mercoledì 15 aprile 2015
Inculata romantica
Non è che non abbia apprezzato il gesto, lo stallone, la sua sborra, e la sega di Stefano, chiavare fa sempre bene e farlo davanti a mio marito è la cosa che amo di più al mondo, ma lui è mio marito appunto e io ho anche un fidanzato. E con lui l'amore lo faccio diversamente.In più c'è da considerare che dopo quel pensiero carino da parte di Stefano ero ancora più eccitata.
Dopo che ebbi finito di lavarmi andai a prepararmi, scarpe di vernice rossa col tacco a spillo, le calze a rete fitta, minigonna, canottierina e coprispalla con le maniche lunghe. Faceva uno strano effetto essere di nuovo vestita in mezzo a tutti gli uomini nudi seduti nei tavolini a bordo piscina. Mi guardano ma io li ignoro e raggiungo Angelo alla reception. Lo lascio sbrigare le ultime direttive per la serata poi gli dico "Oggi ho passato un bel pomeriggio con mio marito, ora è venuto il momento di stare con il mio fidanzato. Vai a prepararti ho prenotato in un ristorantino non troppo lontano da qui così avremo comunque la situazione sotto controllo".
Il viso di Angelo si illuminò, fece più in fretta che poteva e andammo a cena.
Dopo aver ordinato iniziammo a giocare alla nostra maniera accorgendoci di essere veramente innamorati.
"Magari vedono anche che ti sto facendo il piedino"
"Secondo me qualcuno pensa che io sia una escort". E ridevamo tra noi come ragazzini innamorati.
Tra il primo e il secondo mi alzo, vado in bagno sculettando come piace tanto a lui e non solo. Sento gli sguardi sul culo, sembra quasi che siano in grado di alzarmi la gonna o di vederci attraverso.
Quando torno dal bagno mi sono sciolta i capelli.
"Che figa" commenta il mio innamorato fidanzato.
Gli metto qualcosa in mano e poi mi siedo.
"Sembra un fazzoletto, no, sono delle mutandine". Per capirlo le ha un po’aperte, qualcuno potrebbe anche averle viste. Le metto in fretta in tasca e io mi accorgo che ha il cameriere a fianco. Almeno lui deve averle notate. Quando mi guardo intorno e noto vari sguardi che si distolgono improvvisamente. "Pensa che molti ora sanno che sono andata in bagno, mi sei tolta le mutandine e te le ho portate"
"Non ero più abituato al fatto che anche tu a volte le indossi" e ridiamo ancora.
Usciti dal ristorante scherziamo su quello che ho fatto e passeggiamo. Potrebbe sembrare ben poca cosa rispetto a tutte le nostre esperienze solite ma era proprio questo che lo rendeva ancora più eccitante.
Angelo allunga una mano e mi accarezzo i glutei.
"Dai, ora che non c’è nessuno. Slacciati i pantaloni e tira fuori il cazzo".
Sembriano una normale coppietta che si scambia effusioni, io sono seduta sulle sue gambe. Nessuno può sapere che in quel momento il suo uccello duro si trovava nel mio intestino.
Chiedo a Angelo di muoversi un pochino quando qualcuno ci passa vicino. Io rimango impassibile: così tanto troia da non fare una piega con un cazzo nel culo.
L'amore alla maniera nostra.
(in foto: Eva Notty)
Di una cosa ero certo, e cioè che per via del fatto che eravamo circondati da tante persone, io e Sabrina ci stavamo un pò trascurando. Io ero sempre attaccato al culo e al cazzo di Tiffany, questo devo ammetterlo, Sabrina dal canto suo era sempre attaccata ad Angelo. In lei era chiaramente percepibile la volontà di dominarlo, o di istruirlo in quel senso. Non so in verità quali fossero le sue intenzioni nei suoi confronti, e onestamente neanche ci tenevo a saperle. La cosa importante per me era passare del tempo con lei. Cavolo, era pur sempre mia moglie. Da quanto tempo era che non facevamo l'amore? Non lo ricordavo più. E con "fare l'amore" non intendo come una coppia normale, ma intendo alla maniera nostra, che voi ben sapete. E allora decisi di prendermi il pomeriggio libero e dissi a Tiffany di badare alla cucina. Sabrina stava nella reception a sistemare la parte burocratica dell'oasi, roba che a me non andava di fare, e lei invece faceva con piacere perchè era portata per la gestione manageriale. D'altronde era pur sempre proprietaria di un negozio di lingerie, ed era sempre stata lei a spicciarsi le faccende amministrative. In ogni modo entrai nella reception, una piccola casetta in legno che ricordava un pò una baita di montagna. Lei era seduta dietro la scrivania, nuda, con le gambe accavallate e stava leggendo dei documenti, poi ogni tanto scriveva qualcosa. Le guardai le tette; erano meravigliose, enormi e morbide. Mi domandai chissà quanti uomini aveva fatto schizzare con quelle. Chissà quanti cazzi duri erano stati lì in mezzo, tra quei due meloni. Mentre pensavo a quella cosa raggiunsi un erezione di pietra. Il mio cazzo svettante verso l'alto moriva dalla voglia di andare proprio lì in mezzo, dove centinaia di altri uomini erano già stati e avevano goduto.
"Ciao Sabri, posso disturbarti?" domandai e lei alzò la testa dai documenti e mi guardò e quando si accorse della mia erezione spalancò gli occhi.
"Certo che puoi. Di' un pò, non è che per caso sei un pò arrapato?".
Risi di quella battuta poi mi feci avanti e la raggiunsi. Mi misi accanto a lei e le accarezzai le spalle. Il mio cazzo duro era a pochi centimetri dalla sua faccia, quasi percepivo il suo respiro sulla cappella. Mi sorrise e alzò gli occhi verso di me.
"Ti va di fare due passi?" le domandai. "Ormai è da tanto che non passiamo del tempo insieme".
"Amore non ho molto tempo" disse, poi guardò il cazzo duro che c'aveva davanti alla faccia. "Se vuoi ti sbocchino qui, vedo che ne hai davvero bisogno. Ti faccio un lavoretto con la bocca e ti faccio sborrare. Cosa ne dici? Sai, è la fine del mese, e devo assolutamente sistemare la contabilità. Non ho molto tempo".
"E dai Sabri, sbarazzati di quelle carte. Mi piacerebbe passare il pomeriggio con te, cioè con mia moglie. Non voglio essere sbocchinato, altrimenti sarei rimasto con Tiffany. Quello che voglio è trascorrere del tempo con te, la madre di mio figlio. Ecco cosa voglio".
"E va bene" mi sorrise, poi mise via le carte e si alzò dalla sedia. Ci avviammo verso il laghetto dell'oasi. Non c'era nessuno a parte un nostro nuovo ospite. Era un evidente stallone da monta, un emerito maschio alpha. Sabrina non ci fece assai caso, invece io lo notai eccome. Mi sarebbe piaciuto molto vederlo insieme a mia moglie. In ogni modo entrammo nell'acqua del laghetto, Sabrina mi abbracciò e io con le mani le accarezzai le natiche e gliele aprii in direzione dello stallone. Volevo che vedesse bene il buchetto di mia moglie, e lui lo vide eccome. Poi la feci girare, e con dell'acqua le bagnai le tette e gliele palpai, premendole una contro l'altra. Adesso volevo che fosse Sabrina a guardare il maschio dominante. Lo vide, ma non sembrò avere alcuna reazione apparente.
"Sai, mi piacerebbe che quell'uomo ti corteggiasse" le dissi.
"Sei sempre il solito porco. Ecco perchè mi hai portata qui".
"Lo sai che vederti insieme ad un altro uomo mi arrapa un casino" e premetti il cazzo durissimo in mezzo alle sue natiche morbidose e lei ansimò di piacere.
"Mmh... vediamo cosa si può fare.
Continuammo a porcheggiare un altro pò, io palpeggiandole le tette e lei strofinando il culo contro il mio cazzo, e nel frattempo lanciava certe occhiate allo stallone davvero inequivocabili. Ad un certo punto venne verso di noi. Aveva il cazzo duro anche lui, ma il suo era molto più grosso del mio, e tutt'intorno aveva delle vene verdi durissime. Doveva essere bello potente. A quel punto lasciai Sabrina e mi allontanai da lei di qualche passo, lasciando che il maschio alpha ne prendesse possesso.
"Ciao" disse.
"Ciao stallone" disse Sabrina.
"è tuo marito?" domando riferendosi a me.
"Sì ma... non ti preoccupare, è molto comprensivo. Sa che di fronte ad uno come te lui non può fare altro che farsi da parte".
"Ah, è così?" domandò lui, dopodichè prese il mio posto, mettendosi dietro Sabrina e mettendole le mani sui fianchi, che man mano salirono fino a raggiungere le sue tette. Le prese nelle mani e gli diede una gran palpata, e spinse il bacino in avanti, premendo il suo grosso cazzo contro il suo orifizio anale. Era proprio questo che intendevo quando dicevo che era da tanto che "non facevo l'amore" con mia moglie. Lo stallone le bloccò le braccia dietro la schiena e le infilò il cazzo nella vagina. Ragazzi, me la scopò da dio e io mi feci una grande sega, e quando sborrai lo stallone sembrava avere appena cominciato, tanto che, d'accordo con Sabrina, decise di cambiare buco. Ci sapeva fare, era una furia.
"Cazzo come scopi!" sussurrò mia moglie.
"E tu quanto sei vacca".
"Oh sì, tanto. Tanto vacca! Dai fottimi, così. Fottimi!".
Il toro non si fermava mai. Poi, dopo un'altra decina di stantuffate cominciò a gridare, preludio della sua furiosa eiaculazione.
"Godo! Godooo!".
"Sì dai, riempimi con la tua sborra!".
Il suo seme esplose nel retto della mia donna. A quel punto fece uscire fuori il cazzo, e entrambi si immersero nell'acqua del laghetto, facendo una bella nuotata e andando a largo, dove se ne restarono a chiacchierare. Io li guardai da lontano, li vidi ridere come due innamorati. Poi Sabrina mi guardò e mi sorrise. Con la bocca sillabai qualcosa, le dissi: "ti amo", senza emettere alcun suono. E lei, allo stesso modo, rispose: "anche io". E così decisi di lasciarli un pò soli e me ne ritornai in cucina a dare una mano a Tiffany.
Stefano.
"Ciao Sabri, posso disturbarti?" domandai e lei alzò la testa dai documenti e mi guardò e quando si accorse della mia erezione spalancò gli occhi.
"Certo che puoi. Di' un pò, non è che per caso sei un pò arrapato?".
Risi di quella battuta poi mi feci avanti e la raggiunsi. Mi misi accanto a lei e le accarezzai le spalle. Il mio cazzo duro era a pochi centimetri dalla sua faccia, quasi percepivo il suo respiro sulla cappella. Mi sorrise e alzò gli occhi verso di me.
"Ti va di fare due passi?" le domandai. "Ormai è da tanto che non passiamo del tempo insieme".
"Amore non ho molto tempo" disse, poi guardò il cazzo duro che c'aveva davanti alla faccia. "Se vuoi ti sbocchino qui, vedo che ne hai davvero bisogno. Ti faccio un lavoretto con la bocca e ti faccio sborrare. Cosa ne dici? Sai, è la fine del mese, e devo assolutamente sistemare la contabilità. Non ho molto tempo".
"E dai Sabri, sbarazzati di quelle carte. Mi piacerebbe passare il pomeriggio con te, cioè con mia moglie. Non voglio essere sbocchinato, altrimenti sarei rimasto con Tiffany. Quello che voglio è trascorrere del tempo con te, la madre di mio figlio. Ecco cosa voglio".
"E va bene" mi sorrise, poi mise via le carte e si alzò dalla sedia. Ci avviammo verso il laghetto dell'oasi. Non c'era nessuno a parte un nostro nuovo ospite. Era un evidente stallone da monta, un emerito maschio alpha. Sabrina non ci fece assai caso, invece io lo notai eccome. Mi sarebbe piaciuto molto vederlo insieme a mia moglie. In ogni modo entrammo nell'acqua del laghetto, Sabrina mi abbracciò e io con le mani le accarezzai le natiche e gliele aprii in direzione dello stallone. Volevo che vedesse bene il buchetto di mia moglie, e lui lo vide eccome. Poi la feci girare, e con dell'acqua le bagnai le tette e gliele palpai, premendole una contro l'altra. Adesso volevo che fosse Sabrina a guardare il maschio dominante. Lo vide, ma non sembrò avere alcuna reazione apparente.
"Sai, mi piacerebbe che quell'uomo ti corteggiasse" le dissi.
"Sei sempre il solito porco. Ecco perchè mi hai portata qui".
"Lo sai che vederti insieme ad un altro uomo mi arrapa un casino" e premetti il cazzo durissimo in mezzo alle sue natiche morbidose e lei ansimò di piacere.
"Mmh... vediamo cosa si può fare.
Continuammo a porcheggiare un altro pò, io palpeggiandole le tette e lei strofinando il culo contro il mio cazzo, e nel frattempo lanciava certe occhiate allo stallone davvero inequivocabili. Ad un certo punto venne verso di noi. Aveva il cazzo duro anche lui, ma il suo era molto più grosso del mio, e tutt'intorno aveva delle vene verdi durissime. Doveva essere bello potente. A quel punto lasciai Sabrina e mi allontanai da lei di qualche passo, lasciando che il maschio alpha ne prendesse possesso.
"Ciao" disse.
"Ciao stallone" disse Sabrina.
"è tuo marito?" domando riferendosi a me.
"Sì ma... non ti preoccupare, è molto comprensivo. Sa che di fronte ad uno come te lui non può fare altro che farsi da parte".
"Ah, è così?" domandò lui, dopodichè prese il mio posto, mettendosi dietro Sabrina e mettendole le mani sui fianchi, che man mano salirono fino a raggiungere le sue tette. Le prese nelle mani e gli diede una gran palpata, e spinse il bacino in avanti, premendo il suo grosso cazzo contro il suo orifizio anale. Era proprio questo che intendevo quando dicevo che era da tanto che "non facevo l'amore" con mia moglie. Lo stallone le bloccò le braccia dietro la schiena e le infilò il cazzo nella vagina. Ragazzi, me la scopò da dio e io mi feci una grande sega, e quando sborrai lo stallone sembrava avere appena cominciato, tanto che, d'accordo con Sabrina, decise di cambiare buco. Ci sapeva fare, era una furia.
"Cazzo come scopi!" sussurrò mia moglie.
"E tu quanto sei vacca".
"Oh sì, tanto. Tanto vacca! Dai fottimi, così. Fottimi!".
Il toro non si fermava mai. Poi, dopo un'altra decina di stantuffate cominciò a gridare, preludio della sua furiosa eiaculazione.
"Godo! Godooo!".
"Sì dai, riempimi con la tua sborra!".
Il suo seme esplose nel retto della mia donna. A quel punto fece uscire fuori il cazzo, e entrambi si immersero nell'acqua del laghetto, facendo una bella nuotata e andando a largo, dove se ne restarono a chiacchierare. Io li guardai da lontano, li vidi ridere come due innamorati. Poi Sabrina mi guardò e mi sorrise. Con la bocca sillabai qualcosa, le dissi: "ti amo", senza emettere alcun suono. E lei, allo stesso modo, rispose: "anche io". E così decisi di lasciarli un pò soli e me ne ritornai in cucina a dare una mano a Tiffany.
Stefano.
lunedì 13 aprile 2015
L'ultimo culo.
Era incredibile quanti progressi stesse facendo il mio Stefano, in così poco tempo era diventato il proprietario di successo di un posto da favola, un marito premuroso e sempre più attento alle mie esigenze sessuali ma allo stesso tempo un fidanzato adorabile per Tiffany, lo stallone da monta per Maria Stella e suo marito e un culo aperto caldo e accogliente. Insomma era ormai andava da solo sulla strada della perversione e io potevo dedicarmi di più all'altra mia storia sentimentale.
Anche l'affiatamento del nostro team cresceva bene così come cresceva sereno e sorridente il nostro piccolo Rocco. Ero talmente felice di come stessero andando le cose che decisi di regalarmi una serata di totale relax e intimità con Angelo e la sua fidanzata. Una cena romantica in tre. Chiesi a Stefano di riservarci la saletta appartata e cucinare per noi come se fossimo degli ospiti d'onore e di non disturbarci dopo cena, quella serata era solo per noi.
La cena fu ottima come sempre e anche se sembra difficile da immaginare sembravamo una vera coppia innamorata...in tre!
“Sei molto bella Sabrina, e molto sexy. E' ovvio che tutti gli uomini che ti vedono pensano subito a come devi essere a letto.” Angelo non perdeva occasione per corteggiarmi, anche davanti alla sua Martina che però non era più gelosa nè infastidita.
"Lo penso pure io" volle aggiungere lei.
“E tu allora quando ti decidi a scoprirlo?” sorrisi rivolta a Angelo ma non ottenni nessuna risposta.
“Hai due gran belle tette.” mi sponsorizzava Martina.
“Ma perchè stasera non ce ne restiamo in camera a scopare allora? Vi va in tre? O preferite che ci sia anche mio marito?” iniziavo a essere infastidita da quei complimenti che non portavano a nulla.
“Beh non credo tu ci abbia invitati a cena solo per fare conversazione.” finalmente una reazione di Angelo.
Finita la cena ci fu un pò di imbarazzo su chi dovesse prendere l'iniziativa e io lasciai che fu Martina a baciare il nostro uomo scendendo con la mano in mezzo alle sue gambe e trovandolo già un pò duro. Dalla cucina provenivano i soliti rumori ed era evidente che Stefano stesse leccando la figa a Maria Stella mentre Tiffany lo fotteva da dietro nel culo. Fu come il segnale di via libera per noi.
Tocca a me baciare Martina, con la lingua mentre lei mi palpa il culo e Angelo si scappella l'uccello.
Quando finiamo di baciarci ci guardiamo e scoppiamo a ridere e decidiamo di spostarci in camera loro.
"Stasera sarai la nostra marionetta" affermò Martina rivolta a Angelo.
“Si, lasciaci fare. non te ne pentirai.” confermai io trovando l'idea molto eccitante.
"Non ho nulla in contrario" fa in tempo a dire Angelo prima che lo facciamo inginocchiare sul tappeto e mettere con il petto sulla seduta. Le nostre quattro mani e le due bocche gli esplorano tutto il corpo: la schiena, le gambe, il cazzo, il collo, le braccia, i piedi, il culo.
"Sto impazzendo".
Mi scateno e Martina mi segue, mi imita. A Angelo sicuramente piace tantissimo. E' bello vedere come si sta offrendo a noi, ha la schiena inarcata, le chiappe muscolose si schiudono. Scorgo il buchino e indico a Martina di leccarlo là. Non lo aveva mai fatto, quando lo fai lui a lei impazzisce però e capisce quanto sia importante invertire i ruoli.
Con la mano gli sente il cazzo, è durissimo. Lui si agita ma non sembra voler sfuggire alla sua lingua.
Ne approfitto per allontanarmi un attimo e tornare con un paio di manette tra tutte quelle messe a disposizione degli ospiti.
Dopo averlo ammanettato continuo a istruire Martina: “Prova a infilargli un dito. Comincia a prepararmelo.”
“Prepararlo per cosa?” Martina anticipa la domanda che stava per farmi lui.
"Prepararmi per cosa?" ripete con un brivido.
“Per questo.” rispondo mentre mi allaccio in vita una cintura, dalla quale pende il mio strap on molto grosso.
Martina con la mano continua a tenergli il cazzo, ma si è immobilizzata. Lo guarda, sorride in modo perverso. In lei si nota una grande eccitazione, mista a curiosità.
“Cosa? No, no. Ma stiamo scherzando? Io sono venuto qui per scopare, non per essere scopato.”
più meno è questo che cerca di dire.
“Dai, lasciatelo fare, a me piacerebbe. Se vuoi dimostrare di essere uomo non puoi aver paura di un cazzo finto. Tu quante donne hai inculato? E non sei capace una volta di fartelo fare a te?” queste sono alcune delle cose che gli dice la sua fidanzata e nel frattempo gli ha infilato un dito in culo e sta spargendo un olio che le ho passato.
Angelo continua a negare di volerlo.
“Se non vuoi farlo, perchè il tuo cazzo è così duro?”
"E' perchè me lo stai toccando.” cerca di dire.
Che belli che sono. Le passo il lubrificante. Le sue dita entrano facilmente nel suo ano, le do indicazioni in modo che lo prepari per bene e poi mi chino su di lui per sussurrargli nell’orecchio che è rimasto l'unico culo vergine tra noi e non è giusto. "Fra poco ti sodomizzerò, ti infilerò questo bel cazzone di gomma nel culo e ti piacerà. La sua ragazza ti vedrà godere con il culo. Per me è molto bello essere la prima. Ti piacerà così tanto che non sarò l’ultima".
"Forza, basta. Ho detto di no, fai quel che devi fare e smettila di eccitarmi con quelle parole.
Perchè aspetti? Perchè la tiri così a lungo? Tanto non ti dirò che lo voglio".
“Ok basta. non vuole farlo. Togliamogli le manette e lasciamo perdere.” mi stufo io.
Martina: “nooo, perchè?” con delusione che gli da il colpo finale.
Ora ha le mani libere ma non si muove. Quasi involontariamente inarca di più la schiena.
“Che stronza!” mormora a mezza voce.
“Perchè sarei una stronza? Ti ho liberato, perchè non ti alzi?”
Angelo sta zitto, non sa cosa dire. O meglio forse lo sa ma non riesce.
“Su, forse la tua ragazza, non ha capito. dicci perchè non ti alzi.”
“Non mi alzo perchè non vedo l’ora che mi infili quel coso su per il culo, prima stavo mentendo. Pensavo di conservare maggiore dignità facendo finta che non era una cosa che desideravo, invece l’idea di farmi sodomizzare da una donna è da quando ho visto Stefano farselo fare un mio desiderio. Voglio provare quello che provate voi quando vi inculo. E farmelo fare da una donna ha dei risvolti psicologici di sottomissione e inversione dei ruoli che mi turbano, e mi eccitano. Farlo di fronte alla mia ragazza che mi guarda vogliosa è ancora più pazzesco. Voglio sembrare più troia di lei. E farmi sverginare da una donna come te, Sabry, è la perfezione del sogno erotico.”
“E' sufficiente?” si apre le chiappe. “Sono pronto, fammelo sentire.”
Dopo la scopata lo lasciamo esausto, steso sul divano. Gli lascio il pene finto dentro. Pian piano lo spinge fuori da solo. Gli do un bacio.
“Ti ha eccitato tutto questo. Ora sei uno dei nostri, vado a chiamare gli altri per festeggiare.” gli dico accarezzandolo.
domenica 12 aprile 2015
Testimonianze degli ospiti: Sergio
Sarò sempre infinitamente grato a Stefano e Sabrina per l'accoglienza all'Oasi. Grazie al loro lavoro svolto con vera passione ho avuto finalmente la possibilità di realizzare quella fantasia che mi girava in testa da tanto, ma la cosa più bella fu la possibilità di viverla nel modo più semplice e naturale possibile. Come avevo scritto a Sabrina avevo il desiderio di conoscere una coppia matura e con Maria Stella e Ettore non poteva andarmi meglio. In particolare lei, incarnava tutto l'insieme dei miei sogni erotici: una donna molto bella, non troppo magra e con le giuste curve. Sexy da impazzire.
Me la presentò Stefano durante un aperitivo, le sue tettone libere erano impossibili da non guardare così come era impossibile nascondere la mia erezione. L'unica cosa che indossava erano degli occhialoni scuri. Ci salutammo con baci e abbracci di cortesia e molto imbarazzo da parte mia. Ero a un passo dal mettere in pratica tutto quello che avevo sempre desiderato e non sapevo da dove iniziare, Maria Stella era davvero troppo per me.
Come dicevo devo molto al lavoro svolto dai due proprietari di quel posto meraviglioso. Stefano con molta discrezione e naturalezza chiama Ettore in cucina per fargli assaggiare qualche vino e fargli scegliere quello che ci avrebbe servito a cena dandomi la possibilità di restare solo con quella donna da sogno per cercare di sbloccare la situazione. Ma l'unica cosa che riuscii a fare fu alzarmi per andare al buffet e prenderle dell'altro vino. Per fortuna non ero di fronte a una sprovveduta, Maria Stella da donna esperta mi si avvicinò da dietro, mi sussurrò nell’orecchio con una voce da linea erotica: “So che ti piaccio. L'ho capito subito. Fai in modo di stare soli, noi due, e ti farò impazzire.”
Mi stava dando un compito preciso e difficilissimo, io ero convinto di poter contare sulla complicità del marito e invece la signora voleva mettermi alla prova forse.
Prima di cena successive li guardavo chiacchierare. Ero un po’ inebetito, non riuscivo a seguire la conversazione, mi stavo già immaginando Maria Stella in tutte le posizioni. Lei come a leggermi nel pensiero mi guardava e rideva.
Cenammo insieme e a tavola Ettore fu il più chiacchierone, non risparmiandomi i dettagli delle loro scopate facendo crescere in me ben altri appetiti. Quando Ettore si alzò per andare in bagno Maria Stella prese la parola: "Come sai siamo una coppia aperta. Ma il tradimento è più eccitante, se l’altro ne è all’oscuro.”
Per tutto il resto della cena strusciò il suo piede contro la mia gamba. Io cercavo di capire se il marito era coinvolto in questa cosa o no. Se era anche quello un gioco preparato.
Decisi di stare al gioco e ogni volta che Ettore si allontanava per un attimo, la provocavo.
“Se stasera scopate pensa che sia io. Ma non fate troppo rumore, devo dormire. Io mi sveglio sempre molto presto alla mattina…”
Sabrina ci aveva sistemati nelle camere vicine, quelle con le pareti sottili da cui si poteva sentire tutto, con le pareti a scomparsa per cui sarebbe bastato pochissimo per unirmi a loro, ma non ero stato invitato.
A letto la sentii rifiutarsi, “ma abbiamo quel ragazzo vicino…”
“Di che ti preoccupi, se anche ci sente non si scandalizza mica. Al massimo si masturberà. Siamo diventati amici, abbiamo molte cose in comune…”
"Sì, pure la mia figa, mi sa, se continua così". La sentii ridere prima di aprire le gambe per suo marito.
Nella notte mi alzai per andare a bere. Non resistetti, provai a scostare piano la parete e sbirciai dentro. La vidi chiaramente, dormiva in posizione prona. Il lenzuolo le arrivava poco sotto le natiche. Tornai a letto con il cazzo durissimo.
Mattiniero. Così le aveva detto. Erano le sette, mi alzai e raggiunsi la cucina. L’erezione che avevo non era quella consueta del mattino. La trovai che stava per fare colazione.
“Come mai già sveglio?” mi disse indicando spudoratamente il mio cazzo. Mi prese un po’ in giro. Intinse il dito nel miele, portandolo voluttuosamente alla sua bocca, poi alla mia.
Dovevo essere io a prendere l’iniziativa e lo feci. L’alzai e poi la spinsi a pancia in giù sul tavolo.
“Va bene, d’accordo, sei una gran figa Maria Stella mia. E' da ieri che vorrei scoparti,hai vinto tu". "Però fai silenzio, non voglio svegliare Ettore.”
“Stai zitta, puttana, e dimmi dove lo vuoi”
“Conosco i tuoi gusti. Prova a scoprire se sono uguali ai miei”
Il suo culo era veramente aperto, le chiappe nascondevano a malapena il buchetto da violare, era invitante e sfrontato. Le tenni una mano davanti alla bocca, non volevo che gridasse, ma non credo che venne perchè io durai molto poco. Ma non sembrava ancora finita.
“Ora ti faccio la mia specialità”, disse.
Cominciò un pompino. Le dissi di fermarsi, ero appena venuto, avrei impiegato troppo a venire di nuovo, non volevo rischiare. Guardandomi dal basso mi fece segno di tacere.
“Ho detto che è la mia specialità”.
Con la mano sotto si stava masturbando, riprese il pompino. Bravissima, sì, ma ero appena venuto, il mio cazzo era semi-rigido fino a che non compresi quale era la sua specialità: un dito in culo. Il suo dito medio, reso scivoloso dai suoi umori, aveva violato il mio buco del culo. Lo roteava, lo faceva entrare e uscire. Mi accorsi che il mio pene si era inturgidito del tutto, istantaneamente. La sua lingua sul glande. Un altro dito, dentro e fuori, e ancora dentro, a premere lì, in un punto così sensibile che non volevo che lo toccasse, anzi no, non volevo che smettesse di toccarlo. Venni, venni subito, venni più di prima. Lei rideva. io ero crollato sulla sedia.
Mi salì sopra, sedendosi sopra di me. La figa era sulla mia faccia, mi disse di leccare. Andammo avanti così, non so per quanto tempo. Lei era venuta, ma non accennava a spostarsi. Ogni tanto mi segava con la mano, oppure ancora con la bocca.
Sentii la porta della loro stanza aprirsi.
“Dai, calmati, è entrato in bagno… se vuoi c’è tempo per un altro speciale…”
sabato 11 aprile 2015
Hell's Kitchen.
Gli affari all'oasi andavano a gonfie vele e il ristorante era sempre pieno. Per fortuna avevo Tiffany che mi aiutava. Però devo ammettere che avercela accanto, sempre nuda, con quel cazzo perennemente in erezione, era una tentazione molto forte. Non so come faceva, ma ce l'aveva sempre duro come il marmo, e la cucina era abbastanza piccola, e quindi ci intruppavo contro abbastanza spesso. Capitava molto spesso che io ero di spalle, e lei dovesse passarmi dietro, e allora sentivo quella sua proboscide premere contro il mio orifizio anale. Quando avevamo un pò di tempo libero, dopo tutti quegli sfregamenti involontari, allora ci facevamo un pò di coccole, e allora lei mi abbracciava da dietro e mi spingeva il cazzo contro il culo, oppure lo facevo io. Insomma, i nostri cazzi morivano dalla voglia. Un pomeriggio, erano all'incirca le quattro del pomeriggio, calma piatta, ci mettemmo a limonare appassionatamente. La sua lingua mi aveva sempre dato dei forti brividi, e sentirla contro la mia mi arrapava un casino, per non parlare del sapore della sua bocca. Avevamo i cazzi durissimi uno contro l'altro, poi Tiffany mi mise le mani sulle spalle e mi fece girare, ora ero di spalle, e con una mano mi fece abbassare con il busto sul mio tavolo da lavoro. Avevo già capito quali intenzioni aveva, e non mi dispiaceva affatto. Le mie natiche erano aperte e il suo cazzo era bello dritto, pronto per entrare. Quella cosa lì non l'avevamo mai fatta. Cioè, io avevo avuto altre occasioni di praticare il sesso anale passivo, ma mai con un cazzo di quelle dimensioni. Se ben ricordate lo avevo fatto con Franco, e poi anche con Sabrina con indosso uno strap-on, ma con Tiffany era davvero la prima volta. E a raccontarlo è difficile, ma davvero aveva il cazzo più grosso che avessi mai visto. Ebbi un pò di paura.
"Che fai?" gli domandai.
"Stefano, io ti amo e mi piacerebbe portare il nostro amore ad un livello successivo".
Tiffany mi teneva fermo il busto sul tavolo con una mano e con l'altro aveva cominciato a sfregare il suo glande contro l'ingresso del mio condotto anale.
"Lo vorrei anche io ma... ho paura che tu possa farmi male. Cioè, voglio dire, guarda che sventola che c'hai".
Allora prese una bottiglia d'olio sul tavolo e fece scivolare un rivolo sul mio culo e con il glande lo spalmò per bene sul mio buchetto, e poi si fece strada dentro. Solo il glande sembrava grande quanto una pallina da tennis ed ebbe non poche difficoltà a entrare, ma una volta dentro scivolò fino in fondo in tutta la sua interezza, fino ai coglioni. Poi Tiffany mi prese con decisione per i fianchi e cominciò a scoparmi. Lo sentivo ansimare come in preda ad una crisi respiratoria, era arrapato come un toro e ogni tanto mi schiaffeggiava il sedere. Dio, che stallone da monta! Cominciammo a sudare da far schifo per via del calore che c'era in quella maledetta cucina, e anche per l'intensità della scopata. E ad ogni nostro movimento, dal bancone da lavoro su cui stavamo facendo l'amore, si alzava un polverone di farina che si attaccava sulla nostra pelle. Tiffany era un treno, sentivo il suo cazzo salirmi su per il retto, e mi mancava il fiato per dire qualsiasi cosa. Scopava che era una bellezza. Non si fermava mai. E io ero lì, sotto di lei, che pensavo: "adesso ci siamo, sono sicuro che sta per sborrare". E invece continuava a spingere il suo bacino avanti e indietro, e il suo cazzo entrava e usciva nella sua interezza, e i suoi coglioni carichi sbattevano contro i miei. Stavo per ricevere un sensazionale orgasmo anale, e praticamente ero mezzo stordito, e nonostante questo Tiffany continuava la monta in maniera sempre più decisa. Iniziai a sborrare e il mio seme finì sul pavimento, poi toccò a Tiffany che cominciò a gridare di piacere e il ritmo delle sue spinte diventò impressionante, e sentii il suo seme inondarmi il corpo, caldo e abbondante. Poi si acquietò, sfilò il cazzo dal mio retto e si avvicinò con le tette alle mie spalle. Aveva il respiro affannato e mi abbracciò da dietro. Sentivo il suo cazzo che perdeva consistenza contro il mio buco del culo oscenamente aperto.
"Adesso siamo qualcosa in più che due semplici amanti" mi sussurrò.
Tentai di rialzarmi, ma c'avevo il culo che mi faceva un male cane. Lei me lo colpì con uno schiaffo e mi sorrise.
"Non ti preoccupare, culetto d'oro, ti ci abituerai".
Stefano.
"Che fai?" gli domandai.
"Stefano, io ti amo e mi piacerebbe portare il nostro amore ad un livello successivo".
Tiffany mi teneva fermo il busto sul tavolo con una mano e con l'altro aveva cominciato a sfregare il suo glande contro l'ingresso del mio condotto anale.
"Lo vorrei anche io ma... ho paura che tu possa farmi male. Cioè, voglio dire, guarda che sventola che c'hai".
Allora prese una bottiglia d'olio sul tavolo e fece scivolare un rivolo sul mio culo e con il glande lo spalmò per bene sul mio buchetto, e poi si fece strada dentro. Solo il glande sembrava grande quanto una pallina da tennis ed ebbe non poche difficoltà a entrare, ma una volta dentro scivolò fino in fondo in tutta la sua interezza, fino ai coglioni. Poi Tiffany mi prese con decisione per i fianchi e cominciò a scoparmi. Lo sentivo ansimare come in preda ad una crisi respiratoria, era arrapato come un toro e ogni tanto mi schiaffeggiava il sedere. Dio, che stallone da monta! Cominciammo a sudare da far schifo per via del calore che c'era in quella maledetta cucina, e anche per l'intensità della scopata. E ad ogni nostro movimento, dal bancone da lavoro su cui stavamo facendo l'amore, si alzava un polverone di farina che si attaccava sulla nostra pelle. Tiffany era un treno, sentivo il suo cazzo salirmi su per il retto, e mi mancava il fiato per dire qualsiasi cosa. Scopava che era una bellezza. Non si fermava mai. E io ero lì, sotto di lei, che pensavo: "adesso ci siamo, sono sicuro che sta per sborrare". E invece continuava a spingere il suo bacino avanti e indietro, e il suo cazzo entrava e usciva nella sua interezza, e i suoi coglioni carichi sbattevano contro i miei. Stavo per ricevere un sensazionale orgasmo anale, e praticamente ero mezzo stordito, e nonostante questo Tiffany continuava la monta in maniera sempre più decisa. Iniziai a sborrare e il mio seme finì sul pavimento, poi toccò a Tiffany che cominciò a gridare di piacere e il ritmo delle sue spinte diventò impressionante, e sentii il suo seme inondarmi il corpo, caldo e abbondante. Poi si acquietò, sfilò il cazzo dal mio retto e si avvicinò con le tette alle mie spalle. Aveva il respiro affannato e mi abbracciò da dietro. Sentivo il suo cazzo che perdeva consistenza contro il mio buco del culo oscenamente aperto.
"Adesso siamo qualcosa in più che due semplici amanti" mi sussurrò.
Tentai di rialzarmi, ma c'avevo il culo che mi faceva un male cane. Lei me lo colpì con uno schiaffo e mi sorrise.
"Non ti preoccupare, culetto d'oro, ti ci abituerai".
Stefano.
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