sabato 14 aprile 2018
giovedì 12 aprile 2018
L'ultimo scoglio.
L'ultimo scoglio.
(in foto: Jonelle Brooks, JonelleBrooks.com)
Come vi ho detto nel post precedente, Beatrice si faceva rimorchiare con una facilità imbarazzante. La maggior parte delle volte lo faceva in cambio di denaro, ma altre volte invece lo faceva perché le andava di farlo, perché magari incontrava un toro da monta che gli piaceva davvero e allora si faceva ingroppare. Una volta è successo che si è lasciata rimorchiare addirittura in mia presenza, anche se per essere più preciso devo dire che avevano rimorchiato entrambi, sia lei che me. Questo di solito è quello che succede alle coppie cuckold, e cioè che il bull rimorchiando la donna rimorchia anche il suo uomo, invitandolo a guardare quello che sarebbe successo, e cioè la presa di possesso della lei della coppia da parte del toro. Però io e Beatrice non avevamo mai avuto un’esperienza cuckold, e quindi non eravamo una coppia incline a questo genere di pratiche. Lei andava a letto con altri uomini, questo sì, ma mai in mia presenza. E invece quel giorno successe proprio questa cosa: un toro si mise a rimorchiare Beatrice davanti ai miei occhi e lei ci stava, si lasciava corteggiare e sembrava felice come una pasqua di questo. E io, a quel punto, ero diventato automaticamente il fidanzato cuck che assiste alla presa di possesso della sua ragazza.
Questo episodio è accaduto al mare. Io e Beatrice eravamo soliti frequentare una spiaggia naturista che si chiamava “l’ultimo scoglio”, ed era una spiaggia sì naturista ma principalmente frequentata da gente che ci veniva solo per scopare. C’erano molti transgender come Beatrice, qualche coppia in cerca di trasgressione e un sacco di allupati che avrebbero ficcato il loro biscotto in qualsiasi tipo di buco. Noi ci andavamo prima di tutto perché era una spiaggia incontaminata, che per arrivarci dovevi fare un chilometro a piedi, e quindi questo ti assicurava una serenità che avresti faticato a trovare altrove. E poi ci andavamo perché era la spiaggia preferita dalle amiche di Beatrice, tutte ragazze come lei, cioè munite di un pezzo di carne tra le gambe.
Ebbene quel giorno, quando fummo rimorchiati, in spiaggia non c’era quasi nessuno. C’erano tre o quattro ombrelloni piantati nella sabbia, tra cui il nostro. Io e Beatrice eravamo a riva, con l’acqua che ci arrivava fino alle caviglie, senza dirci nulla, semplicemente eravamo lì a lasciarci baciare dal sole e a goderci quel caldo pomeriggio. Ad un certo punto ci si è avvicinato questo toro. Devo dire che non mi ero accorto della sua presenza in spiaggia, eppure era lì già da un pezzo e ci stava osservando da parecchio. E infatti per rompere il ghiaccio ci disse subito questa cosa, e cioè che non riusciva a fare a meno di guardarci.
“Sai, hai una fidanzata molto bella” mi disse, e allo stesso tempo accarezzò il viso di Beatrice, la quale se lo lasciò fare con molto piacere. Mi accorsi subito che Beatrice era già sua. Quando lei decideva che voleva dare via il suo buco del culo ad un uomo lo si capiva subito. Lo capivo da come guardava l’uomo in questione, con quei suoi occhi carichi d’amore e di passione. Praticamente era un libro aperto, e quando decideva di darsi via te lo faceva capire senza tergiversare troppo.
Tra l’altro il toro aveva un cazzo enorme, ed era già bello duro, svettante verso l’alto, che non vedeva l’ora di entrare nel corpo della mia Beatrice. Era così grosso che né io né lei potevamo fare a meno di guardarlo, lei perché probabilmente aveva l’acquolina in bocca, e quindi lo avrebbe accolto molto volentieri in culo, e io perché ero affascinato da tutta quella potenza sessuale, e… sì, in fondo ne ero attratto anche io. Come posso nasconderlo? Mi piaceva un casino. Era proprio la massima espressione del sesso. Quella cappella turgida rosa, come un bombolone gigante alla fragola, e con un corpo possente contornato da grosse vene verdi e viola, e quelle grosse palle taurine sotto, pronte per essere svuotate nel condotto anale della mia Beatrice, o forse sul suo viso, con una colossale cumshot.
“Quindi ti piace la mia fidanzata?” gli chiesi. In verità non sapevo cosa dirgli, perché era venuto da noi all’improvviso, e le sue intenzioni erano così evidenti, voleva incularsi Beatrice. E lei lo aveva capito benissimo, e non sembrava dispiacergli, anzi, sembrava decisamente propensa a dargli ciò che voleva. E io non sapevo precisamente come comportarmi; potevo dirgli che essendo la mia fidanzata non poteva averla, oppure potevo temporeggiare e vedere come andava a finire quella storia. E quindi decisi di adottare la seconda possibilità.
“Perché, non si vede?” domandò divertito spingendo il busto in avanti e mettendo in mostra (come se non ci avessimo fatto ancora caso) la sua enorme erezione.
“Certo, solo un cieco non lo vedrebbe” risposi guardandolo di nuovo, e anche Beatrice ci buttò un’altra occhiata, ma morsicandosi il labbro inferiore e quindi esternando la sua voglia di giocarci e farlo godere. “Un gran bel cazzo, non c’è che dire. Ma non credo che alla mia fidanzata interessi”.
“Non direi, visto il modo in cui me lo guarda”.
In effetti aveva ragione. Beatrice era proprio rapita da tutto quel ben di dio. Guardava quella trave di carne con gli occhi a forma di cuoricino. Comunque cercai di portare il discorso da un’altra parte, proprio per perdere tempo e vedere a dove voleva arrivare, ma lui non ne voleva sapere di mollare la presa, continuando a ripetere con insistenza che Beatrice era fantastica, che aveva un culo divino (in effetti il culo di Beatrice avrebbe fatto invidia a qualsiasi ragazza) e una bocca che sembrava fatta apposta per sbocchinare. E lei ormai era completamente sua, e lui lo sapeva benissimo. Insomma ad un certo punto pensai che fosse giunta l’ora di farmi da parte. Era chiaro l’interesse della mia fidanzata per lui, quindi cosa dovevo fare io? Dovevo solo farmi da parte. Tra l’altro ormai la conversazione tra me e lui era già finita da un pezzo, ormai il dialogo era soltanto tra loro due. Ma più che un dialogo era un vero e proprio flirt spinto, fatto di carezze e ammiccamenti. Quindi decisi di dichiarare la mia sconfitta. Mi avvicinai a loro due e gli dissi che poteva prendersela, perché la mia fidanzata ormai era sua. Cioè si vedeva che Beatrice si era invaghita di lui. Quindi stando così i fatti io mi toglievo di mezzo.
“Ma cosa dici?” domandò lui sorpreso.
“Quello che ho appena detto. Io tolgo il disturbo. Hai tentato di rimorchiare la mia fidanzata e ci sei riuscito, quindi io me ne vado” e lo dissi con molta amarezza, e anche con un pizzico di rabbia, ma lui mi fermò dicendomi che non avevo capito nulla.
“Cosa intendi dire?” gli chiesi.
“Io non intendevo rimorchiare la tua fidanzata, io volevo rimorchiarvi entrambi”.
“Entrambi?!” ero un po' perplesso.
“Sì, tutti e due. La mia idea era quella di invitarvi a casa mia a passare la serata insieme. Sono sicuro che sarà molto divertente”.
Capite dov’era il punto? Il toro non voleva lei, voleva entrambi. Ma a quel punto non seppi cosa dire. Guardai Beatrice e lessi nei suoi occhi la sua volontà di accettare l’invito, indipendentemente dalla scelta che avrei preso. Quindi se io dicevo di no lei ci sarebbe andata lo stesso. Quindi decisi di andarci. Perlomeno potevo tenere lui sotto controllo mentre si faceva la mia fidanzata. Perché era ovvio che sarebbe successo.
Rocco.
Questo episodio è accaduto al mare. Io e Beatrice eravamo soliti frequentare una spiaggia naturista che si chiamava “l’ultimo scoglio”, ed era una spiaggia sì naturista ma principalmente frequentata da gente che ci veniva solo per scopare. C’erano molti transgender come Beatrice, qualche coppia in cerca di trasgressione e un sacco di allupati che avrebbero ficcato il loro biscotto in qualsiasi tipo di buco. Noi ci andavamo prima di tutto perché era una spiaggia incontaminata, che per arrivarci dovevi fare un chilometro a piedi, e quindi questo ti assicurava una serenità che avresti faticato a trovare altrove. E poi ci andavamo perché era la spiaggia preferita dalle amiche di Beatrice, tutte ragazze come lei, cioè munite di un pezzo di carne tra le gambe.
Ebbene quel giorno, quando fummo rimorchiati, in spiaggia non c’era quasi nessuno. C’erano tre o quattro ombrelloni piantati nella sabbia, tra cui il nostro. Io e Beatrice eravamo a riva, con l’acqua che ci arrivava fino alle caviglie, senza dirci nulla, semplicemente eravamo lì a lasciarci baciare dal sole e a goderci quel caldo pomeriggio. Ad un certo punto ci si è avvicinato questo toro. Devo dire che non mi ero accorto della sua presenza in spiaggia, eppure era lì già da un pezzo e ci stava osservando da parecchio. E infatti per rompere il ghiaccio ci disse subito questa cosa, e cioè che non riusciva a fare a meno di guardarci.
“Sai, hai una fidanzata molto bella” mi disse, e allo stesso tempo accarezzò il viso di Beatrice, la quale se lo lasciò fare con molto piacere. Mi accorsi subito che Beatrice era già sua. Quando lei decideva che voleva dare via il suo buco del culo ad un uomo lo si capiva subito. Lo capivo da come guardava l’uomo in questione, con quei suoi occhi carichi d’amore e di passione. Praticamente era un libro aperto, e quando decideva di darsi via te lo faceva capire senza tergiversare troppo.
Tra l’altro il toro aveva un cazzo enorme, ed era già bello duro, svettante verso l’alto, che non vedeva l’ora di entrare nel corpo della mia Beatrice. Era così grosso che né io né lei potevamo fare a meno di guardarlo, lei perché probabilmente aveva l’acquolina in bocca, e quindi lo avrebbe accolto molto volentieri in culo, e io perché ero affascinato da tutta quella potenza sessuale, e… sì, in fondo ne ero attratto anche io. Come posso nasconderlo? Mi piaceva un casino. Era proprio la massima espressione del sesso. Quella cappella turgida rosa, come un bombolone gigante alla fragola, e con un corpo possente contornato da grosse vene verdi e viola, e quelle grosse palle taurine sotto, pronte per essere svuotate nel condotto anale della mia Beatrice, o forse sul suo viso, con una colossale cumshot.
“Quindi ti piace la mia fidanzata?” gli chiesi. In verità non sapevo cosa dirgli, perché era venuto da noi all’improvviso, e le sue intenzioni erano così evidenti, voleva incularsi Beatrice. E lei lo aveva capito benissimo, e non sembrava dispiacergli, anzi, sembrava decisamente propensa a dargli ciò che voleva. E io non sapevo precisamente come comportarmi; potevo dirgli che essendo la mia fidanzata non poteva averla, oppure potevo temporeggiare e vedere come andava a finire quella storia. E quindi decisi di adottare la seconda possibilità.
“Perché, non si vede?” domandò divertito spingendo il busto in avanti e mettendo in mostra (come se non ci avessimo fatto ancora caso) la sua enorme erezione.
“Certo, solo un cieco non lo vedrebbe” risposi guardandolo di nuovo, e anche Beatrice ci buttò un’altra occhiata, ma morsicandosi il labbro inferiore e quindi esternando la sua voglia di giocarci e farlo godere. “Un gran bel cazzo, non c’è che dire. Ma non credo che alla mia fidanzata interessi”.
“Non direi, visto il modo in cui me lo guarda”.
In effetti aveva ragione. Beatrice era proprio rapita da tutto quel ben di dio. Guardava quella trave di carne con gli occhi a forma di cuoricino. Comunque cercai di portare il discorso da un’altra parte, proprio per perdere tempo e vedere a dove voleva arrivare, ma lui non ne voleva sapere di mollare la presa, continuando a ripetere con insistenza che Beatrice era fantastica, che aveva un culo divino (in effetti il culo di Beatrice avrebbe fatto invidia a qualsiasi ragazza) e una bocca che sembrava fatta apposta per sbocchinare. E lei ormai era completamente sua, e lui lo sapeva benissimo. Insomma ad un certo punto pensai che fosse giunta l’ora di farmi da parte. Era chiaro l’interesse della mia fidanzata per lui, quindi cosa dovevo fare io? Dovevo solo farmi da parte. Tra l’altro ormai la conversazione tra me e lui era già finita da un pezzo, ormai il dialogo era soltanto tra loro due. Ma più che un dialogo era un vero e proprio flirt spinto, fatto di carezze e ammiccamenti. Quindi decisi di dichiarare la mia sconfitta. Mi avvicinai a loro due e gli dissi che poteva prendersela, perché la mia fidanzata ormai era sua. Cioè si vedeva che Beatrice si era invaghita di lui. Quindi stando così i fatti io mi toglievo di mezzo.
“Ma cosa dici?” domandò lui sorpreso.
“Quello che ho appena detto. Io tolgo il disturbo. Hai tentato di rimorchiare la mia fidanzata e ci sei riuscito, quindi io me ne vado” e lo dissi con molta amarezza, e anche con un pizzico di rabbia, ma lui mi fermò dicendomi che non avevo capito nulla.
“Cosa intendi dire?” gli chiesi.
“Io non intendevo rimorchiare la tua fidanzata, io volevo rimorchiarvi entrambi”.
“Entrambi?!” ero un po' perplesso.
“Sì, tutti e due. La mia idea era quella di invitarvi a casa mia a passare la serata insieme. Sono sicuro che sarà molto divertente”.
Capite dov’era il punto? Il toro non voleva lei, voleva entrambi. Ma a quel punto non seppi cosa dire. Guardai Beatrice e lessi nei suoi occhi la sua volontà di accettare l’invito, indipendentemente dalla scelta che avrei preso. Quindi se io dicevo di no lei ci sarebbe andata lo stesso. Quindi decisi di andarci. Perlomeno potevo tenere lui sotto controllo mentre si faceva la mia fidanzata. Perché era ovvio che sarebbe successo.
Rocco.
martedì 10 aprile 2018
sabato 7 aprile 2018
Una famiglia
fuori dalle righe.
(in foto: Eva Notty, tonightsgirlfriend.com)
Quel pomeriggio fu piuttosto movimentato, perché Moana era arrivata al limite e quindi stava per diventare mamma. Nel giro di mezz’ora eravamo tutti in ospedale, io, i suoi due papà, suo fratello Rocco con la sua fidanzata shemale e Berni. Moana era in sala parto e soltanto uno di noi poteva entrare. Io ero così nervosa che andavo su e giù per la corsia senza dire una parola, e quando qualcuno cercava di rivolgermi la parola io rispondevo sempre in modo sgarbato.
Ferma sulla porta d’ingresso c’era l’addetta alla sicurezza del negozio di intimo. Era stata lei a portare Moana in ospedale. Si chiamava Michelina, ma nonostante quel nome che potrebbe far pensare ad una ragazza minuta, lei era una montagna di muscoli, con un collo taurino e delle spalle dure come la roccia. Era un’istruttrice di body building, e anche se il suo corpo era così possente come quello di un supereroe dei fumetti, Mariolina aveva un qualcosa che la rendeva incredibilmente provocante. Forse il fascino da dominatrice senza scrupoli. Perché con un corpo come quello poteva essere solo una dominatrice.
Alla fine si decise che sarei entrata io. E infatti indossai tutto il necessario e mi feci strada in sala parto. C’era Moana che era fradicia di sudore e imprecava come una dannata. Ovviamente non vi sto a descrivere tutto nei minimi dettagli, anche perché furono dieci ore intense, e alla fine mia figlia era esausta, ma diede alla luce una bambina meravigliosa a cui decise di dare un nome storico molto importante: Cleopatra.
Cazzo, non potevo crederci. Io, la leggendaria Sabrina Bocca e Culo, sogno proibito della metà della popolazione maschile della città, ero appena diventata nonna. Era così surreale che mi sentivo in uno stato di stordimento continuo. Ad un certo punto, dopo appunto dieci ore in sala parto, e dopo aver assistito alla nascita di mia nipote, mio figlio Rocco si offrì di riaccompagnarmi a casa. In verità non sarei voluta andarmene dall’ospedale, perché non mi andava di lasciare Moana da sola. Ma i suoi due papà mi dissero che con lei ci sarebbero rimasti loro, per cui potevo ritornare a casa e spararmi qualche ora di sonno.
E in effetti non appena misi la testa sul cuscino crollai stremata.
Dopo qualche giorno Moana ritornò a casa, e insieme a lei c’era anche la sua piccola Cleopatra. Inutile dirvi che passai le mie giornate accanto a lei per supportarla quanto più possibile. E il suo appartamento era continuamente affollato di amici, parenti e uomini con cui era andata a letto. Infatti venne anche Nello, con cui da qualche tempo si stava intrattenendo nel suo dolce talamo, e con il quale, come già vi ho raccontato, avevo avuto in passato un rapporto anale. Ovviamente ero quasi certa che il rapporto che aveva con mia figlia aveva i giorni contati. Era soltanto un’avventura che doveva fare il suo corso.
Tra le altre visite degne di nota ci fu quella del papà di Giuliano, praticamente il nonno biologico di Moana, che quando vide la piccola Cleopatra quasi scoppiò a piangere. Il suo atteggiamento verso di me, come già vi ho spiegato in passato, era notevolmente cambiato. Lui, quando avevo diciotto anni e frequentavo suo figlio, di cui ero perdutamente innamorata, mi considerava una troietta con cui appunto suo figlio Giuliano si sollazzava e basta. E quindi mi trattava di conseguenza, senza alcun rispetto, e alcune volte mi aveva offerto anche del denaro in cambio di sesso anale e orale. Ovviamente io avevo sempre rifiutato senza neppure pensarci. Però questo per farvi capire la considerazione che aveva di me. Ai suoi occhi ero al pari di una puttana di strada. Però le cose poi erano cambiate quando era venuto a conoscenza del fatto che suo figlio mi aveva messa incinta, e che quindi avevo dato alla luce Moana.
Vennero anche i genitori di Berni, con i quali io e Stefano avevamo sempre avuto un buon rapporto. E devo dire che mi diedero subito l’impressione di trovarsi a disagio e che la loro presenza lì fosse per loro un obbligo più che un piacere. Era chiaro che il problema era il fatto che Moana e Berni si erano lasciati, nonostante la nascita di Cleopatra e nonostante il fatto che continuavano a vivere nello stesso appartamento pur non essendo una coppia. Questo fatto metteva i genitori di Berni molto in imbarazzo, quasi come se si sentissero responsabili di qualcosa che era accaduto. E infatti decisi di mettere in chiaro le cose, e quindi li portai in cucina e gli preparai il caffè, e quindi a quel punto presi il toro per le corna.
“Non ho potuto fare a meno di notare il vostro pessimo stato d’animo, e devo dire che mi dispiace molto. Ho come l’impressione che c’è qualcosa che vi fa stare male, ma non riesco a capire di cosa si tratta”.
“Vedi Sabrina, si tratta di nostro figlio” mi rispose il papà di Berni. “Siamo molto dispiaciuti per quello che è successo, e in parte ci sentiamo responsabili. Noi credevamo che le cose sarebbero andate diversamente, che magari il nostro Berni avrebbe sposato la vostra Moana, e che sarebbero stati felici per tutta la vita, e invece non è andata così, e questo ci rende molto tristi”.
“Cosa volete farci? D’altronde se una relazione non va c’è poco da fare. Anzi, poteva andare peggio. Come potete vedere Moana e Berni continuano a vivere nello stesso appartamento, quindi tra di loro continua ad esserci una specie di legame. Soprattutto adesso che è nata Cleopatra”.
“Per te e Stefano è tutto così facile” mi rispose lui, “d’altronde voi siete una famiglia così… non so come dire… insolita. Quindi per voi accettare una situazione del genere è più facile rispetto ad una famiglia… tradizionale come la nostra”.
“Beh, in effetti devo riconoscere che siamo una famiglia fuori dalle righe. A mio marito per esempio piace guardarmi mentre faccio l’amore con altri uomini. Ma questo non vuol dire che non proviamo dispiacere per il fatto che Moana e Berni si sono lasciati. Piuttosto abbiamo accettato questa decisione con razionalità. Ma questa cosa non cambia niente. Berni è un ragazzo con la testa sulle spalle a cui vogliamo un gran bene, e nonostante abbia deciso di lasciare Moana, continuerà ad essere il benvenuto in casa nostra. E anche voi lo sarete”.
Sabrina.
Ferma sulla porta d’ingresso c’era l’addetta alla sicurezza del negozio di intimo. Era stata lei a portare Moana in ospedale. Si chiamava Michelina, ma nonostante quel nome che potrebbe far pensare ad una ragazza minuta, lei era una montagna di muscoli, con un collo taurino e delle spalle dure come la roccia. Era un’istruttrice di body building, e anche se il suo corpo era così possente come quello di un supereroe dei fumetti, Mariolina aveva un qualcosa che la rendeva incredibilmente provocante. Forse il fascino da dominatrice senza scrupoli. Perché con un corpo come quello poteva essere solo una dominatrice.
Alla fine si decise che sarei entrata io. E infatti indossai tutto il necessario e mi feci strada in sala parto. C’era Moana che era fradicia di sudore e imprecava come una dannata. Ovviamente non vi sto a descrivere tutto nei minimi dettagli, anche perché furono dieci ore intense, e alla fine mia figlia era esausta, ma diede alla luce una bambina meravigliosa a cui decise di dare un nome storico molto importante: Cleopatra.
Cazzo, non potevo crederci. Io, la leggendaria Sabrina Bocca e Culo, sogno proibito della metà della popolazione maschile della città, ero appena diventata nonna. Era così surreale che mi sentivo in uno stato di stordimento continuo. Ad un certo punto, dopo appunto dieci ore in sala parto, e dopo aver assistito alla nascita di mia nipote, mio figlio Rocco si offrì di riaccompagnarmi a casa. In verità non sarei voluta andarmene dall’ospedale, perché non mi andava di lasciare Moana da sola. Ma i suoi due papà mi dissero che con lei ci sarebbero rimasti loro, per cui potevo ritornare a casa e spararmi qualche ora di sonno.
E in effetti non appena misi la testa sul cuscino crollai stremata.
Dopo qualche giorno Moana ritornò a casa, e insieme a lei c’era anche la sua piccola Cleopatra. Inutile dirvi che passai le mie giornate accanto a lei per supportarla quanto più possibile. E il suo appartamento era continuamente affollato di amici, parenti e uomini con cui era andata a letto. Infatti venne anche Nello, con cui da qualche tempo si stava intrattenendo nel suo dolce talamo, e con il quale, come già vi ho raccontato, avevo avuto in passato un rapporto anale. Ovviamente ero quasi certa che il rapporto che aveva con mia figlia aveva i giorni contati. Era soltanto un’avventura che doveva fare il suo corso.
Tra le altre visite degne di nota ci fu quella del papà di Giuliano, praticamente il nonno biologico di Moana, che quando vide la piccola Cleopatra quasi scoppiò a piangere. Il suo atteggiamento verso di me, come già vi ho spiegato in passato, era notevolmente cambiato. Lui, quando avevo diciotto anni e frequentavo suo figlio, di cui ero perdutamente innamorata, mi considerava una troietta con cui appunto suo figlio Giuliano si sollazzava e basta. E quindi mi trattava di conseguenza, senza alcun rispetto, e alcune volte mi aveva offerto anche del denaro in cambio di sesso anale e orale. Ovviamente io avevo sempre rifiutato senza neppure pensarci. Però questo per farvi capire la considerazione che aveva di me. Ai suoi occhi ero al pari di una puttana di strada. Però le cose poi erano cambiate quando era venuto a conoscenza del fatto che suo figlio mi aveva messa incinta, e che quindi avevo dato alla luce Moana.
Vennero anche i genitori di Berni, con i quali io e Stefano avevamo sempre avuto un buon rapporto. E devo dire che mi diedero subito l’impressione di trovarsi a disagio e che la loro presenza lì fosse per loro un obbligo più che un piacere. Era chiaro che il problema era il fatto che Moana e Berni si erano lasciati, nonostante la nascita di Cleopatra e nonostante il fatto che continuavano a vivere nello stesso appartamento pur non essendo una coppia. Questo fatto metteva i genitori di Berni molto in imbarazzo, quasi come se si sentissero responsabili di qualcosa che era accaduto. E infatti decisi di mettere in chiaro le cose, e quindi li portai in cucina e gli preparai il caffè, e quindi a quel punto presi il toro per le corna.
“Non ho potuto fare a meno di notare il vostro pessimo stato d’animo, e devo dire che mi dispiace molto. Ho come l’impressione che c’è qualcosa che vi fa stare male, ma non riesco a capire di cosa si tratta”.
“Vedi Sabrina, si tratta di nostro figlio” mi rispose il papà di Berni. “Siamo molto dispiaciuti per quello che è successo, e in parte ci sentiamo responsabili. Noi credevamo che le cose sarebbero andate diversamente, che magari il nostro Berni avrebbe sposato la vostra Moana, e che sarebbero stati felici per tutta la vita, e invece non è andata così, e questo ci rende molto tristi”.
“Cosa volete farci? D’altronde se una relazione non va c’è poco da fare. Anzi, poteva andare peggio. Come potete vedere Moana e Berni continuano a vivere nello stesso appartamento, quindi tra di loro continua ad esserci una specie di legame. Soprattutto adesso che è nata Cleopatra”.
“Per te e Stefano è tutto così facile” mi rispose lui, “d’altronde voi siete una famiglia così… non so come dire… insolita. Quindi per voi accettare una situazione del genere è più facile rispetto ad una famiglia… tradizionale come la nostra”.
“Beh, in effetti devo riconoscere che siamo una famiglia fuori dalle righe. A mio marito per esempio piace guardarmi mentre faccio l’amore con altri uomini. Ma questo non vuol dire che non proviamo dispiacere per il fatto che Moana e Berni si sono lasciati. Piuttosto abbiamo accettato questa decisione con razionalità. Ma questa cosa non cambia niente. Berni è un ragazzo con la testa sulle spalle a cui vogliamo un gran bene, e nonostante abbia deciso di lasciare Moana, continuerà ad essere il benvenuto in casa nostra. E anche voi lo sarete”.
Sabrina.
giovedì 5 aprile 2018
Non c'è niente di meglio di una spagnola...
...per farlo sbollentare.
Come avrei potuto dire una cosa del genere a Giuliano? D’altronde doveva saperlo, perché Moana era anche sua figlia. Ci pensai lungo tutta la strada che percorsi per accompagnarla dal dottore per la sua visita di controllo. Giuliano avrebbe certamente dato di matto, ma in fin dei conti nostra figlia era adulta e indipendente, per cui non avevamo alcun diritto di dirle chi doveva e chi non doveva frequentare. E poi, pensandoci bene, cosa stava facendo di male? Mica stava andando a letto con uno psicopatico? Nello in fin dei conti era un uomo molto dolce e apprensivo.
C’era il discorso dell’età, ma in effetti che importanza aveva? Quando mai aveva importato qualcosa? Ma comunque stavo facendo dei discorsi campati in aria, perché ero certa che era un’infatuazione che aveva le ore contate. Presto Moana si sarebbe stancata di lui, e avrebbe cercato qualcosa di nuovo. E anche Nello si sarebbe stancato di lei, perché stare dietro a mia figlia richiedeva molta fatica e certamente una pazienza eccezionale per riuscire ad accettare i suoi continui capricci. E con capricci intendo anche i suoi pruriti erotici che a molti uomini possono addirittura sembrare eccessivi. Sì perché quando Moana era arrapata di brutto diventava davvero una furia, peggio di un camionista, e a quel punto arrivava a fare cose che avrebbero fatto arrossire anche gli uomini più maiali. Infatti Berni ad un certo punto aveva detto “basta”, e a breve avrebbe fatto lo stesso anche Nello.
In ogni modo dalla visita di controllo venne fuori che era tutto regolare. Quindi accompagnai mia figlia al negozio di intimo e io me ne tornai a casa. C’avevo provato a dirle che era meglio se fino al giorno del parto se ne stava a casa, invece che andare a lavoro, ma lei non ne aveva voluto sapere. Mi aveva risposto che starsene a casa a non fare nulla le faceva venire il nervoso.
A casa trovai Giuliano ancora sotto le lenzuola della nostra camera da letto. Era mezzogiorno e non aveva alcuna intenzione di mettersi in piedi. Le tende offuscavano la luce che veniva da fuori, per cui la camera era parzialmente illuminata. Di solito Giuliano andava a lavoro dopo pranzo, perché lo strip bar apriva i battenti verso le quattro del pomeriggio, e i primi clienti iniziavano a vedersi non prima delle sei. Quindi aveva tutta la mattinata libera per dedicarsi alla sua passione per il letto (meglio ancora se nel letto c’ero anch’io).
“Sveglia dormiglione” esultai, poi andai a spalancare le tende facendo entrare la luce che invase tutta la camera.
“Sono già sveglio” mi rispose, e con una mano tirò via il lenzuolo che lo copriva. Era nudo e mi mostrò con orgoglio il suo corpo atletico e il suo enorme cazzo in erezione. “Ti stavo aspettando”.
“Lo vedo” non potevo fare a meno di guardarlo. Ero innamorata del suo cazzo. Era eccezionale, non credo di averne mai visto uno più bello del suo. Ogni volta che lo vedevo mi incantavo, e mi veniva subito voglia di prenderglielo, di farlo mio, di riempirlo di baci. Ne ero così attratta che ero costretta ad accontentare ogni sua richiesta. “Ascolta, devo parlarti”.
“Anche lui deve parlarti” rispose divertito e prendendosi il cazzo in erezione con due dita e mettendolo dritto per esibirmelo meglio, quasi come se io non avessi ancora fatto caso al fatto che era duro come il marmo.
“Sono certa che ha molte cose importanti da dirmi” continuai sul suo stesso tono scherzoso. “Ma le cose che devo dirti io sono ancora più importanti, e riguardano nostra figlia”.
A quel punto Giuliano si fece serio e mi ascoltò attentamente. Per tranquillizzarlo gli dissi subito che era tutto ok, e che Moana stava benissimo. Però da quando si era lasciata con Berni aveva cominciato, come era naturale, a frequentare altri uomini.
“E allora? Dov’è il problema? Moana è giovane e bella come un’attrice di Hollywood, quindi figurati, c’avrà una fila di corteggiatori”.
“Sì, in effetti ce l’ha. Però lei ultimamente ha la tendenza a scegliere tra questa fila di corteggiatori solo quelli più stagionati”.
“Stagionati?”.
“Sì, stagionati, uomini della nostra età e non della sua. E tra questi c’è una nostra vecchia conoscenza, un amico di vecchia data che sono certo che ricorderai bene”.
“Chi è?” domandò, e il suo sguardo si trasformò improvvisamente in una smorfia di disapprovazione e rabbia. Quindi incominciai a chiedermi se stessi facendo bene a dirglielo. In effetti avrei anche potuto tacere, dal momento che ero certa che quella storia aveva una data di scadenza breve.
“Nello” risposi.
“Nello?!” urlò. “Nello Mucca va a letto con mia figlia?”.
Sì, a diciotto anni tutti lo chiamavano Nello Mucca, per via del fatto che era un po' tracagnotto. Non era molto grasso, era soltanto un po' in carne, per cui gli amici gli avevano affibbiato quel nomignolo crudele. In quel periodo c’era l’abitudine di assegnare soprannomi a tutti. Come ben sapete ne avevo uno anche io. Spesso ci si rivolgeva agli amici usando esclusivamente l’appellativo che gli era stato designato. Era divertente.
“Se riesco a mettergli le mani addosso...” disse Giuliano, lasciandomi immaginare che era pronto a sfogare la sua rabbia su di lui.
“Tesoro, non mi sembra il caso. La nostra Moana ormai non è più una ragazzina, per cui può decidere da sola con chi andare a letto”.
“Tra l’altro se non ricordo male tu e Nello Mucca avete...” anche in questo caso Giuliano non terminò la frase, probabilmente perché in quel momento era subissato dai ricordi.
“Sì, abbiamo avuto un rapporto anale, e lui si era anche mezzo invaghito di me” a quel punto iniziai a sbottonarmi la camicetta bianca che indossavo e feci uscire fuori le tette. “Ma basta parlare di lui. C’è qualcosa di più importante a cui pensare” dissi riferendomi al fatto che aveva ancora un erezione pazzesca. “Che ne dici di una spagnola?”.
“E me lo domandi?”.
A quel punto mi misi a sedere sui bordi del letto e Giuliano si mise in piedi davanti a me e infilò il suo cazzo duro in mezzo alle mie tette. Io le afferrai con entrambe le mani e iniziai a segarlo facendole andare su e giù. Conoscevo bene il papà di Moana, e sapevo bene che per farlo sbollentare non c’era niente di meglio che una delle mie colossali spagnole.
C’era il discorso dell’età, ma in effetti che importanza aveva? Quando mai aveva importato qualcosa? Ma comunque stavo facendo dei discorsi campati in aria, perché ero certa che era un’infatuazione che aveva le ore contate. Presto Moana si sarebbe stancata di lui, e avrebbe cercato qualcosa di nuovo. E anche Nello si sarebbe stancato di lei, perché stare dietro a mia figlia richiedeva molta fatica e certamente una pazienza eccezionale per riuscire ad accettare i suoi continui capricci. E con capricci intendo anche i suoi pruriti erotici che a molti uomini possono addirittura sembrare eccessivi. Sì perché quando Moana era arrapata di brutto diventava davvero una furia, peggio di un camionista, e a quel punto arrivava a fare cose che avrebbero fatto arrossire anche gli uomini più maiali. Infatti Berni ad un certo punto aveva detto “basta”, e a breve avrebbe fatto lo stesso anche Nello.
In ogni modo dalla visita di controllo venne fuori che era tutto regolare. Quindi accompagnai mia figlia al negozio di intimo e io me ne tornai a casa. C’avevo provato a dirle che era meglio se fino al giorno del parto se ne stava a casa, invece che andare a lavoro, ma lei non ne aveva voluto sapere. Mi aveva risposto che starsene a casa a non fare nulla le faceva venire il nervoso.
A casa trovai Giuliano ancora sotto le lenzuola della nostra camera da letto. Era mezzogiorno e non aveva alcuna intenzione di mettersi in piedi. Le tende offuscavano la luce che veniva da fuori, per cui la camera era parzialmente illuminata. Di solito Giuliano andava a lavoro dopo pranzo, perché lo strip bar apriva i battenti verso le quattro del pomeriggio, e i primi clienti iniziavano a vedersi non prima delle sei. Quindi aveva tutta la mattinata libera per dedicarsi alla sua passione per il letto (meglio ancora se nel letto c’ero anch’io).
“Sveglia dormiglione” esultai, poi andai a spalancare le tende facendo entrare la luce che invase tutta la camera.
“Sono già sveglio” mi rispose, e con una mano tirò via il lenzuolo che lo copriva. Era nudo e mi mostrò con orgoglio il suo corpo atletico e il suo enorme cazzo in erezione. “Ti stavo aspettando”.
“Lo vedo” non potevo fare a meno di guardarlo. Ero innamorata del suo cazzo. Era eccezionale, non credo di averne mai visto uno più bello del suo. Ogni volta che lo vedevo mi incantavo, e mi veniva subito voglia di prenderglielo, di farlo mio, di riempirlo di baci. Ne ero così attratta che ero costretta ad accontentare ogni sua richiesta. “Ascolta, devo parlarti”.
“Anche lui deve parlarti” rispose divertito e prendendosi il cazzo in erezione con due dita e mettendolo dritto per esibirmelo meglio, quasi come se io non avessi ancora fatto caso al fatto che era duro come il marmo.
“Sono certa che ha molte cose importanti da dirmi” continuai sul suo stesso tono scherzoso. “Ma le cose che devo dirti io sono ancora più importanti, e riguardano nostra figlia”.
A quel punto Giuliano si fece serio e mi ascoltò attentamente. Per tranquillizzarlo gli dissi subito che era tutto ok, e che Moana stava benissimo. Però da quando si era lasciata con Berni aveva cominciato, come era naturale, a frequentare altri uomini.
“E allora? Dov’è il problema? Moana è giovane e bella come un’attrice di Hollywood, quindi figurati, c’avrà una fila di corteggiatori”.
“Sì, in effetti ce l’ha. Però lei ultimamente ha la tendenza a scegliere tra questa fila di corteggiatori solo quelli più stagionati”.
“Stagionati?”.
“Sì, stagionati, uomini della nostra età e non della sua. E tra questi c’è una nostra vecchia conoscenza, un amico di vecchia data che sono certo che ricorderai bene”.
“Chi è?” domandò, e il suo sguardo si trasformò improvvisamente in una smorfia di disapprovazione e rabbia. Quindi incominciai a chiedermi se stessi facendo bene a dirglielo. In effetti avrei anche potuto tacere, dal momento che ero certa che quella storia aveva una data di scadenza breve.
“Nello” risposi.
“Nello?!” urlò. “Nello Mucca va a letto con mia figlia?”.
Sì, a diciotto anni tutti lo chiamavano Nello Mucca, per via del fatto che era un po' tracagnotto. Non era molto grasso, era soltanto un po' in carne, per cui gli amici gli avevano affibbiato quel nomignolo crudele. In quel periodo c’era l’abitudine di assegnare soprannomi a tutti. Come ben sapete ne avevo uno anche io. Spesso ci si rivolgeva agli amici usando esclusivamente l’appellativo che gli era stato designato. Era divertente.
“Se riesco a mettergli le mani addosso...” disse Giuliano, lasciandomi immaginare che era pronto a sfogare la sua rabbia su di lui.
“Tesoro, non mi sembra il caso. La nostra Moana ormai non è più una ragazzina, per cui può decidere da sola con chi andare a letto”.
“Tra l’altro se non ricordo male tu e Nello Mucca avete...” anche in questo caso Giuliano non terminò la frase, probabilmente perché in quel momento era subissato dai ricordi.
“Sì, abbiamo avuto un rapporto anale, e lui si era anche mezzo invaghito di me” a quel punto iniziai a sbottonarmi la camicetta bianca che indossavo e feci uscire fuori le tette. “Ma basta parlare di lui. C’è qualcosa di più importante a cui pensare” dissi riferendomi al fatto che aveva ancora un erezione pazzesca. “Che ne dici di una spagnola?”.
“E me lo domandi?”.
A quel punto mi misi a sedere sui bordi del letto e Giuliano si mise in piedi davanti a me e infilò il suo cazzo duro in mezzo alle mie tette. Io le afferrai con entrambe le mani e iniziai a segarlo facendole andare su e giù. Conoscevo bene il papà di Moana, e sapevo bene che per farlo sbollentare non c’era niente di meglio che una delle mie colossali spagnole.
Sabrina.
martedì 3 aprile 2018
Una ragazza eccezionale.
Una ragazza eccezionale.
(in foto: Fergie, T Shirt and Oranges, HayleysSecrets.com)
Se nei post precedenti vi ho raccontato l’episodio della cabina è per parlarvi un po' dell’uomo che ho beccato a letto con mia figlia Moana. Quindi capirete da soli che lo conoscevo molto bene, dal momento che ci avevo fatto sesso anale. E lui, dopo avermi sborrato in culo, mi aveva detto di essersi innamorato di me. E io gli avevo risposto che probabilmente diceva così perché avevamo appena finito di fare l’amore. E lui invece aveva insistito, dicendo che mi amava per davvero. Allora a quel punto gli dissi che era meglio se mi dimenticava, perché io ero innamorata di un altro, e cioè di Giuliano.
E adesso, dopo più di vent’anni, ecco che ricompariva nella mia vita, nel letto matrimoniale di mia figlia a fare l’amore con lei. Se ci pensavo quasi mi sentivo di svenire. Quindi li lasciai finire, perché cos’altro potevo fare? Moana era adulta e vaccinata, e poteva farlo con chi voleva, e io non avevo proprio alcun diritto di obbligarla a smettere. E così me ne stetti in cucina ad aspettare. Ma comunque avevano quasi finito, perché sentivo i loro rantoli di piacere in un crescendo rossiniano che terminò in un esplosione di gioia. A quel punto Moana uscì dalla camera da letto e andò verso il bagno a fare la doccia. Tra un’ora aveva appuntamento dal dottore per una visita di controllo, e io (come da accordi presi in precedenza) mi ero proposta di accompagnarla.
Dopo qualche minuto Nello venne in cucina, con un telo doccia avvolto intorno alla vita e nient’altro, e mi guardò con un sorriso sincero, come se fosse davvero contento di vedermi. Io invece avevo un’espressione fredda e indifferente. Lui non era molto cambiato; certo aveva tirato su la tipica pancetta della mezza età, e i capelli si erano ingrigiti, ma per il resto mi sembrava identico a com’era l’ultima volta che l’avevo visto.
“Sabrina!” esultò non senza un pizzico di imbarazzo per via di quella situazione assurda. “Quanti anni sono passati? Venti?”.
“Forse di più” risposi svogliatamente. “Vedo che hai conosciuto mia figlia”.
“Sì sì. E devo farti assolutamente i complimenti. Hai tirato su una ragazza eccezionale. Un vero angelo”.
“Non mi dirai che ti sei innamorato anche di lei” avevo pronta quella freccetta avvelenata fin dal primo momento che li avevo scoperti a letto insieme, e finalmente avevo avuto la possibilità di scoccarla.
“Sabri, mi rendo conto che quello che hai visto prima potrà sembrarti una cosa del tutto inaccettabile, ma quello che voglio dirti è che non ho alcuna intenzione di approfittarmi di Moana. Certo, la conosco soltanto da pochi giorni, ma ciò che provo per lei è un incredibile affetto, e sono pronto a darle tutto il supporto di cui ha bisogno”.
“Non preoccuparti, è già supportata abbastanza. Non dimenticarti che la bambina che ha in grembo ha un padre con la testa sulle spalle. E poi ci siamo noi, i suoi genitori, io e Giuliano”.
“Giuliano?!” quasi stentava a crederci. “Quindi mi stai dicendo che alla fine tu e Giuliano vi siete sposati?”.
“No, ho sposato un altro uomo. Ma allo stesso tempo ho continuato ad andare a letto con Giuliano, e Moana è il risultato di questa relazione che ho avuto all’infuori del matrimonio. Sorpreso? Hai appena fatto l’amore non soltanto con mia figlia, ma anche con la figlia di uno dei tuoi più cari amici”.
“Sono senza parole. Come potevo immaginare una cosa del genere?”.
“Piuttosto, dov’è che l’hai rimorchiata?”.
“Ecco, devi sapere che di recente ho ottenuto il divorzio da mia moglie. Ultimamente le cose non andavano molto bene. Così i miei colleghi di lavoro per festeggiare mi hanno portato fuori a bere, e siamo andati in un bar di quelli aperti tutto il giorno, di quelli che poi la sera si affollano di ragazzi per intenderci. Erano le sei di pomeriggio, per cui non c’era ancora nessuno, ad eccezione di Moana. Lei era seduta ad un tavolo e stava bevendo un cappuccino e allo stesso tempo stava sfogliando una rivista. Sai come vanno queste cose, io e i miei colleghi abbiamo iniziato a bere, poi uno di loro ha iniziato a fare lo stupido dicendomi che adesso che ero libero potevo ritornare a caccia di donne. Poi mi ha detto che tanto per cominciare potevo farmi avanti con quella ragazza che era seduta al tavolo, cioè tua figlia. Allora io ho obiettato che non mi sembrava il caso, dal momento che era molto più giovane di me ed era visibilmente incinta. E allora, mi ha chiesto il mio collega, sarà pure incinta ma non vedi quanto è carina? In effetti aveva ragione, Moana non era solo carina, era l’incarnazione dell’erotismo. Moana è tutto ciò che un uomo può desiderare. E poi il fatto che era incinta ha scatenato in me una specie di istinto paterno, quasi come se sentissi il desiderio oltre che di farci l’amore anche di accudirla”.
“Cazzate” obiettai. “Te la volevi scopare e basta”.
“Non è come dici tu. Non sono un animale. Ho provato davvero un senso di affetto nei confronti di tua figlia, fin dal primo momento che l’ho vista. Così, un po' per sfidare i miei colleghi di lavoro e fargli capire che non avevo alcun timore a fare quello che mi avevano chiesto, mi sono avvicinato a lei e mi sono presentato. Devo dire che fui molto sorpreso dal suo atteggiamento, perché ero quasi certo che mi avrebbe mandato al diavolo facendomi fare la figura dello stupido coi miei colleghi. E invece Moana mi ha accolto al suo tavolo con calore, quasi come se ci conoscessimo da sempre. E allora abbiamo cominciato a parlare, e lei era come un fiume in piena, e mi ha raccontato del suo lavoro, della sua condizione di futura mamma single, e quindi le sue preoccupazioni e le sue aspirazioni. Insomma, mi ha fatto capire che la mia presenza non le dispiaceva affatto. Alla fine mi ha chiesto se mi andava di andare a casa sua. Cosa avrei dovuto fare? Una ragazza giovane e bella come una diva del cinema mi stava chiedendo di trasferirci a casa sua. Ed era naturale che dietro quella proposta si nascondeva un’offerta ben più allettante, cioè quella di fare l’amore con lei. Sabri, io sono un uomo fatto di carne come tutti gli altri, quindi non ho esitato a dirle di sì. E quando i miei colleghi mi hanno visto andare via con lei quasi non riuscivano a crederci. Avevo appena rimorchiato una gnocca colossale, che tra parentesi era così giovane che poteva essere mia figlia, e a breve ci sarei andato a letto. E infatti così è stato. Siamo venuti qui e abbiamo fatto l’amore”.
“Mi vengono i brividi se penso al fatto che vent’anni fa hai avuto un rapporto anale con me e adesso vai a letto con mia figlia. E quando lo verrà a sapere Giuliano ti assicuro che farà il diavolo a quattro. Lui è sempre stato molto geloso della sua Moana”.
“Sarò pronto ad affrontarlo, perché quello che ho fatto con vostra figlia l’ho fatto con gentilezza e rispetto, quindi non ho alcun motivo di sentirmi in colpa”.
Sabrina.
E adesso, dopo più di vent’anni, ecco che ricompariva nella mia vita, nel letto matrimoniale di mia figlia a fare l’amore con lei. Se ci pensavo quasi mi sentivo di svenire. Quindi li lasciai finire, perché cos’altro potevo fare? Moana era adulta e vaccinata, e poteva farlo con chi voleva, e io non avevo proprio alcun diritto di obbligarla a smettere. E così me ne stetti in cucina ad aspettare. Ma comunque avevano quasi finito, perché sentivo i loro rantoli di piacere in un crescendo rossiniano che terminò in un esplosione di gioia. A quel punto Moana uscì dalla camera da letto e andò verso il bagno a fare la doccia. Tra un’ora aveva appuntamento dal dottore per una visita di controllo, e io (come da accordi presi in precedenza) mi ero proposta di accompagnarla.
Dopo qualche minuto Nello venne in cucina, con un telo doccia avvolto intorno alla vita e nient’altro, e mi guardò con un sorriso sincero, come se fosse davvero contento di vedermi. Io invece avevo un’espressione fredda e indifferente. Lui non era molto cambiato; certo aveva tirato su la tipica pancetta della mezza età, e i capelli si erano ingrigiti, ma per il resto mi sembrava identico a com’era l’ultima volta che l’avevo visto.
“Sabrina!” esultò non senza un pizzico di imbarazzo per via di quella situazione assurda. “Quanti anni sono passati? Venti?”.
“Forse di più” risposi svogliatamente. “Vedo che hai conosciuto mia figlia”.
“Sì sì. E devo farti assolutamente i complimenti. Hai tirato su una ragazza eccezionale. Un vero angelo”.
“Non mi dirai che ti sei innamorato anche di lei” avevo pronta quella freccetta avvelenata fin dal primo momento che li avevo scoperti a letto insieme, e finalmente avevo avuto la possibilità di scoccarla.
“Sabri, mi rendo conto che quello che hai visto prima potrà sembrarti una cosa del tutto inaccettabile, ma quello che voglio dirti è che non ho alcuna intenzione di approfittarmi di Moana. Certo, la conosco soltanto da pochi giorni, ma ciò che provo per lei è un incredibile affetto, e sono pronto a darle tutto il supporto di cui ha bisogno”.
“Non preoccuparti, è già supportata abbastanza. Non dimenticarti che la bambina che ha in grembo ha un padre con la testa sulle spalle. E poi ci siamo noi, i suoi genitori, io e Giuliano”.
“Giuliano?!” quasi stentava a crederci. “Quindi mi stai dicendo che alla fine tu e Giuliano vi siete sposati?”.
“No, ho sposato un altro uomo. Ma allo stesso tempo ho continuato ad andare a letto con Giuliano, e Moana è il risultato di questa relazione che ho avuto all’infuori del matrimonio. Sorpreso? Hai appena fatto l’amore non soltanto con mia figlia, ma anche con la figlia di uno dei tuoi più cari amici”.
“Sono senza parole. Come potevo immaginare una cosa del genere?”.
“Piuttosto, dov’è che l’hai rimorchiata?”.
“Ecco, devi sapere che di recente ho ottenuto il divorzio da mia moglie. Ultimamente le cose non andavano molto bene. Così i miei colleghi di lavoro per festeggiare mi hanno portato fuori a bere, e siamo andati in un bar di quelli aperti tutto il giorno, di quelli che poi la sera si affollano di ragazzi per intenderci. Erano le sei di pomeriggio, per cui non c’era ancora nessuno, ad eccezione di Moana. Lei era seduta ad un tavolo e stava bevendo un cappuccino e allo stesso tempo stava sfogliando una rivista. Sai come vanno queste cose, io e i miei colleghi abbiamo iniziato a bere, poi uno di loro ha iniziato a fare lo stupido dicendomi che adesso che ero libero potevo ritornare a caccia di donne. Poi mi ha detto che tanto per cominciare potevo farmi avanti con quella ragazza che era seduta al tavolo, cioè tua figlia. Allora io ho obiettato che non mi sembrava il caso, dal momento che era molto più giovane di me ed era visibilmente incinta. E allora, mi ha chiesto il mio collega, sarà pure incinta ma non vedi quanto è carina? In effetti aveva ragione, Moana non era solo carina, era l’incarnazione dell’erotismo. Moana è tutto ciò che un uomo può desiderare. E poi il fatto che era incinta ha scatenato in me una specie di istinto paterno, quasi come se sentissi il desiderio oltre che di farci l’amore anche di accudirla”.
“Cazzate” obiettai. “Te la volevi scopare e basta”.
“Non è come dici tu. Non sono un animale. Ho provato davvero un senso di affetto nei confronti di tua figlia, fin dal primo momento che l’ho vista. Così, un po' per sfidare i miei colleghi di lavoro e fargli capire che non avevo alcun timore a fare quello che mi avevano chiesto, mi sono avvicinato a lei e mi sono presentato. Devo dire che fui molto sorpreso dal suo atteggiamento, perché ero quasi certo che mi avrebbe mandato al diavolo facendomi fare la figura dello stupido coi miei colleghi. E invece Moana mi ha accolto al suo tavolo con calore, quasi come se ci conoscessimo da sempre. E allora abbiamo cominciato a parlare, e lei era come un fiume in piena, e mi ha raccontato del suo lavoro, della sua condizione di futura mamma single, e quindi le sue preoccupazioni e le sue aspirazioni. Insomma, mi ha fatto capire che la mia presenza non le dispiaceva affatto. Alla fine mi ha chiesto se mi andava di andare a casa sua. Cosa avrei dovuto fare? Una ragazza giovane e bella come una diva del cinema mi stava chiedendo di trasferirci a casa sua. Ed era naturale che dietro quella proposta si nascondeva un’offerta ben più allettante, cioè quella di fare l’amore con lei. Sabri, io sono un uomo fatto di carne come tutti gli altri, quindi non ho esitato a dirle di sì. E quando i miei colleghi mi hanno visto andare via con lei quasi non riuscivano a crederci. Avevo appena rimorchiato una gnocca colossale, che tra parentesi era così giovane che poteva essere mia figlia, e a breve ci sarei andato a letto. E infatti così è stato. Siamo venuti qui e abbiamo fatto l’amore”.
“Mi vengono i brividi se penso al fatto che vent’anni fa hai avuto un rapporto anale con me e adesso vai a letto con mia figlia. E quando lo verrà a sapere Giuliano ti assicuro che farà il diavolo a quattro. Lui è sempre stato molto geloso della sua Moana”.
“Sarò pronto ad affrontarlo, perché quello che ho fatto con vostra figlia l’ho fatto con gentilezza e rispetto, quindi non ho alcun motivo di sentirmi in colpa”.
Sabrina.
domenica 1 aprile 2018
L'uomo che stavo aspettando.
Seguito del racconto "Breve storie sull'uomo che si stava facendo mia figlia" pubblicato Venerdì 30 Marzo.
(in foto: Abella Danger, Big Butt Teen Ass Fucked To Pay BF Debt, Tushy.com)
La maggior parte delle cabine erano chiuse con un lucchetto, però per fortuna ne trovammo una che era aperta. E quindi ci infilammo dentro e qui finalmente Nello si tolse il costume, e io finalmente ebbi l’occasione di poterlo vedere completamente nudo. Ma lui era molto teso, e quindi non prendeva alcuna iniziativa, quindi toccò a me fare il primo passo, e allora cominciai con un po' di petting e gli circondai il collo con le braccia e iniziai a baciarlo.
Il suo cazzo duro premeva contro il mio inguine, sentivo il suo frenulo strofinarsi contro la mia patatina depilata alla brasiliana. E mentre lo baciavo con la mano glielo afferrai con decisione e iniziai a masturbarlo delicatamente. Ci volle un po' ma alla fine Nello iniziò a scaldarsi e iniziò a toccarmi anche lui, principalmente il culo, me lo palpava energicamente e ogni tanto mi sculacciava, e il suono del palmo delle sue mani che si infrangeva contro le mie natiche risuonava prepotentemente contro le pareti della cabina. Poi iniziò a toccarmi anche davanti, ma a quel punto decisi di mettere le cose in chiaro.
“Forse è meglio che ti dica subito che puoi toccarla e leccarla quanto ti pare, ma per quanto riguarda la penetrazione è fuori discussione. Dovrai accontentarti soltanto del mio orifizio anale”.
“Sì tranquilla, lo so” mi rispose. “Lo sanno tutti che tu dai solo la bocca e il culo. Ma posso chiederti il motivo? Ovviamente hai tutto il diritto di non rispondermi, se vuoi”.
“E perché non dovrei risponderti? Te lo dico volentieri il perché. Ho deciso che darò la figa soltanto quando incontrerò l’uomo giusto”.
“E se l’uomo giusto fossi io?” mi chiese.
“Nello, non te la prendere, ma io non credo che tu sia l’uomo giusto. Sei molto dolce, molto carino, e hai un cazzo fantastico, ma non credo che tu sia l’uomo che sto aspettando”.
“E come fai a saperlo?”.
“È una cosa che sento dentro. Una specie di sensazione. Non ti so spiegare con esattezza di cosa si tratta, ma sento che è così. Non sei tu l’uomo che sto aspettando”.
“Ok, non insisto” disse, e mi diede un altro sganassone sul sedere. “Mi accontenterò di questo”.
Dopo essersi messo l’anima in pace mi chiese come preferivo farlo, e allora io gli comandai di stendersi per terra, con la schiena contro le tavole di legno, e io gli montai sopra prendendogli il cazzo duro dalla base e infilandomelo nel buco del culo. Quando fu tutto dentro iniziai a cavalcarlo, tenendomi con le mani sul suo petto, e lui teneva le sue sui miei fianchi, e con gli occhi non faceva che guardarmi le tette che nel movimento che stavo facendo cozzavano una contro l’altra in modo convulsivo. Mi piacque molto fare l’amore con Nello, perché a differenza di molti altri ragazzi con cui l’avevo fatto, lui era molto dolce, e soprattutto non aveva strane idee per la testa. E questo certamente era un punto a suo favore. Di solito mi chiedevano di fare certe porcate che nemmeno potete immaginarvi. Invece Nello non mi chiese nulla. Si accontentò di ciò che gli stavo offrendo, e cioè il mio condotto anale. Non mi fece alcuna richiesta stramba. E poi prima di venire me lo disse, quindi lasciandomi la possibilità di decidere se farmi sborrare dentro oppure farlo uscire fuori prima che cominciasse a fiottare.
Trovai questo gesto molto dolce e allora gli accarezzai il viso amorevolmente e gli dissi che poteva tranquillamente sborrarmi dentro. Così a quel punto vidi il viso di Nello assumere un’espressione di massimo piacere, e sentii il suo seme schizzarmi dentro in modo copioso. Dopo che ebbe finito lo feci uscire fuori e mi distesi accanto a lui. Eravamo entrambi sudati da far schifo e avevamo il fiatone che non riuscivamo neppure a parlare. Però lui la forza di dire qualcosa ce l’aveva. Mi disse una cosa che era meglio se non diceva.
“Sabri, credo di essermi innamorato di te”.
“Io credo di no invece” risposi divertita. E poi non ne volevo sentir parlare di uomini che si innamoravano di me. Ero fin troppo cotta di Giuliano, quindi tutti gli altri erano soltanto semplici scappatelle. Almeno così credevo, fino a quando conobbi Stefano. A quel punto trovai uno spazietto nel mio cuore anche per lui. Ma per Nello davvero non riuscii a trovare nemmeno un angolino.
“E invece ti dico di sì” continuò lui.
“Naaaa. Sai cos’è che ti fa dire queste cose? È il tuo appagamento sessuale. Ti ho fatto appena sborrare, quindi è normale che tu abbia l’impressione di esserti innamorato di me. Ma non è così. E poi non ti conviene di innamorarti di una come me. Ci soffriresti soltanto. Sono molto vacca e quando vedo un cazzo perdo la ragione, quindi ti tradirei continuamente con altri uomini. Tu meriti di meglio”.
“Tu sei il meglio”.
“Nello, te lo ripeto un’altra volta, dici così soltanto perché mi hai appena sborrato nel culo. Ma credimi, non è come dici tu. E poi pure se fosse come dici tu, e cioè che credi di esserti innamorato di me, il problema è che io invece sono innamorata di un altro”.
“Ah già” rispose lui in modo polemico, “Giuliano. Mi dici cosa ci trovi in lui? Non fa che trattarti come un oggetto. Non capisci che lui con te vuole soltanto divertirsi?”.
“Cosa ne sai tu di Giuliano?” gli chiesi stizzita.
“Ne so abbastanza. Lo sanno tutti che sei la sua schiavetta del sesso, e che praticamente gli permetti di fare col tuo corpo tutte le porcate che vuole”.
“Se glielo permetto è perché sono anche io a volerlo”.
“Sarà. Ma lascia che ti dica una cosa, e cioè che in questo modo stai perdendo la tua dignità”.
A quel punto mi misi in piedi e gli dissi di rimettersi il costume, perché era venuto il momento di ritornare dai nostri amici.
“Non ho voglia di essere rimproverata” dissi con un filo di voce mentre uscivamo dalla cabina. “E sono quasi pentita di averti appena dato il culo”.
Quindi ritornammo al punto in cui eravamo prima, ma ci tenni a mantenere una certa distanza da lui, per cui io ero più avanti e lui mi seguiva senza dire nulla. Ero così irritata da quello che mi aveva detto che quasi mi sarei messa a piangere. Però a distanza di anni iniziai a pensare che Nello non aveva poi sbagliato a dire quelle cose. Aveva ragione nel dire che con Giuliano stavo perdendo la mia dignità. Però in quel momento non lo capivo, perché ero troppo accecata dall’amore.
Sabrina.
Il suo cazzo duro premeva contro il mio inguine, sentivo il suo frenulo strofinarsi contro la mia patatina depilata alla brasiliana. E mentre lo baciavo con la mano glielo afferrai con decisione e iniziai a masturbarlo delicatamente. Ci volle un po' ma alla fine Nello iniziò a scaldarsi e iniziò a toccarmi anche lui, principalmente il culo, me lo palpava energicamente e ogni tanto mi sculacciava, e il suono del palmo delle sue mani che si infrangeva contro le mie natiche risuonava prepotentemente contro le pareti della cabina. Poi iniziò a toccarmi anche davanti, ma a quel punto decisi di mettere le cose in chiaro.
“Forse è meglio che ti dica subito che puoi toccarla e leccarla quanto ti pare, ma per quanto riguarda la penetrazione è fuori discussione. Dovrai accontentarti soltanto del mio orifizio anale”.
“Sì tranquilla, lo so” mi rispose. “Lo sanno tutti che tu dai solo la bocca e il culo. Ma posso chiederti il motivo? Ovviamente hai tutto il diritto di non rispondermi, se vuoi”.
“E perché non dovrei risponderti? Te lo dico volentieri il perché. Ho deciso che darò la figa soltanto quando incontrerò l’uomo giusto”.
“E se l’uomo giusto fossi io?” mi chiese.
“Nello, non te la prendere, ma io non credo che tu sia l’uomo giusto. Sei molto dolce, molto carino, e hai un cazzo fantastico, ma non credo che tu sia l’uomo che sto aspettando”.
“E come fai a saperlo?”.
“È una cosa che sento dentro. Una specie di sensazione. Non ti so spiegare con esattezza di cosa si tratta, ma sento che è così. Non sei tu l’uomo che sto aspettando”.
“Ok, non insisto” disse, e mi diede un altro sganassone sul sedere. “Mi accontenterò di questo”.
Dopo essersi messo l’anima in pace mi chiese come preferivo farlo, e allora io gli comandai di stendersi per terra, con la schiena contro le tavole di legno, e io gli montai sopra prendendogli il cazzo duro dalla base e infilandomelo nel buco del culo. Quando fu tutto dentro iniziai a cavalcarlo, tenendomi con le mani sul suo petto, e lui teneva le sue sui miei fianchi, e con gli occhi non faceva che guardarmi le tette che nel movimento che stavo facendo cozzavano una contro l’altra in modo convulsivo. Mi piacque molto fare l’amore con Nello, perché a differenza di molti altri ragazzi con cui l’avevo fatto, lui era molto dolce, e soprattutto non aveva strane idee per la testa. E questo certamente era un punto a suo favore. Di solito mi chiedevano di fare certe porcate che nemmeno potete immaginarvi. Invece Nello non mi chiese nulla. Si accontentò di ciò che gli stavo offrendo, e cioè il mio condotto anale. Non mi fece alcuna richiesta stramba. E poi prima di venire me lo disse, quindi lasciandomi la possibilità di decidere se farmi sborrare dentro oppure farlo uscire fuori prima che cominciasse a fiottare.
Trovai questo gesto molto dolce e allora gli accarezzai il viso amorevolmente e gli dissi che poteva tranquillamente sborrarmi dentro. Così a quel punto vidi il viso di Nello assumere un’espressione di massimo piacere, e sentii il suo seme schizzarmi dentro in modo copioso. Dopo che ebbe finito lo feci uscire fuori e mi distesi accanto a lui. Eravamo entrambi sudati da far schifo e avevamo il fiatone che non riuscivamo neppure a parlare. Però lui la forza di dire qualcosa ce l’aveva. Mi disse una cosa che era meglio se non diceva.
“Sabri, credo di essermi innamorato di te”.
“Io credo di no invece” risposi divertita. E poi non ne volevo sentir parlare di uomini che si innamoravano di me. Ero fin troppo cotta di Giuliano, quindi tutti gli altri erano soltanto semplici scappatelle. Almeno così credevo, fino a quando conobbi Stefano. A quel punto trovai uno spazietto nel mio cuore anche per lui. Ma per Nello davvero non riuscii a trovare nemmeno un angolino.
“E invece ti dico di sì” continuò lui.
“Naaaa. Sai cos’è che ti fa dire queste cose? È il tuo appagamento sessuale. Ti ho fatto appena sborrare, quindi è normale che tu abbia l’impressione di esserti innamorato di me. Ma non è così. E poi non ti conviene di innamorarti di una come me. Ci soffriresti soltanto. Sono molto vacca e quando vedo un cazzo perdo la ragione, quindi ti tradirei continuamente con altri uomini. Tu meriti di meglio”.
“Tu sei il meglio”.
“Nello, te lo ripeto un’altra volta, dici così soltanto perché mi hai appena sborrato nel culo. Ma credimi, non è come dici tu. E poi pure se fosse come dici tu, e cioè che credi di esserti innamorato di me, il problema è che io invece sono innamorata di un altro”.
“Ah già” rispose lui in modo polemico, “Giuliano. Mi dici cosa ci trovi in lui? Non fa che trattarti come un oggetto. Non capisci che lui con te vuole soltanto divertirsi?”.
“Cosa ne sai tu di Giuliano?” gli chiesi stizzita.
“Ne so abbastanza. Lo sanno tutti che sei la sua schiavetta del sesso, e che praticamente gli permetti di fare col tuo corpo tutte le porcate che vuole”.
“Se glielo permetto è perché sono anche io a volerlo”.
“Sarà. Ma lascia che ti dica una cosa, e cioè che in questo modo stai perdendo la tua dignità”.
A quel punto mi misi in piedi e gli dissi di rimettersi il costume, perché era venuto il momento di ritornare dai nostri amici.
“Non ho voglia di essere rimproverata” dissi con un filo di voce mentre uscivamo dalla cabina. “E sono quasi pentita di averti appena dato il culo”.
Quindi ritornammo al punto in cui eravamo prima, ma ci tenni a mantenere una certa distanza da lui, per cui io ero più avanti e lui mi seguiva senza dire nulla. Ero così irritata da quello che mi aveva detto che quasi mi sarei messa a piangere. Però a distanza di anni iniziai a pensare che Nello non aveva poi sbagliato a dire quelle cose. Aveva ragione nel dire che con Giuliano stavo perdendo la mia dignità. Però in quel momento non lo capivo, perché ero troppo accecata dall’amore.
Sabrina.
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