avanti tra alti e bassi, e per un periodo si erano anche lasciati. Però poi erano ritornati insieme, perché si amavano così tanto che non riuscivano a farne a meno di stare insieme. La mia Moana adorava Berni, e viceversa. Quindi non ci stupì più di tanto quando una sera, durante una cena, ci annunciarono che avevano deciso di sposarsi.
   Era una notizia sensazionale, e io e Stefano non potevamo essere più felici. Poi mi venne immediatamente un dubbio:
   “Dì un po', non sarai mica incinta?” le chiesi.
   “No, non ancora” rispose Moana accarezzando la mano di Berni. “Ma credo che potrei esserlo presto. Ho smesso di prendere la pillola, quindi…”.
   Era come se l’avessi sempre saputo che un giorno avrebbero deciso di fare questo passo, fin dal giorno in cui Berni era entrato in casa nostra per la prima volta. Ma il fatto che maggiormente mi rese felice fu la convinzione che con quell’annuncio era come se la nostra Moana fosse diventata adulta. Fino a quel momento l’avevo sempre considerata come un’eterna bambina, anche se le avevo affidato la gestione del negozio, e quindi le avevo messo nelle mani un compito molto difficile, ma lo avevo fatto principalmente per responsabilizzarla. E ora ecco che la mia eterna bambina che avevo cercato, stupidamente forse, di difendere dalle voglie porche dei maschietti adesso diventava adulta, e presto sarebbe diventata una mamma.
   “Bene Berni” dissi. “Tifiamo per te. Riempi nostra figlia a dovere con il tuo sperma”.
   “Grazie del sostegno Sabrina” rispose lui. “Farò del mio meglio”.
   L’idea di avere dei nipoti rese me e Stefano molto euforici. Non facevamo che parlarne, in qualsiasi momento, anche mentre facevamo l’amore. Quella sera infatti ero distesa sul letto e mio marito mi stava scopando stringendo le mani intorno alle caviglie e tenendomi le cosce aperte. Mentre mi fotteva mi disse che non poteva crederci che presto avremo avuto un nipote.
   “Te lo immagini?” gli chiesi. “Diventerò nonna”.
   “Sì, una nonna porchissima”.
   “Ooohh, tesoro mio! Lo pensi davvero? Sarò porca anche da nonna?”.
   “Non ne ho dubbi, sarai una nonna vacca”.
   A quel punto Stefano mi fece girare, mi disse di mettermi a quattro zampe e poi mi fece anche il culo. Nei giorni successivi non facevo che chiedermi quando sarebbe avvenuta l’inseminazione. Nel frattempo Moana e Berni si erano messi alla ricerca di un appartamento. Infatti avevano deciso di andare a vivere da soli, e con gli introiti del film che aveva realizzato Berni non avrebbero avuto di certo problemi a trovare qualcosa di lussuoso al centro.
   Qualche sera dopo la notizia del matrimonio vennero a trovarci i genitori di Berni, che avevamo già conosciuto ma soltanto di sfuggita. Non c’era mai stata infatti l’occasione giusta per approfondire la nostra conoscenza. Nonostante li avessimo invitati a cena da noi numerose volte, loro avevano sempre declinato i nostri inviti. E questa cosa a me non era mai andata a genio. Non riuscivo a capire del perché di tutti quei rifiuti. E poi, appunto dopo la notizia delle nozze, finalmente vennero da noi.
   Stefano aveva preparato una cena molto sofisticata; gli piaceva mettersi in mostra in cucina. Era una specie di esibizionista culinario. E io adoravo questo suo aspetto. Gli uomini bravi in cucina mi hanno sempre eccitata da morire, anche perché mi piace essere presa per la gola (in tutti i sensi), e soprattutto mi piace mangiare in modo elaborato. Sono una buona forchetta, questo bisogna dirlo.
   Per l’occasione avevo deciso di indossare un vestito da sera un po' sobrio; ma mi ero resa conto che la maggior parte dei vestiti che avevo erano davvero osceni. Ne avevo soltanto uno che era tutto sommato accettabile, anche se aveva uno scollo davvero notevole. Quindi indossai quello. Ma le tette riuscivano a stare a stento dentro, quindi ogni tanto ero costretta a rimboccarle per non farle scivolare fuori. I genitori di Berni erano persone ordinarie, volevo evitare di metterle in imbarazzo con i miei abiti esuberanti.
   Devo dire che a tavola in principio ci fu una tensione davvero notevole. Infondo eravamo così diversi gli uni dagli altri che non sapevamo di cosa parlare. Dopo aver discusso di argomenti futili come le condizioni atmosferiche e le ultime vicissitudini politiche della nostra città, finalmente si arrivò all’argomento matrimonio. Eravamo tutti felici di ciò che i nostri figli si apprestavano a fare. Poi la madre di Berni disse che si sentiva molto in colpa per tutto ciò che era accaduto fino a quel momento, ed era per questo motivo che avevano sempre declinato i nostri inviti a cena. Ma né io né Stefano capimmo a cosa si riferisse.
   “Parlo della storia del film” disse. “Noi siamo sempre stati contrari. E il fatto che abbia coinvolto anche vostra figlia ci ha rammaricati molto. Ci siamo sentiti molto in colpa. Pensiamo che ciò che ha fatto il nostro Berni nei confronti di vostra figlia sia una cosa molto irrispettosa”.
   “Quindi è per questo che avete sempre declinato i nostri inviti a cena?” chiesi divertita. “Mi sa che vi siete preoccupati per niente. Se la nostra Moana ha partecipato alle riprese di quel film è perché era anche lei a volerlo, quindi non vedo dov’è il problema. Nessuno l’ha costretta a farlo, tantomeno Berni”.
   “Beh, però dovete ammettere che non fa piacere a nessuno vedere la propria figlia in un film hard” disse il padre di Berni. “E noi ci siamo sentiti in qualche modo responsabili del disonore di Moana”.
   “Disonore” replicai. “Accidenti che parolona. Moana non è stata affatto disonorata. Sai invece quando si può parlare di disonore? Quando per esempio si è costretti ad andare a letto con qualcuno per avere un posto di lavoro, oppure quando si è costretti ad andare a cercare la raccomandazione di un politico per ottenere qualcosa che ti spetta di diritto. In quel caso allora si parla di disonore. Ma nel caso di Moana invece non vedo proprio come si possa parlare di disonore”.
   Dopo aver risolto quell’incomprensione finalmente potemmo ritornare a parlare serenamente del matrimonio. E comunque da quel giorno i genitori di Berni non declinarono più i nostri inviti a cena, e anzi, le nostre cene divennero molto ricorrenti e finimmo per instaurare con loro un rapporto di amicizia davvero speciale.

Sabrina.

sabato 11 marzo 2017

Tre giorni di passione.

(in foto: Chary Kiss, Taking Care, 21Naturals.com)


   Tra Moana e sua madre c’è sempre stato un rapporto burrascoso. Sabrina non faceva che riprendere sua figlia su tutto, su come si vestiva, su quello che diceva e per come si comportava. Anche se in realtà lo faceva in modo scherzoso, ma indubbiamente dietro lo scherzo si nascondevano gli ammonimenti di una madre che, anche se non voleva darlo a vedere, era una vera tiranna. E Moana questo lo sapeva benissimo, e mi aveva detto anche che lo trovava molto ingiusto, perché con suo fratello Rocco si comportava in tutt’altro modo; con lui era più tollerante, gli lasciava fare quello che voleva, e poi a lui non rivolgeva nessuna frecciatina velenosa. A quanto pare le frecce avvelenate della faretra di Sabrina erano tutte per sua figlia.
   Invece con suo padre era diverso; tra lui e Moana sembrava esserci un rapporto più pacifico. Erano come innamorati; spesso lei lo abbracciava e lo riempiva di baci e lui ricambiava stringendola a se e dicendole che l’amava, e Moana rispondeva che lo amava anche lei.
   Questa differenza di rapporto che aveva col padre e con la madre si può tranquillamente riassumere in un episodio verificatosi durante il secondo mese che io e Moana stavamo insieme. Era successo che la sorella di Sabrina, sorella minore con la quale aveva pochi rapporti dal momento che vivevano in due città diverse, stava per convolare a nozze per la seconda volta. Il primo matrimonio non era andato bene; aveva infatti scoperto che il marito aveva l’abitudine di intrattenersi con un uomo. Ebbene, Sabrina aveva preteso che tutta la famiglia partecipasse a questo evento. Moana però si era tirata fuori. Andare a quel matrimonio voleva dire stare fuori città per qualche giorno. E questa sua presa di posizione aveva fatto imbestialire sua madre.
   “Moana, è il matrimonio di tua zia. Non puoi non venirci. Io ti ordino di venire con noi!”.
   “E quindi devo accollarmi un viaggio in auto di cinque ore e restare a casa della zia per tre giorni? No grazie, preferisco rimanere qui”.
   “Io lo capisco benissimo perché vuoi rimanere qui da sola, così puoi avere casa libera e quindi farti montare da Berni in tutte le salse. Se è quello che vuoi fai pure. Ma sappi che questa cosa te la faccio pagare amaramente. Non so come, ma in qualche modo te la farò pagare” poi si rivolse a me, c’ero anche io durante quell’accesa discussione. “E tu Berni, cerca di non sporcare troppo. Non ho per niente voglia di mettermi a ripulire lenzuola e copridivani sporchi del tuo seme”.
   Ero davvero mortificato. Quello che volevo evitare categoricamente era inimicarmi la madre di Moana. E per non peggiorare le cose non dissi nulla, e mi limitai ad abbassare la fronte per farle capire che ero molto dispiaciuto, anche se tecnicamente non avevo fatto nulla. O forse sì. Forse era colpa mia se Moana aveva deciso di rimanere a casa, perché moriva dalla voglia di rimanere da sola con me, per soddisfare tutta la sua voglia d’amore.
   E comunque poi Sabrina ce la fece pagare per davvero, chiedendo al madre di Moana di rimanere a casa con noi. Sarebbero partiti solo lei e Rocco, Stefano invece sarebbe rimasto a sorvegliarci per tutto il tempo. Per Sabrina era una vittoria schiacciante; in cuor suo sapeva di aver fatto uno scacco matto a Moana. Con il padre tra i piedi non saremmo stati liberi di fare nulla. Ma in verità era una vittoria solo sulla carta, perché il padre di Moana non era come Sabrina, cioè non era un generale dell’esercito, era piuttosto un uomo comprensivo e molto tollerante, quindi ci avrebbe permesso di fare qualsiasi cosa.
   E così accompagnammo Sabrina e Rocco alla macchina, lei si mise al volante e partì con decisione pronta ad affrontare il lungo viaggio. A quel punto il padre di Moana ritenne opportuno dirci due parole.
   “Ragazzi, è chiaro che durante questi tre giorni io dovrei, secondo le aspettative di Sabri, controllarvi e cercare di rompervi le uova nel paniere. Ma capisco anche che ostacolare gli ardori di una giovane coppia di innamorati sarebbe un reato contro la natura. Quindi fate ciò che volete senza limitazioni. Date libero sfogo al vostro amore, come se io non ci fossi”.
   “Grazie papà” gli rispose Moana abbracciandolo. “Sei davvero un papà speciale”.
   “Non è che sono speciale, è solo che comprendo bene le vostre esigenze”.
   “Appunto. Sei speciale”.
   E furono infatti tre giorni di intenso amore. Dormivamo insieme (si fa per dire) e poi la mattina andavamo a scuola mano nella mano, e poi il pomeriggio tornavamo a casa e facevamo sempre l’amore. Il padre era sempre a lavoro, quindi potevamo fare davvero quello che ci pareva. E poi la sera tornava sempre tardi; penso che lo facesse apposta per darci campo libero. E così passammo la maggior parte del tempo nudi, e Moana mi fece una marea di pompini. Quando meno me l’aspettavo lei si inginocchiava e mi faceva godere con la bocca. Le piaceva proprio tanto farlo. Per esempio mentre eravamo seduti sul divano, lei senza preavviso si abbassava sul mio cazzo e lo prendeva in bocca e mi faceva un pompino. In verità non lo faceva senza preavviso; di solito cominciava ad accarezzarmi nell’interno coscia, e questo bastava a farmi avere un’erezione. Lei non appena lo vedeva dritto ci si abbassava con la bocca sopra, quasi come se non ne potesse fare a meno.
   In genere prima di venire ero abbastanza svelto da afferrarle i capelli e tirarlo fuori prima di cominciare a sborrare. Lo so, non era proprio carino che la prendessi in quel modo per la sua chioma bionda, ma era un gesto che facevo automaticamente, lo facevo per evitare di inondarle la bocca. Ma una volta, mentre stavo per venire, le afferrai i capelli ma lei mi allontanò la mano bruscamente afferrandomi il polso con decisione. Il mio tentativo di uscirle dalla bocca non era riuscito e allora iniziai a eiacularle dentro e lei non lo lasciò fino a quando non fu sicura che gli schizzi furono terminati. A quel punto lo fece uscire fuori e mi sorrise, poi spalancò la bocca e mi fece vedere la mia sborra. Poi richiuse e deglutì ingerendo tutto. Questa cosa mi lasciò senza parole. In genere l’avevo sempre visto fare nei film porno, non credevo che Moana potesse arrivare a tanto. E poi lo aveva fatto con una disinvoltura che mi fece pensare che non doveva essere la prima volta che faceva una cosa del genere.
   “Moana, ma perché l’hai fatto?” le chiesi.
   “Bla bla bla, che rompiballe che sei. L’ho fatto perché siamo fidanzati”.
   “Sì ma mi sembra di mancarti di rispetto”.
   “Ancora con questa storia? Perché, secondo te afferrarmi per i capelli prima di iniziare a sborrare è una cosa rispettosa? Non lo è, eppure te lo lascio fare, perché mi piace tanto quando lo fai”.
   Quando faceva quei ragionamenti non la capivo. Forse dal suo punto di vista poteva avere anche ragione, ma io continuavo ad essere dell’idea che non era una cosa proprio carina eiaculare in bocca alla propria partner, soprattutto poi se si considera la partner in questione con la prospettiva di un’ipotetica futura moglie, nonché madre dei propri ipotetici figli. Che forse a sbagliare ero io, a desiderare una compagna priva di eccessive fantasie sessuali? Lo so che qualcuno potrebbe pensare che sono uno stupido, ma in quel periodo la pensavo proprio in quel modo. Moana era troppo avanti rispetto a me in fatto di sesso.

Berni. 

giovedì 9 marzo 2017

Parolacce ed altri epiteti amorosi.

(in foto: Jessie Rogers, Teen Ass Workship, TeenFidelity.com)


   Devo ammettere che quello delle parolacce era un aspetto che non conoscevo ancora di Moana. Quando facevamo l’amore le piaceva se usavo nei suoi confronti un linguaggio sboccato, e quindi voleva che mi rivolgessi a lei chiamandola con degli appellativi a mio avviso irrispettosi. Quasi come se per lei il fatto di sentirsi umiliata facesse parte dell’amore. Avevo provato a dirle che secondo me era inopportuno se usavo quel linguaggio, ma lei mi aveva risposto che se lo facevo con amore allora non lo era. E allora capitava che ci si vedeva il pomeriggio per andare a fare una passeggiata al centro e lei mi chiedeva: “ti è mancata la tua puttanella?”.
   E io per farle piacere stavo al suo gioco: “sì, tanto”.
   E lei: “e allora dimmelo”.
   E io: “mi è mancata la mia puttanella”.
   E a quel punto lei contenta del fatto che l’avevo accontentata dicendo quella cosa mi baciava con la lingua.
   Sempre per farvi capire quanto le piaceva che la chiamassi in quel modo vi racconto di un episodio piuttosto significativo. Era appena ricominciata la scuola; per la cronaca io e Moana eravamo al quinto anno. All’uscita di scuola era nostra abitudine vederci per passare qualche oretta insieme, prima di ritornare a casa. Un giorno, faceva ancora caldo, ce ne andammo al parco della reggia. In città c’è infatti una reggia che ci rende famosi in tutto il mondo. Ci eravamo messi sotto ad un albero a limonare pesantemente; eravamo in piedi, io con le spalle all’albero e lei premuta contro di me. Avevo il cazzo durissimo e lei se ne era accorta, perché non faceva che premere l’inguine contro la mia erezione. Ad un certo punto mi aprì la lampo dei jeans e infilò la mano dentro, oltrepassò agilmente i miei slip e mi tirò fuori il sesso fieramente dritto. Afferrò saldamente l’asta e iniziò a segarmi lentamente ma con decisione. Allora feci lo stesso, e le sbottonai gli hot pants che indossava e infilai una mano tra le sue cosce. Mi feci strada nel suo perizoma e incontrai le labbra bagnate della sua fighetta e cominciai a sgrillettarla. Moana smise di baciarmi e iniziò a fissarmi, proprio come quando facevamo l’amore. Le piaceva guardarmi mentre godeva. Ad un certo punto mi disse di chiamarla in un modo davvero poco carino.
   “Dimmi che sono la tua cagna”.
   “Cosa?!”.
   “Dai dimmelo. Cosa sono io? Ti prego, dimmelo”.
   “Sei la mia cagna”.
   A quel punto quasi come se la sua eccitazione avesse avuto un’energica spinta, roteò gli occhi verso l’alto, come faceva quando stava per raggiungere il piacere, e emise un rantolo e poi le cominciarono a tremare le gambe. Moana stava venendo, e allora accelerò il ritmo del suo polso quasi come se le sue intenzioni fossero quelle di farmi venire insieme a lei. E ci riuscì, infatti iniziai a sborrare e i miei schizzi le saltarono sull’ombelico e colarono giù, fino alle sue labbra di sotto.
   Tutto questo per farvi capire che Moana perdeva la testa quando usavo con lei un linguaggio osceno, rivolgendole epiteti amorosi davvero poco carini. Quasi come se quella cosa fosse parte dell’amore, un suo completamento. Il suo piacere giungeva al punto più alto quando si sentiva dire da me cose oscene, che in qualche modo la umiliavano, la degradavano. Qualche volta prima di salutarci e di ritornare a casa per esempio io le dicevo: “ciao tesoro, a domani”. E lei: “no, dillo meglio. Devi dire ciao troietta, a domani”. E io: “dai, hai sempre voglia di scherzare”. E lei: “se non me lo dici vuol dire che non mi ami”. E allora io a quel punto cedevo: “e va bene. Ciao troietta, a domani”. A quel punto mi baciava e poi ognuno a casa propria.
   Una volta è successo addirittura che ero andato a pranzo dai suoi, e dopo mangiato io e Moana ci siamo messi su una poltrona del soggiorno; lei era seduta su di me e mi teneva le braccia allacciate al collo. Ad un certo punto fece: “chi è la tua puttanella?”.
   “Dai Moana, i tuoi potrebbero sentirci”.
   “E allora dillo sottovoce. Chi è la tua puttanella?”.
   “Sei tu la mia puttanella”.
   A quel punto mi baciò, ancora una volta felice che l’avevo accontentata. Ma né io né lei ci eravamo accorti che dietro di noi c’era sua madre che si apprestava a ritornare a lavoro, e era lì che stava rovistando dappertutto nel disperato tentativo di trovare le chiavi della sua macchina. Dopo aver sentito quella cosa incrociò le braccia e ci guardò divertita.
   “Senti puttanella, hai visto le mie chiavi?”.
   “Mamma!” Moana ebbe un sussulto e mi tolse le braccia dal collo. “Da quanto tempo ero lì?”.
   “Abbastanza. Comunque mi piace questo appellativo amoroso. Ogni coppia ne ha uno. Ma il tuo ti si addice proprio tanto”.
   “Mamma!”.
   “Io torno al negozio” disse dopo aver trovato le chiavi. Erano finite in un sottovaso di una pianta ornamentale che stava su una mensola. “Mi raccomando a quella poltrona, è vera pelle. Datele una pulita quando avete finito”.

Berni.

martedì 7 marzo 2017

Il primo "bacio".


   Dopo aver assistito a quella scena davvero misera Fabio era veramente a pezzi, e ogni tanto sbottava a piangere. Però io in fin dei conti pensavo che se l’era meritato. Insomma, non puoi fare lo stronzo con un’altra ragazza e poi pretendere che la tua fidanzata te la faccia passare liscia. E così ce ne andammo a casa, ma siccome Fabio non se la sentiva di rimanere da solo chiese a Moana se poteva andare a dormire da lei, e lei disse di sì. Ma a quel punto la mia gelosia si fece sentire. Fabio a dormire a casa della mia fidanzata? E allora mi impuntai e dissi che se ci andava lui ci sarei andato anche io. Non li avrei lasciati da soli per nulla al mondo, soprattutto dopo aver visto Fabio in erezione sulla spiaggia insieme a Moana. Era chiaro che provava nei suoi confronti una certa attrazione, e quindi era impossibile che non ci avrebbe provato con lei. Quindi se voleva andare a dormire a casa della mia fidanzata potevo pure accettarlo, ma dovevo esserci anche io per tenerlo sotto controllo.
   E così ce ne andammo tutti e tre a casa sua. I suoi genitori dormivano, d’altronde erano le tre del mattino. Per non fare rumore ce ne restammo in terrazza, seduti su delle sdraio ai bordi della piscina, dove Fabio potette sfogarsi per tutto il tempo, piangendo e continuando a ripetere che non riusciva a capire del perché Carla si fosse comportata in quel modo. Moana cercò di tranquillizzarlo accarezzandogli i capelli, e lui le teneva una mano su una gamba e ogni tanto gliel’accarezzava. Con la scusa di aver avuto una bella batosta poteva accarezzare le cosce della mia fidanzata indisturbato.
   “Credi che il fatto di accarezzare le cosce della mia fidanzata possa farti sentire meglio?” gli chiesi indispettito.
   “Berni, non è come credi” mi rispose. “Non lo faccio con malizia. Ho soltanto bisogno di affetto”.
   “Quello che è successo è tutta colpa tua” gli dissi. “Sei stato tu a portare Carla a fare quel gesto estremo. Oggi in spiaggia non facevi altro che abbracciare e toccare Moana dappertutto. Cosa credi, che io e Carla non ce ne siamo accorti?”.
   “Sai Berni, io credo di essere ancora molto innamorato della tua fidanzata. Ogni volta che facevamo l’amore lei riusciva sempre a rendermi felice. E io avevo sempre voglia di farlo, e lei mi accontentava sempre. Lei è stata la prima a concedermi anche il suo condotto anale, e io l’ho reso mio, penetrandolo più e più volte” mentre diceva queste cose allungò una mano verso la figa di Moana palpandola con decisione, e lei ebbe un sussulto balzando in piedi.
   “Ehi ehi!” urlò. “No Fabio, non è giusto quello che stai facendo. Adesso appartengo ad un altro ragazzo, e quindi non puoi avermi più. Mettitelo bene in testa”.
   “Moana, ti prego. Ho tanta voglia di montarti”.
   “Fabio, non insistere” continuò lei. “Non costringermi a metterti alla porta”.
   “Ma allora non ti rendi conto? Me lo devi. È colpa tua se Carla si è comportata così. Sei stata tu a farla ingelosire, e adesso devi accontentarmi se vuoi farti perdonare”.
   A quel punto Moana lo prese per il braccio e lo portò con la forza verso l’entrata di casa, e gli disse di non farsi più vedere. Lui cercò di riparare dicendo che lo aveva frainteso, ma ormai era troppo tardi. La mia fidanzata aveva preso la sua decisione. Doveva andarsene.
   “Come ti permetti di incolparmi di una cosa di questo genere?” gli domandò, e lo fece uscire di casa sbattendo la porta, e poi ritornò sul terrazzo visibilmente inferocita. “E io che gli ho dato anche il culo. Non posso credere che abbia detto una cosa del genere”.
   Ero incantato da tanta determinazione da parte di Moana, e anche dal suo modo di difendersi. Aveva messo Fabio alla porta senza problemi. Moana non aveva bisogno di nessuno, era totalmente indipendente, capace di farsi rispettare, e lo aveva appena dimostrato. Ero proprio sorpreso dalla sua capacità di tirare fuori le unghie quando ne aveva bisogno, e allora capii che era sì una gnocca colossale, ma non era docile e ammaestrabile come una di quelle bamboline bionde tutte cosce e niente cervello. Moana oltre alle cosce aveva anche un carattere che era davvero sconsigliabile mettere alla prova.
   Si venne a stendere sulla sdraio accanto a me e mi guardò come spesso faceva lei, cioè fissandomi a lungo ma senza dirmi niente, quasi come se si aspettasse da me un commetto su quanto era appena accaduto. Le dissi che aveva fatto bene, e allora lei, come se già si fosse dimenticata di ciò che aveva fatto, mi domandò qualcosa che mi fece tremare tutto d’eccitazione.
   “Sai, stavo pensando che da quando stiamo insieme non mi hai mai dato neanche un bacetto”.
   “Ma se ci siamo baciati un sacco di volte”.
   “Non qui” e si toccò le labbra, “io intendo qui” e poi aprì le gambe e con un dito si toccò all’altezza della fighetta.
   Sì, in effetti non l’avevo mai fatto, e non vedevo l’ora di farlo. Così le sbottonai gli hot pants e l’aiutati a toglierglieli, poi le sfilai il perizoma.
   “Coraggio, datti da fare” mi disse.
   A quel punto mi avvicinai alle sue labbra di sotto e iniziai a leccargliele. Era una sensazione paradisiaca, Moana aveva un sapore speciale. Non so com’era il sapore che avevano le altre ragazze, perché era la prima volta che facevo una cosa del genere, ma ero certo che quello di Moana era unico, perché apparteneva al corpo di una delle ragazze più desiderate della città. Magari non ero il primo ad assaggiarla, e forse non sarei stato l’ultimo, ma ero certo che il suo odore era al di sopra di ogni altra ragazza. E mentre la facevo godere lei ansimava facendomi capire che stavo facendo un ottimo lavoro. Poi ad un certo punto mi afferrò per i capelli e mi spinse la fighetta contro il viso, quasi come se volesse soffocarmi, e mi riempì la bocca dei suoi umori e di qualche peletto biondo che aveva sull’inguine. La feci venire e a quel punto ci spogliammo del tutto in modo frettoloso, perché né io né lei avevamo voglia di perdere tempo, volevamo fare l’amore, subito. E allora Moana mi spinse sulla sdraio, e io caddi sulla schiena con le gambe oscenamente aperte e il cazzo fieramente eretto.
   “Non ti muovere” mi disse.
   E poi la vidi correre via e ritornare dopo una manciata di secondi con un profilattico. Lo scartocciò e me lo srotolò lungo tutta l’asta. A quel punto mi si mise sopra a cavalcioni infilandosi la mia erezione dentro fino alle palle. Mi mise le mani sul petto e iniziò a cavalcarmi senza ritegno, guardandomi fisso negli occhi come suo solito. Avevo una gran paura che i genitori potessero svegliarsi e beccarci mentre lo stavamo facendo, e allora guardavo continuamente in direzione della porta finestra che dava nel soggiorno. Moana invece non sembrava porsi affatto quel problema, e continuava a fare su e giù sul mio corpo. Ad un certo punto mi afferrò le mani e se le portò alle tette, invitandomi a palpargliele.
   “Che bel cazzo che c’hai” mi disse ad un certo punto. “Dimmi che sono la tua zoccola”.
   “Moana, dici sul serio? Non credi che sia un po' irrispettoso?”.
   “Dipende da come lo dici. Se lo dici con amore non lo è. Dai dimmelo. Dimmi che sono una grandissima zoccola”. 
   “Sei la mia zoccola” dissi con un filo di voce.
   “Non ho sentito bene” urlò lei avvicinando il suo viso a qualche centimetro dal mio. “Fammi sentire meglio. Cosa sono io?”.
   Sentii che stavo per cominciare a sborrare, e a quel punto urlai quello che voleva sentirsi dire.
   “Sei una grandissima maiala! Sto venendoooo!”.
   Mentre il preservativo si riempiva del mio seme, davanti a noi stava succedendo qualcosa. Sentimmo un rumore di piante che si muovevano, come se ci fosse qualcuno lì nel buio. E allora Moana si girò di scatto verso la fonte di quel sonoro fruscio, e ci accorgemmo che qualcuno aveva appena scavalcato la recinzione del giardino.
   “Rocco! Non puoi usare la porta d’ingresso come fanno tutti? Perché scavalchi?”.
   “Ho dimenticato le chiavi” era il fratello di Moana. “Scusate se vi ho interrotto”.
   “Non ti preoccupare, tanto siamo già venuti”.

Berni.

sabato 4 marzo 2017

Il passato ritorna.

(in foto: Vanessa Blake, Day in the Life of a Big Booty, PlumperPass.com)


   E così passammo tutto il pomeriggio in compagnia di Fabio e Carla. Non potetti fare a meno di notare un certo malumore da parte di lei, che sembrava nera di rabbia per chissà quale motivo. Poteva essere ancora per quell’affermazione del suo fidanzato, cioè quando aveva detto che ero molto fortunato ad avere una fidanzata come Moana. In effetti non era stata una cosa molto carina da dire. Forse non se ne era accorto, ma così dicendo aveva messo Carla in una posizione di inferiorità rispetto a Moana. Era indubbio che lei fosse più bella, in effetti aveva un corpo più aggraziato rispetto a quello di Carla, che era rotonda, ma questo in fin dei conti non voleva dire nulla. Infatti la rotondità del corpo non è per nulla sinonimo di bruttezza, anzi, Carla era comunque una gran gnocca, aveva due tette spettacolari e un culone che ti sarebbe venuta voglia di smanacciare e sculacciare più e più volte. Ma Fabio avevo detto quella cosa e in qualche modo aveva sminuito il livello di gnoccume della sua ragazza.
   Ma comunque non era per questo motivo che era nera di rabbia. C’era qualcos’altro che io non sapevo. Cominciai a capirci qualcosa nel pomeriggio, quando Moana e Fabio si misero sulla a riva a discutere scherzosamente di qualche cosa che ne io ne Carla potevamo capire, perché riguardava qualcosa che era capitata a loro due. Io e Carla eravamo rimasti sui nostri teli, e sia io che lei guardavamo i nostri rispettivi partner senza dire nulla. Poi lei ad un certo punto tirò fuori il motivo del suo malumore.
   “È pazzo di lei” disse con un filo di voce.
   “Cosa?” le chiesi, pensai di non aver capito.
   “Non lo vedi? Fabio è innamorato della tua fidanzata”.
   “Ma no, non credo. Sono solo molto amici”.
   “E invece ti dico che è così. E sono sicura che anche Moana prova qualcosa per lui”.
   In fin dei conti Carla non aveva tutti i torti, considerando anche il fatto che mentre Fabio stava parlando con Moana il suo cazzo aveva raggiunto una notevole erezione, e lei non faceva che guardarglielo, e lo prendeva in giro dandogli dei colpetti con le dita, e lui rispondeva dandole delle gran sculacciate. Carla era furiosa, e in qualche modo avrebbe voluto coinvolgere anche me, avermi dalla sua parte.
   Ammetto che anche a me non stava bene quello che stavano facendo, soprattutto lui, che in evidente stato di eccitazione (il cazzo maestosamente dritto) si permetteva di sculacciare la mia fidanzata, noncurante della mia presenza, e lei che sembrava non disdegnare affatto, anzi, era divertita e se lo lasciava fare. Se Carla avesse potuto affogare Moana lo avrebbe fatto senza esitazioni, lo si vedeva da come la guardava, e cioè con gli occhi carichi d’odio.
   “Ma come fai a dire che c’è una sorta di attrazione tra di loro?”.
   “Semplice. Perché l’estate scorsa hanno avuto una storia”.
   “E allora? Il passato è passato”.
   “Sì ma a volte il passato ritorna. Come fai a non vederlo? È così evidente”.
   Carla iniziò a mettermi in guardia; mi disse che prima o poi Moana mi avrebbe messo le corna, perché era nella sua natura farlo. Mi disse che la mia fidanzata, anche se non me l’avrebbe mai confessato, non era portata per la monogamia. Era come i suoi genitori, cioè malata di sesso. Aveva in se il germe della depravazione. Ma possibile che ovunque andassi c’era qualcuno che mi parlava male di Moana? Iniziai a pormi questo dilemma. Come era possibile che sentivo dire soltanto cattiverie sul suo conto? Da quello che stava dicendo Carla sembrava che Moana fosse una specie di peccatrice cronica. Ma era vero?
   Chiaramente era la gelosia che le faceva dire quelle cose, e stava cercando di far ingelosire anche me. D’altronde quella situazione era davvero calda. Moana e Fabio sembravano davvero due innamorati. Bastava guardarli giocare insieme; ad un certo punto cominciarono a inseguirsi e a farsi il solletico. Chi li vedeva senza conoscerli avrebbe detto che stavano insieme. Poi ad un certo punto Fabio (ancora in un sorprendente stato di eccitazione) riuscì a raggiungere la mia fidanzata e la prese da dietro cingendole le braccia intorno alla vita, piazzandogli la sua colossale erezione in mezzo alle natiche quasi come se la sua intenzione fosse quella di penetrarla analmente, proprio lì davanti a tutti. A quel punto Carla sbottò di brutto.
   “Eh no, adesso basta!” si alzò dal suo telo e andò verso di loro. “Fabio, è tardi. Forse è meglio se ritorniamo a casa”.
   La scena d’amore si interruppe bruscamente e Fabio e Moana tornarono seri, come due bambini ai quali la mamma ha detto loro di mettere via i giocattoli perché la cena è pronta.
   “Tesoro, stavo dicendo a Moana che invece di ritornare a casa potremmo passare la serata insieme” disse Fabio.
   “Mi sembra una pessima idea” rispose lei.
   “Dai Carla” continuò la mia fidanzata. “Vedrai che ci divertiremo”.
   Alla fine si lasciò convincere, ma chiunque si sarebbe accorto che lo faceva controvoglia. E così ci rivestimmo e ce ne andammo via, ma questa volta in macchina, quella di Fabio. Lungo il tragitto verso casa gli unici a parlare erano loro due, invece io e Carla che eravamo seduti dietro, facevamo scena muta. Lei era troppo inviperita per poter dire qualsiasi cosa, io invece che percepivo la sua ostilità ero troppo imbarazzato. 
   La serata proseguì in discoteca, dove praticamente avvenne una specie di scambio di coppia innocente, nel senso che Moana e Fabio si misero a ballare e a scherzare, tra fumi e raggi laser, e io invece mi ritrovai a ballare con Carla, la quale aveva uno scollo molto generoso che mi permetteva di guardargli le sue enormi tette, e nel muoversi al ritmo della musica gliele vedevo scuotersi e molleggiare. Sotto non portava il reggiseno, per cui ballando ogni tanto le uscivano fuori dallo scollo e quindi era costretta a sistemarsele continuamente dentro per non dare spettacolo. In ogni caso continuava a tenere sotto controllo il suo fidanzato. Poi ad un certo punto si avvicinò al mio orecchio e mi urlò qualcosa che mi lasciò senza parole.
   “Ti va se andiamo nel parcheggio e ti faccio un pompino?”.
   “Cosa?!” urlai.
   “Hai capito bene. Voglio farti sborrare con la bocca”.
   “Carla, io capisco che sei molto gelosa e che vuoi dare una lezione al tuo fidanzato, ma io in questa storia non ci voglio entrare”.
   “E se ti faccio una spagnola? Sono molto brava, fidati”.
   “Carla, ti prego. In questo modo non si risolve nulla”.
   “E invece sì. Comunque non ti preoccupare. Sono sicura che troverò qualcun altro a cui dare la bocca. Comunque ti sei perso una grande occasione. Ti avrei lasciato anche sborrarmi in faccia”.
   Poi la vidi allontanarsi e la persi di vista. Me ne andai al bar a prendere qualcosa da bere e ogni tanto guardavo in direzione di Moana. Non riuscivo ad essere geloso quanto Carla. Sì, in effetti non si poteva negare il fatto che ci fosse una certa complicità tra lei e Fabio, ma in fin dei conti cosa avrei dovuto fare? Forse stavo prendendo quella faccenda troppo alla leggera. Forse dovevo proprio dirle qualcosa. Sì, forse dovevo chiarire il rapporto che aveva con lui. Quindi quando saremmo usciti dalla discoteca avrei risolto tutto. Avrei preso Moana per un braccio e le avrei chiesto delle spiegazioni. Le avrei chiesto di dirmi con esattezza quali erano le sue intenzioni. Non avevo voglia di essere trattato come uno stupido, o peggio ancora come un fidanzato cornuto.
   Tutto il resto della serata me ne rimasi seduto al bancone del bar, praticamente in isolamento, a guardare in direzione di Moana, la quale invece si stava divertendo molto. Ma poi verso le due di notte si stancarono anche loro e vennero verso di me.
   “Accompagno Fabio fuori a fumare una sigaretta” mi disse Moana.
   “Ok, vengo anche io”.
   “Va bene”.
   Uscimmo fuori e Fabio si accorse che nel parcheggio, vicino alla sua auto, c’era un insolito assembramento di ragazzi. Una decina, forse di più. E allora corse verso di loro, pensando al fatto che stessero cercando di fregargli la macchina. Io e Moana gli andammo dietro nel caso in cui avesse avuto bisogno di aiuto; in fin dei conti loro erano una decina, lo avrebbero sicuramente fatto a pezzi. Ma quando ci avvicinammo alla sua auto ci accorgemmo che non stava succedendo nulla del genere, piuttosto stava accadendo qualcosa di peggio. C’era Carla inginocchiata con la bocca spalancata e le tette fuori dallo scollo che stava praticando il bukkake insieme a tutti quei ragazzi, e quindi vi lascio immaginare le condizioni in cui era, praticamente come se le avessero riversato addosso un secchio di sborra. Ce l’aveva dappertutto, era quasi irriconoscibile. Immaginavo che sarebbe finita in quel modo. Lo sapevo che Carla avrebbe cercato di vendicarsi, ma non avrei mai immaginato di assistere ad una scena del genere.
   “Carla, ma cosa stai facendo?” Fabio sembrava quasi in procinto di svenire.
   “Siccome ti piacciono tanto le zoccole come Moana allora ho pensato di fare anche io la zoccola. Contento?” e intanto ecco altri schizzi di altri ragazzi che la circondavano.
   “Carla, ma ti rendi conto in che stato ti sei fatta ridurre?” le chiese Moana.
   “E allora? C’è spazio anche per te se vuoi. È facile, dovresti saperlo, basta che vieni qui accanto a me e apri la bocca. Al resto ci pensano loro. Vedrai che ti piacerà, visto e considerato che sei una puttana assetata di sborra”.
   Credo di non aver mai assistito ad una scena più indecorosa e triste di quella.

Berni.

giovedì 2 marzo 2017

Sessoammare.


   Dopo aver insistito molto, Moana mi convinse a togliere il costume come aveva fatto lei. Ma devo confessarvi che non ero per niente a mio agio. Mi venne subito un’erezione e allora Moana scoppiò a ridere, anche perché nel tentare di nasconderla con le mani sembravo ancora più impacciato di quello che ero. D’altronde guardandomi intorno notai che nessuno degli uomini presenti in spiaggia aveva un’erezione, ce l’avevo soltanto io e non ne voleva sapere di mettersi giù. Restava dritto come un totem, e Moana trovava questo fatto molto divertente.
   “Non so che farci” dissi.
   “Io invece lo so benissimo” rispose, e a quel punto mi prese la mano e mi tirò verso l’acqua.
   “Che vuoi fare?”.
   “Ora lo vedrai”.
   Entrammo in acqua e ci allontanammo un po' fino a quando il livello del mare fu un po' più su dei nostri ombelichi, quindi fino a quando i nostri sessi non furono completamente immersi sotto l’acqua. Poi Moana mi mise le braccia intorno al collo e iniziò a baciarmi con la lingua. La mia erezione premeva contro le sue labbra di sotto, fremeva per entrare dentro, mi sarebbe bastata una spinta del bacino per farglielo entrare tutto dentro fino alle palle, ma non potevo, non senza preservativo. Intanto Moana cominciò a strofinarmi la fighetta contro l’asta e continuava ad aggredirmi la lingua con la sua, direi in modo famelico.
   “Cosa aspetti a farlo entrare dentro?” mi chiese.
   “Ma Moana, vuoi davvero farlo senza protezione?”.
   “Mi pare di averti già detto che uso la pillola. Oppure hai ancora paura di quello che ti ha detto Daniela, e cioè che potrei trasmetterti qualche brutta malattia?”.
   “No, certo che no”.
   “E allora lascialo entrare. Se non lo fai ti rimarrà duro per tutto il giorno”.
   A quel punto mi feci strada dentro di lei, ma non potetti fare a meno di notare due uomini che ci ronzavano attorno, chiaramente attirati dalle nostre effusioni. Erano lì per guardarci mentre lo facevamo, e quindi assistere allo spettacolo dell’amore. Ci guardavano senza ritegno, senza aver paura di essere invadenti, quasi come se tra loro e noi ci fosse un tacito accordo: “noi facciamo l’amore e voi ve ne state buoni buoni a guardarci”.
   Moana mi teneva le mani allacciate dietro il collo, e io tenevo le mie mani ancorate ai suoi fianchi e me la facevo, e lei come era solito fare mi guardava dritto negli occhi e mi sorrideva per farmi capire che le piaceva quello che stavo facendo. Poi ogni tanto guardava ai due spettatori che stavano assistendo, quasi come per appurarsi che si stessero godendo lo spettacolo.
   “Ma che cavolo vogliono quei due?” le chiesi.
   “Lasciali in pace. Vogliono solo guardare. Cosa c’è di più bello che guardare due innamorati che fanno l’amore? E poi qui funziona così. C’è una specie di intesa tra le coppie che fanno l’amore e i guardoni a cui piace assistere”.
   Di certo diceva la verità. Moana frequentava quella spiaggia da quando era bambina, come mi aveva detto poco fa, quindi immagino che aveva imparato a conoscere le persone che la frequentavano. Però restava il fatto che io mi sentivo molto in imbarazzo. Il fatto di sentirmi spiato mentre facevo l’amore con la mia fidanzata era una cosa che davvero non mi dava pace. Invece Moana in quella situazione sembrava a suo agio, quasi come se in lei albergasse uno spirito esibizionista che in quel momento, proprio mentre me la stavo facendo, era uscito fuori. E il fatto di sentirsi spiata non fece altro che incrementare la sua libido e di conseguenza accrebbe l’intensità del piacere che stava provando nel farsi penetrare. E allora cominciò a emettere rantoli molto intensi, anche se a dirla tutta mi sembrarono rantoli un po' forzati e innaturali, cioè ebbi l’impressione che stesse fingendo, quasi come se in quel momento la sua principale preoccupazione fosse dare ai due guardoni quello che volevano, e cioè uno spettacolo di intenso amore. E nel frattempo mi guardava negli occhi, come era solita fare tutte le volte che facevamo l’amore.
   Cominciai a sentire quella specie di brivido che preannunciava l’eiaculazione e così lo tirai fuori dalla figa di Moana e strinsi la mano intorno all’asta e iniziai a sborrare, e il mio seme si disperse nel mare. Lei mi guardò con un’espressione incuriosita, quasi come se avesse voluto chiedermi del perché non ero venuto dentro, ma non me lo chiese. Se non l’avevo fatto era per paura che potessi metterla incinta. In effetti lei mi aveva detto che usava la pillola, ma non mi andava di rischiare. Ci baciammo ancora un po', e i due guardoni cominciarono ad allontanarsi.
   Ora che la mia erezione si era placata raggiungemmo la riva. Una volta giunti sul bagnasciuga ci trovammo di fronte a due ragazzi, all’apparenza una coppia come noi, erano lì in piedi come se ci stessero aspettando. Lui sorrideva in direzione di Moana, lei invece, una ragazza un po' rotondetta e con due tette belle grosse, ci guardava con un’aria quasi annoiata. Ma chi diavolo erano? E perché non la smettevano di fissarci?
   “Moana!” esclamò lui. “Sei sempre la solita! Non riesci proprio a resistere alla tentazione di dare spettacolo”.
   “Fabio! Carla!” esultò Moana, e corse verso di lui ad abbracciarlo e poi baciò lei sulle guance. “Che bello rivedervi”.
   “Chi è il fortunello da cui ti sei appena fatta rassettare?” le chiese Fabio guardando verso di me.
   “È il mio fidanzato. Berni, ti presento Fabio e Carla”.
   Strinsi la mano a entrambi. E devo essere onesto, ma i miei occhi non riuscivano a fare a meno di cadere continuamente sulle tette di lei. Ragazzi, erano davvero enormi, e certamente dovevano essere molto morbide, sicuramente lisce come la seta e calde. Aveva delle aureole larghe con al centro dei capezzoli duri che ti veniva voglia di attaccarti con la bocca e succhiarglieli. La sua fighetta era completamente glabra, invece Moana come già mi è capitato di dirvi aveva una sottile striscia di peluria bionda, quindi tecnicamente portava il taglio alla brasiliana.
   “Piacere di conoscerti Berni” mi disse Fabio. “Sei davvero un uomo fortunato”.
   Questa frase fece indispettire la sua fidanzata, che già era abbastanza irritata dalla nostra presenza (per chissà quale motivo).
   “Cosa vorresti dire?” gli chiese, “che lui è fortunato perché ha Moana? E tu invece? Non sei fortunato ad avere me? Ti fa forse schifo quando ti faccio godere con queste?” e si prese le tette con le mani premendole una contro l’altra.
   “Tesoro, ma cosa dici?” Fabio cercò di correre ai ripari, poi si rivolse a me quasi per cercare il mio sostegno. “Carla è bravissima a fare le spagnole. D’altronde come puoi vedere è attrezzata bene per farle”.
   “Certo” risposi, ma cercai di essere discreto e di non fissargliele troppo, e soprattutto stavo cercando di controllare la mia erezione. Avevo l’impressione che a breve sarebbe ritornata a com’era prima.
   “Suvvia ragazzi, smettetela di litigare” disse Moana, “e godiamoci questa bella giornata di sole”.

Berni.